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Tratto Chandler – Carthage
Data 23/08/2018
Hotel Boots Court
Costo 79,66$
Km Percorsi 435

Man mano che mi trovo ad organizzare un viaggio lungo la Route 66 aumentano le tappe obbligate, i posti nei quali devo prevedere una sosta per la notte perché c’è qualche amico da incontrare.

Kingman per lo scrittore Jim Hinckley (che purtroppo quest’anno non ho incontrato per via di un suo impegno in Repubblica Ceca), Tucumcari per Kevin e Nancy del Blue Swallow e Chandler per Jerry McClanahan.

La giornata è cominciata infatti con l’incontro con Jerry, un artista conosciutissimo dagli appassionati della Mother Road per la sua “EZ 66 for travelers”, la guida più importante e completa per percorrere la Route 66.

E’ stato il mio secondo incontro con Jerry, ero già passato da lui lo scorso anno, ma quest’anno c’era anche sua moglie Mariko, una fotografa appassionata della Route 66 che Jerry ha conosciuto in occasione di uno dei suoi viaggi.

Ho seguito su Facebook il loro matrimonio circa un anno e mezzo fa, ed incontrarli è stata davvero una bella esperienza.

Abbiamo trascorso gran parte della mattinata nella Gallery di Jerry, a parlare della sua esperienza in Giappone, del suo imminente viaggio verso la California, lungo la Route 66 insieme a sua moglie, e di come realizza i suoi bellissimi quadri.

E’ davvero una piacevole persona, un vero e proprio guru della Mother Road.

Dopo i saluti e la consueta diretta, prima di entrare in macchina e rimetterci in marcia verso est, ci siamo girati di nuovo verso la gallery e davanti alla porta c’erano Jerry e Mariko insieme che ci salutavano.

Sono davvero due belle persone, una splendida coppia della Route 66.

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Abbiamo cercato di recuperare tempo durante il viaggio, ma non si potevano saltare le magnifiche icone di questo tratto della Mother Road.

A partire dal recente “Heart of Route 66 Auto Museum” di Sapulpa per poi proseguire verso Tulsa, da molti considerata una sorta di capitale della Route 66.

Non sono mai stato un’amante delle grandi città, neanche di quelle attraversate dalla Route 66, Tulsa poi ha sempre rappresentato un problema per me.

Nonostante la EZ 66 le 3 volte precedenti è stato sempre complicato seguire fedelmente il percorso della vecchia highway all’interno del centro cittadino.

Questa volta, grazie anche alle mie mappe, sono finalmente riuscito a non perdere il percorso della Route 66.

Tulsa è una città ovviamente moderna ma offre qualche sprazzo del glorioso passato della vecchia highway, come ad esempio un vecchio tratto di strada, il cui accesso è tuttavia chiuso da un cancello, nella Cyrus Avery Centennial Plaza, proprio accanto al monumento dedicato al “Padre” della Route 66, Cyrus Avery appunto.

Il monumento, straordinariamente evocativo, si chiama “East meets west” e raffigura un Cyrus Avery a bordo di un’automobile che incrocia una carrozza trainata da cavalli imbizzarriti.

Cyrus Avery è vissuto a Tulsa e da li ha architettato la Mother Road, volendo fortemente che attraversasse il suo paese adottivo, l’Oklahoma appunto (lui era nativo della Pennsylvania).

E’ un bel posto da visitare.

Ogni volta che ci passo e guardo la strada sparire sotto il ponte pedonale con al centro lo scudetto della Route 66, mi viene immediatamente in mente una frase di Michael Wallis:

“È sabato mattina a Tulsa, Oklahoma, e davanti a me ho la Mother Road.
Mi metto un paio di jeans, una giacca di pelle e mi dichiaro pronto per affrontare la giornata.”

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Lasciata Tulsa, la tappa successiva prevedeva l’immancabile Blue Whale di Catoosa, uno dei posti più romantici della Mother Road.

Li avrei dovuto incontrare Linda, la dolcissima volontaria che la gestisce.

Ci eravamo incontrati anche lo scorso anno e questa volta avevo portato con me alcune cose da lasciarle.

Purtroppo però Linda non era in servizio, stava attraversando un difficile momento di salute, ed ho quindi lasciato tutto alla figlia.

Il giorno dopo Linda, attraverso Facebook, mi ha ringraziato spiegandomi il motivo della sua assenza.

 Il viaggio attraverso la storia della vecchia highway è proseguito con la tappa alla Andy Payne Statue di Foyil, la statua dedicata al vincitore del Bunion Derby, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US Highway 66, e con la passaggio lungo la splendida “Ribbon Road”, un piccolo nastro di asfalto che per un breve periodo, tra gli anni 20 e gli anni 30, ha fatto parte del percorso della Route 66.

Il sole era basso e riusciva a donare sfumature calde a quel vecchio pezzo di storico asfalto.

Uno straordinario alone di magia circondava quel tratto denso di storie e di leggende.

La lettura di questo splendido libro di storia, che è la US Highway 66 in Oklahoma, è proseguita con le bellissime stazioni di servizio di Commerce, la Marathon, oggi Diary King, un piccolo diner, e la Allen’s Conoco Fillin’ Station, due piccole meravigliose bomboniere poste ai lati della vecchia highway.

Lasciato a malincuore lo splendido Oklahoma, siamo entrati in Kansas.

Sono solo 13 miglia di Mother Road che lo attraversano, ma sono 13 miglia emozionanti.

Il Rainbow Bridge, i cui riflessi sull’acqua lo rendevano ancora più suggestivo, e poi Galena ed il suo “Cars on the Route”, con Cricchetto a fare da guardia.

Messo alle spalle anche il breve tratto in Kansas siamo entrati in Missouri, lo stato che amo di più dal punto di vista paesaggistico.

Adoro l’Oklahoma per la sua storia ed il Missouri per il suo paesaggio.

E’ sempre un bel dilemma quando devo forzatamente esprimere le mie preferenze nella scelta dello stato tra quelli attraversati dalla Route 66.

Ma sicuramente entrambi sono in cima alla mia lista.

La destinazione di giornata era un motel storico presso cui non avevo ancora soggiornato, il Boots Court di Carthage.

La striscia di neon verde che lo cinge esalta la sua immagine retrò.

Lo conoscevo già, anche se non ci avevo mai dormito; lo scorso anno Kevin Blue Swallow mi aveva suggerito di soggiornarci.

Sbrigate le formalità nella lobby, ritirata la chiave della stanza numero 12, una volta entrato vengo accolto da una canzone degli anni 50 trasmessa da una vecchia radio posta su un comodino.

E’ stato un tuffo al cuore.

Entrare in una struttura storica ed essere accolti con la musica degli anni d’oro della Mother Road è stata davvero un’esperienza emozionante.

Ricordo ancora i brividi una volta entrato.

La serata si è conclusa con un ottimo hamburger all’Iggy’s Diner, un classico locale in stile anni 50.

Era terminata un’altra splendida giornata di viaggio lungo la Route 66, una giornata emozionante e coinvolgente come solo la vecchia highway sa regalare.


 

RedOak

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Un vero e proprio tuffo nel passato grazie a Lowell Davis ed alla sua Red Oak II.



 

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Tratto Amarillo – Chandler
Data 22/08/2018
Hotel Lincoln Motel
Costo 60,22$
Km Percorsi 520

 

Era la tappa più lunga del viaggio quella che da Amarillo (TX) mi avrebbe portato a Chandler (OK).

Anche lo scorso anno, al contrario, l’ho percorsa così mentre le volte precedenti avevo programmato più tappe.

Ma quest’anno avevo deciso di dedicare più tempo al Missouri e qualcosa dello splendido Oklahoma ho dovuto sacrificare.

La giornata, come sempre, è cominciata presto anche se al Big Texan non c’è un paesaggio mozzafiato, ed il motel non regala particolari emozioni.

C’è solo la I40 ed il suo rumore dal quale non vedi l’ora di fuggire.

La giornata era splendida, ventosa come quasi sempre da queste parti, ma il sole era forte e caldo.

In mattinata, prima di partire, ho ricevuto un messaggio da Jerry McClanahan, l’artista della “EZ 66 for travelers”, il quale mi pregava di avvisarlo quando sarei arrivato a Chandler.

L’avevo già incontrato lo scorso anno e ci teniamo in contatto tramite Facebook, un amico quindi che non potevo non incontrare.

Ma la strada da percorrere sarebbe stata tanta e quindi sapevo già che il mio incontro con lui sarebbe avvenuto sicuramente il giorno dopo.

Il tratto di Route 66 in Texas è molto lineare, la vecchia highway costeggia la I40 per gran parte del suo percorso, che è comunque molto bello soprattutto grazie agli splendidi cimeli che si incontrano.

Lo Slug Bug Ranch, la Leaning Tower, la Giant Cross e soprattutto l’imponente U-DROP INN.

C’era un’atmosfera ovattata quel giorno, nonostante il cielo limpido, il clima perfetto, tutto sembrava andare al rallentatore.

La Mother Road in Texas, nonostante la vicinanza della interstate, è estremamente rilassante.

Quasi nessuno, a parte me, stava percorrendo la vecchia highway, ed il dolce suono dei pneumatici che calpestavano le giunture delle lastre di cemento che la compongono, riusciva a nascondere il frastuono generato da chi non aveva avuto voglia di passare da questa parte del guard rail.

Nonostante le tante miglia da percorrere me la sono presa comoda, godendomi fino in fondo le splendide icone di questo tratto della Mother Road che mi avrebbe portato in Oklahoma.

L’Oklahoma.

Michael Wallis, uno scrittore che ha raccontato la Route 66 come nessun’altro, ha scritto:

Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!“.

Tutto è nato qui.

A Tulsa è vissuto Cyrus Avery, il padre della Route 66, Andy Payne di Foyil, il vincitore del Bunion Derby, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US 66, Will Rogers, l’attore a cui la Route 66 è dedicata (uno dei nickname della Route 66 è appunto “Will Rogers Hwy”), gli Okies che l’attraversarono nel loro viaggio della speranza ai tempi del Dust Bowl.

La Route 66 è soprattutto l’Oklahoma.

Entrando in Oklahoma da ovest la prima comunità che si incontra è Texola.

Non c’è molto qui, ma quel poco è straordinario.

Come il Tumbleweed Grill nel Water Hole #2, il locale di Masel, un’artista, una dolcissima signora che si è trasferita in questa che lei orgogliosamente chiama “ghost town” per aprire questa piccola oasi nel nulla.

Il Tumbleweed è un piccolo diner, un gift shop ed un market.

Masel oltre a dipingere e ad esporre i suoi quadri all’interno del locale è anche un’ottima cuoca, i suoi hamburger sono infatti stati votati come i migliori dello stato dell’Oklahoma.

Ed in effetti sono buonissimi e lo scudetto della Mother Road impresso sul pane li rende anche esteticamente adorabili.

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Abbiamo trascorso parecchio tempo dentro al suo bellissimo locale, scambiando quattro chiacchiere con lei e filmando la consueta diretta prima di ripartire in direzione est.

Non abbiamo fatto tanta strada prima di fermarci di nuovo; non molto distante da Texola c’è una delle tappe obbligate di un viaggio lungo la Route 66.

Il paese è Erick, e lui è uno dei personaggi più amati della Mother Road: Harley.

Harley è una forza della natura, 72 anni di entusiasmo e goliardia.

Harley è il cricchetto di Cars, è il clown più divertente della Route 66.

Le sue esibizioni sono sempre coinvolgenti e richiamano gente da tutto il mondo.

Ma, come ho scritto anche nel live, come tutti i clowns anche lui indossa una maschera dietro la quale nasconde il suo dolore per la perdita, mai superata, dell’amata moglie, Annabelle, con la quale in passato si esibiva.

Abbiamo trascorso un’oretta li dentro e se avessi avuto tempo mi sarei fermato ancora di più.

Harley mette allegria, è imprevedibile, e li dentro al suo locale c’è la sintesi della Route 66, tutto quello che ci si aspetta di trovare lungo la vecchia highway.

Un insieme di straordinario, irresistibile casino, l’habitat perfetto per le sue esibizioni.

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Il tratto di Route 66 che da Erick porta a Hydro è stupendo; la striscia di vecchio cemento portland spesso si allontana dalla odiata I40 per nascondersi tra il verde della vegetazione circostante.

Poesia.

Insieme al successivo tratto tra Hydro e El Reno è uno dei più belli dell’intero percorso della Route 66.

Hydro, ovvero la comunità dove per 59 anni è vissuta la mamma di tutti noi viaggiatori della Route 66: Lucille Hamons, the Mother of the Mother Road..

E’ la stazione di servizio che preferisco, non è esteticamente tra le più belle, ma il solo fatto che per tanti anni è stata la casa di Lucille la rende impareggiabile.

E’ un’altra di quelle tappe che aspetto sempre con emozione e quando sono li, davanti a quella vecchia costruzione in legno, è come se volessi cercare un modo per entrare in contatto con lei.

La Route 66 è una strada di uomini e di donne che con le loro azioni ne hanno scritto la storia rendendola immortale.

E Lucille di quella storia ha scritto i capitoli più commoventi.

Ho visto tanti video su di lei, girati da viaggiatori che negli anni 90 hanno avuto la fortuna di incontrarla, è stata una figura importante per la Route 66, uno degli emblemi di questa strada.

Il viaggio è proseguito verso Chandler con frequentissimi stop.

L’ultimo di questi ad Arcadia, davanti alla enorme bottiglia di Pops, il popolare, modernissimo diner.

Era ormai buio e vedere la sua imponente sagoma illuminata è stato bello.

Non c’entra molto con la Route 66, il contrasto con il resto della comunità di Arcadia è forte, ma ha contribuito ad attirare l’interesse della gente per questo scorcio della vecchia highway, e questo è positivo.

Sono arrivato a Chandler, come prevedibile, molto tardi e quindi l’incontro con Jerry McClanahan era rimandato al giorno dopo.

E’ stata una giornata molto intensa, lunga e stancante.

Ma la stanchezza in questi casi si mescola con la consapevolezza di aver vissuto bellissimi momenti e quindi diventa un dettaglio insignificante.

L’Oklahoma ti entra nel cuore, non c’è spazio per niente altro quando sei li.


TeePee

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Lo storico Tee Pee Curios di Tucumcari in New Mexico, uno dei più belli e famosi gift shops della Route 66.



 

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Tratto Tucumcari – Amarillo
Data 21/08/2018
Hotel Big Texan Motel
Costo 90,85$
Km Percorsi 204

 

Le mie giornate a Tucumcari cominciano molto presto.

L’alba è straordinaria, riesce sempre a mitigare l’amarezza per l’imminente partenza.

Ti lascia a bocca aperta, ti rapisce.

Sono un abitudinario ed a Tucumcari amo ripetere i miei rituali.

Esco dal motel quando il neon è ancora acceso e con la temperatura decisamente fresca, scelgo il lato della Route 66, rispetto al Blue Swallow, dove passeggiare e, con la macchina fotografica al collo, comincio a camminare avvolto dal silenzio di una comunità ancora dormiente.

C’era un po’ di foschia quella mattina che sembrava cercasse invano di tenere a bada i raggi del sole che invece si facevano strada colorando il cielo di un rosso intenso.

Il contrasto con il neon ancora acceso era straordinario.

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A rendere lo splendido panorama davanti a me ancora più suggestivo, ad un certo punto, è apparso un cowboy che, a cavallo del suo destriero, ha iniziato ad attraversare una Route 66 deserta.

Alle sue spalle la scritta “Clint Eastwood è stato qui” rendeva ancora più surreale e suggestivo lo scenario davanti a me.

Meraviglia!

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E’ estremamente rilassante scattare foto alla vecchia highway mentre Tucumcari è ancora nel dormiveglia.

Sembra davvero che il tempo scorra più lento del solito.

I miei rituali della mattina sono proseguiti con la classica colazione dal Kix on 66 e, questa volta, prima di tornare nella lobby del Blue Swallow per le ultime chiacchiere con Nancy e Kevin, sono passato da Gar del Tee Pee Curios, il gift shop che si trova sul lato opposto della vecchia highway rispetto al motel.

Curiosamente durante le mie 5 visite a Tucumcari non ho mai avuto modo di stringere legami particolari con Gar.

Sono entrato diverse volte nel gift shop, ho anche acquistato delle cose, ma da cliente nulla di più.

Nell’ultimo anno invece ho iniziato a chiacchierare con lui tramite Facebook e quindi incontrarsi per questa “nuova” prima volta era emozionante.

E così in effetti è stato.

Siamo stati un’oretta nel locale, abbiamo coinvolto Gar nella nostra solita diretta, gli ho lasciato diverse foto che avevo fatto gli anni precedenti al suo locale e poi ci siamo salutati.

E’ stata una sosta piacevole che mi ha permesso di aggiungere un amico in più alla lista delle splendide persone con le quali mi tengo in contatto quando sono a casa e che incontrerò di nuovo con piacere al mio prossimo viaggio sulla Route 66.

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Il tempo comunque passava ed era il momento di lasciare, a malincuore, Tucumcari ed il Blue Swallow.

Abbiamo trascorso gli ultimi momenti insieme a Nancy e Kevin, scattandoci altre foto prima di salutarci e darci appuntamento al prossimo anno.

Probabilmente però non andrà così, al termine del mio viaggio, una volta a Chicago, ho letto sulla pagina Facebook del Blue Swallow che Nancy e Kevin hanno deciso di mettere in vendita il loro splendido motel.

Gli anni passano, il figlio non ha intenzione di rilevare l’attività ed anzi si è trasferito lontano dal New Mexico presso la famiglia della moglie.

Gestire un motel è un’attività pesante e Kevin ha deciso che era giunto il momento di passare la mano.

Mi è profondamente dispiaciuto ed ho condiviso con loro la mia amarezza, come quella di tantissimi appassionati che hanno commentato la notizia; spero che chiunque rileverà lo splendido motel possa essere alla loro altezza.

Ma sarà dura.

Per quanto mi riguarda perderò degli splendidi punti di riferimento, delle persone che al di la del loro ruolo di gestori del motel mi hanno sempre dimostrato amicizia.

Ci siamo salutati quindi, un saluto, per me, in quel momento inconsapevole.

E con il solito “magone” o lasciato lentamente Tucumcari in direzione est.

Questa volta non ho percorso il tratto sterrato che da San Jon arriva a Glenrio, ho scelto di fare il tratto più recente, anche se a Glenrio ci sarei poi arrivato attraverso la EXIT 0 della I40.

La “prima volta” degli incontri lungo la Route 66 è proseguita con Jerry del Russell’s Truck & Travel Center, uno splendido museo dell’automobile a Glenrio.

Non è solo un museo in verità, ma è anche un market, un diner ed una stazione di servizio.

Anche Jerry non lo avevo mai incontrato nonostante fosse la quarta volta che passavo di li.

E’ tra le mie amicizie di Facebook da tanti anni ma non avevo mai interagito con lui.

Questa volta, dopo aver passeggiato tra le macchine e mentre ero in procinto di uscire, dall’interno di una stanza ho sentito una voce che mi salutava e ringraziava per la visita, ho risposto al saluto e dopo un po’ quella voce mi chiesto: “posso sapere il tuo nome per cortesia?”

Io ho risposto: “mi chiamo Franco”, ed a quel punto dalla stanza è uscito Jerry che mi ha detto: “siamo amici su Facebook da parecchio tempo, ti avevo riconosciuto mentre passeggiavi nel locale!”.

Abbiamo cominciato a ridere ed abbiamo passato un po’ di tempo a parlare della Mother Road e del viaggio che stavo facendo.

Un’altra bella persona della Route 66.

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Dopo aver lasciato il locale ho letto una notifica di Facebook dove Jerry avvisava un altro roadie del mio arrivo.

La Route 66 è una splendida famiglia.

Dopo la deviazione per Glenrio, che pur nella sua desolazione trovo sempre splendida, sono arrivato al Midpoint di Adrian.

Era strano arrivarci dalla parte opposta.

Di solito quando arrivo li cominciano le riflessioni sugli splendidi posti attraversati, quelli ad est, in assoluto i miei preferiti.

Adoro l’est della Route 66 ed arrivare al Midpoint significava esserseli messi alle spalle, cominciare a riviverli attraverso i ricordi.

Questa volta li avevo davanti a me, ancora tutti da vivere.

Ma anche quello che avevo appena vissuto era stato stupendo, cosa potevo aspettarmi di più?

Le mie convinzioni ed i miei gusti personali stavano vacillando.

Passata Vega, la destinazione è stata il Cadillac Ranch, un classico di questa parte della Route 66.

E poi infine Amarillo, dove ci sarebbe stata un’altra “prima volta”.

Ho sempre sottovalutato Amarillo, dedicando tempo solo al Cadillac Ranch, al Big Texan e ad un passaggio veloce lungo la 6th Ave, il nome che la vecchia Highway assume quando attraversa la cittadina texana.

Ma li sulla 6th c’è Bob “Crocodile” Lile, un artista, un texano verace, che ogni volta che postavo foto su Facebook, ed ormai lo faccio da diversi anni, non perdeva occasione per sottolineare che da lui non ero mai passato.

Era quindi giunto il momento per rimediare.

“Don’t mess with Texas” recita un famoso detto, che possiamo estendere anche ai suoi abitanti.

Scherzi a parte, Bob è una persona piacevolissima.

Ha seguito il mio viaggio verso est su Facebook e quindi si aspettava che, questa volta, passassi da lui.

Accompagnato dal suo inseparabile cane Lady, mi ha mostrato tutte le sue realizzazioni.

Bob, tra le altre cose, realizza gioielli utilizzando pezzi di vernice staccati dalle macchine del Cadillac Ranch; oggetti davvero molto belli.

Bob inoltre è prodigo di consigli su dove dormire e dove mangiare ad Amarillo.

Dopo i saluti ho proseguito la mia passeggiata sulla 6th prima di dirigermi verso il Big Texan dove avevo prenotato la mia stanza per la notte.

La metà strada era quindi superata, stavo lentamente lasciando il desertico west per dirigermi verso l’est verde e rigoglioso.

Le emozioni che la parte ovest della Route 66 mi ha regalato questa volta sono state enormi.

Viaggiare ed essere atteso, essere riconosciuto per le foto che da anni posto nei gruppi americani della Route 66, incontrare amici che mi ringraziavano del piccolo aiuto che avevo fornito nell’organizzazione del loro viaggio, è stato davvero emozionate.

La Route 66 non è solo una splendida strada densa di storia e di cimeli, ma una comunità di persone che si conoscono e che ti accolgono tra di loro con entusiasmo.

Mi hanno ringraziato per quello che faccio per pubblicizzare la Route 66, una strada che vive di questo, una strada annullata, cancellata, dimenticata da tutti.

Una strada superata e che, per coloro che vivono un progresso senza cuore, è abitata da gente che “va a tre cilindri”.

Una strada, invece, che è uno straordinario “stargate” che ci conduce in un mondo bellissimo, un mondo nel quale non ti senti mai da solo e nel quale trovi sempre un sorriso pronto a trasformare una giornata ordinaria in uno splendido momento che non dimenticherai più.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La meravigliosa “Ribbon Road”



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La statua dedicata al vincitore del “Bunion Derby”, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US Highway 66.



 

 

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Tratto Grants – Tucumcari
Data20 20/08/2018
Hotel Blue Swallow Motel
Costo 96,31$
Km Percorsi 463

 

La Route 66 è una strada ad alto contenuto emozionale.

La sua storia, la sua gente, le sue icone, non possono lasciare indifferenti.

È un microcosmo, un piccolo affascinante paese all’interno di una nazione esageratamente grande.

E’ un salto indietro nel tempo, e lo è non solo per la presenza di strutture storiche che richiamano un passato che anche gli stessi americani cominciano a rimpiangere, ma lo è per i rapporti umani che al giorno d’oggi, al di fuori di quel contesto, sono assai più freddi.

Emozione e passione quindi, come la mia per questa striscia d’asfalto e cemento e per una delle sue icone più belle: il Blue Swallow Motel di Tucumcari.

Era la tappa di giornata e, come le altre volte, la più attesa del viaggio.

Era la mia quinta volta in quel motel che amo follemente.

Ho lasciato presto il Sands Motel, non prima di aver fatto i complimenti al gestore per come lo tiene in vita.

E’ stata veramente una piacevole sorpresa e la mia sensazione sarà poi confermata da altri roadies che ho incontrato più avanti durante il viaggio.

Ho ripercorso il breve tratto di Route 66 all’interno della piccola comunità di Grants, per fotografare alcune insegne di locali storici ormai dismessi.

Ne avevo già scattate tante in passato, ma ogni volta che rivedo le mie foto penso sempre che avrei potuto scegliere una diversa prospettiva.

Forse è solo una delle tante scuse che trovo per tornarci, come se dovessi giustificare a me stesso il perché dei miei viaggi sulla 66.

Il tratto di avvicinamento a Tucumcari è stato, almeno nella prima parte, ad ovest di Albuquerque, molto bello.

La Route 66 in questa zona si sviluppa nel rispetto dello splendido paesaggio che la circonda, aggirandolo dolcemente senza alterarne la bellezza.

Si passa per la Dead Men’s Curve, una curva a gomito un tempo oggetto di preoccupazioni da parte dei viaggiatori, e, poco più avanti, accanto alla Owl Rock, una roccia a forma di gufo che rende quel tratto molto suggestivo.

Siamo riusciti ad entrare ad Albuquerque per l’ora di pranzo giusto in tempo per un ottimo hamburger da quello che probabilmente è il diner più famoso della Route 66:
il 66 Diner.

Non è un diner storico, risale agli anni 80 e sorge dove un tempo c’era una stazione di servizio della Phillips 66, ma la sua splendida fisionomia richiama direttamente gli anni 50 e per questo è estremamente accattivante.

E’ stata una giornata tranquilla, fino all’arrivo al Blue Swallow Motel.

Ogni volta che la tappa di giornata mi porta al Blue Swallow sono solito indossare la sua maglietta, è uno dei tanti miei rituali.

L’arrivo al motel è sempre emozionante, ma questa volta, grazie ad una piacevole sorpresa lo è stato ancora di più.

Sono entrato lentamente a Tucumcari, come al solito ascoltando una canzone presa da “Cars” (Find yourself di Brad Paisley) e, questa volta, filmando il mio arrivo al motel.

Il saluto di Nancy e Kevin, i proprietari del Blue Swallow, è stato come sempre caloroso.

Mi sento a casa ogni volta che ci torno.

Le tantissime storie che ho letto sul motel, sulla sua storica proprietaria, Miss Lillian Redman, l’atmosfera così irresistibilmente retrò, fanno ormai fa parte di me.

E la cordialità e l’amicizia di Nancy e Kevin rendono le mie emozioni ancora più intense.

Tutti i miei viaggi lungo la Route 66 li ho “costruiti” partendo dal Blue Swallow ed aggiungendoci tutto il resto.

Kevin, prima di darmi la chiave della stanza, è solito descrivermi le novità che nel corso dell’anno ha apportato al motel e poi mi da appuntamento a quando avrò un po’ di tempo per fare quattro chiacchiere.

Questa volta, stranamente, ha voluto accompagnarmi, e mentre camminavamo verso la stanza numero 12 mi spiegava che li dentro avrei trovato qualcosa che una persona di mia conoscenza, che aveva soggiornato nel motel a giugno, aveva chiesto a lui di  lasciarmi.

Accanto al letto ho trovato infatti una bottiglia di Chardonnay immersa nel ghiaccio con un biglietto nel quale c’era il ringraziamento di due ragazzi ai quali avevo dato dei consigli per il loro viaggio lungo la Route 66.

E’ stata un’emozione pazzesca.

Ho postato immediatamente su Facebook un video per ringraziarli dello splendido gesto, dopodichè ho pensato che quella bottiglia andava consumata con coloro che di questo motel mi hanno fatto innamorare, Nancy e Kevin.

E così ho fatto.

C’era un po’ di gente nella lobby, abbiamo quindi aspettato un po’ prima di aprire la bottiglia e di brindare assieme a loro.

Sono stati momenti che non dimenticherò mai.

Abbiamo riso, scherzato, abbiamo trascorso diverso tempo all’interno della lobby.

Lo Chardonnay della California era davvero ottimo, e così a digiuno aveva agevolato la propensione allo scherzo.

Ci siamo scattati foto, registrato un breve video, ed alla fine siamo tornati in stanza.

Ma appena ho aperto la porta della lobby una ragazza è venuta verso di me dicendomi: “proprio te cercavo, se sono qui è grazie a te e volevo ringraziarti di persona”.

Era un’altra ragazza alla quale avevo dato qualche consiglio per il suo viaggio lungo la Route 66 ed avendo visto il video di ringraziamento postato su Facebook aveva capito che anche io ero al motel.

Anche con lei ed il suo ragazzo abbiamo trascorso un po’ di tempo, li fuori, sotto lo splendido neon del Blue Swallow Motel.

Ed infine, una volta calato il sole, sono riuscito a svincolarmi da tutte quelle emozioni ed ho cominciato a dedicare un po’ di tempo a me ed alle mie foto.

Sono rimasto davanti allo splendido neon del Blue Swallow fino a quando è rimasto acceso, scattando come al solito un’infinità di foto.

Ormai credo di averlo immortalato in tutti i modi.

Ho registrato anche un paio di video che avrei montato in seguito per le mie “dirette” dalla Mother Road ed infine, quando proprio non ce la facevo più, sono entrato in stanza per chiudere una fantastica giornata.

E’ stato in assoluto il giorno più bello del viaggio, un crescendo pazzesco di emozioni.

Essere lontani da casa e sentirsi a casa.

Questo è il Blue Swallow Motel, questa è la magia della Route 66.

Ho dormito poco, come sempre, perché dopo il tramonto, splendido come solo la Route 66 sa regalare, c’era da fotografare anche l’alba.

Le notti sono sempre molto brevi al Blue Swallow Motel.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La romantica Blue Whale di Catoosa (Oklahoma).



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Resta poco di questa storica stazione di servizio e poche sono le notizie arrivate fino a noi.
Ma quelle poche notizie raccontano una storia singolare.