USA 2019. Deep South & Route 66. Nashville

Pubblicato: agosto 17, 2019 in USA

02 - Nashville


17 Agosto 2019. Deep South: “Nashville”

C’è chi nasce umano e chi leggenda.
Sono cresciuto ascoltando heavy metal.
Avevo 12 anni quando é scoccata la scintilla, ora ne ho 52 e quindi è tra le mie passioni più vecchie.
Ascolto tuttavia indirettamente anche altro, sempre con scarso interesse e distacco.
Conosco ovviamente Johnny Cash, ma prima di organizzare questo viaggio oltre a qualche sua canzone ed alla sua fisionomia non sono andato.
Ho iniziato a leggere qualcosa su di lui, a vedere qualche video, ad ascoltare qualche canzone in più e subito ho capito che lui è nato leggenda.
Mi hanno sempre affascinato le personalità carismatiche, in tutti gli ambiti, e lui è davvero stato un personaggio di un carisma fuori dall’ordinario.
Partiamo dal motel in mattinata, dopo una scarna colazione, in direzione Hendersonville, per visitare il cimitero nel quale riposano Johnny Cash e sua moglie June Carter.
Avevo preso le coordinate gps delle tombe e quindi trovarle, all’interno del cimitero, è stato semplice.
È stato emozionante, nonostante mi sia interessato a lui solo da qualche mese.
Registriamo una delle nostre dirette, fuori dai luoghi di sepoltura (è pur sempre un luogo sacro e pertanto va rispettato), e poi ci dirigiamo verso Nashville.
È tutto molto caro da queste parti.
Parcheggi, musei, foto ricordo scattate dal personale dei luoghi turistici.
Sarà che negli ultimi anni ho viaggiato quasi esclusivamente sulla Route 66 che è decisamente più economica.
Passiamo la mattinata alla Country music Hall of Fame prima di andare verso il centro del Caos.
Il non plus ultra del casino, un’inarrestabile rave party: la Broadway.
Musica dal vivo ovunque, in tutti i locali e se qualche locale ha più piani su ognuno c’è una band che suona.
Ed ovviamente il suono viene scaraventato con violenza in strada, decibel che penetrano il tuo corpo come radiazioni dagli effetti tuttavia benedici.
Ogni tanto passavano curiosi mezzo di trasporto, a trazione umana (pedali) o trainati da trattori, con sopra gente festante e dedita al casino.
Sembra un interminabile capodanno fuori stagione.
Non puoi non restare coinvolto da tutto questo.
La musica qui è ovunque.
Ci allontaniamo un po’ andando verso il Partenone di Nashville, replica fedele di quello dell’acropoli di Atene.
Scattiamo qualche foto, registriamo la “diretta” video e cerchiamo di approfittare di un piacevole vento che mitiga un’ennesima giornata infuocata.
Nashville è una città piacevole, rumorosa, coinvolgente.
E’ la città della musica e te lo fa capire accogliendoti a suon di decibel.


01 - Atlanta - Nashville


16 Agosto 2019. Deep South: “Atlanta – Nashville”

Il viaggio on the road vero e proprio è partito oggi con il trasferimento a Nashville.
Il primo di una lunga serie.
Dopo le due intense giornate precedenti questa è stata meno densa di cose da vedere.
Mi sono mosso con calma da Atlanta ed intorno all’ora di pranzo sono arrivato a Lynchburg per una visita alla Jack Daniel’s distillery.
Non sono un bevitore e non credo di averlo mai assaggiato prima di oggi, ma il suo nome ed il suo mito lo hanno da sempre celebrato molte delle bands heavy metal che ascoltavo da piccolo (e che ascolto ancora) nei loro eccessi degli anni 80.
Ci sono diversi tour guidati ed io ne ho prenotato uno che in un’ora e mezza mi ha portato all’interno della distilleria, della storia della Jack Daniel’s e dei processi di realizzazione del prezioso distillato.
Un’ora e mezza ben trascorsa conclusasi con la degustazione di 5 whiskey diversi prodotti dalla casa.
Ho ripreso poi il viaggio per arrivare a Nashville all’imbrunire.
Il sole era basso ma ancora forte e la città, con il suo skyline, era visibile solo in una suggestiva silouette.
Domani mi aspettano un po’ di cose da vedere e diverse dirette video da registrare.


00 - Atlanta


15 Agosto 2019. Deep South: “Atlanta”

Ferragosto.
Un nome che calza a pennello alla rovente Atlanta.
Il jetlag ancora da smaltire è paradossalmente un vantaggio poiché posso iniziare la mia avventura quotidiana la mattina presto quando il clima è ancora gentile.

Proseguiamo con altre icone locali come la CNN, l’Olympic Park ed ancora le locations di The Walking Dead.
Pensare alle Olimpiadi di Atalanta mi fa sempre sorridere.

Mi ricordano il mio viaggio di nozze a giugno del 1996, in uno dei tanti voli feci scalo ad Atlanta, pochi giorni prima dell’inizio dei giochi, e comprai una maglietta delle olimpiadi.

E qualche anno prima, in Grecia, comprai un’altra maglietta degli stessi giochi, con la scritta “Atene 1996”.

Erano le olimpiadi del centenario ed i greci erano convinti che glie le avrebbero lasciate organizzare.

Vedere ancora qualche vecchia maglietta di quelle olimpiadi ha riportato i miei ricordi a quegli eventi ed al fatto che io posseggo sia la maglietta vera che quella “falsa”.

La passeggiata al parco aveva l’unico scopo di trascorrere il tempo che ci separava dal tour all’interno degli studi della CNN che avevamo prenotato la mattina.
Il tour è durato un’ora.

Un’ora piacevolmente trascorsa dietro le quinte della potente emittente televisiva, guardando una diretta del TG, a pochi metri dalle conduttrici, e le tante sale di controllo.
Peccato solo che era vietato fare foto e riprese video.

Dopo pranzo abbiamo ripreso la caccia alle locations di The Walking Dead dirigendoci a Senoia, la cittadina che ospita gli studios e tanti altri posti che ha prestato alla famosa serie TV per raccontare le proprie storie.

Ne abbiamo complessivamente visitati tanti e per ognuno abbiamo registrato una diretta video.

Oggi abbiamo chiuso con The Walking Dead e con Atlanta.

Domani si parte per Nashville.


00 - Atlanta


14 Agosto 2019. Deep South: “Atlanta”

Sono fondamentalmente una persona vecchia maniera.
Amo la tecnologia e le novità, per lavoro devo sempre tenermi aggiornato, ma resto spesso agganciato al passato, alle mie abitudini, a qualcosa che conosco bene e di cui mi fido.
Le novità la mia fiducia se la devono guadagnare.
Non ho preso la macchina in aeroporto quest’anno, perché mi sono accorto che prendendola in città non avrei pagato il drop off e complessivamente il costo sarebbe stato la metà.
Ma dall’appartamento dove risiediamo avrei dovuto raggiungere la sede della Hertz e per questo, ingenuamente, ho chiesto al manager della struttura di prenotarmi un taxi.
Mi ha guardato come fossi arrivato direttamente dalla preistoria.
Perché spendere un sacco di soldi quando qui con Uber o Lift spendi pochi dollari e ti vengono a prendere in due minuti?
Ho cercato di convincerlo che preferivo il buon vecchio taxi, ma non c’è stato verso.
E Lift sia quindi.
Scarico l’app, mi registro e procedo.
Aveva ragione George, il manager.
Servizio semplice, veloce ed economico.
Giornata dedicata alla Coca Cola, a the Walking Dead ed a Martin Luther King, un contrasto forte detto così, ma in fondo sono nella terra dei contrasti per antonomasia.
Riprendo la vecchia abitudine delle “dirette” video, avviata lo scorso anno.
Ho scelto una musica royalty free per evitare problemi nel caricamento sui social media e procedo registrandone un bel po’. Mi faccio sempre prendere la mano quando qualcosa mi piace.
Cominciamo con il ponte sullo skyline di Atlanta, il Jackson Street Bridge, la locandina di the Walking Dead, e poi ancora Terminus, la casa di Rick e l’Ospedale.
Decidiamo di interrompere il giro e di lasciarci qualcosa per domani.
Anche perché le previsioni suggerivano pioggia (anche se poi di nuvole non se ne sono viste, speriamo continuino a non prenderci con le previsioni) ed abbiamo deciso di dedicarci alla visita del Martin Luther King National Historical Park, con la casa e la tomba del reverendo la cui voce, riprodotta da un impianto audio, accompagna il turista nel suo viaggio attraverso la sua lotta per i diritti civili.
Un pranzo veloce e poi il World of Coca Cola, la celebrazione di uno dei miti americani più famosi.
Un giro piacevole attraverso le emozioni di brevi spezzoni video, vecchi cimeli e foto d’epoca.
Io sono una persona “vintage” e queste cose mi piacciono.
Ed infine, prima di uscire, la degustazione di tutte le (per me imbevibili) bibite riconducibili al marchio coca cola.
È stata una giornata caldissima, dura, con il jetlag in costante agguato, ma emozionante.
E domani ancora Atlanta.


 

000 - Italia - Atlanta


13 Agosto 2019 – Deep South: “Italia – Atlanta”

E’ partito questo nuovo viaggio tra il profondo sud degli Stati Uniti e la “mia” Route 66, tra la musica, la storia ed una delle mie passioni più grandi.

Partirò da Atlanta, dove mi trovo ora, per poi spostarmi a Nashville, quindi a Memphis ed attraverso l’Hwy 61 arriverò a Natchez e poi New Orleans.

Quindi Houston, San Antonio, Abilene ed infine Tucumcari, dove riaggancerò la ‘mia” Route 66 che percorrerò ancora una volta al “contrario” fino a Chicago.
È un viaggio pensato già lo scorso anno, era intrigante il pensiero di viaggiare attraverso così tanta musica e così tanta storia.
E visto che sono qui non potevo non percorrere di nuovo la Mother Road e quindi la parte finale del viaggio è per questo un po’ “allungata”.

C’è tanta gente che non vedo l’ora di incontrare di nuovo e tanti nuovi capitoli del bellissimo romanzo della Mother Road da leggere, ma prima c’è il sud, con la sua magia.
Il viaggio dall’Italia è stato tranquillo e veloce.
Roma, Venezia, Atlanta il cui aeroporto è enorme ma ben organizzato.
Tutto è filato via velocemente ed addirittura una volta al baggage claim i bagagli erano gia li che mi aspettavano.
Fuori dal nastro, uno accanto all’altro.
La temperatura, come mi aspettavo, è alta ed il clima umido.
le batterie della mia macchina fotografica sono in carica, l’itinerario è qui davanti a me.

Insomma tutto é pronto; che il viaggio abbia inizio.

USA 2019. Il trailer

Pubblicato: agosto 4, 2019 in Route 66, USA

Immagine copertina vacanza - CANVAS_2


Il trailer che anticipa l’imminente viaggio attraverso il sud degli Stati Uniti e di nuovo la Route 66. 

Route 66. Turisti e viaggiatori

Pubblicato: luglio 27, 2019 in Route 66

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Un viaggio lungo la Route 66 non è per tutti.

Molte persone ne percorrono solo un piccolo tratto, dopo che magari hanno visitato i parchi del west.

Spesso, in questi casi, nascono improponibili paragoni che condizionano negativamente il loro giudizio sulla Mother Road.

Costoro non sanno nulla della storia della Route 66 e quel poco che hanno visto lo considerano non come parte di un tutto (l’intero percorso della Route 66 che ovviamente non conoscono), ma “il tutto”, e per questo giungono a conclusioni sbagliate.

La vecchia Route 66 non esiste più“, “lo spirito si è perso” (una classica frase fatta, lo spirito della Route questa gente non sa neanche cosa sia), “non vale la pena percorrerla, meglio le interstates”, sono le frasi più frequenti che questa gente è in grado di produrre.

La Route 66, dicevo, non è per tutti, sicuramente non è per turisti.

Non c’è nulla di male ad essere turisti, bisogna tuttavia averne consapevolezza, soprattutto quando si esprimono giudizi o si danno consigli.

Essere turisti o viaggiatori non è solo una scelta, ma è un modo di vivere.

Il viaggiatore è curioso, il turista no.

Il turista ti chiede “cosa c’è di bello da vedere su quel tratto di Route?”.

Il viaggiatore lo sa già, conosce la storia di quello che incontrerà perché la sua curiosità lo ha portato a documentarsi.

Il turista è alla ricerca degli scudetti sull’asfalto per riempire il telefono (ed i social media) di selfie, il viaggiatore cerca vecchi locali abbandonati che si reggono in piedi per miracolo, ma che sono in grado di raccontare tanto della vecchia highway.

Il turista compra le magliette da Walmart, il viaggiatore le compra dal piccolo gift shop perché sa che i suoi 20 dollari vanno a finire in buone mani, e magari la prossima volta che torna da quelle parti troverà quel negozio ancora aperto, anche grazie a lui.

Il viaggiatore conosce la differenza tra bellezza e fascino, il turista li confonde.

Ed il turista, per questo motivo, tende a fare paragoni tra cose che per loro natura non sono paragonabili (la Route ed i parchi).

E’ come se prendessimo una splendida, fiammante Corvette rossa e la paragonassimo ad una vecchia 500, sono entrambe automobili, ma tra di loro profondamente diverse.

Entrambe tuttavia possono regalare emozioni, basta solo avere le idee chiare su cosa se ne vuol fare.

Ecco, la Route 66 è come una vecchia 500 che quando la guidi ti regala, tra le tante cose, anche l’emozione di viaggiare tra i ricordi di un passato che magari avevi rimosso.

La Route 66, con le sue storie, ha lo straordinario potere di suscitare forti sensazioni in chiunque, indipendentemente dalla cultura, dalle tradizioni e dal paese di provenienza di chi la percorre.

La Route 66 racconta storie di gente comune, storie di vita quotidiana che spesso non è poi così diversa dalla nostra.

Bisogna tuttavia essere disposti ad ascoltarla.

Se vogliamo essere pignoli, la Route 66 di bello non ha quasi niente, sicuramente non è paragonabile ad un parco naturale.

Ma sono proprio le sue storie e la sua gente che la rendono unica.

Probabilmente però tutto questo per un turista è un po’ poco.

Badate, non c’è niente di male a scegliere di passare le proprie vacanze in un villaggio o in luoghi conosciutissimi, anche americani, dove vanno tutti, non c’è niente di male quindi ad essere un “turista”, ma solitamente chi sceglie questi posti come meta delle proprie vacanze, fatica a capire un viaggio lungo la Route 66 e se accidentalmente gli capita di farlo non apprezzerebbe quasi nulla di quello che incontra, men che meno quelle che lui riterrebbe solo delle malandate, brutte costruzioni che spesso si incontrano viaggiando lungo il tracciato della vecchia highway.

Il turista potrà apprezzare gli artificiosi colori di una Williams o la paracula, finta festosità del Big Texan, ma non capirebbe Glenrio e il suo silenzio rotto solo dal sibilo del vento e dal sinistro suono dei rattlesnakes.

Non sa cosa sia stata Glenrio, non sa cos’è stato il Dust Bowl e le tante persone che per colpa sua fuggivano verso ovest cariche di sogni e di speranze e che con i propri mezzi di fortuna passavano di li ogni giorno.

Il turista non apprezzerebbe la Shaffer Spring Bowl, apparentemente solo una pozza d’acqua, un abbeveratoio per muli, ma un tempo determinante per coloro che percorrevano quel tratto della Route 66.

Il turista non perderebbe tempo a parlare con un vecchio chiacchierone che ti racconta quanto ha sofferto quando gli hanno aperto una strada più grande e veloce proprio accanto a quella che gli dava da vivere.

E potremmo andare avanti ancora.

Il turista tutto questo lo ignora.

Magari arriva sulla Route dopo qualche notte al Venetian di Las Vegas e si lamenta perchè un motel storico ha il condizionatore rumoroso o la porta si chiude a fatica.

Il viaggiatore legge, si informa, scava alla ricerca della vera anima delle cose, il turista guarda le figure.

Per poter giudicare bisogna conoscere ed il turista, della Route 66, non sa niente.

Il suo giudizio ed i suoi consigli sono sempre generici, superficiali e soprattutto pericolosi per chi vuole avvicinarsi alla magia della Route 66.

Deep South & Route 66

Pubblicato: giugno 9, 2019 in Route 66, USA

Immagine copertina vacanza - CANVAS_2


Il prossimo agosto tornerò negli USA e percorrerò di nuovo, per la quinta volta, il tratto est della Route 66, da Tucumcari a Chicago.

Il viaggio mi porterà principalmente nel sud degli Stati Uniti; partirò da Atlanta per proseguire verso Nashville, Memphis, Natchez, New Orleans, Houston, San Antonio, Abilene e poi da qui verso Tucumcari dove, appunto, riaggancerò la “mia” Route 66.

Percorrerò la Hwy 61, la Blues Highway, da Memphis fino a New Orleans, una strada piena di storie e di leggende che racconterò, come di consueto, con video, foto e resoconti giornalieri.

Dormirò in una villa dell’800 immersa in una piantagione, una di quelle splendide costruzioni che sono un po’ l’emblema degli stati del sud.

Visiterò diverse piantagioni e trascorrerò qualche giorno New Orleans.

E poi… e poi di nuovo la “mia” Route 66, la sua parte est, la mia preferita.

Sarà la mia sesta volta consecutiva al Blue Swallow Motel di Tucumcari in New Mexico, un motel che adoro per la sua storia e per l’amicizia e la cordialità di Nancy e Kevin, i due splendidi proprietari.

Dormirò ancora al Wagon Wheel di Cuba, un altro gioiello che la Mother Road propone al viaggiatore.

Nel mio itinerario, come consuetudine, ci sono solo motels storici, strutture che sanno raccontare la Route 66 come nessun’altro.

Sarà un viaggio immerso nella musica, nella storia e nella mia più grande passione:
la Route 66.


Le tappe:
GIORNO DATA PARTENZA ARRIVO
1 13/8/2019 ITALIA ATLANTA
2 ATLANTA ATLANTA
3 ATLANTA ATLANTA
4 ATLANTA NASHVILLE
5 NASHVILLE NASHVILLE
6 NASHVILLE MEMPHIS
7 MEMPHIS (Hwy 61) NATCHEZ (Hwy 61)
8 NATCHEZ (Hwy 61) NEW ORLEANS (Hwy 61)
9 NEW ORLEANS NEW ORLEANS
10 NEW ORLEANS NEW ORLEANS
11 NEW ORLEANS NEW ORLEANS
12 NEW ORLEANS HOUSTON
13 HOUSTON SAN ANTONIO
14 SAN ANTONIO ABILENE
15 ABILENE TUCUMCARI (Route 66)
16 TUCUMCARI (Route 66) SHAMROCK (Route 66)
17 SHAMROCK (Route 66) TULSA (Route 66)
18 TULSA (Route 66) CUBA (Route 66)
19 CUBA (Route 66) CARLINVILLE (Route 66)
20 CARLINVILLE (Route 66) CHICAGO (Route 66)
21 CHICAGO ITALIA

I motels della Route 66:
TAPPA GIORNALIERA MOTEL
TUCUMCARI (NM) Blue Swallow Motel
SHAMROCK (TX) Western Motel
TULSA (OK) Desert Hills Motel
CUBA (MO) Wagon Wheel Motel
CARLINVILLE (IL) Carlin Villa Motel

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Una sintesi delle domande più frequenti che mi vengono poste sulla Route 66 raccolte in una sorta di botta e risposta per presentare la Mother Road a chi non la conosce.


  • Che cos’è la Route 66?
    • La Route 66 è stata la più famosa highway americana, una strada che ha attraversato, da est ad ovest, gran parte del paese.
  • Perchè parli al passato? Non esiste più la Route 66?
    • La Route 66 ufficialmente non esiste più, è stata dismessa il 27 giugno del 1985.
  • Quindi cosa si intende oggi per Route 66?
    • Per Route 66 è da intendersi l’insieme delle strade che in tempi diversi hanno fatto parte della US Highway 66.
      E’ una sorta di percorso virtuale, un mosaico di strade che oggi hanno spesso nomi diversi non sempre riconducibili al loro passato.
      Si chiamano, ad esempio, Hwy Z, AA, Pecos Dr., e tutte insieme compongono la Route 66.
      Per questo motivo, quindi, la Route 66 oggi non è da considerarsi come un unico percorso.
  • Da dove parte e dove arriva la Route 66?
    • La Route 66 parte da Chicago in Illinois e termina a Santa Monica in California. Inizialmente, dopo la sua costituzione e per un periodo di circa 10 anni, la Route 66 terminava a Los Angeles, all’incrocio tra la 7th e la Broadway.
      (Vedi: “End of the Trail“)
  • Quanti stati attraversa?
    • Attraversa 8 stati: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona e California.
  • Quanto è lunga la Route 66?
    • Non è semplice oggi stabilire quanto sia lunga la Route 66, principalmente per i motivi legati al fatto che si possono percorrere tanti tratti che ne hanno fatto parte in periodi diversi. Orientativamente possiamo considerarla lunga circa 3.670 Km
  • Cos’ha di così bello la Route 66? Io in fondo conosco solo gli scudetti sull’asfalto.
    La Route 66 è un viaggio nel tempo, un tempo in cui la vita era più semplice ed i rapporti umani importanti.
    La Route 66 è genuina ed affascina con il suo modo ingenuo di raccontarsi attraverso i sui innumerevoli piccoli, grandi cimeli.
    Racconta l’America di una volta, un’America che non esiste più se non nel cuore e nei ricordi di chi l’ha vissuta.
    Ogni curva del suo splendido tracciato ha una storia da raccontare ed ascoltare queste storie è commovente ed entusiasmante insieme.
    La Route 66 è la strada della gente, lo splendido popolo della Mother Road che riesce sempre a trasformare il viaggio in una straordinaria avventura.
    Un viaggio lungo la Route 66 resterà nel cuore per sempre.

  • Perchè qualcuno la chiama “Mother Road” (Strada Madre)?
    • Fu John Steinbeck con il suo romanzo “Furore” (The Grapes of Wrath) ad attribuirgli quel soprannome.
      La Route 66 durante il Dust Bowl fu la via di fuga verso la California per tantissime persone che lasciavano la propria terra in cerca di un lavoro e di un futuro migliore.
      Steinbeck descrisse la Route 66 come “La Strada Madre, la strada della fuga“.
  • Perché il percorso si considera sempre da est ad ovest?
    • Lo si considera da est ad ovest (Westbound) per tradizione. Perché le highways americane furono tecnicamente concepite in questo modo, da est ad ovest, perché nel DNA degli americani c’è sempre stato il desiderio di viaggiare verso ovest, perché ai tempi della Grande Depressione e del Dust Bowl coloro che vivevano nei territori delle grandi pianure migrarono massicciamente verso la California in cerca di fortuna percorrendo la US66.
  • E’ meglio percorrere la Route 66 Westbound o Eastbound?
    • Per tradizione, come detto, il percorso della Route 66 è Westbound, da Chicago a Santa Monica. Se si percorre la Route 66 per la prima volta e si ha voglia di vivere la strada e la sua storia, immaginandola ai suoi tempi d’oro, il percorso Westbound è da preferire. Tra i due modi di percorrere la strada ci sono delle piccole differenze che si percepiscono solo se la si è già percorsa in uno dei due versi. Dal punto di vista economico, percorrendola Eastbound (da LA a Chicago) ci sono buone probabilità di non pagare il Drop Off per il noleggio auto.
      (Vedi: Westbound Vs. Eastbound)
  • Che cos’è il Drop Off?
    • Il Drop Off, o tassa di sola andata, è un sovrapprezzo che generalmente viene chiesto dalle compagnie di noleggio auto per la riconsegna del mezzo in uno stato diverso da quello in cui si è ritirato. In un percorso Westbound è quasi sempre richiesto, al contrario, percorrendo la Route 66 Eastbound (da LA a Chicago) alcune compagnie non lo chiedono.
      Di solito il Drop Off ammonta a circa 500 Dollari più tasse.
  • Perché nella tua mappa ci sono diversi tratti, anche vicini, marcati come Route 66?
    • perché nel tempo, per migliorare la viabilità, alcuni tratti furono abbandonati e sostituiti da nuovi percorsi. Molti di questi vecchi tratti sono ancora oggi percorribili e sono marcati come PRE 19xx (dove al posto delle x è riportato l’anno fino al quale questi tratti hanno fatto parte della US66).
      Come dicevo prima, la Route 66 oggi non è una sola strada.
  • Trovo la Route 66 sulle mappe stradali?
    • No, come ho detto prima, la Route 66 in quanto tale non esiste più, oggi ai tratti che ne hanno fatto parte sono stati assegnati nomi diversi. Spesso ci sono dei cartelli che indicano che la strada che si sta percorrendo, nonostante si chiami, ad esempio, Pecos Dr., è la vecchia US66, ma la loro presenza non è continua lungo tutto il percorso.
  • Quanto della Route 66 è ancora percorribile?
    • Circa l’85% del vecchio tracciato della Route 66 è ancora percorribile. Il resto è stato sostituito dalle interstates
  • Perché su google map spesso leggo “Route 66” in corrispondenza delle interstates?
    • Perché quei tratti di interstates sono stati realizzati al posto dei vecchi tracciati della Route 66.
  • Posso usare il navigatore per percorrere la Route 66?
    • Si, ma solo con un itinerario già tracciato. Se si inseriscono le tappe di partenza e di arrivo il navigatore farebbe percorrere le Interstates e non la Route 66.
  • Come faccio a non perdere il percorso della Route 66?
    • Bisogna dotarsi di una guida specifica. La “EZ 66 for Travelers” di Jerry McClanahan è la migliore.
      Oppure utilizzare le mappe di questo sito.
  • Ci sono servizi e strutture alberghiere lungo il percorso della Route 66?
    • Assolutamente si. A parte il tratto desertico in California, la Route 66 attraversa una miriade di agglomerati urbani, più o meno grandi, che sono ovviamente dotati di strutture alberghiere, stazioni di servizio, negozi e supermercati.
  • Bisogna prenotare i motels prima di partire?
    • Se si vuole pernottare nei motels storici (strutture da preferire alle catene più famose), ed essere sicuri di trovare posto, è opportuno prenotarli per tempo. Sono strutture spesso piccole e molto ricercate dagli appassionati per cui le stanze si esauriscono in fretta. Se non si ha interesse a dormire in queste strutture storiche (e sarebbe un peccato), allora si può viaggiare senza prenotare, anche se, nei periodi di “alta stagione” e nei weekend in alcune piccole località potrebbe non essere semplice trovare da dormire.
  • Perché gran parte delle costruzioni storiche lungo la Route 66 sono in cattive condizioni?
    • Buona parte di queste costruzioni sono proprietà privata e magari i proprietari si sono trasferiti altrove e non hanno interesse a mantenere in buono stato quelli che nel frattempo sono diventati dei cimeli della Mother Road. Ogni anno lo stato federale attraverso il “Route 66 Corridor Preservation Program” stanzia dei fondi ed individua delle strutture da restaurare, ma spesso questi fondi non sono sufficienti (parliamo di una strada lunga 4 volte l’Italia). Gran parte dei restauri sono spesso finanziati da donazioni private attraverso delle raccolte fondi tra gli appassionati.
      (vedi: “La difficoltà di mantenerla in vita“).
  • Ci sono tratti sterrati lungo la Route 66?
    • Si, ci sono alcuni bellissimi tratti sterrati, anche ben tenuti, che risalgono ai primi anni di servizio della Mother Road. Sono generalmente delle opzioni che non necessariamente bisogna percorrere, dipende dalla voglia e dalla curiosità di chi sta affrontando il viaggio. Ed ovviamente anche dalle condizioni atmosferiche.
  • Si possono percorrere senza problemi questi tratti sterrati?
    • Si, come dicevo, sono generalmente in buono stato, ma se piove è saggio evitare di percorrerli per non incorrere in problemi (in alcune zone i flash flood sono abbastanza frequenti). Occorre tuttavia considerare che le compagnie di noleggio auto non consentono, in genere, di percorrere tratti sterrati, quindi si percorrono a proprio rischio e pericolo assumendosi la responsabilità nel caso succeda qualcosa.
  • Spesso fai riferimento ad un certificato di percorrenza, che cos’è e dove si prende?
    • Il certificato di percorrenza è un bellissimo souvenir che testimonia il completamento di un viaggio che resterà nel cuore. Si acquista al 66-TO-CALI, il primo chiosco che si incontra sul Santa Monica Pier, poco prima del cartello “END OF THE TRAIL“. I ragazzi del negozio (tra cui Ian, un amico e profondo conoscitore della Route 66), faranno alcune semplici domande sul percorso che si è fatto, giusto per capire se la Route 66 la si è percorsa per davvero interamente. Non bisogna dimostrare nulla di particolare, il certificato è solo uno splendido ricordo da portare a casa.
      L’iniziativa è patrocinata da alcune figure mitiche della Mother Road; oltre a Ian, c’è Michael Wallis (lo sceriffo di Cars della Pixar), uno straordinario scrittore che sa raccontare la Route 66 con incredibile passione.
      Io per il momento ho 4 certificati, e sull’ultimo, visto che l’ho percorsa al contrario, da LA a Chicago, ho chiesto che mi venisse scritto “Eastbound” in cima al documento.
      Ovviamente l’ho acquistato prima di partire in direzione est, verso Chicago.
      Il costo ad Agosto 2018 era di 11 Dollari.
  • Quanto può costare un viaggio lungo la Route 66?
    • Dai un’occhiata qui 
  • Quanti giorni ci vogliono per percorrerla?
    • Dai un’occhiata qui 
  • Quale è il periodo migliore?
    • Dai un’occhiata qui

CENNI STORICI

  • Quando è nata la Route 66?
    • Il 30 aprile del 1926 le è stato assegnato il nome
    • L’11 Novembre del 1926 nasce ufficialmente
  • Quando è stata dismessa?
    • il 27 Giugno del 1985 viene dismessa, è quindi rimasta “in servizio” per 59 anni
  • Qual è il suo nome corretto?
    • Il nome corretto nel periodo in cui era in servizio è stato US Highway 66.
  • Perché ha assunto quel nome?
    • Nel 1926 l’organismo che sovrintendeva alla definizione delle nuove strade interstatali decise che:
      • Le Hwys Nord/Sud dovevano assumere numerazione dispari (quelle più importanti e che attraversavano gran parte del paese, le Transcontinental Hwys, dovevano terminare per 1 o 5)
      • Le Hwys Est/Ovest dovevano assumere numerazione pari (quelle più importanti e che attraversavano gran parte del paese, le Transcontinental Hwys, dovevano terminare per 0)
      • La Route 66 doveva chiamarsi US60, poi 62 ed infine si scelse il 66

(Vedi: “Doveva chiamarsi 60…“)

  • Perché è stata dismessa?
    • Perché il suo tracciato, come quello di tante altre highways, era ormai diventato inadeguato e pericoloso per il crescente numero di macchine circolanti e perché bisognava modernizzare la viabilità del paese. Il presidente Eisenhower, innamoratosi delle Autobahn tedesche ai tempi della seconda guerra mondiale, nella metà degli anni 50 promulgò una legge per l’ammodernamento della viabilità degli USA attraverso la realizzazione delle interstates anche come strumento di difesa in caso di crisi.
      (Vedi: “L’inizio della fine“)
  • Parli della Route 66 come se fosse viva, in fondo è solo una strada non credi?
    • La Route 66 è un modo di concepire la vita, un modo semplice, fatto di piccole cose.
      La Route 66 è la cordialità della sua gente, è un tuffo nel passato.“La Route 66 non è solo una strada, è molto di più”.

Route 66. The Negro Motorist Green Book

Pubblicato: marzo 30, 2019 in Route 66

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“Arriverà prima o poi il giorno nel quale non ci sarà più bisogno di pubblicare questa guida e ciò accadrà quando noi, come razza, avremo parità di diritti e di privilegi negli Stati Uniti d’America”.

Victor Green

La Route 66 racconta un mondo colorato, fatto di spensieratezza, di speranza e di sogni.

La Route 66 racconta un’America che non c’è più.

Gran parte dei viaggiatori, nostalgici di quel periodo, la rimpiangono e, coloro che quel periodo non lo hanno vissuto, la sognano.

Ma la Route 66, come espressione di un particolare periodo storico degli Stati Uniti, racconta anche storie di ordinaria disperazione, di gente in fuga dalla miseria, di sofferenza e disuguaglianza.

E raccontare un’America che non c’è più, quindi, non sempre ha un’accezione positiva, perchè viaggiare lungo il percorso della Route 66 non sempre, e non per tutti, è stata un’esperienza per la quale provare nostalgia.

Non per tutti la US Highway 66 è stata la “Mother Road”.

La Route 66 è nata nella metà degli anni 20, un periodo nel quale non tutte le persone erano uguali e non tutte potevano godere degli stessi privilegi.

Un periodo in cui la distinzione tra bianchi e neri era netta, feroce e spesso sancita per legge.

Agli albori della Mother Road, in occasione del Bunion Derby del 1928, la famosa gara podistica organizzata per pubblicizzare la neonata US Hwy 66, gli atleti di colore furono spesso oggetto attacchi razziali durante la gara.

Con il passar degli anni, inoltre, gli afro americani, almeno i più facoltosi, cominciavano a potersi permettere un’automobile ed a provare, come tutti, il desiderio di viaggiare.

Ma le strade americane, e quindi anche US Highway 66, proponevano diversi ostacoli che gli afro americani non dovevano superare, pena l’umiliazione, l’arresto o anche peggio.

Molte gas stations non accettavano clienti di colore, stessa cosa per i ristoranti e per i motels e questo li costringeva a viaggiare con le automobili cariche di ogni cosa per essere autonomi.

Cibo, lenzuola e coperte erano spesso parte integrante del bagaglio da portarsi in viaggio.

L’ostilità nei confronti degli afro americani, a volte risaltava perfino dal nome di alcune delle attività che si incontravano lungo la strada: Kozy Kottage Kamp o Klean Kountry Kottages (entrambe lungo la Route 66), con le 3 K delle loro iniziali a suonare quasi come un avvertimento.

O cittadine come Edmond in Oklahoma che si pubblicizzavano come “Un bel posto dove vivere, 6.000 abitanti, nessun negro”.

Ed erano inoltre tante le “Sundown town” nell’America di quegli anni, cittadine dove vigeva il coprifuoco per le persone di colore.

Viaggiare in queste condizioni, per gli afro americani, era proibitivo.

Le piccole comunità erano spesso evitate per non incorrere in possibili problemi, ma anche nelle grandi città le difficoltà non mancavano.

Un giornale nel 1955 riportava che ad Albuquerque, in New Mexico, solo 6 motels su 100 accettavano viaggiatori di colore.

In 6 degli 8 stati attraversati dalla Route 66 vigeva la segregazione razziale per legge, anche se alla fine tutti ne seguivano le rigide regole.

In soccorso alla voglia di esplorare l’America da parte dei viaggiatori di colore arrivò un libro, una sorta di guida: “The Negro Motorist Green Book” o più semplicemente  “The Green Book”

1The Green Book era un manuale ideato e realizzato da un impiegato di colore delle poste di New York, Victor Green, e forniva indicazioni sugli esercizi commerciali che accettavano clienti afro americani.

Victor ebbe l’idea di realizzare questa guida rifacendosi ad un libro simile, molto popolare negli anni 30 presso le comunità ebraiche.

Era un modo per rendere il viaggio degli afro americani il meno pericoloso e più confortevole possibile.

La prima uscita risale al 1936 ed è stato ininterrottamente pubblicato fino alla metà degli anni 60 quando le leggi razziali, le cosiddette Jim Crow Laws, vennero abolite.

3Inizialmente la guida si limitava a fornire indicazioni per la sola area di New York, ma successivamente Green estese le sue preziose informazioni al resto del paese.

La guida diventò presto un insostituibile supporto ai viaggiatori di colore nel loro percorso ad ostacoli rappresentato dalle strade americane; fu talmente popolare al punto che Victor abbandonò il suo lavoro di postino per dedicarsi totalmente al suo Green Book.

2Il prezioso manuale era prevalentemente venduto nelle stazioni di servizio della Esso (una compagnia che non faceva distinzioni tra bianchi e neri, avendo tra il suo staff dirigenziale anche persone di colore) o attraverso il passaparola.

Ed attraverso il passaparola si alimentava l’elenco del Green Book.

Erano circa 300 le attività commerciali che accettavano clienti di colore lungo la Route 66, ed i resti di alcune di queste si possono ancora incrociare.

Dopo la guerra la guida conobbe la sua massima diffusione e furono molti i grandi marchi americani che iniziarono a farsi pubblicità nelle sue pagine.

Il libro è anche citato, nel titolo e nella storia, nell’omonimo film premio oscar 2019; un film splendido che da l’idea delle difficoltà che in quegli anni dovevano affrontare i viaggiatori afro americani.

Nella metà degli anni 60, con la promulgazione del “Civil Rights Act”, quel tempo vagheggiato da Victor Green era arrivato e la pubblicazione del “Negro Motorist Green Book” venne sospesa.

4Anche se Victor, venuto a mancare nel 1960, non ha tuttavia potuto assistere a quell’importante cambiamento, se non nelle convinzioni radicate in una certa parte della popolazione, almeno nella legislazione americana.

Non è una bella storia romantica questa raccontata dalla Route 66, ma la discriminazione razziale non era esclusiva prerogativa degli stati attraversati dalla Mother Road, ma fu una piaga molto più ampia che ha caratterizzato per anni la storia degli Stati Uniti.

E forse non è ancora del tutto ovunque superata.

Come ha scritto Michael Wallis, il più illuminato cantore della Mother Road:
La Route 66 è una strada piena di cicatrici, alcune di cui andare fieri, altre di cui vergognarsi”.