Archivio per la categoria ‘Route 66’

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La strada

Il senso di libertà è solo uno degli aspetti di un viaggio lungo la Route 66.

Gli spazi aperti, la strada che sparisce all’orizzonte, il deserto, il ritrovarsi con se stessi, sono senz’altro componenti importanti per un viaggio come questo, ma la Strada sa offrire molto di più.

E per lasciarsi coinvolgere dal suo fascino ci sono dei piccoli accorgimenti tecnici che vale la pena tenere nella dovuta considerazione.

Uno di questi è la necessità di seguire il percorso della Mother Road, viaggiare per davvero lungo la US Highway 66.

La Strada più bella del mondo è ancora oggi percorribile per circa l’85% del suo tracciato originale, il rimanente 15% è, purtroppo, interstate.

E quell’85% vale la pena percorrerlo per vivere fino in fondo il nostro sogno e per non lasciare che i nostri ricordi siano inquinati da asfalto ed ambienti che non meritano la nostra attenzione.

Si può seguire la Route 66 prestando attenzione ai cartelli che si incontrano lungo la strada, ma spesso questi sono piazzati in prossimità degli incroci o addirittura nel tratto ad essi immediatamente successivo.

La cartellonistica è molto frequente ed affidabile in Illinois e Missouri (dove peraltro il percorso della Mother Road è piuttosto frammentato), lungo i 20 Km in Kansas non ci si può perdere, ma man mano che si prosegue verso ovest, nonostante il percorso diventi più semplice per la minore concentrazione di centri abitati, i cartelli, blu o marroni, che indicano la direzione da seguire per percorrere la Route 66 sono meno presenti.

E comunque, lasciare tutto al caso, all’intuito o scegliere di perdersi perché “fa fico” perdersi negli USA (dove in verità non ci si perde mai sul serio), è, secondo me, un peccato.

Perdere il percorso della Route 66 può significare saltare icone della Strada Madre che sarebbe stato bello incrociare o perdersi l’incontro con persone stupende che avrebbero sicuramente lasciato ricordi indelebili.

È molto meglio viaggiare organizzati.

Si può scegliere di utilizzare il gps, facendo anche uso delle mappe riportate in questo sito, o, per un viaggio che sia romantico come lo era ai tempi d’oro della Mother Road, utilizzare una mappa cartacea, come la “EZ 66 for travelers” di Jerry McClanahan.

Procurarsela è abbastanza semplice, attraverso i siti tradizionali di e-commerce, o, una volta negli USA, al primo gift shop che si incontra fuori Chicago.

E’ uno strumento indispensabile e molto popolare lungo la Mother Road.

E’ inutile utilizzare il gps impostando la destinazione di giornata, il navigatore non è romantico come noi appassionati della Route 66 e sceglierebbe di sicuro l’interstate più vicina.

La velocità
La Route 66, anche se ufficialmente non esiste più, è in gran parte composta da spezzoni di strada ancora percorribili ed è quindi sottoposta alle regole del codice della strada americano.

Esistono dei limiti di velocità lungo la strada che variano, più o meno, dalle 40 (anche meno nei centri abitati) alle 55 miglia orarie.

Non è tanto, ma è quanto serve per viaggiare godendosi il paesaggio; in fondo è uno dei motivi per i quali si sceglie di percorrerla.

I tratti storici
Durante il viaggio, per ragioni di tempo, bisognerà operare delle scelte sul percorso da seguire.

La Route 66 oggi è l’insieme di tutte le strade che, in periodi diversi, hanno fatto parte della vecchia highway.

Non è infrequente quindi imbattersi in cartelli che indicano, ad esempio, una svolta verso un tratto “PRE 1940”, ovvero una deviazione verso una strada che fino all’anno indicato nel cartello è stata parte della US Highway 66.

La bellissima Auburn Brick Road in Illinois o la Ribbon Road in Oklahoma sono degli esempi di strade che per un certo periodo, poco dopo la nascita della Mother Road, ne hanno fatto parte per poi essere sostituite da tratti più sicuri e confortevoli.

Sono a volte tratti molto belli, da preferire a quelli che hanno accompagnato il percorso della vecchia highway nel passato più recente, fino alla sua dismissione.

Sono tratti sterrati, in mattoni, in cemento ed anche in asfalto, sono tratti storici che in un viaggio lungo la Mother Road non si possono perdere.

Altre volte, invece, sono solo delle brevi deviazioni dalla strada che si sta percorrendo.

Avere una cartina specifica della Route 66 aiuta a conoscere prima le deviazioni, i tratti storici che vale la pena vedere, permettendo di valutare se preferirli o meno al tratto di strada che si sta percorrendo.

Avere con se una cartina permette inoltre di conoscere i posti nei quali trovare i principali punti di interesse, quelli riportati in questo sito, ma anche altri che nel frattempo sono nati o che ancora non ho avuto modo di inserire.

E’ bello viaggiare insieme alla Route 66, la nostra speciale compagna di viaggio, la ragione per la quale siamo li.

Vale la pena non perderne neanche un metro.

Quanti giorni

Pensare di vedere tutto della Route 66 in un unico viaggio, indipendentemente dai giorni che le si intendono dedicare, è piuttosto velleitario.

E’ una strada lunga quasi 4000Km, attraversa 8 stati ed una miriade di piccole icone che hanno contribuito a scrivere quel bellissimo libro di storia della US Highway 66.

Più sono i giorni a disposizione per viaggiare e più cose si possono vedere con la dovuta tranquillità, questo è scontato.

Tuttavia, per vedere i posti più popolari della Route 66, i suoi “monumenti” più famosi, una quindicina di giorni possono bastare.

15 giorni di solo viaggio quindi, esclusi quelli che si intendono dedicare a Chicago ed a Los Angeles, l’inizio e la fine della Mother Road.

Se si ha intenzione di visitare anche le città che la Strada attraversa (St. Louis, Santa Fe, ecc.) allora occorrerà calcolare qualche giorno in più per ciascuna.

È inoltre opportuno definire delle tappe che non superino i 350/400 Km al giorno, in modo da evitare di correre  penalizzando le soste nei luoghi dove ci sono dei cimeli da vedere.

Una pianificazione delle tappe, quindi, può risultare molto utile.

Il clima

Parlare del clima in un viaggio così lungo, che abbraccia una enorme porzione degli Stati Uniti è una questione molto complicata.

Si viaggia per 4000Km da est ad ovest e le variazioni climatiche sono significative ed a volte imprevedibili.

Alcune zone possono essere oggetto di fenomeni meteorologici molto violenti e pericolosi, come i tornado, nella “Tornado Alley” (Missouri, Oklahoma, Kansas e parte del Texas), che da marzo a, più o meno, alla metà di maggio, possono essere più frequenti che in altri periodi dell’anno, o come i monsoni nei mesi estivi (agosto e settembre), in Arizona e California con possibili brevi ma violenti fenomeni piovosi.

Non è detto che questi eventi si verifichino, ma è statisticamente probabile.
In generale, comunque, ad est il clima è solitamente più fresco che ad ovest dove, in Arizona e soprattutto nel tratto desertico in California, le temperature sono spesso molto elevate (45 gradi o anche più in agosto).

In un percorso westbound (da Chicago a Santa Monica), nel periodo estivo, si parte con temperature piuttosto fresche e si finisce con temperature decisamente più alte.

Il periodo

Tendenzialmente, per un viaggio lungo la Route 66, sono da evitare i mesi invernali.

Sono da evitare perché le giornate sono corte, diversi locali storici sono chiusi ed il clima non è certo dei migliori.

Si può incontrare neve lungo la strada, e guidare in queste condizioni non è mai confortevole e sicuro, e lo è ancora meno se si viaggia su una strada che, in alcuni suoi tratti, è piuttosto isolata.

Da fine ottobre, inoltre, molti locali caratteristici della Route 66 chiudono per il periodo invernale, poiché il traffico dei turisti è praticamente inesistente.

Viaggiare trovando questi locali chiusi è un peccato, perché molti di loro sono la storia della Mother Road.

Le giornate corte costringono inoltre ad accorciare le tappe aumentando i giorni di viaggio.

Ma, come detto, è la componente climatica che penalizza pesantemente il viaggio in inverno.

Il periodo migliore, quindi, è dalla primavera all’autunno, da maggio ad ottobre.

Aprile e la prima metà di maggio sono ancora a rischio tornado nella Tornado Alley, anche se una delle mie 3 volte l’ho percorsa proprio la prima metà di Maggio senza incontrare problemi climatici di nessun genere.

Ma il rischio comunque c’è.

Il mese più “gettonato” dagli italiani è ovviamente Agosto ed anch’esso non è esente da problemi (è il periodo dei monsoni in Arizona e parte della California).

Ma comunque è un mese piuttosto tranquillo per viaggiare lungo la Route 66.

Fare Benzina

Far benzina è uno dei riti che ci accompagnerà durante tutto il viaggio.

La strada, la nostra Route 66, attraversa un’infinità di piccole comunità che dispongono naturalmente di moderne stazioni di servizio self service, pronte ad accettare sia contanti che carte di credito.

Si paga prima, alla pompa con la carta di credito o anche in contanti all’interno del locale, e poi si fa rifornimento, e, se si è pagato di più della capienza del serbatoio, il gestore sarà pronto a restituire la differenza.

Ci sono tante stazioni di servizio storiche lungo la Route 66, ma sono, appunto, storia e quindi non più in attività.

Sono dei cimeli, sono i monumenti della Route 66.

Alcune di queste stazioni di servizio storiche sono tuttavia ancora in servizio, come ad esempio il Roy’s Cafè di Amboy in California, ma non è la normalità.

Per far benzina ci si deve avvalere, come detto, delle moderne stazioni di servizio.

Ad ovest il prezzo al gallone è generalmente più alto che ad est, a volte anche più del doppio, soprattutto in California in prossimità del tratto desertico.

Ecco, in questo caso, se non si vuole spendere una fortuna al Roy’s, una volta a Needles (se si arriva da est) o a Barstow (nel caso contrario) fare il pieno non è una cattiva idea.

Vale comunque la pena fare il pieno, perché si percorreranno parecchie miglia in un tratto di strada lungo il quale ci sarà solo il Roy’s, ed il deserto.

Dormire

Un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio nel tempo.

Un tempo ormai lontano che noi viaggiatori europei possiamo solo immaginare leggendo libri o guardando le splendide foto in bianco e nero che popolano il web.

Avvicinando lo sguardo a quelle bellissime foto d’epoca possiamo sbirciare al di la di una finestra immaginaria, dove luci e colori illuminano quel lungo sentiero di asfalto e di cemento.

Luci al neon di suggestivi motels, quegli stessi che in buona parte ancora oggi richiamano schiere di viaggiatori promettendo loro di vivere un sogno.

I motels sono pezzi importanti della storia della Mother Road, sono un tramite, una “sliding door” attraverso cui si entra in un tempo lontano dal nostro.

Prenotarli con anticipo rispetto alla partenza è necessario, non sono molto grandi e si riempiono velocemente di sognatori che, come noi, sono alla ricerca di emozioni.

Alcuni possono essere prenotati tramite Booking, altri attraverso siti web propri, altri ancora tramite e-mail.

Non c’è lusso, il wifi può non funzionare alla perfezione, ma non è questo che si cerca quando si intraprende un viaggio nel tempo.

Una vecchia foto appesa al muro, una radio degli anni 50, l’essenzialità e la cura tipica degli anni d’oro della Mother Road, ci daranno il benvenuto in una dimensione diversa a cui non siamo abituati ma della quale faticheremo a farne a meno.

Route 66. Suggerimenti di viaggio

Pubblicato: marzo 3, 2018 in Route 66

Alcuni suggerimenti per percorrere la Route 66.

Route 66. Suggerimenti di viaggio

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La Route 66 è una strada piena di cimeli.

Cimeli che raccontano la sua storia ed in un certo senso anche quella dei viaggi in automobile negli Stati Uniti d’America.

Una storia, quella dei viaggi in automobile, strettamente legata alle condizioni economiche degli americani, passata attraverso i ruggenti anni 20, la grande depressione ed il Dust Bowl, gli anni della guerra ed il boom post bellico.

Tra i cimeli della Route 66 che più di altri riescono a raccontare questa evoluzione, un ruolo centrale è ricoperto dai motels.

I motels rivelano come, negli anni, le esigenze dei viaggiatori siano cambiate in funzione, soprattutto, della loro disponibilità economica.

Da strutture che fornivano pochi, essenziali servizi, passarono ad essere sempre più al passo con le richieste dei clienti pur rimanendo fondamentalmente semplici ed economiche.

Agli inizi del secolo scorso, quando nascevano le Numbered Highways, di cui la Route 66 era senz’altro la figlia più famosa, gli americani non avevano molta dimestichezza con le auto, un mezzo di trasporto che si proponeva come nuova, attraente alternativa al treno che fino ad allora la faceva da padrone.

Attraverso campagne pubblicitarie importanti e spesso vistose e la diffusione di macchine prodotte in serie dai costi accessibili, si diede inizio all’era dei viaggi in automobile.

Di strutture alberghiere lungo le highways ne esistevano poche, erano disponibili degli spazi nei quali i viaggiatori potevano fermarsi con le proprie tende per trascorrere la notte; i viaggiatori erano soliti portarsi dietro tutto ciò di cui avevano bisogno per dormire e per mangiare.

Lo stazionamento era, inizialmente, in prevalenza gratuito ma i gestori cominciarono ben presto ad introdurre una quota di affitto per lo spazio occupato ed iniziarono anche a fornire tende, coperte ed in genere tutto quello che serviva per trascorrere la notte.

Con l’aumento del traffico automobilistico, e con esso le esigenze dei viaggiatori, i gestori degli spazi cominciarono a migliorare i servizi forniti, introducendo bagni comuni al centro del campground, cucine e, successivamente, dei bungalows  in luogo delle tende.

Nascevano i Motor Court, strutture che, per la loro economicità, erano  sempre di più utilizzate dai viaggiatori, soprattutto durante la Grande Depressione, al posto delle strutture alberghiere tradizionali dai costi spesso proibitivi.

Si coniò, per queste strutture, il termine Motel, dall’unione delle due parole Motor e Hotel; strutture per lo più costituite da bungalows che disponevano di parcheggi o di garage adiacenti.

I motels cominciarono a fornire anche la possibilità di consumare una colazione e le cabins, le stanze, ben presto vennero dotate di servizi igienici privati.

La corte davanti alle stanze diventò un punto di ritrovo per i viaggiatori che potevano in questo modo socializzare.

L’idea dei gestori dei motels era di fornire ai viaggiatori una casa lontana dalla propria.

I motels divennero ben presto l’emblema dei viaggi in automobile e conseguentemente  della Route 66.

Le comunità lungo la Mother Road disponevano  di un numero molto elevato di motels, pubblicizzati attraverso cartelloni stradali fantasiosi che utilizzavano spesso slogan iperbolici ed accattivanti.
Erano gli anni del boom economico post bellico, gli anni d’oro dei viaggi in automobile e della Route 66.

Con la progressiva dismissione della Strada Madre, la diffusione delle interstates ed il profondo cambiamento nelle abitudini degli americani, queste strutture cominciarono ad affrontare momenti difficili. Molte chiusero, non potendo reggere il peso di una significativa diminuzione del traffico automobilistico, ma altre sono sopravvissute grazie alla passione ed alla tenacia dei loro proprietari.

Queste strutture storiche sono ancora oggi disponibili ed offrono al viaggiatore il sogno di vivere gli anni d’oro della Route 66.

Il Munger Moss di Lebanon in Missouri, il Blue Swallow Motel di Tucumcari in New Mexico, il Boots Court di Carthage in Missouri, sono vivi e pronti a raccontarci quegli anni.

Strutture, queste, gestite con cura e dedizione, dove il tempo si è fermato, dove l’atmosfera coinvolge, dove tutto concorre a far sentire il viaggiatore parte della storia della US Highway 66.

In un viaggio nel tempo per definizione come quello lungo la Route 66, pernottare in queste strutture storiche diventa essenziale per renderlo completo.

Nonostante i tempi, e la richiesta sempre più massiccia di comfort, nonostante la dismissione della Route 66, i motel storici sono ancora li che combattono contro il tempo che passa promettendo al viaggiatore di vivere un’esperienza che difficilmente dimenticherà.

Attraverso la loro semplicità e la cortesia dei gestori, i motels storici regalano sogni.

I motels storici lungo la Route 66 sono ancora oggi una casa lontana dalla propria.

Route 66. L’inizio della fine.

Pubblicato: gennaio 7, 2018 in Route 66

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Tutte le storie, anche le più belle, sono destinate a finire.

E’ nella natura delle cose.

E spesso, l’inizio della fine, coincide con il periodo migliore, quando sembra che nulla e nessuno potrà mai interrompere un bellissimo sogno.

Ed è quello che è successo alla US Highway 66.

Nel suo periodo di massimo splendore si stava in realtà preparando il terreno per la sua fine.

Senza sconti, con freddezza e distacco, i burocrati di Washington, con a capo il presidente Eisenhower, l’Ike della seconda guerra mondiale, stavano per scrivere la fine, appunto, di un sogno.

Il generale, diventato presidente degli Stati Uniti d’America, nel 1956 promulgò le regole per un nuovo modello di viabilità nazionale.

Durante la seconda guerra mondiale, Ike si era innamorato delle Autobahn, le autostrade tedesche, uno straordinario esempio di viabilità utile anche come strumento di difesa nei casi di emergenza nazionale.

Il paragone con le tortuose highways americane era impietoso.

Con l’approvazione del “Federal-Aid Highway Act”, così fu chiamato il piano di realizzazione delle nuove strade interstatali, l’inizio della fine della US Highway 66 fu scritto.

Non fu una morte rapida, ma una lenta, dolorosa agonia durata circa 30 anni.

Anni durante i quali pezzi di nuove interstates venivano inaugurati ed altrettanti tratti della vecchia highway venivano abbandonati al loro destino, cancellati definitivamente dalle cartine stradali.

Intere comunità venivano bypassate e lasciate agonizzanti, pezzi di storia venivano cancellati nel nome del progresso.

La gente, il popolo della Route 66, era al corrente dell’intenzione del governo americano di rendere più moderna la viabilità del paese, ma non poteva immaginare l’impatto che questa iniziativa avrebbe avuto sulla loro vita.

Fu come l’impatto di un meteorite.

Molte comunità si opposero, cercarono di ostacolare la realizzazione del progetto, chiesero al governo di essere attraversate dalle nuove autostrade, così come faceva la 66, o di prevedere almeno un’uscita che permettesse ai viaggiatori di usufruire dei vecchi servizi garantendo loro, al popolo della Route 66, una dignitosa sopravvivenza.

Iniziative, queste, del tutto infruttuose.

Era come se un enorme incendio avesse lentamente cominciato a divorare km di strada, rendendo, nel contempo, l’ambiente circostante inospitale.

La strada non era più la destinazione di un viaggio, ma un mero tramite per trasportare più velocemente i viaggiatori da un punto ad un altro del paese.

Ad aggravare ancora di più una situazione di per se già critica, arrivò, nella metà degli anni 60, l’Highway Beautification Act.

Le più piaghe più terribili hanno sempre dei nomi accattivanti.

Su sollecitazione della moglie, il presidente Lyndon Johnson prese un’iniziativa volta, a suo dire, all’abbellimento delle strade americane attraverso la limitazione e la regolamentazione dei cartelli pubblicitari lungo le highways.

Era la definitiva condanna a morte.

Le attività lungo la vecchia highway vivevano di pubblicità, era lo strumento principe per la loro stessa sopravvivenza.

Pubblicità stravaganti, esagerate nei toni e nelle forme, ma essenziali per solleticare la fantasia del viaggiatore e convincerlo a fermarsi per usufruire dei servizi reclamizzati.
Pubblicità che hanno scritto la storia della vecchia highway ma che ora erano considerate deturpanti per il paesaggio.

Il governo americano, che con il “Federal-Aid Highway Act” aveva cancellato la Route 66, con questa nuova legge aveva accelerato la chiusura di quelle poche attività che ancora operavano lungo la vecchia highway.

28 anni dopo la firma del nuovo piano di strade interstatali, l’ultimo tratto di Route 66 fu ufficialmente sostituito; nell’ottobre del 1984 la Interstate 40 prese il posto del tratto di Route 66 nei pressi di Williams in Arizona.

L’anno successivo, dopo 59 anni dalla sua nascita, la US Highway 66 veniva definitivamente eliminata dalle mappe stradali americane e con essa intere comunità.

“E’ tutto nel nome del progresso” dichiarava alla stampa il commissario dei trasporti del New Jersery, in occasione di un meeting durante il quale si decise la definitiva rimozione dei cartelli indicanti la denominazione US 66 lungo tutto il percorso della gloriosa highway.
Un progresso feroce che non solo ha ignorato l’importanza storica della Route 66, ma che soprattutto non ha avuto a cuore il destino dei molti americani che vivevano della Strada.

Non tutti tuttavia si arresero, alcuni restarono lungo la vecchia autostrada lottando per il riconoscimento del diritto ad esistere.

Lillian Redman, Lucille Hamons, Angel Delgadillo sono tra i simboli di questa resistenza ed è grazie al loro impegno che ancora oggi possiamo realizzare il sogno di percorrere la Route 66 in una sorta di viaggio nel tempo.

Altri ancora hanno seguito il loro esempio raccogliendone l’eredità, proseguendo nella conduzione di attività storiche, continuando, tra mille difficoltà, a distribuire sogni.

Sogni di un tempo lontano, un tempo nel quale la vita era più semplice, lenta e colorata.

Un tempo che chi, come me, non lo ha conosciuto, ama farselo raccontare da chi c’era.

Sogni splendidi, regalati da gente meravigliosa e da una striscia d’asfalto che si perde all’orizzonte.

Route 66. Luoghi comuni

Pubblicato: novembre 27, 2017 in Route 66

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Spesso si ha la tendenza a spacciare come riferimento assoluto tutto ciò che ci appartiene, comprese le esperienze e le passioni personali.

La mia fotocamera, la mia squadra del cuore, la marca dei miei occhiali, addirittura il mio dottore, diventano il punto di riferimento per tutti, il meglio al quale ambire.

Anche nell’intraprendere un viaggio lungo la Route 66 ci si può imbattere in argomentazioni del genere.

Gli harleysti, in particolare, vi diranno che “La Route va percorsa in Harley altrimenti non è la stessa cosa”, i ciclisti in bici e perfino chi l’ha percorsa a piedi, e non sono pochi, avranno da ridire sul modo nel quale intenderete affrontare un viaggio lungo la Route 66.

Il mezzo di locomozione, lo strumento attraverso il quale intraprendere quello che per molti è il viaggio della vita, viene elevato al ruolo di protagonista assoluto, oscurando quella che nella realtà è la sola ed unica protagonista: la Route 66.

Se guardiamo la storia, la Route 66 è nata in conseguenza del crescente numero di automobili circolanti; erano i tempi di Ford e delle sue model T e model A, le prime auto alla portata di tutti.

Ed è appunto per supportare il crescente traffico automobilistico, la voglia e la curiosità degli americani di spostarsi con questo nuovo mezzo di trasporto alternativo al treno, che negli anni 20 nacque un comitato, il Joint Board, che aveva lo scopo di dotare gli Stati Uniti d’America di una rete di strade interstatali, tra le quali appunto la US 66, all’altezza di un paese moderno.

Ed è ancora una macchina, una Corvette, l’emblema principe della Route 66, emblema derivato da una serie di telefilm (“Route 66”), molto popolari negli USA degli anni 60, nei quali due giovani percorrevano la Strada Madre a bordo, appunto, di una Corvette.

Quindi, volendo essere pignoli, è l’automobile il mezzo di trasporto per eccellenza per percorrere la Route 66 visti i suoi legami storici con la Mother Road.

Ma, tralasciando la storia, nella realtà, come detto, è la Route 66 la vera protagonista del viaggio, tutto il resto è solo un insieme di strumenti necessari ma il cui ruolo è, e resterà sempre, di secondo piano.

La Route 66 va vissuta ed è ininfluente come.

Ognuno la vivrà alla propria maniera, percorrendola in bici, a piedi, in macchina, in camper, in moto.

Di sicuro regalerà a tutti emozioni intense.

Non è il mezzo utilizzato che renderà un viaggio lungo la Route 66 un’esperienza unica, ma sono la strada, la sua storia e la sua gente che lo trasformeranno in un’avventura che difficilmente si potrà dimenticare.

La Route 66 va percorsa nel modo che si preferisce e che è più adatto alle proprie esperienze e capacità.

Il resto sono chiacchiere da bar.

 

La vita era dura durante la Grande Depressione.
Era complicato racimolare soldi ed ogni espediente era utile allo scopo.

Le aree rurali poi, subirono le conseguenze più pesanti disponendo di molte meno alternative per sopravvivere.

Tra le comunità di Luther e di Arcadia in Oklahoma, ai bordi della US Highway 66, c’era una piccola stazione di servizio che in quegli anni nascondeva un curioso ed inconsueto modo per fare soldi.

Il locale forniva i classici servizi di una gas station dell’epoca con in più la rivendita di olio combustibile e kerosene in fusti di metallo utilizzati per alimentare le lampade nelle case delle piccole comunità limitrofe.

Il traffico non era gran che ed anche gli introiti non garantivano al gestore una sopravvivenza dignitosa.

Un giorno ci fu la svolta grazie alla visita di uno strano venditore che propose al gestore della gas station un modo rapido e sicuro per fare soldi.

La proposta era in sostanza un kit per stampare false banconote da 10 dollari.

La proposta piacque al gestore che acquistò lo stampo ed attrezzò il retro della sua stazione di servizio per la produzione di banconote che cominciò ad utilizzare con i clienti e con altre attività commerciali di Arcadia e dei paesi vicini.

Tutto sembrava filare liscio fino a quando una persona che ha utilizzato una delle sue banconote fu arrestata e le indagini condussero la polizia nella piccola stazione di servizio dove fu scoperta la stanza segreta.

Il gestore fu ovviamente arrestato e la stazione di servizio venne chiusa per non riaprire mai più.

Oggi di quel posto non restano che poche mura in mattoni, con dei vasi di fiori che qualcuno ha messo in corrispondenza di quelle che un tempo erano le finestre.

Non si hanno molte informazioni se non che quel luogo dovrebbe risalire al periodo tra gli anni 10 e 20 del secolo scorso.

Neanche il nome è conosciuto, sul posto è presente una targa fatta a mano recante la scritta “Historical Building – RT 66”, ma per tutti quella è solo la “Old Route 66 Filling Station”.

Non è certo che tutto sia andato come racconta la leggenda; storia e leggenda si mescolano di frequente lungo la Route 66.

Ma che sia una storia vera o meno non è importante, anche una piccola stazione di servizio, ormai poco più che un cumulo di mattoni, ha qualcosa da raccontare, come tutto quello che si incontra lungo la US Highway 66.

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Al di la degli aspetti “tecnici”, come la macchina, i giorni, il periodo e così via, per affrontare un viaggio lungo la Route 66 è importante l’approccio.
Per apprezzare e lasciarsi coinvolgere dalla Mother Road durante un viaggio lungo il suo percorso è determinante il modo nel quale lo si affronta oltre, ovviamente, alla conoscenza di quello che si incontrerà.

La Route 66 non ha bellezze mozzafiato da mostrare; la Route 66 è come una signora non più giovanissima, neanche particolarmente attraente ma dal fascino irresistibile.

I viaggiatori della Route 66, a mio parere, si possono sostanzialmente dividere in due categorie:
il turista occasionale, attratto dagli scudetti sull’asfalto e dai colori di alcune cittadine e colui che si informa, legge ed inevitabilmente si appassiona alla Strada.

Della prima categoria fanno parte coloro che, presi dall’entusiasmo di fare un viaggio negli USA su una strada il cui nome è famoso in tutto il mondo, non si proccupano di conoscere cosa andranno ad incrociare lungo il percorso.
Il rischio di restare delusi è in questo caso abbastanza alto; sicuramente, una volta a casa, non resterà molto del viaggio se non quel senso di libertà attribuibile ai viaggi negli USA in generale ma che non è esclusiva prerogativa della Route 66.

Della seconda categoria, quelli che si informano, c’è da dire poco, se non il fatto che, secondo me, hanno interpretato nel modo corretto il viaggio in un mondo al quale ci si deve aprire per coglierne tutti quegli aspetti che lo rendono unico.

Questi sono alcuni suggerimenti, utili secondo me ad affrontare nel modo migliore un viaggio lungo la US Highway 66.

  1. La Strada è viva.
    La Route 66 non è un parco giochi (e speriamo non lo diventi mai).
    Non aspettatevi di vedere diners e paesi colorati ovunque.
    La Route 66 è piena di storia e la storia, come sappiamo, alla fine non è stata benevola.
    Si incontrano lungo il viaggio anche delle vere ghost towns, cittadine dalle quali la gente è stata costretta ad andar via dopo l’apertura delle interstates. Queste piccole comunità raccontano con forza cosa è stata la Route 66 nei suoi anni d’oro e cosa ha rappresentato la sua dismissione.
    Il loro fascino, nonostante la desolazione, è straordinario.
    Non scappate.
  2. Vivetela.
    Percorrere la Route 66 come strada di collegamento da “A” a “B”, solo per dire “ho percorso la Route 66” non è una gran cosa.
    La Route 66 non è più una strada di collegamento da oltre 30 anni, per questo ci sono le interstates.
    La Route 66 va vissuta non percorsa.
  3. Parlate con la gente.
    Percorrere la Route 66 senza interagire con le persone che vivono lungo la Strada è come viaggiare su un treno costantemente in galleria.
    Puoi scegliere il posto accanto al finestrino, arriverai sicuramente a destinazione ma non avrai visto niente.
    Fermatevi nei piccoli locali, entrate e parlate con la gente che è li da una vita e che sicuramente vi coinvolgerà in racconti che vi porteranno, con la fantasia, in un meraviglioso mondo dal quale non vorreste mai più tornare indietro.
    L’interazione con il popolo della Route 66 è uno degli aspetti più affascinanti del viaggio.
  4. Non lasciatela.
    È preferibile percorrere la Route 66 interamente evitando deviazioni.
    Ci si può calare meglio nell’atmosfera della Mother Road che altrimenti verrebbe “inquinata” da storie e luoghi completamente alieni alla Strada.
    Avete scelto di passare un po’ di tempo con un’anziana, affascinante signora che vi racconterà un sacco di bellissime storie, lasciarla per i parchi è come dirle di preferire alla sua compagnia, un’uscita con una giovane e bellissima ragazza.
    Almeno per una volta, credetemi, vale la pena non farlo.
  5. Informatevi.
    Conoscere qualcosa della storia della Route 66 aiuta ad apprezzare di più quello che si incontrerà durante il viaggio.
    Viaggiare solo per vivere il “senso di libertà”, può essere una scelta, ma c’entra poco con la Route 66 ed è qualcosa che si può fare ovunque, anche senza andare negli States.
  6. Un tuffo nel passato.
    Scegliete di pernottare nei motel storici, in questo modo il “tuffo nel passato” sarà completo.
    La Strada era attrezzata, e lo è ancora, per dare supporto ai viaggiatori.
    Ci sono diversi motels storici ancora operativi, sceglieteli non ve ne pentirete.
    Trascorrere la notte in queste strutture è terribilmente affascinante.
    Non aspettatevi tuttavia i confort degli hotel pluristellati, la Route 66 non ha niente a che fare con tutto questo, ma vivrete sicuramente un’esperienza unica, un meraviglioso salto indietro nel tempo che nessun hotel di lusso potrà mai regalarvi. Il fascino non si costruisce a tavolino.
  7. Usate il mezzo che volete.
    Non è il mezzo di locomozione che renderà indimenticabile un viaggio lungo la Route 66.
    La macchina, la moto, la bici sono solo un tramite attraverso il quale intraprendere il viaggio.
    Ci penseranno la Strada Madre ed il suo popolo a renderlo meraviglioso.
    Percorretela nel modo che vi è più congeniale.
  8. Scegliete la storia.
    Evitate, se potete, le moderne catene di negozi, quelle stesse catene che hanno contribuito ad uccidere la US Highway 66.
    Un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio in un tempo nel quale le attività erano a conduzione familiare e molte di queste ci sono ancora.
    Se usufruite dei servizi di questi storici locali, oltre a contribuire a mantenere in vita un sogno, ne uscirete carichi di splendide sensazioni e consapevoli, ancora di più, di vivere un viaggio indimenticabile.
  9. La Route 66 è un museo a cielo aperto.
    I “monumenti” della Route 66 sono i vecchi locali, i muffler men, i motels, le vecchie cittadine a volte quasi del tutto abbandonate.
    Ma anche i resti di una vecchia costruzione o una scritta su un muro possono rappresentare una preziosa testimonianza da non perdere.
    Anche se tutto ciò, ad uno sguardo disattento, può sembrare banale, inutile, ha di certo contribuito a scrivere un prezioso capitolo di quello splendido libro che ci racconta la storia della US Highway 66.
    Un bel libro va sempre letto per intero, non saltate delle pagine solo perché pensate siano inutili.
    Nulla è inutile lungo la Route 66.
  10. La Route 66 non è per tutti.
    Se non siete attratti dalle vecchie storie, dalle vecchie stazioni di servizio, dalle atmosfere retrò, se pretendete da un motel storico gli stessi comfort di un lussuoso hotel di Las Vegas, lasciate stare, la Route 66 non fa per voi.
    In caso contrario, vivetela, è li che vi aspetta.
    Buon viaggio!

Route 66. Miss Lillian Redman

Pubblicato: novembre 11, 2017 in Route 66

lillian

Gran parte dei motivi che tutt’ora rendono la Route 66 terribilmente affascinante sono da attribuire alla gente, al popolo della Route 66.
Ho avuto la fortuna di incontrare tante straordinarie persone durante i mie 3 viaggi lungo la Strada, che hanno contribuito ad accrescere la mia passione per questa vecchia striscia di asfalto.
Ci sono due donne che avrei tanto voluto incontrare, una è Lucille Hamons e l’altra è Lillian Redman.
L’11 Novembre del 1909 nacque Miss Lillian Redman, una donna che con il suo Blue Swallow Motel ha scritto un pezzo importante della storia di questa vecchia strada.
Questa è la preghiera che in ogni stanza era disponibile per coloro che sceglievano di fermarsi per la notte nella sua meravigliosa Rondine Blu.

“Benvenuto viaggiatore:
anticamente si recitava una preghiera “The stranger within our gates”.
Poiché questo è un motel al servizio delle persone, e non solamente un’attività commerciale, speriamo che Dio ti concederà pace e riposo mentre sarai sotto il nostro tetto.
Possano questa stanza e questo motel essere la tua seconda casa.
Possano coloro che ami esserti vicini nei pensieri e nei sogni.
Anche se non ci conosciamo, speriamo che ti senta a tuo agio e felice come se fossi a casa tua.
Possano gli affari che ti hanno portato qui essere fiorenti.
Possano ogni telefonata che farai ed ogni messaggio che riceverai accrescere la tua gioia.
Quando partirai, possa il tuo viaggio essere sicuro.
Noi siamo tutti dei viaggiatori. Dalla nascita fino alla morte viaggiamo tra le eternità.
Possano questi giorni essere piacevoli per te, vantaggiosi per la società, utili per coloro che incontrerai ed una gioia per coloro che conosci ed ami di più.”

Lillian Redman
(The Blue Swallow Motel, Tucumcari, New Mexico)

missouri

Oggi la US Highway 66 compie 91 anni!

Luogo e data di nascita:
Springfield (Missouri), 30 Aprile 1926

Data di nascita ufficiale:
11 Novembre 1926

Nome di battesimo:
US66

Come avrebbero voluto chiamarmi:
US60, US62

I miei soprannomi:
The Main Street of America, The Great Diagonal Way, Will Rogers Highway ed anche Bloody 66. Ma per tutti io sono la sola ed unica Mother Road!

Stati che beneficiano del mio passaggio:
sono 8: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona, California

Città da cui parto:
Chicago (Illinois)

Città dove arrivo:
Inizialmente Los Angeles (California), successivamente hanno reclamato la mia presenza a Santa Monica (California)

Estensione del mio percorso:
E’ difficile da stabilire con certezza, sono molto irrequieta ed ho cambiato spesso percorso negli anni. Fidiamoci del Midpoint, 2.278 miglia (3.666 Km)

Caratteristiche:
Sinuosa, irrequieta, semplicemente irresistibile.

Età:
Non è educato chiedere l’età ad una signora, ma poiché ho accettato di dare la mia data di nascita, il calcolo è facile: oggi ne compio 91… e sono ben portati!

Auguri Mother Road!

Lo scorso Maggio ho percorso per la terza volta la US Highway 66; è stato il mio terzo viaggio nel tempo.
Ho scattato circa 3000 foto durante il viaggio, ne ho raccolte un po’ e ne ho fatto un video.
La Route 66 è come una piccola comunità lunga 4000Km, e nel fare questo video l’ho proprio immaginata così.

Clicca sulla foto per vedere il video.

video

Il video del mio 3° viaggio nel tempo