Route 66. “Friends for life”

Pubblicato: aprile 22, 2018 in Route 66

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La gente, il popolo della Route 66 ha reso questa strada immortale.

E’ grazie a loro se una delle tante highways uscite dal piano autostradale del 1926 è diventata, nell’immaginario collettivo, la Strada per eccellenza, meta di un’incredibile numero di appassionati viaggiatori provenienti da ogni parte del mondo.

Il paesaggio ed i cimeli che dal passato sono giunti fino a noi, raccontano, con dovizia di particolari, la sua storia e quella del paese in cui si trova.

Ma è appunto la gente, il popolo della Route 66 l’elemento in più.

Durante i miei 3 viaggi ho incontrato tante persone ed ogni incontro è stato entusiasmante, qualcosa da custodire gelosamente nel cassetto preferito della mia memoria.

Persone che, come me, stavano percorrendo la Mother Road, come Brian, il pompiere del Missouri, che alla fine si appassiona ad un pezzo della storia del suo paese che ha sempre trascurato, o la leggenda, Angel Delgadillo, l’uomo che ha fatto si che tutta questa passione travolgesse il mondo intero.

Sono stati tanti gli incontri e tante le emozioni che mi hanno visto coinvolto.

Alcuni incontri sono stati casuali, altri cercati, altri ancora pianificati prima di partire.

Eccone alcuni.


John Hargrove

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John Hargrove – Settembre 2014

Il mio primo incontro con John Hargrove, di Arcadia in Oklahoma, è stato accidentale, imprevisto, frutto della curiosità suscitatami da alcune piccole riproduzioni della Route 66 che dalla strada si scorgevano all’interno della sua proprietà e che mi convinsero a fermarmi davanti al suo cancello.

Ricordo il caloroso invito ad entrare di John, che dalla sommità della sua proprietà si sbracciava per farsi notare.

E poi il “viaggio” all’interno del suo mondo accompagnato da una splendida colonna sonora trasmessa da una radio locale.

Il secondo incontro, l’anno successivo, nel 2015, è stato questa volta voluto, ed aveva come scopo, oltre di incontrarlo di nuovo, quello di consegnargli la foto che insieme ci eravamo scattati l’anno prima.

Una persona umile, un artista straordinario.

Tornerò ancora da lui, ho tante altre foto da consegnargli.


Jim Hinckley

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Jim Hinckley – Agosto 2016

Quelli con Jim Hinckley, lo scrittore di tanti libri sulla Route 66 (“Route 66 encyclopedia”, “Route 66. The America’s longest small town” per citarne alcuni), sono stati incontri pianificati prima di partire.

Fui contattato tramite Facebook nel 2016 con un messaggio tramite il quale, sapendo che sarei passato dalle sue parti in occasione di uno dei miei viaggi lungo la Mother Road, mi invitava a partecipare ad un party organizzato in un hotel della sua città, Kingman in Arizona.

Al party avrebbero partecipato imprenditori ed appassionati della Route 66.

Incontrare gente che poteva raccontarmi la propria esperienza vissuta “on the road” sulla Route 66 nei suoi anni d’oro era una splendida occasione.

E poi avrei avuto Jim li davanti a me, una sorta di wikipedia della Route 66.

Dopo aver letto i suoi libri poterlo avere a disposizione per approfondire le mie curiosità era troppo allettante.

Arrivato a Kingman, mi diressi verso l’hotel nel quale avrebbe avuto luogo il party e vidi da lontano Jim che indossava il suo inseparabile cappello.

E’ stato un saluto caloroso ed una serata che non potrò mai dimenticare.

Jim in quell’occasione mi fece dono della membership onoraria della “Route 66 Association of Kingman Arizona”.

Una piccola grande cosa per un appassionato della Route 66 come me.

Ed ancora un nuovo incontro, l’anno successivo, nel 2017, al mio terzo viaggio lungo la Route 66, in un’enoteca di Kingman dove passammo il tempo a parlare della Mother Road sorseggiando un bicchiere di ottimo Chardonnay della California.

Una serata splendida, immerso nel cuore della Route 66, ascoltando i racconti di Jim e guardando le sue foto scattate in mezzo alla storia della vecchia highway.

Quella sera Jim mi regalò il suo ultimo libro “Route 66. The America’s longest small town”, corredato dell’immancabile dedica.

Avere Jim a portata di mano era come disporre di una enciclopedia “on demand”, un’occasione straordinaria per un affamato di informazioni come me.


Mickey di Carterville (Missouri)

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Mickey – Maggio 2017

Un incontro pianificato tramite le pagine di Facebook è stato quello con Mickey, un appuntamento preso attraverso un gruppo dedicato alla Mother Road nel quale da tempo posto le mie foto.

Mickey è il gestore di un’attività di assistenza stradale e di un’officina a Carterville in Missouri e leggendo il mio itinerario, che ovviamente includeva la comunità in cui vive, mi ha invitato nella sua officina per uno stop, ricordandomelo ogni volta che postavo nel gruppo una nuova foto.

La scusa era una cartolina che voleva darmi e che ritraeva la sua città e la sua attività.

“Don’t forget about me!”, scriveva Mickey, ed io non me ne sono certo dimenticato.

Arrivato a Carterville mi fermai con la macchina in mezzo ad un piazzale.

Non sapevo come trovarlo, Carterville non è certo una metropoli, ma comunque non avevo molte informazioni.

Scesi dalla macchina ed iniziai a guardarmi intorno quando dall’interno di un ufficio arrivò nitida la sua voce che, con un americanissimo “Franco”, richiamava la mia attenzione.

“Vedendo da dove partivi avevo calcolato che saresti arrivato qui più o meno a mezzogiorno” mi disse.

Essere attesi da un amico, anche se non lo si è mai visto, è stata una bellissima sensazione.

Mi mostrò con orgoglio le foto d’epoca della sua attività legata da sempre alla Route 66, ci scattammo l’immancabile foto insieme e passammo diversi piacevoli minuti a chiacchierare prima di salutarci.

Ed ovviamente mi consegnò la cartolina.


Dries della Route 66 Association of Holland

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Dries – Maggio 2017

Un incontro accidentale fu invece quello con Dries.

Ero nel motel fuori Chicago il mio primo giorno di viaggio nel maggio 2017, il mio terzo lungo l’intero percorso della Route 66.

Stavo uscendo dalla sala della colazione quando lo vidi entrare con il suo tipico abbigliamento da biker.

Siamo amici su Facebook ma non ci eravamo mai visti di persona.

Anche lui stava per iniziare il suo viaggio, l’ennesimo, credo infatti che abbia percorso la Route 66 più di una decina di volte.

Un veterano della Mother Road, conosciuto ed amato da tutto il popolo della Route 66.

E’ stato un incontro divertente.

Il preludio perfetto di un viaggio che sarebbe stato il mio più bello lungo la Route 66.


Delvin, del California Route 66 Museum di Victorville (California)

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Delvin – Maggio 2017

Altrettanto accidentale è stato l’incontro con Delvin.

Mi seguiva anche lui tramite uno dei gruppi di Facebook nel quale posto regolarmente le mie foto della Mother Road e, osservando il mio itinerario giornaliero, immaginò che, quel giorno, sarei sicuramente entrato nel museo.

E’ stata tuttavia una decisione del tutto improvvisa la mia, poiché tendenzialmente non sono molto attratto dai musei lungo la Route 66, anche se ne ho visti molti compreso quello di Victorville.

La Route 66 è uno splendido museo a cielo aperto e tutto quello che ha da offrire lo si trova lungo il suo percorso ai lati della strada.

Ma decisi di entrare perché li dentro sapevo che avrei trovato l’opera di un’artista olandese recentemente scomparso, un grande appassionato della Route 66.

Appena entrato nel museo, poco dopo aver lasciato che la porta si chiudesse dietro di me, vidi una persona venirmi incontro, tendermi la mano e chiamarmi per nome.

Io restai per un po’ disorientato perché non lo conoscevo e non riuscivo a capire come facesse a sapere il mio nome.

Superato l’attimo di smarrimento abbiamo passato una piacevole ora a parlare della Route 66, dei bellissimi cimeli custoditi nel museo e della sua vita, legata alla Route 66 percorsa dai suoi genitori negli anni della grande depressione dall’Oklahoma fino in California.

Delvin presta servizio nel museo come volontario, una splendida persona a cui affidarsi per conoscere le storie che si celano dietro i cimeli custoditi nella bellissima struttura.


Jerry McClanahan (EZ 66 for travelers)

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Jerry McClanahan – Maggio 2017

Un incontro pianificato in extremis, davvero all’ultimo momento, fu quello con Jerry McClanahan, l’artista che tra le altre cose ha realizzato la mitica “EZ 66 FOR TRAVELERS”, la guida senza la quale percorrere a Route 66 è praticamente impossibile.

Pernottavo a Chandler, la sua città, e quindi una sorta di pianificazione in realtà l’avevo fatta.

Non sapendo come contattare Jerry, la mattina, dalla camera del Lincoln Motel, postai una foto in un gruppo di Facebook, lasciando che apparisse la posizione da dove la stavo caricando.

Jerry, che evidentemente era collegato, commentò la foto chiedendomi di passare alla sua gallery.

La mia volontà era proprio quella, ma era ancora molto presto e quindi ci siamo dati appuntamento di li ad un’ora.

Dopo una splendida colazione al Boomarang Diner, mi recai in macchina alla Gallery di Jerry.

Lui era davanti alla porta che mi aspettava, e una volta sceso mi chiamò per nome e ci stringemmo la mano.

La strada madre non ha segreti per Jerry che mi corresse a mano le due EZ 66 che possiedo, includendo il nuovo percorso in California all’altezza del Cajon Pass e segnalandomi altre brevi deviazioni che avrei incontrato.

Trascorremmo molto tempo a parlare della Route 66 e del suo matrimonio con Mariko, un’appassionata fan giapponese della Route 66, da tempo tra le mie amicizie di Facebook a differenza di Jerry che lo aggiunsi in quell’occasione.
Qualche minuto dopo il mio arrivo, Mariko chiamò Jerry al telefono dal Giappone e gli disse di salutarmi.

Comprai un po’ di cose nella sua gallery, compreso un bellissimo DVD realizzato da un gruppo di appassionati (www.unoccupiedroute66.com), tra i quali c’è anche lui, e che racconta un tratto di Route 66 in Missouri (“The Missouri Maze”).

In realtà cercavo l’ultimo lavoro di quel gruppo, “The California Promise”, ma Jerry non lo aveva e chiamò quindi il regista di questa serie di films che mi suggerì alcuni posti dove avrei potuto trovarlo.

Quella mattina a Chandler ho vissuto una delle mie più belle esperienze di viaggio lungo la Route 66; sentirsi parte integrante di un mondo che amo profondamente è stata una sensazione che non dimenticherò mai.

Era la terza volta che percorrevo la Route 66 ma la prima che incontravo Jerry, le altre volte avevo trovato la gallery chiusa.
Appena l’ho detto a Jerry mi ha subito suggerito di contattarlo al telefono nel caso in futuro dovesse ricapitare.

Ed è senz’altro quello che farò.


Toshi, presidente della Route 66 Association of Japan

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Toshi – Agosto 2016

Ed è ancora Facebook a dettare l’agenda delle emozioni.

Con tutto il male che si può pensare di strumenti come questo, bisogna riconoscer loro il merito di riuscire a mettere in contatto persone che altrimenti non avrebbero modo di conoscersi.

Ed io di persone stupende, da tante parti del mondo, ne ho conosciute un bel po’, anche fuori dal contesto della Route 66.

Tornando a Toshi, il nostro fu un incontro pianificato prima di partire.

Avrei percorso il tratto ovest della Route 66 e sarei ripartito per l’Italia da San Francisco, città dove Toshi vive e lavora.

Dalle pagine di Facebook ai messaggi per mezzo dei quali concordammo un  appuntamento per le 14 ad Union Square.

Trascorremmo due bellissime ore a raccontarci le nostre esperienze di viaggio lungo la Mother Road, a parlare delle persone che entrambi conosciamo, dei suoi 4 anni in Italia, esternando la reciproca curiosità nel capire come, due persone come noi, così lontane per cultura e tradizioni da una strada così fortemente americana potessero essersene innamorate.

Curiosità alle quali non siamo stati in grado di fornire una risposta.


 

La Route 66 affascina ed il suo fascino va oltre le culture e le tradizioni.

La Route 66 è una strada che unisce, in un mondo, come quello attuale, fortemente divisivo.

La Route 66 è una strada che accoglie, che regala emozioni, che mette al centro il concetto di comunità e di amicizia.

E’ impossibile tornare a casa e non aver socializzato con nessuno, è impossibile non portarsi in valigia i sorrisi e gli abbracci delle splendide persone conosciute in un viaggio lungo una strada così lontana da noi.

Tante sono state le splendide persone che ho conosciuto.

Linda della Blue Whale di Catoosa in Oklahoma, Fran , la “Flo” di Cars, del Sunflower Station di Adrian in Texas, Ian del 66-TO-CALI sul molo di Santa Monica e tanti altri ancora.

Gestori di motels, di negozi, viaggiatori con i quali ho incrociato il mio percorso, tutti hanno contribito a rendere indimenticabili i miei viaggi lungo la Route 66.

Friends for life” era il motto del compianto Gary Turner della Gay Parita Gas Station, ed è infatti l’amicizia che rende questa strada unica.

La Route 66 non è semplicemente una strada, ma è molto, molto di più.

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