Archivio per la categoria ‘Route 66’

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Una sintesi delle domande più frequenti che mi vengono poste sulla Route 66 raccolte in una sorta di botta e risposta per presentare la Mother Road a chi non la conosce.


  • Che cos’è la Route 66?
    • La Route 66 è stata la più famosa highway americana, una strada che ha attraversato, da est ad ovest, gran parte del paese.
  • Perchè parli al passato? Non esiste più la Route 66?
    • La Route 66 ufficialmente non esiste più, è stata dismessa il 27 giugno del 1985.
  • Quindi cosa si intende oggi per Route 66?
    • Per Route 66 è da intendersi l’insieme delle strade che in tempi diversi hanno fatto parte della US Highway 66.
      E’ una sorta di percorso virtuale, un mosaico di strade che oggi hanno spesso nomi diversi non sempre riconducibili al loro passato.
      Si chiamano, ad esempio, Hwy Z, AA, Pecos Dr., e tutte insieme compongono la Route 66.
      Per questo motivo, quindi, la Route 66 oggi non è da considerarsi come un unico percorso.
  • Da dove parte e dove arriva la Route 66?
    • La Route 66 parte da Chicago in Illinois e termina a Santa Monica in California. Inizialmente, dopo la sua costituzione e per un periodo di circa 10 anni, la Route 66 terminava a Los Angeles, all’incrocio tra la 7th e la Broadway.
      (Vedi: “End of the Trail“)
  • Quanti stati attraversa?
    • Attraversa 8 stati: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California.
  • Quanto è lunga la Route 66?
    • Non è semplice oggi stabilire quanto sia lunga la Route 66, principalmente per i motivi legati al fatto che si possono percorrere tanti tratti che ne hanno fatto parte in periodi diversi. Orientativamente possiamo considerarla lunga circa 3.670 Km
  • Cos’ha di così bello la Route 66? Io in fondo conosco solo gli scudetti sull’asfalto.
    La Route 66 è un viaggio nel tempo, un tempo in cui la vita era più semplice ed i rapporti umani importanti.
    La Route 66 è genuina ed affascina con il suo modo ingenuo di raccontarsi attraverso i sui innumerevoli piccoli, grandi cimeli.
    Racconta l’America di una volta, un’America che non esiste più se non nel cuore e nei ricordi di chi l’ha vissuta.
    Ogni curva del suo splendido tracciato ha una storia da raccontare ed ascoltare queste storie è commovente ed entusiasmante insieme.
    La Route 66 è la strada della gente, lo splendido popolo della Mother Road che riesce sempre a trasformare il viaggio in una straordinaria avventura.
    Un viaggio lungo la Route 66 resterà nel cuore per sempre.

  • Perchè qualcuno la chiama “Mother Road” (Strada Madre)?
    • Fu John Steinbeck con il suo romanzo “Furore” (The Grapes of Wrath) ad attribuirgli quel soprannome.
      La Route 66 durante il Dust Bowl fu la via di fuga verso la California per tantissime persone che lasciavano la propria terra in cerca di un lavoro e di un futuro migliore.
      Steinbeck descrisse la Route 66 come “La Strada Madre, la strada della fuga“.
  • Perché il percorso si considera sempre da est ad ovest?
    • Lo si considera da est ad ovest (Westbound) per tradizione. Perché le highways americane furono tecnicamente concepite in questo modo, da est ad ovest, perché nel DNA degli americani c’è sempre stato il desiderio di viaggiare verso ovest, perché ai tempi della Grande Depressione e del Dust Bowl coloro che vivevano nei territori delle grandi pianure migrarono massicciamente verso la California in cerca di fortuna percorrendo la US66.
  • E’ meglio percorrere la Route 66 Westbound o Eastbound?
    • Per tradizione, come detto, il percorso della Route 66 è Westbound, da Chicago a Santa Monica. Se si percorre la Route 66 per la prima volta e si ha voglia di vivere la strada e la sua storia, immaginandola ai suoi tempi d’oro, il percorso Westbound è da preferire. Tra i due modi di percorrere la strada ci sono delle piccole differenze che si percepiscono solo se la si è già percorsa in uno dei due versi. Dal punto di vista economico, percorrendola Eastbound (da LA a Chicago) ci sono buone probabilità di non pagare il Drop Off per il noleggio auto.
      (Vedi: Westbound Vs. Eastbound)
  • Che cos’è il Drop Off?
    • Il Drop Off, o tassa di sola andata, è un sovrapprezzo che generalmente viene chiesto dalle compagnie di noleggio auto per la riconsegna del mezzo in uno stato diverso da quello in cui si è ritirato. In un percorso Westbound è quasi sempre richiesto, al contrario, percorrendo la Route 66 Eastbound (da LA a Chicago) alcune compagnie non lo chiedono.
      Di solito il Drop Off ammonta a circa 500 Dollari più tasse.
  • Perché nella tua mappa ci sono diversi tratti, anche vicini, marcati come Route 66?
    • perché nel tempo, per migliorare la viabilità, alcuni tratti furono abbandonati e sostituiti da nuovi percorsi. Molti di questi vecchi tratti sono ancora oggi percorribili e sono marcati come PRE 19xx (dove al posto delle x è riportato l’anno fino al quale questi tratti hanno fatto parte della US66).
      Come dicevo prima, la Route 66 oggi non è una sola strada.
  • Trovo la Route 66 sulle mappe stradali?
    • No, come ho detto prima, la Route 66 in quanto tale non esiste più, oggi ai tratti che ne hanno fatto parte sono stati assegnati nomi diversi. Spesso ci sono dei cartelli che indicano che la strada che si sta percorrendo, nonostante si chiami, ad esempio, Pecos Dr., è la vecchia US66, ma la loro presenza non è continua lungo tutto il percorso.
  • Quanto della Route 66 è ancora percorribile?
    • Circa l’85% del vecchio tracciato della Route 66 è ancora percorribile. Il resto è stato sostituito dalle interstates
  • Perché su google map spesso leggo “Route 66” in corrispondenza delle interstates?
    • Perché quei tratti di interstates sono stati realizzati al posto dei vecchi tracciati della Route 66.
  • Posso usare il navigatore per percorrere la Route 66?
    • Si, ma solo con un itinerario già tracciato. Se si inseriscono le tappe di partenza e di arrivo il navigatore farebbe percorrere le Interstates e non la Route 66.
  • Come faccio a non perdere il percorso della Route 66?
    • Bisogna dotarsi di una guida specifica. La “EZ 66 for Travelers” di Jerry McClanahan è la migliore.
      Oppure utilizzare le mappe di questo sito.
  • Ci sono servizi e strutture alberghiere lungo il percorso della Route 66?
    • Assolutamente si. A parte il tratto desertico in California, la Route 66 attraversa una miriade di agglomerati urbani, più o meno grandi, che sono ovviamente dotati di strutture alberghiere, stazioni di servizio, negozi e supermercati.
  • Bisogna prenotare i motels prima di partire?
    • Se si vuole pernottare nei motels storici (strutture da preferire alle catene più famose), ed essere sicuri di trovare posto, è opportuno prenotarli per tempo. Sono strutture spesso piccole e molto ricercate dagli appassionati per cui le stanze si esauriscono in fretta. Se non si ha interesse a dormire in queste strutture storiche (e sarebbe un peccato), allora si può viaggiare senza prenotare, anche se, nei periodi di “alta stagione” e nei weekend in alcune piccole località potrebbe non essere semplice trovare da dormire.
  • Perché gran parte delle costruzioni storiche lungo la Route 66 sono in cattive condizioni?
    • Buona parte di queste costruzioni sono proprietà privata e magari i proprietari si sono trasferiti altrove e non hanno interesse a mantenere in buono stato quelli che nel frattempo sono diventati dei cimeli della Mother Road. Ogni anno lo stato federale attraverso il “Route 66 Corridor Preservation Program” stanzia dei fondi ed individua delle strutture da restaurare, ma spesso questi fondi non sono sufficienti (parliamo di una strada lunga 4 volte l’Italia). Gran parte dei restauri sono spesso finanziati da donazioni private attraverso delle raccolte fondi tra gli appassionati.
      (vedi: “La difficoltà di mantenerla in vita“).
  • Ci sono tratti sterrati lungo la Route 66?
    • Si, ci sono alcuni bellissimi tratti sterrati, anche ben tenuti, che risalgono ai primi anni di servizio della Mother Road. Sono generalmente delle opzioni che non necessariamente bisogna percorrere, dipende dalla voglia e dalla curiosità di chi sta affrontando il viaggio. Ed ovviamente anche dalle condizioni atmosferiche.
  • Si possono percorrere senza problemi questi tratti sterrati?
    • Si, come dicevo, sono generalmente in buono stato, ma se piove è saggio evitare di percorrerli per non incorrere in problemi (in alcune zone i flash flood sono abbastanza frequenti). Occorre tuttavia considerare che le compagnie di noleggio auto non consentono, in genere, di percorrere tratti sterrati, quindi si percorrono a proprio rischio e pericolo assumendosi la responsabilità nel caso succeda qualcosa.
  • Spesso fai riferimento ad un certificato di percorrenza, che cos’è e dove si prende?
    • Il certificato di percorrenza è un bellissimo souvenir che testimonia il completamento di un viaggio che resterà nel cuore. Si acquista al 66-TO-CALI, il primo chiosco che si incontra sul Santa Monica Pier, poco prima del cartello “END OF THE TRAIL“. I ragazzi del negozio (tra cui Ian, un amico e profondo conoscitore della Route 66), faranno alcune semplici domande sul percorso che si è fatto, giusto per capire se la Route 66 la si è percorsa per davvero interamente. Non bisogna dimostrare nulla di particolare, il certificato è solo uno splendido ricordo da portare a casa.
      L’iniziativa è patrocinata da alcune figure mitiche della Mother Road; oltre a Ian, c’è Michael Wallis (lo sceriffo di Cars della Pixar), uno straordinario scrittore che sa raccontare la Route 66 con incredibile passione.
      Io per il momento ho 4 certificati, e sull’ultimo, visto che l’ho percorsa al contrario, da LA a Chicago, ho chiesto che mi venisse scritto “Eastbound” in cima al documento.
      Ovviamente l’ho acquistato prima di partire in direzione est, verso Chicago.
      Il costo ad Agosto 2018 era di 11 Dollari.
  • Quanto può costare un viaggio lungo la Route 66?
    • Dai un’occhiata qui 
  • Quanti giorni ci vogliono per percorrerla?
    • Dai un’occhiata qui 
  • Quale è il periodo migliore?
    • Dai un’occhiata qui

CENNI STORICI

  • Quando è nata la Route 66?
    • Il 30 aprile del 1926 le è stato assegnato il nome
    • L’11 Novembre del 1926 nasce ufficialmente
  • Quando è stata dismessa?
    • il 27 Giugno del 1985 viene dismessa, è quindi rimasta “in servizio” per 59 anni
  • Qual è il suo nome corretto?
    • Il nome corretto nel periodo in cui era in servizio è stato US Highway 66.
  • Perché ha assunto quel nome?
    • Nel 1926 l’organismo che sovrintendeva alla definizione delle nuove strade interstatali decise che:
      • Le Hwys Nord/Sud dovevano assumere numerazione dispari (quelle più importanti e che attraversavano gran parte del paese, le Transcontinental Hwys, dovevano terminare per 1 o 5)
      • Le Hwys Est/Ovest dovevano assumere numerazione pari (quelle più importanti e che attraversavano gran parte del paese, le Transcontinental Hwys, dovevano terminare per 0)
      • La Route 66 doveva chiamarsi US60, poi 62 ed infine si scelse il 66

(Vedi: “Doveva chiamarsi 60…“)

  • Perché è stata dismessa?
    • Perché il suo tracciato, come quello di tante altre highways, era ormai diventato inadeguato e pericoloso per il crescente numero di macchine circolanti e perché bisognava modernizzare la viabilità del paese. Il presidente Eisenhower, innamoratosi delle Autobahn tedesche ai tempi della seconda guerra mondiale, nella metà degli anni 50 promulgò una legge per l’ammodernamento della viabilità degli USA attraverso la realizzazione delle interstates anche come strumento di difesa in caso di crisi.
      (Vedi: “L’inizio della fine“)
  • Parli della Route 66 come se fosse viva, in fondo è solo una strada non credi?
    • La Route 66 è un modo di concepire la vita, un modo semplice, fatto di piccole cose.
      La Route 66 è la cordialità della sua gente, è un tuffo nel passato.“La Route 66 non è solo una strada, è molto di più”.

Route 66. The Negro Motorist Green Book

Pubblicato: marzo 30, 2019 in Route 66

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“Arriverà prima o poi il giorno nel quale non ci sarà più bisogno di pubblicare questa guida e ciò accadrà quando noi, come razza, avremo parità di diritti e di privilegi negli Stati Uniti d’America”.

Victor Green

La Route 66 racconta un mondo colorato, fatto di spensieratezza, di speranza e di sogni.

La Route 66 racconta un’America che non c’è più.

Gran parte dei viaggiatori, nostalgici di quel periodo, la rimpiangono e, coloro che quel periodo non lo hanno vissuto, la sognano.

Ma la Route 66, come espressione di un particolare periodo storico degli Stati Uniti, racconta anche storie di ordinaria disperazione, di gente in fuga dalla miseria, di sofferenza e disuguaglianza.

E raccontare un’America che non c’è più, quindi, non sempre ha un’accezione positiva, perchè viaggiare lungo il percorso della Route 66 non sempre, e non per tutti, è stata un’esperienza per la quale provare nostalgia.

Non per tutti la US Highway 66 è stata la “Mother Road”.

La Route 66 è nata nella metà degli anni 20, un periodo nel quale non tutte le persone erano uguali e non tutte potevano godere degli stessi privilegi.

Un periodo in cui la distinzione tra bianchi e neri era netta, feroce e spesso sancita per legge.

Agli albori della Mother Road, in occasione del Bunion Derby del 1928, la famosa gara podistica organizzata per pubblicizzare la neonata US Hwy 66, gli atleti di colore furono spesso oggetto attacchi razziali durante la gara.

Con il passar degli anni, inoltre, gli afro americani, almeno i più facoltosi, cominciavano a potersi permettere un’automobile ed a provare, come tutti, il desiderio di viaggiare.

Ma le strade americane, e quindi anche US Highway 66, proponevano diversi ostacoli che gli afro americani non dovevano superare, pena l’umiliazione, l’arresto o anche peggio.

Molte gas stations non accettavano clienti di colore, stessa cosa per i ristoranti e per i motels e questo li costringeva a viaggiare con le automobili cariche di ogni cosa per essere autonomi.

Cibo, lenzuola e coperte erano spesso parte integrante del bagaglio da portarsi in viaggio.

L’ostilità nei confronti degli afro americani, a volte risaltava perfino dal nome di alcune delle attività che si incontravano lungo la strada: Kozy Kottage Kamp o Klean Kountry Kottages (entrambe lungo la Route 66), con le 3 K delle loro iniziali a suonare quasi come un avvertimento.

O cittadine come Edmond in Oklahoma che si pubblicizzavano come “Un bel posto dove vivere, 6.000 abitanti, nessun negro”.

Ed erano inoltre tante le “Sundown town” nell’America di quegli anni, cittadine dove vigeva il coprifuoco per le persone di colore.

Viaggiare in queste condizioni, per gli afro americani, era proibitivo.

Le piccole comunità erano spesso evitate per non incorrere in possibili problemi, ma anche nelle grandi città le difficoltà non mancavano.

Un giornale nel 1955 riportava che ad Albuquerque, in New Mexico, solo 6 motels su 100 accettavano viaggiatori di colore.

In 6 degli 8 stati attraversati dalla Route 66 vigeva la segregazione razziale per legge, anche se alla fine tutti ne seguivano le rigide regole.

In soccorso alla voglia di esplorare l’America da parte dei viaggiatori di colore arrivò un libro, una sorta di guida: “The Negro Motorist Green Book” o più semplicemente  “The Green Book”

1The Green Book era un manuale ideato e realizzato da un impiegato di colore delle poste di New York, Victor Green, e forniva indicazioni sugli esercizi commerciali che accettavano clienti afro americani.

Victor ebbe l’idea di realizzare questa guida rifacendosi ad un libro simile, molto popolare negli anni 30 presso le comunità ebraiche.

Era un modo per rendere il viaggio degli afro americani il meno pericoloso e più confortevole possibile.

La prima uscita risale al 1936 ed è stato ininterrottamente pubblicato fino alla metà degli anni 60 quando le leggi razziali, le cosiddette Jim Crow Laws, vennero abolite.

3Inizialmente la guida si limitava a fornire indicazioni per la sola area di New York, ma successivamente Green estese le sue preziose informazioni al resto del paese.

La guida diventò presto un insostituibile supporto ai viaggiatori di colore nel loro percorso ad ostacoli rappresentato dalle strade americane; fu talmente popolare al punto che Victor abbandonò il suo lavoro di postino per dedicarsi totalmente al suo Green Book.

2Il prezioso manuale era prevalentemente venduto nelle stazioni di servizio della Esso (una compagnia che non faceva distinzioni tra bianchi e neri, avendo tra il suo staff dirigenziale anche persone di colore) o attraverso il passaparola.

Ed attraverso il passaparola si alimentava l’elenco del Green Book.

Erano circa 300 le attività commerciali che accettavano clienti di colore lungo la Route 66, ed i resti di alcune di queste si possono ancora incrociare.

Dopo la guerra la guida conobbe la sua massima diffusione e furono molti i grandi marchi americani che iniziarono a farsi pubblicità nelle sue pagine.

Il libro è anche citato, nel titolo e nella storia, nell’omonimo film premio oscar 2019; un film splendido che da l’idea delle difficoltà che in quegli anni dovevano affrontare i viaggiatori afro americani.

Nella metà degli anni 60, con la promulgazione del “Civil Rights Act”, quel tempo vagheggiato da Victor Green era arrivato e la pubblicazione del “Negro Motorist Green Book” venne sospesa.

4Anche se Victor, venuto a mancare nel 1960, non ha tuttavia potuto assistere a quell’importante cambiamento, se non nelle convinzioni radicate in una certa parte della popolazione, almeno nella legislazione americana.

Non è una bella storia romantica questa raccontata dalla Route 66, ma la discriminazione razziale non era esclusiva prerogativa degli stati attraversati dalla Mother Road, ma fu una piaga molto più ampia che ha caratterizzato per anni la storia degli Stati Uniti.

E forse non è ancora del tutto ovunque superata.

Come ha scritto Michael Wallis, il più illuminato cantore della Mother Road:
La Route 66 è una strada piena di cicatrici, alcune di cui andare fieri, altre di cui vergognarsi”.

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Ogni volta che percorro la Route 66 quello del fotolibro è un rito che mi piace ripetere.

La scelta del layout dell’album, delle foto, dello sfondo e delle frasi dei miei scrittori preferiti, sono un modo per continuare a viaggiare anche quando sono a casa.

Questo è il fotolibro del mio 4° viaggio lungo l’intero percorso della Route 66 dello scorso Agosto.


Dirette_copertina


Lo scorso agosto, mentre percorrevamo la Route 66, abbiamo registrato diversi video lungo la strada raccontando la storia dei cimeli che incontravamo.
Abbiamo registrato circa 50 “dirette” durante le quali abbiamo parlato di luoghi più o meno conosciuti e coinvolto tante splendide persone che vivono e lavorano lungo la strada più bella del mondo.
Nella pagina raggiungibile tramite il link riportato di seguito, sono raccolte tutte le “dirette” girate durante il viaggio.

via Route 66. Le “dirette” Dalla Mother Road

CiaoTutti

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Questa è l’ultima “diretta” dalla Route 66, il nostro saluto dal motel di Chicago, poche ore prima di partire per casa.

Lo scorso agosto, in occasione del nostro 4° viaggio lungo l’intero percorso della Route 66, abbiamo girato una cinquantina di “dirette”, raccontando la storia dei bellissimi cimeli che si incontrano e coinvolgendo le splendide persone che vivono e lavorano lungo il suo percorso.

Ci siamo divertiti tantissimo nel girare queste dirette, un’iniziativa nata per caso, un modo per sfogare la grande passione per la Mother Road raccontandola strada facendo.
A riguardare il montato le “dirette” sembrano tutte abbastanza lineari, ma nella realtà, come è ovvio, abbiamo dovuto girare tante volte la stessa scena per la cospicua quantità di errori che commettevamo.

Nel video, oltre ad alcuni momenti vissuti in viaggio ed alle splendide persone incontrate, ci sono alcuni di questi errori descritti dalle nostre facce sconsolate.
La colonna sonora è “She’s everything” di Brad Paisley, una canzone dedicata ad una donna.

Non c’entra molto con la Route 66, ma ci piaceva e poi, in fondo, il video è una sorta di dichiarazione d’amore nei confronti di una splendida, affascinante, irresistibile signora di 92 anni: la US Highway 66.



 

End

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Il racconto del mio quarto viaggio lungo la Route 66 termina con l’arrivo a Chicago.



 

66Diner

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

E’ probabilmente il diner più famoso della Route 66, è il 66 Diner di Albuquerque in New Mexico.



 

SlugBug

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Lo Slug Bug Ranch di Conway in Texas.



 

McDonalds

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Quello che fu il primo McDonald’s (San Bernardino, California) oggi è un museo che racconta la storia della catena di fast food.



 

copertina_viaggio_3

Il diario di viaggio, tappa per tappa, del mio quarto viaggio lungo l’intero percorso della Route 66 è terminato.

Oltre al racconto delle splendide emozioni vissute in viaggio, ho anche riportato alcune informazioni riguardo ai motels dove ho soggiornato, al loro prezzo, i km percorsi ed il costo del carburante.

Questo è il link:

Route 66 2018 – “Eastbound”. Il 4° viaggio