DSC_4296-Recovered


Tratto Lebanon – Cuba
Data 25/08/2018
Hotel Wagon Wheel Motel
Costo 74,00$
Km Percorsi 190

 

L’alba è sempre uno dei momenti più belli da vivere lungo la Route 66.

La strada che sparisce all’orizzonte, il silenzio rotto solo dal sibilo del vento, il sole che tenta timidamente di affacciarsi ad un nuovo giorno, sono sensazioni che restano impresse indelebilmente nei pensieri e nel cuore.

L’alba al Munger Moss Motel è così.

Lo scorso anno è stata un’esperienza mozzafiato, i raggi del sole rendevano il motel ancora più affascinante.

Era Maggio ed il clima ancora molto fresco era inusuale per le mie abitudini di viaggio da queste parti.

Quest’anno l’alba non è stata altrettanto emozionante, complice le nuvole e la diversa posizione del sole rispetto alla strada, ma comunque ci si è avvicinata molto.

Sono uscito come al solito molto presto dalla stanza, con l’unico scopo di vivere ancora una volta quelle emozioni.

Il motel era nel dormiveglia anche se la scritta “open” lampeggiava già, segno che Ramona era al lavoro.

Le macchine che percorrevano quel tratto erano come al solito molto rare, solo uno sparuto gruppo di ciclisti ha interrotto per un breve periodo la continuità di quella splendida striscia di asfalto.

DSC_4106

Dopo aver attaccato i miei adesivi, scattato centinaia di foto sono rientrato in stanza per prepararmi alla partenza.

Sarei rimasto nel “mio” Missouri anche quel giorno, Cuba era la tappa successiva, poco più di 100 Km dal Munger Moss.

Ho scritto una dedica sul guest book all’interno della mia stanza ed ho attaccato anche li il mio adesivo.

Ma era ormai giunto il momento di partire.

Nella lobby Ramona era intenta a gestire gli arrivi e le partenze, mi sono trattenuto con lei un bel po’ parlando di tutto, ma soprattutto della sua situazione.

Le ho promesso le mie preghiere, l’ho incoraggiata: “vedrai, insieme ce la farete”.

L’abbraccio è stato ancora più forte dello scorso anno, ho cercato, nel mio piccolo di farle sentire il mio affetto e la mia vicinanza.

Non ho registrato dirette con lei, ne’ scattato foto insieme.

Non era necessario e soprattutto sarebbe stato fuori luogo.

Spero il prossimo anno di tornarci, è un posto che merita, è un salto indietro nel tempo, un insieme di passione ed attenzioni come ormai se ne trovano sempre più di rado.

Il Missouri è emozionante.

Il verde dei boschi dona un irresistibile senso di pace.

Il Devil’s Elbow ed il suo Elbow Inn Bar & BBQ, completamente recuperato dopo l’alluvione dello scorso anno, erano in splendida forma.

E poi una tappa insolita, in prossimità di un ponte storico interrotto fin dal dicembre del 2014:

il Gasconade Bridge.

E’ un ponte molto vecchio, risale agli anni 20, ed è stato chiuso 4 anni fa dal dipartimento dei trasporti dello stato del Missouri perché ritenuto poco sicuro.

Da allora è nata un’associazione tra gli appassionati della Route 66 con lo scopo di salvarlo dalla demolizione.

L’intento del dipartimento dei trasporti era infatti di demolirlo e di costruirne un altro.

La gente del posto, affezionata alla sua storia così ben raccontata dal Gasconade Bridge, vuole invece che lo si restauri.

Hanno organizzato tantissime manifestazioni a difesa del ponte, tante iniziative per far conoscere a tutti la loro volontà di salvaguardare la storia di quelle zone e della Route 66.

Una delle iniziative prese la scorsa estate è stata quella di piazzare una poltrona accanto al Gasconade Bridge, con l’invito a chiunque si fosse trovato a passare da quelle parti di sedersi e di dire qualcosa in favore del ponte e della loro iniziativa.

Ed è quello che abbiamo fatto anche noi.

Abbiamo registrato un video e lo abbiamo postato nei gruppi americani della Route 66, soprattutto in quello dedicato al Gasconade Bridge.

La gente del posto è stata davvero molto contenta dell’interesse che abbiamo dimostrato per la loro iniziativa.

DSC_4149

Il dipartimento dei trasporti, già mentre eravamo li davanti al ponte, ha iniziato a costruire una deviazione ed un altro ponte proprio a sinistra della foto che ho postato; il Gasconade Bridge tuttavia rischia ancora, e se entro la primavera del 2019 non si troverà un compratore (alcune società di restauro di beni storici si sono fatte avanti ma al momento di concreto non c’è nulla), verrà demolito.

Ripreso il viaggio verso est ci siamo fermati a Waynesville da Jax, una bravissima fotografa della zona che da anni è tra le mie amicizie di Facebook ed è tra le più attive nella difesa del Gasconade Bridge.

Poco più avanti, a Jerome, ci siamo fermati in un posto mistico, carico di storie e di leggende che tuttavia poco hanno a che vedere con la Route 66: il Trail of Tears Memorial.

Il nome, Trail of Tears, richiama alla memoria la devastante deportazione dei nativi americani dagli stati dell’est verso quello che poi sarebbe diventato l’Oklahoma.

Una vera e propria deportazione di massa lungo il “sentiero delle lacrime”, dove furono migliaia i nativi americani che persero la vita per la fatica e la fame.

Il luogo, appartenuto a Larry Bagget, doveva diventare in origine un campeggio, ma il proprietario raccontava di rumori che tutte le notti sentiva nella sua proprietà.

Tutte le notti Larry sentiva bussare alla sua porta.

Un giorno pare abbia incontrato un anziano nativo americano che gli disse che quella proprietà si trovava proprio sul percorso del Trail Of Tears e che questo impediva alle anime degli indiani che persero la vita in quel terribile viaggio, di proseguire nel loro cammino.

Larry quindi trasformò la sua proprietà in una sorta di tributo agli indiani morti durante quella deportazione, cercando nel contempo di rendere il cammino più agevole a quelle anime in viaggio costruendo dei sentieri.

Alla morte di Larry Bagget il luogo è rimasto in stato di abbandono per diversi anni, fino a quando, nel corso del 2018, un gruppo di appassionati ha iniziato a restaurarlo.

Abbiamo incontrato uno di questi, Chris , il più attivo.

Era intento a sistemare la casa di Larry e le sue opere che richiamavano quella deportazione.

Abbiamo trascorso parecchio tempo li dentro ascoltando i racconti di Chris, le storie celate da ciascuna delle piccole costruzioni all’interno del Trail of Tears.

IMG_20180825_132135-Recovered

Eravamo sempre in prossimità del Gasconade Bridge, lungo un tratto di Route 66 interrotto, il che ci costringeva a percorrere un pezzo di I44, ma anche questa era intasatissima per dei lavori e quindi ci siamo letteralmente immersi nel bosco che abbraccia la Route 66 in quella zona cercando di proseguire verso Cuba.

Abbiamo percorso un bellissimo tratto sterrato, circondato dagli alberi, per aggirare quell’interruzione, fino ad arrivare alla Mural City.

La prima tappa è stata il Bob’s Gasoline Alley, un posto terribilmente affascinante.

Restituisce perfettamente l’idea della passione che scorre lungo la vecchia highway, la passione della gente per il tempo in cui la Route 66 era la Main Street of America.

Per loro, ma anche per noi appassionati, la Route 66 è ancora la Main Street of America.

Come lo scorso anno, Bob era all’interno del suo locale ed orgoglioso mi invitava a visitarne ogni centimetro.

E ne valeva davvero la pena.

Ci sono una quantità infinita di cimeli di ogni genere che raccontano l’America dagli anni 40 ai 60, non riesci a staccarti da loro, il tuo sguardo è sempre attratto da qualcosa che ti proietta indietro nel tempo.

DSC_4200

Bob non vende nulla di quello che ha raccolto li dentro i suoi locali.

Ho scorto un vecchio, bellissimo libro, al quale ha partecipato anche Bob Waldmire, un personaggio che ammiro, una delle figure più amate dal popolo della Route 66 (Bob è scomparso nel 2009), ho provato a chiedere se avesse voglia di vendermelo anche se ero certo che avrebbe rifiutato ed in effetti così è andata.

Fortunatamente quel libro l’ho trovato il giorno dopo da Rich Henry dell’Henry’s Rabbit Ranch in Illinois.

Siamo stati più di un’ora dentro i locali di Bob, prima di proseguire, per poche miglia, verso il Wagon Wheel Motel, un altro tra i motel storici più belli.

Sono entrato nella lobby e Connie, la proprietaria, era intenta a parlare con dei clienti.

Appena mi ha visto varcare la soglia mi ha accolto dicendo: “ecco il fotografo più famoso del mondo”.

E’ stata un’accoglienza molto divertente.

Connie lo scorso anno mi aveva chiesto il permesso di usare alcune foto che avevo scattato al suo motel ed io glie le avevo inviate pronte per la stampa.

Siamo rimasti per diverso tempo nella splendida lobby del motel, che è anche un fornito ed elegante gift shop.

Alla fine Connie mi ha fatto dono di un upgrade di stanza, un appartamento allo stesso prezzo della stanza che avevo prenotato.

La giornata si è chiusa con un’ottima cena al The Four Way, un diner che occupa quella che un tempo era una bellissima gas station.

E’ stata un’altra splendida giornata ed è stato bello, ancora una volta, essere coccolato dallo straordinario popolo della Route 66.


MungerMoss

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Uno dei motels più affascinanti della Route 66: lo splendido Munger Moss di Lebanon in Missouri.



 

IMG_20180824_111527


Tratto Carthage – Lebanon
Data 24/08/2018
Hotel Munger Moss Motel
Costo 71,44$
Km Percorsi 214

Ero quindi entrato nel “mio” Missouri, nel pieno della parte est della Route 66, la mia preferita, anche se questa volta, un po’ per la diversa successione degli stati e per il turbine di emozioni che mi aveva coinvolto, l’ovest si stava facendo largo nel mio cuore e le mie radicate convinzioni cominciavano a vacillare.

La giornata è cominciata presto nonostante Carthage non sia propriamente una piccola comunità ed il traffico sostenuto e rumoroso non contribuiva a renderla particolarmente accattivante.

Ciononostante mi sono svegliato presto perché il motel è splendido, ed il suo fascino così terribilmente retrò mi ha spinto fuori dalla stanza per immortalarlo all’alba.

Ci siamo incontrati con una coppia di ragazzi di Facebook ai quali avevo dato qualche suggerimento, e con i quali abbiamo consumato un’ottima colazione all’Iggy’s Diner.

E poi quattro chiacchiere con la signora del motel; è stata estremamente cordiale fin dalla prenotazione, avvenuta senza aver anticipato nulla, ne’ soldi ne’ carta di credito, solo un paio di mail.

Sentendo che era la quarta volta che percorrevo la Route 66 mi ha anche fatto la tessera fedeltà con i timbri da apporre ogni volta che dormirò li.

Carthage non è proprio dietro l’angolo, ma ormai da quelle parti sono di casa e quindi mai dire mai.

DSC_3849

La prima tappa era un posto leggermente fuori dal percorso della Route 66, ma soprattutto fuori dal tempo: Red Oak II.

Red Oak II è il sogno di Lowell Davis, un anziano signore, un artista, che è vissuto in una piccola comunità del Missouri, Red Oak appunto, e dopo averla lasciata per tanti anni è tornato ed ha scoperto che nel frattempo era diventata una ghost town.

Lowell non ha accettato la triste fine della sua comunità ed ha cominciato ad acquistare tutti gli immobili del suo vecchio paese spostandoli a poche miglia di distanza dalla loro sede originale creando una nuova Red Oak, la sua Red Oak II.

È un posto pazzesco, una ghost town che in realtà tale non è, potrebbe essere la location di un film, una fuga dalla realtà, potrebbe essere di tutto.

C’è la chiesa, due stazioni di servizio, diverse case, tutto è estremamente curato.

Abbiamo trascorso l’intera mattinata a Red Oak II, scattando foto e sbirciando all’interno delle abitazioni.

Prima di riprendere il viaggio abbiamo incontrato l’autore di quel sogno, Lowell Davis, con il quale abbiamo trascorso un po’ di tempo ascoltando i suoi racconti.

DSC_3961

Salutato Lowell abbiamo nuovamente ripercorso a piedi la strada all’interno di Red Oak II, alla ricerca di nuovi spunti e di nuove emozioni.

È sicuramente uno dei posti più affascinanti tra quelli che si incontrano lungo la Route 66.

DSC_3938

Ma il Missouri è denso di luoghi affascinanti, come la Gay Parita Gas Station di Gary Turner, uno dei personaggi più amati dal popolo della Route 66.

La Gay Parita, una replica della originale stazione di servizio degli anni 30 che si trovava in quel posto, dopo la scomparsa di Gary nel 2015 ed un periodo di chiusura, è stata rilevata dalla figlia e dal genero, Barbara e George, che con altrettanta passione la gestiscono e ne curano ogni dettaglio.

Stavano lavorando alacremente quando siamo arrivati li e ci hanno raggiunto dopo un po’ per bere qualcosa insieme.

Avevo già incontrato George lo scorso anno ma non avevo ancora incontrato Barbara.

Le ho raccontato del mio incontro con suo padre nel 2014, i consigli che mi aveva dato insieme ad una stampa in bianco e nero con la sua firma e la sua dedica, ed un pezzo di carta dove Gary scarabocchiò un po’ di indicazioni su cosa avrei dovuto vedere da li in avanti.

Era sinceramente emozionata nel sentire il mio racconto, nonostante probabilmente sarò stato uno dei tantissimi viaggiatori che le avevano parlato bene di suo padre.

Ci siamo intrattenuti un po’ con loro prima di riprendere il viaggio verso est.

DSC_4024

La tappa di giornata era un altro motel storico che amo particolarmente:

il Munger Moss di Lebanon.

L’arrivo al motel e l’incontro con Ramona sono stati emozionanti.

Racconto sempre l’esperienza dello scorso anno, quando prima di lasciare il motel, Ramona mi abbracciò e si raccomandò di prestare attenzione durante il viaggio perché avrei dovuto percorrere parecchia strada molta della quale non in perfette condizioni.

Una cosa che avrebbe fatto mia madre.

Questa volta è stata ancora più toccante.

C’era un altro cliente prima di me nella lobby e dopo aver terminato le procedure di registrazione, Ramona ha alzato lo sguardo complimentandosi con me per la maglietta (indossavo quella del suo motel).

Non mi aveva ancora riconosciuto.

Appena ha realizzato chi fossi è uscita dal bancone e mi ha abbracciato forte scoppiando a piangere.

Mi ha sussurrato che aveva da poco saputo che a Bob, suo marito, avevano diagnosticato una brutta malattia e che lei era terrorizzata per la piega che gli eventi avrebbero potuto prendere.

Era una Ramona impaurita e stanca quella che avevo davanti a me.

Ci ha regalato la stanza più bella del motel, una stanza adorabile come lei.

Poco dopo aver posato i bagagli sono tornato nella lobby per portarle un po’ di foto che avevamo scattato insieme l’anno prima ed altre che avevo fatto al suo motel in occasione di un’alba meravigliosa.

E’ stata felicissima.

Mi ha regalato adesivi, spille ed altri piccoli gadgets del motel.

Mi ha raccontato la sua storia, il modo in cui accidentalmente ha deciso di acquistare il Munger Moss nel 1971 e mi ha confessato che forse stava arrivando il momento di lasciare.

Mi ha raccontato tanti dettagli della sua vita li al Munger Moss, e la sua speranza di restare nel cuore degli appassionati della Route 66, così come lo sono Lillian Redman (la storica proprietaria del Blue Swallow di Tucumcari) e Lucille Hamons di Hydro.

E’ stato un privilegio ascoltarla.

Ho tante foto del Munger Moss all’alba, lo scorso anno è stata magnifica, stavolta aspettavo la sera per immortalare la sua splendida insegna al tramonto.

Il neon acceso è uno straordinario tuffo nel passato, un portale attraverso cui si entra in contatto con la storia della Route 66.

DSC_4069

Le emozioni vissute lungo la Route 66 non si possono dimenticare.

Ancora oggi, a distanza di qualche mese dal viaggio, riguardo quelle foto e comincio a ricordare i dettagli delle mie giornate lungo la Mother Road, i dialoghi, gli abbracci le risate.

Ricordo tutto con dovizia di particolari.

La Route 66 ti entra nel cuore.


Pecos

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

E’ uno dei tratti più belli della Route 66, si trova in Missouri in prossimità di Lebanon ed oggi è denominato Pecos Dr.



 

IMG_20180823_212655


Tratto Chandler – Carthage
Data 23/08/2018
Hotel Boots Court
Costo 79,66$
Km Percorsi 435

Man mano che mi trovo ad organizzare un viaggio lungo la Route 66 aumentano le tappe obbligate, i posti nei quali devo prevedere una sosta per la notte perché c’è qualche amico da incontrare.

Kingman per lo scrittore Jim Hinckley (che purtroppo quest’anno non ho incontrato per via di un suo impegno in Repubblica Ceca), Tucumcari per Kevin e Nancy del Blue Swallow e Chandler per Jerry McClanahan.

La giornata è cominciata infatti con l’incontro con Jerry, un artista conosciutissimo dagli appassionati della Mother Road per la sua “EZ 66 for travelers”, la guida più importante e completa per percorrere la Route 66.

E’ stato il mio secondo incontro con Jerry, ero già passato da lui lo scorso anno, ma quest’anno c’era anche sua moglie Mariko, una fotografa appassionata della Route 66 che Jerry ha conosciuto in occasione di uno dei suoi viaggi.

Ho seguito su Facebook il loro matrimonio circa un anno e mezzo fa, ed incontrarli è stata davvero una bella esperienza.

Abbiamo trascorso gran parte della mattinata nella Gallery di Jerry, a parlare della sua esperienza in Giappone, del suo imminente viaggio verso la California, lungo la Route 66 insieme a sua moglie, e di come realizza i suoi bellissimi quadri.

E’ davvero una piacevole persona, un vero e proprio guru della Mother Road.

Dopo i saluti e la consueta diretta, prima di entrare in macchina e rimetterci in marcia verso est, ci siamo girati di nuovo verso la gallery e davanti alla porta c’erano Jerry e Mariko insieme che ci salutavano.

Sono davvero due belle persone, una splendida coppia della Route 66.

IMG_20180823_101059

Abbiamo cercato di recuperare tempo durante il viaggio, ma non si potevano saltare le magnifiche icone di questo tratto della Mother Road.

A partire dal recente “Heart of Route 66 Auto Museum” di Sapulpa per poi proseguire verso Tulsa, da molti considerata una sorta di capitale della Route 66.

Non sono mai stato un’amante delle grandi città, neanche di quelle attraversate dalla Route 66, Tulsa poi ha sempre rappresentato un problema per me.

Nonostante la EZ 66 le 3 volte precedenti è stato sempre complicato seguire fedelmente il percorso della vecchia highway all’interno del centro cittadino.

Questa volta, grazie anche alle mie mappe, sono finalmente riuscito a non perdere il percorso della Route 66.

Tulsa è una città ovviamente moderna ma offre qualche sprazzo del glorioso passato della vecchia highway, come ad esempio un vecchio tratto di strada, il cui accesso è tuttavia chiuso da un cancello, nella Cyrus Avery Centennial Plaza, proprio accanto al monumento dedicato al “Padre” della Route 66, Cyrus Avery appunto.

Il monumento, straordinariamente evocativo, si chiama “East meets west” e raffigura un Cyrus Avery a bordo di un’automobile che incrocia una carrozza trainata da cavalli imbizzarriti.

Cyrus Avery è vissuto a Tulsa e da li ha architettato la Mother Road, volendo fortemente che attraversasse il suo paese adottivo, l’Oklahoma appunto (lui era nativo della Pennsylvania).

E’ un bel posto da visitare.

Ogni volta che ci passo e guardo la strada sparire sotto il ponte pedonale con al centro lo scudetto della Route 66, mi viene immediatamente in mente una frase di Michael Wallis:

“È sabato mattina a Tulsa, Oklahoma, e davanti a me ho la Mother Road.
Mi metto un paio di jeans, una giacca di pelle e mi dichiaro pronto per affrontare la giornata.”

DSC_3639

Lasciata Tulsa, la tappa successiva prevedeva l’immancabile Blue Whale di Catoosa, uno dei posti più romantici della Mother Road.

Li avrei dovuto incontrare Linda, la dolcissima volontaria che la gestisce.

Ci eravamo incontrati anche lo scorso anno e questa volta avevo portato con me alcune cose da lasciarle.

Purtroppo però Linda non era in servizio, stava attraversando un difficile momento di salute, ed ho quindi lasciato tutto alla figlia.

Il giorno dopo Linda, attraverso Facebook, mi ha ringraziato spiegandomi il motivo della sua assenza.

 Il viaggio attraverso la storia della vecchia highway è proseguito con la tappa alla Andy Payne Statue di Foyil, la statua dedicata al vincitore del Bunion Derby, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US Highway 66, e con la passaggio lungo la splendida “Ribbon Road”, un piccolo nastro di asfalto che per un breve periodo, tra gli anni 20 e gli anni 30, ha fatto parte del percorso della Route 66.

Il sole era basso e riusciva a donare sfumature calde a quel vecchio pezzo di storico asfalto.

Uno straordinario alone di magia circondava quel tratto denso di storie e di leggende.

La lettura di questo splendido libro di storia, che è la US Highway 66 in Oklahoma, è proseguita con le bellissime stazioni di servizio di Commerce, la Marathon, oggi Diary King, un piccolo diner, e la Allen’s Conoco Fillin’ Station, due piccole meravigliose bomboniere poste ai lati della vecchia highway.

Lasciato a malincuore lo splendido Oklahoma, siamo entrati in Kansas.

Sono solo 13 miglia di Mother Road che lo attraversano, ma sono 13 miglia emozionanti.

Il Rainbow Bridge, i cui riflessi sull’acqua lo rendevano ancora più suggestivo, e poi Galena ed il suo “Cars on the Route”, con Cricchetto a fare da guardia.

Messo alle spalle anche il breve tratto in Kansas siamo entrati in Missouri, lo stato che amo di più dal punto di vista paesaggistico.

Adoro l’Oklahoma per la sua storia ed il Missouri per il suo paesaggio.

E’ sempre un bel dilemma quando devo forzatamente esprimere le mie preferenze nella scelta dello stato tra quelli attraversati dalla Route 66.

Ma sicuramente entrambi sono in cima alla mia lista.

La destinazione di giornata era un motel storico presso cui non avevo ancora soggiornato, il Boots Court di Carthage.

La striscia di neon verde che lo cinge esalta la sua immagine retrò.

Lo conoscevo già, anche se non ci avevo mai dormito; lo scorso anno Kevin Blue Swallow mi aveva suggerito di soggiornarci.

Sbrigate le formalità nella lobby, ritirata la chiave della stanza numero 12, una volta entrato vengo accolto da una canzone degli anni 50 trasmessa da una vecchia radio posta su un comodino.

E’ stato un tuffo al cuore.

Entrare in una struttura storica ed essere accolti con la musica degli anni d’oro della Mother Road è stata davvero un’esperienza emozionante.

Ricordo ancora i brividi una volta entrato.

La serata si è conclusa con un ottimo hamburger all’Iggy’s Diner, un classico locale in stile anni 50.

Era terminata un’altra splendida giornata di viaggio lungo la Route 66, una giornata emozionante e coinvolgente come solo la vecchia highway sa regalare.


 

RedOak

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Un vero e proprio tuffo nel passato grazie a Lowell Davis ed alla sua Red Oak II.


 


 

DSC_3402

 


Tratto Amarillo – Chandler
Data 22/08/2018
Hotel Lincoln Motel
Costo 60,22$
Km Percorsi 520

 

Era la tappa più lunga del viaggio quella che da Amarillo (TX) mi avrebbe portato a Chandler (OK).

Anche lo scorso anno, al contrario, l’ho percorsa così mentre le volte precedenti avevo programmato più tappe.

Ma quest’anno avevo deciso di dedicare più tempo al Missouri e qualcosa dello splendido Oklahoma ho dovuto sacrificare.

La giornata, come sempre, è cominciata presto anche se al Big Texan non c’è un paesaggio mozzafiato, ed il motel non regala particolari emozioni.

C’è solo la I40 ed il suo rumore dal quale non vedi l’ora di fuggire.

La giornata era splendida, ventosa come quasi sempre da queste parti, ma il sole era forte e caldo.

In mattinata, prima di partire, ho ricevuto un messaggio da Jerry McClanahan, l’artista della “EZ 66 for travelers”, il quale mi pregava di avvisarlo quando sarei arrivato a Chandler.

L’avevo già incontrato lo scorso anno e ci teniamo in contatto tramite Facebook, un amico quindi che non potevo non incontrare.

Ma la strada da percorrere sarebbe stata tanta e quindi sapevo già che il mio incontro con lui sarebbe avvenuto sicuramente il giorno dopo.

Il tratto di Route 66 in Texas è molto lineare, la vecchia highway costeggia la I40 per gran parte del suo percorso, che è comunque molto bello soprattutto grazie agli splendidi cimeli che si incontrano.

Lo Slug Bug Ranch, la Leaning Tower, la Giant Cross e soprattutto l’imponente U-DROP INN.

C’era un’atmosfera ovattata quel giorno, nonostante il cielo limpido, il clima perfetto, tutto sembrava andare al rallentatore.

La Mother Road in Texas, nonostante la vicinanza della interstate, è estremamente rilassante.

Quasi nessuno, a parte me, stava percorrendo la vecchia highway, ed il dolce suono dei pneumatici che calpestavano le giunture delle lastre di cemento che la compongono, riusciva a nascondere il frastuono generato da chi non aveva avuto voglia di passare da questa parte del guard rail.

Nonostante le tante miglia da percorrere me la sono presa comoda, godendomi fino in fondo le splendide icone di questo tratto della Mother Road che mi avrebbe portato in Oklahoma.

L’Oklahoma.

Michael Wallis, uno scrittore che ha raccontato la Route 66 come nessun’altro, ha scritto:

Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!“.

Tutto è nato qui.

A Tulsa è vissuto Cyrus Avery, il padre della Route 66, Andy Payne di Foyil, il vincitore del Bunion Derby, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US 66, Will Rogers, l’attore a cui la Route 66 è dedicata (uno dei nickname della Route 66 è appunto “Will Rogers Hwy”), gli Okies che l’attraversarono nel loro viaggio della speranza ai tempi del Dust Bowl.

La Route 66 è soprattutto l’Oklahoma.

Entrando in Oklahoma da ovest la prima comunità che si incontra è Texola.

Non c’è molto qui, ma quel poco è straordinario.

Come il Tumbleweed Grill nel Water Hole #2, il locale di Masel, un’artista, una dolcissima signora che si è trasferita in questa che lei orgogliosamente chiama “ghost town” per aprire questa piccola oasi nel nulla.

Il Tumbleweed è un piccolo diner, un gift shop ed un market.

Masel oltre a dipingere e ad esporre i suoi quadri all’interno del locale è anche un’ottima cuoca, i suoi hamburger sono infatti stati votati come i migliori dello stato dell’Oklahoma.

Ed in effetti sono buonissimi e lo scudetto della Mother Road impresso sul pane li rende anche esteticamente adorabili.

IMG_20180822_131357

Abbiamo trascorso parecchio tempo dentro al suo bellissimo locale, scambiando quattro chiacchiere con lei e filmando la consueta diretta prima di ripartire in direzione est.

Non abbiamo fatto tanta strada prima di fermarci di nuovo; non molto distante da Texola c’è una delle tappe obbligate di un viaggio lungo la Route 66.

Il paese è Erick, e lui è uno dei personaggi più amati della Mother Road: Harley.

Harley è una forza della natura, 72 anni di entusiasmo e goliardia.

Harley è il cricchetto di Cars, è il clown più divertente della Route 66.

Le sue esibizioni sono sempre coinvolgenti e richiamano gente da tutto il mondo.

Ma, come ho scritto anche nel live, come tutti i clowns anche lui indossa una maschera dietro la quale nasconde il suo dolore per la perdita, mai superata, dell’amata moglie, Annabelle, con la quale in passato si esibiva.

Abbiamo trascorso un’oretta li dentro e se avessi avuto tempo mi sarei fermato ancora di più.

Harley mette allegria, è imprevedibile, e li dentro al suo locale c’è la sintesi della Route 66, tutto quello che ci si aspetta di trovare lungo la vecchia highway.

Un insieme di straordinario, irresistibile casino, l’habitat perfetto per le sue esibizioni.

DSC_3477

Il tratto di Route 66 che da Erick porta a Hydro è stupendo; la striscia di vecchio cemento portland spesso si allontana dalla odiata I40 per nascondersi tra il verde della vegetazione circostante.

Poesia.

Insieme al successivo tratto tra Hydro e El Reno è uno dei più belli dell’intero percorso della Route 66.

Hydro, ovvero la comunità dove per 59 anni è vissuta la mamma di tutti noi viaggiatori della Route 66: Lucille Hamons, the Mother of the Mother Road..

E’ la stazione di servizio che preferisco, non è esteticamente tra le più belle, ma il solo fatto che per tanti anni è stata la casa di Lucille la rende impareggiabile.

E’ un’altra di quelle tappe che aspetto sempre con emozione e quando sono li, davanti a quella vecchia costruzione in legno, è come se volessi cercare un modo per entrare in contatto con lei.

La Route 66 è una strada di uomini e di donne che con le loro azioni ne hanno scritto la storia rendendola immortale.

E Lucille di quella storia ha scritto i capitoli più commoventi.

Ho visto tanti video su di lei, girati da viaggiatori che negli anni 90 hanno avuto la fortuna di incontrarla, è stata una figura importante per la Route 66, uno degli emblemi di questa strada.

Il viaggio è proseguito verso Chandler con frequentissimi stop.

L’ultimo di questi ad Arcadia, davanti alla enorme bottiglia di Pops, il popolare, modernissimo diner.

Era ormai buio e vedere la sua imponente sagoma illuminata è stato bello.

Non c’entra molto con la Route 66, il contrasto con il resto della comunità di Arcadia è forte, ma ha contribuito ad attirare l’interesse della gente per questo scorcio della vecchia highway, e questo è positivo.

Sono arrivato a Chandler, come prevedibile, molto tardi e quindi l’incontro con Jerry McClanahan era rimandato al giorno dopo.

E’ stata una giornata molto intensa, lunga e stancante.

Ma la stanchezza in questi casi si mescola con la consapevolezza di aver vissuto bellissimi momenti e quindi diventa un dettaglio insignificante.

L’Oklahoma ti entra nel cuore, non c’è spazio per niente altro quando sei li.


TeePee

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Lo storico Tee Pee Curios di Tucumcari in New Mexico, uno dei più belli e famosi gift shops della Route 66.



 

DSC_3117


 

Tratto Tucumcari – Amarillo
Data 21/08/2018
Hotel Big Texan Motel
Costo 90,85$
Km Percorsi 204

 

Le mie giornate a Tucumcari cominciano molto presto.

L’alba è straordinaria, riesce sempre a mitigare l’amarezza per l’imminente partenza.

Ti lascia a bocca aperta, ti rapisce.

Sono un abitudinario ed a Tucumcari amo ripetere i miei rituali.

Esco dal motel quando il neon è ancora acceso e con la temperatura decisamente fresca, scelgo il lato della Route 66, rispetto al Blue Swallow, dove passeggiare e, con la macchina fotografica al collo, comincio a camminare avvolto dal silenzio di una comunità ancora dormiente.

C’era un po’ di foschia quella mattina che sembrava cercasse invano di tenere a bada i raggi del sole che invece si facevano strada colorando il cielo di un rosso intenso.

Il contrasto con il neon ancora acceso era straordinario.

DSC_3136

A rendere lo splendido panorama davanti a me ancora più suggestivo, ad un certo punto, è apparso un cowboy che, a cavallo del suo destriero, ha iniziato ad attraversare una Route 66 deserta.

Alle sue spalle la scritta “Clint Eastwood è stato qui” rendeva ancora più surreale e suggestivo lo scenario davanti a me.

Meraviglia!

DSC_3119

E’ estremamente rilassante scattare foto alla vecchia highway mentre Tucumcari è ancora nel dormiveglia.

Sembra davvero che il tempo scorra più lento del solito.

I miei rituali della mattina sono proseguiti con la classica colazione dal Kix on 66 e, questa volta, prima di tornare nella lobby del Blue Swallow per le ultime chiacchiere con Nancy e Kevin, sono passato da Gar del Tee Pee Curios, il gift shop che si trova sul lato opposto della vecchia highway rispetto al motel.

Curiosamente durante le mie 5 visite a Tucumcari non ho mai avuto modo di stringere legami particolari con Gar.

Sono entrato diverse volte nel gift shop, ho anche acquistato delle cose, ma da cliente nulla di più.

Nell’ultimo anno invece ho iniziato a chiacchierare con lui tramite Facebook e quindi incontrarsi per questa “nuova” prima volta era emozionante.

E così in effetti è stato.

Siamo stati un’oretta nel locale, abbiamo coinvolto Gar nella nostra solita diretta, gli ho lasciato diverse foto che avevo fatto gli anni precedenti al suo locale e poi ci siamo salutati.

E’ stata una sosta piacevole che mi ha permesso di aggiungere un amico in più alla lista delle splendide persone con le quali mi tengo in contatto quando sono a casa e che incontrerò di nuovo con piacere al mio prossimo viaggio sulla Route 66.

DSC_3208

Il tempo comunque passava ed era il momento di lasciare, a malincuore, Tucumcari ed il Blue Swallow.

Abbiamo trascorso gli ultimi momenti insieme a Nancy e Kevin, scattandoci altre foto prima di salutarci e darci appuntamento al prossimo anno.

Probabilmente però non andrà così, al termine del mio viaggio, una volta a Chicago, ho letto sulla pagina Facebook del Blue Swallow che Nancy e Kevin hanno deciso di mettere in vendita il loro splendido motel.

Gli anni passano, il figlio non ha intenzione di rilevare l’attività ed anzi si è trasferito lontano dal New Mexico presso la famiglia della moglie.

Gestire un motel è un’attività pesante e Kevin ha deciso che era giunto il momento di passare la mano.

Mi è profondamente dispiaciuto ed ho condiviso con loro la mia amarezza, come quella di tantissimi appassionati che hanno commentato la notizia; spero che chiunque rileverà lo splendido motel possa essere alla loro altezza.

Ma sarà dura.

Per quanto mi riguarda perderò degli splendidi punti di riferimento, delle persone che al di la del loro ruolo di gestori del motel mi hanno sempre dimostrato amicizia.

Ci siamo salutati quindi, un saluto, per me, in quel momento inconsapevole.

E con il solito “magone” o lasciato lentamente Tucumcari in direzione est.

Questa volta non ho percorso il tratto sterrato che da San Jon arriva a Glenrio, ho scelto di fare il tratto più recente, anche se a Glenrio ci sarei poi arrivato attraverso la EXIT 0 della I40.

La “prima volta” degli incontri lungo la Route 66 è proseguita con Jerry del Russell’s Truck & Travel Center, uno splendido museo dell’automobile a Glenrio.

Non è solo un museo in verità, ma è anche un market, un diner ed una stazione di servizio.

Anche Jerry non lo avevo mai incontrato nonostante fosse la quarta volta che passavo di li.

E’ tra le mie amicizie di Facebook da tanti anni ma non avevo mai interagito con lui.

Questa volta, dopo aver passeggiato tra le macchine e mentre ero in procinto di uscire, dall’interno di una stanza ho sentito una voce che mi salutava e ringraziava per la visita, ho risposto al saluto e dopo un po’ quella voce mi chiesto: “posso sapere il tuo nome per cortesia?”

Io ho risposto: “mi chiamo Franco”, ed a quel punto dalla stanza è uscito Jerry che mi ha detto: “siamo amici su Facebook da parecchio tempo, ti avevo riconosciuto mentre passeggiavi nel locale!”.

Abbiamo cominciato a ridere ed abbiamo passato un po’ di tempo a parlare della Mother Road e del viaggio che stavo facendo.

Un’altra bella persona della Route 66.

DSC_3240

Dopo aver lasciato il locale ho letto una notifica di Facebook dove Jerry avvisava un altro roadie del mio arrivo.

La Route 66 è una splendida famiglia.

Dopo la deviazione per Glenrio, che pur nella sua desolazione trovo sempre splendida, sono arrivato al Midpoint di Adrian.

Era strano arrivarci dalla parte opposta.

Di solito quando arrivo li cominciano le riflessioni sugli splendidi posti attraversati, quelli ad est, in assoluto i miei preferiti.

Adoro l’est della Route 66 ed arrivare al Midpoint significava esserseli messi alle spalle, cominciare a riviverli attraverso i ricordi.

Questa volta li avevo davanti a me, ancora tutti da vivere.

Ma anche quello che avevo appena vissuto era stato stupendo, cosa potevo aspettarmi di più?

Le mie convinzioni ed i miei gusti personali stavano vacillando.

Passata Vega, la destinazione è stata il Cadillac Ranch, un classico di questa parte della Route 66.

E poi infine Amarillo, dove ci sarebbe stata un’altra “prima volta”.

Ho sempre sottovalutato Amarillo, dedicando tempo solo al Cadillac Ranch, al Big Texan e ad un passaggio veloce lungo la 6th Ave, il nome che la vecchia Highway assume quando attraversa la cittadina texana.

Ma li sulla 6th c’è Bob “Crocodile” Lile, un artista, un texano verace, che ogni volta che postavo foto su Facebook, ed ormai lo faccio da diversi anni, non perdeva occasione per sottolineare che da lui non ero mai passato.

Era quindi giunto il momento per rimediare.

“Don’t mess with Texas” recita un famoso detto, che possiamo estendere anche ai suoi abitanti.

Scherzi a parte, Bob è una persona piacevolissima.

Ha seguito il mio viaggio verso est su Facebook e quindi si aspettava che, questa volta, passassi da lui.

Accompagnato dal suo inseparabile cane Lady, mi ha mostrato tutte le sue realizzazioni.

Bob, tra le altre cose, realizza gioielli utilizzando pezzi di vernice staccati dalle macchine del Cadillac Ranch; oggetti davvero molto belli.

Bob inoltre è prodigo di consigli su dove dormire e dove mangiare ad Amarillo.

Dopo i saluti ho proseguito la mia passeggiata sulla 6th prima di dirigermi verso il Big Texan dove avevo prenotato la mia stanza per la notte.

La metà strada era quindi superata, stavo lentamente lasciando il desertico west per dirigermi verso l’est verde e rigoglioso.

Le emozioni che la parte ovest della Route 66 mi ha regalato questa volta sono state enormi.

Viaggiare ed essere atteso, essere riconosciuto per le foto che da anni posto nei gruppi americani della Route 66, incontrare amici che mi ringraziavano del piccolo aiuto che avevo fornito nell’organizzazione del loro viaggio, è stato davvero emozionate.

La Route 66 non è solo una splendida strada densa di storia e di cimeli, ma una comunità di persone che si conoscono e che ti accolgono tra di loro con entusiasmo.

Mi hanno ringraziato per quello che faccio per pubblicizzare la Route 66, una strada che vive di questo, una strada annullata, cancellata, dimenticata da tutti.

Una strada superata e che, per coloro che vivono un progresso senza cuore, è abitata da gente che “va a tre cilindri”.

Una strada, invece, che è uno straordinario “stargate” che ci conduce in un mondo bellissimo, un mondo nel quale non ti senti mai da solo e nel quale trovi sempre un sorriso pronto a trasformare una giornata ordinaria in uno splendido momento che non dimenticherai più.


Ribbon

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La meravigliosa “Ribbon Road”