Archivio per la categoria ‘Route 66’

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Tratto Springfield (IL) – Chicago
Data 27/08/2018
Hotel Super 8 O’Hare Elk Grove
Costo 199,99$ (2 Notti)
Km Percorsi 343

Il fascino della Route 66 nelle grandi città si perde, diventa una strada qualunque.

Le nuove denominazioni che le sono state attribuite all’interno dei grandi agglomerati urbani le fanno perdere perfino la sua identità.

Ed anche a Springfield questa regola è confermata.

Il Route 66 Hotel and Conference Center, nonostante sia pieno di riferimenti alla Route 66, non riesce a regalare le stesse sensazioni dei bellissimi motel storici dove ho dormito nei giorni precedenti.

La giornata era splendida, un po’ ventosa, ma il sole prometteva di riscaldare l’ultimo tratto di Mother Road che mi avrebbe condotto a Chicago.

Un po’ di stanchezza cominciava ad affiorare, il viaggio è stato lungo e le emozioni tante, ma qualcuna ne mancava ancora.

Dopo la colazione in motel, siamo partiti in direzione est verso una delle icone più famose di questo tratto della Mother Road: il Cozy Dog Drive In.

Il locale appartiene alla famiglia di Bob Waldmire, l’artista itinerante di cui ho parlato in occasione della mia tappa da Rich Henry, un personaggio incredibile che ammiro tanto.

All’interno del diner, oltre a mangiare, si possono comprare cartoline e altri oggetti realizzati attraverso i suoi disegni.

E’ un posto bellissimo il Cozy Dog, una splendida traccia del glorioso passato della Mother Road in un contesto cittadino come quello di Springfield.

Springfield, tuttavia, non è avara di tracce del passato.

C’era un altro bellissimo posto del quale oggi non resta quasi più nulla, la Shea’s Gas Station.

Una vecchia stazione di servizio convertita a museo da un veterano della seconda guerra mondiale, Bill Shea.

Era un posto bellissimo, ma alla morte di Bill, nel 2013, tutti i suoi cimeli furono messi all’asta ed il luogo che li ospitava venduto.

Fortunatamente, qualche metro più ad est rispetto al vecchio museo, c’è un ristorante italiano, Fulgenzi’s Pizza e Pasta, che ha acquistato la vecchia gas station di Shea e l’ha piazzata davanti al locale.

E’ davvero uno splendido cimelio.

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Lasciata alle spalle Springfield ci si immerge in uno dei tratti più belli della Route 66.

L’impatto, per chi non l’ha mai percorsa è pazzesco (ricordo la mia prima volta, ma anche le successive); sei risucchiato in un turbine di emozioni.

Quelle piccole icone stravaganti, e spesso ingenue, ti catturano.

Atlanta, con il suo Tall Paul ed i suoi piccoli negozi di souvenir e, poco più avanti, Funks Grove, una piccola splendida fattoria immersa nel verde di boschi dell’Illinois, famosa per il suo buonissimo sciroppo d’acero, sono state tra le tappe di giornata più belle.

Non ho ancora aperto le bottiglie di sciroppo d’acero comprate in passato, ma una sosta al Funks Grove per comprarne un’altra non potevo non farla.

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E poi ancora la Sprague Super Service Station di Normal, seguita da un altro tratto che un tempo incuteva timore agli inesperti automobilisti: la Dead Man’s Curve di Towanda.

In questa zona il vecchio tracciato della Route 66 corre parallelo a quello attuale.

Sono solo spezzoni di asfalto spesso interrotti da barriere, ma non ci si può non fermare per fotografarli.

In una delle mie fermate, mentre attraversavo la strada a piedi, una pattuglia della polizia si è fermata per chiedermi se avevo bisogno d’aiuto.

Ho risposto che in realtà volevo solo fotografare uno spezzone di strada e quindi con il sorriso e con l’augurio di trascorrere piacevolmente il mio tempo in compagnia della mia macchina fotografica, il poliziotto mi ha salutato.

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Il legame forte tra Bob Waldmire e questo tratto della Mother Road prosegue.

Si arriva a Pontiac, là dove sono custoditi due cimeli appartenuti a Bob: il piccolo van Volkswagen utilizzato per gli spostamenti ed un vecchio scuolabus riadattato ed utilizzato da Bob come dimora mentre era in Arizona.

Tutto intorno al museo è permeato dalla presenza spirituale di Bob.

Davanti al suo scuolabus c’è un lunghissimo murales con la sua immagine.

È un murales progettato da Bob stesso ma che, purtroppo, non è riuscito a dipingere.

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Nonostante abbia già percorso questo tratto altre volte, ho trascorso parecchio tempo per visitare i suoi cimeli.

Erano le 16 ed ancora non avevamo pranzato.

Abbiamo deciso di farlo nella splendida Dwight all’Old Route 66 Family Restaurant, un bellissimo diner.

Era come se non avessimo avuto modo di riprendere fiato dopo una lunga corsa, e quell’ottimo hamburger era quello che ci voleva.

La ragazza che ci ha servito ci raccontava delle sue origini italiane, come tanti americani del resto, e mentre noi eravamo stanchi ma estasiati dai tanti bellissimi posti che stavamo visitando, lei con ammirazione ascoltava le informazioni sui nostri luoghi di provenienza, sperando un giorno di poterli vedere.

Dwight è una comunità stupenda.

Nel 2017 a Maggio era bellissima, il clima era fresco, i prati fioriti, un piccolo gioiello.

Anche quest’anno non ha deluso.

La sua Ambler’s Texaco Gas Station è esteticamente la più bella stazione di servizio storica della Route 66.

Qualcosa a metà tra uno chalet ed una gas station, come si usava fare agli albori della diffusione delle “rivendite” di carburante.

Ripreso il viaggio verso est il sole cominciava a calare ed i suoi raggi illuminavano splendidamente quel tratto della Mother Road.

Ancora una fermata al Polk-A-Dot Drive In, al Launching Pad Drive In con il suo splendido Gemini Giant, probabilmente il più famoso Muffler Man della Route 66, prima di arrivare a Joliet.

Chicago era ormai vicina, ma abbiamo deciso di rimandare al giorno dopo l’arrivo in città.

Nonostante la stanchezza, i tanti km percorsi, avevamo voglia di vivere ancora quel poco che rimaneva della Route 66, non volevamo che il viaggio si chiudesse in quel momento.

Una delle differenze dal punto di vista emotivo tra il finire un viaggio sulla Route 66 a Santa Monica e finirlo a Chicago è che in quest’ultimo caso sei immerso nelle emozioni fino all’arrivo in città.

I cimeli della Route 66 ti accompagnano fino alla fine.

E nonostante questa fine, con il suo cartello “END”, era ormai vicina, abbiamo preferito rimandarla.

Il viaggio lungo la Route 66 doveva continuare.

Almeno per un altro po’.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La splendida Auburn Brick Road, la strada in mattoni rossi che per un breve periodo ha fatto parte della US Highway 66.



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La Splendida Soulsby’s Service Station di Mt. Olive in Illinois.


 


 

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Tratto Cuba – Springfield (IL)
Data 26/08/2018
Hotel Route 66 Hotel and Conference Center
Costo 86,90$
Km Percorsi 396

 


Anche questa volta mi sono svegliato molto presto.

Cuba è meravigliosa, così come il suo splendido Wagon Wheel, e non potevo perdermi, ancora una volta, l’occasione per fotografarlo all’alba.

Ho indugiato parecchio davanti al motel, fotografandolo in ogni modo, cercando di accumulare più immagini che potevo, cosciente che, una volta a casa, la nostalgia per quel momento sarebbe stata tanta.

Siamo partiti molto tardi quella mattina, dopo le foto e qualche attimo seduti davanti alla stanza, abbiamo consumato un’ottima colazione da Shelly’s.

Dentro al locale c’era anche Bob, il titolare del Gasoline Alley, intento anche lui a fare colazione, ma soprattutto c’era una coppia di ragazzi italiani, anche loro ospiti del Wagon Wheel, che si sono avvicinati a noi per salutarci.

Seguono il mio gruppo di Facebook ed è stato, ancora una volta, molto bello interagire con persone che mi seguono attraverso internet e con le quali condivido la passione per questa strada.

Dopo colazione, prima di ripartire in direzione est, abbiamo trascorso ancora un po’ di tempo con Connie, la proprietaria.

Volevo acquistare un libro che racconta la storia del suo motel, ma lei me lo ha regalato.

Come si fa a non amare la gente della Route 66?

Era giunto il momento di partire verso Springfield, sarebbero stati gli ultimi km nel mio Missouri, prima di entrare nell’ultimo stato, in un percorso Eastbound, attraversato dalla Route 66: l’Illinois.

Siamo arrivati a St. Louis più o meno all’ora di pranzo e ci siamo diretti verso il Chain of Rocks, passando per alcune delle icone storiche della Route 66 in città, come Ted Drewes Frozen Custard e Eat Rite, ultimi baluardi del passato che resistono ancora.

Non amo St. Louis, è una città la cui violenza è spesso raccontata anche da noi.

Ma le mie considerazioni sulle città americane non fanno testo poiché, qualche eccezione a parte, non le amo affatto.

Preferisco le piccole comunità rurali di cui la Route 66 è piena.

A St. Louis il tratto della vecchia Route 66 che conduce al Chains of Rocks mostra segni evidenti dello stato di abbandono di quella zona.

Ci si sente davvero poco sicuri mentre la si percorre ed ogni anno mi sembra sempre peggio.

L’accesso al ponte, sempre da St. Louis, è ormai chiuso, colpa dei numerosi furti nelle auto che in quella zona sono stati perpetrati a scapito, soprattutto, dei malcapitati turisti oltre che per le attività illecite che nel corso dell’anno spesso lo hanno visto testimone.

E’ un luogo davvero poco raccomandabile.

Mi sono fermato giusto il tempo per scattare un paio di foto col cellulare, per confrontarle con quelle che ho scattato in passato.

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Attraversato il ponte sul Mississippi river, percorrendo la I270, sono entrato in Illinois.

L’accesso al Chain of Rocks lato Illinois è sempre stato più tranquillo.

Anche lo scenario lo testimonia: un paesaggio verde e rilassante.

Lo scorso anno attraversai il ponte a piedi pochi giorni dopo l’alluvione e nonostante il fiume si fosse impossessato di ampi pezzi del terreno circostante lo scenario era comunque piacevole.

Quest’anno il fiume era dentro i suoi consueti margini.

Il ponte è un pezzo di storia della Route 66 ed attraversarlo a piedi è suggestivo.

La carreggiata è molto stretta ed il cielo è spezzato dai tralicci di acciaio che lo sostengono.

Il Chain of Rocks è stato utilizzato in passato come location per alcune scene del film “1997: Fuga da New York” di John Carpenter, ed è, come dicevo, un pezzo di storia della Route 66; ha rischiato di sparire dopo la dismissione della Mother Road, e solo gli alti costi per la demolizione lo hanno salvato.

Dopo la passeggiata sul ponte e qualche scatto al Gateway Arch, abbiamo ripreso il viaggio verso una delle tappe più popolari della Route 66: l’Henry’s Rabbit Ranch di Rich Henry.

Tornare qui è sempre piacevole, così come conversare con Rich, appassionato dei suoi conigli e della Route 66.

Quando sono li approfitto sempre per farmi raccontare qualcosa di Bob Waldmire, l’artista itinerante che ha trascorso la sua vita lungo la Route 66 e che è stato grande amico di Rich.

Fuori del locale c’è una delle macchine appartenute a Bob, un vero e proprio cimelio.

Sono riuscito anche a trovare il libro che il giorno prima avevo cercato invano di acquistare al Gasoline Alley di Cuba ed alla cui stesura ha partecipato Bob Waldmire stesso.

Ho scattato qualche foto ed ho girato la mia diretta, chiedendo a Rich semplicemente un saluto.

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Il viaggio verso est è proseguito attraverso la splendida Soulsby’s Gas Station di Mt. Olive e l’Ariston Cafè di Litchfield prima di deviare verso il tratto pre 1930 della Route 66, quello che mi avrebbe condotto alla Auburn Brick Road, il vertice assoluto della giornata.

Ma prima la vecchia IL4, così si chiamava quella strada prima di entrare a far parte, nel 1926, della Route 66, attraversa un piccolo tratto che racconta una storia curiosa nella sua ingenuità, una piccola storia, come ce ne sono tante lungo la vecchia highway, che ne trasmette perfettamente lo spirito.

Nei pressi di Nilwood si incontra un cartello con la scritta Turkey Tracks e con alla base la sagoma di un tacchino.

Davanti al cartello c’è una piccola porzione di strada contornata da una striscia di vernice bianca al cui interno ci sono delle piccole impronte.

La storia, e la leggenda, raccontano che nel 1921, poco dopo la posa del cemento per pavimentare la IL4 (la Route 66 in quegli anni ancora non esisteva), un piccolo gruppo di tacchini fuggiti da una fattoria pensò bene di calpestare quel suolo che in seguito sarebbe diventato leggendario.

Ebbene quelle impronte resistono anche oggi e gli appassionati della zona le hanno marcate in modo che i viaggiatori possano vederle.

È una piccola, semplice storia, che rende perfettamente l’idea del perché sia impossibile non innamorarsi di questa strada.

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Ma alla fine, al tramonto, siamo arrivati in uno dei tratti che adoro, uno di quelli che rapisce il cuore:

la Auburn Brick Road, la strada in mattoni rossi.

Anche questa è stata parte della IL 4, la strada che prima della Route 66 collegava Chicago a St. Louis, ed ha fatto parte della vecchia highway per pochi anni prima di essere sostituita dal tratto che ancora oggi corre parallelo alla I55.

La strada al tramonto era stupenda.

Nel 2017 l’ho percorsa all’alba, ed è stata una bellissima esperienza.

Questa volta di più.

Il sole rendeva il colore dei mattoni di un rosso acceso che contrastava con il verde dei campi di mais adiacenti.

Ho passato parecchio tempo su quel brevissimo tratto della vecchia highway, girando la diretta, scattando foto, e cercando di godermi il più possibile quel bellissimo paesaggio.

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 Ho preso da terra un piccolo frammento di mattone da portarmi a casa e che adesso ho inserito in una bottiglia insieme ad un po’ di sabbia presa 2 anni fa nelle White Sands.

Due posti che adoro.

Springfield era ormai alle porte, la tappa di giornata sarebbe stata il Route 66 Hotel and Conference Center, un motel suggestivo ma lontano dal coinvolgente fascino dei motels storici della Route 66.

Si era conclusa un’altra splendida giornata di viaggio, il “mio” Missouri era ormai alle spalle.

La fine del viaggio non era molto lontana, ma c’erano tantissime splendide emozioni ancora da vivere.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Il saluto di Rich Henry dell’Henry’s Rabbit Ranch di Staunton in Illinois.


 


 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Uno dei motel storici più famosi e più belli della Route 66: il Wagon Wheel Motel.


 


 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

14 anni di ricerche e di passione per creare uno dei posti più incredibilmente affascinanti della Route 66: il Bob’s Gasoline Alley di Cuba in Missouri.


 


 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Il bellissimo Devil’s Elbow Bridge, uno dei ponti storici più famosi della US Highway 66.



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Il Gasconade Bridge è un ponte storico della Route 66.
E’ stato chiuso al traffico nel 2014 per problemi di stabilità e da allora l’intenzione del dipartimento dei trasporti del Missouri di sostituirlo è stata costantemente ostacolata dalle comunità della zona che sono molto affezionate al loro ponte.
La scorsa primavera posizionarono una poltrona accanto al ponte con l’invito, a chi avesse percorso quel tratto, di sedersi e dire qualcosa in favore del ponte.
Ed è quello che abbiamo fatto noi una volta giunti in prossimità del Gasconade Bridge lo scorso Agosto.



 

 

Route 66. Westbound Vs. Eastbound

Pubblicato: gennaio 1, 2019 in Route 66

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Premessa:

Può sembrare strano parlare di senso di percorrenza per una strada.

Ma la Route 66 è una strada storica la cui nascita si colloca in un contesto molto particolare come quello dell’America degli anni 20, ed un senso di percorrenza ce l’ha.

Un misto di storia, consuetudini ed aspetti puramente tecnici hanno concorso ad attribuire alla Route 66 un senso di percorrenza tradizionale, quello “westbound”, da Chicago a Santa Monica.

Andare verso ovest è sempre stata una necessità del popolo americano.

L’ovest degli Stati Uniti ha sempre avuto connotazioni selvagge, un territorio acquisito dal Messico e per decenni quasi del tutto inesplorato.

Andava collegato col resto del paese e per questo fin dagli inizi del 1800 si organizzarono spedizioni con lo scopo di tracciare primordiali vie di collegamento che in seguito entrarono a far parte del percorso della Route 66.

Le numbered highways uscite dal piano autostradale del 1926, inoltre, furono “disegnate” seguendo la regola north/south, east/west, e la Route 66, pur nella sua atipicità di “diagonal way” (da Chicago ad Oklahoma City), si è attenuta a queste indicazioni.

Ed ancora, negli anni della grande depressione, una massa enorme di persone in fuga dai territori delle grandi pianure era diretta ad ovest verso la California, attraverso la “Mother Road”, alla ricerca di un futuro migliore.

Nel dopo guerra, infine, il desiderio di viaggiare degli americani li portava ad ovest, verso gli agognati luoghi di vacanza delle coste californiane, sempre percorrendo la US Highway 66.

Se si vuole quindi vivere la storia di questa strada, il viaggio dovrà essere necessariamente westbound.

Se la storia non suscita interesse (la qual cosa sarebbe comunque un peccato), allora la si può percorrere come si vuole.

Perché eastbound?

Perché da appassionato della Route 66, dopo averla percorsa 3 volte westbound era necessario percorrerla al contrario.

Nonostante la conosca ormai abbastanza bene, ognuna delle precedenti 3 volte mi ha sempre regalato grandi emozioni.

Ma è un po’ come quando rivedi un film che adori, conosci le battute, le aspetti e ti emozioni quando arrivano.

La diversa successione delle sue icone, la strada stessa vista da una diversa prospettiva, erano delle variabili che mi piaceva affrontare.

La Route 66 per me non è un viaggio qualsiasi, è la mia personale via di fuga dal caos della città in cui vivo.

E più la percorro, più aumentano gli amici e più cresce la voglia di tornarci.

Il mio ultimo viaggio, quello del 2018, è stato quindi Eastbound, da Santa Monica verso Chicago, come se dopo la grande migrazione si tornasse a casa, là, “where the Mother Road begins”.

Aspetto emozionale:

Percorrere la Route 66 westbound o eastbound non è la stessa cosa.

Se la si percorre per la prima volta il senso di percorrenza è ininfluente, ma al quarto viaggio le differenze si percepiscono.

Nel percorrerla verso est a volte ho avuto la sensazione di vivere un viaggio diverso rispetto ai precedenti 3.

L’approssimarsi delle sue icone provvedeva comunque a riallineare tutto, come una sorta di rifasatore.

In testa avevo inevitabilmente i tre viaggi precedenti, nei quali il caos, seppur moderato, di Chicago veniva quasi subito sostituito dai cimeli di un tempo lontano dal nostro.

Si parte con una sequenza di agglomerati urbani la cui densità è decisamente superiore a quella del lato ovest.

L’inizio e la fine della Route 66 suscitano emozioni diverse in funzione del senso di percorrenza.

Iniziare nella fresca/fredda Chicago, dopo aver consumato, come tradizione, una colazione da Lou Mitchell’s, è emozionante.

Si ha in mente il west, il sole della California, il deserto, quello che più frequentemente si associa alla Route 66.

Ed anche l’arrivo a Santa Monica è straordinariamente suggestivo.

L’End of the Trail arriva dopo diversi giorni di viaggio ed è l’epilogo perfetto di una straordinaria avventura.

Ogni volta che si arriva sul pontile, gli occhi ed il cuore sono rapiti dallo splendido tramonto che consolida in noi la voglia di ripercorrere di nuovo quella strada meravigliosa.

Le emozioni regalate dagli stessi luoghi, nel percorso eastbound, sono diverse.

Si parte lasciandosi alle spalle l’oceano e si affronta quasi subito il deserto con i suoi estremi.

In un viaggio westbound è l’ultimo bellissimo tratto prima della fine, qui invece si è freschi e probabilmente più attenti alle sue tantissime, splendide, sfaccettature (il tratto desertico è denso di ghost towns delle quali molto spesso non restano che cumuli di macerie) .

Percorrendo la vecchia highway eastbound, inoltre, viene a mancare la condivisione del viaggio con altri roadies.

Non è infrequente infatti fare la fila per una foto sotto il cartello Begin a Chicago e ritrovare le stesse facce durante il viaggio.

Ho avuto modo di stringere alcune amicizie in questo modo.

Nel viaggio eastbound, sicuramente meno frequentato di quello tradizionale, le persone le incroci non viaggi insieme a loro; a livello emozionale non è la stessa cosa.

L’arrivo ad est è inoltre più anonimo, meno coreografico di quello del Santa Monica Pier.

Lo scenario offerto da Chicago, anche se si tratta di una città molto bella, non può competere con l’End of the Trail tradizionale.

A favore del viaggio eastbound c’è che non si trascorrono interminabili ore sul lunghissimo Foothill Blvd., un tratto eterno, snervante, dove l’unico desiderio è quello di arrivare prima possibile in prossimità del Pacifico.

Non si è costretti ad essere strangolati dal caotico traffico della città degli angeli.

In direzione est le icone della vecchia Highway ti accompagnano fino al cartello END di Chicago, non hai tempo per pensare, per lasciarti prendere dalla nostalgia o per annoiarti.

Il tratto di Route 66 in Illinois è tra i più belli ed affrontarlo alla fine è emozionante.

Anche emotivamente quindi, tra eastbound e westbound, ci sono alcune differenze che tuttavia percepisci solo se conosci la storia della vecchia highway ed hai percorso la strada un’altra volta nel senso opposto.

La Mother Road comunque, indipendentemente da come la si percorre, regala sempre emozioni.

Le icone che si incontrano lungo la strada e la sua gente, il popolo della Route 66, sono così entusiasmanti da rendere ininfluente la direzione che si sta seguendo durante il viaggio.

E lo stesso vale per alcuni splendidi tratti della vecchia Highway.

Aspetti tecnici:

La differenza “tecnica” più importante è legata ai costi.

Percorrendo la Route 66 Eastbound si risparmia qualcosa.

Il costo dei motels, della benzina e del cibo è ovviamente lo stesso, ma percorrendo la Route 66 “al contrario” molto spesso non si paga il drop off per il noleggio auto, quell’odiato ed oneroso balzello che viene applicato dalle compagnie di noleggio per aver riconsegnato la macchina in uno stato diverso, e molto lontano, da quello in cui la si è presa.

Il costo non è banale, si va dai 500 dollari più tasse in su (dipende dalla compagnia e dal periodo).

Nel percorso Eastbound sono diversi gli operatori che non lo richiedono (io ho viaggiato con Dollar), ed è un bel risparmio.

Un’altra differenza tecnica è legata al viaggio vero e proprio in automobile.

In alcuni tratti infatti, soprattutto in prossimità delle grandi città attraversate, per via dei sensi unici può essere difficile seguire fedelmente il percorso della vecchia highway, tuttavia molte di queste città si stanno sempre più attrezzando con la segnaletica adeguata.

Un aspetto curioso, ma che ha una sua logica, è che viaggiando verso Chicago (eastbound quindi) buona parte delle “attrazioni” si trovano sul lato opposto rispetto al senso di marcia.

La spiegazione è che il grosso del traffico ai tempi d’oro della Route 66 era verso ovest ed era quindi da quel lato della vecchia highway che si poteva fare business.

Poco male, la Route 66 non è una strada particolarmente trafficata (città a parte) e quindi passare dall’altra parte della carreggiata per godere dei suoi preziosi cimeli non è mai un’operazione complicata.

Il mio viaggio Eastbound:

E’ stato, come previsto, un viaggio pazzesco, il più bello dei 4 che ho fatto.

Lo è stato per la gente del posto, lo straordinario popolo della Route 66, che, ancora una volta, mi ha accolto con entusiasmo e calore, e per le tante persone di Facebook che stavano, come me, percorrendo la vecchia highway e che mi fermavano per salutarmi e per ringraziarmi dei consigli che avevo dato loro.

Ho raccontato in “diretta” tramite dei video le emozioni che giorno dopo giorno stavo vivendo, oltre alla storia dei posti che incrociavo.

Ho “intervistato” molti amici che gestiscono attività lungo la Route 66, ho chiesto loro di fare un saluto mentre li filmavo, ho riso e mi sono divertito assieme a loro.

Da un punto di vista strettamente legato al viaggio, all’inizio mi è sembrato molto strano partire la dove per 3 volte avevo finito la mia avventura lungo la Mother Road, ed a volte ho avuto come la sensazione di percorrere la Route 66 per la prima volta.

Ci sono tratti che conosco così bene da ricordare ogni curva e perfino la presenza di piccoli oggetti che in passato hanno attirato la mia attenzione.

Percorrerla dalla parte opposta a volte mi ha disorientato.

Ma, come dicevo all’inizio, tutto tornava “regolare” non appena arrivavo in prossimità di uno dei suoi cimeli storici.

Cosa scegliere quindi?

Resto ancora un accanito sostenitore del viaggio Westbound, soprattutto per chi la percorre per la prima volta.

Lo preferisco perché da appassionato della storia della Route 66, ritengo la si debba percorrere come vuole la tradizione, perché un viaggio lungo la Route 66 non è un on the road qualunque, ma è soprattutto un viaggio nel tempo carico di emozioni che solo se la percorri nel giusto senso di marcia puoi vivere con intensità.

Ma devo dire che il viaggio eastbound mi è rimasto nel cuore ed è stato, dei 4, sicuramente il più bello.

E’ probabile quindi che in futuro io possa ripercorrere la US Highway 66 di nuovo in questo modo.