Route 66 2018. Williams – Grand Canyon

Pubblicato: agosto 17, 2018 in Route 66

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“Ho sentito che stavate parlando del Grand Canyon, beh, ce lo avete davanti.
Sono io il Grand Canyon!”

Lee Marshall, capo della tribù degli Havasupai


 

Giornata di relax dedicata al Grand Canyon, dove sono tornato esattamente 20 anni dopo la volta precedente.

C’ero stato nel 1996 in viaggio di nozze, tramite un piccolo aereo da Las Vegas, e due anni dopo in macchina in occasione di un classico giro dei parchi.

Stavolta l’ho raggiunto da Williams, dove mi era più comodo soggiornare.

Williams è una delle poche cittadine della Route che non mi è mai entrata nel cuore e se non fosse stato per questo detour non mi ci sarei fermato.

Che dire del parco, la natura è un’artista straordinaria e da queste parti di opere d’arte ce ne ha regalate parecchie.

Anche se stavolta, la sua vista, non ha avuto su di me gli stessi  effetti  delle volte precedenti, dopo un po’ mi mancavano le strane storie che una vecchia strada è solita raccontarmi.

C’era tanta gente in giro per il parco, troppa, ed una quantità enorme di italiani.

Ma domani si torna on the road, con destinazione Holbrook.

 

 

 

 

Route 66 2018. Kingman – Williams

Pubblicato: agosto 16, 2018 in Route 66

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“La mattina, dopo una bella dormita, i viaggiatori possono farsi dare una spuntatina ai capelli, o farsi radere la barba, o anche solo tonificare la propria anima da Angel al suo negozio sulla Mother Road.”
Michael Wallis, scrittore


Non esiste la Route 66 senza la sua gente.
Se non interagisci col popolo della Mother Road percorri semplicemente una strada, al contrario, la vivi.
E tra i due approcci la differenza è enorme.
Ci sono strade nel mondo infinitamente più belle, ma non hanno un’anima.
La Route 66, invece, è passione ed emozione.

E stamattina le emozioni sono cominciate presto.
All’Hackberry general store un mio amico americano di facebook mi ha riconosciuto mentre scendevo dalla macchina e mi è venuto incontro x salutarmi.
È stato come se qualcosa di irreale, come spesso lo sono le amicizia tramite i social media che prendono vita.

L’hackberry è sempre affascinante.
Adesso li davanti, dove un tempo c’era la Corvette rossa, c’è un chitarrista che continuamente suona e canta ed accanto a lui un’altra Corvette con i colori della bandiera americana.

È la terza Corvette che vedo in quattro volte che sono passato al General Store, ma la prima, quella splendida degli anni 50 è inarrivabile.

Ed infine Seligman.
Era una tappa breve quella di oggi e Seligman era il mio obiettivo principale.

Arrivato nella piccola comunità mi sono precipitato subito nel gift shop di Angel.
Dentro c’era il delirio, una mole enorme di visitatori.
Ho preso tempo attaccando i miei adesivi aspettando il momento giusto per chiedere notizie di Angel allo staff.

Ad un certo punto, diradatasi la folla, ho chiesto ad una signora del negozio se oggi nel pomeriggio ci fosse stata la possibilità di incontrare Angel, ma la risposta è stata abbastanza pessimistica.
Era appena andato via dopo un’intervista ad una TV belga e sarebbe stato difficile vederlo di nuovo in negozio.

Mentre parlavo con lei una sua collega mi chiama, mi invita ad andare dietro il bancone e mi indica una foto sulla porta.
Era la mia foto con Angel che gli avevo consegnato l’anno scorso.
La indica e mi dice: “tutti i giorni, ogni volta che apro la porta vedo la tua faccia, ti ho riconosciuto dalla foto!”

Siamo scoppiati a ridere e mi chiamato Angel al telefono.

Ci vediamo nel pomeriggio e come per le altre volte è stato un incontro emozionante.
Si ricordava di me e mia moglie, non so se fosse stato vero, ho la metà dei suoi anni e la mia memoria ormai… È un vago ricordo.

Ma lui è uno di un’altra generazione, lo abbiamo incontrato di nuovo nel pomeriggio mentre da lontano ci salutava correndo dietro ad un cane… a 91 anni.

È bello averlo visto ancora una volta, ormai è diventato parte dei miei riti lungo la Route 66.

Pranziamo allo Snow Cap, il ristorante appartenuto a Juan, il fratello di Angel, ed anche li, come sempre, è stato un pranzo divertente.
C’era il figlio di Juan che esattamente come il padre, porta avanti l’attività in un coinvolgente clima goliardico.

E domani mi aspetta un piccolo detour, una visita al grand canyon esattamente 20 anni dopo la mia ultima volta.

 

Route 66 2018. Barstow – Kingman

Pubblicato: agosto 15, 2018 in Route 66

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“La Route 66 è la strada dei sogni realizzati e dei sogni perduti.”
Michael Wallis, scrittore


Ed oggi è stato il giorno del deserto “terribile e luminoso”.

Nel percorrere questo splendido tratto della Mother Road da ovest ad est ho avuto sensazioni diverse dalle volte precedenti.

Percorrendo la Mother Road westbound lo aspetto per tutto il viaggio, questa volta l’ho percorso subito, al secondo giorno.

Ma le emozioni che regala sono le stesse.

Pur amando di più la parte est della Route 66, il tratto nel deserto del mojave, con le sue splendide icone, è, per tanti motivi, sempre nel mio cuore.

È stata una giornata splendida quella che sto per chiudere.

Da Dagget con il suo storico Market in mezzo al nulla, al sempre emozionante Bagdad Cafe, e poi quella che è una delle mie icone preferite: il Roy’s Cafe di Amboy.

Qui abbiamo incrociato dei nostri amici di Roma con i quali passeremo un paio di giorni in viaggio lungo la Mother Road.

Il Roy’s è sempre affascinante, con le sue vecchie stanze, dalle quali puoi fotografare, quasi di nascosto, la splendida insegna, e la sua posizione in mezzo al nulla, come una splendida oasi nel sederto.

È difficile immaginarlo ai suoi tempi d’oro, quando dava lavoro ad una settantina di persone ed era aperto 24 ore al giorno tutti i giorni.

“Sembrava che il mondo intero passasse da Amboy” raccontava Buster Burris, lo storico proprietario del Roy’s, ma ben presto l’amara realtà si appalesò, quando “qualcuno sembrava avesse chiuso un cancello sulla Route 66”.

Quel cancello si chiama I40.

E poi ancora Oatman, con la sua “Bloody 66” e la romantica ed inconsueta “Shaffer Spring Bowl”, una sorgente d’acqua in mezzo alle black mountains, che un tempo serviva per riempire i radiatori in ebollizione delle vecchie automobili ed oggi è un abbeveratoio per gli asini che popolano la zona.

Questa bellissima giornata si è conclusa con un’ottima cena al Rutherford Family Diner di Kingman.

Ora sono a El trovatore, ormai un classico dei miei viaggi lungo la Mother Road.

Domani mi aspetta un altro bel tratto di Route 66.

Route 66 2018. Santa Monica – Barstow

Pubblicato: agosto 14, 2018 in Route 66

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“Là, di fronte alla grande spiaggia ed all’oceano, i viaggiatori della Route 66 si chinano per leggere la targa in ottone della Will Rogers Highway.
Di solito restano per un po ‘, poi partono.
È un rito che si ripete continuamente.
Per chi percorre la Route 66, la Main Street of America è un viaggio senza fine.”
Michael Wallis, scrittore


 

Il mio viaggio è partito oggi, anticipato da un’ottima colazione da Mel’s, proprio all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic, in compagnia di Ian del 66-TO-CALI, l’ultimo baluardo ufficiale della Route 66 prima dell’End of the Trail, il chiosco dove si possono acquistare i certificati di percorrenza. E non solo.

Un’ora passata a raccontarci questo ultimo anno di Mother Road, dall’ultima volta che ci siamo visti a Maggio 2017.

Uscire da Los Angeles lungo la Route 66, che in gran parte è la Santa Monica Boulevard, è terribilmente noioso esattamente come entrarci.

Forse un po’ di più considerato che percorrendola verso est, ed essendo quindi appena partito,  ero più desideroso di incontrare di nuovo la vera Mother Road.

Ci fermiano come di consueto molto spesso per fotografare e filmare la vita lungo la Route 66.

In occasione di una di queste soste, davanti alla Bono Historic Orange, un chiosco a forma di arancia, molto popolare negli anni 30 lungo le highways, vedo venirmi incontro un anziano signore.

Il chiosco, ed il ristorante collegato, ormai chiusi, appartenevano ad una famiglia di origine italiana, la famiglia Bono.

Non avevo recuperato altre notizie sulla proprietà se non che era chiusa ormai da anni.

L’anziano signore era il Sig. Bono che incuriosito dal mio indugiare davanti a quella vecchia arancia in vetroresina, mi invitava ad entrare nel ristorante.

Mentre mi raccontava la sua storia di americano figlio di italiani, intorno a me, in quello che doveva essere un ristorante chiuso da tempo, vedo gente intenta a sistemare il locale.

Uno di questi mi viene incontro e mi invita a parlare italiano, perché lui nonostante i suoi 40 anni negli USA non lo ha dimenticato.

Era il nuovo proprietario del locale, che da anni possiede altri ristoranti a Los Angeles.

Insomma, il fermento era dovuto alla imminente riapertura di quel ristorante italiano chiuso da anni.

Sono stato più di un’ora li dentro ad ascoltare i racconti del vecchio e del nuovo proprietario, storie come se ne sentono tante da coloro che anni fa tentarono la sorte partendo per gli USA.

Mi sembrava di essere in un film degli anni 60, uno splendido spaccato di vita lungo la Route 66.

Dopo Victorville, finalmente, incontro per davvero la vecchia, romantica highway.

La strada illuminata dal sole al tramonto ed i continui saliscendi del tracciato riempivano gli occhi di immagini bellissime ed il cuore di splendide sensazioni.

La vecchia cara Route 66, quella vera, non delude mai.

Ed ora sono a Barstow, domani mi aspettano degli amici al Roy’s Cafe con i quali farò un tratto fino a Williams.

E domani ci sarà anche il deserto.

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Route 66 2018. Los Angeles

Pubblicato: agosto 13, 2018 in Route 66

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“La grandi opportunità turistiche del sud della California hanno reso Los Angeles la punta finale dell’arcobaleno della Route 66.”
Glen Duncan, scrittore


13 Agosto Los Angeles

Quante possibilità ci sono di incontrare persone che si conoscono in una metropoli smisuratamente grande come Los Angeles?
Direi pochissime.
Oggi la giornata è cominciata con una graditissima sorpresa,  nella sala della colazione dell’hotel dove mi trovo adesso, ho incontrato dei ragazzi di un forum dedicato agli USA che ho conosciuto anni fa ad un raduno.
Il caso spesso organizza delle piacevoli sorprese.

Giornata dedicata ad alcuni posti di Los Angeles.
Detesto guidare nelle città americane, e Los Angeles in questo senso, ma anche in tanti altri, è la quintessenza del caos sulle freeways; le macchine sembrano sopportarmi a fatica continuando confusamente a sfrecciare intorno a me.
Non è la Route 66 ed anche da questo si vede.
Tracce della Mother Road si sono oggi mescolate agli eccessi di questa metropoli, piccoli segnali che quasi vogliono ricordare alla gente che tutto sommato si stava meglio prima e che correre cosi veloci non ne vale la pena.
Lo storico Barney’s Beanery a Santa Monica ed il recente Mel’s Drive In, sono due bellissimi diners che riescono bene nell’intento di riportarci indietro nel tempo.

Barney’s è un locale storico, mentre mel’s ha aperto da pochi mesi la dove per circa 40 anni è terminata la Route 66, all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic, la fine vera, non quella “coreografica” Santa Monica Pier.
Ma è proprio al Pier che ci siamo dati appuntamento con dei nostri amici di Roma, appena sbarcati a Los Angeles.
Una foto sotto al comunque amato “End of the trail” sign e poi li abbiamo lasciati prendere possesso delle loro stanze.
Ci incontreremo fra un paio di giorni, al Bagdad Cafe.
Eh già… il Bagdad Cafè…la Route 66… Domani dopo una colazione da Mel’s mi aspetta un inconsueto Begin.
Tra la Lincoln e la Olympic… A Santa Monica… in partenza.
Direzione est.

Il video di oggi:

Route 66 2018. Italia – L.A.

Pubblicato: agosto 12, 2018 in Route 66

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“Viaggiare è come comprare una lingerie vivace, delle riviste trash, un gadget per la cucina o degli accessori per la macchina: nessuna di queste cose è necessaria, ma tutte rendono la vita un po’ più interessante.
Questo vale anche per la vecchia Route 66.”
Tom Snyder, scrittore e fondatore della US Route 66 Association


 

Oggi è partito il mio quarto viaggio lungo l’intero percorso della Route 66.
Sarà verso est, al contrario.
Sono quindi arrivato dopo diverse ore di volo a Los Angeles, nel posto dove ho terminato le mie precedenti tre volte.
È come riavvolgere il nastro, riascoltare un disco che adori ma con le canzoni in una sequenza diversa.
Il percorso tradizionale è quello da Chicago a Los Angeles (westbound), perché la migrazione ai tempi della grande depressione e del dust bowl portava gli americani, verso ovest, perché nel dopo guerra si andava in vacanza in California, perché banalmente le “Numbered Higways” nel 1926 vennero concepite così, da est ad ovest.
Dopo 3 volte che l’ho percorsa in questo modo ho voluto cambiare, e per un abituninario come me non è un cambiamento da poco.
Non ho mai amato particolarmente le città americane, e Los Angeles non è tra quelle in cui preferisco andare, ma ormai qui mi sento a casa, la Route 66 virtualmente finisce poco più giù.
La targa di Will Rogers, il pontile con il cartello che dal 2009 segna la fine virtuale di un’highway che esiste solo nel cuore degli appassionati come me, l’ultimo negozio dedicato a Bob Waldmire alla fine del pontile.

Tutto questo è stato il mio breve pomeriggio a Santa Monica, mentre il telefono riceveva messaggi da amici che vedrò più avanti lungo la Strada.
Sono di nuovo qui, ed è stupendo.
Quello che per molti, ed anche per me in passato, è l’End of the trail, per me questa volta è l’inizio del mio quarto viaggio nel tempo.

 

 


Il video di oggi:

 

Route 66 2018 – Eastbound

Pubblicato: luglio 21, 2018 in Route 66

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Ripercorrerò interamente per la quarta volta la Route 66, la mia personale via di fuga dal caos quotidiano, il mio viaggio indietro nel tempo attraverso una strada che adoro.

Incontrerò vecchi amici, persone che hanno reso indimenticabili i miei precedenti viaggi ed altre persone con le quali ho incrociato virtualmente il mio cammino tramite i social media, e che certamente renderanno ancora più bella questa mia nuova avventura.

Voglio incontrare più gente possibile, voglio arricchire il mio bagaglio di conoscenza di questa strada e delle sue storie.

La percorrerò “Eastbound” questa volta, al contrario, partendo da Los Angeles e terminando a Chicago.

Immagino sarà strano vederla così.

Il percorso Westbound è quello che ha caratterizzato la storia di questa strada.

Andare ad ovest è sempre stata una necessità del popolo americano.

Dai primi tentativi di esplorare il selvaggio west, alla migrazione durante la Grande Depressione ed il Dust Bowl, alle agognate mete Californiane di vacanza nel periodo post bellico.

Viaggiare Eastbound sarà strano, anche il solo approccio al susseguirsi delle icone potrebbe disorientare.

Ma questa volta l’ho immaginata così, dopo che per 3 volte l’ho percorsa secondo tradizione.

Sarà, quindi, un viaggio incentrato sull’interazione con il popolo della Route 66, sul racconto di storie attraverso anche la realizzazione di piccoli video che posterò giornalmente e che, una volta a casa, rielaborerò in maniera strutturata.

E sarà ovviamente incentrato anche sulle foto, nonostante le migliaia che ho già fatto ci sono sempre nuove prospettive da esplorare.

Tornerò in posti che ho già visto e visiterò luoghi meno noti ma che hanno piccole e curiose storie da raccontare.

Questa è la pagina che riepiloga le singole tappe ciascuna delle quali sarà raccontata attraverso foto, video ed un breve riassunto.

Il mio viaggio nel tempo fra non molto partirà.

Devo solo aspettare ancora un altro po’.


 

 

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GIORNO PARTENZA ARRIVO
1 ITALIA LOS ANGELES
2 LOS ANGELES LOS ANGELES
3 LOS ANGELES BARSTOW
4 BARSTOW KINGMAN
5 KINGMAN WILLIAMS
6 WILLIAMS WILLIAMS
7 WILLIAMS HOLBROOK
8 HOLBROOK GRANTS
9 GRANTS TUCUMCARI
10 TUCUMCARI AMARILLO
11 AMARILLO CHANDLER
12 CHANDLER CARTHAGE
13 CARTHAGE LEBANON
14 LEBANON CUBA
15 CUBA SPRINGFIELD (IL)
16 SPRINGFIELD (IL) CHICAGO
17 CHICAGO CHICAGO
18 CHICAGO ITALIA

R66

La Route 66 è indiscutibilmente la strada più famosa e sognata del mondo, l’emblema dei viaggi on the road negli Stati Uniti.

Attraverso gli innumerevoli, bellissimi luoghi storici la si percorre non solo nello spazio ma anche nel tempo.

E’ un viaggio, quindi, carico di emozioni.

Ma è anche un viaggio molto lungo; la strada, per quasi 4000 Km, attraversa gli Stati Uniti da est ad ovest e per questo, spesso, genera timori e dubbi su come organizzarlo.

Ho già dato qualche indicazione in questo senso (Viaggiare nel tempo. Qualche consiglio “tecnico” su come viaggiare lungo la Route 66.), ma in questa sede cercherò di entrare ancora più nel dettaglio delle tappe fornendo anche una stima dei costi.

Il viaggio perfetto non esiste, esiste il proprio che di sicuro sarà perfetto per noi.
Quello che quindi cercherò di fare è di fornire qualche informazione supplementare che può essere d’aiuto per trasformare il proprio viaggio lungo la Route 66 in qualcosa che possa restare per sempre nei ricordi e nel cuore.

Da dove cominciare?

Si comincia definendo il periodo nel quale vogliamo partire; qualche indicazione su quale sia il periodo migliore l’ho data qui .

Contestualmente si definiscono i giorni che si hanno a disposizione per il viaggio.

Stabilito ciò si può procedere con l’acquisto dei biglietti aerei.

In questo senso, di solito ed entro certi limiti, se si acquistano i biglietti qualche mese prima di partire si pagano di meno.

Solitamente, nel caso di un viaggio ad agosto, comincio a dare un’occhiata ai siti delle compagnie aeree ed a quelli che ne raccolgono le offerte, già da novembre/dicembre dell’anno prima.

Al massimo entro febbraio li acquisto.

Successivamente, definito l’itinerario, di cui parleremo in seguito, comincio con la prenotazione dei motels.

Cerco sempre di dormire nei motels storici perché riescono a trasferire meglio di qualsiasi altra struttura la vera essenza della Route 66.

Qui ho riportato un elenco di motels storici, tra i più popolari, che si incontrano lungo la Route 66.

Poi viene la macchina, di solito un midsize SUV (Quale automobile?), che prenoto attraverso siti quali rentalcars, che propongono le offerte migliori per ciascuna compagnia di noleggio.

E poi l’assicurazione sanitaria, scegliendola tra quelle che offrono il pagamento diretto delle prestazioni.

Ed infine l’ESTA, il certificato necessario per il viaggio negli USA senza visto.

L’itinerario

Come ho già detto, per vedere le icone più famose della Route 66, 15 giorni di solo viaggio possono bastare.

A questi vanno aggiunti i giorni che si intendono dedicare alle grandi città che la Route 66 attraversa.

Non è obbligatorio, personalmente non sono un grande amante delle città, quindi, Chicago e L.A. a parte, generalmente non dedico altro tempo a visitarle.

Il mio unico interesse è la Route 66 che è splendidamente raccontata dalle piccole comunità attraversate piuttosto che dalle metropoli le quali ormai, col tempo, hanno perso quasi del tutto il loro legame con la gloriosa highway.

È opportuno, inoltre, non esagerare con la percorrenza giornaliera: 350/400 km al giorno sono un giusto compromesso.

Non esiste, come detto, il viaggio perfetto come non esiste l’itinerario perfetto.

Nell’organizzazione dei miei 4 viaggi lungo la Route 66 sono sempre partito da alcuni punti fermi, da tappe irrinunciabili (Tucumcari ed il Blue Swallow ad esempio) ed intorno ci ho costruito il viaggio.

Non è un modo “ortodosso” per “costruire” un viaggio, ma la mia priorità è sempre stata quella di tornare in alcuni posti che amo particolarmente ed intorno ad essi ho impostato le altre tappe.

Per coloro che per la prima volta percorrono la Route 66, un’idea di itinerario potrebbe essere questa:

Itinerario

I prezzi sono del 2018 e le distanze sono misurate attraverso le mie mappe della Route 66 presenti in questo sito.

Non sono precise al km, tuttavia l’ordine di grandezza è piuttosto coerente con la realtà.

L’itinerario può essere considerato come “il requisito minimo” per percorrere la Route 66 senza fare corse e vedere le cose che più la rappresentano.

Più giorni si hanno a disposizione, più brevi saranno le tappe e più tempo si avrà per godersi quanto di bello la Mother Road ha da offrire, questo è ovvio.

I motels, a parte il Super 8 di Clinton, sono strutture storiche o comunque legate alla Route 66.

Non ho fornito indicazioni sugli hotel di Chicago, Los Angeles e St. Louis perché io generalmente preferisco dormire fuori dal caos delle città, possibilmente non troppo distante dai rispettivi aeroporti per le prime due (partenza e/o arrivo del viaggio).

St. Louis è una città difficile, ci sono alcuni motels storici ma in un contesto come questo, qualora si decida di dormire in città, è preferibile scegliere un hotel di livello superiore.

Le due volte che ho dormito in zona ho preferito fermarmi in motels fuori St. Louis.

Le tappe

 

Giorno 1

Italia – Chicago

Il primo giorno non è molto utile se non per prendere le misure dal punto di vista logistico.
Dipende poi da quando si arriva a Chicago, dall’energia e dalla voglia che si ha di girare.

Preferisco dormire fuori città, proprio perché non sono un grande amante del caos.

Ma sono scelte personali.

Di solito mi fermo vicino all’aeroporto internazionale O’Hare (il Super 8 di Elk Grove è quello dove preferisco fermarmi) a circa una trentina di km da Chicago che raggiungo in macchina.

Ci sono diversi parcheggi in città che vanno dai 15 ai 30 dollari al giorno.

Ma, come dicevo, quella di dove dormire a Chicago è una scelta personale.


Giorno 2

Chicago

Almeno un giorno a Chicago va trascorso, anche di più se si ha tempo.

Come quasi tutte le grandi città attraversate dalla Mother Road, anche Chicago non racconta molto della storia della Route 66.

Ma è comunque molto bella.

Il Magnificent Mile, il Millennium Park con il suo Cloud Gate (The Bean) e la Crown Fountain, i grattacieli Hancock e Willis Tower, sono tra le cose da vedere.

Poi, per gli appassionati, ci sono anche dei locali dove si può assistere a concerti Blues (House of Blues ad esempio).


Giorno 3 

Chicago – Springfield (IL)

E’ uno dei tratti più belli.

E’ il primo impatto con la Route 66 ed è un impatto potente.

Man mano che ci si lascia alle spalle Chicago ci si immerge lentamente nel magico mondo della Mother Road.

Le splendide stazioni di servizio di Dwight (Ambler’s Texaco) e di Odell (Standard Oil), il Gemini Giant, il primo Muffler Men che si incontra durante il viaggio, adiacente allo splendido ed appena riaperto Launching Pad drive In, il museo di Pontiac e tanto altro ancora, avranno un impatto forte su coloro che per la prima volta si troveranno a viaggiare da queste parti.

Si termina a Springfield, la capitale dello stato dell’Illinois, dove si dormirà al Route 66 Hotel & Conference Center, un luogo completamente immerso nei simboli della strada più bella del mondo.

Il primo giorno andrà via in un attimo ed arrivati alla sera, saremo storditi da tanta emozione.

La Route 66 ci avrà dato, con il suo modo ingenuo e stravagante, uno splendido benvenuto.

Giorno 4

Springfield (IL) – St. Louis

Le emozioni proseguono.

Da Springfield si percorrerà la vecchia IL4 in direzione Carlinville.

Detto così può apparire asettico, ma basta usare il nome reale, quello con il quale questo tratto di strada è comunemente conosciuto, per cambiare prospettiva:
Auburn Brick Road
, in assoluto uno dei tratti più belli dell’intero percorso della Strada Madre.

La strada in mattoni rossi taglia in due il verde dei campi di mais, un contrasto meraviglioso, un senso di pace unico.

E poi ancora la Soulsby’s Gas Station di Mt. Olive, il coinvolgente Henry’s Rabbit Ranch del simpaticissimo Rich Henry ed infine il Chain Of Rocks Bridge, il ponte oggi pedonale che, attraverso il Mississippi River, ci conduce in Missouri.

L’inizio del viaggio è terribilmente coinvolgente.


Giorno 5        

St. Louis – Lebanon

Il tratto verso Lebanon è uno dei più belli.

La Strada si immerge nei boschi del Missouri nascondendosi per poi riemergere.

Si passa per le Meramec Caverns, Cuba con il suo Wagon Wheel Motel e lo splendido Bob’s Gasoline Alley.

Poi il Devil’s Elbow con il verde dei boschi sempre più protagonista.

Ed infine si arriva in uno dei motels storici più belli della Mother Road:
il Munger Moss di Mrs. Ramona, un angelo della Mother Road.

Il Missouri affascina e rapisce.

 Giorno 6        

Lebanon – Tulsa

La mattina Al Munger Moss va vissuta, non la si dimenticherà più.

La strada in questo tratto prosegue circondata dallo splendido verde del Missouri.

Si toccano vertici altissimi di questo viaggio, su tutti la Gay Parita Gas Station di Paris Springs, la stazione di servizio di Gary Turner oggi gestita dalla figlia.

E poi si passa in Kansas, 13 miglia di passione con il suo Cars on the Route, la casa di Cricchetto.

Ed infine si entra nella leggenda: l’Oklahoma.

Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!” scriveva Michael Wallis, lo straordinario scrittore che con il suo “Route 66: the Mother Road” riaccese la fiamma.

Commerce con le sue splendide Gas Stations, la meravigliosa Ribbon Road, la romantica Blue Whale sono altre meravigliose icone che si incontrano durante questa giornata.

L’Oklahoma appassiona e commuove.

La storia, quella che ti rapirà per sempre, è concentrata qui.


Giorno 7        

Tulsa – Clinton

La gente, il popolo della Route 66 ha tenacemente resistito creando la leggenda.

E di splendide persone lungo questo tratto se ne incontreranno diverse.

Da Jerry McClanahan, l’artista famoso per la sua “EZ 66 for travelers”, la guida definitiva per percorrere la Mother Road, che ha la sua gallery a Chandler e poco più avanti, ad Arcadia, John Hargrove, uno straordinario quanto umile artista.

Ed ancora più avanti si incrocerà la stazione di servizio appartenuta ad una delle persone leggendarie che questa strada ci ha regalato, Lucille Hamons, la Mother of the Mother Road.

La mia stazione di servizio preferita.

Lucille, la mamma di tutti noi viaggiatori della vecchia highway, è stata un esempio commovente di altruismo che le ha fatto guadagnare quel meraviglioso nickname.

La lucille’s Service Station di Hydro è una delle tappe più belle del viaggio.


Giorno 8        

Clinton – Amarillo

Non sono un amante dei musei lungo la Route 66.

La strada è di suo uno splendido museo a cielo aperto.

Ma ce ne sono alcuni che non si possono perdere, uno di questi è proprio a Clinton ed è il Route 66 Museum.
Si passano piacevoli momenti sbirciando tra le vecchie foto ed i cimeli del passato che il museo espone.

Attraverso l’affascinante Texola si lascia l’Oklahoma per entrare in Texas.

Il Lone Star State da il benvenuto ai viaggiatori a modo suo, lasciando a bocca aperta con l’imponente U-DROP INN di Shamrock, una meravigliosa stazione di servizio in stile art decò.

E poi ancora la Giant Cross, lo Slug Bug Ranch con le sue 5 Volkswagen maggiolino piantate nel terreno come le Cadillac del più famoso Cadillac Ranch che si incontrerà più avanti.

E poi Amarillo ed il suo rumoroso e coinvolgente Big Texan, una classica steak house texana.


Giorno 9        

Amarillo – Tucumcari

Questo è un tratto molto breve, 200 km circa.

Ce la si può prendere comoda passeggiando la mattina lungo la 6th street di Amarillo, la vecchia Route 66, affacciandoci nei suoi negozi ed immaginandola ai suoi tempi d’oro.

Lasciata Amarillo si incontra subito una delle icone più famose, il Cadillac Ranch.

10 Cadillac di annate differenti piantate nel terreno con la stessa inclinazione della piramide di Cheope.

Un’opera stravagante.

Ad Adrian si arriva a metà del viaggio, il Midpoint, con il suo splendido cafè ed il Sunflower Station della bellissima Fran Houser, la Flo di “Cars”, sono tappe da non perdere.

Si lascia infine il Texas percorrendo il tratto sterrato tra Glenrio e San Jon, un tratto storico bellissimo.

Il silenzio è interrotto solo dal sinistro suono dei rattlesnakes che rende l’affascinante ghost town di Glenrio ancora più elettrizzante.

Si arriva infine a Tucumcari, la mia Tucumcari.

Adoro questa piccola comunità, per me la Route 66 è tutta qui.


Giorno 10      

Tucumcari – Santa Fe

Anche qui, come al Munger Moss, l’alba è un momento assolutamente da non perdere.

Pura magia.

Dopo una splendida colazione al “Kix on 66” e due chiacchiere con Kevin e Nancy, gli splendidi gestori del Blue Swallow Motel, si partirà verso Santa Fe.

Non è tra i tratti più belli, ma qualche preziosa reliquia del passato la Strada la propone, insieme ad un bel museo dell’automobile a Santa Rosa.


Giorno 11      

Santa Fe – Albuquerque

Anche questo non è tra i miei tratti preferiti.

A mio parere la Route 66 che ti ruba il cuore torna dopo Flagstaff.

Si può approfittare per fare una visita al Tent Rock Canyon, un piccolo parco che si incrocia in direzione Albuquerque.

Ed una volta in città si può passare un po’ di tempo passeggiando nella Old Town e cenando nell’immancabile 66 Diner, uno dei diners più famosi della Route 66.

Giorno 12      

Albuquerque – Holbrook

Il paesaggio è cambiato.

Non c’è più il verde dell’est ad accompagnare il viaggio, ma la roccia rossa, simbolo di queste zone.

Si percorre un tratto molto bello che si snoda tra le dune rosse nei pressi di Mesita e San Fidel, dove si incontrano dei resti di vecchie costruzioni storiche.

Ed infine si entrerà in Arizona.

Il primo tratto non è tra i più belli.

Fino più o meno a Williams la Route 66 è stata ampiamente sostituita dalla Interstate 40, il che rende noioso questo tratto.

Ma ci pensa comunque la natura a rendercelo più bello con lo splendido Petrified Forest National Park, l’unico parco nazionale che si incontra lungo la Route 66.

All’interno del parco gli occhi, ed il cuore, si perderanno tra i colori del Painted Desert.

Ed infine si arriva nell’affascinante Holbrook, con il suo bellissimo Wigwam Motel.

Giorno 13      

Holbrook – Williams

La strada continua anonima.

La Route 66 anche in questa zona ha abbondantemente abdicato alla moderna e noiosa I40.

Ma in soccorso arrivano comunque splendidi cimeli storici che si trovano ai bordi della nuova freeway su brevi tratti della Route 66.

Il Jack Rabbit Trading Post con il suo famosissimo cartello “Here it is” e poco più avanti la Winslow cantata dagli Eagles di “Take it easy”, con il suo enorme scudetto al centro di un incrocio.

Si prosegue con il selvaggio Two Guns Trading Post, il Twin Arrows Trading Post poco prima di Flagstaff e, dopo quest’ultima, si prende un bellissimo tratto sterrato che ci condurrà, attraverso i boschi, fino al Parks in The Pine General Store.

Una Route 66 che non ti aspetti.

Si arriva infine a Williams, una comunità molto vistosa che deve la sua fortuna al turismo del Grand Canyon, una comunità ricca quindi.

Giorno 14      

Williams – Kingman

Lasciata Williams, poco dopo Ash Fork, torna lei, la nostra US Highway 66 più splendente che mai.

E’ il tratto continuo di Route 66 più lungo e, dopo Seligman, fu il primo a fregiarsi del nome di Historic Route 66.

Seligman, una comunità multicolore, esagerata, sopra le righe, ma terribilmente affascinante.

E’ la comunità del “Guardian Angel of Route 66” colui che ha dato vita ad un sogno che richiama ogni anno migliaia di viaggiatori da tutto il mondo:
Angel Valadez Delgadillo.

Arrivati li bisogna assolutamente cercare di incontrarlo nel suo negozio.

Sarà tempo prezioso quello passato con Angel; 91 anni di passione e di tenacia.

Sarà un incontro commovente ed entusiasmante.

Lasciata Seligman si incontreranno splendide icone della Mother Road, il Frontier Motel di Truxton e soprattutto l’Hackberry General Store.

Si arriva infine nella pulsante Kingman, la città dove vive Jim Hinckley, uno scrittore che ha dedicato tanti libri alla Mother Road (“Route 66 Encyclopedia” ad esempio) e che ho avuto il privilegio di incontrare due volte.

Una cena nel famosissimo Mr. D’z o al Rutherford’s 66 Family Diner, chiuderà una splendida giornata.

Giorno 15      

Kingman – Barstow

E qui comincia il deserto.

Ma prima ancora ci sono da incontrare splendide icone della Mother Road, a partire dalla “Bloody 66” la strada che si inerpica tra le Black Mountains per adagiarsi ad Oatman, la città dei muli, una piccola comunità mineraria un tempo molto ricca.

Lasciata Oatman, superata Topock si valica il confine con la California entrando nella rovente Needles: la cittadina più calda dell’intera Route 66.

Già nel mese di maggio ho trovato temperature superiori ai 40 gradi.

Attraverso la Goffs Rd, che è sempre la nostra amata Route 66, ci si immerge finalmente nel “deserto terribile e luminoso”: il Mojave Desert.

E qui la strada diventa leggenda.

E’ la Route 66 che tutti conosciamo attraverso le foto disponibili in internet: una interminabile striscia di asfalto che sparisce all’orizzonte.

Si incontrano splendide reliquie del passato, tra le quali senza dubbio la più famosa è lo splendido Roy’s Cafè di Amboy.

Un posto che amo follemente.

E poi ancora Ludlow che precede non di molto un’altra splendida icona: il Bagdad Cafè di Newberry Springs, la location dell’omonimo film di Percy Adlon.

La strada qui è ancora stupenda.

L’insegna dell’Henning Motel, adiacente al Bagdad Cafè, la rende mozzafiato.

Si arriva infine a Barstow al termine di un tratto tra i più belli della Route 66.

Giorno 16      

Barstow – Santa Monica

Io considero la Route 66, quella che ti ruba il cuore, finita a Barstow.

In realtà c’è molto ancora da vedere, ma il bello secondo me lo si è già visto.

C’è la sosta al Bottle Tree Ranch di Elmer, lo splendido museo di Victorville, cittadina che ospita anche un famoso diner, l’Emma Jean’s Holland Burger Cafe, un locale visibile anche in Kill Bill 2 di Tarantino.

E poi ancora la strada che con i suoi saliscendi ci accompagnerà per un bel tratto.

Attraverso il Cajon Pass si arriva a San Bernardino con il primo Mc Donald’s della storia (oggi un museo) ed il secondo Wigwam Motel della Route 66.

E dopo quasi 4000Km (in realtà con le deviazioni saranno molti di più) si arriverà al molo di Santa Monica.

Il cuore sarà colmo di nostalgia per tutte le emozioni provate, le persone incontrate e gli splendidi posti visitati.

Una sosta al 66-TO-CALI per il certificato di percorrenza è d’obbligo.

Giorno 17      

Los Angeles

Di solito trascorro la giornata in totale confusione.

Il ritmo è spezzato, quel ritmo che porta ogni giorno ad alzarsi fare la valigia e partire alla volta di un nuovo motel.

Si comincia a ripensare ad un nuovo viaggio lungo la Mother Road.

Giorno 18      

Los Angeles – Italia

Il tempo è scaduto, è arrivato per davvero l’end of the trail.

La fine di un viaggio che resterà per sempre nel cuore.


I costi

Parlare di costi per un viaggio del genere è complicato.

Lo è perché si inseriscono aspetti ed abitudini personali e perché le offerte di alcuni servizi sono spesso estremamente variabili nel corso dell’anno.

Le abitudini possono condizionare, ad esempio, la scelta del tipo di macchina, del posto dove soggiornare, delle cose ritenute irrinunciabili o che assolutamente sono scartate a priori (tipo non voler affatto viaggiare con una data compagnia aerea o evitare il noleggio con una tal’altra società).

Le offerte, inoltre, come tali sono imprevedibili e può quindi accadere di acquistare, ad esempio, biglietti aerei a costi notevolmente inferiori al normale.

Tuttavia è utile avere un’idea della spesa.

Per i costi mi sono basato sui miei precedenti 3 viaggi lungo la Route 66 e sul quarto che ho appena organizzato per il prossimo agosto (2018).

Ho cercato quindi di dare un’idea indicando il prezzo per un periodo non proprio di altissima stagione (Maggio) ed il più classico Agosto.

Alcuni di questi sono in Dollari (i motels e la benzina), perché pagando sul posto si userà la valuta locale, altri in Euro (volo e macchina ad esempio), perché si acquistano da casa con la nostra valuta.

Con le indicazioni seguenti, fornisco quindi un ordine di grandezza per dare l’idea della spesa complessiva.


Il volo

Il costo del volo è legato al periodo nel quale si intende organizzare il viaggio ed a quanto prima si acquistano i biglietti.

Considerando Roma come partenza, e Chicago come arrivo, i costi possono andare dai 400/600 Euro (ad esempio per Maggio), ad anche 1000 euro e più per Agosto.

Generalmente acquisto voli diretti o con al massimo uno scalo.

Come detto, comincio a controllare molto prima in modo da tenere sempre sotto controllo l’andamento dei prezzi.

Non è infrequente imbattersi in allettanti offerte che vanno ovviamente prese al volo.

Costo: 600/1000 Euro


I motels

I motels non sono particolarmente costosi.

Io preferisco, e suggerisco, di pernottare nei motels storici, perché un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio nel tempo e quel tempo queste strutture ce lo raccontano in maniera straordinaria.

Lo suggerisco anche perché molto spesso sono a conduzione familiare ed il rapporto con i gestori è sempre straordinariamente amichevole.

E’ bello essere coccolati.

Non aspettatevi tuttavia di trovarvi di fronte ai confort degli hotel di Las Vegas.

La Route 66 non ha nulla a che fare con queste cose.

Sono generalmente strutture storiche, ben tenute, pulite e che trasmettono un incredibile fascino derivante dalla loro storia e da quella della strada su cui si trovano.

Il prezzo è a stanza a notte; alcuni si prenotano tramite Booking, altri tramite siti proprietari altri tramite email o telefonando.

Si paga sempre una volta arrivati sul posto.

Si può calcolare mediamente un costo pari a 80 Dollari a notte a stanza (una doppia con un letto matrimoniale Queen o King Size).

Costo medio totale: 1200 Euro


La Macchina

La scelta del tipo di macchina è personale, io di solito scelgo un midsize SUV.

Anche qui il prezzo dipende dai giorni e dal periodo.

Dai 3/400 Euro dei periodi non di punta (poco più di 300 Euro è il prezzo che ho pagato a Maggio 2017 per una Jeep Compass per 17 giorni) agli 800/900 euro di Agosto (per 20 giorni).

Al prezzo del noleggio va aggiunta la One Way Fee o Drop Off, la tassa di sola andata che solitamente si aggira intorno ai 500$, e che va pagata al banco della compagnia di noleggio.

Percorrendo la Route 66 “eastbound” (al contrario quindi, da LA a Chicago) ci sono alcune compagnie che non richiedono il pagamento del Drop Off.

Di solito utilizzo Rentalcars, una sorta di booking per il noleggio auto.

Il prezzo comprende le assicurazioni di base; altre assicurazioni facoltative (tipo la Road Safe che copre tutto) è possibile farle al banco della compagnia di noleggio.

Costo: 400/900 Euro + 500 Dollari (430 Euro) di Drop Off


L’assicurazione sanitaria

L’assicurazione sanitaria è un’altra voce di spesa.

E’ impensabile andare negli USA senza averne stipulata una, perché i costi nel caso succeda qualcosa sono enormi.

Vale la pena sceglierne una che paghi direttamente le eventuali prestazioni sanitarie.

Il costo mediamente si aggira intorno ai 100 Euro a persona.

Costo: 100 Euro


L’ESTA.

L’ESTA è il documento per i viaggi senza visto che va richiesto online attraverso il sito del governo americano. Dura due anni:

https://esta.cbp.dhs.gov/esta/application.html?execution=e1s1

dopo qualche minuto dal termine della compilazione, e dopo ovviamente il pagamento, viene rilasciata la conferma.

Non è obbligatorio portarselo con se (è comunque disponibile nei circuiti informatici ed è controllato in quel modo), ma per qualsiasi evenienza una copia cartacea non è male averla dietro.

Costo: 14 Dollari (12 Euro)


La patente internazionale

Ci sono eterni dibatti e polemiche sui social media riguardo la necessità o meno di fare la patente internazionale.

Io sono una persona estremamente pratica e, considerato il prezzo irrisorio, per non incorrere in problemi la faccio sempre.

Sono stato fermato diverse volte dalla polizia stradale negli USA (non sulla Route 66 comunque) ed in 2 occasioni  l’agente me l’ha espressamente chiesta.

Quindi, come detto, per non avere sorprese la faccio sempre.

Per farla da soli occorre:

  • una foto tessera,
  • versare alla posta 36,20€, attraverso due bollettini prestampati uno da 10,20€ e l’altro da 16,00€,
  • acquistare dal tabaccaio una marca da bollo da 16,00€,
  • compilare un modulo prestampato (direttamente alla motorizzazione oppure scaricandolo dal loro sito)
  • una fotocopia della propria patente italiana

e recarsi alla motorizzazione.

In genere viene rilasciata il giorno successivo alla richiesta.

Se la si fa in agenzia il costo è superiore (a volte anche più del doppio) ma pensano a tutto loro.
La durata del documento, che non ha alcuna validità in Italia, è di 1 anno.

Il sito della motorizzazione di Roma, con le informazioni necessarie, è questo:

http://www.motorizzazioneroma.it/sportcond16.php

Costo (alla motorizzazione di Roma): 42,20 Euro


Benzina

La benzina non ha un peso particolarmente rilevante sul budget del viaggio.

I costi sono enormemente più bassi che da noi.

Per una percorrenza di circa 5000Km si possono spendere intorno ai 300 Dollari.

Costo: 300 Dollari (255 Euro)


Pranzi e cene.

Questo è uno degli aspetti che afferisce alla sfera delle abitudini di ciascuno.

Io di solito evito di fare due pasti al giorno; dopo la colazione ed il pranzo, un ulteriore pasto americano non lo reggerei.

Mangiare negli USA non è particolarmente costoso, possiamo calcolare mediamente una trentina di Euro al giorno.

Costo: 500 Euro


In conclusione, volendo fare un riassunto delle spese (considerando il periodo più caro) potremmo avere:

riepilogo_costi_2

Volendo fare una stima dei costi finali, considerando 2 persone e quindi dividendo per 2 alcune spese (motels, macchina e benzina) andiamo dai 2.400 ai 3.000 Euro a persona esclusi gli extra.

Io ovviamente mi sono riferito ai viaggi che ho già fatto lungo la Route 66 ed a quello che mi appresto nuovamente a fare.

Si può risparmiare sulla macchina, prendendone una più piccola, o sui motel utilizzando quelli delle catene più famose negli USA (anche se sarebbe un peccato non dormire nei motels storici) ed anche sull’alimentazione.

E’ utile, infine, portarsi dei contanti per sicurezza, anche se le carte di credito sono largamente accettate può capitare di essere costretti ad usarli.

Buon viaggio!

Lucille

 

La Route 66 è un insieme di emozioni.

La Route 66 è passione, sogno, speranza, tenacia, ottimismo.

La Route 66 è il sorriso della gente che non ha mai mollato e che crede in un’alternativa più semplice alla sfrenata voglia di correre.

La gente, il popolo della Route 66 ha reso questa strada quello che è oggi: leggenda.

In tanti hanno contribuito a costruire e ad alimentare quel sogno, in tanti con le loro azioni hanno lasciato un segno non solo lungo il suo percorso, ma anche nei cuori di coloro che, come me, hanno avuto la fortuna di percorrerla.

Angel Delgadillo, Lillian Redman, Lucille Hamons, nomi che hanno scritto pagine straordinarie di questa bellissima storia.

Pagine colme di poesia, immagini di un tempo passato.

Pagine di straordinaria umanità, come quelle scritte dalla mamma di tutti i viaggiatori della US highway 66: Lucille Hamons, la Mother of the Mother Road.

Lucille Arthurs nacque il 13 Aprile del 1915 in una famiglia di contadini.

Subito dopo il diploma sposò Carl Hamons, un agricoltore dal quale ebbe 3 figli.

Lucille e Carl nel 1941 acquistarono una stazione di servizio nei pressi di Hydro in Oklahoma, la Provine Service Station, alla quale ben presto aggiunsero dei bungalows e cambiarono nome in Hamons’ Court.

L’Hamons’ Court era una tipica attività a conduzione familiare, come era d’uso in quegli anni lungo la gloriosa highway, e come tale ospitava, al piano superiore, anche la casa di Lucille e Carl.

Erano anni difficili nei quali il paese usciva dalla grande depressione e, soprattutto, in quella zona, dalle terribili conseguenze del Dust Bowl, gli introiti quindi non erano sufficienti alla famiglia per arrivare a fine mese.

Carl, per racimolare qualche soldo in più, acquistò un camion e cominciò l’attività di autotrasportatore, lasciando a Lucille l’onere di gestire da sola la stazione di servizio ed il piccolo motel.

La Route 66 in quegli anni era attraversata da migliaia di disperati in fuga verso la California, gente che scappava dalla propria terra resa arida dalle tempeste di sabbia che per quasi 10 anni devastarono quella zona, gente che in California sperava di trovare un lavoro per garantirsi un futuro diverso dal terribile presente che stava vivendo.

Lucille si prendeva cura di quei disperati, forniva loro assistenza, un pasto caldo, un tetto dove dormire, spesso gratis perché quella gente non aveva soldi per pagare.

A volte Lucille acquistava le loro macchine ormai in panne in modo che, con quei pochi soldi, potessero prendere il primo autobus in direzione ovest, verso la California.

L’Hamon’s Court somigliava più ad uno sfasciacarrozze che ad un motel per la quantità di vecchi rottami che giacevano li davanti.

Lucille non si risparmiava, come una mamma si prendeva cura di quella gente.

Con l’inizio della seconda guerra mondiale, il conseguente razionamento della benzina e le pesanti restrizioni introdotte nella vita degli americani per supportare le truppe al fronte, anche la sua situazione di Lucille cominciò a diventare difficile.

La gente che percorreva la vecchia highway a quei tempi non era sufficiente a garantirle una dignitosa sopravvivenza.

Ma nonostante tutto Lucille non lasciò la sua amata 66.

Con la fine del conflitto cominciarono gli anni del boom economico, del benessere, e la Route 66 divenne una strada frequentatissima dalle famiglie che la percorrevano per le proprie vacanze.

L’attività quindi riprese vigore e l’Hamons’ Court divenne una tappa immancabile per tutti i viaggiatori della della Route 66.

Tutto sembrava andare a gonfie vele fino a quando, nella metà degli anni 60, l’Interstate 40 cominciò ad affacciarsi nei pressi di Hydro.

Come accaduto da altre parti lungo la Route 66, non c’era una completa consapevolezza di cosa l’arrivo di queste nuove autostrade avrebbe comportato, ad Hydro tra l’altro, sarebbe passata a pochi metri dalla stazione di servizio di Lucille, parallela alla vecchia highway.

Non sembrava così pericolosa come poi si sarebbe rivelata.

Lucille cercò di ottenere un’uscita che conducesse i viaggiatori fuori da quella nuova autostrada e che permettesse loro di continuare a fermarsi nella sua stazione di servizio e nel suo motel, ma ogni suo sforzo fu vano.

Anzi, lo stato dell’Oklahoma fece costruire una recinzione ai lati della nuova autostrada, isolando di fatto la piccola attività di Lucille.

Furono anni difficili, l’avvento della interstate 40 stava ponendo fine non solo alla sua attività, ma anche al suo matrimonio con Carl dal quale alla fine divorziò.

Lucille non sapeva cosa fare, la tentazione di mollare era forte.

Non c’erano prospettive di sopravvivenza, nessuna possibilità di riuscire a raggranellare qualche soldo da un’attività che ormai era tagliata fuori da tutto.

Ma Lucille si sentiva una figlia di quella strada e non riusciva a vedersi lontana dalle sue radici, da quella vecchia highway lungo la quale aveva trascorso la sua intera vita.

Decise ancora una volta di restare.

Cambiò nome alla sua proprietà, da Hamon’s Court ad un più semplice e romantico Lucille’s.

Iniziò a vendere birra per poter sopravvivere e garantire gli studi ai propri figli.

Negli anni 80, la Route 66 cominciò a crescere in popolarità tra i viaggiatori alla ricerca della vera America e Lucille era una delle icone della vecchia highway sopravvissute al progresso.

Lucille e la sua piccola stazione di servizio divennero meta di appassionati il cui unico scopo era di incontrarla per una foto, per acquistare qualche souvenir o per un semplice autografo.

E fu proprio un autografo, apposto nel documento sbagliato, a crearle ulteriori problemi, più di quelli che già le erano stati causati dalla I40.

Verso la metà degli anni 80 l’ente americano preposto alla protezione dell’ambiente emanò nuove regole che prevedevano l’adeguamento delle cisterne di stoccaggio della benzina.

Lucille affittava le pompe di benzina da una famosa compagnia petrolifera americana, la quale avrebbe dovuto preoccuparsi di provvedere alla messa in regola dell’intera struttura entro i termini stabiliti dalla legge.

Ma un giorno, come un qualunque viaggiatore, un rappresentante di questa compagnia si recò in incognito da Lucille e le disse che avrebbe pagato un dollaro per un suo autografo.

Lucille, ormai 70enne, ingenuamente fece quell’autografo, e l’uomo le restituì una copia carbone del pezzo di carta da lei firmato facendole i complimenti per essere diventata proprietaria di quelle pompe di benzina.

Lucille, quindi, in qualità di proprietaria avrebbe dovuto farsi carico dell’adeguamento dell’impianto alla nuova normativa.

Fu uno shock terribile.

Un raggiro, una truffa che costringeva Lucille a farsi carico di una spesa enorme che non poteva sostenere, ma senza la quale era prevista la confisca dell’intera proprietà.

Lucille non resse allo shock e cominciò ad avere seri problemi di salute.

A causa di un infarto stette in ospedale per un mese tenendo chiusa la sua stazione di servizio.

Ma alla fine tornò, anche se il pensiero di perdere tutto quello per cui aveva vissuto e lottato era devastante.

Il termine ultimo imposto dalla legge era l’anno 1998.

Lucille prese contatti con la figlia alla quale non chiese soldi ma un’idea, un suggerimento per superare questo ennesimo insormontabile scoglio.

La figlia le suggerì di provare a scrivere un libro.

Un libro dove lei in prima persona raccontava la sua storia, la storia della sua vita lungo la leggendaria US Highway 66, la storia della Mother of the Mother Road.

Lucille seguì il consiglio e scrisse quel libro.

Il libro fu un successo che andò oltre le più rosee aspettative e con i soldi ricavati dalla sua vendita, un paio di settimane prima della scadenza di legge, riuscì a mettere a norma le cisterne.

Lucille passò gli ultimi anni della sua vita nella sua stazione di servizio, ai bordi di una strada che il progresso voleva abbandonata al suo destino.

La gente, i viaggiatori della Route 66 adoravano quella piccola costruzione in legno, adoravano Lucille, la sua storia ed il suo altruismo.

Giornali e Tv facevano tappa da lei per intervistarla, gente comune voleva conoscerla solo per abbracciarla, guardare negli occhi una donna che ha segnato in modo indelebile la storia di quella vecchia striscia d’asfalto e di cemento.

Lucille fu insignita dell’onoreficenza dell’Oklahoma Route 66 Hall Of Fame, come leggenda di una strada leggendaria.

Ad 85 anni, dopo 59 trascorsi lungo la US Highway 66, Lucille, la Mamma della Strada Madre, il 18 Agosto del 2000 lasciò per sempre la sua stazione di servizio.

Ma il suo ricordo, la sua bontà e la sua passione per quella strada permeano ancora quella piccola costruzione in legno ai bordi della Route 66.

Lucille è stata e resterà per sempre la mamma di tutti i viaggiatori della vecchia highway.

Lucille è morta nella sua casa, sulla Route 66, secondo la sua volontà, lei è sempre stata l’unica padrona di se stessa fino al suo ultimo respiro.

Ha gestito questo negozio dal 1941 fino al giorno della sua morte, 59 anni dopo.

Per anni Lucille ha aiutato la Mother Road a prendersi cura dei suoi viaggiatori, ma negli ultimi 5 anni sono stati i viaggiatori della Route 66 a prendersi cura della “Mother of the Mother Road”.

In memoria di Lucille Hamons, the Mother of the Mother Road.

Route 66. 66 giorni alla Route 66.

Pubblicato: giugno 9, 2018 in Route 66

66 giorni al nuovo viaggio lungo la 66.

Una nuova avventura, incontri con vecchi e nuovi amici, emozioni che si rinnovano.

Farò come al solito migliaia di foto, ma questa volta cercherò di concentrarmi un po’ di più sulla realizzazione di piccoli video reportage giornalieri, raccontando le storie che si nascondono dietro ogni curva dello splendido tracciato della Mother Road e coinvolgendo le persone che su quella strada vivono e lavorano.

Questo video è un modo per riassumere il passato ed introdurre il futuro.

Un teaser, un countdown alla mio quarto viaggio lungo l’intero percorso della US Highway 66.