Archivio per la categoria ‘USA’

Deep South & Route 66. Chicago – Italia

Pubblicato: dicembre 14, 2019 in Route 66, USA

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Tratto Chicago – Italia
Data 2 Settembre 2019
Hotel
Km Percorsi

E’ stato un viaggio emozionante.

Un viaggio che mi ha permesso di visitare gli stati del sud, e di ripercorrere, ancora una volta, il mio tratto preferito della Route 66.

Sono tornato ancora una volta nella “mia” Tucumcari e nello splendido Blue Swallow Motel; sono ormai 6 volte consecutive che mi fermo nella splendida cittadina del New Mexico e nel suo storico, meraviglioso motel.

Ed essere li è un po’ come sentirsi a casa.

E’ stato un viaggio che mi ha fatto conoscere posti e storie che avevo fino ad ora trascurato, che mi ha fatto innamorare di personaggi che conoscevo ma dei quali non avevo mai approfondito la storia.

E’ stato un viaggio lungo e dispendioso, ma che mi a lasciato dentro immagini ed emozioni straordinarie.


Un video che raccoglie una sintesi delle immagini del viaggio

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Tratto Carlinville – Chicago
Data 1 Settembre 2019
Hotel Super 8 Elk Grove
Km Percorsi 415,5

 

Il primo settembre è stato l’ultimo giorno di questo mio splendido viaggio, la cui conclusione non poteva che essere lungo la mia strada preferita.

Da Carlinville avrei raggiunto Chicago da dove, il giorno successivo, sarei tornato a casa.

E’ un tratto denso di cimeli e di storie, un tratto che resta nel cuore.

Svegliarsi con la pace di Carlinville e del suo Carlin Villa Motel è stata una bella esperienza.

Non solo è stato un tuffo nel passato, come del resto quasi ovunque lungo la vecchia highway, ma è stata una boccata d’ossigeno, un respiro a pieni polmoni a contatto con la splendida campagna dell’Illinois.

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La mattina, prima di lasciare il motel, ci siamo scambiati alcuni messaggi con Penny, un’amica di Facebook che avrei già dovuto incontrare lo scorso anno ma, per problemi di tempo, non ci riuscii.

Stavolta è andata meglio.

Ma prima dell’incontro c’era ancora da percorrere uno dei tratti più belli di questa zona, quello che un tempo, prima dell’avvento della US Highway 66, si chiamava IL4.

Si trovano su questo splendido tracciato le Turkey Tracks, le impronte lasciate da un manipolo di tacchini sul cemento ancora fresco prima che quel tratto diventasse US66, e soprattutto, poco più avanti, si incontra la splendida Auburn Brick Road, quel breve tracciato in mattoni rossi che non è solo una strada ma pura poesia.

L’ho attraversata 5 volte, all’alba, al tramonto, con le nuvole e con il sole ed ha sempre regalato emozioni.

E’ stato bello attraversarla ancora.

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Arrivati a Springfield finalmente ho incontrato Penny, insieme a sua madre ed a Marie, una sua amica, un artista che crea splendide magliette della Route 66.

Consumiamo un’ottima colazione al Motorheads Bar & Grill, un diner di recente costruzione ma dalle grandi ambizioni.

Adiacente al locale, di suo già molto bello, sta nascendo un museo della Mother Road.

Passiamo bei momenti insieme, Penny è una forza della natura, una vera appassionata della Mother Road.

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Ripreso il viaggio le fermate sono sempre numerose.

Atlanta con il suo Tall Paul, Pontiac, Funks Grove, Gardner e le splendide stazioni di servizio di Odell e soprattutto Dwight.

Tutto sembrava li fermo ad aspettarmi, a solo un anno di distanza dall’ultima volta.

E poi Wilmington, con il suo Launching Pad Drive In, il diner adiacente al Gemini Giant, il primo Muffler Man che si incontra percorrendo la vecchia highway westbound.

Il locale è stato riaperto da poco più di un anno, ha operato come gift shop e tourist information center fino a poco prima dell’estate per poi, finalmente, tornare operativo come ristorante.

L’impegno di Tully e Holly, i due simpaticissimi proprietari, è stato immenso.

Li abbiamo finalmente conosciuti, dopo che lo scorso anno non riuscimmo ad arrivare in tempo.

Sono amico di Holly su facebook, ma non ci eravamo mai incontrati.

È stato un incontro piacevole, mi hanno raccontato un po’ di loro, del loro imminente matrimonio e del loro viaggio di nozze in Europa che forse includerà anche Roma.

Il mio invito ad incontrarsi qualora dovessero venire nella mia città non è mancato.

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Nel locale poi c’era un altro amico di Facebook ed il direttore della rivista più famosa della Mother Road, “Route 66”, che con piacere ho conosciuto.

Abbiamo trascorso parecchio tempo li dentro a fotografare il locale ed il piccolo museo posto al suo interno, e poi ancora altre foto fuori.

Il viaggio era ormai al termine.

Ho fatto benzina, ho ripreso il viaggio verso Chicago ed ho cominciato, dentro di me, a tracciare un primo bilancio.

E’ stato un viaggio lungo, intenso e terribilmente appassionante.



Le “dirette” video

Il Riviera Restaurant

Il Tall Paul

Deep South & Route 66. Cuba – Carlinville

Pubblicato: novembre 30, 2019 in Route 66, USA

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Tratto Cuba – Carlinville
Data 31 Agosto 2019
Hotel Carlin Villa Motel
Km Percorsi 323,8

L’alba quest’anno a Cuba è stata fredda e nuvolosa; lo scorso anno la temperatura era decisamente più estiva con un’afa molto intensa.

Ho passeggiato per un bel po’ scattando la solita enorme quantità di foto; Cuba è un altro di quei posti lungo la 66 dove sfogo sempre la mia voglia di fotografare.

Finalmente la mattina ho incontrato Connie, la simpaticissima proprietaria del motel.

E’ sempre un piacere conversare con lei in un contesto come quello del suo negozio che è un misto tra una baita di montagna ed un classico locale sulla 66.

Sono rimasto li un bel po’ parlandole del mio viaggio ed ascoltando i suoi racconti su questo ultimo anno nel suo motel.

Dopo la consueta colazione da Shelly’s ho ripreso il viaggio verso est con destinazione Carlinville in Illinois.

Il tempo è stato clemente e mi ha permesso di fermarmi diverse volte durante il viaggio.

Ma prima di lasciare Cuba era d’obbligo tornare un po’ indietro, giusto qualche km per visitare ancora una volta il Bob’s Gasoline Alley ed il Fanning Route 66 Outpost con la sua enorme sedia a dondolo sempre in bella vista.

Prima di lasciare il Missouri si attraversa St. Louis, una città che non mi ha mai attratto particolarmente.

Il tratto della Route 66 che l’attraversa, fino al Chain of Rocks Bridge, trasmette sempre sensazioni di pericolo; non è affatto una bella zona.

Per pranzo, prima di affrontare l’ultimo tratto giornaliero in Illinois, ho fatto una breve deviazione verso il Twistee Treat Diner di Livingston, un locale molto bello dove si può anche mangiare un ottimo hamburger.

Trascorrere del tempo nel diner è piacevole, così come passeggiare all’interno dell’enorme magazzino adiacente, pieno di oggetti ogni tipo, da vecchi mobili, varie chincaglierie d’epoca, fino ai classici souvenir della Route 66.

E prima di lasciare il locale è d’obbligo un passaggio nel negozio di dolci sempre adiacente al diner.

E poi l’Henry’s Rabbit Ranch del simpaticissimo Rich.

Sono passato diverse volte da Rich ed ogni volta è piacevole conversare con lui, la sua è senza dubbio una delle tappe più belle del tratto della vecchia highway in Illinois.

Carlinville non era lontana e le tappe si sono succedute in sequenza.

Litchfield, Mt Olive ed un pezzo di Italia con il santuario della Vergine Maria a Raymond, una statua in marmo di Carrara fatta arrivare negli anni 50 direttamente dal nostro paese.

Da li a Carlinville il tragitto è breve, ad aspettarmi c’era il Carlinvilla Motel dove avrei trascorso la notte.

Di solito in questa zona mi fermo a Springfield al Route 66 Motel and Conference Center, ma questa volta ho preferito fermarmi lontano dalla città, ed il Carlinvilla è decisamente meglio del più appariscente hotel di Springfield.

Carlinville è molto bella, una piccola perla incastonata nel verde dei campi dell’Illinois.

Ho passeggiato un po’ intorno alla piazza del paese, sbirciando tra le vetrine ed in quello che un tempo fu il locale occupato dallo storico Ariston Cafè, prima che il riallineamento della Route 66 verso Litchfield portò via anche lui.

Ho scattato diverse foto, prima di rientrare nel motel, aspettando il buio; il mio solito tentativo di allungare il più possibile la giornata.

La fine del viaggio si stava avvicinando e con lei la nostalgia per tutti i bei posti e le belle persone che avevo avuto modo di vedere ancora.

Ma c’era l’ultimo tratto ancora da percorrere, uno dei più belli della vecchia 66.



 

Le “dirette” video

Il Chain of Rocks Bridge

Shrine of Our Lady of the Highways

Deep South & Route 66. Tulsa – Cuba

Pubblicato: novembre 23, 2019 in Route 66, USA

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Tratto Tulsa – Cuba
Data 30 Agosto 2019
Hotel Wagon Wheel Motel
Km Percorsi 579,5

 

Anche a Tulsa mi sono svegliato presto.

Nonostante sia una città molto grande, il tratto che scorre davanti al Desert Hills, la vecchia US 66 denominata 11 Str., ha un fascino molto forte.

Il cielo era minaccioso e la mattina presto avevo ricevuto un paio di messaggi di allerta flash flood che in realtà, fortunatamente, non c’è stato.

Ho trascorso parecchio tempo li fuori al motel a scattare foto alla sua splendida insegna, è davvero una delle più belle della vecchia highway.

Alla partenza, appena entrato nella reception per restituire le chiavi, la titolare allunga le mani verso di me per porgermi un cuscino bianco con la serigrafia della splendida insegna del motel.

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Io rimasi sorpreso e le chiesi se fosse per me e lei confermò.

È stato un gesto davvero carino, e non dovuto, da parte della splendida coppia di titolari, un gesto che fa capire bene di che pasta è fatta la gente della Route 66.

Sono rimasto li con loro a chiacchierare un po’ del motel e della difficoltà che molti dall’Italia (me compreso) hanno nel trovare una mail per prenotare; il titolare mi ha dato un biglietto da visita e mi ha ringraziato.

Prima di arrivare ad una delle tappe più attese del viaggio, sono rimasto ancora un po’ nella dormiente Tulsa per scattare qualche foto ai nuovi cimeli, lo Space Cowboy, un nuovo muffler man (o space man come più correttamente è identificato) ed alla nuova scultura posta in una delle rotonde del vecchio tratto della Route 66.

Ho ripreso il viaggio verso est, ma subito c’è quella che ho appena definito la fermata più attesa: la Blue Whale di Catoosa della mia amica Linda.

Sono arrivato li con il gift shop ancora chiuso e con nessun turista all’interno.

Dopo un po’ è arrivata Linda e mentre era intenta ad aprire il negozio l’ho salutata e lei mi ha chiesto da dove venissi.

Le ho risposto “Linda, ma non mi riconosci?”, e lei girandosi mi vede e mi viene incontro per abbracciarmi.

È stato molto divertente, ero sicuramente l’ultima persona che si aspettava di vedere li la mattina presto.

Sono rimasto con lei parecchio a parlare del futuro della Blue Whale, del suo futuro e di tante altre cose.

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Ci siamo scattati diverse foto dopodiché ho ripreso il viaggio verso gli altri splendidi cimeli che questo tratto regala, su tutti la splendida Ribbon Road, affascinante come sempre.

E poi ancora Commerce con le sue splendide stazioni di servizio ed il Kansas con il Cars on The Route ed il bellissimo Rainbow bridge incastonato nei boschi il cui verde quel giorno era enfatizzato dalla pioggia caduta copiosa durante la notte.

E poi il Missouri, un altro stato il cui tratto della vecchia Highway lascia senza fiato.

Le fermate sono state come al solito numerose.

Una tappa veloce alla Gay Parita Gas Station di Paris Springs per consegnare a George e Barbara una foto scattata insieme l’anno prima,  poi la ricerca dei cimeli meno conosciuti della Mother Road, come il John’s Modern Cabins, ma soprattutto lo Stonydell Artesian Well di Arlington.

Lo Stonydell Artesian Well, come si evince dal nome, è un pozzo artesiano il cui tubo, con l’effige della Route 66, affiora dal terreno.

Scorre ancora acqua da quel pozzo, che un tempo alimentava un resort che si trova li vicino e che ha il suo stesso nome.

La gente del posto ricorda ancora i bagni fatti in una piscina alimentata dall’acqua gelida.

E’ un cimelio da appassionati che io da anni volevo vedere.

Lo scorso anno la chiusura per lavori della I44 me lo impedì.

E’ infatti più facilmente raggiungibile dalla I44 (solo a pochi metri dalla strada) piuttosto che dalla Hwy D, il nome assunto oggi dalla Route 66, anche se parcheggiare sulla corsia di emergenza di una Interstate non è mai cosa tranquilla.

Ma, nonostante la pioggia tenue, non potevo non fermarmi per vederlo; finalmente.

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La giornata si è conclusa con l’arrivo al Wagon Wheel Motel di Connie, era la mia seconda volta in quel motel, uno dei più belli della Route 66.

Dopo la cena al Missouri Hick Barbecue (preferisco di gran lunga il Four way) parte la consueta caccia alla foto più bella della splendida insegna del Wagon Wheel.

Quest’anno il motel era cinto da una luce blu, cosa che l’anno scorso non c’era.

Ho trascorso più di un’ora li fuori a scattare foto, quest’anno con una temperatura decisamente più fredda dell’anno scorso.

La giornata si è conclusa ancora una volta molto tardi, a notte fonda, con la mente piena di bellissimi ricordi.



Le “dirette” video

Il nascondiglio di Bonnie e Clyde

Il Gasconade Bridge

La Gay Parita Gas station

Deep South & Route 66. Shamrock – Tulsa

Pubblicato: novembre 16, 2019 in Route 66, USA

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Tratto Shamrock – Tulsa
Data 29 Agosto 2019
Hotel Desert Hills Motel
Km Percorsi 506,5

L’alba del 29 agosto a Shamrock è stata straordinaria.

Mi sono alzato presto per immortalare il sole che faceva capolino dietro al monumentale U-DROP INN.

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Gli spazi aperti che spesso la Mother Road offre al viaggiatore enfatizzano momenti come questi.

Ed è nelle piccole comunità che puoi goderne, quando davanti a te hai solo una splendida, lunga striscia di asfalto dal fascino magnetico.

E’ stata una giornata intensa quella che da Shamrock mi avrebbe condotto a Tulsa, un tratto lungo che conosco molto bene e che è denso di piccoli, grandi cimeli che toccano il cuore.

Ho iniziato trascorrendo un po’ di tempo all’interno del U-DROP INN, nel vecchio cafè, cercando di carpirne quel fascino vintage che trasmette con forza.

All’interno del locale sono stato avvicinato da due viaggiatori italiani che mi seguono attraverso internet, ho trascorso con loro un po’ di tempo scambiando pareri su alcune zone degli USA.

Dopo poche bellissime miglia di vecchio tracciato in cemento, sono entrato in Oklahoma, Texola è la prima comunità, una ghost town che affascina.

In Oklahoma c’è la storia della Route 66, quella che commuove e che entusiasma.

La Route 66 nasce qui.

I tratti sono tra i più belli dell’intero percorso della Mother Road, e percorrerli è straordinario.

La sosta per il pranzo è stata al Lucille’s Roadhouse, dove ho consumato un hamburger ordinario che non mi lascerà particolari ricordi.

A volte questi locali sono un po’ degli specchietti per le allodole, con la loro fattura accattivante e l’uso di scudetti della vecchia highway un po’ ovunque ed un nome, quello della “Mother della Mother Road”, che ha il solo scopo di attirare viaggiatori.

Era la seconda volte che mi fermavo li e non ho trovato sostanziali differenze.

C’è di meglio, molto meglio lungo la Route 66.

La Lucille Service Station, la stazione di servizio della Mother of the Mother Road è, come sempre, la tappa più importante quando mi trovo a percorrere la vecchia highway in questa zona.

Ma questa volta, finalmente, sono anche riuscito ad esaudire un mio desiderio, quello di fermarmi qualche minuto sulla tomba di Lucille, nel piccolo cimitero di Hydro.

Avevo le coordinate gps del cimitero e trovarlo è stato semplice.

Per la tomba avevo visto delle foto che mi avevano dato un’idea della sua collocazione.

Individuarla è stato semplicissimo: uno scudetto della strada su cui ha vissuto la sua intera vita è rappresentato sulla lapide.

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Il vento era fortissimo e mitigava il caldo di quella giornata.

Ho scattato un po’ di foto prima di dirigermi ancora una volta verso la stazione di servizio dove Lucille ha trascorso 60 anni della sua vita.

La strada che si trova li di fronte, la vecchia US Highway 66, è un concentrato di nostalgica poesia.

Si potrebbe scrivere tantissimo su questo breve tratto: dai saliscendi che la rendono simile delle dolci montagne russe, al suo scorrere parallelo alla odiata I40, al frastuono di questa paragonato al silenzio che la vecchia highway regala pur trovandosi solo a pochi metri, ma, soprattutto, pensando allo stato d’animo di Lucille, nel vedere le auto scorrere veloci e distratte sulla nuova autostrada, quelle stesse macchine che un tempo viaggiavano sulla sua US 66 e si fermavano da lei per un pieno di benzina, per una camera e, più tardi, anche per un autografo su una foto che la ritraeva.

Era la mia quinta volta li ma l’emozione è stata la stessa.

Ho scattato un’infinità di foto sia alla struttura che alle splendide dune formate dallo scorrere della vecchia highway; solo chi non ha cuore può non amare questo tratto.

Il viaggio verso Tulsa è ripreso percorrendo un tratto che amo profondamente, quello tra Hydro e El Reno; qui la vecchia highway da il meglio di se.

Il vecchio tracciato in cemento portland è un continuo, inarrestabile invito a fermarsi per immortalarlo e per godere dello splendido paesaggio che la vede arrampicarsi per poi scendere, curvare, nel rispetto della natura, dei campi che la cingono stringendola in un abbraccio.

Mi sono fermato spesso lungo questo tratto nonostante ormai qui sia di casa.

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Arrivato ad Arcadia, dopo una consueta sosta da Pops, questa volta di giorno con le luci ancora spente (lo scorso anno mi trovavo li di notte ed ho potuto finalmente riprendere i colori diffusi dall’enorme bottiglia), mi sono diretto verso quello che oggi è chiamato “OK County 66 – John’s Place”, il piccolo, grande mondo di John Hargrove.

Ho raccontato di John e dei miei 2 precedenti incontri con lui qui, due incontri emozionanti con una persona speciale.

Le ultime due volte, nel 2017 e nel 2018, non sono riuscito ad incontrarlo.

Il suo “regno” era chiuso.

Parlando con lui mi ha confidato che in realtà la mattina tende ad essere chiuso per poi aprire nel pomeriggio fino a tardi.

Arrivato li ho trovato il cancello aperto, ho preso le mie foto delle volte precedenti e glie le ho consegnate dopo averlo salutato.

E’ stato ancora una volta un bel momento, proseguito con l’illustrazione delle ultime opere su cui sta lavorando e con la nuova visita al suo piccolo drive in ed al diner , opere che spesso vengono usate dagli appassionati della Route 66 per proiettare video e per altri eventi che coinvolgono la Mother Road.

Abbiamo anche trascorso un po’ di tempo alla ricerca delle mie vecchie firme sui suoi guest books.

È incredibile, ma John conserva tutti i guest books in un armadio, tutti divisi per anno.

Passai da lui nel 2014 (a settembre) e nel 2015 (ad agosto) e siamo riusciti a trovare le mie dediche di allora.

Ero davvero felice di averlo incontrato ancora una volta.

Ripreso il viaggio verso est le fermate si sono susseguite frequenti, così come le dirette video.

Una di queste l’ho girata alla Threatt Filling Station di Luther, uno dei pochi luoghi nei quali i viaggiatori afro americani, ai tempi della segregazione, potevano fermarsi senza rischiare la vita.

Un luogo che, pur non figurando all’interno del Green Book, per anni ha rappresentato una delle poche oasi sicure per i viaggiatori di colore lungo la Route 66.

E poi ancora i cimeli di Sapulpa fino ad arrivare verso sera a Tulsa.

A Tulsa il motel è stato il Desert Hills, un luogo difficile da prenotare se non altro perché nel loro sito c’è solo il numero di telefono e nulla di più.

Ho cercato a lungo l’indirizzo mail che casualmente sono riuscito a recuperare.

La sua insegna al neon è stupenda, una delle più belle dell’intero percorso della vecchia highway.

Ha catturato la mia voglia di foto per tutta la serata.

E’ un’insegna che richiama la voglia di vivere intensamente la US Highway 66.



Le “dirette” video

John Hargrove (Arcadia, Oklahoma)

 

Tratto El Reno – Hydro (Oklahoma)

 

Threatt Fillin’ Station (Luther, Oklahoma)

 

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Tratto Tucumcari – Shamrock
Data 28 Agosto 2019
Hotel Western Motel
Km Percorsi 356,1

 

La notte al Blue Swallow è sempre breve.

Vado a letto tardi e mi alzo all’alba per immortalare il risveglio della splendida cittadina del New Mexico.

A Tucumcari, ogni volta, scatto un’infinità di foto ed è sempre una fatica sceglierle, soprattutto decidere quali scartare, mi sento come se facessi un torto alla splendida comunità.

L’alba questa volta non è stata “potente” e colorata come negli anni passati.

Il cielo era coperto ma comunque non mi ha impedito di riempire, come al solito, la mia card di foto che alimenteranno la nostalgia ogni volta che le riguarderò.

Come sta succedendo adesso.

Quel giorno sarebbe partito il mio viaggio lungo il tratto est della Route 66, poco più di 2000Km mi avrebbero condotto a Chicago, il termine est della vecchia highway.

E’ un tratto splendido, lo preferisco per la sua “poesia” a quello ad ovest del midpoint di Adrian; il suo modo ingenuo di raccontare le storie della vecchia highway unito ad un paesaggio più “gentile” li trovo irresistibili.

L’ovest è più violento.

È allo stesso modo affascinante, ma se devo scegliere non ho dubbi, il mio cuore batte per il tratto est.

Ma prima di partire verso la tappa di giornata, Shamrock in Texas, dovevo ancora godermi il lento risveglio di Tucumcari.

Ho passeggiato, come al solito, lungo la vecchia highway, immerso nel silenzio ed illuminato dai neon ancora accesi.

Tucumcari è in assoluto il posto dove la mia indole abitudinaria da il meglio di se.

Mi trovo ormai ogni anno a ripetere dei riti che adoro ed ai quali non posso e non voglio rinunciare.

La passeggiata la mattina presto, la colazione al Kix on 66, il caffè nella lobby del Blue Swallow scambiando 4 chiacchiere con Nancy e Kevin, la partenza condita con l’ennesima visita ai cimeli già visti il giorno prima, una sorta di arrivederci all’anno successivo.

Il saluto con Nancy e Kevin è stato come al solito caloroso, sono davvero contento di averli ritrovati ancora una volta.

Il motel è in vendita e prima o poi lasceranno, ma non ci perderemo di vista.

Li ho invitati a Roma ed a loro volta mi hanno invitato ovunque si trasferiranno.

Sono davvero due belle persone.

Prima lasciare Tucumcari ho fatto una sosta al New Mexico Route 66 Museum, un’immersione negli splendidi cimeli della Mother Road.

Il gestore ad un certo punto, dopo aver chiacchierato un po’, mi avvicina per farmi vedere un video su Tucumcari che avevo postato la mattina in uno dei gruppi di Facebook chiedendomi se fossi proprio io ad averlo fatto.

E’ bello essere parte della grande famiglia della Route 66, ogni piccola cosa che fai per raccontare al mondo la Mother Road diventa importantissima.

Nel viaggio verso est c’è sempre spazio per una sosta a Glenrio da Jerry, al Russel Center, uno splendido museo dell’automobile pieno zeppo di bellissimi cimeli tra i quali le più belle automobili d’epoca che si incontrano lungo la Mother Road.

Mi ero fermato da Jerry anche lo scorso anno, è sempre piacevole incontrarlo e scambiare due chiacchiere con lui.

Gli ho lasciato una foto con tutte le splendide persone della Route 66 che ho incontrato negli anni passati ed ho ripreso il viaggio verso Shamrock.

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Le soste a queste parti sono un classico dei viaggi lungo la Route 66: Glenrio, la ghost town, Adrian ed il Midpoint Cafè con la sua ugly crust pie, il Cadillac Ranch, che dopo 5 volte finalmente l’ho trovato completamente asciutto senza le odiose pozzanghere intorno alle automobili, e poi altre soste per rivedere gli splendidi cimeli di questa parte del Texas.

Sono arrivato al Western Motel nel tardo pomeriggio giusto in tempo per vedere lo splendido tramonto i cui colori avvolgevano l’imponente U-DROP INN, il monumento di questa piccola comunità texana posto proprio davanti al motel.

La mia stanza infatti era esattamente davanti alla struttura.

Il titolare del motel, che è tra le mie amicizie di Facebook da un po’, mi ha riservato la stanza davanti alla struttura, un altro gesto molto carino da parte della splendida gente della Route 66.

Al mio arrivo non c’era, ma ci siamo parlati al telefono mentre ero nella lobby.

La serata anche qui è stata lunga, illuminata dalle splendide luci verdi del U-DROP INN; era tanto che volevo vederlo di notte, e questa volta piuttosto che ad Amarillo come negli anni passati, ho appunto scelto di fermarmi qui a Shamrock.

E scelta migliore non potevo fare.



Le “dirette” video

Russel’s Truck & Travel Center (Glenrio, New Mexico)

U-DROP INN (Shamrock, Texas)

Cadillac Ranch (Amarillo, Texas)

Giant Cross (Groom, Texas)

Phillips 66 Gas station McLean (Texas)

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Tratto Abilene – Tucumcari
Data 27 Agosto 2019
Hotel The Blue Swallow Motel
Km Percorsi 571,3

 

Abilene è stata semplicemente una tappa per spezzare il lungo viaggio dal sud degli USA fino alla Route 66; la vecchia highway, infatti, mi avrebbe accompagnato da Tucumcari a Chicago.

Era la quinta volta che percorrevo il tratto est della Mother Road.

Abilene è una città caldissima, alle 21 c’erano ancora più di 40 gradi, ma il giorno della partenza pioveva e faceva freddo.

Non esistono mezze misure da queste parti.

Il viaggio è stato lungo, abbiamo attraversato piccole comunità tipiche della zona, piccoli agglomerati urbani che sembravano usciti da un restyling di vecchi films western.

Man mano che mi avvicinavo a Tucumcari l’emozione saliva.

Sarebbe stata la mia sesta volta nella piccola cittadina del New Mexico, un posto che adoro e che per me è la sintesi perfetta di tutto quello che rappresenta la Route 66.

Sono arrivato a Tucumcari sia da est che da ovest, ma mai da sud.

La Tucumcari Mountain, in mezzo alle sterminate praterie, si ergeva davanti a me quasi a darmi il benvenuto, pochi km prima di arrivare in città.

Come sempre ho seguito i miei consueti rituali: ho scelto una canzone tratta dalla colonna sonora di Cars, “Find yourself” di Brad Paisley questa volta, una canzone che trovo perfetta per descrivere le sensazioni che provo quando viaggio lungo la vecchia highway, ed ho acceso la telecamera per riprendere il mio arrivo al motel che amo più di tutti: il Blue Swallow.

Anche qui, al Blue Swallow sarebbe stata la mia sesta volta.

Ho parcheggiato, come lo scorso, anno di fianco al motel, imitando perfino i gesti ed il percorso per attraversare la strada.

Ero emozionato, nonostante ormai qui sia di casa.

Nella Lobby mi accoglie Nancy con un abbraccio; è indescrivibile la sensazione che provo ogni volta che entro nel Blue Swallow.

Chiacchieriamo un po’ e poi, anche quest’anno, svela una piacevolissima sorpresa.

Al posto della stanza numero 5 che avevo prenotato, Nancy e Kevin ci regalano la Lillian Redman Suite, la stanza più grande, più bella dedicata a Miss Lillian, la storica, indimenticata, proprietaria del motel.

Sorpresa più bella non potevo avere, un bellissimo gesto da parte di Nancy e Kevin, davvero due splendide persone.

Comincio a fotografare la stanza prima di disfare le valigie, e registro la consueta “diretta video” partendo dalla preghiera che Miss Lillian faceva trovare in ogni stanza ai viaggiatori della Route 66.

Sembravo tarantolato, saltavo da una parte all’altra della stanza, dentro e fuori, cercando di accumulare più foto possibili.

Mentre ero fuori ad immortalare ancora il bellissimo neon incontro Kevin che saluto con un abbraccio.

E’ davvero bello essere di nuovo al Blue Swallow Motel, nella “mia” Tucumcari.

Passo un po’ di tempo nella lobby ascoltando i racconti di Nancy e Kevin sul loro futuro e sulla loro volontà di avvicinarsi al resto della famiglia.

Nel motel soggiornano anche dei ragazzi ai quali, tramite Facebook, avevo dato qualche suggerimento per il loro viaggio sulla Route 66 e con loro trascorriamo una piacevole serata cenando al Pow Wow.

Usciti dal ristorante a notte fonda mi sono riappropriato della mia passione per quella strada e per le luci del motel e delle altre attività limitrofe.

Armato di cavalletto e macchina fotografica comincio a scattare un’infinità di foto cercando prospettive diverse dalle volte precedenti.

È stata una bellissima giornata, densa di emozioni come solo la Route 66 sa regalare, una giornata condita da piacevoli sorprese e dall’affetto di Nancy e Kevin.

Ho cercato di prolungarla oltremodo uscendo di nuovo in strada, a notte fonda, dopo aver montato le dirette video al pc.

Quando sono a Tucumcari ed al Blue Swallow il tempo non basta mai.



Le “dirette” video

Il Blue Swallow Motel

Tucumcari

Deep South & Route 66. San Antonio

Pubblicato: ottobre 27, 2019 in USA

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Tratto Houston – San Antonio
Data 26 Agosto 2019
Hotel Holiday Inn Express
Km Percorsi 417,8

 

San Antonio è, tra le altre cose, famosa per la presenza di Fort Alamo.

Fort Alamo, originariamente una missione francescana, è diventato il simbolo della tenacia e del coraggio di un popolo che prima ancora di sentirsi americano si sente profondamente texano.

Il forte è visitabile gratuitamente, anche se fuori dalle mura, se si vuole, sono disponibili delle guide che, a pagamento, accompagnano i visitatori.

All’interno, oltre all’immancabile gift shop, c’è una sala con una mostra fotografica, alcuni reperti d’epoca e dei monitor sui quali vengono trasmessi video che illustrano la storia del luogo.

Tra gli eroi di Alamo figura David Crockett, un personaggio leggendario molto amato sul quale sono stati girati diversi film.

Prima di riprendere il viaggio verso Abilene, tappa interlocutoria in attesa di riagganciare la Route 66, la giornata è proseguita con una rilassante passeggiata per le vie della città e lungo la River Walk, ai bordi del fiume San Antonio, approfittando dell’ombra che mitigava le temperature sempre elevate.

San Antonio è molto bella, non caotica anche se comunque molto calda.

Ma del resto da queste parti non è pensabile incontrare temperature più clementi nel mese di Agosto.

E’ stata una giornata rilassante, terminata con un’ottima bistecca al Texas Road House di Abilene.



Le “dirette” video

Fort Alamo

Deep South & Route 66. Houston

Pubblicato: ottobre 26, 2019 in USA

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Tratto New Orleans – Houston
Data 24 – 25 Agosto 2019
Hotel Best Western Webster/NASA
Km Percorsi 645

 

E’ stata una giornata prevalentemente di viaggio quella che da New Orleans mi ha portato a Houston, la distanza era considerevole e per questo ho lasciato la città la mattina presto.

L’hotel di New Orleans, il Whitney, costruito nello stabile di una ex banca con tanto di forzieri aperti utilizzati come attrazione, è stata un’ottima sistemazione, una delle migliori del viaggio.

La stanza era molto grande, ed era costituita da due ambienti distinti, un soggiorno e la camera da letto.

Mi ero quindi abituato al comfort dimenticando che questo è pur sempre un on the road e che le comodità poco si adattano a questo genere di viaggi.

Ancora una volta è stata una noiosa intestate a condurmi alla destinazione successiva, Houston appunto.

In questo caso un’altra di quelle che ha preso il posto della “mia” 66, la I10.

Restare svegli guidando con il cruise control e le gambe incrociate non è semplice, e nel paese del “caffè americano”, il caffè, appunto, non aiuta.

Faccio massiccio ricorso alla Redbull, il cui disgustoso sapore alla lunga ha cominciato a piacermi.

Sono arrivato a Houston verso sera giusto il tempo per andare in centro al Buffalo Bayou Park per scattare qualche foto allo skyline.

Ho dedicato il giorno successivo ad una delle attrazioni più attese di questo viaggio: Il Lyndon Johnson Space Center.

Avevo il motel proprio a pochi passi dal centro spaziale, in modo da poterlo vedere con tranquillità e ripartire nel pomeriggio verso San Antonio.

Il biglietto di ingresso è costato 30 dollari.

La missione Apollo, lo Space Shuttle, e gli infiniti cimeli delle tante missioni spaziali hanno reso emozionante la mia permanenza li.

Il sogno di ogni bambino è sempre quello di diventare un astronauta, ed essere immersi in quel mondo un po’ mi fa sognare di esserlo.

La Mission Control della Apollo 11 è stata la visita più emozionante della giornata.

La sala di controllo è protetta da dei vetri che la separano da un locale dove il pubblico ha accesso; una volta entrati è stato trasmesso un audio con le conversazioni dell’allunaggio.

Nel tardo pomeriggio Ho ripreso il viaggio verso San Antonio, ancora Texas quindi, un pezzo importante della storia del Lone Star State.



Le “dirette” video

Houston

Lyndon Johnson Space Center

Deep South & Route 66. Il Bayou

Pubblicato: ottobre 20, 2019 in USA

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Tratto Bayou
Data 23 Agosto 2019
Hotel The Whitney Hotel
Km Percorsi 185,9

 


New Orleans mi ha piacevolmente stupito, ed entra di diritto, nonostante il caldo e l’umidità, tra le mie, poche, città americane preferite.

Ma anche quello che da New Orleans si può raggiungere la rende una tappa davvero importante per questa parte degli USA.

Oltre alle numerose, splendide ed amare piantagioni, c’è il Bayou, l’insieme di paludi che si trovano intorno alla città.

Prima di raggiungerle ho trascorso un po’ di tempo nel cimitero Lafayette a New Orleans.

E’ diviso in zone ed è stato utilizzato come location per diversi film tra cui anche “Intervista col vampiro”.

Si trova nel Garden District e prende il nome dalla città di Lafayette in seguito divenuta parte di New Orleans.

E’ inserito nel registro nazionale dei luoghi storici ed è una delle tappe più frequentate.

Passeggiare all’interno del cimitero trasmetteva una sensazione sinistra, favorita dalle nuvole basse cariche di pioggia e dai tuoni che si sentivano in lontananza.

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Le paludi.

Organizzare una visita da New Orleans è piuttosto costoso, intorno ai 60/70 dollari a persona, perché va calcolato anche il viaggio, ma se ci si arriva da soli in macchina, a circa un’oretta dalla città, il costo si abbatte notevolmente.

Ho pagato 20 dollari per un giro di un paio d’ore.

Il giro è stato splendido, istruttivo grazie alla guida molto precisa nel descriverci quell’ambiente che lui conosceva fin da bambino.

Non ci sono solo gli alligatori a popolare quelle acque, ma un’infinita varietà di animali.

Certo loro, gli alligatori, sono l’attrazione principale, molti li vedi aggirarsi intorno alla barca in cerca di cibo, altri sono fermi, nascosti in attesa che la preda si avvicini.

Tra gli abitanti più pericolosi del Bayou un ruolo importante è rivestito dai ragni.

Non sono mortali ma se mordono “vorresti morire per il dolore”, come ci ha raccontato la guida, morsa in gioventù da un ragno del Bayou (portava ancora la cicatrice sul naso).

Non è difficile, alzando gli occhi, scorgere ragnatele e vederli appesi.

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La vegetazione poi è splendidamente selvaggia, passarci in mezzo con la barca è emozionante.

La compagnia con la quale abbiamo fatto il giro è stata la Pearl River eco-tours (55050 highway 90, Slidell), e mi sento di consigliarla per la preparazione e la cordialità della guida.

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È stato un giro davvero emozionante, intenso ed istruttivo dopo il quale ho proseguito a scattare foto nei dintorni delle paludi, immortalando molte delle inusuali case sollevate dal terreno come delle grandi ed eleganti palafitte.

Mi raccontavano che questa loro insolita conformazione è dovuta ai violenti uragani che spesso colpiscono la zona.

Il devastante Katrina ebbe proprio origine li, nel Bayou.

La sera, l’ultima in città, non poteva non chiudersi tra la folla del French Quarter.

New Orleans mi resterà nel cuore.



Le “dirette” video

Il Bayou