Route 66. “Friends for life”

Pubblicato: aprile 22, 2018 in Route 66

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La gente, il popolo della Route 66 ha reso questa strada immortale.

E’ grazie a loro se una delle tante highways uscite dal piano autostradale del 1926 è diventata, nell’immaginario collettivo, la Strada per eccellenza, meta di un’incredibile numero di appassionati viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo.

Il paesaggio ed i cimeli che dal passato sono giunti fino a noi, raccontano, con dovizia di particolari, la sua storia e quella del paese in cui si trova.

Ma è appunto la gente, il popolo della Route 66 l’elemento in più.

Durante i miei 3 viaggi ho incontrato tante persone ed ogni incontro è stato entusiasmante, qualcosa da custodire gelosamente nel cassetto preferito della mia memoria.

Persone che, come me, stavano percorrendo la Mother Road, come Brian, il pompiere del Missouri, che alla fine si appassiona ad un pezzo della storia del suo paese che ha sempre trascurato, o la leggenda, Angel Delgadillo, l’uomo che ha fatto si che tutta questa passione travolgesse il mondo intero.

Sono stati tanti gli incontri e tante le emozioni che mi hanno visto coinvolto.

Alcuni incontri sono stati casuali, altri cercati, altri ancora pianificati prima di partire.

Eccone alcuni.


John Hargrove

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John Hargrove – Settembre 2014

Il mio primo incontro con John Hargrove, di Arcadia in Oklahoma, è stato accidentale, imprevisto, frutto della curiosità suscitatami da alcune piccole riproduzioni della Route 66 che dalla strada si scorgevano all’interno della sua proprietà e che mi convinsero a fermarmi davanti al suo cancello.

Ricordo il caloroso invito ad entrare di John, che dalla sommità della sua proprietà si sbracciava per farsi notare.

E poi il “viaggio” all’interno del suo mondo accompagnato da una splendida colonna sonora trasmessa da una radio locale.

Il secondo incontro, l’anno successivo, nel 2015, è stato questa volta voluto, ed aveva come scopo, oltre di incontrarlo di nuovo, quello di consegnargli la foto che insieme ci eravamo scattati l’anno prima.

Una persona umile, un artista straordinario.

Tornerò ancora da lui, ho tante altre foto da consegnargli.


Jim Hinckley

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Jim Hinckley – Agosto 2016

Quelli con Jim Hinckley, lo scrittore di tanti libri sulla Route 66 (“Route 66 encyclopedia”, “Route 66. The America’s longest small town” per citarne alcuni), sono stati incontri pianificati prima di partire.

Fui contattato tramite Facebook nel 2016 con un messaggio tramite il quale, sapendo che sarei passato dalle sue parti in occasione di uno dei miei viaggi lungo la Mother Road, mi invitava a partecipare ad un party organizzato in un hotel della sua città, Kingman in Arizona.

Al party avrebbero partecipato imprenditori ed appassionati della Route 66.

Incontrare gente che poteva raccontarmi la propria esperienza vissuta “on the road” sulla Route 66 nei suoi anni d’oro era una splendida occasione.

E poi avrei avuto Jim li davanti a me, una sorta di wikipedia della Route 66.

Dopo aver letto i suoi libri poterlo avere a disposizione per approfondire le mie curiosità era troppo allettante.

Arrivato a Kingman, mi diressi verso l’hotel nel quale avrebbe avuto luogo il party e vidi da lontano Jim che indossava il suo inseparabile cappello.

E’ stato un saluto caloroso ed una serata che non potrò mai dimenticare.

Jim in quell’occasione mi fece dono della membership onoraria della “Route 66 Association of Kingman Arizona”.

Una piccola grande cosa per un appassionato della Route 66 come me.

Ed ancora un nuovo incontro, l’anno successivo, nel 2017, al mio terzo viaggio lungo la Route 66, in un’enoteca di Kingman dove passammo il tempo a parlare della Mother Road sorseggiando un bicchiere di ottimo Chardonnay della California.

Una serata splendida, immerso nel cuore della Route 66, ascoltando i racconti di Jim e guardando le sue foto scattate in mezzo alla storia della vecchia highway.

Quella sera Jim mi regalò il suo ultimo libro “Route 66. The America’s longest small town”, corredato dell’immancabile dedica.

Avere Jim a portata di mano era come disporre di una enciclopedia “on demand”, un’occasione straordinaria per un affamato di informazioni come me.


Mickey di Carterville (Missouri)

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Mickey – Maggio 2017

Un incontro pianificato tramite le pagine di Facebook è stato quello con Mickey, un appuntamento preso attraverso un gruppo dedicato alla Mother Road nel quale da tempo posto le mie foto.

Mickey è il gestore di un’attività di assistenza stradale e di un’officina a Carterville in Missouri e leggendo il mio itinerario, che ovviamente includeva la comunità in cui vive, mi ha invitato nella sua officina per uno stop, ricordandomelo ogni volta che postavo nel gruppo una nuova foto.

La scusa era una cartolina che voleva darmi e che ritraeva la sua città e la sua attività.

“Don’t forget about me!”, scriveva Mickey, ed io non me ne sono certo dimenticato.

Arrivato a Carterville mi fermai con la macchina in mezzo ad un piazzale.

Non sapevo come trovarlo, Carterville non è certo una metropoli, ma comunque non avevo molte informazioni.

Scesi dalla macchina ed iniziai a guardarmi intorno quando dall’interno di un ufficio arrivò nitida la sua voce che, con un americanissimo “Franco”, richiamava la mia attenzione.

“Vedendo da dove partivi avevo calcolato che saresti arrivato qui più o meno a mezzogiorno” mi disse.

Essere attesi da un amico, anche se non lo si è mai visto, è stata una bellissima sensazione.

Mi mostrò con orgoglio le foto d’epoca della sua attività legata da sempre alla Route 66, ci scattammo l’immancabile foto insieme e passammo diversi piacevoli minuti a chiacchierare prima di salutarci.

Ed ovviamente mi consegnò la cartolina.


Dries della Route 66 Association of Holland

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Dries – Maggio 2017

Un incontro accidentale fu invece quello con Dries.

Ero nel motel fuori Chicago il mio primo giorno di viaggio nel maggio 2017, il mio terzo lungo l’intero percorso della Route 66.

Stavo uscendo dalla sala della colazione quando lo vidi entrare con il suo tipico abbigliamento da biker.

Siamo amici su Facebook ma non ci eravamo mai visti di persona.

Anche lui stava per iniziare il suo viaggio, l’ennesimo, credo infatti che abbia percorso la Route 66 più di una decina di volte.

Un veterano della Mother Road, conosciuto ed amato da tutto il popolo della Route 66.

E’ stato un incontro divertente.

Il preludio perfetto di un viaggio che sarebbe stato il mio più bello lungo la Route 66.


Delvin, del California Route 66 Museum di Victorville (California)

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Delvin – Maggio 2017

Altrettanto accidentale è stato l’incontro con Delvin.

Mi seguiva anche lui tramite uno dei gruppi di Facebook nel quale posto regolarmente le mie foto della Mother Road e, osservando il mio itinerario giornaliero, immaginò che, quel giorno, sarei sicuramente entrato nel museo.

E’ stata tuttavia una decisione del tutto improvvisa la mia, poiché tendenzialmente non sono molto attratto dai musei lungo la Route 66, anche se ne ho visti molti compreso quello di Victorville.

La Route 66 è uno splendido museo a cielo aperto e tutto quello che ha da offrire lo si trova lungo il suo percorso ai lati della strada.

Ma decisi di entrare perché li dentro sapevo che avrei trovato l’opera di un’artista olandese recentemente scomparso, un grande appassionato della Route 66.

Appena entrato nel museo, poco dopo aver lasciato che la porta si chiudesse dietro di me, vidi una persona venirmi incontro, tendermi la mano e chiamarmi per nome.

Io restai per un po’ disorientato perché non lo conoscevo e non riuscivo a capire come facesse a sapere il mio nome.

Superato l’attimo di smarrimento abbiamo passato una piacevole ora a parlare della Route 66, dei bellissimi cimeli custoditi nel museo e della sua vita, legata alla Route 66 percorsa dai suoi genitori negli anni della grande depressione dall’Oklahoma fino in California.

Delvin presta servizio nel museo come volontario, una splendida persona a cui affidarsi per conoscere le storie che si celano dietro i cimeli custoditi nella bellissima struttura.


Jerry McClanahan (EZ 66 for travelers)

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Jerry McClanahan – Maggio 2017

Un incontro pianificato in extremis, davvero all’ultimo momento, fu quello con Jerry McClanahan, l’artista che tra le altre cose ha realizzato la mitica “EZ 66 FOR TRAVELERS”, la guida senza la quale percorrere a Route 66 è praticamente impossibile.

Pernottavo a Chandler, la sua città, e quindi una sorta di pianificazione in realtà l’avevo fatta.

Non sapendo come contattare Jerry, la mattina, dalla camera del Lincoln Motel, postai una foto in un gruppo di Facebook, lasciando che apparisse la posizione da dove la stavo caricando.

Jerry, che evidentemente era collegato, commentò la foto chiedendomi di passare alla sua gallery.

La mia volontà era proprio quella, ma era ancora molto presto e quindi ci siamo dati appuntamento di li ad un’ora.

Dopo una splendida colazione al Boomarang Diner, mi recai in macchina alla Gallery di Jerry.

Lui era davanti alla porta che mi aspettava, e una volta sceso mi chiamò per nome e ci stringemmo la mano.

La strada madre non ha segreti per Jerry che mi corresse a mano le due EZ 66 che possiedo, includendo il nuovo percorso in California all’altezza del Cajon Pass e segnalandomi altre brevi deviazioni che avrei incontrato.

Trascorremmo molto tempo a parlare della Route 66 e del suo matrimonio con Mariko, un’appassionata fan giapponese della Route 66, da tempo tra le mie amicizie di Facebook a differenza di Jerry che lo aggiunsi in quell’occasione.
Qualche minuto dopo il mio arrivo, Mariko chiamò Jerry al telefono dal Giappone e gli disse di salutarmi.

Comprai un po’ di cose nella sua gallery, compreso un bellissimo DVD realizzato da un gruppo di appassionati (www.unoccupiedroute66.com), tra i quali c’è anche lui, e che racconta un tratto di Route 66 in Missouri (“The Missouri Maze”).

In realtà cercavo l’ultimo lavoro di quel gruppo, “The California Promise”, ma Jerry non lo aveva e chiamò quindi il regista di questa serie di films che mi suggerì alcuni posti dove avrei potuto trovarlo.

Quella mattina a Chandler ho vissuto una delle mie più belle esperienze di viaggio lungo la Route 66; sentirsi parte integrante di un mondo che amo profondamente è stata una sensazione che non dimenticherò mai.

Era la terza volta che percorrevo la Route 66 ma la prima che incontravo Jerry, le altre volte avevo trovato la gallery chiusa.
Appena l’ho detto a Jerry mi ha subito suggerito di contattarlo al telefono nel caso in futuro dovesse ricapitare.

Ed è senz’altro quello che farò.


Toshi, presidente della Route 66 Association of Japan

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Toshi – Agosto 2016

Ed è ancora Facebook a dettare l’agenda delle emozioni.

Con tutto il male che si può pensare di strumenti come questo, bisogna riconoscer loro il merito di riuscire a mettere in contatto persone che altrimenti non avrebbero modo di conoscersi.

Ed io di persone stupende, da tante parti del mondo, ne ho conosciute un bel po’, anche fuori dal contesto della Route 66.

Tornando a Toshi, il nostro fu un incontro pianificato prima di partire.

Avrei percorso il tratto ovest della Route 66 e sarei ripartito per l’Italia da San Francisco, città dove Toshi vive e lavora.

Dalle pagine di Facebook ai messaggi per mezzo dei quali concordammo un  appuntamento per le 14 ad Union Square.

Trascorremmo due bellissime ore a raccontarci le nostre esperienze di viaggio lungo la Mother Road, a parlare delle persone che entrambi conosciamo, dei suoi 4 anni in Italia, esternando la reciproca curiosità nel capire come, due persone come noi, così lontane per cultura e tradizioni da una strada così fortemente americana potessero essersene innamorate.

Curiosità alle quali non siamo stati in grado di fornire una risposta.


 

La Route 66 affascina ed il suo fascino va oltre le culture e le tradizioni.

La Route 66 è una strada che unisce, in un mondo, come quello attuale, fortemente divisivo.

La Route 66 è una strada che accoglie, che regala emozioni, che mette al centro il concetto di comunità e di amicizia.

E’ impossibile tornare a casa e non aver socializzato con nessuno, è impossibile non portarsi in valigia i sorrisi e gli abbracci delle splendide persone conosciute in un viaggio lungo una strada così lontana da noi.

Tante sono state le splendide persone che ho conosciuto.

Linda della Blue Whale di Catoosa in Oklahoma, Fran , la “Flo” di Cars, del Sunflower Station di Adrian in Texas, Ian del 66-TO-CALI sul molo di Santa Monica e tanti altri ancora.

Gestori di motels, di negozi, viaggiatori con i quali ho incrociato il mio percorso, tutti hanno contribito a rendere indimenticabili i miei viaggi lungo la Route 66.

Friends for life” era il motto del compianto Gary Turner della Gay Parita Gas Station, ed è infatti l’amicizia che rende questa strada unica.

La Route 66 non è semplicemente una strada, ma è molto, molto di più.

Route 66. Auguri Angel!

Pubblicato: aprile 19, 2018 in Route 66

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Angel Delgadillo, “The Guardian Angel of Route 66” oggi compie 91 anni.
Per qualsiasi appassionato della Route 66 Angel è una leggenda.

Il suo impegno e la sua testardagine, hanno portato lo stato dell’Arizona a riconoscere un tratto della Mother Road (quello tra la sua Seligman e Kingman), come strada dall’interesse storico, “Historic Route 66”.

Senza l’impegno di Angel probabilmente oggi non avremmo potuto avere il privilegio di vivere un sogno percorrendo una strada leggendaria.

 

via Route 66. Angel Delgadillo

Route 66 IV – Eastbound

Pubblicato: aprile 7, 2018 in Route 66

 

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Un viaggio inizia nel momento in cui si comincia ad organizzarlo.

La preparazione è infatti uno dei momenti più belli anche quando, come accade a me in questo caso, si conosce bene il posto dove si andrà.

E’ iniziata la fase di avvicinamento al mio quarto viaggio lungo l’intero percorso della Route 66, questa volta eastbound (da Los Angeles a Chicago), dopo 3 volte che l’ho percorsa secondo tradizione.

Ho ricevuto le conferme da tutti i motels e quindi non mi resta che aspettare.

E’ emozionante il pensiero di rivedere posti che adoro e persone che hanno reso speciali i miei precedenti viaggi.
Ma ci saranno anche cose nuove da vedere e nuovi amici da incontrare.

Come sempre, nonostante ormai il percorso mi sia abbastanza chiaro, sto buttando giù il mio itinerario, una sorta di promemoria, un rito, tra i tanti, che piace seguire.

Un rito appunto, come usare una delle mie foto, modificata, come copertina di tutto ciò che sarà legato al mio viaggio.

Il countdown è cominciato.

I’m getting ready for my 4th kick on Route 66!

I motels di quest’anno:

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Route 66. La Strada ad ovest

Pubblicato: marzo 31, 2018 in Route 66

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Ad ovest del midpoint di Adrian, il paesaggio cambia radicalmente.

Il verde lascia il posto al giallo delle vaste praterie ed al rosso delle rocce che dal New Mexico cominciano ad affiorare, ricordandoci, qualora non ce ne fossimo ancora accorti, di essere entrati nel west.

La temperatura d’estate sale man mano che ci si sposta verso il deserto fino a diventare rovente a Needles, la prima cittadina al di la del Colorado River.

La Route 66 da questo lato del Midpoint è meno tortuosa di quella appena percorsa, è più lineare e difficilmente la si può perdere.

Ad ovest c’è il tratto continuo di Route 66 più lungo dell’intera highway (da Ash Fork a Topock in Arizona), ma c’è anche molta noiosa interstate.

Però c’è anche la Route 66 dell’immaginario collettivo da questo lato del Midpoint, una striscia d’asfalto che si perde all’orizzonte.

Il tratto di Route 66 ad ovest del Midpoint è senz’altro più conosciuto di quello ad est, se non altro perché da queste parti ci sono i grandi parchi ed anche chi non sta percorrendo interamente la Mother Road, trovandosi in zona, di sicuro un breve pezzo lo farà.

Le emozioni, comunque, continuano, intense e coinvolgenti.


Glenrio – San Jon (Texas – New Mexico)

GPS: 35°10’40.1″N 103°03’02.2″W

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Le emozioni cominciano già poco dopo il Midpoint con uno dei tratti storici della Route 66, quello che dalla ghost town di Glenrio arriva a San Jon, tra Texas e New Mexico.

Dal Midpoint si riprende la I40 per un breve tratto per poi lasciarla alla “EXIT 0” in direzione Glenrio.

Da qui partono circa 18 miglia di strada sterrata che attraversa l’arida campagna del New Mexico, immersi nel silenzio rotto solo rumore continuo dei rattlesnakes che popolano la zona.

John Ford ha girato diverse scene di “Furore” da queste parti, quando Glenrio era ben diversa da quella che è oggi.

Nonostante oggi sia sterrato (un tempo non lo era), questo tratto della vecchia highway è molto ben tenuto anche se con la pioggia è buona cosa evitare di attraversarlo, preferendogli il tratto che costeggia la I40.


Mesita – San Fidel (New Mexico)

GPS: 35°00’46.1″N 107°19’17.4″W

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Siamo nel west e la roccia rossa è intorno a noi a ricordarcelo.
Le prime tracce, infatti, cominciano ad apparire ai bordi della strada tra Mesita e San Fidel.

C’è la Dead Man’s Curve, una curva a gomito che, come si deduce dal nome, un tempo era molto pericolosa, e c’è anche l’Owl Rock, una roccia a forma di gufo.

Il tratto ondeggia dolcemente intorno alle formazioni rocciose senza alterare lo splendido paesaggio come avrebbe fatto una intestate qualunque.


Parks in the Pine (Arizona)

GPS: 35°15’56.0″N 111°52’45.3″W

Parks

C’è ancora un altro tratto sterrato da includere tra quelli da ricordare lungo questa parte del percorso della vecchia highway.

Siamo di poco ad ovest di Flagstaff dove si affronta un tratto inusuale, una Route 66 che non ti aspetti.

Il paesaggio è tipicamente quello di montagna; la strada, in parte sterrata, si nasconde tra i pini per poi arrivare, asfaltata, al Park in the Pine General Store.

È un bellissimo tratto, uno splendido e necessario contatto con la natura dopo le tante, troppe miglia di interstate 40 in questa prima parte di Arizona.


Historic Route 66 (Seligman – Kingman, Arizona)

GPS: 35°19’47.1″N 112°53’27.5″W

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In questo tratto c’è la storia.

È il primo tratto di Route 66 che, grazie all’impegno di Angel Delgadillo, ha avuto l’onore di fregiarsi della denominazione di “Historic Route 66”.

E’ anche il tratto che ha ispirato la Pixar per la collocazione della sua Radiator Springs.

La strada si allontana decisamente dalla I40 ed attraversa alcune storiche comunità: Seligman, Truxton, Peach Springs, Hackberry con il suo famosissimo General Store, ed infine Kingman.

Un tratto che commuove ed affascina.


Oatman Hwy (Arizona)

GPS: 35°01’38.3″N 114°18’31.9″W

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E’ senza dubbio uno dei tratti più belli della Route 66 quello che oggi è denominato Oatman Hwy e che da molti, in passato era identificato come Bloody 66 per la sua pericolosità.

E’ il tratto di strada che da Kingman sale verso il Sitgreaves Pass per poi scendere ad Oatman.

Fu dismesso agli inizi degli anni 50 quando la Route 66 fu reistradata verso Yucca saltando completamente le Black Mountains.

Percorrere questo tratto di strada è emozionante, il susseguirsi dei tornanti, l’assenza di protezioni e le carcasse di automobili nella scarpata lo rendono estremamente suggestivo.


National Old Trails Hwy (California)

GPS: 34°45’09.1″N 115°13’29.8″W

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Un altro meraviglioso tratto storico è quello che attraversa il deserto del Mojave.

Erede della vecchia National Old Trails Road la strada in questa zona è quella che nell’immaginario collettivo è la Route 66 per eccellenza:
una striscia d’asfalto che si perde all’orizzonte.

Il suo nome oggi richiama quello del passato (National Trails Hwy) ma gli scudetti sulla strada ci ricordano con sufficiente frequenza che l’asfalto che si sta calpestando appartiene alla Mother Road.

Un tempo la vita in queste zone, seppur difficile, era molto più fiorente rispetto ad oggi.

Gran parte delle piccole comunità sono ormai poco più che un cumulo di macerie, ma il loro fascino è indiscutibile.

E’ un tratto molto sfortunato poiché alcuni flash flood (abbastanza frequenti in questa zona), nel 2014 e nel 2017 hanno danneggiato diversi ponti obbligando il dipartimento dei trasporti della California a chiuderlo al traffico.

Nei miei 3 viaggi lungo la Route 66 l’ho percorso 2 volte, la terza, a maggio 2017, era in parte chiuso (da Essex a Chambless).

Il senso di libertà lungo questo tratto avvolge il viaggiatore regalandogli attimi di emozione intensa.


 

La Route 66 ad ovest, così come ad est, regala emozioni.

Ma qui lo fa in modo diverso.

Non ammaliando il viaggiatore con la sua dolcezza, ma proiettandolo in una dimensione estrema, selvaggia.

Lo fa mostrando la sua faccia più dura, attraverso gli spazi immensi ed il senso di solitudine che ti pervade mentre lo attraversi.

Le temperature rendono l’asfalto luminoso e rovente, il silenzio spesso è assordante.

Sia ad est che ad ovest la Route 66 distribuisce emozioni che difficilmente si potranno dimenticare.

Route 66. La Strada ad est.

Pubblicato: marzo 25, 2018 in Route 66

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La Route 66 oggi è l’insieme di tutte le strade che un tempo fecero parte del suo percorso.

Numerosi e multiformi corridoi che collegavano l’est alle ricche valli della California.

La Route 66, durante i suoi 59 anni di vita, ha spesso cambiato percorso per venire incontro alle esigenze degli automobilisti, per rendere il loro viaggio sempre più confortevole e sicuro.

Esistono quindi “diverse” Route 66, ovvero diverse strade che, anche per un periodo molto breve, hanno avuto l’onore di fregiarsi del suo leggendario nome.

Alcune di queste ci sono ancora, sono in larga parte percorribili e sono davvero molto belle.

Sono strade alle quali i burocrati, dopo la dismissione della Mother Road nel nome del progresso, hanno assegnato nomi non direttamente riconducibili alla Route 66 nel malriuscito tentativo di eliminare il suo passato glorioso.

La Route 66 si percorre tradizionalmente westbound, ovvero da est (Chicago), ad ovest (Los Angeles prima, Santa Monica poi), ed in mezzo c’è il Midpoint di Adrian a fare da “spartiacque” tra due mondi molto diversi tra di loro.

Ed anche la Mother Road è, di conseguenza, diversa.

Il paesaggio ad est è più dolce, verde e rigoglioso e la strada si snoda spesso tra i boschi che la stringono in un tenero abbraccio.

E’ un tratto, quello ad est del Midpoint, molto vivace, denso di storia e di fascino.

Ci sono molti tratti ad est che meritano di essere “raccontanti”, perché emozionano.

Eccone alcuni.


Auburn Brick Road (Illinois)

GPS: 39°37’05.1″N 89°44’21.7″W

AuburnBrickRoad

Poco fuori Springfield (IL) si incontra uno dei tratti storici più affascinanti:
la Auburn Brick Road, la strada in mattoni rossi.
Attraversa la verde campagna dell’Illinois per circa due Km, era la vecchia IL4, entrata dopo il 1926 a far parte del percorso della US Highway 66 per poi uscirne verso la fine degli anni 30 lasciando il posto al tratto che ancora oggi conduce a Litchfield.

Lasciata Springfield (IL) ci si dirige verso Chatham, si percorre la IL4 per lasciarla all’incrocio con quella che oggi è chiamata Snell Rd., comunemente nota, appunto, come Auburn Brick Road.

Il rosso dei mattoni taglia in due il verde dei campi circostanti ed una stupenda sensazione di pace ci accompagna mentre la si attraversa.

Sono, come detto, soltanto un paio di Km, ma sufficienti per renderla indimenticabile.


Pecos Dr. (Missouri)

GPS: 37°43’40.3″N 92°36’12.6″W

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Un altro bellissimo tratto della vecchia highway lo si percorre in Missouri in prossimità di Lebanon, poche miglia prima del Munger Moss Motel.

Oggi è chiamato Pecos Dr., ma fortunatamente i cartelli, che in Missouri sono blu, ci ricordano che stiamo percorrendo la Route 66.

La Strada si presenta dinanzi a noi in una alternanza di saliscendi che sembrano proiettarla fino in cielo.

Il verde dei boschi è la perfetta cornice per questo bellissimo tratto della vecchia Highway.


 The Ribbon Road (Oklahoma)

GPS: 36°48’56.2″N 94°55’36.8″W (Narcissa)

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Proseguendo il viaggio lungo il tratto est della Route 66, in prossimità di Miami in Oklahoma, si incrocia un altro dei tratti storici più belli: la Ribbon Road o Sidewalk Road.

E’ una stretta striscia d’asfalto con una storia simpatica alle spalle.

E’ una strada di campagna molto stretta, un cimelio che arriva fino a noi dal lontano passato.

Sono in verità due i tratti ancora percorribili, dei brevi spezzoni di strada che un tempo collegavano Miami ad Afton e che oggi si trovano tra Miami e Narcissa il primo ed  in prossimità di Afton il secondo.

Sta correndo il rischio di sparire per sempre la Ribbon Road, che in inverno per proteggerne l’asfalto viene spesso ricoperta di ghiaia.

Il dipartimento dei trasporti della contea a cui appartiene ha ottenuto dei finanziamenti speciali per la sua conservazione e, fra non molto, partiranno dei lavori volti al suo mantenimento.

La speranza è che non venga snaturata e che si tenga conto della sua bellezza e della sua importanza storica.

I vecchi cimeli della Route 66, a mio parere, vanno lasciati così come sono, conservandoli senza ricostruirli.

E’ questo il loro fascino.


El Reno – Hydro (Oklahoma)

GPS: 35°33’05.9″N 98°16’29.3″W

ElRenoHydro

Sempre in Oklahoma, uno stato con un’intensa storia indissolubilmente legata alla Route 66, si trova un altro bellissimo spezzone della Mother Road.

Risale agli anni 30 il tratto in cemento che si incrocia tra El Reno e Hydro.

Si perde nella splendida campagna dell’Oklahoma, sufficientemente lontano dalla Interstate 40 da non esserne contaminato.

Molti americani che lo hanno percorso nei suoi anni d’oro ne raccontano la pericolosità legata principalmente alla ridotta carreggiata ed alla presenza dei cordoli laterali che, se si prendevano, sbalzavano le auto nella corsia opposta.

E’ senz’altro un tratto tra i più belli della Mother Road.


Hydro (Oklahoma)

GPS: 35°32’12.7″N 98°35’22.6″W

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Al termine del tratto El Reno – Hydro, dopo il Pony Bridge, le emozioni continuano.

Grazie alla splendida ed intensa Lucille’s Service Station ed al bellissimo tratto di strada che la lambisce.

Un altro tratto storico che corre parallelo alla I40.

La differenza tra leggenda ed asfalto senza storia emerge evidente in questo tratto.

Anche qui i continui saliscendi restituiscono un’immagine di altri tempi.

Perfino le auto sembrano di un’altra epoca quando salgono in cima alle numerose dune che disegnano questa parte della Route 66.

Uno splendido tratto di strada.


 

La Route 66 offre al viaggiatore diversi “monumenti” del suo glorioso passato, ma la Mother Road è pur sempre una bellissima strada e sono molti i suoi tratti che, al pari dei suoi cimeli, resteranno per sempre nel cuore degli appassionati viaggiatori.

Route 66. East & West

Pubblicato: marzo 18, 2018 in Route 66

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La Route 66 è una strada che ufficialmente non esiste.

Jim Hinckley, lo scrittore che ha dedicato tanti libri alla Mother Road, in un suo scritto ebbe a dire:
E’ sorprendente come un’highway che ufficialmente non esiste sia più popolare oggi che in qualsiasi altro periodo della sua storia.

E’ vero, è sorprendente, ma percorrendola se ne comprendono i motivi.

La tenacia del popolo della Route 66, di cui Jim è uno dei personaggi di spicco, l’ha tenuta in vita, nonostante il tentativo dei burocrati di cancellarne perfino il ricordo privandola della sua stessa identità.

Infatti, nonostante la presenza di cartelli che informano il viaggiatore che quella che sta percorrendo è la vecchia Route 66, nella realtà, molto spesso, la Strada ha nomi diversi.

Highway KK, Z, AA, Oatman Hwy, National Trails Hwy, Business Loop, Frontage Road, tutti nomi che tentano, invano, di nascondere quella che un tempo era la US Highway 66.

Un elemento, quello del cambio di nome, che accomuna l’est e l’ovest della Route 66, altrimenti profondamente diversi.

Est ed ovest sono diversi per paesaggio (verde e dolce l’est, arido ed estremo l’ovest), per clima (fresco l’est e spesso torrido l’ovest), per l’architettura delle comunità attraversate (sobrie ed a volte austere quelle dell’est, gioviali e colorate quelle ad ovest).

Due mondi diversi uniti da una striscia di asfalto e di cemento.

Entrambi affascinano, entrambi rapiscono, entrambi commuovono, entrambi, quindi, regalano emozioni.


Guidare ad est del Midpoint.
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EZ 66 For Travelers (4^ Edizione)” di Jerry McClanahan

Guidare ad est del Midpoint di Adrian è un po’ più complicato che ad ovest.

Ad est il percorso è frammentato e la presenza dei cartelli indicanti il tracciato della Route 66 può non aiutare; in Illinois e Missouri sono piuttosto frequenti e forniscono un ausilio importante, mentre in Oklahoma se ne incontrano di meno.

La presenza di un numero maggiore di centri abitati rispetto ad ovest è, inoltre, un aspetto che senz’altro non aiuta.

Sono diverse le piccole comunità che si susseguono lungo il percorso, alternate dalle grandi città.

E nelle città seguire fedelmente il percorso della Route 66 può non essere semplice.

Chicago, Springfield (IL), St. Louis, Springfield (MO), Tulsa, presentano sensibili difficoltà nell’individuazione del percorso della Route 66; le strade in città si intrecciano ed il traffico rende complicato districarsi e prestare attenzione alla mappa ed ai cartelli.

Tuttavia, attraversando queste città nel weekend, con minore traffico, le difficoltà sono piuttosto contenute.

Lo stralcio della “EZ 66 for travelers” di Jerry McClanahan, è uno degli esempi di come, nella parte ad est del Midpoint, il percorso sia tortuoso.

La figura mostra il tratto dopo Springfield (IL), dove la Route 66 si divide in due; il tratto pre 1930 (a Nord Ovest, da Springfield a Staunton), ovvero il percorso originale della Route 66 ereditato dalla storica IL4, e quello che è stato utilizzato fino alla dismissione della Mother Road (da Springfield a Staunton attraverso Mt. Olive).

E’ forse tra i tratti più “contorti”, ma ce ne sono altri lungo il percorso ad est del Midpoint che possono essere più complicati di quello che ci si aspetterebbe.

Nulla di insuperabile comunque, con un po’ di pazienza se ne esce sempre.

In tutti i miei 3 viaggi lungo l’intero percorso della Route 66, ho sempre perso un sacco di tempo a Tulsa (tra tutte è la città nella quale faccio più fatica a districarmi), ma forse dipende dalla mia totale mancanza di “simpatia” per le grandi città.

La parte est della Route 66 è quella che preferisco, per il paesaggio sempre verde e rigoglioso e per la sua storia, ma per percorrerlo senza perdersi nulla di quello che si attraversa una cartina della Mother Road diventa essenziale.



Guidare ad ovest del Midpoint
Ovest

EZ 66 For Travelers (4^ Edizione)” di Jerry McClanahan

L’ovest è più lineare

Perdere la Mother Road da queste parti è praticamente impossibile.

La concentrazione di centri abitati è decisamente minore e le vaste praterie, ed il deserto, occupano la quasi totalità del territorio.

Non ci sono città molto grandi ad ovest, ad eccezione, ovviamente, dell’ultima, Los Angeles.

C’è Albuquerque in New Mexico, ma qui la Mother Road si percorre abbastanza facilmente; la Central Avenue, il nome assunto in città dalla Route 66, è un lungo viale che attraversa la città ed è quindi impossibile da perdere.

Ed anche Santa Fe non presenta particolari difficoltà.

Ci sono inoltre ampi tratti di interstate da percorrere, intervallati da brevi spezzoni di Route 66 che conducono nei suoi paesi più famosi.

Un esempio è l’Arizona, dove la I40 ha sostituito completamente la Route 66, a partire dal confine con il New Mexico fino, più o meno, ad Ash Fork.

In questo tratto, dove la vecchia highway ha completamente abdicato, ci sono delle uscite che, attraverso la Mother Road, spesso chiamata “BL40” (Business Loop), conducono, ad esempio, a Holbrook, Winslow, Joseph City, ecc.

Un tratto estremamente semplice e noioso, dove non si può far altro che lasciarsi trasportare dalla strada.

Ma, interstate a parte, è proprio la geografia del territorio e la bassa concentrazione di agglomerati urbani che rendono il percorso della Route 66 in queste zone decisamente più semplice e lineare rispetto a quello est.

La cartina può anche essere superflua da queste parti, diventa utile solo nel caso si vogliano percorrere i tratti storici della Mother Road, spesso sterrati, come il tratto “Glenrio – San Jon” tra Texas e New Mexico o la “Querino Dirt Road” in Arizona.

Ad ovest, inoltre, c’è il tratto continuo di Route 66 più lungo dell’intero percorso della Mother Road, da Ash Fork fino a quasi il confine con la California, in prossimità di Topock, oltre 250Km di splendido asfalto rovente senza deviazioni, senza intrecci, senza alcuna possibilità di perdere il percorso della Route 66.

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Tratto di Route 66 tra Ash Fork e Topock in Arizona

Anche l’ultimo tratto in California è piuttosto semplice, nonostante da San Bernardino si attraversino diverse comunità, tutte molto vicine tra di loro, fino ad arrivare in prossimità di Los Angeles.

In questo tratto infatti l’interminabile Foothill Blvd., una lunghissima striscia rettilinea, si occuperà di accompagnare il viaggiatore verso il termine ovest della Route 66.

Entrare a Los Angeles, infine, non è particolarmente complicato.

La complicazione è essenzialmente legata all’enorme traffico che spesso si incontra entrando nella “città degli angeli” ed al dover guidare nei caotici tratti di freeway che entrano in città.

Si possono impiegare anche diverse ore per percorrere gli ultimi km che conducono a Santa Monica.

In generale, quindi, percorrere la Route 66 non è particolarmente complicato se si è organizzati e consapevoli che si sta guidando su una strada che ufficialmente non esiste e come tale non è spesso sufficientemente indicata.

Partire affidandosi esclusivamente al caso ed al proprio intuito, lascia sicuramente spazio allo spirito di avventura che bene si addice ad un viaggio on the road, ma si corre il rischio di perdere tracce importanti del passato della Route 66, il che, a mio parere, è un peccato.

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La strada

Il senso di libertà è solo uno degli aspetti di un viaggio lungo la Route 66.

Gli spazi aperti, la strada che sparisce all’orizzonte, il deserto, il ritrovarsi con se stessi, sono senz’altro componenti importanti per un viaggio come questo, ma la Strada sa offrire molto di più.

E per lasciarsi coinvolgere dal suo fascino ci sono dei piccoli accorgimenti tecnici che vale la pena tenere nella dovuta considerazione.

Uno di questi è la necessità di seguire il percorso della Mother Road, viaggiare per davvero lungo la US Highway 66.

La Strada più bella del mondo è ancora oggi percorribile per circa l’85% del suo tracciato originale, il rimanente 15% è, purtroppo, interstate.

E quell’85% vale la pena percorrerlo per vivere fino in fondo il nostro sogno e per non lasciare che i nostri ricordi siano inquinati da asfalto ed ambienti che non meritano la nostra attenzione.

Si può seguire la Route 66 prestando attenzione ai cartelli che si incontrano lungo la strada, ma spesso questi sono piazzati in prossimità degli incroci o addirittura nel tratto ad essi immediatamente successivo.

La cartellonistica è molto frequente ed affidabile in Illinois e Missouri (dove peraltro il percorso della Mother Road è piuttosto frammentato), lungo i 20 Km in Kansas non ci si può perdere, ma man mano che si prosegue verso ovest, nonostante il percorso diventi più semplice per la minore concentrazione di centri abitati, i cartelli, blu o marroni, che indicano la direzione da seguire per percorrere la Route 66 sono meno presenti.

E comunque, lasciare tutto al caso, all’intuito o scegliere di perdersi perché “fa fico” perdersi negli USA (dove in verità non ci si perde mai sul serio), è, secondo me, un peccato.

Perdere il percorso della Route 66 può significare saltare icone della Strada Madre che sarebbe stato bello incrociare o perdersi l’incontro con persone stupende che avrebbero sicuramente lasciato ricordi indelebili.

È molto meglio viaggiare organizzati.

Si può scegliere di utilizzare il gps, facendo anche uso delle mappe riportate in questo sito, o, per un viaggio che sia romantico come lo era ai tempi d’oro della Mother Road, utilizzare una mappa cartacea, come la “EZ 66 for travelers” di Jerry McClanahan.

Procurarsela è abbastanza semplice, attraverso i siti tradizionali di e-commerce, o, una volta negli USA, al primo gift shop che si incontra fuori Chicago.

E’ uno strumento indispensabile e molto popolare lungo la Mother Road.

E’ inutile utilizzare il gps impostando la destinazione di giornata, il navigatore non è romantico come noi appassionati della Route 66 e sceglierebbe di sicuro l’interstate più vicina.

La velocità
La Route 66, anche se ufficialmente non esiste più, è in gran parte composta da spezzoni di strada ancora percorribili ed è quindi sottoposta alle regole del codice della strada americano.

Esistono dei limiti di velocità lungo la strada che variano, più o meno, dalle 40 (anche meno nei centri abitati) alle 55 miglia orarie.

Non è tanto, ma è quanto serve per viaggiare godendosi il paesaggio; in fondo è uno dei motivi per i quali si sceglie di percorrerla.

I tratti storici
Durante il viaggio, per ragioni di tempo, bisognerà operare delle scelte sul percorso da seguire.

La Route 66 oggi è l’insieme di tutte le strade che, in periodi diversi, hanno fatto parte della vecchia highway.

Non è infrequente quindi imbattersi in cartelli che indicano, ad esempio, una svolta verso un tratto “PRE 1940”, ovvero una deviazione verso una strada che fino all’anno indicato nel cartello è stata parte della US Highway 66.

La bellissima Auburn Brick Road in Illinois o la Ribbon Road in Oklahoma sono degli esempi di strade che per un certo periodo, poco dopo la nascita della Mother Road, ne hanno fatto parte per poi essere sostituite da tratti più sicuri e confortevoli.

Sono a volte tratti molto belli, da preferire a quelli che hanno accompagnato il percorso della vecchia highway nel passato più recente, fino alla sua dismissione.

Sono tratti sterrati, in mattoni, in cemento ed anche in asfalto, sono tratti storici che in un viaggio lungo la Mother Road non si possono perdere.

Altre volte, invece, sono solo delle brevi deviazioni dalla strada che si sta percorrendo.

Avere una cartina specifica della Route 66 aiuta a conoscere prima le deviazioni, i tratti storici che vale la pena vedere, permettendo di valutare se preferirli o meno al tratto di strada che si sta percorrendo.

Avere con se una cartina permette inoltre di conoscere i posti nei quali trovare i principali punti di interesse, quelli riportati in questo sito, ma anche altri che nel frattempo sono nati o che ancora non ho avuto modo di inserire.

E’ bello viaggiare insieme alla Route 66, la nostra speciale compagna di viaggio, la ragione per la quale siamo li.

Vale la pena non perderne neanche un metro.

Quanti giorni

Pensare di vedere tutto della Route 66 in un unico viaggio, indipendentemente dai giorni che le si intendono dedicare, è velleitario.

E’ una strada lunga quasi 4000Km, attraversa 8 stati ed una miriade di piccole icone che hanno contribuito a scrivere quel bellissimo libro di storia della US Highway 66.

Più sono i giorni a disposizione per viaggiare e più cose si possono vedere con la dovuta tranquillità, questo è scontato.

Tuttavia, per vedere i posti più popolari della Route 66, i suoi “monumenti” più famosi, una quindicina di giorni possono bastare.

15 giorni di solo viaggio quindi, esclusi quelli che si intendono dedicare a Chicago ed a Los Angeles, l’inizio e la fine della Mother Road.

Se si ha intenzione di visitare anche le città che la Strada attraversa (St. Louis, Santa Fe, ecc.) allora occorrerà calcolare qualche giorno in più per ciascuna.

È inoltre opportuno definire delle tappe che non superino i 350/400 Km al giorno, in modo da evitare di correre  penalizzando le soste nei luoghi dove ci sono dei cimeli da vedere.

Una pianificazione delle tappe, quindi, può risultare molto utile.

Il clima

Parlare del clima in un viaggio così lungo, che abbraccia una enorme porzione degli Stati Uniti è una questione molto complicata.

Si viaggia per 4000Km da est ad ovest e le variazioni climatiche sono significative ed a volte imprevedibili.

Alcune zone possono essere oggetto di fenomeni meteorologici molto violenti e pericolosi, come i tornado, nella “Tornado Alley” (Missouri, Oklahoma, Kansas e parte del Texas), che da marzo a, più o meno, alla metà di maggio, possono essere più frequenti che in altri periodi dell’anno, o come i monsoni nei mesi estivi (agosto e settembre), in Arizona e California con possibili brevi ma violenti fenomeni piovosi.

Non è detto che questi eventi si verifichino, ma è statisticamente probabile.
In generale, comunque, ad est il clima è solitamente più fresco che ad ovest dove, in Arizona e soprattutto nel tratto desertico in California, le temperature sono spesso molto elevate (45 gradi o anche più in agosto).

In un percorso westbound (da Chicago a Santa Monica), nel periodo estivo, si parte con temperature piuttosto fresche e si finisce con temperature decisamente più alte.

Il periodo

Tendenzialmente, per un viaggio lungo la Route 66, sono da evitare i mesi invernali.

Sono da evitare perché le giornate sono corte, diversi locali storici sono chiusi ed il clima non è certo dei migliori.

Si può incontrare neve lungo la strada, e guidare in queste condizioni non è mai confortevole e sicuro, e lo è ancora meno se si viaggia su una strada che, in alcuni suoi tratti, è piuttosto isolata.

Da fine ottobre, inoltre, molti locali caratteristici della Route 66 chiudono per il periodo invernale, poiché il traffico dei turisti è praticamente inesistente.

Viaggiare trovando questi locali chiusi è un peccato, perché molti di loro sono la storia della Mother Road.

Le giornate corte costringono inoltre ad accorciare le tappe aumentando i giorni di viaggio.

Ma, come detto, è la componente climatica che penalizza pesantemente il viaggio in inverno.

Il periodo migliore, quindi, è dalla primavera all’autunno, da maggio ad ottobre.

Aprile e la prima metà di maggio sono ancora a rischio tornado nella Tornado Alley, anche se una delle mie 3 volte l’ho percorsa proprio la prima metà di Maggio senza incontrare problemi climatici di nessun genere.

Ma il rischio comunque c’è.

Il mese più “gettonato” dagli italiani è ovviamente Agosto ed anch’esso non è esente da problemi (è il periodo dei monsoni in Arizona e parte della California).

Ma comunque è un mese piuttosto tranquillo per viaggiare lungo la Route 66.

Fare Benzina

Far benzina è uno dei riti che ci accompagnerà durante tutto il viaggio.

La strada, la nostra Route 66, attraversa un’infinità di piccole comunità che dispongono naturalmente di moderne stazioni di servizio self service, pronte ad accettare sia contanti che carte di credito.

Si paga prima, alla pompa con la carta di credito o anche in contanti all’interno del locale, e poi si fa rifornimento, e, se si è pagato di più della capienza del serbatoio, il gestore sarà pronto a restituire la differenza.

Ci sono tante stazioni di servizio storiche lungo la Route 66, ma sono, appunto, storia e quindi non più in attività.

Sono dei cimeli, sono i monumenti della Route 66.

Alcune di queste stazioni di servizio storiche sono tuttavia ancora in servizio, come ad esempio il Roy’s Cafè di Amboy in California o la Truxton Gas Station a Truxton in Arizona, ma non è la normalità.

Per far benzina ci si deve avvalere, come detto, delle moderne stazioni di servizio.

Ad ovest il prezzo al gallone è generalmente più alto che ad est, a volte anche più del doppio, soprattutto in California in prossimità del tratto desertico.

Ecco, in questo caso, se non si vuole spendere una fortuna al Roy’s, una volta a Needles (se si arriva da est) o a Barstow (nel caso contrario) fare il pieno non è una cattiva idea.

Vale comunque la pena fare il pieno, perché si percorreranno parecchie miglia in un tratto di strada lungo il quale ci sarà solo il Roy’s, ed in mezzo il deserto.

La benzina non è comunque una voce di spesa rilevante, poiché il costo è enormemente più basso che da noi.

Nel mio terzo viaggio lungo la Route 66 per oltre 5000 Km, con una Jeep Compass, ho speso 300 dollari di benzina.

Dormire

Un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio nel tempo.

Un tempo ormai lontano che noi viaggiatori europei possiamo solo immaginare leggendo libri o guardando le splendide foto in bianco e nero che popolano il web.

Avvicinando lo sguardo a quelle bellissime foto d’epoca possiamo sbirciare al di la di una finestra immaginaria, dove luci e colori illuminano quel lungo sentiero di asfalto e di cemento.

Luci al neon di suggestivi motels, quegli stessi che in buona parte ancora oggi richiamano schiere di viaggiatori promettendo loro di vivere un sogno.

I motels sono pezzi importanti della storia della Mother Road, sono un tramite, una “sliding door” attraverso cui si entra in un tempo lontano dal nostro.

Prenotarli con anticipo rispetto alla partenza è necessario, non sono molto grandi e si riempiono velocemente di sognatori che, come noi, sono alla ricerca di emozioni.

Alcuni possono essere prenotati tramite Booking, altri attraverso siti web propri, altri ancora tramite e-mail.

Non c’è lusso, il wifi può non funzionare alla perfezione, ma non è questo che si cerca quando si intraprende un viaggio nel tempo.

Una vecchia foto appesa al muro, una radio degli anni 50, l’essenzialità e la cura tipica degli anni d’oro della Mother Road, ci daranno il benvenuto in una dimensione diversa alla quale non siamo abituati ma della quale faticheremo a farne a meno.

Route 66. Suggerimenti di viaggio

Pubblicato: marzo 3, 2018 in Route 66

Alcuni suggerimenti per percorrere la Route 66.

Route 66. Suggerimenti di viaggio

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La Route 66 è una strada piena di cimeli.

Cimeli che raccontano la sua storia ed in un certo senso anche quella dei viaggi in automobile negli Stati Uniti d’America.

Una storia, quella dei viaggi in automobile, strettamente legata alle condizioni economiche degli americani, passata attraverso i ruggenti anni 20, la grande depressione ed il Dust Bowl, gli anni della guerra ed il boom post bellico.

Tra i cimeli della Route 66 che più di altri riescono a raccontare questa evoluzione, un ruolo centrale è ricoperto dai motels.

I motels rivelano come, negli anni, le esigenze dei viaggiatori siano cambiate in funzione, soprattutto, della loro disponibilità economica.

Da strutture che fornivano pochi, essenziali servizi, passarono ad essere sempre più al passo con le richieste dei clienti pur rimanendo fondamentalmente semplici ed economiche.

Agli inizi del secolo scorso, quando nascevano le Numbered Highways, di cui la Route 66 era senz’altro la figlia più famosa, gli americani non avevano molta dimestichezza con le auto, un mezzo di trasporto che si proponeva come nuova, attraente alternativa al treno che fino ad allora la faceva da padrone.

Attraverso campagne pubblicitarie importanti e spesso vistose e la diffusione di macchine prodotte in serie dai costi accessibili, si diede inizio all’era dei viaggi in automobile.

Di strutture alberghiere lungo le highways ne esistevano poche, erano disponibili degli spazi nei quali i viaggiatori potevano fermarsi con le proprie tende per trascorrere la notte; i viaggiatori erano soliti portarsi dietro tutto ciò di cui avevano bisogno per dormire e per mangiare.

Lo stazionamento era, inizialmente, in prevalenza gratuito ma i gestori cominciarono ben presto ad introdurre una quota di affitto per lo spazio occupato ed iniziarono anche a fornire tende, coperte ed in genere tutto quello che serviva per trascorrere la notte.

Con l’aumento del traffico automobilistico, e con esso le esigenze dei viaggiatori, i gestori degli spazi cominciarono a migliorare i servizi forniti, introducendo bagni comuni al centro del campground, cucine e, successivamente, dei bungalows  in luogo delle tende.

Nascevano i Motor Court, strutture che, per la loro economicità, erano  sempre di più utilizzate dai viaggiatori, soprattutto durante la Grande Depressione, al posto delle strutture alberghiere tradizionali dai costi spesso proibitivi.

Si coniò, per queste strutture, il termine Motel, dall’unione delle due parole Motor e Hotel; strutture per lo più costituite da bungalows che disponevano di parcheggi o di garage adiacenti.

I motels cominciarono a fornire anche la possibilità di consumare una colazione e le cabins, le stanze, ben presto vennero dotate di servizi igienici privati.

La corte davanti alle stanze diventò un punto di ritrovo per i viaggiatori che potevano in questo modo socializzare.

L’idea dei gestori dei motels era di fornire ai viaggiatori una casa lontana dalla propria.

I motels divennero ben presto l’emblema dei viaggi in automobile e conseguentemente  della Route 66.

Le comunità lungo la Mother Road disponevano  di un numero molto elevato di motels, pubblicizzati attraverso cartelloni stradali fantasiosi che utilizzavano spesso slogan iperbolici ed accattivanti.
Erano gli anni del boom economico post bellico, gli anni d’oro dei viaggi in automobile e della Route 66.

Con la progressiva dismissione della Strada Madre, la diffusione delle interstates ed il profondo cambiamento nelle abitudini degli americani, queste strutture cominciarono ad affrontare momenti difficili. Molte chiusero, non potendo reggere il peso di una significativa diminuzione del traffico automobilistico, ma altre sono sopravvissute grazie alla passione ed alla tenacia dei loro proprietari.

Queste strutture storiche sono ancora oggi disponibili ed offrono al viaggiatore il sogno di vivere gli anni d’oro della Route 66.

Il Munger Moss di Lebanon in Missouri, il Blue Swallow Motel di Tucumcari in New Mexico, il Boots Court di Carthage in Missouri, sono vivi e pronti a raccontarci quegli anni.

Strutture, queste, gestite con cura e dedizione, dove il tempo si è fermato, dove l’atmosfera coinvolge, dove tutto concorre a far sentire il viaggiatore parte della storia della US Highway 66.

In un viaggio nel tempo per definizione come quello lungo la Route 66, pernottare in queste strutture storiche diventa essenziale per renderlo completo.

Nonostante i tempi, e la richiesta sempre più massiccia di comfort, nonostante la dismissione della Route 66, i motel storici sono ancora li che combattono contro il tempo che passa promettendo al viaggiatore di vivere un’esperienza che difficilmente dimenticherà.

Attraverso la loro semplicità e la cortesia dei gestori, i motels storici regalano sogni.

I motels storici lungo la Route 66 sono ancora oggi una casa lontana dalla propria.

Route 66. Eventi del 2018

Pubblicato: febbraio 1, 2018 in Route 66 news

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Dal sito www.Historic66.com l’elenco degli eventi che si svolgeranno lungo la Route 66 nel corso del 2018.