Archivio per la categoria ‘USA’

Deep South & Route 66. Shamrock – Tulsa

Pubblicato: novembre 16, 2019 in Route 66, USA

DSC_5217-3


Tratto Shamrock – Tulsa
Data 29 Agosto 2019
Hotel Desert Hills Motel
Km Percorsi 506,5

L’alba del 29 agosto a Shamrock è stata straordinaria.

Mi sono alzato presto per immortalare il sole che faceva capolino dietro al monumentale U-DROP INN.

DSC_4965

Gli spazi aperti che spesso la Mother Road offre al viaggiatore enfatizzano momenti come questi.

Ed è nelle piccole comunità che puoi goderne, quando davanti a te hai solo una splendida, lunga striscia di asfalto dal fascino magnetico.

E’ stata una giornata intensa quella che da Shamrock mi avrebbe condotto a Tulsa, un tratto lungo che conosco molto bene e che è denso di piccoli, grandi cimeli che toccano il cuore.

Ho iniziato trascorrendo un po’ di tempo all’interno del U-DROP INN, nel vecchio cafè, cercando di carpirne quel fascino vintage che trasmette con forza.

All’interno del locale sono stato avvicinato da due viaggiatori italiani che mi seguono attraverso internet, ho trascorso con loro un po’ di tempo scambiando pareri su alcune zone degli USA.

Dopo poche bellissime miglia di vecchio tracciato in cemento, sono entrato in Oklahoma, Texola è la prima comunità, una ghost town che affascina.

In Oklahoma c’è la storia della Route 66, quella che commuove e che entusiasma.

La Route 66 nasce qui.

I tratti sono tra i più belli dell’intero percorso della Mother Road, e percorrerli è straordinario.

La sosta per il pranzo è stata al Lucille’s Roadhouse, dove ho consumato un hamburger ordinario che non mi lascerà particolari ricordi.

A volte questi locali sono un po’ degli specchietti per le allodole, con la loro fattura accattivante e l’uso di scudetti della vecchia highway un po’ ovunque ed un nome, quello della “Mother della Mother Road”, che ha il solo scopo di attirare viaggiatori.

Era la seconda volte che mi fermavo li e non ho trovato sostanziali differenze.

C’è di meglio, molto meglio lungo la Route 66.

La Lucille Service Station, la stazione di servizio della Mother of the Mother Road è, come sempre, la tappa più importante quando mi trovo a percorrere la vecchia highway in questa zona.

Ma questa volta, finalmente, sono anche riuscito ad esaudire un mio desiderio, quello di fermarmi qualche minuto sulla tomba di Lucille, nel piccolo cimitero di Hydro.

Avevo le coordinate gps del cimitero e trovarlo è stato semplice.

Per la tomba avevo visto delle foto che mi avevano dato un’idea della sua collocazione.

Individuarla è stato semplicissimo: uno scudetto della strada su cui ha vissuto la sua intera vita è rappresentato sulla lapide.

DSC_5118

Il vento era fortissimo e mitigava il caldo di quella giornata.

Ho scattato un po’ di foto prima di dirigermi ancora una volta verso la stazione di servizio dove Lucille ha trascorso 60 anni della sua vita.

La strada che si trova li di fronte, la vecchia US Highway 66, è un concentrato di nostalgica poesia.

Si potrebbe scrivere tantissimo su questo breve tratto: dai saliscendi che la rendono simile delle dolci montagne russe, al suo scorrere parallelo alla odiata I40, al frastuono di questa paragonato al silenzio che la vecchia highway regala pur trovandosi solo a pochi metri, ma, soprattutto, pensando allo stato d’animo di Lucille, nel vedere le auto scorrere veloci e distratte sulla nuova autostrada, quelle stesse macchine che un tempo viaggiavano sulla sua US 66 e si fermavano da lei per un pieno di benzina, per una camera e, più tardi, anche per un autografo su una foto che la ritraeva.

Era la mia quinta volta li ma l’emozione è stata la stessa.

Ho scattato un’infinità di foto sia alla struttura che alle splendide dune formate dallo scorrere della vecchia highway; solo chi non ha cuore può non amare questo tratto.

Il viaggio verso Tulsa è ripreso percorrendo un tratto che amo profondamente, quello tra Hydro e El Reno; qui la vecchia highway da il meglio di se.

Il vecchio tracciato in cemento portland è un continuo, inarrestabile invito a fermarsi per immortalarlo e per godere dello splendido paesaggio che la vede arrampicarsi per poi scendere, curvare, nel rispetto della natura, dei campi che la cingono stringendola in un abbraccio.

Mi sono fermato spesso lungo questo tratto nonostante ormai qui sia di casa.

DSC_5125

Arrivato ad Arcadia, dopo una consueta sosta da Pops, questa volta di giorno con le luci ancora spente (lo scorso anno mi trovavo li di notte ed ho potuto finalmente riprendere i colori diffusi dall’enorme bottiglia), mi sono diretto verso quello che oggi è chiamato “OK County 66 – John’s Place”, il piccolo, grande mondo di John Hargrove.

Ho raccontato di John e dei miei 2 precedenti incontri con lui qui, due incontri emozionanti con una persona speciale.

Le ultime due volte, nel 2017 e nel 2018, non sono riuscito ad incontrarlo.

Il suo “regno” era chiuso.

Parlando con lui mi ha confidato che in realtà la mattina tende ad essere chiuso per poi aprire nel pomeriggio fino a tardi.

Arrivato li ho trovato il cancello aperto, ho preso le mie foto delle volte precedenti e glie le ho consegnate dopo averlo salutato.

E’ stato ancora una volta un bel momento, proseguito con l’illustrazione delle ultime opere su cui sta lavorando e con la nuova visita al suo piccolo drive in ed al diner , opere che spesso vengono usate dagli appassionati della Route 66 per proiettare video e per altri eventi che coinvolgono la Mother Road.

Abbiamo anche trascorso un po’ di tempo alla ricerca delle mie vecchie firme sui suoi guest books.

È incredibile, ma John conserva tutti i guest books in un armadio, tutti divisi per anno.

Passai da lui nel 2014 (a settembre) e nel 2015 (ad agosto) e siamo riusciti a trovare le mie dediche di allora.

Ero davvero felice di averlo incontrato ancora una volta.

Ripreso il viaggio verso est le fermate si sono susseguite frequenti, così come le dirette video.

Una di queste l’ho girata alla Threatt Filling Station di Luther, uno dei pochi luoghi nei quali i viaggiatori afro americani, ai tempi della segregazione, potevano fermarsi senza rischiare la vita.

Un luogo che, pur non figurando all’interno del Green Book, per anni ha rappresentato una delle poche oasi sicure per i viaggiatori di colore lungo la Route 66.

E poi ancora i cimeli di Sapulpa fino ad arrivare verso sera a Tulsa.

A Tulsa il motel è stato il Desert Hills, un luogo difficile da prenotare se non altro perché nel loro sito c’è solo il numero di telefono e nulla di più.

Ho cercato a lungo l’indirizzo mail che casualmente sono riuscito a recuperare.

La sua insegna al neon è stupenda, una delle più belle dell’intero percorso della vecchia highway.

Ha catturato la mia voglia di foto per tutta la serata.

E’ un’insegna che richiama la voglia di vivere intensamente la US Highway 66.



Le “dirette” video

John Hargrove (Arcadia, Oklahoma)

 

Tratto El Reno – Hydro (Oklahoma)

 

Threatt Fillin’ Station (Luther, Oklahoma)

 

DSC_4961

 


Tratto Tucumcari – Shamrock
Data 28 Agosto 2019
Hotel Western Motel
Km Percorsi 356,1

 

La notte al Blue Swallow è sempre breve.

Vado a letto tardi e mi alzo all’alba per immortalare il risveglio della splendida cittadina del New Mexico.

A Tucumcari, ogni volta, scatto un’infinità di foto ed è sempre una fatica sceglierle, soprattutto decidere quali scartare, mi sento come se facessi un torto alla splendida comunità.

L’alba questa volta non è stata “potente” e colorata come negli anni passati.

Il cielo era coperto ma comunque non mi ha impedito di riempire, come al solito, la mia card di foto che alimenteranno la nostalgia ogni volta che le riguarderò.

Come sta succedendo adesso.

Quel giorno sarebbe partito il mio viaggio lungo il tratto est della Route 66, poco più di 2000Km mi avrebbero condotto a Chicago, il termine est della vecchia highway.

E’ un tratto splendido, lo preferisco per la sua “poesia” a quello ad ovest del midpoint di Adrian; il suo modo ingenuo di raccontare le storie della vecchia highway unito ad un paesaggio più “gentile” li trovo irresistibili.

L’ovest è più violento.

È allo stesso modo affascinante, ma se devo scegliere non ho dubbi, il mio cuore batte per il tratto est.

Ma prima di partire verso la tappa di giornata, Shamrock in Texas, dovevo ancora godermi il lento risveglio di Tucumcari.

Ho passeggiato, come al solito, lungo la vecchia highway, immerso nel silenzio ed illuminato dai neon ancora accesi.

Tucumcari è in assoluto il posto dove la mia indole abitudinaria da il meglio di se.

Mi trovo ormai ogni anno a ripetere dei riti che adoro ed ai quali non posso e non voglio rinunciare.

La passeggiata la mattina presto, la colazione al Kix on 66, il caffè nella lobby del Blue Swallow scambiando 4 chiacchiere con Nancy e Kevin, la partenza condita con l’ennesima visita ai cimeli già visti il giorno prima, una sorta di arrivederci all’anno successivo.

Il saluto con Nancy e Kevin è stato come al solito caloroso, sono davvero contento di averli ritrovati ancora una volta.

Il motel è in vendita e prima o poi lasceranno, ma non ci perderemo di vista.

Li ho invitati a Roma ed a loro volta mi hanno invitato ovunque si trasferiranno.

Sono davvero due belle persone.

Prima lasciare Tucumcari ho fatto una sosta al New Mexico Route 66 Museum, un’immersione negli splendidi cimeli della Mother Road.

Il gestore ad un certo punto, dopo aver chiacchierato un po’, mi avvicina per farmi vedere un video su Tucumcari che avevo postato la mattina in uno dei gruppi di Facebook chiedendomi se fossi proprio io ad averlo fatto.

E’ bello essere parte della grande famiglia della Route 66, ogni piccola cosa che fai per raccontare al mondo la Mother Road diventa importantissima.

Nel viaggio verso est c’è sempre spazio per una sosta a Glenrio da Jerry, al Russel Center, uno splendido museo dell’automobile pieno zeppo di bellissimi cimeli tra i quali le più belle automobili d’epoca che si incontrano lungo la Mother Road.

Mi ero fermato da Jerry anche lo scorso anno, è sempre piacevole incontrarlo e scambiare due chiacchiere con lui.

Gli ho lasciato una foto con tutte le splendide persone della Route 66 che ho incontrato negli anni passati ed ho ripreso il viaggio verso Shamrock.

Tovaglietta_misura_da_Sito_con_foto2(bordo bianco più fino) - FRIENDS OF ROUTE 66

Le soste a queste parti sono un classico dei viaggi lungo la Route 66: Glenrio, la ghost town, Adrian ed il Midpoint Cafè con la sua ugly crust pie, il Cadillac Ranch, che dopo 5 volte finalmente l’ho trovato completamente asciutto senza le odiose pozzanghere intorno alle automobili, e poi altre soste per rivedere gli splendidi cimeli di questa parte del Texas.

Sono arrivato al Western Motel nel tardo pomeriggio giusto in tempo per vedere lo splendido tramonto i cui colori avvolgevano l’imponente U-DROP INN, il monumento di questa piccola comunità texana posto proprio davanti al motel.

La mia stanza infatti era esattamente davanti alla struttura.

Il titolare del motel, che è tra le mie amicizie di Facebook da un po’, mi ha riservato la stanza davanti alla struttura, un altro gesto molto carino da parte della splendida gente della Route 66.

Al mio arrivo non c’era, ma ci siamo parlati al telefono mentre ero nella lobby.

La serata anche qui è stata lunga, illuminata dalle splendide luci verdi del U-DROP INN; era tanto che volevo vederlo di notte, e questa volta piuttosto che ad Amarillo come negli anni passati, ho appunto scelto di fermarmi qui a Shamrock.

E scelta migliore non potevo fare.



Le “dirette” video

Russel’s Truck & Travel Center (Glenrio, New Mexico)

U-DROP INN (Shamrock, Texas)

Cadillac Ranch (Amarillo, Texas)

Giant Cross (Groom, Texas)

Phillips 66 Gas station McLean (Texas)

DSC_4523


 

Tratto Abilene – Tucumcari
Data 27 Agosto 2019
Hotel The Blue Swallow Motel
Km Percorsi 571,3

 

Abilene è stata semplicemente una tappa per spezzare il lungo viaggio dal sud degli USA fino alla Route 66; la vecchia highway, infatti, mi avrebbe accompagnato da Tucumcari a Chicago.

Era la quinta volta che percorrevo il tratto est della Mother Road.

Abilene è una città caldissima, alle 21 c’erano ancora più di 40 gradi, ma il giorno della partenza pioveva e faceva freddo.

Non esistono mezze misure da queste parti.

Il viaggio è stato lungo, abbiamo attraversato piccole comunità tipiche della zona, piccoli agglomerati urbani che sembravano usciti da un restyling di vecchi films western.

Man mano che mi avvicinavo a Tucumcari l’emozione saliva.

Sarebbe stata la mia sesta volta nella piccola cittadina del New Mexico, un posto che adoro e che per me è la sintesi perfetta di tutto quello che rappresenta la Route 66.

Sono arrivato a Tucumcari sia da est che da ovest, ma mai da sud.

La Tucumcari Mountain, in mezzo alle sterminate praterie, si ergeva davanti a me quasi a darmi il benvenuto, pochi km prima di arrivare in città.

Come sempre ho seguito i miei consueti rituali: ho scelto una canzone tratta dalla colonna sonora di Cars, “Find yourself” di Brad Paisley questa volta, una canzone che trovo perfetta per descrivere le sensazioni che provo quando viaggio lungo la vecchia highway, ed ho acceso la telecamera per riprendere il mio arrivo al motel che amo più di tutti: il Blue Swallow.

Anche qui, al Blue Swallow sarebbe stata la mia sesta volta.

Ho parcheggiato, come lo scorso, anno di fianco al motel, imitando perfino i gesti ed il percorso per attraversare la strada.

Ero emozionato, nonostante ormai qui sia di casa.

Nella Lobby mi accoglie Nancy con un abbraccio; è indescrivibile la sensazione che provo ogni volta che entro nel Blue Swallow.

Chiacchieriamo un po’ e poi, anche quest’anno, svela una piacevolissima sorpresa.

Al posto della stanza numero 5 che avevo prenotato, Nancy e Kevin ci regalano la Lillian Redman Suite, la stanza più grande, più bella dedicata a Miss Lillian, la storica, indimenticata, proprietaria del motel.

Sorpresa più bella non potevo avere, un bellissimo gesto da parte di Nancy e Kevin, davvero due splendide persone.

Comincio a fotografare la stanza prima di disfare le valigie, e registro la consueta “diretta video” partendo dalla preghiera che Miss Lillian faceva trovare in ogni stanza ai viaggiatori della Route 66.

Sembravo tarantolato, saltavo da una parte all’altra della stanza, dentro e fuori, cercando di accumulare più foto possibili.

Mentre ero fuori ad immortalare ancora il bellissimo neon incontro Kevin che saluto con un abbraccio.

E’ davvero bello essere di nuovo al Blue Swallow Motel, nella “mia” Tucumcari.

Passo un po’ di tempo nella lobby ascoltando i racconti di Nancy e Kevin sul loro futuro e sulla loro volontà di avvicinarsi al resto della famiglia.

Nel motel soggiornano anche dei ragazzi ai quali, tramite Facebook, avevo dato qualche suggerimento per il loro viaggio sulla Route 66 e con loro trascorriamo una piacevole serata cenando al Pow Wow.

Usciti dal ristorante a notte fonda mi sono riappropriato della mia passione per quella strada e per le luci del motel e delle altre attività limitrofe.

Armato di cavalletto e macchina fotografica comincio a scattare un’infinità di foto cercando prospettive diverse dalle volte precedenti.

È stata una bellissima giornata, densa di emozioni come solo la Route 66 sa regalare, una giornata condita da piacevoli sorprese e dall’affetto di Nancy e Kevin.

Ho cercato di prolungarla oltremodo uscendo di nuovo in strada, a notte fonda, dopo aver montato le dirette video al pc.

Quando sono a Tucumcari ed al Blue Swallow il tempo non basta mai.



Le “dirette” video

Il Blue Swallow Motel

Tucumcari

Deep South & Route 66. San Antonio

Pubblicato: ottobre 27, 2019 in USA

DSC_4294

 


Tratto Houston – San Antonio
Data 26 Agosto 2019
Hotel Holiday Inn Express
Km Percorsi 417,8

 

San Antonio è, tra le altre cose, famosa per la presenza di Fort Alamo.

Fort Alamo, originariamente una missione francescana, è diventato il simbolo della tenacia e del coraggio di un popolo che prima ancora di sentirsi americano si sente profondamente texano.

Il forte è visitabile gratuitamente, anche se fuori dalle mura, se si vuole, sono disponibili delle guide che, a pagamento, accompagnano i visitatori.

All’interno, oltre all’immancabile gift shop, c’è una sala con una mostra fotografica, alcuni reperti d’epoca e dei monitor sui quali vengono trasmessi video che illustrano la storia del luogo.

Tra gli eroi di Alamo figura David Crockett, un personaggio leggendario molto amato sul quale sono stati girati diversi film.

Prima di riprendere il viaggio verso Abilene, tappa interlocutoria in attesa di riagganciare la Route 66, la giornata è proseguita con una rilassante passeggiata per le vie della città e lungo la River Walk, ai bordi del fiume San Antonio, approfittando dell’ombra che mitigava le temperature sempre elevate.

San Antonio è molto bella, non caotica anche se comunque molto calda.

Ma del resto da queste parti non è pensabile incontrare temperature più clementi nel mese di Agosto.

E’ stata una giornata rilassante, terminata con un’ottima bistecca al Texas Road House di Abilene.



Le “dirette” video

Fort Alamo

Deep South & Route 66. Houston

Pubblicato: ottobre 26, 2019 in USA

DSC_4195


 

Tratto New Orleans – Houston
Data 24 – 25 Agosto 2019
Hotel Best Western Webster/NASA
Km Percorsi 645

 

E’ stata una giornata prevalentemente di viaggio quella che da New Orleans mi ha portato a Houston, la distanza era considerevole e per questo ho lasciato la città la mattina presto.

L’hotel di New Orleans, il Whitney, costruito nello stabile di una ex banca con tanto di forzieri aperti utilizzati come attrazione, è stata un’ottima sistemazione, una delle migliori del viaggio.

La stanza era molto grande, ed era costituita da due ambienti distinti, un soggiorno e la camera da letto.

Mi ero quindi abituato al comfort dimenticando che questo è pur sempre un on the road e che le comodità poco si adattano a questo genere di viaggi.

Ancora una volta è stata una noiosa intestate a condurmi alla destinazione successiva, Houston appunto.

In questo caso un’altra di quelle che ha preso il posto della “mia” 66, la I10.

Restare svegli guidando con il cruise control e le gambe incrociate non è semplice, e nel paese del “caffè americano”, il caffè, appunto, non aiuta.

Faccio massiccio ricorso alla Redbull, il cui disgustoso sapore alla lunga ha cominciato a piacermi.

Sono arrivato a Houston verso sera giusto il tempo per andare in centro al Buffalo Bayou Park per scattare qualche foto allo skyline.

Ho dedicato il giorno successivo ad una delle attrazioni più attese di questo viaggio: Il Lyndon Johnson Space Center.

Avevo il motel proprio a pochi passi dal centro spaziale, in modo da poterlo vedere con tranquillità e ripartire nel pomeriggio verso San Antonio.

Il biglietto di ingresso è costato 30 dollari.

La missione Apollo, lo Space Shuttle, e gli infiniti cimeli delle tante missioni spaziali hanno reso emozionante la mia permanenza li.

Il sogno di ogni bambino è sempre quello di diventare un astronauta, ed essere immersi in quel mondo un po’ mi fa sognare di esserlo.

La Mission Control della Apollo 11 è stata la visita più emozionante della giornata.

La sala di controllo è protetta da dei vetri che la separano da un locale dove il pubblico ha accesso; una volta entrati è stato trasmesso un audio con le conversazioni dell’allunaggio.

Nel tardo pomeriggio Ho ripreso il viaggio verso San Antonio, ancora Texas quindi, un pezzo importante della storia del Lone Star State.



Le “dirette” video

Houston

Lyndon Johnson Space Center

Deep South & Route 66. Il Bayou

Pubblicato: ottobre 20, 2019 in USA

DSC_4094


 

Tratto Bayou
Data 23 Agosto 2019
Hotel The Whitney Hotel
Km Percorsi 185,9

 


New Orleans mi ha piacevolmente stupito, ed entra di diritto, nonostante il caldo e l’umidità, tra le mie, poche, città americane preferite.

Ma anche quello che da New Orleans si può raggiungere la rende una tappa davvero importante per questa parte degli USA.

Oltre alle numerose, splendide ed amare piantagioni, c’è il Bayou, l’insieme di paludi che si trovano intorno alla città.

Prima di raggiungerle ho trascorso un po’ di tempo nel cimitero Lafayette a New Orleans.

E’ diviso in zone ed è stato utilizzato come location per diversi film tra cui anche “Intervista col vampiro”.

Si trova nel Garden District e prende il nome dalla città di Lafayette in seguito divenuta parte di New Orleans.

E’ inserito nel registro nazionale dei luoghi storici ed è una delle tappe più frequentate.

Passeggiare all’interno del cimitero trasmetteva una sensazione sinistra, favorita dalle nuvole basse cariche di pioggia e dai tuoni che si sentivano in lontananza.

DSC_3916

Le paludi.

Organizzare una visita da New Orleans è piuttosto costoso, intorno ai 60/70 dollari a persona, perché va calcolato anche il viaggio, ma se ci si arriva da soli in macchina, a circa un’oretta dalla città, il costo si abbatte notevolmente.

Ho pagato 20 dollari per un giro di un paio d’ore.

Il giro è stato splendido, istruttivo grazie alla guida molto precisa nel descriverci quell’ambiente che lui conosceva fin da bambino.

Non ci sono solo gli alligatori a popolare quelle acque, ma un’infinita varietà di animali.

Certo loro, gli alligatori, sono l’attrazione principale, molti li vedi aggirarsi intorno alla barca in cerca di cibo, altri sono fermi, nascosti in attesa che la preda si avvicini.

Tra gli abitanti più pericolosi del Bayou un ruolo importante è rivestito dai ragni.

Non sono mortali ma se mordono “vorresti morire per il dolore”, come ci ha raccontato la guida, morsa in gioventù da un ragno del Bayou (portava ancora la cicatrice sul naso).

Non è difficile, alzando gli occhi, scorgere ragnatele e vederli appesi.

DSC_4052

La vegetazione poi è splendidamente selvaggia, passarci in mezzo con la barca è emozionante.

La compagnia con la quale abbiamo fatto il giro è stata la Pearl River eco-tours (55050 highway 90, Slidell), e mi sento di consigliarla per la preparazione e la cordialità della guida.

DSC_4085

È stato un giro davvero emozionante, intenso ed istruttivo dopo il quale ho proseguito a scattare foto nei dintorni delle paludi, immortalando molte delle inusuali case sollevate dal terreno come delle grandi ed eleganti palafitte.

Mi raccontavano che questa loro insolita conformazione è dovuta ai violenti uragani che spesso colpiscono la zona.

Il devastante Katrina ebbe proprio origine li, nel Bayou.

La sera, l’ultima in città, non poteva non chiudersi tra la folla del French Quarter.

New Orleans mi resterà nel cuore.



Le “dirette” video

Il Bayou

Deep South & Route 66. Whitney Plantation

Pubblicato: ottobre 19, 2019 in USA

DSC_3903


 

Tratto Whitney Plantation
Data 22 Agosto 2019
Hotel The Whitney Hotel
Km Percorsi 167,5

 

La Whitney Plantation è l’altra faccia delle piantagioni, la narrazione di quegli anni dal punto di vista degli schiavi.

È amaro constatare, ancora una volta, dove può spingersi la crudeltà dell’uomo, fino a negare ogni diritto ad un suo simile, al punto da non considerarlo neanche un essere umano.

L’ora e mezza alla Whitney Plantation è fuggita via in un attimo.

Non c’era lo sfarzo a riempire gli occhi, ma il dolore, la sofferenza e la rabbia.

La guida ci ha accompagnato all’interno della struttura raccontando la reale condizione degli schiavi, dalla forzata deportazione dalle proprie terre in Africa, all’arrivo negli USA fino alla destinazione definitiva in Lousiana.

Ed è incredibile come da sempre si usino gli stessi stratagemmi per sottomettere gli altri e sfruttarli fino alla morte.

L’ingresso alla Whitney Plantation costa 23 dollari e, come dicevo, si trascorre un ora e mezza all’aperto passeggiando tra i simboli, i reperti d’epoca ed i racconti scritti da parte di chi quegli anni di prigionia li ha vissuti.

D’estate, se si soffre particolarmente il caldo, è possibile utilizzare degli ombrelli che gratuitamente vengono messi a disposizione dalla struttura.

All’interno, accanto alla biglietteria, c’è una mostra fotografica che racconta la storia della schiavitù in Louisiana.

E poi la villa.

Più piccola della Oak Alley, più spartana, ma anch’essa testimone di anni bui.

E’ un “viaggio” amaro quello nella Whitney Plantation, ma che vale la pena fare.



Le “dirette” video

La Whitney Plantation

Deep South & Route 66. Oak Alley Plantation

Pubblicato: ottobre 13, 2019 in USA

DSC_3784


Tratto Oak Alley Plantation
Data 21 Agosto 2019
Hotel The Whitney Hotel
Km Percorsi 192,0

Nel sud, nel profondo sud degli Stati Uniti le piantagioni sono molto diffuse.

Si sono trasformate da “campi di prigionia” in attrazioni turistiche molto popolari.

Ma le condizioni di vita degli schiavi che un tempo erano “internati” li dentro non sono tuttavia taciute dalle guide.

Certo, quello che colpisce l’occhio è lo sfarzo di queste meravigliose ville, ma la realtà della cose viene comunque fuori quando le si visita ed in alcune di esse con una violenza inaudita.

La prima piantagione che abbiamo visitato è probabilmente la più famosa:
la Oak Alley Plantation.

E’ stata location di tantissimi film, la cui lunga lista è fornita, su richiesta, dal personale della struttura.

Il più famoso è senza dubbio “Intervista col vampiro”, tratto dall’omonimo romanzo di Anne Rice, con Tom Cruise, Brad Pitt ed altre famose star di Hollywood.

Il biglietto costa 25 dollari a persona, una cifra standard per gran parte delle locations di questa parte degli USA.

All’interno della villa non è possibile scattare foto, gli arredi sono in gran parte ricostruiti, ma è davvero molto bella.

C’è una guida che accompagna il tour all’interno della villa illustrando le stanze e raccontando la storia dei proprietari.

La parte della piantagione che tuttavia attrae di più, per la sua bellezza, è il famoso viale alberato che si allontana dalla villa.

E’ davvero splendido e dopo averlo visto in film e foto ho cercato di immortalarlo da qualsiasi angolazione.

E’ stata una visita piacevole, in uno dei luoghi più famosi di questa parte degli USA, il racconto delle piantagioni dal punto di vista dei “padroni”, e quindi con lo sfarzo che faceva bella mostra di se.

Tornato a New Orleans, dopo pranzo, mi sono diretto al Garden District, un luogo splendido popolato da bellissime ville in stile vittoriano.

La prima che ho incrociato è stata quella dove per un periodo ha vissuto Anne Rice, la scrittrice di “Intervista col vampiro”.

Nonostante il clima sempre piuttosto umido, passeggiare lungo i viali del Garden District è stato piacevole e rilassante.

La giornata si è chiusa con l’immancabile passeggiata tra la folla del French Quarter al quale sono arrivato attraverso la Jackson Square e la St. Louis Cathedral.

New Orleans ha continuato piacevolmente a stupirmi.



 

Le “dirette” video

La Oak Alley Plantation

 

Deep South & Route 66. Natchez – New Orleans

Pubblicato: ottobre 12, 2019 in USA

DSC_3557

 


 

Tratto Natchez – New Orleans
Data 20 Agosto 2019
Hotel The Whitney Hotel
Km Percorsi 324,1

La mattina alla Brandon Hall Plantation è cominciata presto.

La notte peraltro mi è sembrata volare via in un attimo, immerso in quello scenario d’altri tempi.

Sono uscito per immortalare la splendida villa con le prime luci del giorno, prima che il caldo umido cominciasse, come di consueto, ad affacciarsi.

Gli ospiti della struttura dormivano ancora e quindi la villa era avvolta dal silenzio interrotto solo dai miei passi sulle scale di legno che conducevano al piano inferiore.

Ho nuovamente fatto un giro delle bellissime stanze della villa prima di uscire in giardino.

Il tavolo nella sala della colazione cominciava a prendere la sua forma definitiva in vista della colazione che di li a poco avremmo consumato.

Appena uscito dalla villa sono subito stato circondato da due splendidi gatti dal pelo rosso che mi accompagneranno, anticipandomi nel cammino, per tutto il tempo che sono stato intorno alla struttura.

Correvano davanti a me, saltavano sui muretti e mi aspettavano per farsi accarezzare.

Era perfino difficile fare foto, ma erano davvero dolcissimi.

Io adoro i gatti.

Rientrato nella villa sono rimasto nella hall in attesa che la colazione avesse inizio.

Una volta entrato nella stanza, mi sono seduto intorno al tavolo e dopo un po’ la cameriera (di colore) ha cominciato a servire la colazione fatta di un tortino di uova, frutta, pane fatto da loro, caffè e succo d’arancia.

Eravamo in 8: 2 spagnoli, io e mia moglie ed i restanti americani.

Il responsabile della struttura si è seduto a capotavola ed ha cominciato a coinvolgerci con domande sulla nostra provenienza e sul nostro giudizio sui servizi offerti dopodichè ha iniziato a darci informazioni sulla Brandon Hall Plantation e su Natchez.

E’ stata una piacevole colazione condivisa con gli altri ospiti della struttura.

Al termine ho trascorso altro tempo passeggiando intorno alla villa, scattando foto, registrando video e giocando con i gatti.

La giornata è proseguita a Natchez, con la visita ad altre strutture d’epoca, una passeggiata sulle sponde del Mississippi e poi mi sono mosso verso New Orleans dove sono arrivato nel pomeriggio.

L’impatto con la città è stato piacevole.

Ero un po’ preoccupato per via del fatto che non amo molto le città americane, non amo affatto il caldo e la confusione, ingredienti che a New Orleans ci sono tutti.

Ciononostante non ho mai provato fastidio, c’era qualcosa che me la faceva piacere.

E questa piacevole sensazione è continuata anche negli altri giorni trascorsi in città.



Le “dirette” video

La Brandon Hall Plantation

Mammy’s Cupboard

Deep South & Route 66. Memphis – Natchez

Pubblicato: ottobre 5, 2019 in USA

IMG_20190819_194625_1

 


Tratto Memphis – Natchez
Data 19 Agosto 2019
Hotel Brandon Hall Plantation
Km Percorsi 586,9

 

La giornata è cominciata presto, come spesso accade quando sono in viaggio.

Ma questa volta un po’ prima perché erano tanti i km da percorrere lungo la Highway 61 ed era importante non perdere troppo tempo.

Dopo un rapido passaggio da Walgreens per fare la consueta scorta d’acqua mi sono messo in moto verso il Lorraine Motel, il luogo dove nel 1968 venne assassinato Martin Luther King e dove oggi si trova il museo per i diritti civili.

Il sud è permeato delle lotte di Martin Luther King; non è mai stato semplice per gli afro americani vivere da quelle parti, anche dopo la fine della segregazione razziale, avvenuta, per legge, nel 1964.

Ho ripreso il viaggio agganciando la Hwy 61 in direzione sud, verso Natchez, dove mi avrebbe aspettato la Brandon Hall Plantation, una splendida villa dell’800 dove avrei passato la notte.

Si cominciano presto ad incrociare i primi cimeli che la 61 propone, tutti saldamente legati alla musica Blues.

Il Gateway To The Blues Visitor Center & Museum di Tunica, l’Hollywood Cafè di Robinsonville, e Walls con il cimitero dove è sepolta Memphis Minnie , una delle leggende del Blues.

Sono tante le stelle del Blues per le quali lungo la strada si possono trovare riferimenti e tra queste la più intrigante per la sua storia è Robert Johnson.

Robert Johnson è stata una delle figure più controverse del panorama musicale americano.

Oltre ad essere diventato uno dei musicisti blues più influenti, è stato anche colui che ha dato avvio al sinistro club dei 27, ovvero l’elenco di giovani artisti morti a 27 anni.

Robert è morto in circostanze misteriose e non è chiaro dove il suo corpo sia stato sepolto,

Sono infatti 3 i cimiteri che ne rivendicano le spoglie ed io, durante il viaggio lungo la hwy 61, mi sono messo alla loro ricerca.

E’ stata una giornata lunga, sono infatti arrivato alla piantagione verso le 20, con il buio.

L’accesso alla villa era gestito da un cancello elettrico azionabile attraverso l’inserimento di un codice.

L’impatto con la villa è stato notevole, le luci piazzate con sapienza donavano un immagine maestosa della struttura.

Ho parcheggiato in prossimità dell’ingresso, posto alla fine di un’ampia scalinata, ho inserito un codice che ha sbloccato il portone principale, all’apertura del quale sono rimasto davvero a bocca aperta.

La struttura era splendida.

C’era un grande salone con le stanze ai lati, in una delle quali un lungo tavolo era già pronto per la colazione, ed a destra dell’ingresso una splendida scala che portava alle stanze del piano superiore.

Un ulteriore codice mi ha permesso di aprire la porta della stanza; all’apertura, ancora una volta, l’impatto è stato notevole.

Scatto un’infinità di foto alla stanza prima di disfare i bagagli, perché tanta bellezza andava immortalata.

La Brandon Hall Plantation è davvero una splendida location.



Le “dirette” video

Il Lorraine Motel (Memphis)

Hwy 61

Robert Johnson