AndyPayne

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La statua dedicata al vincitore del “Bunion Derby”, la gara podistica organizzata nel 1928 per pubblicizzare la neonata US Highway 66.



 

 

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Tratto Grants – Tucumcari
Data20 20/08/2018
Hotel Blue Swallow Motel
Costo 96,31$
Km Percorsi 463

 

La Route 66 è una strada ad alto contenuto emozionale.

La sua storia, la sua gente, le sue icone, non possono lasciare indifferenti.

È un microcosmo, un piccolo affascinante paese all’interno di una nazione esageratamente grande.

E’ un salto indietro nel tempo, e lo è non solo per la presenza di strutture storiche che richiamano un passato che anche gli stessi americani cominciano a rimpiangere, ma lo è per i rapporti umani che al giorno d’oggi, al di fuori di quel contesto, sono assai più freddi.

Emozione e passione quindi, come la mia per questa striscia d’asfalto e cemento e per una delle sue icone più belle: il Blue Swallow Motel di Tucumcari.

Era la tappa di giornata e, come le altre volte, la più attesa del viaggio.

Era la mia quinta volta in quel motel che amo follemente.

Ho lasciato presto il Sands Motel, non prima di aver fatto i complimenti al gestore per come lo tiene in vita.

E’ stata veramente una piacevole sorpresa e la mia sensazione sarà poi confermata da altri roadies che ho incontrato più avanti durante il viaggio.

Ho ripercorso il breve tratto di Route 66 all’interno della piccola comunità di Grants, per fotografare alcune insegne di locali storici ormai dismessi.

Ne avevo già scattate tante in passato, ma ogni volta che rivedo le mie foto penso sempre che avrei potuto scegliere una diversa prospettiva.

Forse è solo una delle tante scuse che trovo per tornarci, come se dovessi giustificare a me stesso il perché dei miei viaggi sulla 66.

Il tratto di avvicinamento a Tucumcari è stato, almeno nella prima parte, ad ovest di Albuquerque, molto bello.

La Route 66 in questa zona si sviluppa nel rispetto dello splendido paesaggio che la circonda, aggirandolo dolcemente senza alterarne la bellezza.

Si passa per la Dead Men’s Curve, una curva a gomito un tempo oggetto di preoccupazioni da parte dei viaggiatori, e, poco più avanti, accanto alla Owl Rock, una roccia a forma di gufo che rende quel tratto molto suggestivo.

Siamo riusciti ad entrare ad Albuquerque per l’ora di pranzo giusto in tempo per un ottimo hamburger da quello che probabilmente è il diner più famoso della Route 66:
il 66 Diner.

Non è un diner storico, risale agli anni 80 e sorge dove un tempo c’era una stazione di servizio della Phillips 66, ma la sua splendida fisionomia richiama direttamente gli anni 50 e per questo è estremamente accattivante.

E’ stata una giornata tranquilla, fino all’arrivo al Blue Swallow Motel.

Ogni volta che la tappa di giornata mi porta al Blue Swallow sono solito indossare la sua maglietta, è uno dei tanti miei rituali.

L’arrivo al motel è sempre emozionante, ma questa volta, grazie ad una piacevole sorpresa lo è stato ancora di più.

Sono entrato lentamente a Tucumcari, come al solito ascoltando una canzone presa da “Cars” (Find yourself di Brad Paisley) e, questa volta, filmando il mio arrivo al motel.

Il saluto di Nancy e Kevin, i proprietari del Blue Swallow, è stato come sempre caloroso.

Mi sento a casa ogni volta che ci torno.

Le tantissime storie che ho letto sul motel, sulla sua storica proprietaria, Miss Lillian Redman, l’atmosfera così irresistibilmente retrò, fanno ormai fa parte di me.

E la cordialità e l’amicizia di Nancy e Kevin rendono le mie emozioni ancora più intense.

Tutti i miei viaggi lungo la Route 66 li ho “costruiti” partendo dal Blue Swallow ed aggiungendoci tutto il resto.

Kevin, prima di darmi la chiave della stanza, è solito descrivermi le novità che nel corso dell’anno ha apportato al motel e poi mi da appuntamento a quando avrò un po’ di tempo per fare quattro chiacchiere.

Questa volta, stranamente, ha voluto accompagnarmi, e mentre camminavamo verso la stanza numero 12 mi spiegava che li dentro avrei trovato qualcosa che una persona di mia conoscenza, che aveva soggiornato nel motel a giugno, aveva chiesto a lui di  lasciarmi.

Accanto al letto ho trovato infatti una bottiglia di Chardonnay immersa nel ghiaccio con un biglietto nel quale c’era il ringraziamento di due ragazzi ai quali avevo dato dei consigli per il loro viaggio lungo la Route 66.

E’ stata un’emozione pazzesca.

Ho postato immediatamente su Facebook un video per ringraziarli dello splendido gesto, dopodichè ho pensato che quella bottiglia andava consumata con coloro che di questo motel mi hanno fatto innamorare, Nancy e Kevin.

E così ho fatto.

C’era un po’ di gente nella lobby, abbiamo quindi aspettato un po’ prima di aprire la bottiglia e di brindare assieme a loro.

Sono stati momenti che non dimenticherò mai.

Abbiamo riso, scherzato, abbiamo trascorso diverso tempo all’interno della lobby.

Lo Chardonnay della California era davvero ottimo, e così a digiuno aveva agevolato la propensione allo scherzo.

Ci siamo scattati foto, registrato un breve video, ed alla fine siamo tornati in stanza.

Ma appena ho aperto la porta della lobby una ragazza è venuta verso di me dicendomi: “proprio te cercavo, se sono qui è grazie a te e volevo ringraziarti di persona”.

Era un’altra ragazza alla quale avevo dato qualche consiglio per il suo viaggio lungo la Route 66 ed avendo visto il video di ringraziamento postato su Facebook aveva capito che anche io ero al motel.

Anche con lei ed il suo ragazzo abbiamo trascorso un po’ di tempo, li fuori, sotto lo splendido neon del Blue Swallow Motel.

Ed infine, una volta calato il sole, sono riuscito a svincolarmi da tutte quelle emozioni ed ho cominciato a dedicare un po’ di tempo a me ed alle mie foto.

Sono rimasto davanti allo splendido neon del Blue Swallow fino a quando è rimasto acceso, scattando come al solito un’infinità di foto.

Ormai credo di averlo immortalato in tutti i modi.

Ho registrato anche un paio di video che avrei montato in seguito per le mie “dirette” dalla Mother Road ed infine, quando proprio non ce la facevo più, sono entrato in stanza per chiudere una fantastica giornata.

E’ stato in assoluto il giorno più bello del viaggio, un crescendo pazzesco di emozioni.

Essere lontani da casa e sentirsi a casa.

Questo è il Blue Swallow Motel, questa è la magia della Route 66.

Ho dormito poco, come sempre, perché dopo il tramonto, splendido come solo la Route 66 sa regalare, c’era da fotografare anche l’alba.

Le notti sono sempre molto brevi al Blue Swallow Motel.


BlueWhale

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La romantica Blue Whale di Catoosa (Oklahoma).



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Resta poco di questa storica stazione di servizio e poche sono le notizie arrivate fino a noi.
Ma quelle poche notizie raccontano una storia singolare.



 

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Tratto Holbrook – Grants
Data 19/08/2018
Hotel Sands Motel
Costo 39,86$
Km Percorsi 335

 


L’alba, così come il tramonto, sono sempre momenti particolarmente affascinanti lungo la Route 66.

I colori accesi esaltano quell’irresistibile senso di magia intorno alla strada e le emozioni si moltiplicano guardandola sparire all’orizzonte.

Holbrook è uno di quei posti dove l’alba ed il tramonto sono straordinari.

Dormo sempre poco quando viaggio lungo la Route 66, un po’ per il jet leg che comunque è sempre difficile da smaltire durante il viaggio, ma soprattutto perché cerco di viverle quelle emozioni.

Il risveglio al Wigwam è stato splendido; un’alba mozzafiato con il sole che lentamente si faceva spazio tra i coni del motel.

Un pieno di emozioni che avrebbe colmato quelle che Il tratto di strada che avrei percorso quel giorno non avrebbe offerto; tra Arizona e New Mexico di Route 66 non ce n’è molta, la I40 ha preso il sopravvento sulla vecchia highway e percorrere le Interstates è molto diverso, vieni privato del piacere stesso di viaggiare.

Lungo quel tratto c’era tuttavia uno dei posti dove da tempo volevo andare:

il Painted Desert Trading Post.

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Painted Desert Trading Post

Ma prima era d’obbligo, come di consueto, una fermata al Petrified Forest National Park ed all’adiacente Painted Desert.

E’ l’unico parco nazionale presente lungo il percorso della Route 66 ed è sempre piacevole visitarlo contemplando i suoi colori, i suoi tronchi pietrificati e quel tratto di vecchia 66 del quale oggi resta solo la linea disegnata dai pali del telegrafo che un tempo la delimitavano.

Usciti dal parco e percorse poche miglia di I40, all’uscita 320, ho imboccato la Pinta Rd. (un tratto sterrato parte del quale un tempo era incluso nel percorso della US Highway 66), e sono andato nella direzione del Painted Desert Trading Post.

Il Painted Desert Trading Post è un locale abbandonato da tanti anni che un tempo sorgeva accanto alla vecchia Route 66.

E’ stato sempre isolato anche negli anni d’oro della vecchia highway; è rimasto aperto una quindicina d’anni a cavallo tra gli anni 40 e 50 ed oggi è considerato dagli appassionati della Route 66 una sorta di Sacro Graal della Mother Road, per la difficoltà nel trovarlo e raggiungerlo (quel tratto di strada è sterrato e presenta diverse asperità dovute agli anni ed agli agenti atmosferici che spesso con violenza colpiscono quella zona), e per la sua collocazione isolata che lo rende estremamente affascinante.

Non c’è stata mai elettricità da queste parti, era una sorta di oasi nel deserto per i viaggiatori della vecchia highway.

Il vecchio locale, in condizioni estremamente precarie, è stato acquistato lo scorso maggio da un gruppo di appassionati della Mother Road che lo sta pian piano restaurando.

Per visitarlo ho preso contatti con Rich, uno dei nuovi proprietari, ho versato un’offerta di 10 dollari tramite Paypal ed ho scaricato un’app per smartphone attraverso la quale, dopo essermi registrato, avrei potuto aprire un lucchetto elettronico che chiudeva un cancello.

Il contrasto tra la tecnologia e le condizioni estreme del deserto è affascinante.

Arrivato li dopo aver percorso, appunto, la Pinta Road mi sono trovato davanti al cancello chiuso.

Dopo aver avvisato Rich tramite sms, attivo l’app, il Bluetooth, inserisco i miei dati ed alla pressione del pulsante Open il lucchetto si apre.

Da li ci sono ancora un paio di miglia di vecchia US 66 sterrata prima di arrivare al trading post.

Vederlo lentamente apparire all’orizzonte è stato emozionante.

Non c’è nulla intorno al vecchio locale ed il forte sibilo del vento lo rendeva sinistro e per questo ancora più affascinante.

Scatto un’infinità di foto alla struttura, ero davvero felice di essere finalmente li.

E’ stata una delle esperienze più belle di questo viaggio lungo la Route 66, un posto che seguivo da tempo ed essere li era davvero speciale.

Sto seguendo proprio in questi giorni i lavori che quel gruppo di appassionati sta portando avanti.

Lo hanno recintato e puntellato.

Temo sempre il peggio quando gli americani restaurano qualcosa.

Il loro concetto di restauro è profondamente diverso dal nostro: noi cerchiamo di conservare i nostri beni storici così come sono, loro li rifanno identici, spesso anche meglio, di come erano in origine.

Non è la stessa cosa.

Ci sono cimeli lungo la Route 66 che sono stati completamente rifatti e questo fa perdere molto del loro fascino.

Non so cosa combineranno con il Painted Desert Trading Post, ma sono felice di averlo visto così come ci è arrivato dagli anni 40, senza che la mano dell’uomo possa averne alterato la fisionomia.

Il viaggio è proseguito verso Grants (New Mexico) senza particolari picchi; come dicevo, non è uno dei tratti più belli.

Sono arrivato molto presto ed ho preso possesso della stanza al Sands Motel.

E’ un motel storico presso cui non avevo mai dormito, non avevo quindi aspettative particolari.

Si è rivelato invece uno dei migliori ad un prezzo davvero stracciato: meno di 40 dollari a notte, nulla.

Dopo il tramonto sono di nuovo salito in macchina per un rapido giro lungo il tratto di 66 che attraversa la piccola comunità, giusto il tempo per fotografare alcuni neon accesi.

Come in diverse altre comunità lungo la Route 66, anche a Grants si può percepire cosa la vecchia highway sia stata ai suoi tempi d’oro e cosa abbia provocato la sua dismissione.

La Route 66 è sempre un viaggio nel tempo.


Jerry

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Il mio secondo incontro con Jerry McClanahan (Chandler, OK), un artista famoso tra gli appassionati della Route 66 per la sua “EZ 66 for Travelers”, la guida definitiva per percorrere la Route 66.



 

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Tratto Williams – Holbrook
Data 18/08/2018
Hotel Wigwam Motel
Costo 69,00$
Km Percorsi 295

 


Riprende il viaggio lungo la US Highway 66 dopo il giorno di pausa al Grand Canyon.

La tappa di giornata era Holbrook ed il suo irresistibile Wigwam Motel.

In mattinata ho ricevuto il benvenuto del proprietario del motel attraverso un gruppo Facebook dedicato alla Mother Road, un bel modo per cominciare la giornata e per sentirsi parte di una splendida comunità.

Attraverso il sempre affascinante tratto sterrato di Parks sono arrivato a Flagstaff e da li ho lasciato ancora la 66 per andare verso Sedona.

C’ero già stato nel 2014, durante uno dei miei viaggi lungo la Route 66, ma mia moglie no ed era quindi l’occasione per farci un salto.

Non è il genere di posto che mi piace vedere, a parte le indiscutibili bellezze paesaggistiche (il contrasto tra il rosso della terra ed il verde della vegetazione è straordinario), ritengo la cittadina troppo “fighetta” per i miei gusti.

Dopo aver consumato un gelato a pranzo, abbiamo ripreso il cammino verso Flagstaff dove abbiamo riagganciato la 66.

Non è uno dei tratti più belli quello che conduce a Holbrook.

Di fatto c’è solo I40 con le uscite verso le icone più famose di questa zona.

Il Twin Arrows Trading Post, il sinistro Two Guns Trading Post, Winslow ed infine il Jack Rabbit Trading Post, con il suo iconico cartello “Here it is”, l’enorme coniglio dove gli americani amavano farsi fotografare da piccoli ed il locale gestito da Cindy e Tony, due persone davvero cordiali.

La storia del Trading post è affascinante e da l’idea della fantasia del popolo della Mother Road ai suoi tempi d’oro.

A partire da Springfield (MO), lungo tutto il percorso della Mother Road fino a Joseph City (AZ), ai bordi della strada erano molto frequenti dei cartelli gialli con un coniglio nero.

Un modo per attirare l’attenzione e suscitare curiosità.

Arrivati al Trading Post ci si imbatteva nello stesso cartello, molto più grande, con il medesimo coniglio e la scritta “Here it is”, eccolo qui.

Geniale.

Ho passato diverso tempo all’interno del locale chiacchierando con Tony e Cindy, ascoltando le storie del loro trading post e parlando, come sempre, delle altre persone appassionate della Mother Road di cui condividiamo la conoscenza.

Dopo l’immancabile foto insieme, ho lasciato anche a loro i miei adesivi ed ho ripreso il cammino verso Holbrook, cercando di arrivare prima del tramonto.

Il cielo era spettacolare ed il tramonto a Holbrook è solitamente mozzafiato e quindi ci tenevo ad arrivare in tempo per fare un po’ di foto.

Ma poco dopo il trading post, lungo quel brevissimo tratto di vecchia 66 che conduce all’ingresso con la I40, una pattuglia della polizia mi ferma.

È la prima volta che mi succede lungo la Route 66 e questo contravveniva alla mia convinzione che queste cose sulla 66 non succedono.

Sono stato fermato un’infinità di volte in passato, ma sempre sulle odiate Interstates.

Ero convinto di aver superato i limiti di velocità, era un tratto isolato quello che stavo percorrendo e volevo arrivare al più presto a Holbrook.

Ma dopo la consueta verifica dei documenti, il poliziotto, un tatuatissimo individuo le cui origini native americane erano evidenti, mi ha chiesto se fossi consapevole della mia infrazione.

Ho risposto di no ed allora lui, con estrema cordialità, mi informava che stavo viaggiando troppo in mezzo alla carreggiata andando spesso dalla parte opposta.

Nessuna multa comunque, mi ha lasciato andare con la raccomandazione di mantenere la destra.

Arrivato finalmente a Holbrook, dopo aver salutato il gestore e ritirato le chiavi del Wigwam numero 9, mi sono fiondato immediatamente fuori per fotografare uno dei tramonti più belli che abbia mai visto.

Il sole aveva acceso il cielo infiammandolo con i suoi meravigliosi colori ed i coni del Wigwam Motel restituivano un’immagine mozzafiato.

Sono rimasto fuori fino a notte fonda scattando un’infinità di foto che comunque non riescono ad avvicinarsi alla bellezza di quel tramonto visto dal vivo.

La giornata si è chiusa con i soliti rituali: copia delle foto sul pc, scrittura del live e risposta ai messaggi su Facebook.

Dormire al Wigwam Motel è come sempre un’esperienza da vivere se ci si vuole per davvero calare nell’atmosfera magica della US Highway 66.

Se non lo si fa, si è solo turisti.


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Tratto Williams – Grand Canyon – Williams
Data 17/08/2018
Hotel El Rancho Motel
Costo 189,94$ (2 notti)
Km Percorsi 323

 

Ed era arrivato il momento di salutare i nostri amici di Roma.

Avrebbero proseguito verso i parchi dello Utah, mentre noi continuavamo sulla 66 in direzione est.

Ma era anche arrivato il momento di interrompere temporaneamente questo viaggio lungo la Mother Road per una breve deviazione verso il Grand Canyon.

Ho visitato due volte il parco in passato.

Nel 1996 in viaggio di nozze arrivando da Las Vegas a bordo di un piccolo aereo e due anni dopo in macchina.

Erano passati quindi esattamente 20 anni dall’ultima volta.

Non avevo aspettative particolari, ricordavo il parco e la sua straordinaria bellezza, anche se stavolta, complice l’eccessivo affollamento di turisti (in prevalenza italiani) la mia visita è stata meno coinvolgente delle precedenti.

I gusti cambiano negli anni, ed ultimamente sono molto più attratto dalle storie della vecchia Highway 66 piuttosto che dalla straripante bellezza di un parco naturale.

Ed il caos, come dicevo, non ha aiutato.

Ormai i parchi, soprattutto in agosto, somigliano sempre più a località turistiche delle nostre parti, dove fai fatica a ritagliarti uno spazio.

Siamo rimasti fino al pomeriggio, passeggiando ai bordi del canyon e scattando qualche foto, prima di riprendere la strada verso Williams.

La serata si è chiusa con una pizza allo Station 66 Italian Bistro.

Di solito evito di mangiare cibo italiano, o presunto tale, quando sono negli USA, ma già cominciavo a vacillare sotto l’assedio di hamburger, patatine fritte ed affini ed abbiamo quindi optato per una pizza che devo dire non era male anche se pagata a peso d’oro.

Del resto eravamo a Williams, la cittadina più “fighetta” della Route 66.


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Tratto Kingman – Williams
Data 16/08/2018
Hotel El Rancho Motel
Costo 189,94$ (2 notti)
Km Percorsi 225

 

La giornata è cominciata con una colazione da Mr. D’z; le mie solite ash browns, bacon e 2 uova.
Adoro ash browns e bacon, esagero sempre quando sono da queste parti.

La giornata prevedeva uno spostamento molto breve, da Kingman a Williams, circa 200Km, ed era incentrata intorno all’incontro con Angel Delgadillo, il mio terzo con il “Guardian Angel of Route 66”.

Avevo mandato una mail dall’Italia per avere la certezza di incontrarlo e la conferma c’era, Angel mi avrebbe incontrato con piacere, ma il giorno del mio arrivo a Seligman presentava qualche difficoltà poichè avrebbe avuto un’intervista con una tv belga.

Angel è sempre di più una celebrità.

Il Giganticus Headicus, una realizzazione molto recente nata sulle ceneri del Ranchero Motel, un vecchio motel della zona (Antares, AZ), e l’immancabile Hackberry General Store sono state le tappe di avvicinamento a Seligman.

Al mio arrivo all’Hackberry General Store, ho visto avvicinarsi una persona che non conoscevo, che mi ha teso la mano per salutarmi chiamandomi per nome.
Era Ruben uno dei miei amici di Facebook che vive da quelle parti.
Aprirà a breve anche lui qualcosa legato alla Route 66, proprio vicino al General Store e mi sono offerto di divulgare la notizia non appena sarà pronto.

L’Hackberry con il suo modo eccentrico di presentarsi al viaggiatore è sempre irresistibile.

Fu riportato in vita da una delle figure leggendarie della Mother Road, Bob Waldmire, l’artista hippie che ha trascorso la sua vita lungo la Route 66 e che rilevò agli inizi degli anni 90 quel vecchio locale in rovina  trasformandolo in quello che è ancora oggi.

Quest’anno sotto il portico c’era un musicista che, armato di chitarra elettrica, allietava i viaggiatori con una serie di brani che includeva anche l’immancabile “(Get your Kicks) on Route 66”.
Di fianco a lui, dove per anni ha sostato la splendida Corvette rossa degli anni 50, trovava posto una corvette più moderna verniciata con i colori della bandiera americana.
Ho percorso la Route 66 quattro volte ed ogni volta ho trovato una macchina diversa, segno che la Route 66 è tutt’altro che una strada morta.

Ma gli appassionati della Mother Road queste cose le sanno già.

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Hackberry General Store

Arrivati a Seligman, consumiamo un ottimo hamburger allo Snow Cap, il locale appartenuto al fratello di Angel Delgadillo, Juan, ed ora gestito dal figlio di quest’ultimo che, come il padre, prosegue nell’intento di coinvolgere i “malcapitati” avventori in simpatici scherzi.
E’ l’immagine di Seligman lo Snow Cap, una cittadina goliardica, sopra le righe, una cittadina annientata dal progresso che si è reinventata.

Ed il merito di questa trasformazione è soprattutto sua, di Angel Valadez Delgadillo.
Sono riuscito ad incontrarlo ancora, nonostante in negozio al mio arrivo non c’era.
L’intervista con la tv belga era finita ed Angel era appena andato a casa.

Il siparietto che lo ha riportato in negozio è stato divertente, mentre chiedevo notizie di Angel ad una impiegata del negozio, una sua collega mi invitava a seguirla dietro il bancone.
E mentre indicava una foto attaccata su una porta mi diceva: “ogni volta che apro quella porta vedo la tua faccia. Ti ho riconosciuto dalla foto”.
Era la pagina del mio fotolibro che consegnai ad Angel lo scorso anno e che raccoglieva un po’ di foto fatte insieme.

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La pagina del mio fotolibro

L’incontro è stato, esattamente come i precedenti, estremamente emozionante.

Per me, come per molti altri appassionati della Mother Road, Angel è una leggenda.
Averlo davanti e scambiare con lui quattro chiacchiere è sempre piacevole.
Ho passato un po’ di tempo li con lui, l’ho fotografato ancora mentre tornava a casa in bicicletta, e di nuovo nel pomeriggio mentre correva in strada con al guinzaglio il suo cane.
E mentre correva mi salutava, un uomo di 91 anni che ha lo sguardo e l’entusiasmo di quei bambini che sanno di averla combinata grossa.
Eh si, Angel ha salvato, reinventandola e consegnandola alla leggenda, una strada obsoleta e dimenticata da tutti.

Se ancora oggi percorriamo la Route 66 il merito è suo.

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Angel Delgadillo

Ed infine Williams.

Non ho mai amato questa cittadina nonostante tutto sia appositamente assemblato per piacere.
È ricca, è ruffiana, non ha bisogno della Route 66 per vivere, non riesco a farmela piacere.
Ma era una tappa necessaria perché il giorno dopo sarei dovuto tornare al Grand Canyon.
Con i nostri amici di Roma ceniamo al Cruiser’s Route 66 Cafe, prima di concludere una splendida giornata.


LUCILLE

Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La mia gas station preferita lungo la Route 66.
La casa, la stazione di servizio di Lucille Hamons, la “Mother of the Mother Road”.