Archivio per la categoria ‘Route 66’

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Tratto Tucumcari – Shamrock
Data 28 Agosto 2019
Hotel Western Motel
Km Percorsi 356,1

La notte al Blue Swallow è sempre breve.

Vado a letto tardi e mi alzo all’alba per immortalare il risveglio della splendida cittadina del New Mexico.

A Tucumcari, ogni volta, scatto un’infinità di foto ed è sempre una fatica sceglierle, soprattutto decidere quali scartare, mi sento come se facessi un torto alla splendida comunità.

L’alba questa volta non è stata “potente” e colorata come negli anni passati.

Il cielo era coperto ma comunque non mi ha impedito di riempire, come al solito, la mia card di foto che alimenteranno la nostalgia ogni volta che le riguarderò.

Come sta succedendo adesso.

Quel giorno sarebbe partito il mio viaggio lungo il tratto est della Route 66, poco più di 2000Km mi avrebbero condotto a Chicago, il termine est della vecchia highway.

E’ un tratto splendido, lo preferisco per la sua “poesia” a quello ad ovest del midpoint di Adrian; il suo modo ingenuo di raccontare le storie della vecchia highway unito ad un paesaggio più “gentile” li trovo irresistibili.

L’ovest è più violento.

È allo stesso modo affascinante, ma se devo scegliere non ho dubbi, il mio cuore batte per il tratto est.

Ma prima di partire verso la tappa di giornata, Shamrock in Texas, dovevo ancora godermi il lento risveglio di Tucumcari.

Ho passeggiato, come al solito, lungo la vecchia highway, immerso nel silenzio ed illuminato dai neon ancora accesi.

Tucumcari è in assoluto il posto dove la mia indole abitudinaria da il meglio di se.

Mi trovo ormai ogni anno a ripetere dei riti che adoro ed ai quali non posso e non voglio rinunciare.

La passeggiata la mattina presto, la colazione al Kix on 66, il caffè nella lobby del Blue Swallow scambiando 4 chiacchiere con Nancy e Kevin, la partenza condita con l’ennesima visita ai cimeli già visti il giorno prima, una sorta di arrivederci all’anno successivo.

Il saluto con Nancy e Kevin è stato come al solito caloroso, sono davvero contento di averli ritrovati ancora una volta.

Il motel è in vendita e prima o poi lasceranno, ma non ci perderemo di vista.

Li ho invitati a Roma ed a loro volta mi hanno invitato ovunque si trasferiranno.

Sono davvero due belle persone.

Prima lasciare Tucumcari ho fatto una sosta al New Mexico Route 66 Museum, un’immersione negli splendidi cimeli della Mother Road.

Il gestore ad un certo punto, dopo aver chiacchierato un po’, mi avvicina per farmi vedere un video su Tucumcari che avevo postato la mattina in uno dei gruppi di Facebook chiedendomi se fossi proprio io ad averlo fatto.

E’ bello essere parte della grande famiglia della Route 66, ogni piccola cosa che fai per raccontare al mondo la Mother Road diventa importantissima.

Nel viaggio verso est c’è sempre spazio per una sosta a Glenrio da Jerry, al Russel Center, uno splendido museo dell’automobile pieno zeppo di bellissimi cimeli tra i quali le più belle automobili d’epoca che si incontrano lungo la Mother Road.

Mi ero fermato da Jerry anche lo scorso anno, è sempre piacevole incontrarlo e scambiare due chiacchiere con lui.

Gli ho lasciato una foto con tutte le splendide persone della Route 66 che ho incontrato negli anni passati ed ho ripreso il viaggio verso Shamrock.

Tovaglietta_misura_da_Sito_con_foto2(bordo bianco più fino) - FRIENDS OF ROUTE 66

Le soste a queste parti sono un classico dei viaggi lungo la Route 66: Glenrio, la ghost town, Adrian ed il Midpoint Cafè con la sua ugly crust pie, il Cadillac Ranch, che dopo 5 volte finalmente l’ho trovato completamente asciutto senza le odiose pozzanghere intorno alle automobili, e poi altre soste per rivedere gli splendidi cimeli di questa parte del Texas.

Sono arrivato al Western Motel nel tardo pomeriggio giusto in tempo per vedere lo splendido tramonto i cui colori avvolgevano l’imponente U-DROP INN, il monumento di questa piccola comunità texana posto proprio davanti al motel.

La mia stanza infatti era esattamente davanti alla struttura.

Il titolare del motel, che è tra le mie amicizie di Facebook da un po’, mi ha riservato la stanza davanti alla struttura, un altro gesto molto carino da parte della splendida gente della Route 66.

Al mio arrivo non c’era, ma ci siamo parlati al telefono mentre ero nella lobby.

La serata anche qui è stata lunga, illuminata dalle splendide luci verdi del U-DROP INN; era tanto che volevo vederlo di notte, e questa volta piuttosto che ad Amarillo come negli anni passati, ho appunto scelto di fermarmi qui a Shamrock.

E scelta migliore non potevo fare.



Le “dirette” video

Russel’s Truck & Travel Center (Glenrio, New Mexico)

 

U-DROP INN (Shamrock, Texas)

 

Cadillac Ranch (Amarillo, Texas)

 

Giant Cross (Groom, Texas)

 

Phillips 66 Gas station McLean (Texas)

 

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Tratto Abilene – Tucumcari
Data 27 Agosto 2019
Hotel The Blue Swallow Motel
Km Percorsi 571,3

 

Abilene è stata semplicemente una tappa per spezzare il lungo viaggio dal sud degli USA fino alla Route 66; la vecchia highway, infatti, mi avrebbe accompagnato da Tucumcari a Chicago.

Era la quinta volta che percorrevo il tratto est della Mother Road.

Abilene è una città caldissima, alle 21 c’erano ancora più di 40 gradi, ma il giorno della partenza pioveva e faceva freddo.

Non esistono mezze misure da queste parti.

Il viaggio è stato lungo, abbiamo attraversato piccole comunità tipiche della zona, piccoli agglomerati urbani che sembravano usciti da un restyling di vecchi films western.

Man mano che mi avvicinavo a Tucumcari l’emozione saliva.

Sarebbe stata la mia sesta volta nella piccola cittadina del New Mexico, un posto che adoro e che per me è la sintesi perfetta di tutto quello che rappresenta la Route 66.

Sono arrivato a Tucumcari sia da est che da ovest, ma mai da sud.

La Tucumcari Mountain, in mezzo alle sterminate praterie, si ergeva davanti a me quasi a darmi il benvenuto, pochi km prima di arrivare in città.

Come sempre ho seguito i miei consueti rituali: ho scelto una canzone tratta dalla colonna sonora di Cars, “Find yourself” di Brad Paisley questa volta, una canzone che trovo perfetta per descrivere le sensazioni che provo quando viaggio lungo la vecchia highway, ed ho acceso la telecamera per riprendere il mio arrivo al motel che amo più di tutti: il Blue Swallow.

Anche qui, al Blue Swallow sarebbe stata la mia sesta volta.

Ho parcheggiato, come lo scorso, anno di fianco al motel, imitando perfino i gesti ed il percorso per attraversare la strada.

Ero emozionato, nonostante ormai qui sia di casa.

Nella Lobby mi accoglie Nancy con un abbraccio; è indescrivibile la sensazione che provo ogni volta che entro nel Blue Swallow.

Chiacchieriamo un po’ e poi, anche quest’anno, svela una piacevolissima sorpresa.

Al posto della stanza numero 5 che avevo prenotato, Nancy e Kevin ci regalano la Lillian Redman Suite, la stanza più grande, più bella dedicata a Miss Lillian, la storica, indimenticata, proprietaria del motel.

Sorpresa più bella non potevo avere, un bellissimo gesto da parte di Nancy e Kevin, davvero due splendide persone.

Comincio a fotografare la stanza prima di disfare le valigie, e registro la consueta “diretta video” partendo dalla preghiera che Miss Lillian faceva trovare in ogni stanza ai viaggiatori della Route 66.

Sembravo tarantolato, saltavo da una parte all’altra della stanza, dentro e fuori, cercando di accumulare più foto possibili.

Mentre ero fuori ad immortalare ancora il bellissimo neon incontro Kevin che saluto con un abbraccio.

E’ davvero bello essere di nuovo al Blue Swallow Motel, nella “mia” Tucumcari.

Passo un po’ di tempo nella lobby ascoltando i racconti di Nancy e Kevin sul loro futuro e sulla loro volontà di avvicinarsi al resto della famiglia.

Nel motel soggiornano anche dei ragazzi ai quali, tramite Facebook, avevo dato qualche suggerimento per il loro viaggio sulla Route 66 e con loro trascorriamo una piacevole serata cenando al Pow Wow.

Usciti dal ristorante a notte fonda mi sono riappropriato della mia passione per quella strada e per le luci del motel e delle altre attività limitrofe.

Armato di cavalletto e macchina fotografica comincio a scattare un’infinità di foto cercando prospettive diverse dalle volte precedenti.

È stata una bellissima giornata, densa di emozioni come solo la Route 66 sa regalare, una giornata condita da piacevoli sorprese e dall’affetto di Nancy e Kevin.

Ho cercato di prolungarla oltremodo uscendo di nuovo in strada, a notte fonda, dopo aver montato le dirette video al pc.

Quando sono a Tucumcari ed al Blue Swallow il tempo non basta mai.



Le “dirette” video

Il Blue Swallow Motel

Tucumcari

Route 66. “I am Route 66”

Pubblicato: ottobre 2, 2019 in Route 66

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Più o meno un anno fa il fotografo americano Jim Livingston ha dato vita ad un progetto volto a mettere in evidenza la gente della Route 66, sia coloro che vivono e lavorano lungo la vecchia highway, e che la rendono tutt’oggi una straordinaria meta di viaggio sognata in tutto il mondo, sia coloro che la percorrono.
Il progetto prevede una foto e la risposta a 3 domande:

I am
I regret
Before I die

Sono stati davvero tanti i “ritratti” realizzati da Jim che hanno visto coinvolte le bellissime persone della Route 66.

Il sito che raccoglie le foto e tante altre informazioni sul progetto e sulla Route 66 è questo:

https://www.iamrt66.com/

Il sito di Jim invece è questo:

jimlivingstonart.com

Con tutti i ritratti verrà creata una serie dei libri.

Jim mi ha chiesto se volevo far parte del progetto ed io, da grande appassionato della Route 66, ho ovviamente accettato con entusiasmo.

Ho fatto la foto, ho risposto alle domande e gli ho mandato il tutto.
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Tra gli emblemi più rappresentativi della US Highway 66 un posto di rilievo lo hanno i motels storici e tra questi il Blue Swallow è senza dubbio il più famoso.

Ho dormito 6 volte consecutive al Blue Swallow, il mio motel preferito della vecchia highway.

Lo è per la sua storia, per Miss Lillian Redman, la storica proprietaria il cui altruismo ha superato i confini del tempo.

Lo è per il suo aspetto così terribilmente romantico, esattamente come la strada che lo ospita.

E lo è per merito di Nancy e Kevin Mueller, i proprietari, due persone straordinarie che non solo hanno riportato il motel ai fasti del passato, ma accolgono ogni viaggiatore con il calore tipico degli anni in cui la Route 66 era la “Main Street of America”.

Questa volta Nancy e Kevin mi hanno voluto regalare la Lillian Redman Suite, la stanza più grande e più bella dedicata, appunto, alla indimenticata Miss Lillian.

Viaggiare più volte lungo la Route 66, mi ha permesso di approfondire le sue meravigliose storie ma soprattutto mi ha permesso di stringere bellissime amicizie, come quella con Nancy e Kevin.

In questo video forniamo qualche dettaglio storico dello splendido motel.


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Ci si interroga spesso sul futuro della Route 66.

Come diventerà fra 10, 20 anni?

Esisterà ancora?

Ci saranno abbastanza fondi per conservarne un po’ di più del semplice ricordo?

La Route 66 è una strada storica lunghissima e per questo difficile da mantenere.

Ogni anno vengono destinati dei fondi federali dedicati alla conservazione dei cimeli della Route 66, scegliendoli tra un lotto di candidati.

Ma molto viene fatto con le donazioni private, con le raccolte fondi che gli appassionati della Route 66 avviano con discreta frequenza.

Tuttavia questi sforzi potrebbero non bastare.

Come sarà quindi il futuro della Route 66?

Personalmente, conoscendo un po’ la propensione degli americani al business, sono sempre stato dell’idea che nel momento in cui si fossero accorti dell’enorme potenziale della Route 66, l’avrebbero trasformata in un lungo parco giochi facendole perdere un po’ del suo fascino.

Ultimamente tuttavia, si sta silenziosamente facendo strada un nuovo pericoloso fenomeno, che un po’ con la propensione al business c’entra.

E’ un fenomeno che, a mio parere, se non tempestivamente arginato può determinare la fine della Route 66, almeno di come oggi la conosciamo.

Mentre ero in viaggio lungo la Mother Road ho assistito ad un veemente dibattito su Facebook, un dibattito del quale in prima battuta non ne ho colto le ragioni.

Il giorno dopo, a colazione la mia amica Penny mi ha chiarito gli scenari che hanno portato a quella discussione.

In sintesi, sembra che ci sia un largo attacco alle insegne storiche della Route 66, per ora pare solo in New Mexico, ma nulla esclude che il fenomeno possa estendersi.

Si tratta dell’acquisizione, da parte di privati, di quegli splendidi cimeli che si incontrano lungo la Strada per realizzare dei musei dedicati alla Mother Road.

Si profila quindi come un pericoloso fenomeno che avrebbe la conseguenza di cancellare per sempre il  passato della US Highway 66.

Le insegne sono tra gli emblemi della Route 66, tra cimeli che più di altri ci raccontano cosa è stata la Mother Road.

Sono quindi preziose, non si possono sradicare dal loro contesto naturale per essere relegate all’interno di un asettico museo.

Già alcune delle insegne più belle sono state acquistate e quindi rimosse dalla loro sede; alcune le conosco molto bene avendole fotografate decine di volte.

Qualora non si ponesse fine a questo fenomeno, il destino della Route 66 lo vedo segnato.

Che senso avrebbe percorrere una strada “nuda”?

Percorrere la Route 66 senza le sue insegne non potrà mai essere la stessa cosa.

Magari molti non se ne accorgeranno, i più distratti o i “turisti” della Route 66, ma per gli appassionati tutto ciò è devastante.

Fortunatamente il popolo della Route 66 si sta massicciamente mobilitando per richiamare l’attenzione di tutti, nel tentativo di arginare questo pericoloso fenomeno.

Spero riescano nel loro intento e fermino questo assurdo “disboscamento” della Route 66, prima che muoia per la seconda volta.

p.s.: l’insegna in foto, quella del Grants Cafè di Grants in New Mexico, è stata recentemente vittima di questo assurdo fenomeno.

17 - Chicago - Italia


2 Settembre 2019. Deep South & Route 66: “Chicago – Italia”

Il diario di viaggio si chiude qui, da casa.
E’ un primo bilancio a caldo, con il jetlag in costante agguato.
È stato un bellissimo viaggio, molto articolato, che ha spaziato dai diritti civili, difesi fino all’estremo sacrificio da Martin Luther King, alla schiavitù vista dal lato opulento dei padroni e da quello silenzioso degli schiavi.
Ed è incredibile come il canovaccio sia sempre lo stesso, nei secoli dei secoli.
Non far sapere la reale condizione degli schiavi ed anzi diffondere notizie sulla loro felicità permetteva, a chi beneficiava della loro manodopera, di perseverare.
Le piantagioni quindi, splendide nello sgargiante vestito dei signori, squallide ed amare quando il vestito era quello degli schiavi.
E poi la villa dell’800 dove abbiamo dormito.
Così bella da lasciare senza fiato.
La colazione servita insieme agli altri ospiti, il manager prodigo di consigli ed ammirato dal nostro paese di provenienza.
La stupenda palude di New Orleans, un luogo selvaggio, popolato da animali selvatici ed insetti pericolosi.
New Orleans stessa, bella come non mi aspettavo, ma calda ed umida oltre le mie aspettative.
La musica di Nashville, Memphis e New Orleans, così lontana dai miei gusti ma che questo viaggio l’ha fatta sentire un po’ mia.
Elvis e la sua Graceland mi hanno commosso, restituendomi l’immagine di un re umano, molto più di quello che potevo immaginare.
La potente, enorme influenza che ha avuto sulla musica, anche e soprattutto sulla “mia”, e sul costume del mondo intero hanno ovviamente oscurato un affascinante e commovente lato umano.
Ed anche Johnny Cash, che conoscevo solo di nome, ma che grazie a questo viaggio ho scoperto di amare (prima di partire avevo visto “Walk the line”, il film, e l’ho rivisto molto più consapevolmente sul volo di ritorno).
Ho anche acquistato un suo 45 giri al Sun Studio di Memphis, altra tappa bellissima.
E poi la NASA di Houston, il sogno di ogni bambino.
Vedere cosa l’uomo è in grado di fare quando le condizioni in cui deve operare sono essenziali e non lasciano spazio alla ridondanza, fa riflettere.
La storia del Texas con Alamo a San Antonio, l’orgoglio di ogni texano arriva da li.
E poi lei, la “mia” Route 66.
Di lei non parlerò, perché sarei di parte e finirei per ripetermi.
Voglio tuttavia parlare ancora della sua gente, del popolo della Route 66, raccontando cosa ha fatto, ancora una volta, per noi.
Ho preso ancora di più la consapevolezza che dopo 5 volte che l’ho percorsa (4 interamente più la parte est di quest’anno) e le tante foto che posto continuamente nei tanti gruppi di Facebook, non posso più passare inosservato.
Sono seguito e coccolato ed è una splendida sensazione.
Viaggiare ed essere atteso, viaggiare verso il sorriso e la disponibilità di un amico.
Il popolo della Route è fantastico.
Al Blue Swallow Kevin e Nancy mi hanno regalato la Lillian Redman Suite, un sogno per me che adoro quel motel e Miss Lillian.
E poi ancora una targa del loro motel in regalo dopo che hanno saputo di un mio imminente progetto.
Al Western Motel di Shamrock il titolare, al telefono, mi ha informato di avermi riservato la stanza proprio davanti al loro monumento: l’U-DROP INN.
O al Desert Hills di Tulsa dove al check out il titolare mi ha regalato un cuscino con lo splendido neon serigrafato sopra.
E Penny, una mia amica di Facebook che ho incontrato per la prima volta che mi ha invitato a colazione in uno dei diners più belli della zona, un posto da veri roadies, vietandomi, la prossima volta che sarò li, di prenotare motels, perché mi ospiterà a casa sua, a Springfield (Il).
La sua amica, che realizza splendide magliette della Route 66, ne ha regalata una a me ed una a mia moglie.
Tutto ciò lascia senza parole.
Tutto ciò accresce il mio amore per quella strada e per la sua gente.
No, della Route 66 in questa conclusione del diario non ne voglio parlare.
Non ce n’è bisogno.
Preferisco lasciare la scena a loro, alla gente della Mother Road.
Nessuno la saprebbe descrivere meglio.

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Linda della Blue Whale

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Connie del Wagon Wheel Motel

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Con Penny ed il proprietario del Motorheads Grill

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Il mitico John Hargrove di Arcadia

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Con Holly e Tully del Launching Pad Drive In

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Con Nancy e Kevin del Blue Swallow Motel di Tucumcari (NM)

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Marie e Penny

 

16 - Carlinville - Chicago


1 Settembre 2019. Route 66: “Carlinville – Chicago”

Il tempo lungo la Route 66 non basta mai, le giornate sembrano volare via.

Dopo colazione ho lasciato la splendida Carlinville in direzione est, per l’ultimo intenso tratto della Mother Road.
Subito la Turkey Tracks di Nillwood, lungo lo splendido tratto pre 1930, e soprattutto lei: la Auburn Brick Road, la bellissima strada in mattoni rossi.
Ma c’era un appuntamento a cui, questa volta, non potevo mancare ed era con Penny una spledida persona della Route 66 con la quale mi sarei già dovuto incontrare lo scorso anno ma, per via del poco tempo a disposizione, il giorno nel quale percorsi questo tratto l’incontro saltò.
L’appuntamento era per stamattina in un diner di recente costruzione ma dalle straordinarie ambizioni: il Motorheads di Springfield.
Un diner molto bello, grande, in continua evoluzione e dove si mangia bene.
C’è anche un museo che raccoglie tanti cimeli della Route accanto al locale.

Incontrarsi di persona dopo essersi conosciuti su Facebook è sempre emozionante. Sembra di conoscersi da anni anche se non ci si è mai incontrati.
Abbiamo trascorso una piacevole ora mangiando e chiacchierando della Route e della sua gente.
Avrei potuto stare di più, ma la strada da percorrere era tanta ed il tempo, come sempre, sulla Route non basta mai.
Abbiamo ripreso il viaggio incrociando le bellissime icone che questo tratto della vecchia highway custodisce.
L’Illinois a mio parere ha le più belle stazioni di servizio della Route 66, e rivederle, anche se per la quinta volta, è davvero sempre una gioia per gli occhi e per il cuore.
E poi ancora il Gemini Giant, uno dei più famosi muffler men della Route 66, con il suo Launching Pad Drive In riaperto da poco come diner.
Anche qui la splendida magia dell’incontro dopo l’amicizia virtuale di Facebook si è ripetuta.
Holly la proprietaria del locale, assieme al compagno, è da un po’ tra le mie amicizie di Facebook ma non ci eravamo mai incontrati prima.
Vedendomi girovagare nell’area dedicata al gift shop, si è avvicinata chiedendomi di dove fossi, ed è allora che le detto chi ero e se si ricordava di me.
È stato un altro bell’incontro.
E poi… E poi ho salutato ancora una volta la “mia” Route 66, il viaggio è giunto al termine.
Ma ormai so che è solo un arrivederci.
Non riesco a stare lontano per troppo tempo da questa strada e dalla sua gente.

 

15 - Cuba - Carlinville


31 Agosto 2019. Route 66: “Cuba – Carlinville”

Il Wagon Wheel è un bellissimo motel, una pietra preziosa della Route 66 incastonata nel verde Missouri.
Ti sembra di stare in montagna per via della sua forma particolare e, questa volta, anche del tempo fresco e nuvoloso.
Dopo una piacevole chiacchierata con la simpatica Connie, la proprietaria del motel, abbiamo fatto una veloce visita ai vicini Bob’s Gasoline Alley e Fanning 66 Outpost, con la sua enerme sedia a dondolo, prima di metterci in viaggio pronti a lasciare il Missouri ed entrare nell’ultimo stato per chi, come noi, sta percorrendo la Route 66 verso est: l’Illinois.
L’est della Route 66 è la parte che preferisco, per il paesaggio e per la sinuosità della strada che si nasconde nei boschi, una combinazione che la rende romantica, dolce, irresistibile.
Entrati in Illinois ci fermiamo al Twistee Treat, un bellissimo locale in stile anni 50 dove fanno degli ottimi hamburger, sicuramente i più buoni mangiati quest’anno.
E poi una tappa immancabile, quella dal grande Rich all’Henry Rabbit Ranch.
È sempre bellissimo fermarsi li, chiacchierare con lui mentre i suoi simpatici conigli ci guardano sonnecchianti.
Rich è una bellissima persona della Route 66.
Il tragitto oggi era piuttosto breve, la Route 66 ci avrebbe condotto nella bellissima Carlinville, una cittadina che si trova sul vecchio tratto della Route 66, quello che dopo gli anni 30 sarebbe stato sostituito con uno più ad est, verso Litchfield, dove si trova l’Ariston Café, uno dei ristoranti storici più famosi della vecchia highway.
E proprio l’Ariston Café, prima di questo spostamento di percorso, si trovava a Carlinville, sulla sua bellissima piazza.
Domani affronteremo l’ultimo tratto della Mother Road, un tratto molto bello e denso di cimeli.

 

14 - Tulsa - Cuba


30 Agosto 2019. Route 66: “Tulsa – Cuba”

Cominciano a mancarmi le parole per descrivere cosa sia realmente la Route 66.
Credo di averlo scritto in ogni modo.
La Route 66 non è il diner, non è la gas station arrivata a noi dagli anni 30 e men che meno lo scudetto sull’asfalto.
La Route 66 è la sua gente.
Persone speciali che costantemente ti fanno sentire a casa tua.
Stamattina al Desert Hills di Tulsa, il motel dove avevo dormito, al check out la titolare mi ha chiesto conferma del numero della stanza dopodiché ha allungato verso di me le sue mani che tenevano un piccolo cuscino con sopra lo stemma del loro motel e la sua bellissima insegna al neon.
Resto senza parole per quel gesto cosi carino ed inaspettato.
La giornata meglio di così non poteva iniziare.
Ho passato un po’ di tempo a Tulsa stamattina, a fotografare le sue icone legate alla Mother Road, alcune ci arrivano da un tempo lontano, altre sono piuttosto recenti, come la splendida scultura in ferro a forma di scudetto della Route 66, inaugurata meno di un anno fa, o il muffler man “space cowboy” che ha solo qualche mese.
È buon segno che in città grandi come Tulsa si pensi alla vecchia highway.
L’immancabile tappa successiva è la Blue Whale di Catoosa della mia amica Linda.
Siamo in contatto su Facebook da tanti anni e ci siamo incontrati due anni fa.
Fu un incontro molto divertente.
Stamattina ero li alle 10, il cancello era aperto ma nel gift shop non c’era nessuno.
Dopo qualche minuto è arrivata Linda, mi ha visto e mentre apriva la porta del locale mi ha chiesto di dove fossi.
Non mi aveva riconosciuto.
A quel punto le ho detto sorridendo: “sono Franco non mi ricosci?”
Ha realizzato subito ed è venuta verso di me per abbracciarmi.
Abbiamo trascorso un bel po’ di tempo a chiacchierare di tutto: del passato e del futuro della Blue Whale, di lei, dei miei viaggi sulla 66 e dei personaggi improbabili che spesso capitano li.
Davvero una splendida mattinata.
Dopo i saluti ho proseguito verso est, sotto una pioggia intermittente.
Uno stop alla sempre bellissima Ribbon Road di Narcissa, al Cars on the Route di Galena, al Gay Parita di Paris Spring in Missouri hanno scandito la mia giornata.
Giornata conclusasi con una visita a vecchi cimeli di questo tratto della Route 66: lo Stonydell Resort, il pozzo artesiano che con la sua freddissima acqua ne alimentava la  piscina ed il John’s Modern Cabins.
Ed ora sono qui nello splendido Wagon Wheel Motel di Cuba, in attesa che spiova per scattare, ancora una volta, centinaia di foto alla struttura illuminata da bellissimi neon.

 

 

 

13 - Shamrock - Tulsa


29 Agosto 2019. Route 66: “Shamrock – Tulsa”

Stamattina l’alba a Shamrock era bellissima, di quelle che solo la Route 66 sa regalare.
Non potevo quindi non scendere in strada presto ed immortalarla con la solita quantità infinita di scatti.
l’imponente U-DROP INN aveva ancora i neon accesi, sa di essere bello e ce la metteva tutta per fornirmi le pose migliori.
Dopo una piacevole visita al gift shop ed al diner del U-DROP INN, siamo partiti in direzione est.
La tappa più importante per me era quella alla tomba di Lucille Hamons, la Mother of the Mother Road, una delle figure più amate dal popolo della Route 66, ed anche da me.
Ho letto tanto su di lei ed è sicuramente una delle persone che mi sarebbe piaciuto conoscere.
Prima però mi sono fermato ancora alla sua bellissima gas station, ho controllato la presenza dei miei adesivi attaccati lo scorso anno e ne ho attaccati di nuovi.
Ed ovviamente ho scattato le solite tantissime foto.
Sono passato ancora una volta da John Hargrove di Arcadia, uno straordinario artista che ho incontrato altre due volte in occasione dei miei precedenti viaggi lungo la Route 66.
Sono arrivato a Tulsa di sera, con lo splendido neon del Desert Hills gia acceso.
È uno dei più belli della Mother Road, ed ovviamente mi ha catturato tenendomi prigioniero dei suoi colori per un bel po’.
Sono giornate queste che vorrei non finissero mai.