
“La Route 66 è più di un semplice viaggio on the road.
E’ una meravigliosa avventura.”
Jim Hinckley, scrittore
Spesso si ha l’errata convinzione che la Route 66 non esista più.
Ad oggi circa l’85% della vecchia Route 66 è ancora percorribile (il resto è stato sostituito dalle interstates), solo che la strada ha cambiato nome in molti dei suoi tratti.
Nella realtà, quindi, quello che ufficialmente non esiste più è il nome (US 66) e la funzione di interconnessione tra gli stati che la Route 66 aveva prima del 1985.
In sostanza non è più una highway a carattere nazionale ma i suoi tratti non sono stati smantellati ma sono diventati parte della viabilità locale dei singoli stati.
Molti di questi tratti sono diventati “frontage Road” o “Interstate loops”, ovvero una sorta di complanari delle interstates, tratti che attraversano i paesi che invece le interstates evitano (la Route 66 i paesi li attraversava e per questo la sua dismissione ha causato così tanti problemi al “popolo della Route 66”).
Oppure questi vecchi tratti, che come detto sono diventati a carattere locale, sono stati semplicemente rinominati.
Highway ZZ, Hwy Z, Hwy 17, BL44, Pecos Dr., National Trails Hwy, Oatman Hwy e così via, sono alcune delle denominazioni sotto le quali oggi si cela la Route 66.
E’ come se, ad esempio, cambiassero nome alla SS Aurelia e la declassassero a strada provinciale o regionale e nel Lazio si chiamasse “Pluto”, in Toscana “Pippo” e così via.
Fisicamente ci sarebbe ancora ma con nomi diversi.
Ed è quello che più o meno è accaduto il 27 Giugno del 1985 alla Route 66: da strada a carattere nazionale è passata ad essere strada locale.
Ogni stato si è organizzato ridisegnando l’assetto della propria viabilità assegnando dei nuovi nomi a quella che era la Route 66 nel proprio territorio.
Per questo per percorrere la Route 66 serve una cartina specifica (la EZ 66 FOR TRAVELERS o le mappe di questo sito), perché per seguirne il percorso (o per meglio dire i percorsi, visto che negli anni la Route 66 ne ha cambiati parecchi) i cartelli che si trovano lungo la strada potrebbero non essere sufficienti.
La Route 66, infatti, durante i suoi 59 anni di servizio ha cambiato percorso tante volte; ad esempio in Illinois ci sono due direttrici importanti: quella che attraversa Carlinville, ex IL4, e quella che passa adiacente alla I55 e che va in direzione di Litchfield.
Con la nascita di associazioni a tutela della vecchia Route 66 (la prima, ricordo, fu quella dell’Arizona nata grazie all’impegno di Angel Delgadillo, un barbiere di Seligman a cui si deve gran parte del merito di non averla fatta sparire) sono partite delle iniziative volte a salvaguardare la storia della vecchia strada attraverso memoriali, cartelli che indicano “Historic Route 66” o “Scenic Byway” ed altre iniziative ancora.
La Route 66, quindi, esiste ancora e propone diversi tratti molto belli.
Tratti in asfalto, in cemento, sterrati ed in mattoni.
Tratti che assorbono le caratteristiche del paesaggio in cui si trovano restituendo al viaggiatore un’affascinante insieme di storia e di poesia.
Le foto di questo post ritraggono le porzioni di Route 66, da est ad ovest, che mi piacciono di più.
Per ciascuna di queste foto è indicato il nome con il quale oggi viene ufficialmente identificato il tratto in questione e la zona dove si trova.
La Route 66, da est ad ovest, assume forme completamente diverse perché diversa è la conformazione del territorio che attraversa.
Si parte dal verde Illinois, per passare al rosso del New Mexico e dell’Arizona per poi immergersi nel blu dell’oceano a Santa Monica.
Personalmente ho un debole per il tratto est, un tratto verde, denso di boschi e di campagne dentro cui la Route 66 si nasconde.
La Route 66 da queste parti è un romantico un tuffo nel passato, un modo per riappropriarsi del proprio tempo attraverso un viaggio lontano dal frastuono della modernità.
Ad ovest, nel deserto, la Route 66 diventa leggenda.
E’ sicuramente il tratto più famoso, anche più sfortunato (nel momento in cui scrivo è ancora chiuso, e lo è dal 2017, a causa del crollo di alcuni vecchi ponti in legno per un flash flood), sicuramente più iconico di tutto il percorso della vecchia highway.
Ma partiamo con il viaggio attraverso i miei tratti preferiti della US Highway 66.
Illinois.

Nome attuale: Snell Rd.
(Auburn Brick Road/IL4/Route 66)
Uno dei tratti più belli in Illinois è senza dubbio la Auburn Brick Road.
Si trova dopo Springfield ed è lungo un paio di km circa. In realtà durante il periodo in cui ha fatto parte del percorso della Route 66 non era pavimentato in mattoni, ma questo cambio di superficie avvenne successivamente (vedi la storia della Auburn Brick Road)
Nome attuale: Harvest Rd.
(IL4/Route 66)
La IL4 è stata la prima strada di collegamento tra Chicago e St. Louis ed ha fatto parte del percorso della Route 66 dal 1926 al 1930.
E’ uno dei tratti più belli di cui fanno parte la Auburn Brick Road e le Turkey Tracks.


Nome attuale: Donaldson Rd.
(IL4/Route 66/Turkey Tracks)
Si trova nei pressi di Nilwood e racconta un simpatico aneddoto.
Tra gli anni 10 e 20 del secolo scorso, quando fu realizzata la IL4 e fu quindi gettato il cemento per la sua pavimentazione, a superficie ancora fresca un manipolo di tacchini, scappati da una fattoria vicina, pensò bene di calpestare quel suolo che in seguito sarebbe diventato leggendario, lasciando su di esso le proprie impronte.
Oggi in corrispondenza di quelle impronte è stata posata la sagoma di un tacchino e le impronte stesse sono racchiuse in una cornice di vernice bianca.
Missouri.
Nome attuale: N. Service Rd. W
(Route 66 in direzione Meramec Caverns)
Siamo non molto distanti da St. Louis e sono le prime avvisaglie dello splendore che regalerà la Route 66 in Missouri.
Il verde dei boschi comincia ad impadronirsi del percorso della vecchia highway stringendolo in un tenero abbraccio.


Nome attuale: Pecos Dr.
(Route 66 in direzione Lebanon)
Siamo a poche miglia ad est di Lebanon, poco più avanti c’è il Munger Moss Motel.
Quella che oggi è identificata col nome di Pecos Dr è una continua serie di saliscendi in mezzo al verde dei boschi che non può lasciare indifferenti.
E’ un tratto che ho percorso 5 volte ed ogni volta non riesco a non fermarmi per fare delle foto.
Mi ricorda una citazione di Sally Carrera in “Cars – Motori Ruggenti” quando diceva che “La Route 66 non era come l’interstate, seguiva il paesaggio, saliva, scendeva, curvava.”
Questo tratto è esattamente così.
Kansas.
Nome attuale: SE 50th St.
(Route 66 – Rainbow Bridge)
Siamo in Kansas ed il paesaggio intorno alla Route 66 continua a tingersi di verde.
Siamo in prossimità del Rainbow Bridge, un ponte storico della Route 66 tra i più noti e fotografati.
E’ un brevissimo tratto che stacca dal percorso principale, sembra quasi un modo per rendere omaggio ad un monumento, il ponte appunto.
Ma è un bel modo per farlo, attraverso un piccolo affascinante tratto della vecchia highway.

Oklahoma.

Nome attuale: E140 Rd.
(Ribbon Road/Sidewalk Hwy/Route 66 – Narcissa)
E’ un altro dei miei tratti preferiti. Si trova a Narcissa ed è custode di una storia curiosa.
E’ un tratto molto stretto (di fatto è ad una sola corsia), che si nasconde tra le campagne del primo tratto in Oklahoma. In origine collegava Miami ad Afton, ma oggi resta percorribile un piccolo tratto che da Miami arriva, appunto, a Narcissa, nei pressi della quale è stata posata una stele che ne descrive l’importanza storica. E’ un tratto che non si deve perdere.
Nome attuale: E1020 Rd.
(El Reno-Hydro)
Siamo in Oklahoma, lo stato che amo di più tra gli 8 che custodiscono il percorso della Route 66, e questo è il mio tratto preferito della vecchia highway.
Collega El Reno a Hydro ed è un continuo, sinuoso susseguirsi di saliscendi.
La mia auto, mentre lo percorro, è come un delfino che continuamente si immerge nel mare per poi riemergere. Qui la vecchia strada si trasforma in poesia.
Il suono degli pneumatici che sfiorano le giunzioni tra le lastre di cemento scandisce la nostra marcia verso ovest.
Ogni volta che percorro questo tratto mi torna alla mente una bellissima citazione di Michael Wallis:

“L’uomo puntò la sua automobile verso la vecchia highway che collega Tulsa a Oklahoma City.
Non ha preso in considerazione l’ipotesi di percorrere l’autostrada.
Neanche per un momento.
Non lo avrebbe mai fatto.
Era troppo vecchio ed il tempo per lui era diventato sacro. Il tempo era prezioso.
Sapeva che l’autostrada era il modo più veloce per arrivare, ma percorrendola non avrebbe fatto un buon uso del suo tempo.
La “Free road”, come qualcuno ancora la chiamava, era la strada da percorrere.
Mentre entrava ed usciva dalle città ed incrociava fattorie, campi ed attraversava torrenti, notava che molte cose erano rimaste uguali.
Guidare faceva sentire quel vecchio di nuovo giovane, ma con la pazienza e l’integrità che si acquisiscono con gli anni.
Guidare lungo la vecchia highway ha reso possibile tutto questo. Gli ha regalato il meglio di entrambi i mondi: il passato ed il presente.
Si fermò per un caffè ed un pezzo di torta a Bristow, e vicino a Little Deep Fork, parcheggiò la macchina ai bordi della strada e raccolse una manciata di fiori di campo.
Il loro profumo riempì la macchina ed allora quel vecchio si ricordò di sua moglie e del suo aspetto di quando era ragazza.
Pronunciò forte il suo nome, in modo che potesse sentirne il suono e, mentre guidava, iniziò a canticchiare la canzone che lei amava tanto.
Dopo aver passato Arcadia ed Edmond, il traffico caotico di Oklahoma City appariva in lontananza.
Fece marcia indietro e tornò a Tulsa.
Restò sulla “Free road” e lungo il percorso continuò a canticchiare quella canzone e qualche altra che si ricordava.
Spense l’aria condizionata ed abbassò il finestrino.
L’aria estiva attraversava l’interno della macchina.
Quella notte quel vecchio cenò nel suo cafè preferito, andò a letto e sognò di essere un ragazzo che passeggiava lungo il Canadian River prima di spostarsi in città, sognò il giorno del suo matrimonio ed altri episodi che solo nei sogni possono tornare.
Quando aprì gli occhi la mattina successiva, la prima cosa che quel vecchio vide fu un vaso con dei fiori, fiori di campo provenienti dai bordi di una strada fantasma.
Dai bordi della Route 66.“
Michael Wallis, scrittore

Nome attuale: 1086-1002 Old 66
(Hydro – Weatherford)
Siamo a Hydro, di fianco alla stazione di servizio di Lucille Hamons, la mia stazione di servizio preferita tra quelle che si incontrano lungo la Route 66.
Anche qui i saliscendi sono continui fin quasi a Weatherford.
Quello che mi ha sempre affascinato di questo tratto, oltre ovviamente alla sua conformazione, è la vicinanza con la I40:
La calma affiancata al caos.
Ed anche qui mi torna in mente una citazione di Michael Wallis che trovo calzante:
“Sono orgoglioso di ciò che questa vecchia strada è diventata.
Una valida alternativa alle interstates, quelle enormi lastre di cemento su cui gli americani si spostano a velocità sempre più elevate.
E sono orgoglioso della qualità della vita che promette la Route 66 a coloro che hanno il coraggio di rallentare.”
Michael Wallis, scrittore
Texas.
Nome attuale: RD2695, Bb Rd
(Tratto sterrato di Route 66 tra Mc Lean ed Alanreed)
Il Texas è, Kansas a parte, lo stato con il tratto più breve di Route 66.
Il tracciato della vecchia highway è inoltre piuttosto lineare, la qual cosa non gioca certo a suo vantaggio in termini di fascino.
Nonostante ciò, c’è un tratto sterrato che collega McLean ad Alanreed che vale la pena percorrere.
E’ un tratto che ha fatto parte del percorso della Route 66 fino al 1932.
Ovviamente, come tutti i tratti sterrati, è particolarmente pericoloso in caso di pioggia, ma se le condizioni meteo lo permettono è sempre un piacere percorrerlo.

New Mexico.

Nome attuale: NM 88434/U.S. RTE 66
(Tratto sterrato tra Genrio e San Jon)
Un altro tratto sterrato lo si incontra poco dopo il confine tra Texas e New Mexico, un tratto che collega Glenrio a San Jon.
È un tratto ben tenuto non presenta asperità, si perde per 18 miglia circa nella vasta campagna del New Mexico.
18 miglia di totale distacco dalla caotica realtà della Interstate 40.
Ha fatto parte del percorso della Route 66 dal 1930 fino al 1952; in origine era asfaltato, poi una volta dismesso è stato ricoperto di ghiaia.
Anche alcune scene di “Furore”, il film di John Ford tratto dallo splendido romanzo di John Steinbeck, furono girate su questo tratto.
Nome attuale: NM 87038/Old 66
(Tratto tra Mesita e Laguna)
E qui cominciano ad affiorare “le terre rosse”, come le chiamava Steinbeck nel suo “Furore”.
La roccia rossa tipica di questa zona fa da cornice al sinuoso percorso della Route 66.
Siamo tra Mesita e Laguna ed in zona possiamo trovare la Owl Rock (la roccia a forma di gufo) e la Dead Man’s Curve, una curva a gomito estremamente pericolosa negli anni di pionierismo automobilistico (un po’ lo è tuttora se non si sta attenti).
E’ un bellissimo tratto di strada.

Arizona.

Nome attuale: RD 7250/Querino Dirt Road.
(Querino Dirt Road/Route 66 nei pressi di Houck)
La Route 66 dopo il confine con il New Mexico di fatto non esiste più.
Si percorre quasi ininterrottamente la I40, uscendo di tanto in tanto per arrivare ad alcuni cimeli storici della vecchia highway.
La Route 66 che tutti amiamo tornerà in grande stile poco dopo Ash Fork.
Tuttavia anche prima ci sono dei bellissimi, brevi tratti che vanno percorsi.
In prossimità di Houck, poco dopo i trading posts di Lupton, è possibile percorrere un vecchio tratto della US Highway 66, lasciando temporaneamente la I40.
Questo tratto è denominato Querino Dirt Road, dal nome del canyon in cui si trova, ed è stato in servizio dal 1930 fino alla sostituzione della vecchia highway con la Interstate 40 negli anni 60.
E’ un breve tratto, in parte sterrato, con un ponte, il Querino Canyon Bridge, realizzato nel 1929.
Nome attuale: Pinta Rd
(Tratto in direzione del Painted Desert Trading Post)
Un altro tratto sterrato poco prima di Holbrook è quello che conduce al Painted Desert Trading Post e che è denominato Pinta Rd.
E’ un tratto abbastanza impervio, chiuso da un cancello (la zona è di proprietà di un gruppo di appassionati della Route 66) e costeggia il famoso parco anche se non ne fa parte.
Il trading post è stato completamente rifatto recentemente, snaturando, secondo me, del tutto la storia che raccontava.
La strada, la vecchia 66, taglia in due il deserto ed il vento che soffia spesso la rende affascinante.
Qui si può leggere la storia del trading post.


Nome attuale: E Brannigan Park Rd.
(Tratto sterrato in direzione Parks)
E’ una Route 66 che non ti aspetti quella che dopo Flagstaff, lasciando per un po’ la I40, conduce al Parks in the Pine General Store di Parks.
E’ anche questa in parte sterrata (il resto è un misto tra asfalto e cemento) ed è circondata da pini.
La strada attraversa un affascinante paesaggio di montagna, così lontano da quello a cui siamo abituati ad associare alla vecchia highway.
Nome attuale: Crookton Rd.
(Tratto tra Ash Fork e Seligman)
Da qui parte la leggenda.
Siamo poco dopo Ash Fork dove ha inizio il tratto continuo di Route 66 più lungo di tutto il suo tracciato.
Si arriverà al confine con la California.
E’ un tratto suggestivo, è come una freccia che corre verso l’orizzonte.
Roger Nylor scriveva:

“Questo è l’inizio del tratto più lungo della Route 66 ancora esistente, 158 miglia, senza interruzioni, fino al confine con la California.
Gli pneumatici non hanno più bisogno di scurire la pavimentazione dell’interstate per il resto del viaggio.
Questo è il fulcro della Route 66 in Arizona.”
Roger Nylor, scrittore

Nome attuale: Oatman Hwy
(Tratto ad est di Oatman)
La leggenda prosegue in direzione Oatman.
Oggi è chiamata Oatman Highway ed è un vecchio tratto di Route 66 in servizio fino agli anni 50.
E’ la “Bloody 66”, un sinistro nickname (condiviso con altri tratti pericolosi lungo la vecchia highway) assegnato in conseguenza dei numerosi incidenti che si verificavano sul il suo percorso.
Il tratto è infatti denso di curve e sale sulle Black Mountains fino al Sitgreaves Pass per poi scendere verso Oatman in una serie continua di tornanti adiacenti alla scarpata.
Si possono scorgere diversi rottami di automobili gettando lo sguardo a valle.
Negli anni in cui non c’era molta dimestichezza con la guida, le persone che dovevano percorrerla si affidavano a piloti esperti della zona o si facevano trainare.
Agli inizi degli anni 50, come detto, questo tratto di Route 66 fu abbandonato in luogo di un nuovo collegamento con Kingman che passava per Yucca e che oggi è occupato dalla I40, iniziativa questa, che ha penalizzato fortemente Oatman e quelle poche attività commerciali che si trovavano lungo la strada.
Di questo tratto Jack Rittenhouse nel suo “A guide book to Highway 66” del 1946 scriveva:
“Adesso ha inizio il Gold Hill Grade, probabilmente il pendio più ripido che si incontra lungo la Route 66…
…Coloro che stanno viaggiando eastbound e non riescono a percorrerlo, possono affidarsi ad una stazione di servizio a Goldroad poichè dispone di un carro attrezzi che potrà trainare la macchina fino alla sommità del pendio.”
Jack Rittenhouse, scrittore
California.
Nome attuale: Goffs Rd.
(Tratto di Route 66 tra Arrowhead Jnct e Goffs)
Siamo in California e poco dopo Needles comincia il tratto desertico.
In questa zona la vecchia highway è chiamata Goffs Rd., dal nome della ghost town che si incontrerà poco più avanti.
Siamo in prossimità delle Alphabet Towns e del deserto del Mojave.
I treni passano frequentemente accanto alla vecchia highway, un connubio che ha contribuito a creare quasi tutte le cittadine ormai scomparse in questa zona.
Una citazione di Michael Wallis che adoro e che riconduco sempre a questo tratto è la seguente:

“Ci aspetta Il grande deserto del Mojave.
Una striscia di ghost towns bruciate dal sole accompagna il percorso della Route 66 verso Barstow per poi scendere a San Bernardino, proseguire verso Los Angeles ed arrivare finalmente a Santa Monica, sul Pacifico.
La brezza dell’oceano da qui ci sembra lontana anni luce”
Michael Wallis, scrittore

Nome attuale: National Trails Hwy
(Tratto di Route 66 nel Mojave Desert a Chambless)
E qui le citazioni si sprecano.
John Steinbeck, Michael Wallis, Tom Teague e tanti altri forniscono una quantità indescrivibile di frasi che esaltano, nel bene e nel male, questo iconico tratto della Route 66.
Questa è la Route 66 come siamo abituati ad immaginarla: una striscia di asfalto in mezzo al deserto che sparisce all’orizzonte.
E’ un lungo tratto immerso nel Mojave Mojave Desert.
Qui siamo nei pressi di Chambless e sullo sfondo si può vedere l’Amboy Crater e poco prima il Roy’s Motel & Cafè.
E’ un tratto molto sfortunato, dal 2017 è interrotto da Fenner a Chambless a causa della rottura di alcuni ponti storici per un flash flood.
Una delle citazioni che preferisco e che hanno attinenza con il Mojave Desert è quella di Quinta Scott:
“Needles, il luogo più caldo del paese, era la prima tappa della Route 66 in California.
In teoria, la 66 era una strada locale tra Needles e Los Angeles.
In teoria, il viaggio tra le due città poteva durare al massimo un giorno.
In teoria non era necessaria la presenza di molti motels lungo la strada.
La teoria è fantastica; la realtà era il Mojave Desert.”
Quinta Scott, fotografa e scrittrice
Nome attuale: Cajon Blvd
(Route 66 in direzione San Bernardino)
Uno degli ultimi sprazzi della vecchia highway si incontra poco prima di San Bernardino ed è il Cajon Pass, un passo che scavalca quelle che Steinbeck chiamava le “montagne buone”, le San Bernardino Mountains, planando lentamente verso Los Angeles che da qui dista poco più di 100 Km.
La Strada Madre oggi qui si chiama Cajon Blvd. e nel corso del 2017 è stata completamente riaperta evitando in questo modo di riprendere, anche se per brevi tratti, le interstates 15 e 215.

La Route 66 è una strada iconica che nonostante tutto ancora resiste.
Non è per tutti, ma è solo per coloro che hanno l’umiltà di capirla.
Spesso mi trovo a discutere con chi la denigra sostenendone la totale scomparsa.
Bisogna informarsi prima di partire, affidandosi anche alle guide di chi la conosce bene.
Ci sono tanti bellissimi tratti oltre quelli che ho raccontato, così tanti che un viaggio solo non può bastare.
Io ne ho percorsi la maggior parte nei miei 11 viaggi negli USA, 4 e mezzo lungo la sola Route 66.
E questi di cui ho parlato mi sono rimasti nel cuore.
“La 66 è il sentiero di un popolo in fuga, di chi scappa dalla polvere e dal rattrappirsi delle campagne, dal tuono dei trattori e dal rattrappirsi delle proprietà, dalla lenta invasione del deserto verso nord, dai turbinosi venti che arrivano ululando dal Texas, dalle inondazioni che non portano ricchezza alla terra e la depredano di ogni ricchezza residua.
Da tutto ciò la gente è in fuga, e si riversa sulla 66 dagli affluenti di strade secondarie, piste di carri e miseri sentieri di campagna.
La 66 è la strada madre, la strada della fuga.”
John Steinbeck, “Furore”.
