RedOak

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Un vero e proprio tuffo nel passato grazie a Lowell Davis ed alla sua Red Oak II.



 

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Tratto Amarillo – Tucumcari
Data 22/08/2018
Hotel Lincoln Motel
Costo 60,22$
Km Percorsi 520

Era la tappa più lunga del viaggio quella che da Amarillo (TX) mi avrebbe portato a Chandler (OK).

Anche lo scorso anno, al contrario, l’ho percorsa così mentre le volte precedenti avevo programmato più tappe.

Ma quest’anno avevo deciso di dedicare più tempo al Missouri e qualcosa dello splendido Oklahoma ho dovuto sacrificare.

La giornata, come sempre, è cominciata presto anche se al Big Texan non c’è un paesaggio mozzafiato, ed il motel non regala particolari emozioni.

C’è solo la I40 ed il suo rumore dal quale non vedi l’ora di fuggire.

La giornata era splendida, ventosa come quasi sempre da queste parti, ma il sole era forte e caldo.

In mattinata, prima di partire, ho ricevuto un messaggio da Jerry McClanahan, l’artista della “EZ 66 for travelers”, il quale mi pregava di avvisarlo quando sarei arrivato a Chandler.

L’avevo già incontrato lo scorso anno e ci teniamo in contatto tramite Facebook, un amico quindi che non potevo non incontrare.

Ma la strada da percorrere sarebbe stata tanta e quindi sapevo già che il mio incontro con lui sarebbe avvenuto sicuramente il giorno dopo.

Il tratto di Route 66 in Texas è molto lineare, la vecchia highway costeggia la I40 per gran parte del suo percorso, che è comunque molto bello soprattutto grazie agli splendidi cimeli che si incontrano.

Lo Slug Bug Ranch, la Leaning Tower, la Giant Cross e soprattutto l’imponente U-DROP INN.

C’era un’atmosfera ovattata quel giorno, nonostante il cielo limpido, il clima perfetto, tutto sembrava andare al rallentatore.

La Mother Road in Texas, nonostante la vicinanza della interstate, è estremamente rilassante.

Quasi nessuno, a parte me, stava percorrendo la vecchia highway, ed il dolce suono dei pneumatici che calpestavano le giunture delle lastre di cemento che la compongono, riusciva a nascondere il frastuono generato da chi non aveva avuto voglia di passare da questa parte del guard rail.

Nonostante le tante miglia da percorrere me la sono presa comoda, godendomi fino in fondo le splendide icone di questo tratto della Mother Road che mi avrebbe portato in Oklahoma.

L’Oklahoma.

Michael Wallis, uno scrittore che ha raccontato la Route 66 come nessun’altro, ha scritto:

Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!“.

Tutto è nato qui.

A Tulsa è vissuto Cyrus Avery, il padre della Route 66, Andy Payne di Foyil, il vincitore del Bunion Derby, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US 66, Will Rogers, l’attore a cui la Route 66 è dedicata (uno dei nickname della Route 66 è appunto “Will Rogers Hwy”), gli Okies che l’attraversarono nel loro viaggio della speranza ai tempi del Dust Bowl.

La Route 66 è soprattutto l’Oklahoma.

Entrando in Oklahoma da ovest la prima comunità che si incontra è Texola.

Non c’è molto qui, ma quel poco è straordinario.

Come il Tumbleweed Grill nel Water Hole #2, il locale di Masel, un’artista, una dolcissima signora che si è trasferita in questa che lei orgogliosamente chiama “ghost town” per aprire questa piccola oasi nel nulla.

Il Tumbleweed è un piccolo diner, un gift shop ed un market.

Masel oltre a dipingere e ad esporre i suoi quadri all’interno del locale è anche un’ottima cuoca, i suoi hamburger sono infatti stati votati come i migliori dello stato dell’Oklahoma.

Ed in effetti sono buonissimi e lo scudetto della Mother Road impresso sul pane li rende anche esteticamente adorabili.

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Abbiamo trascorso parecchio tempo dentro al suo bellissimo locale, scambiando quattro chiacchiere con lei e filmando la consueta diretta prima di ripartire in direzione est.

Non abbiamo fatto tanta strada prima di fermarci di nuovo; non molto distante da Texola c’è una delle tappe obbligate di un viaggio lungo la Route 66.

Il paese è Erick, e lui è uno dei personaggi più amati della Mother Road: Harley.

Harley è una forza della natura, 72 anni di entusiasmo e goliardia.

Harley è il cricchetto di Cars, è il clown più divertente della Route 66.

Le sue esibizioni sono sempre coinvolgenti e richiamano gente da tutto il mondo.

Ma, come ho scritto anche nel live, come tutti i clowns anche lui indossa una maschera dietro la quale nasconde il suo dolore per la perdita, mai superata, dell’amata moglie, Annabelle, con la quale in passato si esibiva.

Abbiamo trascorso un’oretta li dentro e se avessi avuto tempo mi sarei fermato ancora di più.

Harley mette allegria, è imprevedibile, e li dentro al suo locale c’è la sintesi della Route 66, tutto quello che ci si aspetta di trovare lungo la vecchia highway.

Un insieme di straordinario, irresistibile casino, l’habitat perfetto per le sue esibizioni.

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Il tratto di Route 66 che da Erick porta a Hydro è stupendo; la striscia di vecchio cemento portland spesso si allontana dalla odiata I40 per nascondersi tra il verde della vegetazione circostante.

Poesia.

Insieme al successivo tratto tra Hydro e El Reno è uno dei più belli dell’intero percorso della Route 66.

Hydro, ovvero la comunità dove per 59 anni è vissuta la mamma di tutti noi viaggiatori della Route 66: Lucille Hamons, the Mother of the Mother Road..

E’ la stazione di servizio che preferisco, non è esteticamente tra le più belle, ma il solo fatto che per tanti anni è stata la casa di Lucille la rende impareggiabile.

E’ un’altra di quelle tappe che aspetto sempre con emozione e quando sono li, davanti a quella vecchia costruzione in legno, è come se volessi cercare un modo per entrare in contatto con lei.

La Route 66 è una strada di uomini e di donne che con le loro azioni ne hanno scritto la storia rendendola immortale.

E Lucille di quella storia ha scritto i capitoli più commoventi.

Ho visto tanti video su di lei, girati da viaggiatori che negli anni 90 hanno avuto la fortuna di incontrarla, è stata una figura importante per la Route 66, uno degli emblemi di questa strada.

Il viaggio è proseguito verso Chandler con frequentissimi stop.

L’ultimo di questi ad Arcadia, davanti alla enorme bottiglia di Pops, il popolare, modernissimo diner.

Era ormai buio e vedere la sua imponente sagoma illuminata è stato bello.

Non c’entra molto con la Route 66, il contrasto con il resto della comunità di Arcadia è forte, ma ha contribuito ad attirare l’interesse della gente per questo scorcio della vecchia highway, e questo è positivo.

Sono arrivato a Chandler, come prevedibile, molto tardi e quindi l’incontro con Jerry McClanahan era rimandato al giorno dopo.

E’ stata una giornata molto intensa, lunga e stancante.

Ma la stanchezza in questi casi si mescola con la consapevolezza di aver vissuto bellissimi momenti e quindi diventa un dettaglio insignificante.

L’Oklahoma ti entra nel cuore, non c’è spazio per niente altro quando sei li.


 

TeePee

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Lo storico Tee Pee Curios di Tucumcari in New Mexico, uno dei più belli e famosi gift shops della Route 66.



 

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Tratto Tucumcari – Amarillo
Data 21/08/2018
Hotel Big Texan Motel
Costo 90,85$
Km Percorsi 204

 

Le mie giornate a Tucumcari cominciano molto presto.

L’alba è straordinaria, riesce sempre a mitigare l’amarezza per l’imminente partenza.

Ti lascia a bocca aperta, ti rapisce.

Sono un abitudinario ed a Tucumcari amo ripetere i miei rituali.

Esco dal motel quando il neon è ancora acceso e con la temperatura decisamente fresca, scelgo il lato della Route 66, rispetto al Blue Swallow, dove passeggiare e, con la macchina fotografica al collo, comincio a camminare avvolto dal silenzio di una comunità ancora dormiente.

C’era un po’ di foschia quella mattina che sembrava cercasse invano di tenere a bada i raggi del sole che invece si facevano strada colorando il cielo di un rosso intenso.

Il contrasto con il neon ancora acceso era straordinario.

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A rendere lo splendido panorama davanti a me ancora più suggestivo, ad un certo punto, è apparso un cowboy che, a cavallo del suo destriero, ha iniziato ad attraversare una Route 66 deserta.

Alle sue spalle la scritta “Clint Eastwood è stato qui” rendeva ancora più surreale e suggestivo lo scenario davanti a me.

Meraviglia!

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E’ estremamente rilassante scattare foto alla vecchia highway mentre Tucumcari è ancora nel dormiveglia.

Sembra davvero che il tempo scorra più lento del solito.

I miei rituali della mattina sono proseguiti con la classica colazione dal Kix on 66 e, questa volta, prima di tornare nella lobby del Blue Swallow per le ultime chiacchiere con Nancy e Kevin, sono passato da Gar del Tee Pee Curios, il gift shop che si trova sul lato opposto della vecchia highway rispetto al motel.

Curiosamente durante le mie 5 visite a Tucumcari non ho mai avuto modo di stringere legami particolari con Gar.

Sono entrato diverse volte nel gift shop, ho anche acquistato delle cose, ma da cliente nulla di più.

Nell’ultimo anno invece ho iniziato a chiacchierare con lui tramite Facebook e quindi incontrarsi per questa “nuova” prima volta era emozionante.

E così in effetti è stato.

Siamo stati un’oretta nel locale, abbiamo coinvolto Gar nella nostra solita diretta, gli ho lasciato diverse foto che avevo fatto gli anni precedenti al suo locale e poi ci siamo salutati.

E’ stata una sosta piacevole che mi ha permesso di aggiungere un amico in più alla lista delle splendide persone con le quali mi tengo in contatto quando sono a casa e che incontrerò di nuovo con piacere al mio prossimo viaggio sulla Route 66.

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Il tempo comunque passava ed era il momento di lasciare, a malincuore, Tucumcari ed il Blue Swallow.

Abbiamo trascorso gli ultimi momenti insieme a Nancy e Kevin, scattandoci altre foto prima di salutarci e darci appuntamento al prossimo anno.

Probabilmente però non andrà così, al termine del mio viaggio, una volta a Chicago, ho letto sulla pagina Facebook del Blue Swallow che Nancy e Kevin hanno deciso di mettere in vendita il loro splendido motel.

Gli anni passano, il figlio non ha intenzione di rilevare l’attività ed anzi si è trasferito lontano dal New Mexico presso la famiglia della moglie.

Gestire un motel è un’attività pesante e Kevin ha deciso che era giunto il momento di passare la mano.

Mi è profondamente dispiaciuto ed ho condiviso con loro la mia amarezza, come quella di tantissimi appassionati che hanno commentato la notizia; spero che chiunque rileverà lo splendido motel possa essere alla loro altezza.

Ma sarà dura.

Per quanto mi riguarda perderò degli splendidi punti di riferimento, delle persone che al di la del loro ruolo di gestori del motel mi hanno sempre dimostrato amicizia.

Ci siamo salutati quindi, un saluto, per me, in quel momento inconsapevole.

E con il solito “magone” o lasciato lentamente Tucumcari in direzione est.

Questa volta non ho percorso il tratto sterrato che da San Jon arriva a Glenrio, ho scelto di fare il tratto più recente, anche se a Glenrio ci sarei poi arrivato attraverso la EXIT 0 della I40.

La “prima volta” degli incontri lungo la Route 66 è proseguita con Jerry del Russell’s Truck & Travel Center, uno splendido museo dell’automobile a Glenrio.

Non è solo un museo in verità, ma è anche un market, un diner ed una stazione di servizio.

Anche Jerry non lo avevo mai incontrato nonostante fosse la quarta volta che passavo di li.

E’ tra le mie amicizie di Facebook da tanti anni ma non avevo mai interagito con lui.

Questa volta, dopo aver passeggiato tra le macchine e mentre ero in procinto di uscire, dall’interno di una stanza ho sentito una voce che mi salutava e ringraziava per la visita, ho risposto al saluto e dopo un po’ quella voce mi chiesto: “posso sapere il tuo nome per cortesia?”

Io ho risposto: “mi chiamo Franco”, ed a quel punto dalla stanza è uscito Jerry che mi ha detto: “siamo amici su Facebook da parecchio tempo, ti avevo riconosciuto mentre passeggiavi nel locale!”.

Abbiamo cominciato a ridere ed abbiamo passato un po’ di tempo a parlare della Mother Road e del viaggio che stavo facendo.

Un’altra bella persona della Route 66.

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Dopo aver lasciato il locale ho letto una notifica di Facebook dove Jerry avvisava un altro roadie del mio arrivo.

La Route 66 è una splendida famiglia.

Dopo la deviazione per Glenrio, che pur nella sua desolazione trovo sempre splendida, sono arrivato al Midpoint di Adrian.

Era strano arrivarci dalla parte opposta.

Di solito quando arrivo li cominciano le riflessioni sugli splendidi posti attraversati, quelli ad est, in assoluto i miei preferiti.

Adoro l’est della Route 66 ed arrivare al Midpoint significava esserseli messi alle spalle, cominciare a riviverli attraverso i ricordi.

Questa volta li avevo davanti a me, ancora tutti da vivere.

Ma anche quello che avevo appena vissuto era stato stupendo, cosa potevo aspettarmi di più?

Le mie convinzioni ed i miei gusti personali stavano vacillando.

Passata Vega, la destinazione è stata il Cadillac Ranch, un classico di questa parte della Route 66.

E poi infine Amarillo, dove ci sarebbe stata un’altra “prima volta”.

Ho sempre sottovalutato Amarillo, dedicando tempo solo al Cadillac Ranch, al Big Texan e ad un passaggio veloce lungo la 6th Ave, il nome che la vecchia Highway assume quando attraversa la cittadina texana.

Ma li sulla 6th c’è Bob “Crocodile” Lile, un artista, un texano verace, che ogni volta che postavo foto su Facebook, ed ormai lo faccio da diversi anni, non perdeva occasione per sottolineare che da lui non ero mai passato.

Era quindi giunto il momento per rimediare.

“Don’t mess with Texas” recita un famoso detto, che possiamo estendere anche ai suoi abitanti.

Scherzi a parte, Bob è una persona piacevolissima.

Ha seguito il mio viaggio verso est su Facebook e quindi si aspettava che, questa volta, passassi da lui.

Accompagnato dal suo inseparabile cane Lady, mi ha mostrato tutte le sue realizzazioni.

Bob, tra le altre cose, realizza gioielli utilizzando pezzi di vernice staccati dalle macchine del Cadillac Ranch; oggetti davvero molto belli.

Bob inoltre è prodigo di consigli su dove dormire e dove mangiare ad Amarillo.

Dopo i saluti ho proseguito la mia passeggiata sulla 6th prima di dirigermi verso il Big Texan dove avevo prenotato la mia stanza per la notte.

La metà strada era quindi superata, stavo lentamente lasciando il desertico west per dirigermi verso l’est verde e rigoglioso.

Le emozioni che la parte ovest della Route 66 mi ha regalato questa volta sono state enormi.

Viaggiare ed essere atteso, essere riconosciuto per le foto che da anni posto nei gruppi americani della Route 66, incontrare amici che mi ringraziavano del piccolo aiuto che avevo fornito nell’organizzazione del loro viaggio, è stato davvero emozionate.

La Route 66 non è solo una splendida strada densa di storia e di cimeli, ma una comunità di persone che si conoscono e che ti accolgono tra di loro con entusiasmo.

Mi hanno ringraziato per quello che faccio per pubblicizzare la Route 66, una strada che vive di questo, una strada annullata, cancellata, dimenticata da tutti.

Una strada superata e che, per coloro che vivono un progresso senza cuore, è abitata da gente che “va a tre cilindri”.

Una strada, invece, che è uno straordinario “stargate” che ci conduce in un mondo bellissimo, un mondo nel quale non ti senti mai da solo e nel quale trovi sempre un sorriso pronto a trasformare una giornata ordinaria in uno splendido momento che non dimenticherai più.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La meravigliosa “Ribbon Road”



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La statua dedicata al vincitore del “Bunion Derby”, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US Highway 66.



 

 

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Tratto Grants – Tucumcari
Data20 20/08/2018
Hotel Blue Swallow Motel
Costo 96,31$
Km Percorsi 463

 

La Route 66 è una strada ad alto contenuto emozionale.

La sua storia, la sua gente, le sue icone, non possono lasciare indifferenti.

È un microcosmo, un piccolo affascinante paese all’interno di una nazione esageratamente grande.

E’ un salto indietro nel tempo, e lo è non solo per la presenza di strutture storiche che richiamano un passato che anche gli stessi americani cominciano a rimpiangere, ma lo è per i rapporti umani che al giorno d’oggi, al di fuori di quel contesto, sono assai più freddi.

Emozione e passione quindi, come la mia per questa striscia d’asfalto e cemento e per una delle sue icone più belle: il Blue Swallow Motel di Tucumcari.

Era la tappa di giornata e, come le altre volte, la più attesa del viaggio.

Era la mia quinta volta in quel motel che amo follemente.

Ho lasciato presto il Sands Motel, non prima di aver fatto i complimenti al gestore per come lo tiene in vita.

E’ stata veramente una piacevole sorpresa e la mia sensazione sarà poi confermata da altri roadies che ho incontrato più avanti durante il viaggio.

Ho ripercorso il breve tratto di Route 66 all’interno della piccola comunità di Grants, per fotografare alcune insegne di locali storici ormai dismessi.

Ne avevo già scattate tante in passato, ma ogni volta che rivedo le mie foto penso sempre che avrei potuto scegliere una diversa prospettiva.

Forse è solo una delle tante scuse che trovo per tornarci, come se dovessi giustificare a me stesso il perché dei miei viaggi sulla 66.

Il tratto di avvicinamento a Tucumcari è stato, almeno nella prima parte, ad ovest di Albuquerque, molto bello.

La Route 66 in questa zona si sviluppa nel rispetto dello splendido paesaggio che la circonda, aggirandolo dolcemente senza alterarne la bellezza.

Si passa per la Dead Men’s Curve, una curva a gomito un tempo oggetto di preoccupazioni da parte dei viaggiatori, e, poco più avanti, accanto alla Owl Rock, una roccia a forma di gufo che rende quel tratto molto suggestivo.

Siamo riusciti ad entrare ad Albuquerque per l’ora di pranzo giusto in tempo per un ottimo hamburger da quello che probabilmente è il diner più famoso della Route 66:
il 66 Diner.

Non è un diner storico, risale agli anni 80 e sorge dove un tempo c’era una stazione di servizio della Phillips 66, ma la sua splendida fisionomia richiama direttamente gli anni 50 e per questo è estremamente accattivante.

E’ stata una giornata tranquilla, fino all’arrivo al Blue Swallow Motel.

Ogni volta che la tappa di giornata mi porta al Blue Swallow sono solito indossare la sua maglietta, è uno dei tanti miei rituali.

L’arrivo al motel è sempre emozionante, ma questa volta, grazie ad una piacevole sorpresa lo è stato ancora di più.

Sono entrato lentamente a Tucumcari, come al solito ascoltando una canzone presa da “Cars” (Find yourself di Brad Paisley) e, questa volta, filmando il mio arrivo al motel.

Il saluto di Nancy e Kevin, i proprietari del Blue Swallow, è stato come sempre caloroso.

Mi sento a casa ogni volta che ci torno.

Le tantissime storie che ho letto sul motel, sulla sua storica proprietaria, Miss Lillian Redman, l’atmosfera così irresistibilmente retrò, fanno ormai fa parte di me.

E la cordialità e l’amicizia di Nancy e Kevin rendono le mie emozioni ancora più intense.

Tutti i miei viaggi lungo la Route 66 li ho “costruiti” partendo dal Blue Swallow ed aggiungendoci tutto il resto.

Kevin, prima di darmi la chiave della stanza, è solito descrivermi le novità che nel corso dell’anno ha apportato al motel e poi mi da appuntamento a quando avrò un po’ di tempo per fare quattro chiacchiere.

Questa volta, stranamente, ha voluto accompagnarmi, e mentre camminavamo verso la stanza numero 12 mi spiegava che li dentro avrei trovato qualcosa che una persona di mia conoscenza, che aveva soggiornato nel motel a giugno, aveva chiesto a lui di  lasciarmi.

Accanto al letto ho trovato infatti una bottiglia di Chardonnay immersa nel ghiaccio con un biglietto nel quale c’era il ringraziamento di due ragazzi ai quali avevo dato dei consigli per il loro viaggio lungo la Route 66.

E’ stata un’emozione pazzesca.

Ho postato immediatamente su Facebook un video per ringraziarli dello splendido gesto, dopodichè ho pensato che quella bottiglia andava consumata con coloro che di questo motel mi hanno fatto innamorare, Nancy e Kevin.

E così ho fatto.

C’era un po’ di gente nella lobby, abbiamo quindi aspettato un po’ prima di aprire la bottiglia e di brindare assieme a loro.

Sono stati momenti che non dimenticherò mai.

Abbiamo riso, scherzato, abbiamo trascorso diverso tempo all’interno della lobby.

Lo Chardonnay della California era davvero ottimo, e così a digiuno aveva agevolato la propensione allo scherzo.

Ci siamo scattati foto, registrato un breve video, ed alla fine siamo tornati in stanza.

Ma appena ho aperto la porta della lobby una ragazza è venuta verso di me dicendomi: “proprio te cercavo, se sono qui è grazie a te e volevo ringraziarti di persona”.

Era un’altra ragazza alla quale avevo dato qualche consiglio per il suo viaggio lungo la Route 66 ed avendo visto il video di ringraziamento postato su Facebook aveva capito che anche io ero al motel.

Anche con lei ed il suo ragazzo abbiamo trascorso un po’ di tempo, li fuori, sotto lo splendido neon del Blue Swallow Motel.

Ed infine, una volta calato il sole, sono riuscito a svincolarmi da tutte quelle emozioni ed ho cominciato a dedicare un po’ di tempo a me ed alle mie foto.

Sono rimasto davanti allo splendido neon del Blue Swallow fino a quando è rimasto acceso, scattando come al solito un’infinità di foto.

Ormai credo di averlo immortalato in tutti i modi.

Ho registrato anche un paio di video che avrei montato in seguito per le mie “dirette” dalla Mother Road ed infine, quando proprio non ce la facevo più, sono entrato in stanza per chiudere una fantastica giornata.

E’ stato in assoluto il giorno più bello del viaggio, un crescendo pazzesco di emozioni.

Essere lontani da casa e sentirsi a casa.

Questo è il Blue Swallow Motel, questa è la magia della Route 66.

Ho dormito poco, come sempre, perché dopo il tramonto, splendido come solo la Route 66 sa regalare, c’era da fotografare anche l’alba.

Le notti sono sempre molto brevi al Blue Swallow Motel.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La romantica Blue Whale di Catoosa (Oklahoma).



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Resta poco di questa storica stazione di servizio e poche sono le notizie arrivate fino a noi.
Ma quelle poche notizie raccontano una storia singolare.



 

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Tratto Holbrook – Grants
Data 19/08/2018
Hotel Sands Motel
Costo 39,86$
Km Percorsi 335

 


L’alba, così come il tramonto, sono sempre momenti particolarmente affascinanti lungo la Route 66.

I colori accesi esaltano quell’irresistibile senso di magia intorno alla strada e le emozioni si moltiplicano guardandola sparire all’orizzonte.

Holbrook è uno di quei posti dove l’alba ed il tramonto sono straordinari.

Dormo sempre poco quando viaggio lungo la Route 66, un po’ per il jet leg che comunque è sempre difficile da smaltire durante il viaggio, ma soprattutto perché cerco di viverle quelle emozioni.

Il risveglio al Wigwam è stato splendido; un’alba mozzafiato con il sole che lentamente si faceva spazio tra i coni del motel.

Un pieno di emozioni che avrebbe colmato quelle che Il tratto di strada che avrei percorso quel giorno non avrebbe offerto; tra Arizona e New Mexico di Route 66 non ce n’è molta, la I40 ha preso il sopravvento sulla vecchia highway e percorrere le Interstates è molto diverso, vieni privato del piacere stesso di viaggiare.

Lungo quel tratto c’era tuttavia uno dei posti dove da tempo volevo andare:

il Painted Desert Trading Post.

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Painted Desert Trading Post

Ma prima era d’obbligo, come di consueto, una fermata al Petrified Forest National Park ed all’adiacente Painted Desert.

E’ l’unico parco nazionale presente lungo il percorso della Route 66 ed è sempre piacevole visitarlo contemplando i suoi colori, i suoi tronchi pietrificati e quel tratto di vecchia 66 del quale oggi resta solo la linea disegnata dai pali del telegrafo che un tempo la delimitavano.

Usciti dal parco e percorse poche miglia di I40, all’uscita 320, ho imboccato la Pinta Rd. (un tratto sterrato parte del quale un tempo era incluso nel percorso della US Highway 66), e sono andato nella direzione del Painted Desert Trading Post.

Il Painted Desert Trading Post è un locale abbandonato da tanti anni che un tempo sorgeva accanto alla vecchia Route 66.

E’ stato sempre isolato anche negli anni d’oro della vecchia highway; è rimasto aperto una quindicina d’anni a cavallo tra gli anni 40 e 50 ed oggi è considerato dagli appassionati della Route 66 una sorta di Sacro Graal della Mother Road, per la difficoltà nel trovarlo e raggiungerlo (quel tratto di strada è sterrato e presenta diverse asperità dovute agli anni ed agli agenti atmosferici che spesso con violenza colpiscono quella zona), e per la sua collocazione isolata che lo rende estremamente affascinante.

Non c’è stata mai elettricità da queste parti, era una sorta di oasi nel deserto per i viaggiatori della vecchia highway.

Il vecchio locale, in condizioni estremamente precarie, è stato acquistato lo scorso maggio da un gruppo di appassionati della Mother Road che lo sta pian piano restaurando.

Per visitarlo ho preso contatti con Rich, uno dei nuovi proprietari, ho versato un’offerta di 10 dollari tramite Paypal ed ho scaricato un’app per smartphone attraverso la quale, dopo essermi registrato, avrei potuto aprire un lucchetto elettronico che chiudeva un cancello.

Il contrasto tra la tecnologia e le condizioni estreme del deserto è affascinante.

Arrivato li dopo aver percorso, appunto, la Pinta Road mi sono trovato davanti al cancello chiuso.

Dopo aver avvisato Rich tramite sms, attivo l’app, il Bluetooth, inserisco i miei dati ed alla pressione del pulsante Open il lucchetto si apre.

Da li ci sono ancora un paio di miglia di vecchia US 66 sterrata prima di arrivare al trading post.

Vederlo lentamente apparire all’orizzonte è stato emozionante.

Non c’è nulla intorno al vecchio locale ed il forte sibilo del vento lo rendeva sinistro e per questo ancora più affascinante.

Scatto un’infinità di foto alla struttura, ero davvero felice di essere finalmente li.

E’ stata una delle esperienze più belle di questo viaggio lungo la Route 66, un posto che seguivo da tempo ed essere li era davvero speciale.

Sto seguendo proprio in questi giorni i lavori che quel gruppo di appassionati sta portando avanti.

Lo hanno recintato e puntellato.

Temo sempre il peggio quando gli americani restaurano qualcosa.

Il loro concetto di restauro è profondamente diverso dal nostro: noi cerchiamo di conservare i nostri beni storici così come sono, loro li rifanno identici, spesso anche meglio, di come erano in origine.

Non è la stessa cosa.

Ci sono cimeli lungo la Route 66 che sono stati completamente rifatti e questo fa perdere molto del loro fascino.

Non so cosa combineranno con il Painted Desert Trading Post, ma sono felice di averlo visto così come ci è arrivato dagli anni 40, senza che la mano dell’uomo possa averne alterato la fisionomia.

Il viaggio è proseguito verso Grants (New Mexico) senza particolari picchi; come dicevo, non è uno dei tratti più belli.

Sono arrivato molto presto ed ho preso possesso della stanza al Sands Motel.

E’ un motel storico presso cui non avevo mai dormito, non avevo quindi aspettative particolari.

Si è rivelato invece uno dei migliori ad un prezzo davvero stracciato: meno di 40 dollari a notte, nulla.

Dopo il tramonto sono di nuovo salito in macchina per un rapido giro lungo il tratto di 66 che attraversa la piccola comunità, giusto il tempo per fotografare alcuni neon accesi.

Come in diverse altre comunità lungo la Route 66, anche a Grants si può percepire cosa la vecchia highway sia stata ai suoi tempi d’oro e cosa abbia provocato la sua dismissione.

La Route 66 è sempre un viaggio nel tempo.