Archivio per la categoria ‘Route 66’

R66

La Route 66 è indiscutibilmente la strada più famosa e sognata del mondo, l’emblema dei viaggi on the road negli Stati Uniti.

Attraverso gli innumerevoli, bellissimi luoghi storici la si percorre non solo nello spazio ma anche nel tempo.

E’ un viaggio, quindi, carico di emozioni.

Ma è anche un viaggio molto lungo; la strada, per quasi 4000 Km, attraversa gli Stati Uniti da est ad ovest e per questo, spesso, genera timori e dubbi su come organizzarlo.

Ho già dato qualche indicazione in questo senso (Viaggiare nel tempo. Qualche consiglio “tecnico” su come viaggiare lungo la Route 66.), ma in questa sede cercherò di entrare ancora più nel dettaglio delle tappe fornendo anche una stima dei costi.

Il viaggio perfetto non esiste, esiste il proprio che di sicuro sarà perfetto per noi.
Quello che quindi cercherò di fare è di fornire qualche informazione supplementare che può essere d’aiuto per trasformare il proprio viaggio lungo la Route 66 in qualcosa che possa restare per sempre nei ricordi e nel cuore.

Da dove cominciare?

Si comincia definendo il periodo nel quale vogliamo partire; qualche indicazione su quale sia il periodo migliore l’ho data qui .

Contestualmente si definiscono i giorni che si hanno a disposizione per il viaggio.

Nel momento in cui scrivo (dicembre 2025) sono in atto diversi cambiamenti relativamente alle regole per l’entrata negli USA attraverso l’ESTA.

Oltre ad un sensibile aumento del costo (40$) ed all’abbandono del sito in luogo di un’app, ci sono diversi obblighi che potrebbero essere introdotti e che avranno notevole importanza ai fini dell’accettazione dell’ESTA e quindi dell’autorizzazione ad entrare negli USA come turista.

Quindi è opportuno effettuare la richiesta dell’ESTA prima di procedere con le prenotazioni.

Stabilito ciò si può procedere con l’acquisto dei biglietti aerei.

In questo senso, di solito ed entro certi limiti, se si acquistano i biglietti qualche mese prima di partire si pagano di meno.

Solitamente, nel caso di un viaggio ad agosto, comincio a dare un’occhiata ai siti delle compagnie aeree ed a quelli che ne raccolgono le offerte, già da novembre/dicembre dell’anno prima.

Al massimo entro febbraio li acquisto.

Successivamente, definito l’itinerario, di cui parleremo in seguito, comincio con la prenotazione dei motels.

Cerco sempre di dormire nei motels storici perché riescono a trasferire meglio di qualsiasi altra struttura la vera essenza della Route 66.

Qui ho riportato un elenco di motels storici, tra i più popolari, che si incontrano lungo la Route 66.

Poi viene la macchina, di solito un midsize SUV (Quale automobile?), che prenoto attraverso siti quali rentalcars, che propongono le offerte migliori per ciascuna compagnia di noleggio.

E poi l’assicurazione sanitaria, scegliendola tra quelle che offrono il pagamento diretto delle prestazioni.

L’itinerario

Per vedere le icone più famose della Route 66 15 giorni di solo viaggio possono bastare.

A questi vanno aggiunti i giorni che si intendono dedicare alle grandi città che la Route 66 attraversa.

Non è obbligatorio, personalmente non sono un grande amante delle città, quindi, Chicago e L.A. a parte, generalmente non dedico altro tempo a visitarle.

Il mio unico interesse è la Route 66 che è splendidamente raccontata dalle piccole comunità attraversate piuttosto che dalle metropoli che ormai hanno perso quasi del tutto il loro legame con la vecchia highway.

È opportuno, inoltre, non esagerare con la percorrenza giornaliera: 350/400 km al giorno sono un giusto compromesso.

Non esiste, come detto, il viaggio perfetto come non esiste l’itinerario perfetto.

Nell’organizzazione dei miei viaggi lungo la Route 66 sono sempre partito da alcuni punti fermi, da tappe irrinunciabili (Tucumcari ed il Blue Swallow ad esempio) ed intorno ci ho costruito il viaggio.

Non è un modo “ortodosso” per “costruire” un viaggio, ma la mia priorità è sempre stata quella di tornare in alcuni posti che amo particolarmente ed intorno ad essi ho impostato le altre tappe.

Per coloro che per la prima volta percorrono la Route 66, un’idea di itinerario potrebbe essere questa:

I prezzi sono del 2025 e le distanze sono misurate attraverso le mie mappe della Route 66 presenti in questo sito.

Non sono precise al km, tuttavia l’ordine di grandezza è piuttosto coerente con la realtà.

L’itinerario può essere considerato come “il requisito minimo” per percorrere la Route 66 senza fare corse e vedere le cose che più la rappresentano.

Più giorni si hanno a disposizione, più brevi saranno le tappe e più tempo si avrà per godersi quanto di bello la Mother Road ha da offrire, questo è ovvio.

I motels, a parte il Super 8 di Clinton, sono strutture storiche o comunque legate alla Route 66.

Soprattutto dopo la pandemia la situazione delle strutture storiche è diventata fortemente mutevole, vale sempre la pena cercare su internet lo stato dei motels storici e le valutazioni a loro attribuite dai viaggiatori.

Non ho fornito indicazioni sugli hotel di Chicago e Los Angeles perché io generalmente preferisco dormire fuori dal caos delle città, possibilmente non troppo distante dai rispettivi aeroporti (partenza e/o arrivo del viaggio).

Non ho incluso una tappa a St. Louis, per i motivi detti all’inizio riguardo alle citta (preferisco fare qualche km in più e fermarmi al Wagon Wheel di Cuba).
St. Louis è una città difficile, ci sono alcuni motels storici ma in un contesto come questo, qualora si decida di dormire in città, è preferibile scegliere un hotel di livello superiore.

Le due volte che ho dormito in zona ho preferito fermarmi in motels fuori St. Louis.

Le tappe
Giorno 1

Italia – Chicago

Il primo giorno non è molto utile se non per prendere le misure dal punto di vista logistico.
Dipende poi da quando si arriva a Chicago, dall’energia e dalla voglia che si ha di girare.

Come detto, preferisco dormire fuori città, proprio perché non sono un grande amante del caos, ma sono scelte personali.

Di solito mi fermo vicino all’aeroporto internazionale O’Hare (la maggior parte delle volte mi sono fermato a Elk Grove ) a circa una trentina di km da Chicago che raggiungo in macchina.

Ci sono diversi parcheggi in città il cui costo oscilla intorno ai 40/50 dollari al giorno.

Ma, come dicevo, quella di dove dormire a Chicago è una scelta personale.


Giorno 2

Chicago

Almeno un giorno a Chicago va trascorso, anche di più se si ha tempo.

Come quasi tutte le grandi città attraversate dalla Mother Road, anche Chicago non racconta molto della storia della Route 66.

Ma è comunque molto bella.

Il Magnificent Mile, il Millennium Park con il suo Cloud Gate (The Bean) e la Crown Fountain, i grattacieli Hancock e Willis Tower, sono tra le cose da vedere.

Poi, per gli appassionati, ci sono anche dei locali dove si può assistere a concerti Blues.


Giorno 3 

Chicago – Carlinville

E’ uno dei tratti più belli.

E’ il primo impatto con la Route 66 ed è un impatto potente.

Man mano che ci si lascia alle spalle Chicago ci si immerge lentamente nel magico mondo della Mother Road.

Le splendide stazioni di servizio di Dwight (Ambler’s Texaco) e di Odell (Standard Oil), il Gemini Giant, il primo Muffler Men che si incontra durante il viaggio (nel 2024 è stato spostato dalla sua sede originale accanto al Launching Pad Drive In in un parco poco più avanti), il museo di Pontiac e tanto altro ancora, avranno un impatto forte su coloro che per la prima volta si troveranno a viaggiare da queste parti.

Da Springfield si percorrerà inoltre la vecchia IL4 in direzione Carlinville.

Questo è il tratto più vecchio della Route 66, quello che è stato in servizio fino al 1930 e che prima della Mother Road collegava Chicago a St. Louis.

Custodisce alcune gemme della vecchia highway tra cui la Auburn Brick Road, la strada in mattoni rossi, in assoluto uno dei tratti più belli dell’intero percorso della Strada Madre, le Turkey Tracks e la stessa Carlinville, una delle cittadine più belle della Route 66.

Il primo giorno andrà via in un attimo ed arrivati alla sera, saremo storditi da tanta emozione.

La Route 66 ci avrà dato, con il suo modo ingenuo e stravagante, uno splendido benvenuto.

Giorno 4

Carlinville – Cuba

Le emozioni proseguono.

La Soulsby’s Gas Station di Mt. Olive, Twistee Treat Diner di Livingston  ed infine il Chain Of Rocks Bridge, il ponte oggi pedonale che, superando il Mississippi River, ci conduce in Missouri nel quale incontreremo le Meramec Caverns.

Ed infine si arriva al Wagon Wheel Motel, uno dei motel storici più belli di tutta la Route 66.

L’inizio del viaggio è terribilmente coinvolgente.


Giorno 5        

Cuba – Carthage

Il tratto in Missouri è tra i più belli.

La Strada si immerge nei boschi nascondendosi per poi riemergere.

Il coinvolgente Trail of Tears Memorial, il Devil’s Elbow Bridge con il verde dei boschi sempre più protagonista, il Route 66 Diner di St. Robert ed il il Munger Moss, uno dei motel storici più affascinanti della Route 66, sono tra le icone che si incontrano in questo primo tratto in Missouri.

Purtroppo quest’ultimo, il Munger Moss Motel appunto, dalla morte della dolcissima Ramona Lehman è diventato qualcos’altro. La società che lo ha preso in gestione ha deciso di dedicare solo poche stanze al soggiorno dei viaggiatori riconvertendo gran parte del motel in un insieme di appartamenti.

E’ un peccato, ma la splendida insegna è ancora a disposizione dei viaggiatori.

Proseguendo il viaggio verso ovest, sono immancabili le tappe alla Gay Parita Gas Station di Paris Springs e soprattutto al Red Oak II di Carthage, che, nonostante la scomparsa di Lowell Davis, il suo creatore, merita sempre una visita.

Ed a Carthage si dormirà nel bellissimo Boots Court Motel.

 Giorno 6        

Carthage – Tulsa

Siamo a poche miglia dal confine con il Kansas, lo stato con il tratto più breve di Route 66, solo 13 miglia. 13 miglia cariche di passione con il suo Cars on the Route, la casa di Cricchetto ed altre piccole gemme che incroceranno il nostro cammino.

Ed infine si entra nella leggenda: l’Oklahoma.

Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!” scriveva Michael Wallis, lo straordinario scrittore che con il suo “Route 66: the Mother Road” riaccese la fiamma.

Commerce con le sue splendide Gas Stations, la meravigliosa Ribbon Road, la romantica Blue Whale sono altre meravigliose icone che si incontrano durante questa giornata.

L’Oklahoma appassiona e commuove.

La storia, quella che ti rapirà per sempre, è concentrata qui.


Giorno 7        

Tulsa – Clinton

La gente, il popolo della Route 66 ha tenacemente resistito creando la leggenda.

E di splendide persone lungo questo tratto se ne incontreranno diverse.

Da Jerry McClanahan, l’artista famoso per la sua “EZ 66 for travelers”, la guida definitiva per percorrere la Mother Road, che ha la sua gallery a Chandler e poco più avanti, ad Arcadia, John Hargrove, uno straordinario quanto umile artista.

Ed ancora più avanti si incrocerà la stazione di servizio appartenuta ad una delle persone leggendarie che questa strada ci ha regalato, Lucille Hamons, la Mother of the Mother Road.

La mia stazione di servizio preferita.

Lucille, la mamma di tutti noi viaggiatori della vecchia highway, è stata un esempio commovente di altruismo che le ha fatto guadagnare quel meraviglioso nickname.

La lucille’s Service Station di Hydro è una delle tappe più belle del viaggio.


Giorno 8        

Clinton – Amarillo

Non sono un amante dei musei lungo la Route 66, la strada è di suo uno splendido museo a cielo aperto.

Ma ce ne sono alcuni che non si possono perdere, uno di questi è proprio a Clinton ed è il Route 66 Museum.
Si passano piacevoli momenti sbirciando tra le vecchie foto ed i cimeli del passato che il museo espone.

Attraverso l’affascinante Texola si lascia l’Oklahoma per entrare in Texas.

Il Lone Star State da il benvenuto ai viaggiatori a modo suo, lasciando a bocca aperta con l’imponente U-DROP INN di Shamrock, una meravigliosa stazione di servizio in stile art decò.

E poi ancora la Giant Cross ed infine Amarillo ed il suo rumoroso e coinvolgente Big Texan, una classica steak house texana.


Giorno 9        

Amarillo – Tucumcari

Questo è un tratto molto breve, 200 km circa.

Ce la si può prendere comoda passeggiando la mattina lungo la 6th street di Amarillo, la vecchia Route 66, affacciandoci nei suoi negozi ed immaginandola ai suoi tempi d’oro.

Lasciata Amarillo si incontra subito una delle icone più famose, il Cadillac Ranch.

10 Cadillac di annate differenti piantate nel terreno con la stessa inclinazione della piramide di Cheope.

Un’opera stravagante.

Ad Adrian si è giunti a metà del viaggio; il Midpoint, con il suo splendido cafè è una tappa tradizionale.

Si lascia infine il Texas percorrendo il tratto sterrato tra Glenrio e San Jon, un tratto storico bellissimo.

Il silenzio è interrotto solo dal sinistro suono dei rattlesnakes che rende l’affascinante ghost town di Glenrio ancora più elettrizzante.

Si arriva infine a Tucumcari, la mia Tucumcari.

Adoro questa piccola comunità; per me la Route 66 è tutta qui.


Giorno 10      

Tucumcari – Santa Fe

Qui a Tucumcari l’alba è un momento assolutamente da non perdere.

E’ pura magia.

Non è tra i tratti più belli, ma qualche preziosa reliquia del passato la Strada la propone, insieme ad un bel museo dell’automobile a Santa Rosa.


Giorno 11      

Santa Fe – Albuquerque

Anche questo non è tra i miei tratti preferiti.

A mio parere la Route 66 che ti ruba il cuore tornerà dopo Flagstaff.

Si può approfittare per fare una visita al Tent Rock Canyon, un piccolo parco che si incrocia in direzione Albuquerque.

Ed una volta in città si può passare un po’ di tempo passeggiando nella Old Town e cenando nell’immancabile 66 Diner, uno dei diners più famosi della Route 66.

Giorno 12      

Albuquerque – Holbrook

Il paesaggio è cambiato.

Non c’è più il verde dell’est ad accompagnare il viaggio, ma la roccia rossa, simbolo di queste zone.

Si percorre un tratto molto bello che si snoda tra le dune rosse nei pressi di Mesita e San Fidel, dove si incontrano dei resti di vecchie costruzioni storiche.

Ed infine si entrerà in Arizona.

Il primo tratto non è tra i più belli, fino più o meno a Williams la Route 66 è stata ampiamente sostituita dalla Interstate 40, il che rende noioso questo tratto.

Ma ci pensa comunque la natura a rendercelo più bello con lo splendido Petrified Forest National Park, l’unico parco nazionale che si incontra lungo la Route 66.

All’interno del parco gli occhi, ed il cuore, si perderanno tra i colori del Painted Desert.

Ed infine si arriverà ad Holbrook, con il suo bellissimo Wigwam Motel.

Giorno 13      

Holbrook – Williams

La strada continua anonima.

La Route 66 anche in questa zona ha abbondantemente abdicato alla moderna e noiosa I40.

Ma in soccorso arrivano comunque splendidi cimeli storici che si trovano ai bordi della nuova freeway su brevi tratti della Route 66.

Il Jack Rabbit Trading Post con il suo famosissimo cartello “Here it is” e poco più avanti la Winslow cantata dagli Eagles di “Take it easy”, con il suo enorme scudetto al centro di un incrocio.

Si prosegue con il selvaggio Two Guns Trading Post, il Twin Arrows Trading Post poco prima di Flagstaff e, dopo quest’ultima, si prende un bellissimo tratto sterrato che ci condurrà, attraverso i boschi, fino al Parks in The Pine General Store, che ha recentemente cambiato gestione ed è stato ridipinto in vernice blu.

E’ una Route 66 che non ti aspetti.

Si arriva infine a Williams, una comunità molto vistosa che deve la sua fortuna al turismo del Grand Canyon.

Giorno 14      

Williams – Kingman

Lasciata Williams, poco dopo Ash Fork, torna lei, la nostra US Highway 66 più splendente che mai.

E’ il tratto continuo di Route 66 più lungo e, dopo Seligman, fu il primo a fregiarsi del nome di Historic Route 66.

Seligman, una comunità multicolore, esagerata, sopra le righe, ma è terribilmente affascinante.

E’ la comunità del “Guardian Angel of Route 66” colui che ha dato vita ad un sogno che richiama ogni anno migliaia di viaggiatori da tutto il mondo: Angel Valadez Delgadillo.

Arrivati li bisogna assolutamente cercare di incontrarlo nel suo negozio.

Sarà tempo prezioso quello passato con Angel; quasi 100 anni di passione e di tenacia.

Sarà un incontro commovente ed entusiasmante.

Lasciata Seligman si incontreranno splendide icone della Mother Road, il Frontier Motel di Truxton e soprattutto l’Hackberry General Store.

Si arriva infine nella pulsante Kingman, la città dove vive Jim Hinckley, uno scrittore che ha dedicato tanti libri alla Mother Road (“Route 66 Encyclopedia” ad esempio) e che ho avuto il privilegio di incontrare due volte.

Una cena nel famosissimo Mr. D’z o al Rutherford’s 66 Family Diner, chiuderà una splendida giornata.

Giorno 15      

Kingman – Barstow

E qui comincia il deserto.

Ma prima ancora ci sono da incontrare splendide icone della Mother Road, a partire dalla “Bloody 66” la strada che si inerpica tra le Black Mountains per adagiarsi ad Oatman, la città dei muli, una piccola comunità mineraria un tempo molto ricca.

Lasciata Oatman, superata Topock si valica il confine con la California entrando nella rovente Needles: la cittadina più calda dell’intera Route 66.

Già nel mese di maggio ho trovato temperature superiori ai 40 gradi.

Attraverso la Goffs Rd, che è sempre la nostra amata Route 66, ci si immerge finalmente nel “Deserto terribile e luminoso”, come lo definì John Steinbeck nel suo “Furore”: il Mojave Desert.

E qui la strada diventa leggenda.

E’ la Route 66 che tutti conosciamo attraverso le foto disponibili in internet: una interminabile striscia di asfalto che sparisce all’orizzonte.

Si incontrano splendide reliquie del passato, tra le quali senza dubbio la più famosa è lo splendido Roy’s Cafè di Amboy.

Un posto che amo follemente.

E poi ancora Ludlow che precede non di molto un’altra splendida icona: il Bagdad Cafè di Newberry Springs, la location dell’omonimo film di Percy Adlon.

La strada qui è ancora stupenda.

L’insegna dell’Henning Motel, adiacente al Bagdad Cafè, la rende mozzafiato.

Si arriva infine a Barstow al termine di un tratto tra i più belli della Route 66.

Giorno 16      

Barstow – Santa Monica

Io considero la Route 66, quella che ti ruba il cuore, finita a Barstow.

In realtà c’è molto ancora da vedere, ma il bello secondo me lo si è già visto.

C’è la sosta al Bottle Tree Ranch, lo splendido museo di Victorville, cittadina che ospita anche un famoso diner, l’Emma Jean’s Holland Burger Cafe, un locale visibile anche in Kill Bill 2 di Tarantino.

E poi ancora la strada che con i suoi saliscendi ci accompagnerà per un bel tratto.

Attraverso il Cajon Pass si arriva a San Bernardino con il primo Mc Donald’s della storia (oggi un museo) ed il secondo Wigwam Motel della Route 66.

E dopo quasi 4000Km (in realtà con le deviazioni saranno molti di più) si arriverà al molo di Santa Monica.

Il cuore sarà colmo di nostalgia per tutte le emozioni provate, le persone incontrate e gli splendidi posti visitati.

Una sosta al 66-TO-CALI per il certificato di percorrenza è d’obbligo:

I miei 4 certificati di percorrenza
Giorno 17      

Los Angeles

Di solito trascorro la giornata in totale confusione.

Si interrompe quel rito che mi ha accompagnato per tutto il viaggio: impacchettare i bagagli, partire per una nuova avventura fino ad arrivare al motel successivo.

E si comincia a ripensare ad un nuovo viaggio lungo la Mother Road.

Giorno 18      

Los Angeles – Italia

Il tempo è scaduto, è arrivato per davvero l’end of the trail.

La fine di un viaggio che resterà per sempre nel cuore.


I costi

Parlare di costi per un viaggio del genere è complicato.

Lo è perché si inseriscono aspetti ed abitudini personali e perché le offerte di alcuni servizi sono spesso estremamente variabili nel corso dell’anno.

Le abitudini possono condizionare, ad esempio, la scelta del tipo di macchina, del posto dove soggiornare, delle cose ritenute irrinunciabili o che assolutamente sono scartate a priori (tipo non voler affatto viaggiare con una data compagnia aerea o evitare il noleggio con una tal’altra società).

Le offerte, inoltre, come tali sono imprevedibili e può quindi accadere di acquistare, ad esempio, biglietti aerei a costi notevolmente inferiori al normale.

Tuttavia è utile avere un’idea della spesa.

Per i costi mi sono basato sui miei 4 viaggi lungo la Route 66 e sui costi correnti (dicembre 2025).

Con le indicazioni seguenti, quindi, fornisco un ordine di grandezza per dare l’idea della spesa complessiva.


Il volo

Il costo del volo è legato al periodo nel quale si intende organizzare il viaggio ed a quanto prima si acquistano i biglietti.

Considerando Roma come partenza, e Chicago come arrivo, i costi, a persona, possono andare dai 600/700 Euro (ad esempio per Maggio), ai 1000 euro e più per Agosto.

Generalmente acquisto voli diretti o con al massimo uno scalo.

Come detto, comincio a controllare molto prima in modo da tenere sempre sotto controllo l’andamento dei prezzi.

Non è infrequente imbattersi in allettanti offerte che vanno ovviamente prese al volo.

Costo: 700/1000 Euro


I motels

Io preferisco, e suggerisco, di pernottare nei motels storici, perché un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio nel tempo e quel tempo queste strutture ce lo raccontano in maniera straordinaria.

Lo suggerisco anche perché molto spesso sono a conduzione familiare ed il rapporto con i gestori è sempre straordinariamente amichevole.

E’ bello essere coccolati.

Non aspettatevi tuttavia di trovarvi di fronte ai confort degli hotel di Las Vegas.

La Route 66 non ha nulla a che fare con queste cose.

Sono generalmente strutture storiche, ben tenute, pulite e che trasmettono un incredibile fascino derivante dalla loro storia e da quella della strada su cui si trovano.

Il prezzo è a stanza a notte; alcuni si prenotano tramite Booking, altri tramite siti proprietari altri tramite email o telefonando.

Si può calcolare mediamente un costo pari a circa 90/100 Euro a notte a stanza (una doppia con un letto matrimoniale Queen o King Size).

Costo medio totale: 1900 Euro


La Macchina

La scelta del tipo di macchina è personale, io di solito scelgo un midsize SUV.

Anche qui il prezzo dipende dai giorni e dal periodo.

Dai 5/600 Euro dei periodi non di punta agli 900/1000 euro di Agosto (per 20 giorni).

Occorre inoltre informarsi se al prezzo del noleggio va aggiunta la One Way Fee o Drop Off, la tassa di sola andata e che va pagata al banco della compagnia di noleggio.

Percorrendo la Route 66 “eastbound” (al contrario quindi, da LA a Chicago) ci sono alcune compagnie che non richiedono il pagamento del Drop Off (nel 2018 ho percorso la Route 66 Eastbound e con Dollar non ho infatti pagato il Drop Off), ma anche nel percorso “westbound” ci sono compagnie che non prevedono questa tassa o la prevedono con costi molto contenuti.

Di solito utilizzo Rentalcars, una sorta di booking per il noleggio auto.

Il prezzo comprende le assicurazioni di base; altre assicurazioni facoltative (tipo la Road Safe che copre tutto) è possibile farle al banco della compagnia di noleggio.

Costo: 600/1000 Euro + eventuale Drop Off


L’assicurazione sanitaria

L’assicurazione sanitaria è un’altra voce di spesa.

E’ impensabile andare negli USA senza averne stipulata una, perché i costi nel caso succeda qualcosa sono enormi.

Vale la pena sceglierne una che paghi direttamente le eventuali prestazioni sanitarie.

Il costo mediamente si aggira intorno ai 100 Euro a persona.

Costo: 100 Euro


L’ESTA.

L’ESTA è il documento per i viaggi senza visto che va richiesto attraverso l’App ESTA MOBILE. Dura due anni.

Al momento in cui scrivo (dicembre 2025) sono in corso delle proposte di legge che rendono più complicato il rilascio dell’ESTA (si prevede la fornitura di informazioni personali aggiuntive a quelle normalmente richieste).
Tali proposte saranno valutate ed eventualmente approvate nel corso dei primi mesi del 2026.

Costo: 40 Dollari (34 Euro)


La patente internazionale

Ci sono eterni dibatti e polemiche sui social media riguardo la necessità o meno di fare la patente internazionale.

Io sono una persona estremamente pratica e, considerato il prezzo irrisorio, per non incorrere in problemi la faccio sempre.

Sono stato fermato diverse volte dalla polizia stradale negli USA ed in 2 occasioni l’agente me l’ha espressamente chiesta.

Quindi, come detto, per non avere sorprese la faccio sempre.

Per farla da soli occorre seguire alcune procedure disponibili nel sito della motorizzazione civile per poi recarsi personalmente nei loro uffici.

In genere viene rilasciata il giorno successivo alla richiesta.

Se la si fa in agenzia il costo è superiore (a volte anche più del doppio) ma pensano a tutto loro.
La durata del documento, che non ha alcuna validità in Italia, è di 1 anno.

Il sito della motorizzazione di Roma, con le informazioni necessarie, è questo:

http://www.motorizzazioneroma.eu/item.php?catid=2&itemid=626

Costo (alla motorizzazione di Roma): 42,20 Euro


Benzina

La benzina non ha un peso particolarmente rilevante sul budget del viaggio, considerati anche i tanti km che si percorrono.

I costi sono molto più bassi che da noi.

Per una percorrenza di circa 5000Km si possono spendere intorno ai 400/500 Dollari.

Costo: 400 Dollari (340 Euro)


Pranzi e cene.

Questo è uno degli aspetti che afferisce alla sfera delle abitudini di ciascuno.

Io di solito evito di fare due pasti al giorno; dopo la colazione ed il pranzo, un ulteriore pasto americano non lo reggerei.

Mangiare negli USA non è particolarmente costoso, possiamo calcolare mediamente una trentina di Euro al giorno.

Costo: 500 Euro


In conclusione, volendo fare un riassunto delle spese (considerando il periodo più caro) potremmo avere:


Volendo fare una stima dei costi finali, considerando 2 persone e quindi dividendo per 2 alcune spese (motels, macchina e benzina) siamo intorno ai 3.000 Euro a persona esclusi gli extra.

Si può risparmiare sulla macchina, prendendone una più piccola, o sui motel utilizzando quelli delle catene più famose negli USA (anche se sarebbe un peccato non dormire nei motels storici) ed anche sull’alimentazione, ma l’ordine di grandezza è più o meno questo

Buon viaggio!

Route 66. I tratti più belli

Pubblicato: novembre 23, 2025 in Route 66

“La Route 66 è più di un semplice viaggio on the road.
E’ una meravigliosa avventura.”
Jim Hinckley, scrittore


Spesso si ha l’errata convinzione che la Route 66 non esista più.

Ad oggi circa l’85% della vecchia Route 66 è ancora percorribile (il resto è stato sostituito dalle interstates), solo che la strada ha cambiato nome in molti dei suoi tratti.

Nella realtà, quindi, quello che ufficialmente non esiste più è il nome (US 66) e la funzione di interconnessione tra gli stati che la Route 66 aveva prima del 1985.

In sostanza non è più una highway a carattere nazionale ma i suoi tratti non sono stati smantellati ma sono diventati parte della viabilità locale dei singoli stati.

Molti di questi tratti sono diventati “frontage Road” o “Interstate loops”, ovvero una sorta di complanari delle interstates, tratti che attraversano i paesi che invece le interstates evitano (la Route 66 i paesi li attraversava e per questo la sua dismissione ha causato così tanti problemi al “popolo della Route 66”).

Oppure questi vecchi tratti, che come detto sono diventati a carattere locale, sono stati semplicemente rinominati.

Highway ZZ, Hwy Z, Hwy 17, BL44, Pecos Dr., National Trails Hwy, Oatman Hwy e così via, sono alcune delle denominazioni sotto le quali oggi si cela la Route 66.

E’ come se, ad esempio, cambiassero nome alla SS Aurelia e la declassassero a strada provinciale o regionale e nel Lazio si chiamasse “Pluto”, in Toscana “Pippo” e così via.

Fisicamente ci sarebbe ancora ma con nomi diversi.

Ed è quello che più o meno è accaduto il 27 Giugno del 1985 alla Route 66: da strada a carattere nazionale è passata ad essere strada locale.

Ogni stato si è organizzato ridisegnando l’assetto della propria viabilità assegnando dei nuovi nomi a quella che era la Route 66 nel proprio territorio.

Per questo per percorrere la Route 66 serve una cartina specifica (la EZ 66 FOR TRAVELERS o le mappe di questo sito), perché per seguirne il percorso (o per meglio dire i percorsi, visto che negli anni la Route 66 ne ha cambiati parecchi) i cartelli che si trovano lungo la strada potrebbero non essere sufficienti.

La Route 66, infatti, durante i suoi 59 anni di servizio ha cambiato percorso tante volte; ad esempio in Illinois ci sono due direttrici importanti: quella che attraversa Carlinville, ex IL4, e quella che passa adiacente alla I55 e che va in direzione di Litchfield.

Con la nascita di associazioni a tutela della vecchia Route 66 (la prima, ricordo, fu quella dell’Arizona nata grazie all’impegno di Angel Delgadillo, un barbiere di Seligman a cui si deve gran parte del merito di non averla fatta sparire) sono partite delle iniziative volte a salvaguardare la storia della vecchia strada attraverso memoriali, cartelli che indicano “Historic Route 66” o “Scenic Byway” ed altre iniziative ancora.

La Route 66, quindi, esiste ancora e propone diversi tratti molto belli.

Tratti in asfalto, in cemento, sterrati ed in mattoni.

Tratti che assorbono le caratteristiche del paesaggio in cui si trovano restituendo al viaggiatore un’affascinante insieme di storia e di poesia.

Le foto di questo post ritraggono le porzioni di Route 66, da est ad ovest, che mi piacciono di più.

Per ciascuna di queste foto è indicato il nome con il quale oggi viene ufficialmente identificato il tratto in questione e la zona dove si trova.

La Route 66, da est ad ovest, assume forme completamente diverse perché diversa è la conformazione del territorio che attraversa.

Si parte dal verde Illinois, per passare al rosso del New Mexico e dell’Arizona per poi immergersi nel blu dell’oceano a Santa Monica.

Personalmente ho un debole per il tratto est, un tratto verde, denso di boschi e di campagne dentro cui la Route 66 si nasconde.

La Route 66 da queste parti è un romantico un tuffo nel passato, un modo per riappropriarsi del proprio tempo attraverso un viaggio lontano dal frastuono della modernità.

Ad ovest, nel deserto, la Route 66 diventa leggenda.

E’ sicuramente il tratto più famoso, anche più sfortunato (nel momento in cui scrivo è ancora chiuso, e lo è dal 2017, a causa del crollo di alcuni vecchi ponti in legno per un flash flood), sicuramente più iconico di tutto il percorso della vecchia highway.

Ma partiamo con il viaggio attraverso i miei tratti preferiti della US Highway 66.


Uno dei tratti più belli in Illinois è senza dubbio la Auburn Brick Road.
Si trova dopo Springfield ed è lungo un paio di km circa. In realtà durante il periodo in cui ha fatto parte del percorso della Route 66 non era pavimentato in mattoni, ma questo cambio di superficie avvenne successivamente (vedi la storia della Auburn Brick Road)


La IL4 è stata la prima strada di collegamento tra Chicago e St. Louis ed ha fatto parte del percorso della Route 66 dal 1926 al 1930.
E’ uno dei tratti più belli di cui fanno parte la Auburn Brick Road e le Turkey Tracks.


Si trova nei pressi di Nilwood e racconta un simpatico aneddoto.
Tra gli anni 10 e 20 del secolo scorso, quando fu realizzata la IL4 e fu quindi gettato il cemento per la sua pavimentazione, a superficie ancora fresca un manipolo di tacchini, scappati da una fattoria vicina, pensò bene di calpestare quel suolo che in seguito sarebbe diventato leggendario, lasciando su di esso le proprie impronte.
Oggi in corrispondenza di quelle impronte è stata posata la sagoma di un tacchino e le impronte stesse sono racchiuse in una cornice di vernice bianca.


Siamo non molto distanti da St. Louis e sono le prime avvisaglie dello splendore che regalerà la Route 66 in Missouri.
Il verde dei boschi comincia ad impadronirsi del percorso della vecchia highway stringendolo in un tenero abbraccio.


Siamo a poche miglia ad est di Lebanon, poco più avanti c’è il Munger Moss Motel.
Quella che oggi è identificata col nome di Pecos Dr è una continua serie di saliscendi in mezzo al verde dei boschi che non può lasciare indifferenti.
E’ un tratto che ho percorso 5 volte ed ogni volta non riesco a non fermarmi per fare delle foto.
Mi ricorda una citazione di Sally Carrera in “Cars – Motori Ruggenti”  quando diceva che “La Route 66 non era come l’interstate, seguiva il paesaggio, saliva, scendeva, curvava.
Questo tratto è esattamente così.


Siamo in Kansas ed il paesaggio intorno alla Route 66 continua a tingersi di verde.
Siamo in prossimità del Rainbow Bridge, un ponte storico della Route 66 tra i più noti e fotografati.
E’ un brevissimo tratto che stacca dal percorso principale, sembra quasi un modo per rendere omaggio ad un monumento, il ponte appunto.
Ma è un bel modo per farlo, attraverso un piccolo affascinante tratto della vecchia highway.


E’ un altro dei miei tratti preferiti. Si trova a Narcissa ed è custode di una storia curiosa.
E’ un tratto molto stretto (di fatto è ad una sola corsia), che si nasconde tra le campagne del primo tratto in Oklahoma. In origine collegava Miami ad Afton, ma oggi resta percorribile un piccolo tratto che da Miami arriva, appunto, a Narcissa, nei pressi della quale è stata posata una stele che ne descrive l’importanza storica. E’ un tratto che non si deve perdere.


Siamo in Oklahoma, lo stato che amo di più tra gli 8 che custodiscono il percorso della Route 66, e questo è il mio tratto preferito della vecchia highway.
Collega El Reno a Hydro ed è un continuo, sinuoso susseguirsi di saliscendi.
La mia auto, mentre lo percorro, è come un delfino che continuamente si immerge nel mare per poi riemergere. Qui la vecchia strada si trasforma in poesia.
Il suono degli pneumatici che sfiorano le giunzioni tra le lastre di cemento scandisce la nostra marcia verso ovest.
Ogni volta che percorro questo tratto mi torna alla mente una bellissima citazione di Michael Wallis:

“L’uomo puntò la sua automobile verso la vecchia highway che collega Tulsa a Oklahoma City.
Non ha preso in considerazione l’ipotesi di percorrere l’autostrada.
Neanche per un momento.
Non lo avrebbe mai fatto.
Era troppo vecchio ed il tempo per lui era diventato sacro. Il tempo era prezioso.
Sapeva che l’autostrada era il modo più veloce per arrivare, ma percorrendola non avrebbe fatto un buon uso del suo tempo.
La “Free road”, come qualcuno ancora la chiamava, era la strada da percorrere.
Mentre entrava ed usciva dalle città ed incrociava fattorie, campi ed attraversava torrenti, notava che molte cose erano rimaste uguali.
Guidare faceva sentire quel vecchio di nuovo giovane, ma con la pazienza e l’integrità che si acquisiscono con gli anni.
Guidare lungo la vecchia highway ha reso possibile tutto questo. Gli ha regalato il meglio di entrambi i mondi: il passato ed il presente.
Si fermò per un caffè ed un pezzo di torta a Bristow, e vicino a Little Deep Fork, parcheggiò la macchina ai bordi della strada e raccolse una manciata di fiori di campo.
Il loro profumo riempì la macchina ed allora quel vecchio si ricordò di sua moglie e del suo aspetto di quando era ragazza.
Pronunciò forte il suo nome, in modo che potesse sentirne il suono e, mentre guidava, iniziò a canticchiare la canzone che lei amava tanto.

Dopo aver passato Arcadia ed Edmond, il traffico caotico di Oklahoma City appariva in lontananza.
Fece marcia indietro e tornò a Tulsa.

Restò sulla “Free road” e lungo il percorso continuò a canticchiare quella canzone e qualche altra che si ricordava.
Spense l’aria condizionata ed abbassò il finestrino.
L’aria estiva attraversava l’interno della macchina.

Quella notte quel vecchio cenò nel suo cafè preferito, andò a letto e sognò di essere un ragazzo che passeggiava lungo il Canadian River prima di spostarsi in città, sognò il giorno del suo matrimonio ed altri episodi che solo nei sogni possono tornare.
Quando aprì gli occhi la mattina successiva, la prima cosa che quel vecchio vide fu un vaso con dei fiori, fiori di campo provenienti dai bordi di una strada fantasma.
Dai bordi della Route 66.
Michael Wallis, scrittore


Siamo a Hydro, di fianco alla stazione di servizio di Lucille Hamons, la mia stazione di servizio preferita tra quelle che si incontrano lungo la Route 66.
Anche qui i saliscendi sono continui fin quasi a Weatherford.
Quello che mi ha sempre affascinato di questo tratto, oltre ovviamente alla sua conformazione, è la vicinanza con la I40:
La calma affiancata al caos.
Ed anche qui mi torna in mente una citazione di Michael Wallis che trovo calzante:

“Sono orgoglioso di ciò che questa vecchia strada è diventata.
Una valida alternativa alle interstates, quelle enormi lastre di cemento su cui gli americani si spostano a velocità sempre più elevate.
E sono orgoglioso della qualità della vita che promette la Route 66 a coloro che hanno il coraggio di rallentare.”
Michael Wallis, scrittore


Il Texas è, Kansas a parte, lo stato con il tratto più breve di Route 66.
Il tracciato della vecchia highway è inoltre piuttosto lineare, la qual cosa non gioca certo a suo vantaggio in termini di fascino.
Nonostante ciò, c’è un tratto sterrato che collega McLean ad Alanreed che vale la pena percorrere.
E’ un tratto che ha fatto parte del percorso della Route 66 fino al 1932.
Ovviamente, come tutti i tratti sterrati, è particolarmente pericoloso in caso di pioggia, ma se le condizioni meteo lo permettono è sempre un piacere percorrerlo.


Un altro tratto sterrato lo si incontra poco dopo il confine tra Texas e New Mexico, un tratto che collega Glenrio a San Jon.
È un tratto ben tenuto non presenta asperità, si perde per 18 miglia circa nella vasta campagna del New Mexico.
18 miglia di totale distacco dalla caotica realtà della Interstate 40.
Ha fatto parte del percorso della Route 66 dal 1930 fino al 1952; in origine era asfaltato, poi una volta dismesso è stato ricoperto di ghiaia.
Anche alcune scene di “Furore”, il film di John Ford tratto dallo splendido romanzo di John Steinbeck, furono girate su questo tratto.


E qui cominciano ad affiorare “le terre rosse”, come le chiamava Steinbeck nel suo “Furore”.
La roccia rossa tipica di questa zona fa da cornice al sinuoso percorso della Route 66.
Siamo tra Mesita e Laguna ed in zona possiamo trovare la Owl Rock (la roccia a forma di gufo) e la Dead Man’s Curve, una curva a gomito estremamente pericolosa negli anni di pionierismo automobilistico (un po’ lo è tuttora se non si sta attenti).
E’ un bellissimo tratto di strada.


La Route 66 dopo il confine con il New Mexico di fatto non esiste più.
Si percorre quasi ininterrottamente la I40, uscendo di tanto in tanto per arrivare ad alcuni cimeli storici della vecchia highway.
La Route 66 che tutti amiamo tornerà in grande stile poco dopo Ash Fork.
Tuttavia anche prima ci sono dei bellissimi, brevi tratti che vanno percorsi.
In prossimità di Houck, poco dopo i trading posts di Lupton, è possibile percorrere un vecchio tratto della US Highway 66, lasciando temporaneamente la I40.
Questo tratto è denominato Querino Dirt Road, dal nome del canyon in cui si trova, ed è stato in servizio dal 1930 fino alla sostituzione della vecchia highway con la Interstate 40 negli anni 60.
E’ un breve tratto, in parte sterrato, con un ponte, il Querino Canyon Bridge, realizzato nel 1929.


Un altro tratto sterrato poco prima di Holbrook è quello che conduce al Painted Desert Trading Post e che è denominato Pinta Rd.
E’ un tratto abbastanza impervio, chiuso da un cancello (la zona è di proprietà di un gruppo di appassionati della Route 66) e costeggia il famoso parco anche se non ne fa parte.
Il trading post è stato completamente rifatto recentemente, snaturando, secondo me, del tutto la storia che raccontava.
La strada, la vecchia 66, taglia in due il deserto ed il vento che soffia spesso la rende affascinante.
Qui si può leggere la storia del trading post.


E’ una Route 66 che non ti aspetti quella che dopo Flagstaff, lasciando per un po’ la I40, conduce al Parks in the Pine General Store di Parks.
E’ anche questa in parte sterrata (il resto è un misto tra asfalto e cemento) ed è circondata da pini.
La strada attraversa un affascinante paesaggio di montagna, così lontano da quello a cui siamo abituati ad associare alla vecchia highway.


Da qui parte la leggenda.
Siamo poco dopo Ash Fork dove ha inizio il tratto continuo di Route 66 più lungo di tutto il suo tracciato.
Si arriverà al confine con la California.
E’ un tratto suggestivo, è come una freccia che corre verso l’orizzonte.

Roger Nylor scriveva:

“Questo è l’inizio del tratto più lungo della Route 66 ancora esistente, 158 miglia, senza interruzioni, fino al confine con la California.
Gli pneumatici non hanno più bisogno di scurire la pavimentazione dell’interstate per il resto del viaggio.
Questo è il fulcro della Route 66 in Arizona.”

Roger Nylor, scrittore


La leggenda prosegue in direzione Oatman.
Oggi è chiamata Oatman Highway ed è un vecchio tratto di Route 66 in servizio fino agli anni 50.
E’ la “Bloody 66”, un sinistro nickname (condiviso con altri tratti pericolosi lungo la vecchia highway) assegnato in conseguenza dei numerosi incidenti che si verificavano sul il suo percorso.
Il tratto è infatti denso di curve e sale sulle Black Mountains fino al Sitgreaves Pass per poi scendere verso Oatman in una serie continua di tornanti adiacenti alla scarpata.
Si possono scorgere diversi rottami di automobili gettando lo sguardo a valle.
Negli anni in cui non c’era molta dimestichezza con la guida, le persone che dovevano percorrerla si affidavano a piloti esperti della zona o si facevano trainare.
Agli inizi degli anni 50, come detto, questo tratto di Route 66 fu abbandonato in luogo di un nuovo collegamento con Kingman che passava per Yucca e che oggi è occupato dalla I40, iniziativa questa, che ha penalizzato fortemente Oatman e quelle poche attività commerciali che si trovavano lungo la strada.
Di questo tratto Jack Rittenhouse nel suo “A guide book to Highway 66” del 1946 scriveva:

“Adesso ha inizio il Gold Hill Grade, probabilmente il pendio più ripido che si incontra lungo la Route 66…
…Coloro che stanno viaggiando eastbound e non riescono a percorrerlo, possono affidarsi ad una stazione di servizio a Goldroad poichè dispone di un carro attrezzi che potrà trainare la macchina fino alla sommità del pendio.”
Jack Rittenhouse, scrittore


Siamo in California e poco dopo Needles comincia il tratto desertico.
In questa zona la vecchia highway è chiamata Goffs Rd., dal nome della ghost town che si incontrerà poco più avanti.
Siamo in prossimità delle Alphabet Towns e del deserto del Mojave.
I treni passano frequentemente accanto alla vecchia highway, un connubio che ha contribuito a creare quasi tutte le cittadine ormai scomparse in questa zona.
Una citazione di Michael Wallis che adoro e che riconduco sempre a questo tratto è la seguente:

“Ci aspetta Il grande deserto del Mojave.
Una striscia di ghost towns bruciate dal sole accompagna il percorso della Route 66 verso Barstow per poi scendere a San Bernardino, proseguire verso Los Angeles ed arrivare finalmente a Santa Monica, sul Pacifico.
La brezza dell’oceano da qui ci sembra lontana anni luce”
Michael Wallis, scrittore


E qui le citazioni si sprecano.
John Steinbeck, Michael Wallis, Tom Teague e tanti altri forniscono una quantità indescrivibile di frasi che esaltano, nel bene e nel male, questo iconico tratto della Route 66.
Questa è la Route 66 come siamo abituati ad immaginarla: una striscia di asfalto in mezzo al deserto che sparisce all’orizzonte.
E’ un lungo tratto immerso nel Mojave Mojave Desert.
Qui siamo nei pressi di Chambless e sullo sfondo si può vedere l’Amboy Crater e poco prima il Roy’s Motel & Cafè.
E’ un tratto molto sfortunato, dal 2017 è interrotto da Fenner a Chambless a causa della rottura di alcuni ponti storici per un flash flood.
Una delle citazioni che preferisco e che hanno attinenza con il Mojave Desert è quella di Quinta Scott:

“Needles, il luogo più caldo del paese, era la prima tappa della Route 66 in California.
In teoria, la 66 era una strada locale tra Needles e Los Angeles.
In teoria, il viaggio tra le due città poteva durare al massimo un giorno.
In teoria non era necessaria la presenza di molti motels lungo la strada.
La teoria è fantastica; la realtà era il Mojave Desert.”
Quinta Scott, fotografa e scrittrice


Uno degli ultimi sprazzi della vecchia highway si incontra poco prima di San Bernardino ed è il Cajon Pass, un passo che scavalca quelle che Steinbeck chiamava le “montagne buone”, le San Bernardino Mountains, planando lentamente verso Los Angeles che da qui dista poco più di 100 Km.
La Strada Madre oggi qui si chiama Cajon Blvd. e nel corso del 2017 è stata completamente riaperta evitando in questo modo di riprendere, anche se per brevi tratti, le interstates 15 e 215.


La Route 66 è una strada iconica che nonostante tutto ancora resiste.

Non è per tutti, ma è solo per coloro che hanno l’umiltà di capirla.

Spesso mi trovo a discutere con chi la denigra sostenendone la totale scomparsa.

Bisogna informarsi prima di partire, affidandosi anche alle guide di chi la conosce bene.

Ci sono tanti bellissimi tratti oltre quelli che ho raccontato, così tanti che un viaggio solo non può bastare.

Io ne ho percorsi la maggior parte nei miei 11 viaggi negli USA, 4 e mezzo lungo la sola Route 66.

E questi di cui ho parlato mi sono rimasti nel cuore.

“La 66 è il sentiero di un popolo in fuga, di chi scappa dalla polvere e dal rattrappirsi delle campagne, dal tuono dei trattori e dal rattrappirsi delle proprietà, dalla lenta invasione del deserto verso nord, dai turbinosi venti che arrivano ululando dal Texas, dalle inondazioni che non portano ricchezza alla terra e la depredano di ogni ricchezza residua.
Da tutto ciò la gente è in fuga, e si riversa sulla 66 dagli affluenti di strade secondarie, piste di carri e miseri sentieri di campagna.
La 66 è la strada madre, la strada della fuga.

John Steinbeck, “Furore”.


Auburn Brick Road (Illinois)

Addio Fran.

Pubblicato: agosto 17, 2025 in Route 66, Route 66 news

Qualche giorno fa è venuta a mancare Fran Houser, una delle personalità più belle della Route 66, ispiratrice del personaggio di Flo del V8 Cafè di Cars.

Aveva 81 anni.

Fran al tempo della realizzazione di Cars gestiva il Midpoint Cafè di Adrian in Texas, e fu proprio lei ad attribuirgli quel nome che lo avrebbe per sempre collocato tra gli emblemi della Route 66.

Successivamente, nel 2012, ha venduto il Midpoint Cafè ed ha acquistato il locale adiacente trasformandolo in un elegante gift shop (il Sunflower Station).

Il 20 Giugno del 2021 Fran Houser ha annunciato il nome dei nuovi proprietari del Sunflower Station manifestando quindi l’intenzione di andare in pensione.

L’ho incontrata in uno dei miei viaggi lungo la Route 66 e come sempre accade con il popolo della Mother Road, è stata una bellissima esperienza.

E’ un’altra splendida persona della Route 66 che ci lascia.

My Photography. Chicago

Pubblicato: luglio 26, 2025 in Foto, Route 66, USA, Viaggi

Qualche foto scattata in occasione delle mie 5 volte a Chicago: Where the Mother Road begins.





La Route 66 è da sempre testimone di successi e fallimenti, è così fin dal suo primo vagito, da quell’11 novembre del 1926.

Lei stessa, in fondo, è la realizzazione di un sogno che si è poi dissolto 59 anni dopo.

L’amara citazione di Michael Wallis trova applicazione anche agli anni che stiamo vivendo, caratterizzati da eventi nefasti che hanno minato l’esistenza di tante attività lungo la vecchia highway.

La pandemia da Covid 19, che oggi ci appare come un lontano ricordo, è stata una sorta di spartiacque: c’è chi l’ha superata, chi fatica ancora e chi ne è rimasto vittima.

Il Tumbleweed Grill di Texola in Oklahoma o il più famoso Bagdad Cafe di Newberry Springs in California, sono solo due esempi di attività storiche della Route 66 che ancora faticano a tornare in pista.

Ma sono tante le attività che sono invece sparite per sempre.

E’ il caso del Bono’s Restaurant di Fontana in California, ai bordi della Route 66, noto anche per lo stand a forma di arancia posto di fianco al locale.

Due locali storici in grado di raccontarci come era la vita lungo la vecchia highway nei suoi anni d’oro.

Ci troviamo non molto distanti dalla “Città degli Angeli”, sull’interminabile Foothill Blvd, il lunghissimo viale che conduce il viaggiatore della Route 66 verso il traguardo di Santa Monica.

Fontana ai tempi in cui nacque il Bono’s Restaurant non era ancora una città, ma una vasta distesa di frutteti e di vigneti che grazie al clima mite attirava molti italiani vogliosi di avviare attività che, in qualche modo, risultavano familiari.

La comunità nasce nel 1905 con il nome di Rosena e la sua connotazione agricola restò prevalente fino all’inizio degli anni 40 quando fu realizzata un’acciaieria che portò una svolta decisiva al suo sviluppo.

Nel 1913 Rosena diventò Fontana, dal nome della compagnia che acquistò diversi acri di terreno nella zona, e crebbe intorno alla ferrovia come molte altre comunità lungo la Route 66.

Il Bono’s Restaurant fu avviato qualche anno dopo, nel 1936, da James e Frances Bono, due coniugi originari della Sicilia (peraltro parenti di Sonny Bono ex marito della cantante Cher) che negli anni 20 si trasferirono nella zona per avviare una fattoria con frutteti e vigneti.

Per incrementare le entrate, che con la sola coltivazione erano piuttosto modeste, il 17 luglio del 1936 Frances aprì uno stand lungo la Foothill Blvd (la Route 66) nel quale vendeva arance, limoni e “tutto il succo d’arancia che potevi bere per 10 centesimi”, oltre all’uva ed al vino che i viaggiatori acquistavano a casse.

Tutto era di propria produzione.

Frances chiamò il suo stand Bono’s Hobby Nobby Market trasformato successivamente in Bono’s Italian Market quando, tramite il suocero che periodicamente si recava a Los Angeles per acquistare all’ingrosso prodotti italiani, si cominciò a vendere salumi fatti in casa, pasta, passata di pomodoro ed altre delizie del nostro paese.

L’ulteriore cambio di denominazione in Bono’s Restaurant & Deli si ha negli anni 50 quando Frances cominciò a vendere cibi cucinati, soprattutto spaghetti al pomodoro.

Frances ha gestito il ristorante insieme a suo figlio Joe, nel frattempo diventato avvocato, fino all’inizio degli anni 90 quando è venuta a mancare all’età di 83 anni.

Adiacente al ristorante era presente la Bono’s Historic Orange, uno stand a forma di arancia attraverso il quale si vendevano spremute ed altre bibite agli assetati viaggiatori della Route 66.

Uno stand storico che Joe Bono acquistò negli anni 90 e posizionò di fianco al ristorante (la sua collocazione originale era qualche km ad est del Bono’s Restaurant, sempre lungo la Route 66) al posto di quella originale (in seguito demolita) usata ai tempi in cui sua madre vendeva spremute; la vecchia arancia è uno dei pochi esemplari rimasti che ci ricorda quanto fosse diversa, più romantica rispetto ad oggi, la concezione del viaggio negli anni d’oro della Route 66.

Viaggiare negli anni 40/50 non era un semplice spostarsi rapidamente da un punto “A” ad un punto “B”, ma era parte della vacanza.

Locali come la vecchia arancia, quindi, erano molto popolari lungo le highways americane, per poi sparire del tutto con l’introduzione delle interstates.

La mia esperienza

La struttura che ha ospitato il Bono’s Restaurant è una costruzione storica che risale alla fine del 1800; dopo la cessazione dell’attività è rimasta chiusa per diversi anni fino a quando, nel 2018, un’altra famiglia di origine italiana la prese in gestione da Joe Bono stesso, il figlio di Frances.

Nei miei 4 viaggi lungo la Route 66 (5 relativamente al tratto in California) mi sono sempre fermato davanti alla vecchia arancia ed al ristorante, un modo per rendere omaggio alle due strutture per la piccola storia che raccontavano.

Ad agosto del 2018, mentre mi trovavo nuovamente li davanti per scattare delle foto, vidi avvicinarsi a me un anziano signore dal passo incerto che mi chiese se fossi stato interessato a visitare l’interno del locale.

Quel signore era Joe Bono, il figlio dei fondatori dell’attività.

Accettai con entusiasmo di seguirlo ed una volta entrato mi imbattei in persone che, con fare frenetico, erano intente a sistemare il ristorante spostando oggetti da una parte all’altra del locale.

Il ristorante era in ottimo stato, era evidente che i lavori fossero quasi giunti al termine e che l’attività si apprestava a tornare in vita.

Il rumore del chiacchiericcio prodotto dalle persone impegnate nei lavori aveva qualcosa di familiare.

Erano italiani e forse, avendo capito che anche io lo ero, mentre parlavano cercavano di evidenziare questa loro provenienza.

Mi intrattenni qualche minuto con il Sig. Bono il quale mi mostrò alcune foto d’epoca e mi raccontò la storia del locale.

Noi e Joe Bono

Ad un certo punto fermai quel frenetico va e vieni chiedendo ad uno di loro, in italiano, la sua provenienza.

Con due di loro ci sedemmo in una delle stanze del locale, quella che sembrava ormai pronta per ospitare clienti, e cominciammo a chiacchierare.

Era il mio primo giorno di viaggio quella volta (stavo percorrendo la Route 66 “Eastbound”, da Santa Monica a Chicago) e pensai che non avrei potuto desiderare un inizio migliore.

Erano due componenti di una famiglia originaria della Puglia, padre e figlio, che iniziarono a raccontarmi la loro storia e l’intenzione di aprire in quel luogo storico chiuso dal 1991, un ristorante italiano che avrebbero chiamato “Bella Italia” (il nome definitivo fu in realtà “Bella Italian. Family Restaurant”, ma l’indicazione Bono’s Italian Restaurant fu mantenuta).

Registrai con la mia telecamera quello che  ci siamo detti e questo è un breve estratto di quella chiacchierata:

Avevano in animo di inaugurare il locale alla fine del mese di agosto (io arrivai li a metà mese), ma in realtà riuscirono ad aprire solo nel marzo del 2019.

E’ stata una piacevole chiacchierata al termine della quale ci salutammo con la promessa che una volta aperti sarei passato nuovamente li al ristorante.

Il locale, come detto, aprì ed ebbe anche un buon successo (lo seguivo attraverso le loro pagine social, in quella Facebook è ancora condiviso il video che girai in occasione del nostro incontro), ma l’anno successivo alla loro apertura, come sappiamo, fu un anno funesto a causa della pandemia.

Le restrizioni introdotte per arginare la diffusione del contagio furono fatali per la nuova attività.

Nel mese di dicembre del 2020, inoltre, Joe Bono venne a mancare e, dalle informazioni che ho raccolto, i gestori avviarono una raccolta fondi poiché il nuovo proprietario chiese loro di acquistare la struttura ad un prezzo molto importante e qualora non avessero provveduto avrebbero dovuto lasciare il locale entro 30 giorni.

Purtroppo il locale non fu acquistato e l’attività chiuse.

Oggi dell’eredità del Bono’s Restaurant non resta niente.

La struttura ospita un ristorante peruviano ma non ci sono all’esterno indicazioni che la riconducano al suo passato.

E’ un peccato, ma purtroppo sono sempre di più i locali storici lungo la Route 66 che, quando va bene, perdono la propria identità attribuendosene una nuova senza storia, e quando va male vengono demoliti.

Anche la vecchia arancia ha cambiato sede, è rimasta sempre a Fontana ma non più lungo la Mother Road.

E’ amaro constatare quanto sia vero che “La Route 66 è la strada dei sogni realizzati e dei sogni perduti“, tuttavia mi resta il piacere di aver vissuto una bellissima esperienza venendo in contatto con i nuovi temporanei gestori di un locale storico e con Joe Bono, una persona che di quella storia è stato protagonista.



Route 66. Bent Door Cafè (Adrian, TX)

Pubblicato: aprile 20, 2025 in Route 66

Adrian non è solo il Midpoint ed il suo famoso cafè.

La piccola comunità texana, resa famosa tra i viaggiatori della Route 66 proprio dal popolare cartello che indica che la metà del percorso della vecchia highway è ormai alle spalle e che per arrivare alle sponde del Pacifico l’altra metà aspetta di essere percorsa, ha tante altre piccole perle da mostrare.

Tra queste, poco più ad est del midpoint, ci sono le rovine della Phillips 66 Gas Station con annesso il Bent Door Cafè, un locale chiuso dalla curiosa porta piegata.

Seppur non altrettanto famose quanto il midpoint, è sempre piacevole fermarsi qui per scattare qualche foto immaginando di trovarsi negli anni d’oro della Route 66 mentre si è fermi per un pieno di benzina ed una bibita.

Il Bent Door risale agli anni 20 del secolo scorso ed occupa una parte di quello che in precedenza è stato il Kozy Cottage Camp, un motel con una stazione di servizio ed un cafè.

Negli anni 40 il locale e la sua stazione di servizio erano così popolari da restare aperti aperti 24 ore su 24.

Nel 1947 entrambi furono distrutti da un incendio, mentre i bungalow della struttura ricettiva si salvarono e l’attività proseguì con il nome Adrian Court.

Verso la fine degli anni 40 Robert Harris, un reduce della seconda guerra mondiale, acquistò il luogo dove sorgevano il cafè e la stazione di servizio con l’obiettivo di realizzare il sogno di costruire un nuovo locale e di portarlo a diventare una delle attrazioni più popolari della Route 66.

Robert ampliò la struttura utilizzando dei materiali acquistati all’asta dall’aeroporto militare di Dalhart, in corso di dismissione, in particolare la parte superiore della torre di controllo che includeva delle finestre inclinate per la visualizzazione delle piste.

Robert utilizzò questa insolita parte dell’aeroporto come frontale della sua attività inserendo una “porta piegata” con la stessa inclinazione delle finestre, una bent door appunto.

Nonostante il nome con cui lo conosciamo oggi sia chiaramente mutuato dalla curiosa porta piegata, il locale non fu mai ufficialmente chiamato Bent Door Café.

Ci fu una grande festa per l’inaugurazione del locale che però fu chiuso il giorno successivo poiché Robert lasciò Adrian e partì per la Germania.

L’attività fu quindi ceduta dalla madre di Robert ad un nuovo gestore che, all’inizio degli anni 60, la chiamò Tommy’s Café.

Il locale fu molto popolare in quegli anni e la sua curiosa architettura, unita al buon cibo, erano un forte richiamo per i viaggiatori che attraversavano la piccola Adrian.

Il Tommy’s Cafè fu operativo fino al 1972 quando chiuse definitivamente, vittima di quel progresso rappresentato dall’introduzione delle nuove interstate highways, nello specifico di questa zona la I40.

Il locale fu quindi venduto ed i nuovi proprietari lo lasciarono andare in rovina fino a perderlo per il mancato pagamento delle tasse.

Nel 1995, quando il Tommy’s Cafè era ormai chiuso da tempo, Robert lo riacquistò per scongiurarne la demolizione; gli organi di governo della contea deliberarono infatti il suo abbattimento qualora il locale non fosse stato riaperto.

Robert lavorò giorno e notte per restaurare il locale e fissò come data per la sua riapertura il 9 settembre del 1995.

Tuttavia il cafè non fu mai riaperto. Ma neanche demolito.

Nel luglio 2006 Roy e Ramona Kiewert, proprietari anche del Fabulous 40 Motel, ubicato di fianco al Midpoint Cafè, acquistarono la struttura con l’intenzione di restaurarla e di riaprirla al pubblico, cosa che per il momento (2025) non è ancora avvenuta.

Il Bent Door Cafè, aperto o chiuso, è comunque un importante pezzo di storia di Adrian e della Route 66, perchè ci racconta di un sogno, quello di diventare parte dell’highway più famosa d’America attraverso un’iniziativa bizzarra, come quella di utilizzare un pezzo di una torre di controllo aereo per costruire un diner.

La Route 66 è sempre stata la strada dei sogni ed è per questo che noi viaggiatori non riusciamo a resistere al suo richiamo.


Route 66. Ciao Jerry

Pubblicato: marzo 30, 2025 in Route 66

Un altro amico della Route 66 ci ha lasciato.

Abbiamo appena letto della scomparsa di Jerry Jones del Russel’s Truck and Travel Center di Glenrio in New Mexico, poco dopo il confine con il Texas.

Abbiamo incontrato Jerry 2 volte in occasione dei nostri viaggi lungo la Route 66, la prima volta è stata divertente.

Jerry ci riconobbe perché seguiva le foto che pubblicavamo in diversi gruppi americani dedicati alla Mother Road.

Mentre stavamo uscendo dal locale ci chiamò per nome e ci chiese conferma che fossimo noi.

L’anno successivo gli portammo le foto che avevamo scattato insieme l’anno precedente.

È un momento davvero triste, sono ormai tante le splendide persone della Mother Road che ci hanno lasciato.

Ciao Jerry.

Un breve video che abbiamo girato al Russel’s Truck and Travel Center di Glenrio nel quel, nella parte iniziale, c’è il nostro secondo incontro con Jerry.


Cars & la Route 66

Pubblicato: marzo 1, 2025 in Route 66


La rinascita della Route 66 passa attraverso due tappe fondamentali:

Il libro “Route 66 – The Mother Road” di Michael Wallis del 1990, ristampato nel 2001 per il 75 anniversario della Route 66, ed il film di animazione “Cars – Motori ruggenti” di John Lasseter del 2006.

Entrambi hanno acceso un potente riflettore sulla Route 66, dopo che il buio l’aveva inghiottita fin da quel 27 giugno 1985, il  giorno nel quale venne ufficialmente sancito il definitivo recupero di tutti gli indizi che ne testimoniassero l’esistenza.

La dura lotta di Angel Delgadillo per veder riconosciuto il diritto ad esistere, ha rappresentato molto per il popolo della Mother Road, è grazie a lui che è nata la prima “Historic Route”, ovvero l’attribuzione di strada dall’interesse storico al tratto che va da Seligman a Kingman.

Il successo di Cars ha contribuito in maniera determinante a mostrare al mondo che la vecchia highway non era morta e che anzi, lei e la sua gente erano ancora li in attesa di coinvolgere i viaggiatori regalando loro un viaggio nel tempo.

Cars è nato da un’idea di Lasseter, che per rivivere i viaggi della sua infanzia ripercorse la Mother Road con la sua famiglia.

Per la stesura della storia chiese aiuto a personaggi storici della vecchia highway per capire meglio quella strada e darne una rappresentazione fedele, pur nel rigido perimetro dell’intrattenimento destinato ad un pubblico prevalentemente composto da bambini.

Anche se, probabilmente, è stato il pubblico dei “grandi” ad essersi appassionato di più a “Cars”.

Sono tante le persone che hanno fornito la propria collaborazione, a partire ovviamente da Angel Delgadillo, l’angelo custode della vecchia highway, Michael Wallis, il cantore più ispirato delle storie della Route 66, e tanti altri.

Nei titoli di coda del film ci sono tutti coloro che hanno fornito il loro supporto ed a cui il regista si è ispirato sia per le piccole automobili antropomorfe che per Radiator Springs, la cittadina di fantasia attraversata dalla Route 66.

Tutto in Cars è permeato dalla vecchia highway: i locali, il carattere delle piccole automobili, Radiator Spring stessa.

La sua collocazione richiama il tratto in Arizona, uno di quelli più penalizzati dalla realizzazione delle Interstates (la I40 in questo caso), proprio per mostrare a tutti il senso di isolamento che la loro apertura ha rappresentato per il popolo della Route 66.

Seligman, la cittadina di Angel Delgadillo, è spesso considerata la vera “Radiator Springs” della Route 66, ma in realtà Radiator Springs è l’insieme di tanti gioielli che compongono la vecchia highway.

Seligman fornisce a Radiator Springs i colori, la collocazione in mezzo al nulla, in parte lo scenario che la circonda, ma la piccola cittadina di fantasia è tutta la Route 66, da est ad ovest.

Il nome ricorda un’altra piccola comunità che si trova poco più ad ovest di Seligman, Peach Springs, ed anche la posizione sulla mappa è molto simile:

Tuttavia Radiator Springs è, come detto, una sorta di Route 66 in miniatura.

Nella piccola cittadina di fantasia ci sono riferimenti a luoghi e cimeli che escono dai confini di Seligman e dell’Arizona, come ad esempio la casa della Body Art di Ramone (mutuata dall’U-DROP INN di Shamrock in Texas), o Cricchetto, la cui fonte di ispirazione fu un vecchio carro attrezzi di Galena in Kansas.

Ci sono riferimenti palesi in Cars ed altri più “velati”, ma ad un occhio attento ed appassionato non possono sfuggire.

Ancora oggi ogni volta che riguardo Cars scopro qualcosa di nuovo che in precedenza non avevo notato.

Questi sono alcuni dei riferimenti di Cars alla realtà della Route 66, ma sicuramente ce ne sono tanti altri in attesa di essere scoperti.


Cricchetto è probabilmente il personaggio più amato del cartone della Pixar.

Lo staff ha tratto spunto da un carro attrezzi tutt’ora presente davanti al Cars on the Route, il bellissimo diner di Galena in Kansas.

Oggi lungo la Route 66 se ne trovano tanti di carri attrezzi come lui, ma l’originale Cricchetto (chiamato Tow Tater per questioni di copyright e non Tow Mater come quello del film in lingua originale) resta quello del Cars on the Route affiancato da uno che raffigura esattamente quello del film.

Cricchetto è un personaggio bizzarro, chiacchierone e per questo simpatico e coinvolgente.

Dal punto di vista caratteriale uno degli spunti è stato il mitico Harley del Sandhill Curiosity Shop di Erik in Oklahoma.

Un personaggio che Cricchetto lo ricorda davvero tanto.

Il Cars on the Route (la “casa” di Cricchetto) è un gift shop/diner che occupa quella che un tempo è stata la Kan-O-Tex Filling Station (e successivamente Little’s Service Station), una stazione di servizio costruita verso la fine degli anni 20.
Inizialmente, verso la metà degli anni 2000, il locale era chiamato “4 women on the Route”, poichè erano 4 donne che avevano avviato l’attività.
Sfruttando l’enorme popolarità del cartone, il locale fu successivamente rinominato in “Cars on the Route”.
Galena è una piccola perla lungo questo tratto di Route 66, è stata una città mineraria e come tale ha avuto momenti di grande espansione demografica ed economica.
La chiusura delle miniere e la dismissione della Route 66, come per tante altre cittadine lungo la Mother Road, ha avuto effetti pesantissimi per la comunità.
Oggi ci vive circa 1/10 della gente rispetto ai suoi anni d’oro (circa 3000 persone).


Lo slogan presente sull’insegna del Cozy Cone Motel (o Conocomodo nella versione italiana) è un tributo al Blue Swallow Motel di Tucumcari in New Mexico.

La scritta infatti campeggia da anni sull’arco dello splendido motel appartenuto a Lillian Redman, la storica proprietaria a cui si deve la realizzazione dell’insegna.

Questa è la storia del Blue Swallow Motel.


Wigwam Motels (Holbrook, AZ e San Bernardino, CA)

Il Cozy Cone Motel (o CONOCOMODO nella versione italiana), la struttura gestita da Sally Carrera, prende chiaramente spunto dai WigWam Motels di Holbrook in Arizona e di San Bernardino in California.

La loro caratteristica forma a cono è un elemento distintivo inequivocabile. I Wigwam Motels hanno la forma conica dei TEEPEE mentre quella del Conocomodo è mutuata dai coni stradali utilizzati per delimitare le corsie in occasione dei lavori.

In breve la storia dei Wigwam Motels.


U-DROP INN & Tower Cafè (Shamrock, TX)

La casa della Body Art di Ramone è chiaramente ispirata al U-DROP INN & Tower Cafè, la monumentale stazione di servizio/diner di Shamrock in Texas.

E’ stato costruito nel 1936 all’intersezione tra due strade molto importanti in quel periodo, la US 83, che dal Canada arrivava in Messico ed ovviamente la US 66.

La costruzione era nata per ospitare 3 attività commerciali, che ben presto diventarono 2: la stazione di servizio con due “affacci” per ciascuna delle 2 highways, ed un cafè/ristorante.

Dopo aver realizzato la struttura, i proprietari lanciarono un concorso per la scelta del nome; il concorso fu vinto da un bambino di 10 anni, che suggerì U-DROP INN appunto, che intascò i 5 dollari del premio.

Il locale, che ha avuto alterne fortune legate ovviamente al destino della vecchia highway, cadde in disgrazia con l’apertura della Interstate 40; fu successivamente acquistato da una banca locale che l’ha donato alla comunità di Shamrock.

L’U-DROP INN, restaurato attraverso dei fondi federali, è entrato nel registro nazionale dei luoghi storici.

Oggi ospita la camera di commercio, un gift shop ed un visitor center.

Nel 2022 il diner è tornato di nuovo operativo.


Cadillac Ranch (Amarillo, TX)

Per la realizzazione della catena montuosa che cinge Radiator Springs, la Pixar si è chiaramente ispirata (anche nel nome) al Cadillac Ranch di Amarillo in Texas.

Nel Cadillac Ranch ci sono 10 Cadillac piantate nel terreno (con un’inclinazione uguale a quella della piramide di Cheope) e le cime della catena montuosa ricordano molto la coda di quelle Cadillac.

Il Cadillac Ranch è un’opera piuttosto recente, è stata realizzata nella metà degli anni 70 (fu terminata nel 1974), commissionata ad un pool di architetti di San Francisco, da Stanley Marsh 3, un ricco ed eccentrico personaggio della zona.

Furono utilizzate quasi tutte automobili usate, alcune delle quali acquistate da sfasciacarrozze per pochi dollari; quelle che ancora si muovevano furono guidate fin dentro la buca dove sarebbero state infisse.

Nell’idea degli architetti e dell’ideatore dell’opera, questa doveva celebrare gli anni d’oro dell’automobile.

Le macchine, in origine, avevano ovviamente il loro colore che negli anni è stato rimpiazzato dai graffiti realizzati dai viaggiatori attraverso delle bombolette spray, pratica sempre incoraggiata dal milionario di Amarillo.

Quella attuale non è la collocazione originale dell’opera, nel 1997 le 10 Cadillac furono infatti spostate più ad ovest rispetto a dove erano prima.

Non ha legami strettissimi con la storia della Mother Road, ma è una sorta di tributo all’automobile ed alla fine lo è anche alla Route 66.


Bob Waldmire (Springfield, IL)

Il piccolo van hippy della Volkswagen è ispirato a Robert Waldmire, un artista itinerante che ha passato gran parte della sua vita lungo la Route 66 a bordo di un van della casa tedesca.

E’ stato proprietario dell’Hackberry General Store in Arizona e la sua famiglia possiede il Cozy Dog Drive In a Springfield in Illinois.

Tuttavia Robert Waldmire non ha mai fornito il permesso per utilizzare esplicitamente il suo nome nel film, per i legami pubblicitari che la Pixar aveva con il marchio McDonald’s e che lui da vegetariano non poteva accettare.

La Pixar inviò a Bob una lettera per l’accettazione dell’uso del suo cognome per il piccolo van della Volkswagen, e lui rispose di non avere problemi a fornire la liberatoria per il film, ma non l’avrebbe concessa per il merchandising (soprattutto associato all’happy Meal del famoso marchio di fast food); avrebbe in cambio gradito ricevere delle royalties metà delle quali le avrebbe utilizzate per

preservare foreste e per altre iniziative benefiche di questo genere.

La Pixar rifiutò ed assegnò al van il nome Fillmore preso dal Fillmore Auditorium di San Francisco.
Il van Volkswagen di Bob Waldmire è oggi visitabile al Route 66 Hall of Fame Museum di Pontiac in Illinois; sul retro del museo è presente anche lo scuolabus da lui utilizzato come abitazione ai tempi in cui viveva in Arizona.

Questa è in breve la storia di Robert Waldmire


Fran Houser (Amarillo, TX)

Cars è stato realizzato con il determinante contributo della gente della Route 66.

Il film contiene tanti riferimenti alla vecchia highway ma anche alla gente stessa che viveva e lavorava lungo il suo tracciato; Jon Lasseter ha spesso trasferito alle piccole automobili il carattere di alcune delle persone che ha incontrato prima di realizzare il film.

Tra queste c’è Fran Houser, che ha fornito l’ispirazione per Flo, la titolare del V8 Cafè.

Fran al tempo della realizzazione di Cars (uscito nelle sale nel 2006) gestiva il Midpoint Cafè di Adrian in Texas, il locale che si trova a metà del percorso della Route 66 (tra l’altro fu proprio lei ad assegnargli quel nome).

Successivamente, nel 2012, Fran vendette il Midpoint Cafè per acquistare il locale adiacente trasformandolo in un elegante gift shop (il Sunflower Station).

Nel 2021 Fran è andata in pensione ed ha venduto il suo locale che è stato è stato completamente ridipinto di bianco dai nuovi proprietari che lo hanno riaperto con il nome “Dream Maker Station”.


Dawn Welch del Rock Cafe (Stroud, OK)

Un altro importante riferimento alla gente della Route 66 è Sally Carrera il cui carattere battagliero è mutuato da quello di Dawn Welch la proprietaria del Rock Cafè di Stroud.

Dawn nonostante le avversità che hanno colpito il Rock Cafè, con il piglio che la contraddistingue, ha sempre lottato consegnando il suo locale alla storia della Mother Road.

In breve la storia del Rock Cafe


Brownlee Diner (Little Juarez Cafe), Glenrio (TX)

Una delle attività abbandonate che si vedono lungo la cittadina di Radiator Springs, denominata Glenrio Motel, nella realtà della Route 66 è il Brownlee Diner  (in passato conosciuto anche come Little Juarez Cafè), un locale chiuso da tempo che si trova nella ghost town di Glenrio al confine tra il Texas ed il New Mexico.

In breve la storia di Glenrio


Jackrabbit Trading Post (Joseph City, AZ)

Il cartello giallo del negozio di Lizzie con la scritta “Here it is” è  una delle icone della Mother Road. Si trova di fronte al Jackrabbit Trading Post a Joseph City in Arizona.

Il Jackrabbit Trading Post è stato aperto nel 1949 in una ex fattoria che allevava serpenti.

Era sostanzialmente un negozio che vendeva artigianato dei nativi americani che successivamente ha esteso il proprio business vendendo souvenir in genere.

E’ stato un trading post molto popolare negli anni d’oro della Route 66 ed è diventato famoso per una curiosa forma di pubblicità, fatta di cartelli, posizionati lungo gran parte del percorso della Route 66 partendo da Springfield (MO), che mostravano semplicemente la silouette di una lepre su uno sfondo giallo ed un numero corrispondente alle miglia mancanti alla destinazione.

L’ultimo cartello era posizionato in corrispondenza del trading post e recava, oltre alla solita lepre, anche la scritta “Here it is”, eccolo qui.

E’ da sempre una tappa molto frequentata dagli americani che ricordano con nostalgia i tempi della loro infanzia quando erano soliti farsi fotografare a cavalcioni della grossa lepre che campeggia davanti al trading post (che negli anni è stata tuttavia cambiata diverse volte).


Sandhill Curiosity Shop (Erick, OK) & Hackberry General Store (Hackberry, AZ)

Il Radiator Spring Curious, il negozio di Lizzie, è un insieme di molte cose presenti sulla Route 66, ma prevalentemente ricorda l’Hackberry General Store in Arizona e soprattutto il Sandhill Curiosity Shop, noto anche come City Meat Market di Erick in Oklahoma, il locale di Harley.

Il Sandhill Curiosity Shop è un posto unico.

La struttura risale agli anni 30 e per tanto tempo è stata gestita da Harley e Annabelle, marito e moglie,

incredibili intrattenitori che amavano definirsi “ The Mediocre Music Makers”.

Hanno intrattenuto con la loro musica e la loro goliardia migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Annabelle è venuta a mancare nel 2014 ed oggi il solo Harley prosegue nel suo intento di rallegrare i visitatori con il suo show.

Questa è invece la storia dell’Hackberry General Store


Wagon Wheel Motel (Cuba, MO) & Lupton (AZ)

Esteticamente richiama la roccia rossa di Lupton in Arizona (la zona dove è ubicato Teepee Trading Post, appena dopo il confine col New Mexico) ma i riferimenti più chiari sono riconducibili al Wagon Wheel Motel di Cuba in Missouri, sia per il nome che per l’uso della ruota come simbolo.

Il Wagon Wheel è uno dei motel più belli della Route 66.

In breve la storia del Wagon Wheel Motel.


Ghost sign di Galena (KS)

Per la realizzazione di “Cars”, John Lasseter, il regista, si è avvalso della collaborazione di molte personalità della Route 66.

Sono diversi quindi i richiami alla realtà della Mother Road, sia nel carattere delle macchinine che nei posti raffigurati nel cartone.

Uno di questi posti, il murales di Radiator Springs, si rifà ad un vecchio murales di Galena in Kansas, proprio di fronte al “Cars on the Route”.
E’ un cosiddetto “Ghost sign”, l’insieme di più scritte

commerciali sovrapposte realizzate in anni diversi ed ancora visibili.
E’ un muro bellissimo ed anche Lasseter deve averla pensata allo stesso modo.


Budville Trading Post (Budville, NM)

Un po’ in disparte, dietro al locale di “Fillmore”, si scorge una vecchia costruzione con la scritta “Budville Trading Company”, un locale che esiste per davvero a Budville in New Mexico il cui nome è Budville Trading Post.

La sua storia è piuttosto curiosa.

Il locale si trova a Budville, una piccola comunità ormai divenuta una ghost town ad una cinquantina di miglia ad ovest di Albuquerque, e fu costruito nel 1928.

E’ appartenuta a Howard Neal “Bud” Rice un personaggio eccentrico, avido, interessato essenzialmente ad incrementare i propri affari attraverso pratiche spesso scorrette.

La comunità di Budville, cresciuta intorno al trading post, prende il nome proprio da Bud.

Nel 1928, insieme a sua moglie Flossie, aprì una stazione di servizio ed un garage, la Bud’s Service Station rinominata successivamente in Budville Trading Post.

Bud aveva amicizie molto influenti grazie alle quali incrementava i propri affari.

Il governatore del New Mexico in carica verso la fine degli anni 30 era un suo amico e Bud stesso fu attivamente coinvolto in politica.

Negli anni 50 divenne giudice di pace nonostante non ne avesse i requisiti.

Con la scusa del crescente numero di incidenti stradali nella zona, attraverso degli autovelox non ufficiali, Bud impartiva multe salatissime a tutti coloro che superavano i limiti di velocità.

Era solito dire che ad ovest del Pecos River lui era la legge.

Nel frattempo i suoi affari crescevano, il trading post forniva ogni genere di servizio ai viaggiatori a costi non propriamente a buon mercato.

Ampliò negli anni la propria attività trasformando il locale in un motel, una stazione di servizio ed un emporio; all’interno del locale c’era anche un ufficio postale.

Quando fu realizzata la I40, per evitare di perdere clienti, convinse i funzionari dei trasporti a realizzare un’uscita in prossimità di Budville.

Tutto è filato liscio fino al 1967, quando un uomo entrò nel suo locale e lo uccise a colpi di pistola insieme ad un suo dipendente.

Qualche mese dopo l’omicidio, l’assassino fu arrestato e processato ma fu prosciolto per mancanza di prove e rimesso in libertà.

Anni dopo, nuovamente arrestato in Louisiana per altri crimini, confidò ad un suo compagno di cella di essere stato il responsabile degli omicidi di Budville.

Nel frattempo la vedova di Bud si risposò, ma 4 anni dopo anche il suo secondo marito fu ucciso; il cognato di Flossie, fratello del secondo marito, aveva fatto la stessa fine qualche anno prima, ucciso all’interno del Trading Post.

Il Budville Trading Post ha continuato ad operare, gestito da Flossie, (nel frattempo risposatasi per la terza volta) fino al 1994, anno della sua morte.

Oggi il trading post giace in rovina ai margini della Route 66, in quella che è divenuta una ghost town.

Nella metà degli anni 90, gli ultimi nei quali il trading post era ancora in attività, il gestore di un locale di Budville disse ad un giornalista: “Se vuoi vivere da queste parti devi imparare a farti gli affari tuoi”.

Questo è il volto violento della US Highway 66.


Tucumcari Mountain (Tucumcari, NM)

La piccola mesa, visibile davanti al Cadillac Range su cui sono impresse le lettere R e S (le iniziali di Radiator Springs), ricorda la Tucumcari Mountain, la mesa che si trova nella bellissima cittadina del New Mexico e sulla quale è visibile la lettera T di Tucumcari, appunto.

Il nome attribuito a questa montagna ha molte origini, spesso romanzate.

Il territorio su cui sorge era abitato dagli indiani Apache e Comanche ed è quindi molto probabile che il suo nome derivi dalla parola Comanche “tukamukaru” che voleva dire in agguato, imboscata.
Il territorio infatti si prestava a questo genere ti attacchi.

La montagna è alta circa 1500 metri ed è ovviamente visibile dalla cittadina del New Mexico.

In breve la storia di Tucumcari


Questi, come detto, sono i riferimenti più popolari di Cars alla realtà della Route 66; nella tabella seguente ne è riportata una sintesi:

Come dicevo all’inizio, Radiator Springs non è solo Seligman, ma è tutta la Route 66.

Ci sono riferimenti a luoghi e persone che hanno rappresentato tanto per la vecchia highway e che si trovano in ciascuno degli 8 stati.

Cars è stato un potente veicolo pubblicitario per una strada che, dopo la sua dismissione, era conosciuta solo da pochi nostalgici appassionati.


Una chiacchierata sulla Route 66.

Pubblicato: novembre 29, 2024 in Route 66

Riporto il link ad una piacevole chiacchierata sulla Route 66 con Corrado Parlati, direttore della testata giornalistica MentiSommerse.it.

Ringrazio Corrado per lo spazio che mi ha concesso.

E’ una bruttissima notizia quella che abbiamo appena letto.

Rich Henry, il titolare dell’Henry’s Rabbit Ranch di Staunton in Illinois, una delle più belle persone della Mother Road, è venuto a mancare lo scorso 16 agosto all’età di 77 anni (era nato il 23 febbraio 1947 a St. Louis in Missouri).

Abbiamo incontrato Rich tante volte, era una tappa immancabile dei nostri viaggi lungo la Route 66.

I racconti di Rich riguardo alla sua amicizia con Bob Waldmire (di cui conservava una vecchia automobile) e la sua simpatia nel parlare dei suoi amati conigli mancheranno a tutti i viaggiatori della Route 66.

Uno degli aspetti negativi dell’aver percorso tante volte la Route 66 è leggere notizie come questa che coinvolgono persone con le quali si è instaurato un rapporto di amicizia.

Ci siamo fatti un sacco di risate ed abbiamo comprato tanti preziosissimi libri nel suo negozio.

Ci mancherà.

Buon viaggio Rich.

Un breve video girato all’Henry’s Rabbit Ranch:

In breve la storia dell’Henry’s Rabbit Ranch: