Archivio per la categoria ‘Route 66’

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Uno dei Muffler Man più famosi della Route 66, il Gemini Giant, ed il Launching Pad Drive In appena riaperto dopo anni di chiusura.



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Uno dei diners più popolari della Route 66, il Polk-A-Dot Drive In di Braidwood in Illinois.


 


 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Lo storico Cozy Dog Drive In di Springfield in Illinois.



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

Uno dei figli prediletti della Mother Road, l’artista itinerante Bob Waldmire


 


 

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Tratto Chicago – Roma
Data 29/08/2018
Hotel
Costo
Km Percorsi

E’ stato il mio viaggio più bello dei 4 lungo la Route 66, il che equivale ad essere il mio viaggio più bello in assoluto.

Ma ogni volta che ritorno sulla vecchia highway il viaggio supera il precedente in intensità ed emozioni.

E’ stato il più bello grazie alle splendide persone della Route 66 che mi hanno ricoperto di attenzioni e per i ragazzi italiani che ho incontrato lungo il percorso.

E’ stato il più bello per gli splendidi colori delle albe e dei tramonti, per quel senso di avventura che avvolge ogni tappa, per i sorrisi delle persone che mi conoscevano attraverso le foto postate su Facebook e di coloro che incontravo per la prima volta.

Viaggiare lontani da casa e sentirsi a casa è una splendida sensazione.

Ho scattato, come sempre tantissime foto, (sono ormai più di 20.000 in 4 viaggi lungo la Route 66) che sto ancora selezionando per il mio consueto fotolibro.

E’ stato un viaggio emozionante, fatto di cose semplici spesso ormai perdute: amicizia, cordialità, sorrisi.

La Route 66, anche questa volta, mi ha dimostrato di non essere solo una strada, ma è davvero molto, molto di più.

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La romantica Turkey Tracks di Nilwood in Illinois.



 

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Tratto Chicago
Data 28/08/2018
Hotel Super 8 O’Hare Elk Grove
Costo 199,99$ (2 Notti)
Km Percorsi 64

 

Il giorno dopo l’arrivo ad uno dei terminali della Route 66 è sempre strano.

Che sia a Los Angeles o a Chicago poco cambia, ci si sveglia sempre con un forte senso di smarrimento, come se ti mancasse qualcosa.

Non devi chiudere le valigie, caricare la macchina, andare verso un diner per fare colazione e poi partire per una nuova avventura.

Ci si alza più tardi, con il pensiero rivolto al passato, alle splendide emozioni che quel “lungo sentiero d’asfalto”, e la sua gente, ti hanno regalato.

Ho ripreso la Route 66 là dove l’avevo lasciata il giorno precedente percorrendo lentamente quel tratto che conduce a Chicago.

Il senso di smarrimento veniva rapidamente sostituito dalla nostalgia durante quel breve tratto che mi conduceva in città.

Chicago ormai la conosco bene, era la quarta volta che ci andavo.

Non è eccessivamente caotica, so dove parcheggiare, come muovermi, non mi dispiace.

Dopo essere passato davanti al cartello END sulla Jackson, mi sono diretto verso il solito garage.

Era davvero una strana sensazione quella che stavo provando, più o meno simile a quella della partenza.

A Santa Monica iniziavo il mio viaggio dove solitamente lo finivo e qui a Chicago accadeva il contrario.

Anche se a Santa Monica, qualche giorno prima, avevo sicuramente molto più entusiasmo.

Ho trascorso la giornata più o meno come le altre volte in questa città.

Il clima era molto umido ed il cielo non prometteva nulla di buono.

Dopo una passeggiata lungo il Magnificent Mile, evitando accuratamente, almeno per un po’, il cartello BEGIN, sono arrivato davanti al cartello END per le classiche foto di rito e la mia consueta diretta.

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Non c’è molto che ricordi la vecchia highway a Chicago, come del resto in quasi tutte le altre città attraversate dalla Route 66.

Anche se qui c’è una vera e propria istituzione della Mother Road: il Lou Mitchell’s.

Un viaggio lungo la Route 66, per tradizione, comincia sempre con una colazione da Lou Mitchell’s, questa volta avendola percorsa al contrario, ci toccava un ottimo pranzo.

Il clima all’interno del ristorante è sempre straordinario.

Come accade un po’ ovunque lungo la vecchia highway, vieni proiettato indietro nel tempo, direttamente negli anni d’oro della Route 66.

Ed in questo il Lou Mitchell’s, nonostante sia incastonato all’interno della moderna Windy City, riesce benissimo.

Erano gli ultimi profumi, gli ultimi sapori della Mother Road e per questo ho indugiato più di quello che il cibo avrebbe consentito.

Ho vagabondato un bel po’ all’interno del locale, alla ricerca di vecchie immagini della gloriosa highway e dei suoi anni d’oro, ho chiesto ancora da bere, mi sono goduto quegli splendidi momenti.

Ed una volta usciti, abbiamo proseguito nel giro della città incrociando le sue aree più famose, prima di tornare in hotel per preparare le valigie, questa volta definitivamente, per il rientro.

Le ultime immagini della Mother Road iniziavano a dissolversi, mentre inesorabilmente partivano i titoli di coda di un viaggio straordinario.


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Tratto Springfield (IL) – Chicago
Data 27/08/2018
Hotel Super 8 O’Hare Elk Grove
Costo 199,99$ (2 Notti)
Km Percorsi 343

Il fascino della Route 66 nelle grandi città si perde, diventa una strada qualunque.

Le nuove denominazioni che le sono state attribuite all’interno dei grandi agglomerati urbani le fanno perdere perfino la sua identità.

Ed anche a Springfield questa regola è confermata.

Il Route 66 Hotel and Conference Center, nonostante sia pieno di riferimenti alla Route 66, non riesce a regalare le stesse sensazioni dei bellissimi motel storici dove ho dormito nei giorni precedenti.

La giornata era splendida, un po’ ventosa, ma il sole prometteva di riscaldare l’ultimo tratto di Mother Road che mi avrebbe condotto a Chicago.

Un po’ di stanchezza cominciava ad affiorare, il viaggio è stato lungo e le emozioni tante, ma qualcuna ne mancava ancora.

Dopo la colazione in motel, siamo partiti in direzione est verso una delle icone più famose di questo tratto della Mother Road: il Cozy Dog Drive In.

Il locale appartiene alla famiglia di Bob Waldmire, l’artista itinerante di cui ho parlato in occasione della mia tappa da Rich Henry, un personaggio incredibile che ammiro tanto.

All’interno del diner, oltre a mangiare, si possono comprare cartoline e altri oggetti realizzati attraverso i suoi disegni.

E’ un posto bellissimo il Cozy Dog, una splendida traccia del glorioso passato della Mother Road in un contesto cittadino come quello di Springfield.

Springfield, tuttavia, non è avara di tracce del passato.

C’era un altro bellissimo posto del quale oggi non resta quasi più nulla, la Shea’s Gas Station.

Una vecchia stazione di servizio convertita a museo da un veterano della seconda guerra mondiale, Bill Shea.

Era un posto bellissimo, ma alla morte di Bill, nel 2013, tutti i suoi cimeli furono messi all’asta ed il luogo che li ospitava venduto.

Fortunatamente, qualche metro più ad est rispetto al vecchio museo, c’è un ristorante italiano, Fulgenzi’s Pizza e Pasta, che ha acquistato la vecchia gas station di Shea e l’ha piazzata davanti al locale.

E’ davvero uno splendido cimelio.

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Lasciata alle spalle Springfield ci si immerge in uno dei tratti più belli della Route 66.

L’impatto, per chi non l’ha mai percorsa è pazzesco (ricordo la mia prima volta, ma anche le successive); sei risucchiato in un turbine di emozioni.

Quelle piccole icone stravaganti, e spesso ingenue, ti catturano.

Atlanta, con il suo Tall Paul ed i suoi piccoli negozi di souvenir e, poco più avanti, Funks Grove, una piccola splendida fattoria immersa nel verde di boschi dell’Illinois, famosa per il suo buonissimo sciroppo d’acero, sono state tra le tappe di giornata più belle.

Non ho ancora aperto le bottiglie di sciroppo d’acero comprate in passato, ma una sosta al Funks Grove per comprarne un’altra non potevo non farla.

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E poi ancora la Sprague Super Service Station di Normal, seguita da un altro tratto che un tempo incuteva timore agli inesperti automobilisti: la Dead Man’s Curve di Towanda.

In questa zona il vecchio tracciato della Route 66 corre parallelo a quello attuale.

Sono solo spezzoni di asfalto spesso interrotti da barriere, ma non ci si può non fermare per fotografarli.

In una delle mie fermate, mentre attraversavo la strada a piedi, una pattuglia della polizia si è fermata per chiedermi se avevo bisogno d’aiuto.

Ho risposto che in realtà volevo solo fotografare uno spezzone di strada e quindi con il sorriso e con l’augurio di trascorrere piacevolmente il mio tempo in compagnia della mia macchina fotografica, il poliziotto mi ha salutato.

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Il legame forte tra Bob Waldmire e questo tratto della Mother Road prosegue.

Si arriva a Pontiac, là dove sono custoditi due cimeli appartenuti a Bob: il piccolo van Volkswagen utilizzato per gli spostamenti ed un vecchio scuolabus riadattato ed utilizzato da Bob come dimora mentre era in Arizona.

Tutto intorno al museo è permeato dalla presenza spirituale di Bob.

Davanti al suo scuolabus c’è un lunghissimo murales con la sua immagine.

È un murales progettato da Bob stesso ma che, purtroppo, non è riuscito a dipingere.

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Nonostante abbia già percorso questo tratto altre volte, ho trascorso parecchio tempo per visitare i suoi cimeli.

Erano le 16 ed ancora non avevamo pranzato.

Abbiamo deciso di farlo nella splendida Dwight all’Old Route 66 Family Restaurant, un bellissimo diner.

Era come se non avessimo avuto modo di riprendere fiato dopo una lunga corsa, e quell’ottimo hamburger era quello che ci voleva.

La ragazza che ci ha servito ci raccontava delle sue origini italiane, come tanti americani del resto, e mentre noi eravamo stanchi ma estasiati dai tanti bellissimi posti che stavamo visitando, lei con ammirazione ascoltava le informazioni sui nostri luoghi di provenienza, sperando un giorno di poterli vedere.

Dwight è una comunità stupenda.

Nel 2017 a Maggio era bellissima, il clima era fresco, i prati fioriti, un piccolo gioiello.

Anche quest’anno non ha deluso.

La sua Ambler’s Texaco Gas Station è esteticamente la più bella stazione di servizio storica della Route 66.

Qualcosa a metà tra uno chalet ed una gas station, come si usava fare agli albori della diffusione delle “rivendite” di carburante.

Ripreso il viaggio verso est il sole cominciava a calare ed i suoi raggi illuminavano splendidamente quel tratto della Mother Road.

Ancora una fermata al Polk-A-Dot Drive In, al Launching Pad Drive In con il suo splendido Gemini Giant, probabilmente il più famoso Muffler Man della Route 66, prima di arrivare a Joliet.

Chicago era ormai vicina, ma abbiamo deciso di rimandare al giorno dopo l’arrivo in città.

Nonostante la stanchezza, i tanti km percorsi, avevamo voglia di vivere ancora quel poco che rimaneva della Route 66, non volevamo che il viaggio si chiudesse in quel momento.

Una delle differenze dal punto di vista emotivo tra il finire un viaggio sulla Route 66 a Santa Monica e finirlo a Chicago è che in quest’ultimo caso sei immerso nelle emozioni fino all’arrivo in città.

I cimeli della Route 66 ti accompagnano fino alla fine.

E nonostante questa fine, con il suo cartello “END”, era ormai vicina, abbiamo preferito rimandarla.

Il viaggio lungo la Route 66 doveva continuare.

Almeno per un altro po’.


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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La splendida Auburn Brick Road, la strada in mattoni rossi che per un breve periodo ha fatto parte della US Highway 66.



 

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Route 66 2018 “Eastbound”. Pillole dalla Mother Road.

La Splendida Soulsby’s Service Station di Mt. Olive in Illinois.