Route 66 2018. Amarillo – Chandler

Pubblicato: agosto 22, 2018 in Route 66

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“Da nessun’altra parte la Route 66 si sente a casa come in Oklahoma!”
Michael Wallis, scrittore


Oggi è stata una delle tappe più intense del viaggio.

Tanti km, tante cose da (ri)vedere, tanti minuti di video e tante foto.

Si è partiti da Amarillo con discreta lentezza, nonostante i tanti km che ci aspettavano, c’era praticamente tutta la Route 66 in Texas da percorrere con le sue splendide icone.

Lo slug bug ranch, una parodia del più famoso cadillac ranch, una realizzazione piuttosto recente, era in sostanza una forma di pubblicità per attirare i viaggiatori della I40 che il gestore di un trading post pensò di utilizzare.

Ma il trading post durò l’arco di un anno (dal 2002 all’anno successivo) mentre il suo Bug Ranch sopravvive ancora oggi e continua, nonostante la sua eccessiva eccentricità, ad attirare i viaggiatori della vecchia highway.

Anche stamattina eravamo un bel po’.

E poi il monumentale e sempre affascinante U-DROP IN, une delle più belle gas station della Route 66.

Attraversiamo in solitudine il confine ed entriamo nello splendido Oklahoma, giusto in tempo per consumare un ottimo hamburger al Tumbleweed Grill, il piccolo diner che si trova nel Water Hole #2 di Texola.

Masel, la proprietaria, un’artista che si è ritirata a vivere a Texola, non solo è una dolcissima persona (si è prestata con molta disponibilità ad una sorta di piccola intervista filmata che le abbiamo fatto), ma è anche un’ottima cuoca.

L’hamburger, con lo scudetto della Route 66 scolpito a fuoco sul pane, è tra i più buoni mangiati fino ad ora.

L’atmosfera è da totale relax, il silenzio regna sovrano in quella che lei stessa definisce con orgoglio una ghost town.

Dopo aver attaccato i miei consueti adesivi ho ripreso la strada verso est.

Erick è la immancabile tappa successiva. Da Harley.

Adoro quest’uomo, la sua goliardia, il suo essere così esagerato.

Ma come tutti i clown, cela tanta tristezza.

La perdita di Annabelle, sua moglie, non è mai stata del tutto superata.

Non so quante volte oggi l’abbia nominata.

Ma è stato comunque piacevole e divertente conversare con lui, stare agli scherzi, esagerare un po’ nel suo regno.

La strada da Sayre a Weatherford, e poi da Hydro a El Reno, è quanto di meglio la Route 66 sa offrire.

Cemento portland, cordoli laterali, il verde che la circonda.

Gli occhi ed il cuore ringraziano sempre quando si passa di li.

E poi ancora una volta la mia stazione di servizio preferita, quella di Lucille, la mamma di tutti noi viaggiatori della Route 66.

E’ sempre emozionante passare in quella che per 59 anni è stata la sua casa e il suo luogo di lavoro.

Ed infine, dopo tantissime emozioni sono di nuovo a Chandler.

Domattina mi vedrò con Jerry McClanahan (l’artista della EZ 66 For Travelers) e sua moglie Mariko, e sarà un altro splendido incontro.

E poi ce ne saranno ancora tanti altri, con le splendide persone della Route 66.

Route 66 2018. Tucumcari – Amarillo

Pubblicato: agosto 21, 2018 in Route 66

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“Esplorare la Route 66 oggi è come tornare in una vecchia fattoria.
La vernice è scrostata in alcuni punti ed il tetto si è abbassato un po’, ma l’elettricità funziona quasi sempre e mentre cammini curiosando qua e là ti tornano in mente tanti bei ricordi.”
Jim Ross, scrittore


E’ tradizione ormai, dopo 5 volte non posso che definirla così, che la mattina al Blue Swallow io mi alzi presto per vedere la piccola Tucumcari svegliarsi lentamente.

Ed anche oggi ho fato così.

Adoro i riti e Tucumcari è il posto dove mi riescono meglio.

L’alba è stata come sempre straordinaria, il cielo dietro al neon del motel era rosso fuoco ed il contrasto con le sue luci intermittenti rendeva la scena davanti a me di una bellezza mozzafiato.

La mattinata è proseguita con una classica colazione al Kix on 66, un caffè nella lobby del motel, continuando a chiacchierare con Nancy e Kevin, e la foto insieme di rito.

Nancy e Kevin sono davvero il valore aggiunto del motel.

E poi una visita a Gar del Teepee Curios, il gift shop dall’altra parte della strada.

Non avevo mai visto Gar di persona, ma siamo da tempo amici su Facebook e quindi eravamo ansiosi di incontrarci.

Finalmente.

Gli ho portato delle foto che avevo  scattato lo scorso anno davanti  al suo negozio.

Ho indugiato come sempre un po’ più del necessario a Tucumcari, ma poi inevitabilmente si è partiti verso est.

Tappa al Russell’s Travel Center Museum di Glenrio, un posto splendido pieno di automobili d’epoca, delle vere e proprie opere d’arte.

E mentre uscivo, la persona all’ingresso del museo mi saluta e poi mi chiede: “posso sapere il tuo nome?” io gli rispondo “mi chiamo Franco”.

Era Jerry, un mio amico di Facebook che mi aveva riconosciuto e voleva solo la mia conferma.

Siamo stati a chiacchierare un po’ e poi prima di salutarmi si è raccomandato di passare da Bob Lile, ad Amarillo, uno straordinario artista che crea gioielli con dei pezzi di vernice del Cadillac Ranch, una delle figure storiche della Mother Road

Sarebbe stata ovviamente una tappa che avrei fatto, anche Bob non lo avevo mai incontrato ed era il momento per rimediare.

Ma prima una ennesima visita ad un Cadillac Ranch oggi colpito da un sole caldissimo.

Arrivati ad Amarillo mi sono diretto ovviamente da Bob, che nel frattempo era già stato avvisato del mio arrivo da altri roadies, e con lui ho trascorso altri bellissimi momenti.

Oggi ho passato il midpoint, da domani comincia l’est, lo splendido Oklahoma, dove per cominciare in bellezza incontrerò ancora  Jerry McClanahan, l’artista che ha realizzato la EZ 66 for travelers, la guida migliore per percorrere la Mother Road.

Una splendida persona, un vero e proprio guru della Route 66.

La Route 66 è tutto questo.

La Route 66 non è percorrere a bordo di un veicolo una strada lunghissima da un punto A ad un punto B.

Queste sono cose che si possono fare ovunque.

La Route 66 è passione condivisa, è amicizia, è sentirsi parte di una splendida comunità.

La Route 66 va vissuta.

E’ questo che rende la Route 66 irresistibile e che mi attira a se ogni anno.

Ormai con tutti il mio saluto è sempre lo stesso: “See you next year”.

E sarà così.

Route 66 2018. Grants – Tucumcari

Pubblicato: agosto 20, 2018 in Route 66

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“Ogni notte quando Lillian Redman accende il neon del Blue Swallow, la rondine blu, l’anima della Mother Road, sembra prendere vita e cantare.”
Michael Wallis, scrittore.


Doveva essere una tappa di transito e quindi scarica di emozioni.

Ed in effetti lo è stata fino al mio arrivo al Blue Swallow Motel di Tucumcari, il mio motel preferito lungo la Route 66.

Sono ancora abbastanza frastornato per le bellissime emozioni che ho provato, ed è una magnifica sensazione.

Sono arrivato al Motel alle 17,30, ho parcheggiato come al solito la macchina accanto al neon, sono entrato ed ho subito ricevuto il caloroso saluto di Kevin e Nancy, una splendida sensazione di stare a casa mi viene trasmessa con forza in quei momenti.

Sono davvero due splendide persone.

Passiamo un po’ di tempo a ridere scherzando sul fatto che dovrò far loro un video mentre faranno un saluto anche in italiano.

E poi Kevin mi accompagna in stanza, il che è strano perché ormai conosco abbastanza bene il motel, ma non ci faccio troppo caso.

Arrivati alla stanza numero 12 Kevin mi dice che un mio amico, che ha pernottato nel motel a giugno, ci teneva a farmi trovare una bottiglia di Chardonnay.

La guardo incredulo perché non so chi fosse passato di qua in quel periodo.

La bottiglia è immersa nel ghiaccio, pronta per essere stappata.

Accanto trovo un biglietto, lo apro e leggo quello che è un ringraziamento per dei suggerimenti che ho dato attraverso il mio gruppo ed il mio blog, entrambi dedicati alla Route 66.

Resto senza parole.

Registro immediatamente un video che posto su Facebook per ringraziarli del bellissimo gesto.

Non me lo aspettavo davvero.

Ci dirigiamo verso la lobby perché penso che quella bottiglia vada condivisa con coloro che di questo motel mi hanno fatto innamorare, Nancy e Kevin, ed alla fine la beviamo, brindando e passando dei momenti che resteranno scolpiti per sempre dentro di me.

Scattiamo foto, tagghiamo amici su facebook ed alla fine usciamo dalla lobby per tornare in camera.

Mentre esco una ragazza davanti alla porta della lobby mi ferma e mi dice “cercavo proprio te, se io sono qui è grazie ai tuoi consigli e volevo ringraziarti per questo”.

Aveva appena visto il mio video di ringraziamento che avevo postato su facebook ed aveva quindi capito che ero anche io al motel.

Che dire.

Passiamo altro bellissimo tempo con lei ed il suo ragazzo a parlare dei nostri viaggi.

Ed il resto del viaggio?

Il resto del viaggio non conta, contano solo le emozioni che questo motel, la Route 66 e le persone con le quali in qualche modo ho interagito nei mesi scorsi, sono riuscite a regalarmi.

 

 

Route 66 2018. Holbrook – Grants

Pubblicato: agosto 19, 2018 in Route 66

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“La Route 66 è una strada di fantasmi e di sogni che va ben oltre una destinazione sulla mappa.”
Michael Wallis, scrittore


La giornata è cominciata molto presto ed esattamente come era finita quella di ieri:
fotografando lo splendido Wigwam Motel.

Ieri c’era il classico, stupendo tramonto di Holbrook: il cielo sembrava prendere fuoco e la luce rossa rendeva i teepee molto suggestivi.

Anche stamattina l’alba mi ha regalato splendide immagini di questo storico motel.

Non ho voluto perdermela e dalle 6 ero gia in giro in compagnia della mia macchina fotografica.

La giornata è proseguita con il classico Painted Dedert & Petrified Forest, ma soprattutto con la visita ad un posto che seguivo da tempo: il Painted Desert Trading Post.

Non va confuso con il parco adiacente, è un luogo che dal parco non si può raggiungere, ma bisogna percorrere circa 4 miglia di strada sterrata a partire dalla I40.

È un posto storico, gli americani lo considerano il “Sacro Graal” della Route 66.

È ciò che resta di un vecchio trading post degli anni 40 (ha operato fino alla seconda metà dei 50) e si trova su uno dei tratti più vecchi della Route 66, risalente alla sua nascita nel 1926.

Raggiungerlo è complicato e per questo motivo per anni è stato poco frequentato.

Lo è anche adesso, ma lo scorso mese di maggio un gruppo di appassionati Roadies della Route 66 che conosco, ha pensato di acquistarlo per evitare che potesse finire del tutto in rovina.

Per ora ne gestiscono gli accessi, ma la volontà è quella di mettere in sicurezza la struttura e di renderlo più semplice da raggiungere.

Vederlo davanti a me, dopo averne studiato la strada e la sua storia, è stato emozionante.

Per un appassionato come me ha un importante significato; non mi sono rimaste molte cose da vedere della Route 66 e questa forse era la più complicata.

Fra qualche giorno ne avrò un’altra da esplorare, altrettanto singolare, altrettanto amata.

Intanto ora sono a Grants e domani mi aspetta la mia Tucumcari, il mio Blue Swallow (sarà la mia quinta volta li), Nancy e Kevin (i proprietari) e Gar del Teepee Curios, il gift shop dall’altra parte della strada.

Route 66 2018. Williams – Holbrook

Pubblicato: agosto 18, 2018 in Route 66

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“E’ sorprendente come un highway che ufficialmente non esiste sia più popolare oggi che in qualsiasi altro periodo della sua storia.”
Jim Hinckley, scrittore


 

Vivere la Route 66 da appassionato di vecchia data è straordinario.

Lo è perché in un modo o nell’altro diventi parte della Strada e non solo perché l’hai già percorsa e la senti un po’ anche tua, ma perché la gente ti fa sentire uno di famiglia.

Stamattina partenza da Williams in direzione Holbrook.

Da qui fino a dopo il confine con il New Mexico la vecchia highway è stata costretta, suo malgrado, a cedere il passo alla I40; asfalto senza passione.

Ma qualche sprazzo ce n’è, e dove manca c’è comunque la sua gente a riempire il  vuoto.

Stamattina presto abbiamo percorso lo splendido tratto, in parte sterrato,  di Parks che si immerge in una pineta, poco dopo Williams, per uscirne poco prima di Flagstaff.

E dopo qualche ora di detour a Sedona abbiamo proseguito sulla 66 in direzione est.

Il Walnut Bridge, il Twin Arrows Trading Post, il sinistro Two Guns Trading Post, sono tra le tappe immancabili di questo tratto.

Così come Winslow ed il Jack Rabbit Trading Post di Joseph City.

Una visita nel locale è sempre d’obbligo, si percepisce nitidamente l’atmosfera della vecchia highway.

Acquisto una rivista che parla della Mother Road ed un bicchiere da caffè con l’effige del Jack Rabbit e mentre mi accingo a pagare dico al proprietario di essere un suo follower su Facebook.

Cominciamo a parlare e mi racconta la storia del locale, della gente che lo ha frequentato e mi mostra tantissime foto d’epoca.

Ad un certo punto la moglie del proprietario si unisce a noi e mentre consegno loro i miei adesivi, lei si ferma e mi dice: “Ma tu sei Franco! Sono anni che seguo le tue foto nei gruppi della Route 66!”

In effetti sono diversi anni che riempio tutti i gruppi americani dedicati alla Mother Road con le mie foto.

Cominciamo a ridere e mi manifesta il suo piacere per avermi incontrato di persona.

Abbiamo trascorso più di un’ora nel locale a parlare della Route 66, del Jack Rabbit e delle persone di cui condividiamo la conoscenza.

E’ stata un’altra splendida esperienza che la Route 66 mi ha regalato e che mi spingerà di nuovo a tornarci.

Nonostante la giornata intensa riesco ad arrivare al Wigwam di Holbrook giusto in tempo per godermi lo splendido tramonto dell’Arizona.

Un posto affascinante, un vero e  proprio salto indietro nel tempo.

 

 

Route 66 2018. Williams – Grand Canyon

Pubblicato: agosto 17, 2018 in Route 66

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“Ho sentito che stavate parlando del Grand Canyon, beh, ce lo avete davanti.
Sono io il Grand Canyon!”

Lee Marshall, capo della tribù degli Havasupai


 

Giornata di relax dedicata al Grand Canyon, dove sono tornato esattamente 20 anni dopo la volta precedente.

C’ero stato nel 1996 in viaggio di nozze, tramite un piccolo aereo da Las Vegas, e due anni dopo in macchina in occasione di un classico giro dei parchi.

Stavolta l’ho raggiunto da Williams, dove mi era più comodo soggiornare.

Williams è una delle poche cittadine della Route che non mi è mai entrata nel cuore e se non fosse stato per questo detour non mi ci sarei fermato.

Che dire del parco, la natura è un’artista straordinaria e da queste parti di opere d’arte ce ne ha regalate parecchie.

Anche se stavolta, la sua vista, non ha avuto su di me gli stessi  effetti  delle volte precedenti, dopo un po’ mi mancavano le strane storie che una vecchia strada è solita raccontarmi.

C’era tanta gente in giro per il parco, troppa, ed una quantità enorme di italiani.

Ma domani si torna on the road, con destinazione Holbrook.

 

 

 

 

Route 66 2018. Kingman – Williams

Pubblicato: agosto 16, 2018 in Route 66

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“La mattina, dopo una bella dormita, i viaggiatori possono farsi dare una spuntatina ai capelli, o farsi radere la barba, o anche solo tonificare la propria anima da Angel al suo negozio sulla Mother Road.”
Michael Wallis, scrittore


Non esiste la Route 66 senza la sua gente.
Se non interagisci col popolo della Mother Road percorri semplicemente una strada, al contrario, la vivi.
E tra i due approcci la differenza è enorme.
Ci sono strade nel mondo infinitamente più belle, ma non hanno un’anima.
La Route 66, invece, è passione ed emozione.

E stamattina le emozioni sono cominciate presto.
All’Hackberry general store un mio amico americano di facebook mi ha riconosciuto mentre scendevo dalla macchina e mi è venuto incontro x salutarmi.
È stato come se qualcosa di irreale, come spesso lo sono le amicizia tramite i social media che prendono vita.

L’hackberry è sempre affascinante.
Adesso li davanti, dove un tempo c’era la Corvette rossa, c’è un chitarrista che continuamente suona e canta ed accanto a lui un’altra Corvette con i colori della bandiera americana.

È la terza Corvette che vedo in quattro volte che sono passato al General Store, ma la prima, quella splendida degli anni 50 è inarrivabile.

Ed infine Seligman.
Era una tappa breve quella di oggi e Seligman era il mio obiettivo principale.

Arrivato nella piccola comunità mi sono precipitato subito nel gift shop di Angel.
Dentro c’era il delirio, una mole enorme di visitatori.
Ho preso tempo attaccando i miei adesivi aspettando il momento giusto per chiedere notizie di Angel allo staff.

Ad un certo punto, diradatasi la folla, ho chiesto ad una signora del negozio se oggi nel pomeriggio ci fosse stata la possibilità di incontrare Angel, ma la risposta è stata abbastanza pessimistica.
Era appena andato via dopo un’intervista ad una TV belga e sarebbe stato difficile vederlo di nuovo in negozio.

Mentre parlavo con lei una sua collega mi chiama, mi invita ad andare dietro il bancone e mi indica una foto sulla porta.
Era la mia foto con Angel che gli avevo consegnato l’anno scorso.
La indica e mi dice: “tutti i giorni, ogni volta che apro la porta vedo la tua faccia, ti ho riconosciuto dalla foto!”

Siamo scoppiati a ridere e mi chiamato Angel al telefono.

Ci vediamo nel pomeriggio e come per le altre volte è stato un incontro emozionante.
Si ricordava di me e mia moglie, non so se fosse stato vero, ho la metà dei suoi anni e la mia memoria ormai… È un vago ricordo.

Ma lui è uno di un’altra generazione, lo abbiamo incontrato di nuovo nel pomeriggio mentre da lontano ci salutava correndo dietro ad un cane… a 91 anni.

È bello averlo visto ancora una volta, ormai è diventato parte dei miei riti lungo la Route 66.

Pranziamo allo Snow Cap, il ristorante appartenuto a Juan, il fratello di Angel, ed anche li, come sempre, è stato un pranzo divertente.
C’era il figlio di Juan che esattamente come il padre, porta avanti l’attività in un coinvolgente clima goliardico.

E domani mi aspetta un piccolo detour, una visita al grand canyon esattamente 20 anni dopo la mia ultima volta.

 

Route 66 2018. Barstow – Kingman

Pubblicato: agosto 15, 2018 in Route 66

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“La Route 66 è la strada dei sogni realizzati e dei sogni perduti.”
Michael Wallis, scrittore


Ed oggi è stato il giorno del deserto “terribile e luminoso”.

Nel percorrere questo splendido tratto della Mother Road da ovest ad est ho avuto sensazioni diverse dalle volte precedenti.

Percorrendo la Mother Road westbound lo aspetto per tutto il viaggio, questa volta l’ho percorso subito, al secondo giorno.

Ma le emozioni che regala sono le stesse.

Pur amando di più la parte est della Route 66, il tratto nel deserto del mojave, con le sue splendide icone, è, per tanti motivi, sempre nel mio cuore.

È stata una giornata splendida quella che sto per chiudere.

Da Dagget con il suo storico Market in mezzo al nulla, al sempre emozionante Bagdad Cafe, e poi quella che è una delle mie icone preferite: il Roy’s Cafe di Amboy.

Qui abbiamo incrociato dei nostri amici di Roma con i quali passeremo un paio di giorni in viaggio lungo la Mother Road.

Il Roy’s è sempre affascinante, con le sue vecchie stanze, dalle quali puoi fotografare, quasi di nascosto, la splendida insegna, e la sua posizione in mezzo al nulla, come una splendida oasi nel sederto.

È difficile immaginarlo ai suoi tempi d’oro, quando dava lavoro ad una settantina di persone ed era aperto 24 ore al giorno tutti i giorni.

“Sembrava che il mondo intero passasse da Amboy” raccontava Buster Burris, lo storico proprietario del Roy’s, ma ben presto l’amara realtà si appalesò, quando “qualcuno sembrava avesse chiuso un cancello sulla Route 66”.

Quel cancello si chiama I40.

E poi ancora Oatman, con la sua “Bloody 66” e la romantica ed inconsueta “Shaffer Spring Bowl”, una sorgente d’acqua in mezzo alle black mountains, che un tempo serviva per riempire i radiatori in ebollizione delle vecchie automobili ed oggi è un abbeveratoio per gli asini che popolano la zona.

Questa bellissima giornata si è conclusa con un’ottima cena al Rutherford Family Diner di Kingman.

Ora sono a El trovatore, ormai un classico dei miei viaggi lungo la Mother Road.

Domani mi aspetta un altro bel tratto di Route 66.

Route 66 2018. Santa Monica – Barstow

Pubblicato: agosto 14, 2018 in Route 66

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“Là, di fronte alla grande spiaggia ed all’oceano, i viaggiatori della Route 66 si chinano per leggere la targa in ottone della Will Rogers Highway.
Di solito restano per un po ‘, poi partono.
È un rito che si ripete continuamente.
Per chi percorre la Route 66, la Main Street of America è un viaggio senza fine.”
Michael Wallis, scrittore


 

Il mio viaggio è partito oggi, anticipato da un’ottima colazione da Mel’s, proprio all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic, in compagnia di Ian del 66-TO-CALI, l’ultimo baluardo ufficiale della Route 66 prima dell’End of the Trail, il chiosco dove si possono acquistare i certificati di percorrenza. E non solo.

Un’ora passata a raccontarci questo ultimo anno di Mother Road, dall’ultima volta che ci siamo visti a Maggio 2017.

Uscire da Los Angeles lungo la Route 66, che in gran parte è la Santa Monica Boulevard, è terribilmente noioso esattamente come entrarci.

Forse un po’ di più considerato che percorrendola verso est, ed essendo quindi appena partito,  ero più desideroso di incontrare di nuovo la vera Mother Road.

Ci fermiano come di consueto molto spesso per fotografare e filmare la vita lungo la Route 66.

In occasione di una di queste soste, davanti alla Bono Historic Orange, un chiosco a forma di arancia, molto popolare negli anni 30 lungo le highways, vedo venirmi incontro un anziano signore.

Il chiosco, ed il ristorante collegato, ormai chiusi, appartenevano ad una famiglia di origine italiana, la famiglia Bono.

Non avevo recuperato altre notizie sulla proprietà se non che era chiusa ormai da anni.

L’anziano signore era il Sig. Bono che incuriosito dal mio indugiare davanti a quella vecchia arancia in vetroresina, mi invitava ad entrare nel ristorante.

Mentre mi raccontava la sua storia di americano figlio di italiani, intorno a me, in quello che doveva essere un ristorante chiuso da tempo, vedo gente intenta a sistemare il locale.

Uno di questi mi viene incontro e mi invita a parlare italiano, perché lui nonostante i suoi 40 anni negli USA non lo ha dimenticato.

Era il nuovo proprietario del locale, che da anni possiede altri ristoranti a Los Angeles.

Insomma, il fermento era dovuto alla imminente riapertura di quel ristorante italiano chiuso da anni.

Sono stato più di un’ora li dentro ad ascoltare i racconti del vecchio e del nuovo proprietario, storie come se ne sentono tante da coloro che anni fa tentarono la sorte partendo per gli USA.

Mi sembrava di essere in un film degli anni 60, uno splendido spaccato di vita lungo la Route 66.

Dopo Victorville, finalmente, incontro per davvero la vecchia, romantica highway.

La strada illuminata dal sole al tramonto ed i continui saliscendi del tracciato riempivano gli occhi di immagini bellissime ed il cuore di splendide sensazioni.

La vecchia cara Route 66, quella vera, non delude mai.

Ed ora sono a Barstow, domani mi aspettano degli amici al Roy’s Cafe con i quali farò un tratto fino a Williams.

E domani ci sarà anche il deserto.

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Route 66 2018. Los Angeles

Pubblicato: agosto 13, 2018 in Route 66

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“La grandi opportunità turistiche del sud della California hanno reso Los Angeles la punta finale dell’arcobaleno della Route 66.”
Glen Duncan, scrittore


13 Agosto Los Angeles

Quante possibilità ci sono di incontrare persone che si conoscono in una metropoli smisuratamente grande come Los Angeles?
Direi pochissime.
Oggi la giornata è cominciata con una graditissima sorpresa,  nella sala della colazione dell’hotel dove mi trovo adesso, ho incontrato dei ragazzi di un forum dedicato agli USA che ho conosciuto anni fa ad un raduno.
Il caso spesso organizza delle piacevoli sorprese.

Giornata dedicata ad alcuni posti di Los Angeles.
Detesto guidare nelle città americane, e Los Angeles in questo senso, ma anche in tanti altri, è la quintessenza del caos sulle freeways; le macchine sembrano sopportarmi a fatica continuando confusamente a sfrecciare intorno a me.
Non è la Route 66 ed anche da questo si vede.
Tracce della Mother Road si sono oggi mescolate agli eccessi di questa metropoli, piccoli segnali che quasi vogliono ricordare alla gente che tutto sommato si stava meglio prima e che correre cosi veloci non ne vale la pena.
Lo storico Barney’s Beanery a Santa Monica ed il recente Mel’s Drive In, sono due bellissimi diners che riescono bene nell’intento di riportarci indietro nel tempo.

Barney’s è un locale storico, mentre mel’s ha aperto da pochi mesi la dove per circa 40 anni è terminata la Route 66, all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic, la fine vera, non quella “coreografica” Santa Monica Pier.
Ma è proprio al Pier che ci siamo dati appuntamento con dei nostri amici di Roma, appena sbarcati a Los Angeles.
Una foto sotto al comunque amato “End of the trail” sign e poi li abbiamo lasciati prendere possesso delle loro stanze.
Ci incontreremo fra un paio di giorni, al Bagdad Cafe.
Eh già… il Bagdad Cafè…la Route 66… Domani dopo una colazione da Mel’s mi aspetta un inconsueto Begin.
Tra la Lincoln e la Olympic… A Santa Monica… in partenza.
Direzione est.

Il video di oggi: