R66

La Route 66 è indiscutibilmente la strada più famosa e sognata del mondo, l’emblema dei viaggi on the road negli Stati Uniti.

Attraverso gli innumerevoli, bellissimi luoghi storici la si percorre non solo nello spazio ma anche nel tempo.

E’ un viaggio, quindi, carico di emozioni.

Ma è anche un viaggio molto lungo; la strada, per quasi 4000 Km, attraversa gli Stati Uniti da est ad ovest e per questo, spesso, genera timori e dubbi su come organizzarlo.

Ho già dato qualche indicazione in questo senso (Viaggiare nel tempo. Qualche consiglio “tecnico” su come viaggiare lungo la Route 66.), ma in questa sede cercherò di entrare ancora più nel dettaglio delle tappe fornendo anche una stima dei costi.

Il viaggio perfetto non esiste, esiste il proprio che di sicuro sarà perfetto per noi.
Quello che quindi cercherò di fare è di fornire qualche informazione supplementare che può essere d’aiuto per trasformare il proprio viaggio lungo la Route 66 in qualcosa che possa restare per sempre nei ricordi e nel cuore.

Da dove cominciare?

Si comincia definendo il periodo nel quale vogliamo partire; qualche indicazione su quale sia il periodo migliore l’ho data qui .

Contestualmente si definiscono i giorni che si hanno a disposizione per il viaggio.

Nel momento in cui scrivo (dicembre 2025) sono in atto diversi cambiamenti relativamente alle regole per l’entrata negli USA attraverso l’ESTA.

Oltre ad un sensibile aumento del costo (40$) ed all’abbandono del sito in luogo di un’app, ci sono diversi obblighi che potrebbero essere introdotti e che avranno notevole importanza ai fini dell’accettazione dell’ESTA e quindi dell’autorizzazione ad entrare negli USA come turista.

Quindi è opportuno effettuare la richiesta dell’ESTA prima di procedere con le prenotazioni.

Stabilito ciò si può procedere con l’acquisto dei biglietti aerei.

In questo senso, di solito ed entro certi limiti, se si acquistano i biglietti qualche mese prima di partire si pagano di meno.

Solitamente, nel caso di un viaggio ad agosto, comincio a dare un’occhiata ai siti delle compagnie aeree ed a quelli che ne raccolgono le offerte, già da novembre/dicembre dell’anno prima.

Al massimo entro febbraio li acquisto.

Successivamente, definito l’itinerario, di cui parleremo in seguito, comincio con la prenotazione dei motels.

Cerco sempre di dormire nei motels storici perché riescono a trasferire meglio di qualsiasi altra struttura la vera essenza della Route 66.

Qui ho riportato un elenco di motels storici, tra i più popolari, che si incontrano lungo la Route 66.

Poi viene la macchina, di solito un midsize SUV (Quale automobile?), che prenoto attraverso siti quali rentalcars, che propongono le offerte migliori per ciascuna compagnia di noleggio.

E poi l’assicurazione sanitaria, scegliendola tra quelle che offrono il pagamento diretto delle prestazioni.

L’itinerario

Per vedere le icone più famose della Route 66 15 giorni di solo viaggio possono bastare.

A questi vanno aggiunti i giorni che si intendono dedicare alle grandi città che la Route 66 attraversa.

Non è obbligatorio, personalmente non sono un grande amante delle città, quindi, Chicago e L.A. a parte, generalmente non dedico altro tempo a visitarle.

Il mio unico interesse è la Route 66 che è splendidamente raccontata dalle piccole comunità attraversate piuttosto che dalle metropoli che ormai hanno perso quasi del tutto il loro legame con la vecchia highway.

È opportuno, inoltre, non esagerare con la percorrenza giornaliera: 350/400 km al giorno sono un giusto compromesso.

Non esiste, come detto, il viaggio perfetto come non esiste l’itinerario perfetto.

Nell’organizzazione dei miei viaggi lungo la Route 66 sono sempre partito da alcuni punti fermi, da tappe irrinunciabili (Tucumcari ed il Blue Swallow ad esempio) ed intorno ci ho costruito il viaggio.

Non è un modo “ortodosso” per “costruire” un viaggio, ma la mia priorità è sempre stata quella di tornare in alcuni posti che amo particolarmente ed intorno ad essi ho impostato le altre tappe.

Per coloro che per la prima volta percorrono la Route 66, un’idea di itinerario potrebbe essere questa:

I prezzi sono del 2025 e le distanze sono misurate attraverso le mie mappe della Route 66 presenti in questo sito.

Non sono precise al km, tuttavia l’ordine di grandezza è piuttosto coerente con la realtà.

L’itinerario può essere considerato come “il requisito minimo” per percorrere la Route 66 senza fare corse e vedere le cose che più la rappresentano.

Più giorni si hanno a disposizione, più brevi saranno le tappe e più tempo si avrà per godersi quanto di bello la Mother Road ha da offrire, questo è ovvio.

I motels, a parte il Super 8 di Clinton, sono strutture storiche o comunque legate alla Route 66.

Soprattutto dopo la pandemia la situazione delle strutture storiche è diventata fortemente mutevole, vale sempre la pena cercare su internet lo stato dei motels storici e le valutazioni a loro attribuite dai viaggiatori.

Non ho fornito indicazioni sugli hotel di Chicago e Los Angeles perché io generalmente preferisco dormire fuori dal caos delle città, possibilmente non troppo distante dai rispettivi aeroporti (partenza e/o arrivo del viaggio).

Non ho incluso una tappa a St. Louis, per i motivi detti all’inizio riguardo alle citta (preferisco fare qualche km in più e fermarmi al Wagon Wheel di Cuba).
St. Louis è una città difficile, ci sono alcuni motels storici ma in un contesto come questo, qualora si decida di dormire in città, è preferibile scegliere un hotel di livello superiore.

Le due volte che ho dormito in zona ho preferito fermarmi in motels fuori St. Louis.

Le tappe
Giorno 1

Italia – Chicago

Il primo giorno non è molto utile se non per prendere le misure dal punto di vista logistico.
Dipende poi da quando si arriva a Chicago, dall’energia e dalla voglia che si ha di girare.

Come detto, preferisco dormire fuori città, proprio perché non sono un grande amante del caos, ma sono scelte personali.

Di solito mi fermo vicino all’aeroporto internazionale O’Hare (la maggior parte delle volte mi sono fermato a Elk Grove ) a circa una trentina di km da Chicago che raggiungo in macchina.

Ci sono diversi parcheggi in città il cui costo oscilla intorno ai 40/50 dollari al giorno.

Ma, come dicevo, quella di dove dormire a Chicago è una scelta personale.


Giorno 2

Chicago

Almeno un giorno a Chicago va trascorso, anche di più se si ha tempo.

Come quasi tutte le grandi città attraversate dalla Mother Road, anche Chicago non racconta molto della storia della Route 66.

Ma è comunque molto bella.

Il Magnificent Mile, il Millennium Park con il suo Cloud Gate (The Bean) e la Crown Fountain, i grattacieli Hancock e Willis Tower, sono tra le cose da vedere.

Poi, per gli appassionati, ci sono anche dei locali dove si può assistere a concerti Blues.


Giorno 3 

Chicago – Carlinville

E’ uno dei tratti più belli.

E’ il primo impatto con la Route 66 ed è un impatto potente.

Man mano che ci si lascia alle spalle Chicago ci si immerge lentamente nel magico mondo della Mother Road.

Le splendide stazioni di servizio di Dwight (Ambler’s Texaco) e di Odell (Standard Oil), il Gemini Giant, il primo Muffler Men che si incontra durante il viaggio (nel 2024 è stato spostato dalla sua sede originale accanto al Launching Pad Drive In in un parco poco più avanti), il museo di Pontiac e tanto altro ancora, avranno un impatto forte su coloro che per la prima volta si troveranno a viaggiare da queste parti.

Da Springfield si percorrerà inoltre la vecchia IL4 in direzione Carlinville.

Questo è il tratto più vecchio della Route 66, quello che è stato in servizio fino al 1930 e che prima della Mother Road collegava Chicago a St. Louis.

Custodisce alcune gemme della vecchia highway tra cui la Auburn Brick Road, la strada in mattoni rossi, in assoluto uno dei tratti più belli dell’intero percorso della Strada Madre, le Turkey Tracks e la stessa Carlinville, una delle cittadine più belle della Route 66.

Il primo giorno andrà via in un attimo ed arrivati alla sera, saremo storditi da tanta emozione.

La Route 66 ci avrà dato, con il suo modo ingenuo e stravagante, uno splendido benvenuto.

Giorno 4

Carlinville – Cuba

Le emozioni proseguono.

La Soulsby’s Gas Station di Mt. Olive, Twistee Treat Diner di Livingston  ed infine il Chain Of Rocks Bridge, il ponte oggi pedonale che, superando il Mississippi River, ci conduce in Missouri nel quale incontreremo le Meramec Caverns.

Ed infine si arriva al Wagon Wheel Motel, uno dei motel storici più belli di tutta la Route 66.

L’inizio del viaggio è terribilmente coinvolgente.


Giorno 5        

Cuba – Carthage

Il tratto in Missouri è tra i più belli.

La Strada si immerge nei boschi nascondendosi per poi riemergere.

Il coinvolgente Trail of Tears Memorial, il Devil’s Elbow Bridge con il verde dei boschi sempre più protagonista, il Route 66 Diner di St. Robert ed il il Munger Moss, uno dei motel storici più affascinanti della Route 66, sono tra le icone che si incontrano in questo primo tratto in Missouri.

Purtroppo quest’ultimo, il Munger Moss Motel appunto, dalla morte della dolcissima Ramona Lehman è diventato qualcos’altro. La società che lo ha preso in gestione ha deciso di dedicare solo poche stanze al soggiorno dei viaggiatori riconvertendo gran parte del motel in un insieme di appartamenti.

E’ un peccato, ma la splendida insegna è ancora a disposizione dei viaggiatori.

Proseguendo il viaggio verso ovest, sono immancabili le tappe alla Gay Parita Gas Station di Paris Springs e soprattutto al Red Oak II di Carthage, che, nonostante la scomparsa di Lowell Davis, il suo creatore, merita sempre una visita.

Ed a Carthage si dormirà nel bellissimo Boots Court Motel.

 Giorno 6        

Carthage – Tulsa

Siamo a poche miglia dal confine con il Kansas, lo stato con il tratto più breve di Route 66, solo 13 miglia. 13 miglia cariche di passione con il suo Cars on the Route, la casa di Cricchetto ed altre piccole gemme che incroceranno il nostro cammino.

Ed infine si entra nella leggenda: l’Oklahoma.

Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!” scriveva Michael Wallis, lo straordinario scrittore che con il suo “Route 66: the Mother Road” riaccese la fiamma.

Commerce con le sue splendide Gas Stations, la meravigliosa Ribbon Road, la romantica Blue Whale sono altre meravigliose icone che si incontrano durante questa giornata.

L’Oklahoma appassiona e commuove.

La storia, quella che ti rapirà per sempre, è concentrata qui.


Giorno 7        

Tulsa – Clinton

La gente, il popolo della Route 66 ha tenacemente resistito creando la leggenda.

E di splendide persone lungo questo tratto se ne incontreranno diverse.

Da Jerry McClanahan, l’artista famoso per la sua “EZ 66 for travelers”, la guida definitiva per percorrere la Mother Road, che ha la sua gallery a Chandler e poco più avanti, ad Arcadia, John Hargrove, uno straordinario quanto umile artista.

Ed ancora più avanti si incrocerà la stazione di servizio appartenuta ad una delle persone leggendarie che questa strada ci ha regalato, Lucille Hamons, la Mother of the Mother Road.

La mia stazione di servizio preferita.

Lucille, la mamma di tutti noi viaggiatori della vecchia highway, è stata un esempio commovente di altruismo che le ha fatto guadagnare quel meraviglioso nickname.

La lucille’s Service Station di Hydro è una delle tappe più belle del viaggio.


Giorno 8        

Clinton – Amarillo

Non sono un amante dei musei lungo la Route 66, la strada è di suo uno splendido museo a cielo aperto.

Ma ce ne sono alcuni che non si possono perdere, uno di questi è proprio a Clinton ed è il Route 66 Museum.
Si passano piacevoli momenti sbirciando tra le vecchie foto ed i cimeli del passato che il museo espone.

Attraverso l’affascinante Texola si lascia l’Oklahoma per entrare in Texas.

Il Lone Star State da il benvenuto ai viaggiatori a modo suo, lasciando a bocca aperta con l’imponente U-DROP INN di Shamrock, una meravigliosa stazione di servizio in stile art decò.

E poi ancora la Giant Cross ed infine Amarillo ed il suo rumoroso e coinvolgente Big Texan, una classica steak house texana.


Giorno 9        

Amarillo – Tucumcari

Questo è un tratto molto breve, 200 km circa.

Ce la si può prendere comoda passeggiando la mattina lungo la 6th street di Amarillo, la vecchia Route 66, affacciandoci nei suoi negozi ed immaginandola ai suoi tempi d’oro.

Lasciata Amarillo si incontra subito una delle icone più famose, il Cadillac Ranch.

10 Cadillac di annate differenti piantate nel terreno con la stessa inclinazione della piramide di Cheope.

Un’opera stravagante.

Ad Adrian si è giunti a metà del viaggio; il Midpoint, con il suo splendido cafè è una tappa tradizionale.

Si lascia infine il Texas percorrendo il tratto sterrato tra Glenrio e San Jon, un tratto storico bellissimo.

Il silenzio è interrotto solo dal sinistro suono dei rattlesnakes che rende l’affascinante ghost town di Glenrio ancora più elettrizzante.

Si arriva infine a Tucumcari, la mia Tucumcari.

Adoro questa piccola comunità; per me la Route 66 è tutta qui.


Giorno 10      

Tucumcari – Santa Fe

Qui a Tucumcari l’alba è un momento assolutamente da non perdere.

E’ pura magia.

Non è tra i tratti più belli, ma qualche preziosa reliquia del passato la Strada la propone, insieme ad un bel museo dell’automobile a Santa Rosa.


Giorno 11      

Santa Fe – Albuquerque

Anche questo non è tra i miei tratti preferiti.

A mio parere la Route 66 che ti ruba il cuore tornerà dopo Flagstaff.

Si può approfittare per fare una visita al Tent Rock Canyon, un piccolo parco che si incrocia in direzione Albuquerque.

Ed una volta in città si può passare un po’ di tempo passeggiando nella Old Town e cenando nell’immancabile 66 Diner, uno dei diners più famosi della Route 66.

Giorno 12      

Albuquerque – Holbrook

Il paesaggio è cambiato.

Non c’è più il verde dell’est ad accompagnare il viaggio, ma la roccia rossa, simbolo di queste zone.

Si percorre un tratto molto bello che si snoda tra le dune rosse nei pressi di Mesita e San Fidel, dove si incontrano dei resti di vecchie costruzioni storiche.

Ed infine si entrerà in Arizona.

Il primo tratto non è tra i più belli, fino più o meno a Williams la Route 66 è stata ampiamente sostituita dalla Interstate 40, il che rende noioso questo tratto.

Ma ci pensa comunque la natura a rendercelo più bello con lo splendido Petrified Forest National Park, l’unico parco nazionale che si incontra lungo la Route 66.

All’interno del parco gli occhi, ed il cuore, si perderanno tra i colori del Painted Desert.

Ed infine si arriverà ad Holbrook, con il suo bellissimo Wigwam Motel.

Giorno 13      

Holbrook – Williams

La strada continua anonima.

La Route 66 anche in questa zona ha abbondantemente abdicato alla moderna e noiosa I40.

Ma in soccorso arrivano comunque splendidi cimeli storici che si trovano ai bordi della nuova freeway su brevi tratti della Route 66.

Il Jack Rabbit Trading Post con il suo famosissimo cartello “Here it is” e poco più avanti la Winslow cantata dagli Eagles di “Take it easy”, con il suo enorme scudetto al centro di un incrocio.

Si prosegue con il selvaggio Two Guns Trading Post, il Twin Arrows Trading Post poco prima di Flagstaff e, dopo quest’ultima, si prende un bellissimo tratto sterrato che ci condurrà, attraverso i boschi, fino al Parks in The Pine General Store, che ha recentemente cambiato gestione ed è stato ridipinto in vernice blu.

E’ una Route 66 che non ti aspetti.

Si arriva infine a Williams, una comunità molto vistosa che deve la sua fortuna al turismo del Grand Canyon.

Giorno 14      

Williams – Kingman

Lasciata Williams, poco dopo Ash Fork, torna lei, la nostra US Highway 66 più splendente che mai.

E’ il tratto continuo di Route 66 più lungo e, dopo Seligman, fu il primo a fregiarsi del nome di Historic Route 66.

Seligman, una comunità multicolore, esagerata, sopra le righe, ma è terribilmente affascinante.

E’ la comunità del “Guardian Angel of Route 66” colui che ha dato vita ad un sogno che richiama ogni anno migliaia di viaggiatori da tutto il mondo: Angel Valadez Delgadillo.

Arrivati li bisogna assolutamente cercare di incontrarlo nel suo negozio.

Sarà tempo prezioso quello passato con Angel; quasi 100 anni di passione e di tenacia.

Sarà un incontro commovente ed entusiasmante.

Lasciata Seligman si incontreranno splendide icone della Mother Road, il Frontier Motel di Truxton e soprattutto l’Hackberry General Store.

Si arriva infine nella pulsante Kingman, la città dove vive Jim Hinckley, uno scrittore che ha dedicato tanti libri alla Mother Road (“Route 66 Encyclopedia” ad esempio) e che ho avuto il privilegio di incontrare due volte.

Una cena nel famosissimo Mr. D’z o al Rutherford’s 66 Family Diner, chiuderà una splendida giornata.

Giorno 15      

Kingman – Barstow

E qui comincia il deserto.

Ma prima ancora ci sono da incontrare splendide icone della Mother Road, a partire dalla “Bloody 66” la strada che si inerpica tra le Black Mountains per adagiarsi ad Oatman, la città dei muli, una piccola comunità mineraria un tempo molto ricca.

Lasciata Oatman, superata Topock si valica il confine con la California entrando nella rovente Needles: la cittadina più calda dell’intera Route 66.

Già nel mese di maggio ho trovato temperature superiori ai 40 gradi.

Attraverso la Goffs Rd, che è sempre la nostra amata Route 66, ci si immerge finalmente nel “Deserto terribile e luminoso”, come lo definì John Steinbeck nel suo “Furore”: il Mojave Desert.

E qui la strada diventa leggenda.

E’ la Route 66 che tutti conosciamo attraverso le foto disponibili in internet: una interminabile striscia di asfalto che sparisce all’orizzonte.

Si incontrano splendide reliquie del passato, tra le quali senza dubbio la più famosa è lo splendido Roy’s Cafè di Amboy.

Un posto che amo follemente.

E poi ancora Ludlow che precede non di molto un’altra splendida icona: il Bagdad Cafè di Newberry Springs, la location dell’omonimo film di Percy Adlon.

La strada qui è ancora stupenda.

L’insegna dell’Henning Motel, adiacente al Bagdad Cafè, la rende mozzafiato.

Si arriva infine a Barstow al termine di un tratto tra i più belli della Route 66.

Giorno 16      

Barstow – Santa Monica

Io considero la Route 66, quella che ti ruba il cuore, finita a Barstow.

In realtà c’è molto ancora da vedere, ma il bello secondo me lo si è già visto.

C’è la sosta al Bottle Tree Ranch, lo splendido museo di Victorville, cittadina che ospita anche un famoso diner, l’Emma Jean’s Holland Burger Cafe, un locale visibile anche in Kill Bill 2 di Tarantino.

E poi ancora la strada che con i suoi saliscendi ci accompagnerà per un bel tratto.

Attraverso il Cajon Pass si arriva a San Bernardino con il primo Mc Donald’s della storia (oggi un museo) ed il secondo Wigwam Motel della Route 66.

E dopo quasi 4000Km (in realtà con le deviazioni saranno molti di più) si arriverà al molo di Santa Monica.

Il cuore sarà colmo di nostalgia per tutte le emozioni provate, le persone incontrate e gli splendidi posti visitati.

Una sosta al 66-TO-CALI per il certificato di percorrenza è d’obbligo:

I miei 4 certificati di percorrenza
Giorno 17      

Los Angeles

Di solito trascorro la giornata in totale confusione.

Si interrompe quel rito che mi ha accompagnato per tutto il viaggio: impacchettare i bagagli, partire per una nuova avventura fino ad arrivare al motel successivo.

E si comincia a ripensare ad un nuovo viaggio lungo la Mother Road.

Giorno 18      

Los Angeles – Italia

Il tempo è scaduto, è arrivato per davvero l’end of the trail.

La fine di un viaggio che resterà per sempre nel cuore.


I costi

Parlare di costi per un viaggio del genere è complicato.

Lo è perché si inseriscono aspetti ed abitudini personali e perché le offerte di alcuni servizi sono spesso estremamente variabili nel corso dell’anno.

Le abitudini possono condizionare, ad esempio, la scelta del tipo di macchina, del posto dove soggiornare, delle cose ritenute irrinunciabili o che assolutamente sono scartate a priori (tipo non voler affatto viaggiare con una data compagnia aerea o evitare il noleggio con una tal’altra società).

Le offerte, inoltre, come tali sono imprevedibili e può quindi accadere di acquistare, ad esempio, biglietti aerei a costi notevolmente inferiori al normale.

Tuttavia è utile avere un’idea della spesa.

Per i costi mi sono basato sui miei 4 viaggi lungo la Route 66 e sui costi correnti (dicembre 2025).

Con le indicazioni seguenti, quindi, fornisco un ordine di grandezza per dare l’idea della spesa complessiva.


Il volo

Il costo del volo è legato al periodo nel quale si intende organizzare il viaggio ed a quanto prima si acquistano i biglietti.

Considerando Roma come partenza, e Chicago come arrivo, i costi, a persona, possono andare dai 600/700 Euro (ad esempio per Maggio), ai 1000 euro e più per Agosto.

Generalmente acquisto voli diretti o con al massimo uno scalo.

Come detto, comincio a controllare molto prima in modo da tenere sempre sotto controllo l’andamento dei prezzi.

Non è infrequente imbattersi in allettanti offerte che vanno ovviamente prese al volo.

Costo: 700/1000 Euro


I motels

Io preferisco, e suggerisco, di pernottare nei motels storici, perché un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio nel tempo e quel tempo queste strutture ce lo raccontano in maniera straordinaria.

Lo suggerisco anche perché molto spesso sono a conduzione familiare ed il rapporto con i gestori è sempre straordinariamente amichevole.

E’ bello essere coccolati.

Non aspettatevi tuttavia di trovarvi di fronte ai confort degli hotel di Las Vegas.

La Route 66 non ha nulla a che fare con queste cose.

Sono generalmente strutture storiche, ben tenute, pulite e che trasmettono un incredibile fascino derivante dalla loro storia e da quella della strada su cui si trovano.

Il prezzo è a stanza a notte; alcuni si prenotano tramite Booking, altri tramite siti proprietari altri tramite email o telefonando.

Si può calcolare mediamente un costo pari a circa 90/100 Euro a notte a stanza (una doppia con un letto matrimoniale Queen o King Size).

Costo medio totale: 1900 Euro


La Macchina

La scelta del tipo di macchina è personale, io di solito scelgo un midsize SUV.

Anche qui il prezzo dipende dai giorni e dal periodo.

Dai 5/600 Euro dei periodi non di punta agli 900/1000 euro di Agosto (per 20 giorni).

Occorre inoltre informarsi se al prezzo del noleggio va aggiunta la One Way Fee o Drop Off, la tassa di sola andata e che va pagata al banco della compagnia di noleggio.

Percorrendo la Route 66 “eastbound” (al contrario quindi, da LA a Chicago) ci sono alcune compagnie che non richiedono il pagamento del Drop Off (nel 2018 ho percorso la Route 66 Eastbound e con Dollar non ho infatti pagato il Drop Off), ma anche nel percorso “westbound” ci sono compagnie che non prevedono questa tassa o la prevedono con costi molto contenuti.

Di solito utilizzo Rentalcars, una sorta di booking per il noleggio auto.

Il prezzo comprende le assicurazioni di base; altre assicurazioni facoltative (tipo la Road Safe che copre tutto) è possibile farle al banco della compagnia di noleggio.

Costo: 600/1000 Euro + eventuale Drop Off


L’assicurazione sanitaria

L’assicurazione sanitaria è un’altra voce di spesa.

E’ impensabile andare negli USA senza averne stipulata una, perché i costi nel caso succeda qualcosa sono enormi.

Vale la pena sceglierne una che paghi direttamente le eventuali prestazioni sanitarie.

Il costo mediamente si aggira intorno ai 100 Euro a persona.

Costo: 100 Euro


L’ESTA.

L’ESTA è il documento per i viaggi senza visto che va richiesto attraverso l’App ESTA MOBILE. Dura due anni.

Al momento in cui scrivo (dicembre 2025) sono in corso delle proposte di legge che rendono più complicato il rilascio dell’ESTA (si prevede la fornitura di informazioni personali aggiuntive a quelle normalmente richieste).
Tali proposte saranno valutate ed eventualmente approvate nel corso dei primi mesi del 2026.

Costo: 40 Dollari (34 Euro)


La patente internazionale

Ci sono eterni dibatti e polemiche sui social media riguardo la necessità o meno di fare la patente internazionale.

Io sono una persona estremamente pratica e, considerato il prezzo irrisorio, per non incorrere in problemi la faccio sempre.

Sono stato fermato diverse volte dalla polizia stradale negli USA ed in 2 occasioni l’agente me l’ha espressamente chiesta.

Quindi, come detto, per non avere sorprese la faccio sempre.

Per farla da soli occorre seguire alcune procedure disponibili nel sito della motorizzazione civile per poi recarsi personalmente nei loro uffici.

In genere viene rilasciata il giorno successivo alla richiesta.

Se la si fa in agenzia il costo è superiore (a volte anche più del doppio) ma pensano a tutto loro.
La durata del documento, che non ha alcuna validità in Italia, è di 1 anno.

Il sito della motorizzazione di Roma, con le informazioni necessarie, è questo:

http://www.motorizzazioneroma.eu/item.php?catid=2&itemid=626

Costo (alla motorizzazione di Roma): 42,20 Euro


Benzina

La benzina non ha un peso particolarmente rilevante sul budget del viaggio, considerati anche i tanti km che si percorrono.

I costi sono molto più bassi che da noi.

Per una percorrenza di circa 5000Km si possono spendere intorno ai 400/500 Dollari.

Costo: 400 Dollari (340 Euro)


Pranzi e cene.

Questo è uno degli aspetti che afferisce alla sfera delle abitudini di ciascuno.

Io di solito evito di fare due pasti al giorno; dopo la colazione ed il pranzo, un ulteriore pasto americano non lo reggerei.

Mangiare negli USA non è particolarmente costoso, possiamo calcolare mediamente una trentina di Euro al giorno.

Costo: 500 Euro


In conclusione, volendo fare un riassunto delle spese (considerando il periodo più caro) potremmo avere:


Volendo fare una stima dei costi finali, considerando 2 persone e quindi dividendo per 2 alcune spese (motels, macchina e benzina) siamo intorno ai 3.000 Euro a persona esclusi gli extra.

Si può risparmiare sulla macchina, prendendone una più piccola, o sui motel utilizzando quelli delle catene più famose negli USA (anche se sarebbe un peccato non dormire nei motels storici) ed anche sull’alimentazione, ma l’ordine di grandezza è più o meno questo

Buon viaggio!

Route 66. I tratti più belli

Pubblicato: novembre 23, 2025 in Route 66

“La Route 66 è più di un semplice viaggio on the road.
E’ una meravigliosa avventura.”
Jim Hinckley, scrittore


Spesso si ha l’errata convinzione che la Route 66 non esista più.

Ad oggi circa l’85% della vecchia Route 66 è ancora percorribile (il resto è stato sostituito dalle interstates), solo che la strada ha cambiato nome in molti dei suoi tratti.

Nella realtà, quindi, quello che ufficialmente non esiste più è il nome (US 66) e la funzione di interconnessione tra gli stati che la Route 66 aveva prima del 1985.

In sostanza non è più una highway a carattere nazionale ma i suoi tratti non sono stati smantellati ma sono diventati parte della viabilità locale dei singoli stati.

Molti di questi tratti sono diventati “frontage Road” o “Interstate loops”, ovvero una sorta di complanari delle interstates, tratti che attraversano i paesi che invece le interstates evitano (la Route 66 i paesi li attraversava e per questo la sua dismissione ha causato così tanti problemi al “popolo della Route 66”).

Oppure questi vecchi tratti, che come detto sono diventati a carattere locale, sono stati semplicemente rinominati.

Highway ZZ, Hwy Z, Hwy 17, BL44, Pecos Dr., National Trails Hwy, Oatman Hwy e così via, sono alcune delle denominazioni sotto le quali oggi si cela la Route 66.

E’ come se, ad esempio, cambiassero nome alla SS Aurelia e la declassassero a strada provinciale o regionale e nel Lazio si chiamasse “Pluto”, in Toscana “Pippo” e così via.

Fisicamente ci sarebbe ancora ma con nomi diversi.

Ed è quello che più o meno è accaduto il 27 Giugno del 1985 alla Route 66: da strada a carattere nazionale è passata ad essere strada locale.

Ogni stato si è organizzato ridisegnando l’assetto della propria viabilità assegnando dei nuovi nomi a quella che era la Route 66 nel proprio territorio.

Per questo per percorrere la Route 66 serve una cartina specifica (la EZ 66 FOR TRAVELERS o le mappe di questo sito), perché per seguirne il percorso (o per meglio dire i percorsi, visto che negli anni la Route 66 ne ha cambiati parecchi) i cartelli che si trovano lungo la strada potrebbero non essere sufficienti.

La Route 66, infatti, durante i suoi 59 anni di servizio ha cambiato percorso tante volte; ad esempio in Illinois ci sono due direttrici importanti: quella che attraversa Carlinville, ex IL4, e quella che passa adiacente alla I55 e che va in direzione di Litchfield.

Con la nascita di associazioni a tutela della vecchia Route 66 (la prima, ricordo, fu quella dell’Arizona nata grazie all’impegno di Angel Delgadillo, un barbiere di Seligman a cui si deve gran parte del merito di non averla fatta sparire) sono partite delle iniziative volte a salvaguardare la storia della vecchia strada attraverso memoriali, cartelli che indicano “Historic Route 66” o “Scenic Byway” ed altre iniziative ancora.

La Route 66, quindi, esiste ancora e propone diversi tratti molto belli.

Tratti in asfalto, in cemento, sterrati ed in mattoni.

Tratti che assorbono le caratteristiche del paesaggio in cui si trovano restituendo al viaggiatore un’affascinante insieme di storia e di poesia.

Le foto di questo post ritraggono le porzioni di Route 66, da est ad ovest, che mi piacciono di più.

Per ciascuna di queste foto è indicato il nome con il quale oggi viene ufficialmente identificato il tratto in questione e la zona dove si trova.

La Route 66, da est ad ovest, assume forme completamente diverse perché diversa è la conformazione del territorio che attraversa.

Si parte dal verde Illinois, per passare al rosso del New Mexico e dell’Arizona per poi immergersi nel blu dell’oceano a Santa Monica.

Personalmente ho un debole per il tratto est, un tratto verde, denso di boschi e di campagne dentro cui la Route 66 si nasconde.

La Route 66 da queste parti è un romantico un tuffo nel passato, un modo per riappropriarsi del proprio tempo attraverso un viaggio lontano dal frastuono della modernità.

Ad ovest, nel deserto, la Route 66 diventa leggenda.

E’ sicuramente il tratto più famoso, anche più sfortunato (nel momento in cui scrivo è ancora chiuso, e lo è dal 2017, a causa del crollo di alcuni vecchi ponti in legno per un flash flood), sicuramente più iconico di tutto il percorso della vecchia highway.

Ma partiamo con il viaggio attraverso i miei tratti preferiti della US Highway 66.


Uno dei tratti più belli in Illinois è senza dubbio la Auburn Brick Road.
Si trova dopo Springfield ed è lungo un paio di km circa. In realtà durante il periodo in cui ha fatto parte del percorso della Route 66 non era pavimentato in mattoni, ma questo cambio di superficie avvenne successivamente (vedi la storia della Auburn Brick Road)


La IL4 è stata la prima strada di collegamento tra Chicago e St. Louis ed ha fatto parte del percorso della Route 66 dal 1926 al 1930.
E’ uno dei tratti più belli di cui fanno parte la Auburn Brick Road e le Turkey Tracks.


Si trova nei pressi di Nilwood e racconta un simpatico aneddoto.
Tra gli anni 10 e 20 del secolo scorso, quando fu realizzata la IL4 e fu quindi gettato il cemento per la sua pavimentazione, a superficie ancora fresca un manipolo di tacchini, scappati da una fattoria vicina, pensò bene di calpestare quel suolo che in seguito sarebbe diventato leggendario, lasciando su di esso le proprie impronte.
Oggi in corrispondenza di quelle impronte è stata posata la sagoma di un tacchino e le impronte stesse sono racchiuse in una cornice di vernice bianca.


Siamo non molto distanti da St. Louis e sono le prime avvisaglie dello splendore che regalerà la Route 66 in Missouri.
Il verde dei boschi comincia ad impadronirsi del percorso della vecchia highway stringendolo in un tenero abbraccio.


Siamo a poche miglia ad est di Lebanon, poco più avanti c’è il Munger Moss Motel.
Quella che oggi è identificata col nome di Pecos Dr è una continua serie di saliscendi in mezzo al verde dei boschi che non può lasciare indifferenti.
E’ un tratto che ho percorso 5 volte ed ogni volta non riesco a non fermarmi per fare delle foto.
Mi ricorda una citazione di Sally Carrera in “Cars – Motori Ruggenti”  quando diceva che “La Route 66 non era come l’interstate, seguiva il paesaggio, saliva, scendeva, curvava.
Questo tratto è esattamente così.


Siamo in Kansas ed il paesaggio intorno alla Route 66 continua a tingersi di verde.
Siamo in prossimità del Rainbow Bridge, un ponte storico della Route 66 tra i più noti e fotografati.
E’ un brevissimo tratto che stacca dal percorso principale, sembra quasi un modo per rendere omaggio ad un monumento, il ponte appunto.
Ma è un bel modo per farlo, attraverso un piccolo affascinante tratto della vecchia highway.


E’ un altro dei miei tratti preferiti. Si trova a Narcissa ed è custode di una storia curiosa.
E’ un tratto molto stretto (di fatto è ad una sola corsia), che si nasconde tra le campagne del primo tratto in Oklahoma. In origine collegava Miami ad Afton, ma oggi resta percorribile un piccolo tratto che da Miami arriva, appunto, a Narcissa, nei pressi della quale è stata posata una stele che ne descrive l’importanza storica. E’ un tratto che non si deve perdere.


Siamo in Oklahoma, lo stato che amo di più tra gli 8 che custodiscono il percorso della Route 66, e questo è il mio tratto preferito della vecchia highway.
Collega El Reno a Hydro ed è un continuo, sinuoso susseguirsi di saliscendi.
La mia auto, mentre lo percorro, è come un delfino che continuamente si immerge nel mare per poi riemergere. Qui la vecchia strada si trasforma in poesia.
Il suono degli pneumatici che sfiorano le giunzioni tra le lastre di cemento scandisce la nostra marcia verso ovest.
Ogni volta che percorro questo tratto mi torna alla mente una bellissima citazione di Michael Wallis:

“L’uomo puntò la sua automobile verso la vecchia highway che collega Tulsa a Oklahoma City.
Non ha preso in considerazione l’ipotesi di percorrere l’autostrada.
Neanche per un momento.
Non lo avrebbe mai fatto.
Era troppo vecchio ed il tempo per lui era diventato sacro. Il tempo era prezioso.
Sapeva che l’autostrada era il modo più veloce per arrivare, ma percorrendola non avrebbe fatto un buon uso del suo tempo.
La “Free road”, come qualcuno ancora la chiamava, era la strada da percorrere.
Mentre entrava ed usciva dalle città ed incrociava fattorie, campi ed attraversava torrenti, notava che molte cose erano rimaste uguali.
Guidare faceva sentire quel vecchio di nuovo giovane, ma con la pazienza e l’integrità che si acquisiscono con gli anni.
Guidare lungo la vecchia highway ha reso possibile tutto questo. Gli ha regalato il meglio di entrambi i mondi: il passato ed il presente.
Si fermò per un caffè ed un pezzo di torta a Bristow, e vicino a Little Deep Fork, parcheggiò la macchina ai bordi della strada e raccolse una manciata di fiori di campo.
Il loro profumo riempì la macchina ed allora quel vecchio si ricordò di sua moglie e del suo aspetto di quando era ragazza.
Pronunciò forte il suo nome, in modo che potesse sentirne il suono e, mentre guidava, iniziò a canticchiare la canzone che lei amava tanto.

Dopo aver passato Arcadia ed Edmond, il traffico caotico di Oklahoma City appariva in lontananza.
Fece marcia indietro e tornò a Tulsa.

Restò sulla “Free road” e lungo il percorso continuò a canticchiare quella canzone e qualche altra che si ricordava.
Spense l’aria condizionata ed abbassò il finestrino.
L’aria estiva attraversava l’interno della macchina.

Quella notte quel vecchio cenò nel suo cafè preferito, andò a letto e sognò di essere un ragazzo che passeggiava lungo il Canadian River prima di spostarsi in città, sognò il giorno del suo matrimonio ed altri episodi che solo nei sogni possono tornare.
Quando aprì gli occhi la mattina successiva, la prima cosa che quel vecchio vide fu un vaso con dei fiori, fiori di campo provenienti dai bordi di una strada fantasma.
Dai bordi della Route 66.
Michael Wallis, scrittore


Siamo a Hydro, di fianco alla stazione di servizio di Lucille Hamons, la mia stazione di servizio preferita tra quelle che si incontrano lungo la Route 66.
Anche qui i saliscendi sono continui fin quasi a Weatherford.
Quello che mi ha sempre affascinato di questo tratto, oltre ovviamente alla sua conformazione, è la vicinanza con la I40:
La calma affiancata al caos.
Ed anche qui mi torna in mente una citazione di Michael Wallis che trovo calzante:

“Sono orgoglioso di ciò che questa vecchia strada è diventata.
Una valida alternativa alle interstates, quelle enormi lastre di cemento su cui gli americani si spostano a velocità sempre più elevate.
E sono orgoglioso della qualità della vita che promette la Route 66 a coloro che hanno il coraggio di rallentare.”
Michael Wallis, scrittore


Il Texas è, Kansas a parte, lo stato con il tratto più breve di Route 66.
Il tracciato della vecchia highway è inoltre piuttosto lineare, la qual cosa non gioca certo a suo vantaggio in termini di fascino.
Nonostante ciò, c’è un tratto sterrato che collega McLean ad Alanreed che vale la pena percorrere.
E’ un tratto che ha fatto parte del percorso della Route 66 fino al 1932.
Ovviamente, come tutti i tratti sterrati, è particolarmente pericoloso in caso di pioggia, ma se le condizioni meteo lo permettono è sempre un piacere percorrerlo.


Un altro tratto sterrato lo si incontra poco dopo il confine tra Texas e New Mexico, un tratto che collega Glenrio a San Jon.
È un tratto ben tenuto non presenta asperità, si perde per 18 miglia circa nella vasta campagna del New Mexico.
18 miglia di totale distacco dalla caotica realtà della Interstate 40.
Ha fatto parte del percorso della Route 66 dal 1930 fino al 1952; in origine era asfaltato, poi una volta dismesso è stato ricoperto di ghiaia.
Anche alcune scene di “Furore”, il film di John Ford tratto dallo splendido romanzo di John Steinbeck, furono girate su questo tratto.


E qui cominciano ad affiorare “le terre rosse”, come le chiamava Steinbeck nel suo “Furore”.
La roccia rossa tipica di questa zona fa da cornice al sinuoso percorso della Route 66.
Siamo tra Mesita e Laguna ed in zona possiamo trovare la Owl Rock (la roccia a forma di gufo) e la Dead Man’s Curve, una curva a gomito estremamente pericolosa negli anni di pionierismo automobilistico (un po’ lo è tuttora se non si sta attenti).
E’ un bellissimo tratto di strada.


La Route 66 dopo il confine con il New Mexico di fatto non esiste più.
Si percorre quasi ininterrottamente la I40, uscendo di tanto in tanto per arrivare ad alcuni cimeli storici della vecchia highway.
La Route 66 che tutti amiamo tornerà in grande stile poco dopo Ash Fork.
Tuttavia anche prima ci sono dei bellissimi, brevi tratti che vanno percorsi.
In prossimità di Houck, poco dopo i trading posts di Lupton, è possibile percorrere un vecchio tratto della US Highway 66, lasciando temporaneamente la I40.
Questo tratto è denominato Querino Dirt Road, dal nome del canyon in cui si trova, ed è stato in servizio dal 1930 fino alla sostituzione della vecchia highway con la Interstate 40 negli anni 60.
E’ un breve tratto, in parte sterrato, con un ponte, il Querino Canyon Bridge, realizzato nel 1929.


Un altro tratto sterrato poco prima di Holbrook è quello che conduce al Painted Desert Trading Post e che è denominato Pinta Rd.
E’ un tratto abbastanza impervio, chiuso da un cancello (la zona è di proprietà di un gruppo di appassionati della Route 66) e costeggia il famoso parco anche se non ne fa parte.
Il trading post è stato completamente rifatto recentemente, snaturando, secondo me, del tutto la storia che raccontava.
La strada, la vecchia 66, taglia in due il deserto ed il vento che soffia spesso la rende affascinante.
Qui si può leggere la storia del trading post.


E’ una Route 66 che non ti aspetti quella che dopo Flagstaff, lasciando per un po’ la I40, conduce al Parks in the Pine General Store di Parks.
E’ anche questa in parte sterrata (il resto è un misto tra asfalto e cemento) ed è circondata da pini.
La strada attraversa un affascinante paesaggio di montagna, così lontano da quello a cui siamo abituati ad associare alla vecchia highway.


Da qui parte la leggenda.
Siamo poco dopo Ash Fork dove ha inizio il tratto continuo di Route 66 più lungo di tutto il suo tracciato.
Si arriverà al confine con la California.
E’ un tratto suggestivo, è come una freccia che corre verso l’orizzonte.

Roger Nylor scriveva:

“Questo è l’inizio del tratto più lungo della Route 66 ancora esistente, 158 miglia, senza interruzioni, fino al confine con la California.
Gli pneumatici non hanno più bisogno di scurire la pavimentazione dell’interstate per il resto del viaggio.
Questo è il fulcro della Route 66 in Arizona.”

Roger Nylor, scrittore


La leggenda prosegue in direzione Oatman.
Oggi è chiamata Oatman Highway ed è un vecchio tratto di Route 66 in servizio fino agli anni 50.
E’ la “Bloody 66”, un sinistro nickname (condiviso con altri tratti pericolosi lungo la vecchia highway) assegnato in conseguenza dei numerosi incidenti che si verificavano sul il suo percorso.
Il tratto è infatti denso di curve e sale sulle Black Mountains fino al Sitgreaves Pass per poi scendere verso Oatman in una serie continua di tornanti adiacenti alla scarpata.
Si possono scorgere diversi rottami di automobili gettando lo sguardo a valle.
Negli anni in cui non c’era molta dimestichezza con la guida, le persone che dovevano percorrerla si affidavano a piloti esperti della zona o si facevano trainare.
Agli inizi degli anni 50, come detto, questo tratto di Route 66 fu abbandonato in luogo di un nuovo collegamento con Kingman che passava per Yucca e che oggi è occupato dalla I40, iniziativa questa, che ha penalizzato fortemente Oatman e quelle poche attività commerciali che si trovavano lungo la strada.
Di questo tratto Jack Rittenhouse nel suo “A guide book to Highway 66” del 1946 scriveva:

“Adesso ha inizio il Gold Hill Grade, probabilmente il pendio più ripido che si incontra lungo la Route 66…
…Coloro che stanno viaggiando eastbound e non riescono a percorrerlo, possono affidarsi ad una stazione di servizio a Goldroad poichè dispone di un carro attrezzi che potrà trainare la macchina fino alla sommità del pendio.”
Jack Rittenhouse, scrittore


Siamo in California e poco dopo Needles comincia il tratto desertico.
In questa zona la vecchia highway è chiamata Goffs Rd., dal nome della ghost town che si incontrerà poco più avanti.
Siamo in prossimità delle Alphabet Towns e del deserto del Mojave.
I treni passano frequentemente accanto alla vecchia highway, un connubio che ha contribuito a creare quasi tutte le cittadine ormai scomparse in questa zona.
Una citazione di Michael Wallis che adoro e che riconduco sempre a questo tratto è la seguente:

“Ci aspetta Il grande deserto del Mojave.
Una striscia di ghost towns bruciate dal sole accompagna il percorso della Route 66 verso Barstow per poi scendere a San Bernardino, proseguire verso Los Angeles ed arrivare finalmente a Santa Monica, sul Pacifico.
La brezza dell’oceano da qui ci sembra lontana anni luce”
Michael Wallis, scrittore


E qui le citazioni si sprecano.
John Steinbeck, Michael Wallis, Tom Teague e tanti altri forniscono una quantità indescrivibile di frasi che esaltano, nel bene e nel male, questo iconico tratto della Route 66.
Questa è la Route 66 come siamo abituati ad immaginarla: una striscia di asfalto in mezzo al deserto che sparisce all’orizzonte.
E’ un lungo tratto immerso nel Mojave Mojave Desert.
Qui siamo nei pressi di Chambless e sullo sfondo si può vedere l’Amboy Crater e poco prima il Roy’s Motel & Cafè.
E’ un tratto molto sfortunato, dal 2017 è interrotto da Fenner a Chambless a causa della rottura di alcuni ponti storici per un flash flood.
Una delle citazioni che preferisco e che hanno attinenza con il Mojave Desert è quella di Quinta Scott:

“Needles, il luogo più caldo del paese, era la prima tappa della Route 66 in California.
In teoria, la 66 era una strada locale tra Needles e Los Angeles.
In teoria, il viaggio tra le due città poteva durare al massimo un giorno.
In teoria non era necessaria la presenza di molti motels lungo la strada.
La teoria è fantastica; la realtà era il Mojave Desert.”
Quinta Scott, fotografa e scrittrice


Uno degli ultimi sprazzi della vecchia highway si incontra poco prima di San Bernardino ed è il Cajon Pass, un passo che scavalca quelle che Steinbeck chiamava le “montagne buone”, le San Bernardino Mountains, planando lentamente verso Los Angeles che da qui dista poco più di 100 Km.
La Strada Madre oggi qui si chiama Cajon Blvd. e nel corso del 2017 è stata completamente riaperta evitando in questo modo di riprendere, anche se per brevi tratti, le interstates 15 e 215.


La Route 66 è una strada iconica che nonostante tutto ancora resiste.

Non è per tutti, ma è solo per coloro che hanno l’umiltà di capirla.

Spesso mi trovo a discutere con chi la denigra sostenendone la totale scomparsa.

Bisogna informarsi prima di partire, affidandosi anche alle guide di chi la conosce bene.

Ci sono tanti bellissimi tratti oltre quelli che ho raccontato, così tanti che un viaggio solo non può bastare.

Io ne ho percorsi la maggior parte nei miei 11 viaggi negli USA, 4 e mezzo lungo la sola Route 66.

E questi di cui ho parlato mi sono rimasti nel cuore.

“La 66 è il sentiero di un popolo in fuga, di chi scappa dalla polvere e dal rattrappirsi delle campagne, dal tuono dei trattori e dal rattrappirsi delle proprietà, dalla lenta invasione del deserto verso nord, dai turbinosi venti che arrivano ululando dal Texas, dalle inondazioni che non portano ricchezza alla terra e la depredano di ogni ricchezza residua.
Da tutto ciò la gente è in fuga, e si riversa sulla 66 dagli affluenti di strade secondarie, piste di carri e miseri sentieri di campagna.
La 66 è la strada madre, la strada della fuga.

John Steinbeck, “Furore”.


Auburn Brick Road (Illinois)

Abruzzo 2025 – I video on the road

Pubblicato: settembre 5, 2025 in Viaggi
Rocca Calascio dal drone

Al ritorno dal viaggio principale (che quest’anno ha avuto come protagonista il nord della Spagna), come è ormai consuetudine negli ultimi anni è partita la mia “vacanza con le micie”, un viaggio nel quale porto con me le mie due gattine.

E’ un modo per rilassarmi dopo un viaggio più intenso, anche se la compagnia della mia “attrezzatura da vacanza” (drone, gopro e macchina fotografica) rendono questi viaggi altrettanto intensi.

Questi sono alcuni video girati in viaggio tra gopro e drone

Rocca Calascio e Castello di Bominaco:


Castello di Roccascalegna e Gessopalena


Eremo di San Bartolomeo in Legio, Basilica del Volto Santo, Abbazia Santa Maria in Arabona, Lago di Scanno


Gole di Pennadomo, Pennadomo e Gessopalena dal drone


Spagna del Nord 2025 – I video on the road

Pubblicato: agosto 29, 2025 in Viaggi

I video girati in viaggio, tra Gopro e drone:

L’ultimo saluto dalla Galizia:


San Sebastian (Paesi Baschi), Mundaka (Paesi Baschi) e Santander (Cantabria)


Santillana del Mar (Cantabria), Playa de Barnejo-Berrellín (Cantabria), Faro de Cabo Ajo (Cantabria), Faro de Cabo Major, Santander (Cantabria).


Cartes (Cantabria), Punta del Dichoso (Cantabria), Playa del Silencio (Asturie), Cubillero (Asturie)


Playa des Catedrales (Galizia), Gijon (Asturie), Illa Pancha (Galizia), Punta de Fuciño do Porco (Galizia)



Qualche foto scatta a Illa Pancha, Punta Fucino do Porco e Playa des Catedrales in Galizia

Un breve video girato in viaggio.


Qualche foto scatta alla Playa de Las Catedrales (Galizia) e Gijon (Asturie).


Qualche foto scatta a Playa del Silencio e Cudillero nelle Asturie..


Qualche foto scatta a Cartes, Punta del Dichoso.


Qualche foto scatta al Faro de Cabo Ajo e Santander.

Due brevi video dei primi giorni di viaggio:


Qualche foto scatta a Santillana del Mar e Playa de Barnejo-Berrellín.