Route 66 2018. “Eastbound” (LIVE)

Pubblicato: agosto 31, 2018 in Route 66

copertina_viaggio_3

Il diario “live” giorno per giorno del mio quarto viaggio lungo la Route 66.

Route 66 2018. Chicago – Italia

Pubblicato: agosto 30, 2018 in Route 66

14_Chicago
“Il viaggio nel cuore dell’America attraverso la più famosa highway americana non è che l’inizio per molti appassionati della Mother Road.
Tornano a casa, condividono la propria esperienza e diventano fonte di ispirazione per altre persone che intraprenderanno questo viaggio.
E loro stessi cominciano a pianificare la prossima avventura lungo la Route 66.”
Jim Hinckley, scrittore


Ho avuto un po’ di tempo durante il volo di rientro per trarre un primitivo bilancio di questo mio quarto viaggio sulla Route 66, il primo da ovest ad est.

Il viaggio di per se è stato stupendo, oltre ogni mia previsione.

Nonostante sia ormai perfettamente consapevole di quanto coinvolgente sia un viaggio lungo la Route 66, la strada ogni volta mi sorprende.

Ogni mio viaggio sulla 66 è una splendida avventura, e più ne faccio e più crescono le emozioni che questa strada è in grado di regalarmi.

E questa volta le emozioni sono spesso state enormi.

Ma in questa sede, a viaggio concluso, oltre a qualche riferimento tecnico, vorrei soffermarmi sugli aspetti emozionali.

Differenze sostanziali, come ho già avuto modo di dire, tra i due modi di percorrere la Route 66 non ce ne sono.

La tradizione vuole che questo viaggio sia westbound ed in questo modo è un po’ come ripercorrere l’epopea di un popolo in fuga o, più tardi, come seguire il sogno di migliaia di americani che vedevano nella California la terra delle vacanze.

Ed in questo senso, dopo un’avventura di quasi 4000 Km, arrivare davanti all’oceano è decisamente emozionante.

Ma ci sono tanti aspetti che mi stanno facendo innamorare del viaggio eastbound.

Andare controcorrente è qualcosa che mi è sempre appartenuto, quindi percorrerla al contrario rende la Route 66 un po’ più mia, nonostante le 3 volte che l’ho percorsa secondo tradizione.

Mi piace perché il tratto più noioso, da LA a Barstow, te lo levi subito, non ci arrivi dopo diversi giorni e tanti km sulle spalle.

Affronti il deserto in splendida forma e te lo godi.

La prima parte del viaggio è inoltre più facile, non ci sono gli intrecci di strade o il caos delle città (LA a parte).

Li ci arrivi dopo un po’ che ti sei abituato a viaggiare sulla 66.

Tecnicamente, inoltre, si può non pagare il drop off, il che non è proprio da sottovalutare.

Certo, incrocerai gli altri viaggiatori della Route e non ci viaggerai insieme, condividendo con loro le tappe.

E questo in effetti è uno degli aspetti positivi di questo viaggio che viene meno.

Ma il popolo della Route 66 ti aspetterà comunque, da qualsiasi parte tu arriverai.

Cosa preferire quindi?

Non so, di solito l’ultimo amore, il più recente, è quello più forte, ed io mi sto innamorando di questo modo di percorrere la strada.

Questi sono dei primi consuntivi “tecnici” che al volo ho tirato giù.

Parlo sempre di aspetti tecnici ed aspetti emozionali.

Perché in fondo un viaggio lungo la Route 66 è fatto così: ci sono le tappe , i km, la macchina , i motels ma c’è anche tanta poesia.

Insomma, i primi dati che di questo viaggio ho velocemente raccolto sono i seguenti:

  • Volo diretto Alitalia RM – LA = 13 ore
  • Volo diretto Alitalia CHICAGO – RM = 9 ore
  • km percorsi = 4.852
  • benzina ($) = 290$
  • Dettaglio costi benzina al gallone:
    • Victorville (CA) = 3,499 $
    • Ludlow (CA) = 4,399 $
    • Needles (CA) = 4,499 $
    • Williams (AZ) = 3,399 $
    • Sedona (AZ) = 3,399 $
    • Holbrook (AZ) = 2,699 $
    • Albuquerque (NM) = 2,710 $
    • Glenrio (NM) = 2,499 $
    • Shamrock (TX) = 2,699 $
    • Vinita (OK) = 2,509 $
    • Cuba (MO) = 2,679 $
    • Springfield (MO) = 2,899 $
    • Chicago (IL) = 3,099 $
  • 5 giga Byte utilizzati dei 10 disponibili (Sim TIM). Dati utilizzati per la navigazione più il caricamento di alcune dirette
  • Copertura costante lungo tutto il percorso (con T-MOBILE come operatore in roaming), tranne qualche buco in Illinois.
  • foto scattate con la fotocamera = 3.977
  • foto scattate col cellulare = 1.770
  • ore di video = circa 10

Eh si, come dice il mio amico Jim nella citazione di oggi, ora non mi resta che pianificare la prossima avventura lungo la Route 66

 

Route 66 2018. Chicago

Pubblicato: agosto 29, 2018 in Route 66

14_Chicago
“Quando rimossero lo scudetto della Route 66 che segnava il termine est della Mother Road c’era la tipica atmosfera invernale di Chicago: freddo intenso ed umidità.
Quel giorno, il 17 gennaio del 1977, la Mother Road era entrata da meno di due settimane nel suo cinquantunesimo anno. Ma non c’erano feste che celebrassero il suo anniversario. Non si stappò champagne ne’ ci furono discorsi.
Ci furono solo poche maledette lacrime.”
Michael Wallis, scrittore


Il viaggio lungo la US Highway 66 si è quindi concluso.

Sono ancora frastornato dall’interruzione dei rituali che accompagnano giornalmente un viaggio come questo.

Ogni giorno un nuovo motel, ogni giorno tanta gente da incontrare, ogni giorno una nuova splendida avventura.

Oggi niente di tutto questo.

La gente.

Ogni volta che percorro la Route 66 aumentano le persone che incontro e con cui resto in contatto.

Quest’anno è stato bellissimo.

La gente del posto mi seguiva giornalmente, sapeva dov’ero e mi accoglieva sempre con entusiasmo quando arrivavo al loro negozio o mi fermavo a vedere una delle icone lungo la Mother Road.

Mi hanno fatto regali, upgrades di stanze senza sovrapprezzo, ho ricevuto abbracci, ho anche provato tristezza per situazioni che il destino, purtroppo, sta rendendo complicate.

Sentirsi uno di famiglia.

Ecco, è questa la sensazione che ho percepito.

“The italian photographer”, uno di loro, uno che ama il loro mondo e loro ne sono felici.

Ho scattato un’infinità di foto con loro che alla fine mi riporterò dietro il prossimo anno.

Viaggiare lungo la Route 66 chiusi in macchina, a cavallo di una moto, a piedi o in bicicletta senza interagire con la gente che vive della Route 66 è inutile.

Ci sono altri posti dove viaggiare in questo modo.

Non sulla Route 66.

Sulla Route devi fermarti a parlare con la gente, di continuo.

Devi costantemente rivedere la tua tabella di marcia, perché ti attardi a parlare con un amico che aspettava di vederti per raccontarti cosa è successo durante quest’anno in cui sei stato assente.

La Route 66 è questo e nient’altro.

E poi gli amici di Facebook.

Ne abbiamo incontrati tantissimi ed ogni volta è stata una bellissima esperienza.

Comincerò ad elaborare le differenze tra le due direzioni di percorrenza una volta a casa, ma a caldo non ce ne sono molte.

Tecnicamente praticamente nessuna, se non che gran parte delle attrazioni si trovano sulla corsia opposta e che quindi devi andare dall’altra parte o proseguire e fare inversione.

Del resto la migrazione, sia forzata che di piacere, degli americani è sempre stata verso ovest e quindi era da quel lato che si poteva fare business.

Di contro percorrendo la Route 66 Eastbound mi sono risparmiato il pagamento del drop off per l’auto, quasi sistematico nel percorso verso Los Angeles.

Per il resto ci sono fattori emozionali, a favore dell’uno e dell’altro.

Arrivare a Santa Monica è spettacolare, è come la fine di un film.

Visiti tutte gli “End of the trails”, trascorri il pomeriggio sul molo attendendo il tramonto.

Ma quando arrivi non ne puoi più ed il cartello sul pier è una sorta di liberazione.

Non ne puoi più del traffico per entrare a Los Angeles, non ne puoi più di quel lunghissimo rettilineo che da San Bernardino sembra non finire più.

Arrivi stanco.

Dopo Barstow non c’è gran che e quindi da qui il viaggio si può considerare finito.

Arrivare a Chicago è più anonimo.

C’è un semplice cartello “END”, una semplice indicazione che la strada finisce li.

Come si usava fare un tempo, quando la Route 66 non immaginava di diventare leggenda.

I due terminali secondo me sono anche lo specchio delle due aree dell’America.

L’est è più sobrio, l’ovest è più “americano”.

Anche l’arrivo ad est, sulla Jackson Blvd, è una pura convenzione così come il “Begin” e l’End of the Trail a Santa Monica.

Un modo per dirti che è finita.

La fine (e l’inizio) veri a Chicago si trovavano sulla Jackson Dr. All’incrocio con la Lake Shore Dr.

Ma mentre in California tutti gli “end of the trails” della Route 66 sono contraddistinti con dei cartelli, qui ad est, nel punto storico, non c’è nulla.

Si sono limitati a posizionare i cartelli “Begin”, sulla Adams Str., e l’”END” sulla Jackson Blvd.

Ma tecnicismi a parte, arrivare a Chicago è anche meno liberatorio, non sei stanco.

Non hai tempo per annoiarti come sulla interminabile Foothill Blvd in California.

Il tratto da Springfield a Chicago è pieno di cimeli da vedere.

E sono cimeli bellissimi.

Non hai tempo per lasciarti andare alla nostalgia o per non vedere l’ora di arrivare.

Ma insomma, Eastbound o Westbound poco importa.

E’ importante percorrerla godendo delle cose che offre e dell’affetto della gente.

Il mio ultimo giorno qui si sta per concludere.

Chicago è stata caldissima e molto umida, il che contrasta con la citazione che ho scelto per oggi.

Adoro quella citazione.

Ho pranzato nello storico Lou Mitchell’s, perché un viaggio sulla Route 66 che si rispetti deve cominciare con una colazione in quel locale, e per me che l’ho percorsa al contrario, deve finire li con un bel pranzo.

Lasciare la Route 66 per me è sempre complicato, e ad ogni viaggio lo è sempre di più.

 

13_Springfield_Chicago
“La Route 66 è ancora li e lo è per quelli che, come noi, amano assaporare il paesaggio e tornare ad un tempo in cui viaggiare era un piacere.”
Joe Sonderman, scrittore


Anche oggi devo inevitabilmente cominciare dalla fine.
Con il mio arrivo a Chicago finisce il mio quarto viaggio lungo la Route 66.
La Chicago che per tre volte ha conosciuto il mio entusiasmo per l’inizio di avventure che mi sarei portato nel cuore per sempre, adesso è testimone del mio opposto stato d’animo.
Non mi sono alzato presto stamattina, non c’era a Springfield un’alba degna di essere immortalata. Le città appiattiscono, annullano, trasformano una strada leggendaria in semplice asfalto senza emozioni.

Non c’era malinconia in me stamattina, l’ultimo tratto fino a Chicago è intenso e non c’è tempo per sentimenti diversi dall’amore per questa Strada ed i suoi splendidi cimeli.

Le gas stations in questo tratto sono le più belle: la Standard Oil di Odell e soprattutto la Ambler’s Texaco di Dwight, uno splendido tramite col passato.

Ho scattato come sempre un’infinità di foto, ho allungato i tempi ad ogni sosta alla ricerca di variazioni rispetto allo scorso anno, tutti tentativi di allontanare l’inevitabile “End”.

La giornata è stata talmente intensa che siamo riusciti a pranzare solo verso le 16,30.

Eravamo a Dwight, all’Old Route 66 family restaurant.

Dopo un’ora di sosta abbiamo ripreso il viaggio verso est con la nostalgia che prendeva il sopravvento.

Mi sono fermato spesso, ho indugiato su cose che conosco molto bene, facendo finta di vederle per la prima volta.

Erano i miei ultimi momenti sulla Route, ed il tempo non doveva scorrere così velocemente come gli altri giorni.

Mentre guidavo il sole sembrava viaggiare insieme a me; correva parallelo alla mia macchina ed illuminava metà del mio viso.

Comincio a prendere coscienza che ormai i km di Mother Road che restano da percorrere erano davvero pochi.

Ed il sole intanto rallentava, cominciava a seguirmi e sembrava quasi illuminare la strada davanti a me rendendola di un rosso acceso.

Sono arrivato al Rich & Creamy alle 19,00, le luci erano accese il che donava al locale quell’irresistibile fascino delle gelaterie d’altri tempi.

Intanto il sole se n’era andato, ed ormai davanti a me vedevo solo le luci confuse della città.

Alla fine però decido di non entrare a Chicago ma di rimandare a domani l’arrivo sotto il cartello “END”.

Domani trascorrerò la giornata a Chicago quindi e sancirò la fine ufficiale di questo quarto stupendo viaggio lungo la mia US Highway 66.

 

 

Route 66 2018. Cuba – Springfield (IL)

Pubblicato: agosto 26, 2018 in Route 66

12_Cuba_Springfield

“La U.S. highway 66 vive, come un ostinata anticonformista, nei pensieri e nei ricordi di innumerevoli nostalgici, di storici, di irriducibili amanti della 66 e di gente comune.”
Michael Wallis, scrittore


Il mio cammino verso Chicago prosegue.

Mi concentro sulle mie sensazioni e le paragono al passato, alle mie precedenti 3 volte verso Santa Monica.

Colgo una sostanziale differenza rispetto al percorso westbound: in quei casi la nostalgia e la consapevolezza del viaggio che sta per finire, arrivava qualche giorno prima del molo, fin dopo il Bagdad Cafè.

Da li in avanti la Route 66 diventa qualcosa di diverso dalla splendida highway che mi ha fatto innamorare.

Percorrendola verso Chicago questa sensazione non ce l’ho, ho tantissime cose ancora da vedere poiché l’ultimo tratto in Illinois è denso di splendidi cimeli del passato.

Anche oggi è stata l’alba a dettarmi i tempi.

Alle 6 ero già fuori per vedere il Wagon Wheel tingersi di rosso.

Altre decine di foto che guardandole una volta a casa aumenteranno la nostalgia per questo posto.

Prima di metterci in viaggio consumiamo un’ottima colazione da Shelly’s dove incontriamo, accidentalmente, degli amici di Facebook con i quali non ci eravamo mai visti.

E’ stata la vacanza delle coccole da parte del popolo della Route 66 e degli incontri casuali con ragazzi di facebook con i quali si condivide la stessa passione e che si trovavano, come noi, in viaggio sulla Mother Road.

Coccole dicevamo.

Sto facendo incetta di libri quest’anno, molto più che di magliette o altro, volevo acquistare un libro che racconta la storia del Wagon Wheel, ma Connie, dopo l’upgrade gratuito della stanza, me lo ha regalato ringraziandomi per tutto quello che faccio per supportare la Strada.
Non so in realtà cosa faccia, do solo libero sfogo ad una mia grande passione.

Proseguiamo verso St. Louis, arrivando fino al Chain of Rocks Bridge, lato Missouri, il più pericoloso.

St. Louis non è mai stata una città tranquilla, ed in particolare in questa zona, vicino al ponte, lo è ancora meno.

Ci fermiamo solo per una foto e poi via verso il lato dell’Illinois, decisamente più tranquillo.

E poi ancora l’Henry Rabbit Ranch di Rich Henry, una persona gradevolissima, con la quale è sempre un piacere conversare.

Tra l’altro nel suo negozio trovo anche un libro che seguivo da un po’ il che rende ancora più bella la mia visita.

E poi la Soulsby’s Service Station, che inaugura la serie delle bellissime stazioni di servizio dell’Illinois.

Ha resistito a lungo la vecchia gas station, lottando strenuamente contro la modernità.
Fino al 1991 è restata operativa per poi arrendersi.
Arriviamo poi in un luogo singolare.
Nei pressi di Nilwood, su un primissimo tratto della Route 66, ereditato dalla antenata IL4, ai lati della strada si scorgono, circondate da linee bianche, delle piccole impronte.

Si narra che, negli anni 20, quando fu pavimentato quel tratto di strada, con il cemento ancora fresco, alcuni tacchini fuggirono da una fattoria e cominciarono a passeggiarci sopra lasciando lo loro impronte.

E da allora resistono.

Una delle storie curiose della Mother Road.

Ed infine lei.

La Auburn Brick Road, la strada in mattoni rossi, poco più di un miglio e mezzo di poesia.

Il tramonto poi ha reso quel breve tratto di strada ancora più irresistibile.

Abbiamo trascorso parecchio tempo per filmare e fotografare la strada che sinuosa si allontanava davanti ai nostri occhi.

E’ in assoluto uno dei tratti più belli della Route 66.

Ed ora mi trovo a Springfield, al classico Route 66 & Conference Center.

Un motel accattivante, ma nonostante la quantità enorme di doppi 6 in giro per la struttura, non può assolutamente competere con il Blue Swallow, il Munger Moss o Il Wagon Wheel.

I motel storici hanno fascino, ed il fascino non si costruisce a tavolino.

E domani si arriverà a Chicago, attraverso un tratto denso di cimeli.

Route 66 2018. Lebanon – Cuba

Pubblicato: agosto 25, 2018 in Route 66

11_Lebanon_Cuba

“Chi sceglie la Route 66 come meta del proprio viaggio, è consapevole che la sua storia è ovunque lungo la strada.”
David Clark, scrittore


Essere accolti da Connie, la proprietaria del Wagon Wheel Motel di Cuba con:
“Welcome to the worldwide famous photographer” fa sorridere e fa piacere.

A dicembre si innamorò di due foto che scattai anni fa al suo motel, mi chiese se poteva usarle per una pubblicità e glie le mandai in alta definizione.

Quest’anno, complice i gruppi Facebook, sono sempre stato accolto da gente che mi conosceva attraverso le mie foto.

Mi sono sentito davvero molto coccolato dal popolo della Route 66.

La giornata è stata di quelle defatiganti.

Sveglia come di consueto all’alba, per approfittare della splendida luce ed immortalare il Munger Moss  nel suo massimo splendore,  un abbraccio ancora più forte di quello dello scorso anno con Ramona e poi via verso est.

Dopo una tappa da Jax, una bravissima fotografa di Waynesville che ho da anni tra le mie amicizie di Facebook (l’ennesimo piacevolissimo incontro di questo viaggio), arrivo al “Trail of tears memorial”, un luogo magico costruito da un tal Larry Bagget su un territorio sacro per gli indiani, quello della loro deportazione verso l’Oklahoma.

Un posto davvero singolare appena riaperto al pubblico ma ancora in corso di restauro.

E poi il Bob’s Gasoline Alley.

Le parole non bastano per descrivere questo posto.

È la quintessenza della passione, il collezionismo portato a livelli maniacali.

Pompe di benzina, insegne al neon, modellini di automobili, vecchi frigoriferi.

Tutto rigorosamente originale raccolto in 14 anni di ricerche in giro x gli USA da Bob, un personaggio surreale.

Ed infine, dopo la bellissima accoglienza di Connie, un giro per Cuba sbirciando tra i suoi murales.

Mentre scrivo sono sdraiato sotto il portico dell’appartamento, un vento fresco mi avvolge e sembra suggerirmi le parole.

In lontananza un lieve sibilo di una canzone che non riesco a riconoscere.

Si, sto davvero bene qui, lungo la mia US Highway 66.

 

Route 66 2018. Carthage – Lebanon

Pubblicato: agosto 24, 2018 in Route 66

10_Carthage_Lebanon
“La Route 66 oggi è una comunità lineare, la più lunga, piccola città della nazione.”
Jim Hinckley, scrittore


Anche oggi la giornata è cominciata presto.

Non so resistere al richiamo dell’alba sulla Route 66.

Certo, Carthage non è Tucumcari, ha più le sembianze di una caotica cittadina dove la vita comincia molto presto.

Ma il fascino del Boots Motel era sufficiente per convincermi ad abbandonare presto la mia stanza.

Nel Motel, tra l’altro, soggiornava un amico di Facebook, ci siamo scambiati dei messaggi e ne abbiamo approfittato per conoscerci e consumare insieme un’ottima colazione all’Iggy’s Diner, un bel posto dove avevo cenato anche eri.

La giornata è proseguita con una breve deviazione dal percorso della Route 66 per visitare un luogo magico: il Red Oak II.

E’ un posto che lascia senza parole.

Lowell Davis, uno straordinario artista, aveva lasciato anni fa la sua Red Oak, una piccola comunità in Missouri, e quando è tornato l’ha trovata praticamente ridotta ad una ghost town.

Ha pensato quindi di acquistare gli edifici, le gas stations, la chiesa e tutto quello che componeva la sua vecchia cittadina natale per trasferirla nella sua nuova proprietà a poche miglia da Carthage.

Questa sua vecchia/nuova comunità l’ha chiamata Red Oak II.

Abbiamo passato un paio d’ore a scattare foto ed a conversare con Lowell prima di riprendere il viaggio verso est.

Altra immancabile tappa è stata quella alla Gay Parita Gas Station, quella che un tempo era il regno di Gary Turner, una delle icone della Mother Road, ed oggi è gestita da Barbara, sua figlia, e da suo marito George.

Anche qui una quantità infinita di foto ed una lunga e piacevole chiacchierata con Barbara e George sorseggiando una bibita fresca sotto il portico accanto alla stazione di servizio.

Ed infine il Munger Moss.

Sempre splendido, con la sua insegna che richiama i tempi d’oro della Main Street of America.

Un’insegna che invita ad entrare, una sorta di stargate che ci trasporta direttamente nel  glorioso passato della vecchia highway.

 

Route 66 2018. Chandler – Carthage

Pubblicato: agosto 23, 2018 in Route 66

9_Chandler_Carthage
“Una delle insegne più famose al mondo è un semplice scudetto della Route 66.”
Joe Sonderman, scrittore


Partiamo dalla fine:

Entrare nella stanza del Boots Court di Carthage in Missouri, trovare una vecchia radio accesa che trasmette musica anni 50 non ha prezzo.

Un’altra giornata intensa, come piacciono a me quando sono sulla Route 66.

Cominciamo con la visita alla gallery di Jerry McClanahan, una tappa immancabile per ogni roadie della Route 66, se non altro perché grazie a lui la si può percorrere senza errori.

Ma lui non è solo questo.

E’ un artista straordinario che attraverso i suoi disegni racconta il tempo in cui la Route 66 era la Main Street of America.

Con lui questa volta c’era Mariko, sua moglie che dopo un anno e mezzo di burocrazia (tutto il mondo è paese) è riuscita a raggiungerlo dal Giappone.
Una bellissima coppia di appassionati della Route 66.

Siamo stati davvero tanto li nella gallery a parlare un po’ di tutto, a sentire i racconti su come i suoi quadri prendono vita.

Il tempo con lui è sempre ben speso.

Ripartiamo in tarda mattinata, direzione est.

Sapulpa ed il suo Heart of Route 66 Auto Museum, l’eterno Rock Cafè di Stroud, la Blue Whale di Catoosa e le splendide stazioni di servizio di Commerce sono state tra le immancabili tappe di oggi.

Ma l’apice è stata la straordinaria ed immortale Ribbon Road, il vecchio tratto di strada che un tempo collegava Miami ad Afton.

Le prime due volte che l’ho percorsa anni addietro era stupenda.

Un piccolo nastro di asfalto cinto da cordoli bianchi che si snodava tra la campagna dell’Oklahoma, mentre lo scorso anno avevo temuto che gli americani, spesso poco attenti alla loro storia, l’avessero definitivamente uccisa: era completamente ricoperta di ghiaia.

Ho letto successivamente che è un modo che usano per preservarla dal freddo e dalla neve che spesso d’inverno colpisce quella zona.

In effetti lo scorso anno percorsi la Route 66 a Maggio, ed era ancora “sotto protezione”-

Questa volta si è invece manifestata in tutta la sua bellezza.

Complice il sole, che cominciava il suo lento coricarsi, ed il verde intenso dei campi circostanti,  il fascino di quel vecchio nastro di asfalto era irresistibile.

Ed ora sono qui, al Boots Court di Carthage.

Ho spento la radio che con a sua musica, così adatta alla Route 66, mi ha accompagnato nella scrittura di questo diario di viaggio.

Sono in Missouri quindi, il mio Missouri.

La Route 66 da queste parti è poesia.

 

Route 66 2018. Amarillo – Chandler

Pubblicato: agosto 22, 2018 in Route 66

9_Amarillo_Chandler
“Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!”
Michael Wallis, scrittore


Oggi è stata una delle tappe più intense del viaggio.

Tanti km, tante cose da (ri)vedere, tanti minuti di video e tante foto.

Si è partiti da Amarillo con discreta lentezza, nonostante i tanti km che ci aspettavano, c’era praticamente tutta la Route 66 in Texas da percorrere con le sue splendide icone.

Lo slug bug ranch, una parodia del più famoso cadillac ranch, una realizzazione piuttosto recente, era in sostanza una forma di pubblicità per attirare i viaggiatori della I40 che il gestore di un trading post pensò di utilizzare.

Ma il trading post durò l’arco di un anno (dal 2002 all’anno successivo) mentre il suo Bug Ranch sopravvive ancora oggi e continua, nonostante la sua eccessiva eccentricità, ad attirare i viaggiatori della vecchia highway.

Anche stamattina eravamo un bel po’.

E poi il monumentale e sempre affascinante U-DROP IN, une delle più belle gas station della Route 66.

Attraversiamo in solitudine il confine ed entriamo nello splendido Oklahoma, giusto in tempo per consumare un ottimo hamburger al Tumbleweed Grill, il piccolo diner che si trova nel Water Hole #2 di Texola.

Masel, la proprietaria, un’artista che si è ritirata a vivere a Texola, non solo è una dolcissima persona (si è prestata con molta disponibilità ad una sorta di piccola intervista filmata che le abbiamo fatto), ma è anche un’ottima cuoca.

L’hamburger, con lo scudetto della Route 66 scolpito a fuoco sul pane, è tra i più buoni mangiati fino ad ora.

L’atmosfera è da totale relax, il silenzio regna sovrano in quella che lei stessa definisce con orgoglio una ghost town.

Dopo aver attaccato i miei consueti adesivi ho ripreso la strada verso est.

Erick è la immancabile tappa successiva. Da Harley.

Adoro quest’uomo, la sua goliardia, il suo essere così esagerato.

Ma come tutti i clown, cela tanta tristezza.

La perdita di Annabelle, sua moglie, non è mai stata del tutto superata.

Non so quante volte oggi l’abbia nominata.

Ma è stato comunque piacevole e divertente conversare con lui, stare agli scherzi, esagerare un po’ nel suo regno.

La strada da Sayre a Weatherford, e poi da Hydro a El Reno, è quanto di meglio la Route 66 sa offrire.

Cemento portland, cordoli laterali, il verde che la circonda.

Gli occhi ed il cuore ringraziano sempre quando si passa di li.

E poi ancora una volta la mia stazione di servizio preferita, quella di Lucille, la mamma di tutti noi viaggiatori della Route 66.

E’ sempre emozionante passare in quella che per 59 anni è stata la sua casa e il suo luogo di lavoro.

Ed infine, dopo tantissime emozioni sono di nuovo a Chandler.

Domattina mi vedrò con Jerry McClanahan (l’artista della EZ 66 For Travelers) e sua moglie Mariko, e sarà un altro splendido incontro.

E poi ce ne saranno ancora tanti altri, con le splendide persone della Route 66.

Route 66 2018. Tucumcari – Amarillo

Pubblicato: agosto 21, 2018 in Route 66

8_Tucumcari_Amarillo
“Esplorare la Route 66 oggi è come tornare in una vecchia fattoria.
La vernice è scrostata in alcuni punti ed il tetto si è abbassato un po’, ma l’elettricità funziona quasi sempre e mentre cammini curiosando qua e là ti tornano in mente tanti bei ricordi.”
Jim Ross, scrittore


E’ tradizione ormai, dopo 5 volte non posso che definirla così, che la mattina al Blue Swallow io mi alzi presto per vedere la piccola Tucumcari svegliarsi lentamente.

Ed anche oggi ho fato così.

Adoro i riti e Tucumcari è il posto dove mi riescono meglio.

L’alba è stata come sempre straordinaria, il cielo dietro al neon del motel era rosso fuoco ed il contrasto con le sue luci intermittenti rendeva la scena davanti a me di una bellezza mozzafiato.

La mattinata è proseguita con una classica colazione al Kix on 66, un caffè nella lobby del motel, continuando a chiacchierare con Nancy e Kevin, e la foto insieme di rito.

Nancy e Kevin sono davvero il valore aggiunto del motel.

E poi una visita a Gar del Teepee Curios, il gift shop dall’altra parte della strada.

Non avevo mai visto Gar di persona, ma siamo da tempo amici su Facebook e quindi eravamo ansiosi di incontrarci.

Finalmente.

Gli ho portato delle foto che avevo  scattato lo scorso anno davanti  al suo negozio.

Ho indugiato come sempre un po’ più del necessario a Tucumcari, ma poi inevitabilmente si è partiti verso est.

Tappa al Russell’s Travel Center Museum di Glenrio, un posto splendido pieno di automobili d’epoca, delle vere e proprie opere d’arte.

E mentre uscivo, la persona all’ingresso del museo mi saluta e poi mi chiede: “posso sapere il tuo nome?” io gli rispondo “mi chiamo Franco”.

Era Jerry, un mio amico di Facebook che mi aveva riconosciuto e voleva solo la mia conferma.

Siamo stati a chiacchierare un po’ e poi prima di salutarmi si è raccomandato di passare da Bob Lile, ad Amarillo, uno straordinario artista che crea gioielli con dei pezzi di vernice del Cadillac Ranch, una delle figure storiche della Mother Road

Sarebbe stata ovviamente una tappa che avrei fatto, anche Bob non lo avevo mai incontrato ed era il momento per rimediare.

Ma prima una ennesima visita ad un Cadillac Ranch oggi colpito da un sole caldissimo.

Arrivati ad Amarillo mi sono diretto ovviamente da Bob, che nel frattempo era già stato avvisato del mio arrivo da altri roadies, e con lui ho trascorso altri bellissimi momenti.

Oggi ho passato il midpoint, da domani comincia l’est, lo splendido Oklahoma, dove per cominciare in bellezza incontrerò ancora  Jerry McClanahan, l’artista che ha realizzato la EZ 66 for travelers, la guida migliore per percorrere la Mother Road.

Una splendida persona, un vero e proprio guru della Route 66.

La Route 66 è tutto questo.

La Route 66 non è percorrere a bordo di un veicolo una strada lunghissima da un punto A ad un punto B.

Queste sono cose che si possono fare ovunque.

La Route 66 è passione condivisa, è amicizia, è sentirsi parte di una splendida comunità.

La Route 66 va vissuta.

E’ questo che rende la Route 66 irresistibile e che mi attira a se ogni anno.

Ormai con tutti il mio saluto è sempre lo stesso: “See you next year”.

E sarà così.