Qualche foto scatta a Mundaka, Santander, San Juan de Gaztelugatxe.

Addio Fran.

Pubblicato: agosto 17, 2025 in Route 66, Route 66 news

Qualche giorno fa è venuta a mancare Fran Houser, una delle personalità più belle della Route 66, ispiratrice del personaggio di Flo del V8 Cafè di Cars.

Aveva 81 anni.

Fran al tempo della realizzazione di Cars gestiva il Midpoint Cafè di Adrian in Texas, e fu proprio lei ad attribuirgli quel nome che lo avrebbe per sempre collocato tra gli emblemi della Route 66.

Successivamente, nel 2012, ha venduto il Midpoint Cafè ed ha acquistato il locale adiacente trasformandolo in un elegante gift shop (il Sunflower Station).

Il 20 Giugno del 2021 Fran Houser ha annunciato il nome dei nuovi proprietari del Sunflower Station manifestando quindi l’intenzione di andare in pensione.

L’ho incontrata in uno dei miei viaggi lungo la Route 66 e come sempre accade con il popolo della Mother Road, è stata una bellissima esperienza.

E’ un’altra splendida persona della Route 66 che ci lascia.

Spagna del Nord 2025 – San Sebastian

Pubblicato: agosto 17, 2025 in Viaggi

Qualche foto scatta oggi a San Sebastian.

Spagna del Nord 2025

Pubblicato: agosto 17, 2025 in Viaggi

Quest’anno il viaggio estivo mi ha portato nel nord della Spagna: Paesi Baschi, Cantabria, Asturie e Galizia.

E’ stata una scelta dettata dall’incontro accidentale con una foto su Facebook, una foto che raffigurava delle scogliere che a prima vista mi ricordavano la Norvegia (un paese che amo).

E per colpa di quella foto, il giorno stesso (il 26 dicembre), ho prenotato tutto: voli, macchina ed hotel.

Ed ora sono qui, a Santander, arrivato ieri da Madrid in macchina dopo 4 ore di viaggio, in attesa di cominciare la vacanza armato, come sempre, del mio tour book, di drone, macchina fotografica e Gopro.

My Photography. Chicago

Pubblicato: luglio 26, 2025 in Foto, Route 66, USA, Viaggi

Qualche foto scattata in occasione delle mie 5 volte a Chicago: Where the Mother Road begins.





La Route 66 è da sempre testimone di successi e fallimenti, è così fin dal suo primo vagito, da quell’11 novembre del 1926.

Lei stessa, in fondo, è la realizzazione di un sogno che si è poi dissolto 59 anni dopo.

L’amara citazione di Michael Wallis trova applicazione anche agli anni che stiamo vivendo, caratterizzati da eventi nefasti che hanno minato l’esistenza di tante attività lungo la vecchia highway.

La pandemia da Covid 19, che oggi ci appare come un lontano ricordo, è stata una sorta di spartiacque: c’è chi l’ha superata, chi fatica ancora e chi ne è rimasto vittima.

Il Tumbleweed Grill di Texola in Oklahoma o il più famoso Bagdad Cafe di Newberry Springs in California, sono solo due esempi di attività storiche della Route 66 che ancora faticano a tornare in pista.

Ma sono tante le attività che sono invece sparite per sempre.

E’ il caso del Bono’s Restaurant di Fontana in California, ai bordi della Route 66, noto anche per lo stand a forma di arancia posto di fianco al locale.

Due locali storici in grado di raccontarci come era la vita lungo la vecchia highway nei suoi anni d’oro.

Ci troviamo non molto distanti dalla “Città degli Angeli”, sull’interminabile Foothill Blvd, il lunghissimo viale che conduce il viaggiatore della Route 66 verso il traguardo di Santa Monica.

Fontana ai tempi in cui nacque il Bono’s Restaurant non era ancora una città, ma una vasta distesa di frutteti e di vigneti che grazie al clima mite attirava molti italiani vogliosi di avviare attività che, in qualche modo, risultavano familiari.

La comunità nasce nel 1905 con il nome di Rosena e la sua connotazione agricola restò prevalente fino all’inizio degli anni 40 quando fu realizzata un’acciaieria che portò una svolta decisiva al suo sviluppo.

Nel 1913 Rosena diventò Fontana, dal nome della compagnia che acquistò diversi acri di terreno nella zona, e crebbe intorno alla ferrovia come molte altre comunità lungo la Route 66.

Il Bono’s Restaurant fu avviato qualche anno dopo, nel 1936, da James e Frances Bono, due coniugi originari della Sicilia (peraltro parenti di Sonny Bono ex marito della cantante Cher) che negli anni 20 si trasferirono nella zona per avviare una fattoria con frutteti e vigneti.

Per incrementare le entrate, che con la sola coltivazione erano piuttosto modeste, il 17 luglio del 1936 Frances aprì uno stand lungo la Foothill Blvd (la Route 66) nel quale vendeva arance, limoni e “tutto il succo d’arancia che potevi bere per 10 centesimi”, oltre all’uva ed al vino che i viaggiatori acquistavano a casse.

Tutto era di propria produzione.

Frances chiamò il suo stand Bono’s Hobby Nobby Market trasformato successivamente in Bono’s Italian Market quando, tramite il suocero che periodicamente si recava a Los Angeles per acquistare all’ingrosso prodotti italiani, si cominciò a vendere salumi fatti in casa, pasta, passata di pomodoro ed altre delizie del nostro paese.

L’ulteriore cambio di denominazione in Bono’s Restaurant & Deli si ha negli anni 50 quando Frances cominciò a vendere cibi cucinati, soprattutto spaghetti al pomodoro.

Frances ha gestito il ristorante insieme a suo figlio Joe, nel frattempo diventato avvocato, fino all’inizio degli anni 90 quando è venuta a mancare all’età di 83 anni.

Adiacente al ristorante era presente la Bono’s Historic Orange, uno stand a forma di arancia attraverso il quale si vendevano spremute ed altre bibite agli assetati viaggiatori della Route 66.

Uno stand storico che Joe Bono acquistò negli anni 90 e posizionò di fianco al ristorante (la sua collocazione originale era qualche km ad est del Bono’s Restaurant, sempre lungo la Route 66) al posto di quella originale (in seguito demolita) usata ai tempi in cui sua madre vendeva spremute; la vecchia arancia è uno dei pochi esemplari rimasti che ci ricorda quanto fosse diversa, più romantica rispetto ad oggi, la concezione del viaggio negli anni d’oro della Route 66.

Viaggiare negli anni 40/50 non era un semplice spostarsi rapidamente da un punto “A” ad un punto “B”, ma era parte della vacanza.

Locali come la vecchia arancia, quindi, erano molto popolari lungo le highways americane, per poi sparire del tutto con l’introduzione delle interstates.

La mia esperienza

La struttura che ha ospitato il Bono’s Restaurant è una costruzione storica che risale alla fine del 1800; dopo la cessazione dell’attività è rimasta chiusa per diversi anni fino a quando, nel 2018, un’altra famiglia di origine italiana la prese in gestione da Joe Bono stesso, il figlio di Frances.

Nei miei 4 viaggi lungo la Route 66 (5 relativamente al tratto in California) mi sono sempre fermato davanti alla vecchia arancia ed al ristorante, un modo per rendere omaggio alle due strutture per la piccola storia che raccontavano.

Ad agosto del 2018, mentre mi trovavo nuovamente li davanti per scattare delle foto, vidi avvicinarsi a me un anziano signore dal passo incerto che mi chiese se fossi stato interessato a visitare l’interno del locale.

Quel signore era Joe Bono, il figlio dei fondatori dell’attività.

Accettai con entusiasmo di seguirlo ed una volta entrato mi imbattei in persone che, con fare frenetico, erano intente a sistemare il ristorante spostando oggetti da una parte all’altra del locale.

Il ristorante era in ottimo stato, era evidente che i lavori fossero quasi giunti al termine e che l’attività si apprestava a tornare in vita.

Il rumore del chiacchiericcio prodotto dalle persone impegnate nei lavori aveva qualcosa di familiare.

Erano italiani e forse, avendo capito che anche io lo ero, mentre parlavano cercavano di evidenziare questa loro provenienza.

Mi intrattenni qualche minuto con il Sig. Bono il quale mi mostrò alcune foto d’epoca e mi raccontò la storia del locale.

Noi e Joe Bono

Ad un certo punto fermai quel frenetico va e vieni chiedendo ad uno di loro, in italiano, la sua provenienza.

Con due di loro ci sedemmo in una delle stanze del locale, quella che sembrava ormai pronta per ospitare clienti, e cominciammo a chiacchierare.

Era il mio primo giorno di viaggio quella volta (stavo percorrendo la Route 66 “Eastbound”, da Santa Monica a Chicago) e pensai che non avrei potuto desiderare un inizio migliore.

Erano due componenti di una famiglia originaria della Puglia, padre e figlio, che iniziarono a raccontarmi la loro storia e l’intenzione di aprire in quel luogo storico chiuso dal 1991, un ristorante italiano che avrebbero chiamato “Bella Italia” (il nome definitivo fu in realtà “Bella Italian. Family Restaurant”, ma l’indicazione Bono’s Italian Restaurant fu mantenuta).

Registrai con la mia telecamera quello che  ci siamo detti e questo è un breve estratto di quella chiacchierata:

Avevano in animo di inaugurare il locale alla fine del mese di agosto (io arrivai li a metà mese), ma in realtà riuscirono ad aprire solo nel marzo del 2019.

E’ stata una piacevole chiacchierata al termine della quale ci salutammo con la promessa che una volta aperti sarei passato nuovamente li al ristorante.

Il locale, come detto, aprì ed ebbe anche un buon successo (lo seguivo attraverso le loro pagine social, in quella Facebook è ancora condiviso il video che girai in occasione del nostro incontro), ma l’anno successivo alla loro apertura, come sappiamo, fu un anno funesto a causa della pandemia.

Le restrizioni introdotte per arginare la diffusione del contagio furono fatali per la nuova attività.

Nel mese di dicembre del 2020, inoltre, Joe Bono venne a mancare e, dalle informazioni che ho raccolto, i gestori avviarono una raccolta fondi poiché il nuovo proprietario chiese loro di acquistare la struttura ad un prezzo molto importante e qualora non avessero provveduto avrebbero dovuto lasciare il locale entro 30 giorni.

Purtroppo il locale non fu acquistato e l’attività chiuse.

Oggi dell’eredità del Bono’s Restaurant non resta niente.

La struttura ospita un ristorante peruviano ma non ci sono all’esterno indicazioni che la riconducano al suo passato.

E’ un peccato, ma purtroppo sono sempre di più i locali storici lungo la Route 66 che, quando va bene, perdono la propria identità attribuendosene una nuova senza storia, e quando va male vengono demoliti.

Anche la vecchia arancia ha cambiato sede, è rimasta sempre a Fontana ma non più lungo la Mother Road.

E’ amaro constatare quanto sia vero che “La Route 66 è la strada dei sogni realizzati e dei sogni perduti“, tuttavia mi resta il piacere di aver vissuto una bellissima esperienza venendo in contatto con i nuovi temporanei gestori di un locale storico e con Joe Bono, una persona che di quella storia è stato protagonista.



Route 66. Bent Door Cafè (Adrian, TX)

Pubblicato: aprile 20, 2025 in Route 66

Adrian non è solo il Midpoint ed il suo famoso cafè.

La piccola comunità texana, resa famosa tra i viaggiatori della Route 66 proprio dal popolare cartello che indica che la metà del percorso della vecchia highway è ormai alle spalle e che per arrivare alle sponde del Pacifico l’altra metà aspetta di essere percorsa, ha tante altre piccole perle da mostrare.

Tra queste, poco più ad est del midpoint, ci sono le rovine della Phillips 66 Gas Station con annesso il Bent Door Cafè, un locale chiuso dalla curiosa porta piegata.

Seppur non altrettanto famose quanto il midpoint, è sempre piacevole fermarsi qui per scattare qualche foto immaginando di trovarsi negli anni d’oro della Route 66 mentre si è fermi per un pieno di benzina ed una bibita.

Il Bent Door risale agli anni 20 del secolo scorso ed occupa una parte di quello che in precedenza è stato il Kozy Cottage Camp, un motel con una stazione di servizio ed un cafè.

Negli anni 40 il locale e la sua stazione di servizio erano così popolari da restare aperti aperti 24 ore su 24.

Nel 1947 entrambi furono distrutti da un incendio, mentre i bungalow della struttura ricettiva si salvarono e l’attività proseguì con il nome Adrian Court.

Verso la fine degli anni 40 Robert Harris, un reduce della seconda guerra mondiale, acquistò il luogo dove sorgevano il cafè e la stazione di servizio con l’obiettivo di realizzare il sogno di costruire un nuovo locale e di portarlo a diventare una delle attrazioni più popolari della Route 66.

Robert ampliò la struttura utilizzando dei materiali acquistati all’asta dall’aeroporto militare di Dalhart, in corso di dismissione, in particolare la parte superiore della torre di controllo che includeva delle finestre inclinate per la visualizzazione delle piste.

Robert utilizzò questa insolita parte dell’aeroporto come frontale della sua attività inserendo una “porta piegata” con la stessa inclinazione delle finestre, una bent door appunto.

Nonostante il nome con cui lo conosciamo oggi sia chiaramente mutuato dalla curiosa porta piegata, il locale non fu mai ufficialmente chiamato Bent Door Café.

Ci fu una grande festa per l’inaugurazione del locale che però fu chiuso il giorno successivo poiché Robert lasciò Adrian e partì per la Germania.

L’attività fu quindi ceduta dalla madre di Robert ad un nuovo gestore che, all’inizio degli anni 60, la chiamò Tommy’s Café.

Il locale fu molto popolare in quegli anni e la sua curiosa architettura, unita al buon cibo, erano un forte richiamo per i viaggiatori che attraversavano la piccola Adrian.

Il Tommy’s Cafè fu operativo fino al 1972 quando chiuse definitivamente, vittima di quel progresso rappresentato dall’introduzione delle nuove interstate highways, nello specifico di questa zona la I40.

Il locale fu quindi venduto ed i nuovi proprietari lo lasciarono andare in rovina fino a perderlo per il mancato pagamento delle tasse.

Nel 1995, quando il Tommy’s Cafè era ormai chiuso da tempo, Robert lo riacquistò per scongiurarne la demolizione; gli organi di governo della contea deliberarono infatti il suo abbattimento qualora il locale non fosse stato riaperto.

Robert lavorò giorno e notte per restaurare il locale e fissò come data per la sua riapertura il 9 settembre del 1995.

Tuttavia il cafè non fu mai riaperto. Ma neanche demolito.

Nel luglio 2006 Roy e Ramona Kiewert, proprietari anche del Fabulous 40 Motel, ubicato di fianco al Midpoint Cafè, acquistarono la struttura con l’intenzione di restaurarla e di riaprirla al pubblico, cosa che per il momento (2025) non è ancora avvenuta.

Il Bent Door Cafè, aperto o chiuso, è comunque un importante pezzo di storia di Adrian e della Route 66, perchè ci racconta di un sogno, quello di diventare parte dell’highway più famosa d’America attraverso un’iniziativa bizzarra, come quella di utilizzare un pezzo di una torre di controllo aereo per costruire un diner.

La Route 66 è sempre stata la strada dei sogni ed è per questo che noi viaggiatori non riusciamo a resistere al suo richiamo.


Route 66. Ciao Jerry

Pubblicato: marzo 30, 2025 in Route 66

Un altro amico della Route 66 ci ha lasciato.

Abbiamo appena letto della scomparsa di Jerry Jones del Russel’s Truck and Travel Center di Glenrio in New Mexico, poco dopo il confine con il Texas.

Abbiamo incontrato Jerry 2 volte in occasione dei nostri viaggi lungo la Route 66, la prima volta è stata divertente.

Jerry ci riconobbe perché seguiva le foto che pubblicavamo in diversi gruppi americani dedicati alla Mother Road.

Mentre stavamo uscendo dal locale ci chiamò per nome e ci chiese conferma che fossimo noi.

L’anno successivo gli portammo le foto che avevamo scattato insieme l’anno precedente.

È un momento davvero triste, sono ormai tante le splendide persone della Mother Road che ci hanno lasciato.

Ciao Jerry.

Un breve video che abbiamo girato al Russel’s Truck and Travel Center di Glenrio nel quel, nella parte iniziale, c’è il nostro secondo incontro con Jerry.


Cars & la Route 66

Pubblicato: marzo 1, 2025 in Route 66


La rinascita della Route 66 passa attraverso due tappe fondamentali:

Il libro “Route 66 – The Mother Road” di Michael Wallis del 1990, ristampato nel 2001 per il 75 anniversario della Route 66, ed il film di animazione “Cars – Motori ruggenti” di John Lasseter del 2006.

Entrambi hanno acceso un potente riflettore sulla Route 66, dopo che il buio l’aveva inghiottita fin da quel 27 giugno 1985, il  giorno nel quale venne ufficialmente sancito il definitivo recupero di tutti gli indizi che ne testimoniassero l’esistenza.

La dura lotta di Angel Delgadillo per veder riconosciuto il diritto ad esistere, ha rappresentato molto per il popolo della Mother Road, è grazie a lui che è nata la prima “Historic Route”, ovvero l’attribuzione di strada dall’interesse storico al tratto che va da Seligman a Kingman.

Il successo di Cars ha contribuito in maniera determinante a mostrare al mondo che la vecchia highway non era morta e che anzi, lei e la sua gente erano ancora li in attesa di coinvolgere i viaggiatori regalando loro un viaggio nel tempo.

Cars è nato da un’idea di Lasseter, che per rivivere i viaggi della sua infanzia ripercorse la Mother Road con la sua famiglia.

Per la stesura della storia chiese aiuto a personaggi storici della vecchia highway per capire meglio quella strada e darne una rappresentazione fedele, pur nel rigido perimetro dell’intrattenimento destinato ad un pubblico prevalentemente composto da bambini.

Anche se, probabilmente, è stato il pubblico dei “grandi” ad essersi appassionato di più a “Cars”.

Sono tante le persone che hanno fornito la propria collaborazione, a partire ovviamente da Angel Delgadillo, l’angelo custode della vecchia highway, Michael Wallis, il cantore più ispirato delle storie della Route 66, e tanti altri.

Nei titoli di coda del film ci sono tutti coloro che hanno fornito il loro supporto ed a cui il regista si è ispirato sia per le piccole automobili antropomorfe che per Radiator Springs, la cittadina di fantasia attraversata dalla Route 66.

Tutto in Cars è permeato dalla vecchia highway: i locali, il carattere delle piccole automobili, Radiator Spring stessa.

La sua collocazione richiama il tratto in Arizona, uno di quelli più penalizzati dalla realizzazione delle Interstates (la I40 in questo caso), proprio per mostrare a tutti il senso di isolamento che la loro apertura ha rappresentato per il popolo della Route 66.

Seligman, la cittadina di Angel Delgadillo, è spesso considerata la vera “Radiator Springs” della Route 66, ma in realtà Radiator Springs è l’insieme di tanti gioielli che compongono la vecchia highway.

Seligman fornisce a Radiator Springs i colori, la collocazione in mezzo al nulla, in parte lo scenario che la circonda, ma la piccola cittadina di fantasia è tutta la Route 66, da est ad ovest.

Il nome ricorda un’altra piccola comunità che si trova poco più ad ovest di Seligman, Peach Springs, ed anche la posizione sulla mappa è molto simile:

Tuttavia Radiator Springs è, come detto, una sorta di Route 66 in miniatura.

Nella piccola cittadina di fantasia ci sono riferimenti a luoghi e cimeli che escono dai confini di Seligman e dell’Arizona, come ad esempio la casa della Body Art di Ramone (mutuata dall’U-DROP INN di Shamrock in Texas), o Cricchetto, la cui fonte di ispirazione fu un vecchio carro attrezzi di Galena in Kansas.

Ci sono riferimenti palesi in Cars ed altri più “velati”, ma ad un occhio attento ed appassionato non possono sfuggire.

Ancora oggi ogni volta che riguardo Cars scopro qualcosa di nuovo che in precedenza non avevo notato.

Questi sono alcuni dei riferimenti di Cars alla realtà della Route 66, ma sicuramente ce ne sono tanti altri in attesa di essere scoperti.


Cricchetto è probabilmente il personaggio più amato del cartone della Pixar.

Lo staff ha tratto spunto da un carro attrezzi tutt’ora presente davanti al Cars on the Route, il bellissimo diner di Galena in Kansas.

Oggi lungo la Route 66 se ne trovano tanti di carri attrezzi come lui, ma l’originale Cricchetto (chiamato Tow Tater per questioni di copyright e non Tow Mater come quello del film in lingua originale) resta quello del Cars on the Route affiancato da uno che raffigura esattamente quello del film.

Cricchetto è un personaggio bizzarro, chiacchierone e per questo simpatico e coinvolgente.

Dal punto di vista caratteriale uno degli spunti è stato il mitico Harley del Sandhill Curiosity Shop di Erik in Oklahoma.

Un personaggio che Cricchetto lo ricorda davvero tanto.

Il Cars on the Route (la “casa” di Cricchetto) è un gift shop/diner che occupa quella che un tempo è stata la Kan-O-Tex Filling Station (e successivamente Little’s Service Station), una stazione di servizio costruita verso la fine degli anni 20.
Inizialmente, verso la metà degli anni 2000, il locale era chiamato “4 women on the Route”, poichè erano 4 donne che avevano avviato l’attività.
Sfruttando l’enorme popolarità del cartone, il locale fu successivamente rinominato in “Cars on the Route”.
Galena è una piccola perla lungo questo tratto di Route 66, è stata una città mineraria e come tale ha avuto momenti di grande espansione demografica ed economica.
La chiusura delle miniere e la dismissione della Route 66, come per tante altre cittadine lungo la Mother Road, ha avuto effetti pesantissimi per la comunità.
Oggi ci vive circa 1/10 della gente rispetto ai suoi anni d’oro (circa 3000 persone).


Lo slogan presente sull’insegna del Cozy Cone Motel (o Conocomodo nella versione italiana) è un tributo al Blue Swallow Motel di Tucumcari in New Mexico.

La scritta infatti campeggia da anni sull’arco dello splendido motel appartenuto a Lillian Redman, la storica proprietaria a cui si deve la realizzazione dell’insegna.

Questa è la storia del Blue Swallow Motel.


Wigwam Motels (Holbrook, AZ e San Bernardino, CA)

Il Cozy Cone Motel (o CONOCOMODO nella versione italiana), la struttura gestita da Sally Carrera, prende chiaramente spunto dai WigWam Motels di Holbrook in Arizona e di San Bernardino in California.

La loro caratteristica forma a cono è un elemento distintivo inequivocabile. I Wigwam Motels hanno la forma conica dei TEEPEE mentre quella del Conocomodo è mutuata dai coni stradali utilizzati per delimitare le corsie in occasione dei lavori.

In breve la storia dei Wigwam Motels.


U-DROP INN & Tower Cafè (Shamrock, TX)

La casa della Body Art di Ramone è chiaramente ispirata al U-DROP INN & Tower Cafè, la monumentale stazione di servizio/diner di Shamrock in Texas.

E’ stato costruito nel 1936 all’intersezione tra due strade molto importanti in quel periodo, la US 83, che dal Canada arrivava in Messico ed ovviamente la US 66.

La costruzione era nata per ospitare 3 attività commerciali, che ben presto diventarono 2: la stazione di servizio con due “affacci” per ciascuna delle 2 highways, ed un cafè/ristorante.

Dopo aver realizzato la struttura, i proprietari lanciarono un concorso per la scelta del nome; il concorso fu vinto da un bambino di 10 anni, che suggerì U-DROP INN appunto, che intascò i 5 dollari del premio.

Il locale, che ha avuto alterne fortune legate ovviamente al destino della vecchia highway, cadde in disgrazia con l’apertura della Interstate 40; fu successivamente acquistato da una banca locale che l’ha donato alla comunità di Shamrock.

L’U-DROP INN, restaurato attraverso dei fondi federali, è entrato nel registro nazionale dei luoghi storici.

Oggi ospita la camera di commercio, un gift shop ed un visitor center.

Nel 2022 il diner è tornato di nuovo operativo.


Cadillac Ranch (Amarillo, TX)

Per la realizzazione della catena montuosa che cinge Radiator Springs, la Pixar si è chiaramente ispirata (anche nel nome) al Cadillac Ranch di Amarillo in Texas.

Nel Cadillac Ranch ci sono 10 Cadillac piantate nel terreno (con un’inclinazione uguale a quella della piramide di Cheope) e le cime della catena montuosa ricordano molto la coda di quelle Cadillac.

Il Cadillac Ranch è un’opera piuttosto recente, è stata realizzata nella metà degli anni 70 (fu terminata nel 1974), commissionata ad un pool di architetti di San Francisco, da Stanley Marsh 3, un ricco ed eccentrico personaggio della zona.

Furono utilizzate quasi tutte automobili usate, alcune delle quali acquistate da sfasciacarrozze per pochi dollari; quelle che ancora si muovevano furono guidate fin dentro la buca dove sarebbero state infisse.

Nell’idea degli architetti e dell’ideatore dell’opera, questa doveva celebrare gli anni d’oro dell’automobile.

Le macchine, in origine, avevano ovviamente il loro colore che negli anni è stato rimpiazzato dai graffiti realizzati dai viaggiatori attraverso delle bombolette spray, pratica sempre incoraggiata dal milionario di Amarillo.

Quella attuale non è la collocazione originale dell’opera, nel 1997 le 10 Cadillac furono infatti spostate più ad ovest rispetto a dove erano prima.

Non ha legami strettissimi con la storia della Mother Road, ma è una sorta di tributo all’automobile ed alla fine lo è anche alla Route 66.


Bob Waldmire (Springfield, IL)

Il piccolo van hippy della Volkswagen è ispirato a Robert Waldmire, un artista itinerante che ha passato gran parte della sua vita lungo la Route 66 a bordo di un van della casa tedesca.

E’ stato proprietario dell’Hackberry General Store in Arizona e la sua famiglia possiede il Cozy Dog Drive In a Springfield in Illinois.

Tuttavia Robert Waldmire non ha mai fornito il permesso per utilizzare esplicitamente il suo nome nel film, per i legami pubblicitari che la Pixar aveva con il marchio McDonald’s e che lui da vegetariano non poteva accettare.

La Pixar inviò a Bob una lettera per l’accettazione dell’uso del suo cognome per il piccolo van della Volkswagen, e lui rispose di non avere problemi a fornire la liberatoria per il film, ma non l’avrebbe concessa per il merchandising (soprattutto associato all’happy Meal del famoso marchio di fast food); avrebbe in cambio gradito ricevere delle royalties metà delle quali le avrebbe utilizzate per

preservare foreste e per altre iniziative benefiche di questo genere.

La Pixar rifiutò ed assegnò al van il nome Fillmore preso dal Fillmore Auditorium di San Francisco.
Il van Volkswagen di Bob Waldmire è oggi visitabile al Route 66 Hall of Fame Museum di Pontiac in Illinois; sul retro del museo è presente anche lo scuolabus da lui utilizzato come abitazione ai tempi in cui viveva in Arizona.

Questa è in breve la storia di Robert Waldmire


Fran Houser (Amarillo, TX)

Cars è stato realizzato con il determinante contributo della gente della Route 66.

Il film contiene tanti riferimenti alla vecchia highway ma anche alla gente stessa che viveva e lavorava lungo il suo tracciato; Jon Lasseter ha spesso trasferito alle piccole automobili il carattere di alcune delle persone che ha incontrato prima di realizzare il film.

Tra queste c’è Fran Houser, che ha fornito l’ispirazione per Flo, la titolare del V8 Cafè.

Fran al tempo della realizzazione di Cars (uscito nelle sale nel 2006) gestiva il Midpoint Cafè di Adrian in Texas, il locale che si trova a metà del percorso della Route 66 (tra l’altro fu proprio lei ad assegnargli quel nome).

Successivamente, nel 2012, Fran vendette il Midpoint Cafè per acquistare il locale adiacente trasformandolo in un elegante gift shop (il Sunflower Station).

Nel 2021 Fran è andata in pensione ed ha venduto il suo locale che è stato è stato completamente ridipinto di bianco dai nuovi proprietari che lo hanno riaperto con il nome “Dream Maker Station”.


Dawn Welch del Rock Cafe (Stroud, OK)

Un altro importante riferimento alla gente della Route 66 è Sally Carrera il cui carattere battagliero è mutuato da quello di Dawn Welch la proprietaria del Rock Cafè di Stroud.

Dawn nonostante le avversità che hanno colpito il Rock Cafè, con il piglio che la contraddistingue, ha sempre lottato consegnando il suo locale alla storia della Mother Road.

In breve la storia del Rock Cafe


Brownlee Diner (Little Juarez Cafe), Glenrio (TX)

Una delle attività abbandonate che si vedono lungo la cittadina di Radiator Springs, denominata Glenrio Motel, nella realtà della Route 66 è il Brownlee Diner  (in passato conosciuto anche come Little Juarez Cafè), un locale chiuso da tempo che si trova nella ghost town di Glenrio al confine tra il Texas ed il New Mexico.

In breve la storia di Glenrio


Jackrabbit Trading Post (Joseph City, AZ)

Il cartello giallo del negozio di Lizzie con la scritta “Here it is” è  una delle icone della Mother Road. Si trova di fronte al Jackrabbit Trading Post a Joseph City in Arizona.

Il Jackrabbit Trading Post è stato aperto nel 1949 in una ex fattoria che allevava serpenti.

Era sostanzialmente un negozio che vendeva artigianato dei nativi americani che successivamente ha esteso il proprio business vendendo souvenir in genere.

E’ stato un trading post molto popolare negli anni d’oro della Route 66 ed è diventato famoso per una curiosa forma di pubblicità, fatta di cartelli, posizionati lungo gran parte del percorso della Route 66 partendo da Springfield (MO), che mostravano semplicemente la silouette di una lepre su uno sfondo giallo ed un numero corrispondente alle miglia mancanti alla destinazione.

L’ultimo cartello era posizionato in corrispondenza del trading post e recava, oltre alla solita lepre, anche la scritta “Here it is”, eccolo qui.

E’ da sempre una tappa molto frequentata dagli americani che ricordano con nostalgia i tempi della loro infanzia quando erano soliti farsi fotografare a cavalcioni della grossa lepre che campeggia davanti al trading post (che negli anni è stata tuttavia cambiata diverse volte).


Sandhill Curiosity Shop (Erick, OK) & Hackberry General Store (Hackberry, AZ)

Il Radiator Spring Curious, il negozio di Lizzie, è un insieme di molte cose presenti sulla Route 66, ma prevalentemente ricorda l’Hackberry General Store in Arizona e soprattutto il Sandhill Curiosity Shop, noto anche come City Meat Market di Erick in Oklahoma, il locale di Harley.

Il Sandhill Curiosity Shop è un posto unico.

La struttura risale agli anni 30 e per tanto tempo è stata gestita da Harley e Annabelle, marito e moglie,

incredibili intrattenitori che amavano definirsi “ The Mediocre Music Makers”.

Hanno intrattenuto con la loro musica e la loro goliardia migliaia di turisti provenienti da ogni parte del mondo.

Annabelle è venuta a mancare nel 2014 ed oggi il solo Harley prosegue nel suo intento di rallegrare i visitatori con il suo show.

Questa è invece la storia dell’Hackberry General Store


Wagon Wheel Motel (Cuba, MO) & Lupton (AZ)

Esteticamente richiama la roccia rossa di Lupton in Arizona (la zona dove è ubicato Teepee Trading Post, appena dopo il confine col New Mexico) ma i riferimenti più chiari sono riconducibili al Wagon Wheel Motel di Cuba in Missouri, sia per il nome che per l’uso della ruota come simbolo.

Il Wagon Wheel è uno dei motel più belli della Route 66.

In breve la storia del Wagon Wheel Motel.


Ghost sign di Galena (KS)

Per la realizzazione di “Cars”, John Lasseter, il regista, si è avvalso della collaborazione di molte personalità della Route 66.

Sono diversi quindi i richiami alla realtà della Mother Road, sia nel carattere delle macchinine che nei posti raffigurati nel cartone.

Uno di questi posti, il murales di Radiator Springs, si rifà ad un vecchio murales di Galena in Kansas, proprio di fronte al “Cars on the Route”.
E’ un cosiddetto “Ghost sign”, l’insieme di più scritte

commerciali sovrapposte realizzate in anni diversi ed ancora visibili.
E’ un muro bellissimo ed anche Lasseter deve averla pensata allo stesso modo.


Budville Trading Post (Budville, NM)

Un po’ in disparte, dietro al locale di “Fillmore”, si scorge una vecchia costruzione con la scritta “Budville Trading Company”, un locale che esiste per davvero a Budville in New Mexico il cui nome è Budville Trading Post.

La sua storia è piuttosto curiosa.

Il locale si trova a Budville, una piccola comunità ormai divenuta una ghost town ad una cinquantina di miglia ad ovest di Albuquerque, e fu costruito nel 1928.

E’ appartenuta a Howard Neal “Bud” Rice un personaggio eccentrico, avido, interessato essenzialmente ad incrementare i propri affari attraverso pratiche spesso scorrette.

La comunità di Budville, cresciuta intorno al trading post, prende il nome proprio da Bud.

Nel 1928, insieme a sua moglie Flossie, aprì una stazione di servizio ed un garage, la Bud’s Service Station rinominata successivamente in Budville Trading Post.

Bud aveva amicizie molto influenti grazie alle quali incrementava i propri affari.

Il governatore del New Mexico in carica verso la fine degli anni 30 era un suo amico e Bud stesso fu attivamente coinvolto in politica.

Negli anni 50 divenne giudice di pace nonostante non ne avesse i requisiti.

Con la scusa del crescente numero di incidenti stradali nella zona, attraverso degli autovelox non ufficiali, Bud impartiva multe salatissime a tutti coloro che superavano i limiti di velocità.

Era solito dire che ad ovest del Pecos River lui era la legge.

Nel frattempo i suoi affari crescevano, il trading post forniva ogni genere di servizio ai viaggiatori a costi non propriamente a buon mercato.

Ampliò negli anni la propria attività trasformando il locale in un motel, una stazione di servizio ed un emporio; all’interno del locale c’era anche un ufficio postale.

Quando fu realizzata la I40, per evitare di perdere clienti, convinse i funzionari dei trasporti a realizzare un’uscita in prossimità di Budville.

Tutto è filato liscio fino al 1967, quando un uomo entrò nel suo locale e lo uccise a colpi di pistola insieme ad un suo dipendente.

Qualche mese dopo l’omicidio, l’assassino fu arrestato e processato ma fu prosciolto per mancanza di prove e rimesso in libertà.

Anni dopo, nuovamente arrestato in Louisiana per altri crimini, confidò ad un suo compagno di cella di essere stato il responsabile degli omicidi di Budville.

Nel frattempo la vedova di Bud si risposò, ma 4 anni dopo anche il suo secondo marito fu ucciso; il cognato di Flossie, fratello del secondo marito, aveva fatto la stessa fine qualche anno prima, ucciso all’interno del Trading Post.

Il Budville Trading Post ha continuato ad operare, gestito da Flossie, (nel frattempo risposatasi per la terza volta) fino al 1994, anno della sua morte.

Oggi il trading post giace in rovina ai margini della Route 66, in quella che è divenuta una ghost town.

Nella metà degli anni 90, gli ultimi nei quali il trading post era ancora in attività, il gestore di un locale di Budville disse ad un giornalista: “Se vuoi vivere da queste parti devi imparare a farti gli affari tuoi”.

Questo è il volto violento della US Highway 66.


Tucumcari Mountain (Tucumcari, NM)

La piccola mesa, visibile davanti al Cadillac Range su cui sono impresse le lettere R e S (le iniziali di Radiator Springs), ricorda la Tucumcari Mountain, la mesa che si trova nella bellissima cittadina del New Mexico e sulla quale è visibile la lettera T di Tucumcari, appunto.

Il nome attribuito a questa montagna ha molte origini, spesso romanzate.

Il territorio su cui sorge era abitato dagli indiani Apache e Comanche ed è quindi molto probabile che il suo nome derivi dalla parola Comanche “tukamukaru” che voleva dire in agguato, imboscata.
Il territorio infatti si prestava a questo genere ti attacchi.

La montagna è alta circa 1500 metri ed è ovviamente visibile dalla cittadina del New Mexico.

In breve la storia di Tucumcari


Questi, come detto, sono i riferimenti più popolari di Cars alla realtà della Route 66; nella tabella seguente ne è riportata una sintesi:

Come dicevo all’inizio, Radiator Springs non è solo Seligman, ma è tutta la Route 66.

Ci sono riferimenti a luoghi e persone che hanno rappresentato tanto per la vecchia highway e che si trovano in ciascuno degli 8 stati.

Cars è stato un potente veicolo pubblicitario per una strada che, dopo la sua dismissione, era conosciuta solo da pochi nostalgici appassionati.


Islanda 2024

Pubblicato: dicembre 8, 2024 in Viaggi

Le foto ed i video del mio viaggio in Islanda.