Route 66. “Bloody 66”

Pubblicato: aprile 28, 2018 in Route 66

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Quando si pensa alla Route 66 si immaginano i colori sgargianti dei neon lungo il suo tracciato e la vita spensierata di un tempo in cui tutto era più semplice.

Main Street of America e Mother Road sono i nicknames con i quali tendiamo ad identificarla accentuando in questo modo il suo aspetto romantico.

Siamo soliti, quindi, avere una visione positiva della strada più famosa d’America.

Ed in effetti, in larga parte le nostre fantasie trovano giustificazione nella sua storia.

Ma la Route 66 di storie da raccontare ne ha tante ed anche se amiamo soffermarci su quelle che ci fanno sognare, la Strada ne custodisce alcune di decisamente meno accattivanti.

Percorrere la vecchia highway è stato sempre piuttosto complicato ed il rischio di incidenti si nascondeva dietro ogni curva del suo, spesso, tortuoso tracciato.

La Route 66, come Sally Carrera di Cars raccontava a Saetta McQueen al termine della loro corsa nei meandri della vecchia highway, fu concepita con un occhio al paesaggio; a differenza delle moderne interstates, la Route 66 aggirava gli ostacoli naturali (“saliva, scendeva, curvava”), invece di attraversarli.

Col passare degli anni la velocità delle automobili diventava sempre più elevata, il traffico si andava intensificando ed alcuni suoi tratti cominciarono a diventare inadeguati.

La Route 66, in buona parte, era rimasta poco più che una strada di campagna e la ridotta carreggiata mal si adattava a queste nuove condizioni dettate dal progresso.

Quello che oggi apprezziamo più di lei, un tempo era il suo tallone d’achille ed inevitabilmente tutto ciò finiva col penalizzare fortemente la viabilità e la sicurezza.

La Route 66 era, per questi motivi, una strada pericolosa.

Ed ecco emergere quindi nicknames sinistri, lontani anni luce da quell’immagine romantica che siamo soliti attribuirle: “Slaughter lane”, “Dead man’s curve” e “Bloody 66”.

Aveva una brutta fama tra gli automobilisti la Route 66, che in alcuni suoi tratti incuteva davvero molta paura.

 “White knuckles driving” era un modo fantasioso per descrivere come gli automobilisti affrontavano questi tratti della vecchia highway; il timore di incidenti li portava infatti a stringere il volante così forte da far diventare bianche le nocche delle mani.

Gli incidenti erano all’ordine del giorno e molti di questi erano estremamente cruenti.

La romantica Main Street of America era quindi anche una sanguinaria, maledetta “Bloody 66“.

Uno dei tratti più famosi ai quali il sinistro nickname fu attribuito è quello della Oatman Hwy, il tratto che da Kingman conduce ad Oatman, una strada che sale verso il Sitgreaves Pass per poi scendere verso la città dei muli.

Una strada di montagna senza protezioni, terrore puro per gli spesso inesperti automobilisti americani.

Un tempo coloro che dovevano percorrere quel tratto di strada preferivano affidarsi a piloti esperti a gente del posto per paura di finire nella scarpata.

Ancora oggi sono diverse le carcasse di automobili che si possono vedere guardando a valle.

Anche il tratto del Devil’s Elbow in Missouri, un tratto molto stretto che scavalca il Big Piney River attraverso lo storico, omonimo ponte, era una Bloody 66.

Come il nome lascia intuire, il gomito del diavolo era, per l’epoca, un tratto estremamente pericoloso.

Una statistica del 1941 racconta di oltre 400 incidenti, con diverse decine di morti, in un periodo di 6 mesi nella zona adiacente al Devil’s Elbow.

Ed anche di “Dead Man’s Curve”, altro nome che da l’idea di quanto la vecchia highway fosse pericolosa, se ne trovano diverse.

Una di queste si trova nei pressi di Towanda in Illinois ed un’altra nei pressi di Mesita in New Mexico.

Ma possiamo trovare anche una “Slaughter Lane”, ovvero il tratto che da Glenrio portava a Tucumcari in New Mexico, un tratto in apparenza innocuo ma che le dimensioni della strada e l’elevata velocità rendevano letale.

Parliamo tuttavia di altri tempi, tempi in cui non c’era molta dimestichezza con la guida, tempi in cui il traffico era davvero molto intenso su quella che, per i canoni odierni, è equiparabile ad una nostra stretta strada statale.

Oggi la Route 66 non è più nulla di tutto questo.

E’ una strada che si può percorrere ad una velocità “umana” molto spesso senza  incrociare altri veicoli e che permette ai viaggiatori di godersi il paesaggio ed anche il piacere stesso di guidare.

La Route 66 oggi non è più una pericolosa, trafficata strada di collegamento, ma si è trasformata in un bellissimo sogno.

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