Route 66. Bob Waldmire

Pubblicato: aprile 24, 2017 in Route 66

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E’ difficile descrivere i motivi che rendono affascinante un viaggio lungo la Route 66.

E’ un viaggio nel tempo, ma non solo.

E’ un viaggio attraverso un’America che non esiste più, ma non solo.

E’ un libro che racconta una storia straordinaria che coinvolge il viaggiatore man mano che si sposta verso ovest.

Ma non solo.

Un viaggio lungo la strada più famosa del mondo è un totale distacco dalla realtà quotidiana, una costante, continua ed inarrestabile immersione in un universo colorato, arrivato ai giorni nostri dal passato, un microcosmo popolato da gente che sa coinvolgere il curioso viaggiatore con le proprie storie.

Il contatto umano è uno straordinario valore aggiunto; è la gente, il popolo della Route 66 che rende unico questo viaggio.

Sono tantissimi gli esempi di infinita umanità che giungono a noi dai tempi in cui la Strada Madre era la Main Street of America, esempi di gente comune che è entrata nel cuore del popolo della Route 66, ma anche dell’occasionale viaggiatore che si appassiona alle storie della vecchia Highway.

Tra le tantissime personalità che hanno scritto la storia di questa strada, un posto di rilievo è occupato da un artista tra i più amati dal popolo della Route 66:
Robert Waldmire.

Bob nacque a St. Louis in Missouri nel 1945 ma la sua famiglia si stabilì presto a Springfield in Illinois; il padre, un ex militare dell’esercito americano,  inventò l’hotdog su bastoncino, il Cozy Dog, ed a Springfield, lungo la Route 66, aprì un ristorante, il Cozy Dog Drive In, dal nome di questa sua stravagante intuizione.

Bob fu un disegnatore ed un cartografo straordinario, fin da bambino amava rappresentare piccole cose attraverso i suoi disegni.

Una delle sue prime opere, ai tempi dell’università, fu un disegno della sua città, Springfield, vista dall’alto con il dettaglio dei posti caratteristici (“the bird eye view”, uno degli elementi distintivi dei disegni di Bob).

I commercianti della città, venuti a conoscenza del progetto, pagarono Bob per inserire nel disegno il loro negozio in modo da poterne pubblicizzare la posizione.

Fu allora che Bob capì che da questa sua innata capacità di rappresentare la realtà attraverso il disegno poteva trarne profitto, capì che poteva vivere di questa sua passione.

Iniziò quindi a disegnare città ed interi stati visti dal suo “bird eye” ed a proporre la stessa idea ai commercianti.

Bob era uno spirito libero, iniziò a viaggiare, spostandosi durante l’inverno in Arizona per poi tornare in estate in Illinois, percorrendo continuamente la Main Street of America.

Acquistò un minivan Volkswagen del 72 per i suoi spostamenti e lungo la Route 66 strinse tantissime amicizie diventando ben presto una persona molto amata dalla gente della vecchia highway.

E durante i viaggi disegnava i luoghi della Mother Road, i suoi paesi, i suoi locali storici, le vecchie stazioni di servizio ormai sull’orlo della chiusura ed i ristoranti in difficoltà.

Disegnava la vita di posti in agonia che lentamente si apprestavano a scomparire a causa dell’apertura delle Interstates, i moderni mostri che stavano pian piano annientando il vecchio sogno americano raccontato dalla Strada Madre.

Il suo disegno aveva quindi anche una missione, quella di aiutare il popolo della Route 66 nel salvataggio di quei paesi della Mother Road che il progresso stava pian piano distruggendo.

La sua ostilità nei confronti del progresso feroce, della mancanza di rispetto per la natura, per gli animali e per il territorio, cominciò a diventare sempre più evidente nei suoi disegni, accompagnati da frasi che spesso urtavano le coscienze dei responsabili di tali azioni.

Bob era un vegetariano e viveva di quello che riusciva a produrre.

Non accettava il fatto che tutto potesse essere sacrificato nel nome di un progresso che non si poteva definire tale.

Uno dei suoi mezzi di trasporto, uno scuolabus, era diventato la sua casa; lo aveva completamente modificato attrezzandolo con tutto ciò di cui aveva bisogno per essere autosufficiente, compresi dei pannelli solari attraverso i quali produceva energia e calore.

Nel 1992 acquistò in Arizona un general store ormai chiuso, il Northside Grocery, su un tratto di Route 66 dimenticato da tutti con l’apertura della Interstate 40, un locale diventato famoso in tutto il mondo con il nome di Hackberry General Store.

Il locale fu trasformato da Bob in un gift shop ed in un tourist information incentrato sulla Route 66, la sua strada e la sua casa.

Nella realizzazione di “Cars”, la Pixar ha attinto a piene mani nella storia della Route 66, poichè il cartone era ambientato in una cittadina di fantasia lungo la Mother Road; Fillmore, il van hippie, uno dei personaggi più simpatici, è un chiaro tributo a Bob.

In realtà lo staff della Pixar avrebbe voluto chiamare Waldmire quel simpatico van, ma Bob non concesse l’autorizzazione a causa degli accordi commerciali che la Pixar aveva con la McDonald’s e lui, vegetariano, non poteva accettare di associare il suo nome alla catena di fast food.

Bob è morto nel 2009 a 64 anni, ma ha lasciato tracce della sua opera lungo l’intero percorso della Route 66 e splendidi, indelebili ricordi nel cuore del popolo della Mother Road.

Molti suoi disegni, con i luoghi della Route 66, sono diventati cartoline e si possono trovare un po’ ovunque lungo la Mother Road.

Il minivan e lo scuolabus utilizzati da Bob sono oggi visitabili nel “Route 66 Association Hall of Fame & Museum” di Pontiac in Illinois.

Bob Waldmire ha incarnato quel senso di libertà che spesso viene associato alla Route 66, una strada, la sua casa, che lo ha profondamente amato e che lui, attraverso la sua opera, ha certamente contribuito a rilanciare in un momento in cui tutti sembravano essersene dimenticati.

Bob è stato senza dubbio uno dei figli della Mother Road più amati dal popolo della US Highway 66.

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