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Jerry

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Il mio secondo incontro con Jerry McClanahan (Chandler, OK), un artista famoso tra gli appassionati della Route 66 per la sua “EZ 66 for Travelers”, la guida definitiva per percorrere la Route 66.



 

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Tratto Williams – Holbrook
Data 18/08/2018
Hotel Wigwam Motel
Costo 69,00$
Km Percorsi 295

 


Riprende il viaggio lungo la US Highway 66 dopo il giorno di pausa al Grand Canyon.

La tappa di giornata era Holbrook ed il suo irresistibile Wigwam Motel.

In mattinata ho ricevuto il benvenuto del proprietario del motel attraverso un gruppo Facebook dedicato alla Mother Road, un bel modo per cominciare la giornata e per sentirsi parte di una splendida comunità.

Attraverso il sempre affascinante tratto sterrato di Parks sono arrivato a Flagstaff e da li ho lasciato ancora la 66 per andare verso Sedona.

C’ero già stato nel 2014, durante uno dei miei viaggi lungo la Route 66, ma mia moglie no ed era quindi l’occasione per farci un salto.

Non è il genere di posto che mi piace vedere, a parte le indiscutibili bellezze paesaggistiche (il contrasto tra il rosso della terra ed il verde della vegetazione è straordinario), ritengo la cittadina troppo “fighetta” per i miei gusti.

Dopo aver consumato un gelato a pranzo, abbiamo ripreso il cammino verso Flagstaff dove abbiamo riagganciato la 66.

Non è uno dei tratti più belli quello che conduce a Holbrook.

Di fatto c’è solo I40 con le uscite verso le icone più famose di questa zona.

Il Twin Arrows Trading Post, il sinistro Two Guns Trading Post, Winslow ed infine il Jack Rabbit Trading Post, con il suo iconico cartello “Here it is”, l’enorme coniglio dove gli americani amavano farsi fotografare da piccoli ed il locale gestito da Cindy e Tony, due persone davvero cordiali.

La storia del Trading post è affascinante e da l’idea della fantasia del popolo della Mother Road ai suoi tempi d’oro.

A partire da Springfield (MO), lungo tutto il percorso della Mother Road fino a Joseph City (AZ), ai bordi della strada erano molto frequenti dei cartelli gialli con un coniglio nero.

Un modo per attirare l’attenzione e suscitare curiosità.

Arrivati al Trading Post ci si imbatteva nello stesso cartello, molto più grande, con il medesimo coniglio e la scritta “Here it is”, eccolo qui.

Geniale.

Ho passato diverso tempo all’interno del locale chiacchierando con Tony e Cindy, ascoltando le storie del loro trading post e parlando, come sempre, delle altre persone appassionate della Mother Road di cui condividiamo la conoscenza.

Dopo l’immancabile foto insieme, ho lasciato anche a loro i miei adesivi ed ho ripreso il cammino verso Holbrook, cercando di arrivare prima del tramonto.

Il cielo era spettacolare ed il tramonto a Holbrook è solitamente mozzafiato e quindi ci tenevo ad arrivare in tempo per fare un po’ di foto.

Ma poco dopo il trading post, lungo quel brevissimo tratto di vecchia 66 che conduce all’ingresso con la I40, una pattuglia della polizia mi ferma.

È la prima volta che mi succede lungo la Route 66 e questo contravveniva alla mia convinzione che queste cose sulla 66 non succedono.

Sono stato fermato un’infinità di volte in passato, ma sempre sulle odiate Interstates.

Ero convinto di aver superato i limiti di velocità, era un tratto isolato quello che stavo percorrendo e volevo arrivare al più presto a Holbrook.

Ma dopo la consueta verifica dei documenti, il poliziotto, un tatuatissimo individuo le cui origini native americane erano evidenti, mi ha chiesto se fossi consapevole della mia infrazione.

Ho risposto di no ed allora lui, con estrema cordialità, mi informava che stavo viaggiando troppo in mezzo alla carreggiata andando spesso dalla parte opposta.

Nessuna multa comunque, mi ha lasciato andare con la raccomandazione di mantenere la destra.

Arrivato finalmente a Holbrook, dopo aver salutato il gestore e ritirato le chiavi del Wigwam numero 9, mi sono fiondato immediatamente fuori per fotografare uno dei tramonti più belli che abbia mai visto.

Il sole aveva acceso il cielo infiammandolo con i suoi meravigliosi colori ed i coni del Wigwam Motel restituivano un’immagine mozzafiato.

Sono rimasto fuori fino a notte fonda scattando un’infinità di foto che comunque non riescono ad avvicinarsi alla bellezza di quel tramonto visto dal vivo.

La giornata si è chiusa con i soliti rituali: copia delle foto sul pc, scrittura del live e risposta ai messaggi su Facebook.

Dormire al Wigwam Motel è come sempre un’esperienza da vivere se ci si vuole per davvero calare nell’atmosfera magica della US Highway 66.

Se non lo si fa, si è solo turisti.


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Tratto Williams – Grand Canyon – Williams
Data 17/08/2018
Hotel El Rancho Motel
Costo 189,94$ (2 notti)
Km Percorsi 323

 

Ed è arrivato il momento di salutare i nostri amici di Roma.

Proseguiranno verso i parchi dello Utah, mentre noi continueremo sulla 66 in direzione est.

Ma è anche arrivato anche il momento di interrompere temporaneamente questo viaggio lungo la Mother Road per una breve deviazione verso il Grand Canyon.

Ho visitato due volte il parco in passato.

Nel 1996 in viaggio di nozze arrivando da Las Vegas a bordo di un piccolo aereo e due anni dopo in macchina.

Erano passati quindi esattamente 20 anni dall’ultima volta.

Non avevo aspettative particolari, ricordavo il parco e la sua straordinaria bellezza, anche se stavolta, complice l’eccessivo affollamento di turisti (in prevalenza italiani) la mia visita è stata meno coinvolgente delle precedenti.

I gusti cambiano negli anni, ed ultimamente sono molto più attratto dalle storie della vecchia Highway 66 piuttosto che dalla straripante bellezza di un parco naturale.

Ed il caos, come dicevo, non ha aiutato.

Ormai i parchi, soprattutto in agosto, somigliano sempre più a località turistiche delle nostre parti, dove fai fatica a ritagliarti uno spazio.

Siamo rimasti fino al pomeriggio, passeggiando ai bordi del canyon e scattando qualche foto, prima di riprendere la strada verso Williams.

La serata si è chiusa con una pizza allo Station 66 Italian Bistro.

Di solito evito di mangiare cibo italiano, o presunto tale, quando sono negli USA, ma già cominciavo a vacillare sotto l’assedio di hamburger, patatine fritte ed affini ed abbiamo quindi optato per una pizza che devo dire non era male anche se pagata a peso d’oro.

Del resto eravamo a Williams, la cittadina più “fighetta” della Route 66.


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Tratto Kingman – Williams
Data 16/08/2018
Hotel El Rancho Motel
Costo 189,94$ (2 notti)
Km Percorsi 225

 

La giornata è cominciata con una colazione da Mr. D’z; le mie solite ash browns, bacon e 2 uova.
Adoro ash browns e bacon, esagero sempre quando sono da queste parti.

La giornata prevedeva uno spostamento molto breve, da Kingman a Williams, circa 200Km, ed era incentrata intorno all’incontro con Angel Delgadillo, il mio terzo con il “Guardian Angel of Route 66”.

Avevo mandato una mail dall’Italia per avere la certezza di incontrarlo e la conferma c’era, Angel mi avrebbe incontrato con piacere, ma il giorno del mio arrivo a Seligman presentava qualche difficoltà poichè avrebbe avuto un’intervista con una tv belga.

Angel è sempre di più una celebrità.

Il Giganticus Headicus, una realizzazione molto recente nata sulle ceneri del Ranchero Motel, un vecchio motel della zona (Antares, AZ), e l’immancabile Hackberry General Store sono state le tappe di avvicinamento a Seligman.

Al mio arrivo all’Hackberry General Store, ho visto avvicinarsi una persona che non conoscevo, che mi ha teso la mano per salutarmi chiamandomi per nome.
Era Ruben uno dei miei amici di Facebook che vive da quelle parti.
Aprirà a breve anche lui qualcosa legato alla Route 66, proprio vicino al General Store e mi sono offerto di divulgare la notizia non appena sarà pronto.

L’Hackberry con il suo modo eccentrico di presentarsi al viaggiatore è sempre irresistibile.

Fu riportato in vita da una delle figure leggendarie della Mother Road, Bob Waldmire, l’artista hippie che ha trascorso la sua vita lungo la Route 66 e che rilevò agli inizi degli anni 90 quel vecchio locale in rovina  trasformandolo in quello che è ancora oggi.

Quest’anno sotto il portico c’era un musicista che, armato di chitarra elettrica, allietava i viaggiatori con una serie di brani che includeva anche l’immancabile “(Get your Kicks) on Route 66”.
Di fianco a lui, dove per anni ha sostato la splendida Corvette rossa degli anni 50, trovava posto una corvette più moderna verniciata con i colori della bandiera americana.
Ho percorso la Route 66 quattro volte ed ogni volta ho trovato una macchina diversa, segno che la Route 66 è tutt’altro che una strada morta.

Ma gli appassionati della Mother Road queste cose le sanno già.

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Hackberry General Store

Arrivati a Seligman, consumiamo un ottimo hamburger allo Snow Cap, il locale appartenuto al fratello di Angel Delgadillo, Juan, ed ora gestito dal figlio di quest’ultimo che, come il padre, prosegue nell’intento di coinvolgere i “malcapitati” avventori in simpatici scherzi.
E’ l’immagine di Seligman lo Snow Cap, una cittadina goliardica, sopra le righe, una cittadina annientata dal progresso che si è reinventata.

Ed il merito di questa trasformazione è soprattutto sua, di Angel Valadez Delgadillo.
Sono riuscito ad incontrarlo ancora, nonostante in negozio al mio arrivo non c’era.
L’intervista con la tv belga era finita ed Angel era appena andato a casa.

Il siparietto che lo ha riportato in negozio è stato divertente, mentre chiedevo notizie di Angel ad una impiegata del negozio, una sua collega mi invitava a seguirla dietro il bancone.
E mentre indicava una foto attaccata su una porta mi diceva: “ogni volta che apro quella porta vedo la tua faccia. Ti ho riconosciuto dalla foto”.
Era la pagina del mio fotolibro che consegnai ad Angel lo scorso anno e che raccoglieva un po’ di foto fatte insieme.

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La pagina del mio fotolibro

L’incontro è stato, esattamente come i precedenti, estremamente emozionante.

Per me, come per molti altri appassionati della Mother Road, Angel è una leggenda.
Averlo davanti e scambiare con lui quattro chiacchiere è sempre piacevole.
Ho passato un po’ di tempo li con lui, l’ho fotografato ancora mentre tornava a casa in bicicletta, e di nuovo nel pomeriggio mentre correva in strada con al guinzaglio il suo cane.
E mentre correva mi salutava, un uomo di 91 anni che ha lo sguardo e l’entusiasmo di quei bambini che sanno di averla combinata grossa.
Eh si, Angel ha salvato, reinventandola e consegnandola alla leggenda, una strada obsoleta e dimenticata da tutti.

Se ancora oggi percorriamo la Route 66 il merito è suo.

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Angel Delgadillo

Ed infine Williams.

Non ho mai amato questa cittadina nonostante tutto sia appositamente assemblato per piacere.
È ricca, è ruffiana, non ha bisogno della Route 66 per vivere, non riesco a farmela piacere.
Ma era una tappa necessaria perché il giorno dopo sarei dovuto tornare al Grand Canyon.
Con i nostri amici di Roma ceniamo al Cruiser’s Route 66 Cafe, prima di concludere una splendida giornata.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La mia gas station preferita lungo la Route 66.
La casa, la stazione di servizio di Lucille Hamons, la “Mother of the Mother Road”.



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Un diner gestito da Masel, una bravissima artista ed anche un’ottima cuoca.
Il suo hamburger è stato votato il migliore dell’Oklahoma.
Si trova nella ghost town di Texola, uno stop obbligato per tutti i viaggiatori della Mother Road.



 

 

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Tratto Barstow – Kingman
Data 15/08/2018
Hotel El Trovatore Motel
Costo 81,60$
Km Percorsi 433

 


E’ già tempo del “deserto terribile e luminoso”, come lo definiva Steinbeck nel suo “Furore”.

Pur amando follemente l’est della Route 66, quello del deserto del Mojave è un tratto che ho sempre aspettato con emozione per tutto il viaggio; stavolta arrivava all’inizio.

Il Roy’s, il Bagdad Cafè, la striscia di asfalto che non riesci a vedere dove vada a finire, sono tutti tasselli che messi insieme rendono questo pezzo di Route 66 terribilmente emozionante.

E’ un tratto carico di storia, un tratto temuto ai tempi della Grande Depressione e del Dust Bowl.

Ogni tanto nel viaggio verso il Roy’s si incontrano piccoli cumuli di macerie, evidenti segnali che un tempo in quei luoghi estremi c’era vita, piccoli agglomerati di case dei quali oggi resta solo un nome.

Klondike, Bagdad, Siberia, nomi improbabili, quanto la possibilità stessa di viverci.

Al Roy’s ci aspettavano i nostri amici di Roma con i quali abbiamo percorso un tratto di Route 66 fino a Williams.

Il Roy’s.

Adoro questo posto, adoro la sua iconica insegna, il suo aspetto così sinistro, seppur negli anni un po’ “annacquato” da tentativi di renderlo più “friendly”, includendo la vendita di gadgets all’interno del Cafè.

Ma è comunque un posto che amo terribilmente.

Il tratto desertico dopo Chambless è interrotto fin dalla primavera del 2017 a causa di un flash flood che ha distrutto alcuni vecchi ponti, quindi all’altezza dei Guardian Lions sono stato costretto a prendere la Kelbaker Rd. verso la I40 e da li uscire a Fenner.

E’ un tratto tormentato quello del deserto del Mojave.

Delle 4 volte che ho percorso la Route 66 sono riuscito ad attraversarlo solo 2.

Per fortuna, comunque, la Goffs Rd, il tratto tra Fenner e la US 95, colpito anch’esso quest’anno  da un flash flood, era stato da poco riaperto.

E poi una Oatman deserta, popolata solo dai suoi immancabili muli, dopo la quale, più o meno a metà della Bloody 66, sono riuscito finalmente ad individuare la “Shaffer Spring Bowl”, una vecchia sorgente d’acqua carica di storie di pionieri dell’automobile.

Avevo dei riferimenti gps sbagliati e trovarla, venendo da ovest, non è stato semplice poiché la piccola sorgente è nascosta dietro ad una curva.

La splendida giornata si è conclusa con un piacevole incontro con due ragazzi del mio gruppo Facebook, anche loro in viaggio per un tratto di Route 66 verso est, e con un’ottima cena al Rutherford Family Diner, di gran lunga migliore del più famoso Mr. D’z.

Il deserto era alle spalle, di solito le altre volte ero ormai quasi alla fine di un meraviglioso viaggio, stavolta ne ero all’inizio.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Una delle persone più amate, un artista che realizza gioielli con la vernice del Cadillac Ranch, è Bob Lile di Amarillo (Texas)



 

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Tratto Los Angeles – Barstow
Data 14/08/2018
Hotel Route 66 Motel
Costo 56,19$
Km Percorsi 274

 E finalmente parte il mio quarto viaggio lungo la Mother Road.

L’inizio è splendidamente raccontato da una piacevole colazione da Mel’s con Ian del 66-TO-CALI.

Il locale è aperto da poco ed è posizionato all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic, l’inizio/fine della Route 66 per tanti anni.

Non poteva quindi esserci inizio migliore.

Gli incontri sono continuati con la famiglia Mele nello storico Bono’s Restaurant, uno degli incontri più belli del viaggio e dopo il solito, interminabile Foothill Blvd., è cominciata la Route 66 che piace a me.

E’ bello lasciarsi trasportare dolcemente dai saliscendi della vecchia highway, il preludio perfetto di tratti ancora più intensi ed emozionanti che avrei incrociato più avanti durante il viaggio.

Ma anche da queste parti, prima del deserto, la strada regala splendide sensazioni di pace e di libertà.

Il caos è ormai alle spalle e guidare da Victorville in avanti è davvero uno spettacolo.
Ero di nuovo a “casa”, lungo la mia US Highway 66.


 

Glenrio

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Un tempo era una comunità fiorente, oggi è una ghost town.
Al confine tra Texas e New Mexico si incontra quello che resta della storica comunità di Glenrio.