Archivio per la categoria ‘Route 66’

Route 66 2018. Williams – Holbrook

Pubblicato: agosto 18, 2018 in Route 66

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“E’ sorprendente come un highway che ufficialmente non esiste sia più popolare oggi che in qualsiasi altro periodo della sua storia.”
Jim Hinckley, scrittore


 

Vivere la Route 66 da appassionato di vecchia data è straordinario.

Lo è perché in un modo o nell’altro diventi parte della Strada e non solo perché l’hai già percorsa e la senti un po’ anche tua, ma perché la gente ti fa sentire uno di famiglia.

Stamattina partenza da Williams in direzione Holbrook.

Da qui fino a dopo il confine con il New Mexico la vecchia highway è stata costretta, suo malgrado, a cedere il passo alla I40; asfalto senza passione.

Ma qualche sprazzo ce n’è, e dove manca c’è comunque la sua gente a riempire il  vuoto.

Stamattina presto abbiamo percorso lo splendido tratto, in parte sterrato,  di Parks che si immerge in una pineta, poco dopo Williams, per uscirne poco prima di Flagstaff.

E dopo qualche ora di detour a Sedona abbiamo proseguito sulla 66 in direzione est.

Il Walnut Bridge, il Twin Arrows Trading Post, il sinistro Two Guns Trading Post, sono tra le tappe immancabili di questo tratto.

Così come Winslow ed il Jack Rabbit Trading Post di Joseph City.

Una visita nel locale è sempre d’obbligo, si percepisce nitidamente l’atmosfera della vecchia highway.

Acquisto una rivista che parla della Mother Road ed un bicchiere da caffè con l’effige del Jack Rabbit e mentre mi accingo a pagare dico al proprietario di essere un suo follower su Facebook.

Cominciamo a parlare e mi racconta la storia del locale, della gente che lo ha frequentato e mi mostra tantissime foto d’epoca.

Ad un certo punto la moglie del proprietario si unisce a noi e mentre consegno loro i miei adesivi, lei si ferma e mi dice: “Ma tu sei Franco! Sono anni che seguo le tue foto nei gruppi della Route 66!”

In effetti sono diversi anni che riempio tutti i gruppi americani dedicati alla Mother Road con le mie foto.

Cominciamo a ridere e mi manifesta il suo piacere per avermi incontrato di persona.

Abbiamo trascorso più di un’ora nel locale a parlare della Route 66, del Jack Rabbit e delle persone di cui condividiamo la conoscenza.

E’ stata un’altra splendida esperienza che la Route 66 mi ha regalato e che mi spingerà di nuovo a tornarci.

Nonostante la giornata intensa riesco ad arrivare al Wigwam di Holbrook giusto in tempo per godermi lo splendido tramonto dell’Arizona.

Un posto affascinante, un vero e  proprio salto indietro nel tempo.

 

 

Route 66 2018. Williams – Grand Canyon

Pubblicato: agosto 17, 2018 in Route 66

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“Ho sentito che stavate parlando del Grand Canyon, beh, ce lo avete davanti.
Sono io il Grand Canyon!”

Lee Marshall, capo della tribù degli Havasupai


 

Giornata di relax dedicata al Grand Canyon, dove sono tornato esattamente 20 anni dopo la volta precedente.

C’ero stato nel 1996 in viaggio di nozze, tramite un piccolo aereo da Las Vegas, e due anni dopo in macchina in occasione di un classico giro dei parchi.

Stavolta l’ho raggiunto da Williams, dove mi era più comodo soggiornare.

Williams è una delle poche cittadine della Route che non mi è mai entrata nel cuore e se non fosse stato per questo detour non mi ci sarei fermato.

Che dire del parco, la natura è un’artista straordinaria e da queste parti di opere d’arte ce ne ha regalate parecchie.

Anche se stavolta, la sua vista, non ha avuto su di me gli stessi  effetti  delle volte precedenti, dopo un po’ mi mancavano le strane storie che una vecchia strada è solita raccontarmi.

C’era tanta gente in giro per il parco, troppa, ed una quantità enorme di italiani.

Ma domani si torna on the road, con destinazione Holbrook.

 

 

 

 

Route 66 2018. Kingman – Williams

Pubblicato: agosto 16, 2018 in Route 66

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“La mattina, dopo una bella dormita, i viaggiatori possono farsi dare una spuntatina ai capelli, o farsi radere la barba, o anche solo tonificare la propria anima da Angel al suo negozio sulla Mother Road.”
Michael Wallis, scrittore


Non esiste la Route 66 senza la sua gente.
Se non interagisci col popolo della Mother Road percorri semplicemente una strada, al contrario, la vivi.
E tra i due approcci la differenza è enorme.
Ci sono strade nel mondo infinitamente più belle, ma non hanno un’anima.
La Route 66, invece, è passione ed emozione.

E stamattina le emozioni sono cominciate presto.
All’Hackberry general store un mio amico americano di facebook mi ha riconosciuto mentre scendevo dalla macchina e mi è venuto incontro x salutarmi.
È stato come se qualcosa di irreale, come spesso lo sono le amicizia tramite i social media che prendono vita.

L’hackberry è sempre affascinante.
Adesso li davanti, dove un tempo c’era la Corvette rossa, c’è un chitarrista che continuamente suona e canta ed accanto a lui un’altra Corvette con i colori della bandiera americana.

È la terza Corvette che vedo in quattro volte che sono passato al General Store, ma la prima, quella splendida degli anni 50 è inarrivabile.

Ed infine Seligman.
Era una tappa breve quella di oggi e Seligman era il mio obiettivo principale.

Arrivato nella piccola comunità mi sono precipitato subito nel gift shop di Angel.
Dentro c’era il delirio, una mole enorme di visitatori.
Ho preso tempo attaccando i miei adesivi aspettando il momento giusto per chiedere notizie di Angel allo staff.

Ad un certo punto, diradatasi la folla, ho chiesto ad una signora del negozio se oggi nel pomeriggio ci fosse stata la possibilità di incontrare Angel, ma la risposta è stata abbastanza pessimistica.
Era appena andato via dopo un’intervista ad una TV belga e sarebbe stato difficile vederlo di nuovo in negozio.

Mentre parlavo con lei una sua collega mi chiama, mi invita ad andare dietro il bancone e mi indica una foto sulla porta.
Era la mia foto con Angel che gli avevo consegnato l’anno scorso.
La indica e mi dice: “tutti i giorni, ogni volta che apro la porta vedo la tua faccia, ti ho riconosciuto dalla foto!”

Siamo scoppiati a ridere e mi chiamato Angel al telefono.

Ci vediamo nel pomeriggio e come per le altre volte è stato un incontro emozionante.
Si ricordava di me e mia moglie, non so se fosse stato vero, ho la metà dei suoi anni e la mia memoria ormai… È un vago ricordo.

Ma lui è uno di un’altra generazione, lo abbiamo incontrato di nuovo nel pomeriggio mentre da lontano ci salutava correndo dietro ad un cane… a 91 anni.

È bello averlo visto ancora una volta, ormai è diventato parte dei miei riti lungo la Route 66.

Pranziamo allo Snow Cap, il ristorante appartenuto a Juan, il fratello di Angel, ed anche li, come sempre, è stato un pranzo divertente.
C’era il figlio di Juan che esattamente come il padre, porta avanti l’attività in un coinvolgente clima goliardico.

E domani mi aspetta un piccolo detour, una visita al grand canyon esattamente 20 anni dopo la mia ultima volta.

 

Route 66 2018. Barstow – Kingman

Pubblicato: agosto 15, 2018 in Route 66

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“La Route 66 è la strada dei sogni realizzati e dei sogni perduti.”
Michael Wallis, scrittore


Ed oggi è stato il giorno del deserto “terribile e luminoso”.

Nel percorrere questo splendido tratto della Mother Road da ovest ad est ho avuto sensazioni diverse dalle volte precedenti.

Percorrendo la Mother Road westbound lo aspetto per tutto il viaggio, questa volta l’ho percorso subito, al secondo giorno.

Ma le emozioni che regala sono le stesse.

Pur amando di più la parte est della Route 66, il tratto nel deserto del mojave, con le sue splendide icone, è, per tanti motivi, sempre nel mio cuore.

È stata una giornata splendida quella che sto per chiudere.

Da Dagget con il suo storico Market in mezzo al nulla, al sempre emozionante Bagdad Cafe, e poi quella che è una delle mie icone preferite: il Roy’s Cafe di Amboy.

Qui abbiamo incrociato dei nostri amici di Roma con i quali passeremo un paio di giorni in viaggio lungo la Mother Road.

Il Roy’s è sempre affascinante, con le sue vecchie stanze, dalle quali puoi fotografare, quasi di nascosto, la splendida insegna, e la sua posizione in mezzo al nulla, come una splendida oasi nel sederto.

È difficile immaginarlo ai suoi tempi d’oro, quando dava lavoro ad una settantina di persone ed era aperto 24 ore al giorno tutti i giorni.

“Sembrava che il mondo intero passasse da Amboy” raccontava Buster Burris, lo storico proprietario del Roy’s, ma ben presto l’amara realtà si appalesò, quando “qualcuno sembrava avesse chiuso un cancello sulla Route 66”.

Quel cancello si chiama I40.

E poi ancora Oatman, con la sua “Bloody 66” e la romantica ed inconsueta “Shaffer Spring Bowl”, una sorgente d’acqua in mezzo alle black mountains, che un tempo serviva per riempire i radiatori in ebollizione delle vecchie automobili ed oggi è un abbeveratoio per gli asini che popolano la zona.

Questa bellissima giornata si è conclusa con un’ottima cena al Rutherford Family Diner di Kingman.

Ora sono a El trovatore, ormai un classico dei miei viaggi lungo la Mother Road.

Domani mi aspetta un altro bel tratto di Route 66.

Route 66 2018. Santa Monica – Barstow

Pubblicato: agosto 14, 2018 in Route 66

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“Là, di fronte alla grande spiaggia ed all’oceano, i viaggiatori della Route 66 si chinano per leggere la targa in ottone della Will Rogers Highway.
Di solito restano per un po ‘, poi partono.
È un rito che si ripete continuamente.
Per chi percorre la Route 66, la Main Street of America è un viaggio senza fine.”
Michael Wallis, scrittore


 

Il mio viaggio è partito oggi, anticipato da un’ottima colazione da Mel’s, proprio all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic, in compagnia di Ian del 66-TO-CALI, l’ultimo baluardo ufficiale della Route 66 prima dell’End of the Trail, il chiosco dove si possono acquistare i certificati di percorrenza. E non solo.

Un’ora passata a raccontarci questo ultimo anno di Mother Road, dall’ultima volta che ci siamo visti a Maggio 2017.

Uscire da Los Angeles lungo la Route 66, che in gran parte è la Santa Monica Boulevard, è terribilmente noioso esattamente come entrarci.

Forse un po’ di più considerato che percorrendola verso est, ed essendo quindi appena partito,  ero più desideroso di incontrare di nuovo la vera Mother Road.

Ci fermiano come di consueto molto spesso per fotografare e filmare la vita lungo la Route 66.

In occasione di una di queste soste, davanti alla Bono Historic Orange, un chiosco a forma di arancia, molto popolare negli anni 30 lungo le highways, vedo venirmi incontro un anziano signore.

Il chiosco, ed il ristorante collegato, ormai chiusi, appartenevano ad una famiglia di origine italiana, la famiglia Bono.

Non avevo recuperato altre notizie sulla proprietà se non che era chiusa ormai da anni.

L’anziano signore era il Sig. Bono che incuriosito dal mio indugiare davanti a quella vecchia arancia in vetroresina, mi invitava ad entrare nel ristorante.

Mentre mi raccontava la sua storia di americano figlio di italiani, intorno a me, in quello che doveva essere un ristorante chiuso da tempo, vedo gente intenta a sistemare il locale.

Uno di questi mi viene incontro e mi invita a parlare italiano, perché lui nonostante i suoi 40 anni negli USA non lo ha dimenticato.

Era il nuovo proprietario del locale, che da anni possiede altri ristoranti a Los Angeles.

Insomma, il fermento era dovuto alla imminente riapertura di quel ristorante italiano chiuso da anni.

Sono stato più di un’ora li dentro ad ascoltare i racconti del vecchio e del nuovo proprietario, storie come se ne sentono tante da coloro che anni fa tentarono la sorte partendo per gli USA.

Mi sembrava di essere in un film degli anni 60, uno splendido spaccato di vita lungo la Route 66.

Dopo Victorville, finalmente, incontro per davvero la vecchia, romantica highway.

La strada illuminata dal sole al tramonto ed i continui saliscendi del tracciato riempivano gli occhi di immagini bellissime ed il cuore di splendide sensazioni.

La vecchia cara Route 66, quella vera, non delude mai.

Ed ora sono a Barstow, domani mi aspettano degli amici al Roy’s Cafe con i quali farò un tratto fino a Williams.

E domani ci sarà anche il deserto.

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Route 66 2018. Los Angeles

Pubblicato: agosto 13, 2018 in Route 66

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“La grandi opportunità turistiche del sud della California hanno reso Los Angeles la punta finale dell’arcobaleno della Route 66.”
Glen Duncan, scrittore


13 Agosto Los Angeles

Quante possibilità ci sono di incontrare persone che si conoscono in una metropoli smisuratamente grande come Los Angeles?
Direi pochissime.
Oggi la giornata è cominciata con una graditissima sorpresa,  nella sala della colazione dell’hotel dove mi trovo adesso, ho incontrato dei ragazzi di un forum dedicato agli USA che ho conosciuto anni fa ad un raduno.
Il caso spesso organizza delle piacevoli sorprese.

Giornata dedicata ad alcuni posti di Los Angeles.
Detesto guidare nelle città americane, e Los Angeles in questo senso, ma anche in tanti altri, è la quintessenza del caos sulle freeways; le macchine sembrano sopportarmi a fatica continuando confusamente a sfrecciare intorno a me.
Non è la Route 66 ed anche da questo si vede.
Tracce della Mother Road si sono oggi mescolate agli eccessi di questa metropoli, piccoli segnali che quasi vogliono ricordare alla gente che tutto sommato si stava meglio prima e che correre cosi veloci non ne vale la pena.
Lo storico Barney’s Beanery a Santa Monica ed il recente Mel’s Drive In, sono due bellissimi diners che riescono bene nell’intento di riportarci indietro nel tempo.

Barney’s è un locale storico, mentre mel’s ha aperto da pochi mesi la dove per circa 40 anni è terminata la Route 66, all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic, la fine vera, non quella “coreografica” Santa Monica Pier.
Ma è proprio al Pier che ci siamo dati appuntamento con dei nostri amici di Roma, appena sbarcati a Los Angeles.
Una foto sotto al comunque amato “End of the trail” sign e poi li abbiamo lasciati prendere possesso delle loro stanze.
Ci incontreremo fra un paio di giorni, al Bagdad Cafe.
Eh già… il Bagdad Cafè…la Route 66… Domani dopo una colazione da Mel’s mi aspetta un inconsueto Begin.
Tra la Lincoln e la Olympic… A Santa Monica… in partenza.
Direzione est.

Il video di oggi:

Route 66 2018. Italia – L.A.

Pubblicato: agosto 12, 2018 in Route 66

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“Viaggiare è come comprare una lingerie vivace, delle riviste trash, un gadget per la cucina o degli accessori per la macchina: nessuna di queste cose è necessaria, ma tutte rendono la vita un po’ più interessante.
Questo vale anche per la vecchia Route 66.”
Tom Snyder, scrittore e fondatore della US Route 66 Association


 

Oggi è partito il mio quarto viaggio lungo l’intero percorso della Route 66.
Sarà verso est, al contrario.
Sono quindi arrivato dopo diverse ore di volo a Los Angeles, nel posto dove ho terminato le mie precedenti tre volte.
È come riavvolgere il nastro, riascoltare un disco che adori ma con le canzoni in una sequenza diversa.
Il percorso tradizionale è quello da Chicago a Los Angeles (westbound), perché la migrazione ai tempi della grande depressione e del dust bowl portava gli americani, verso ovest, perché nel dopo guerra si andava in vacanza in California, perché banalmente le “Numbered Higways” nel 1926 vennero concepite così, da est ad ovest.
Dopo 3 volte che l’ho percorsa in questo modo ho voluto cambiare, e per un abituninario come me non è un cambiamento da poco.
Non ho mai amato particolarmente le città americane, e Los Angeles non è tra quelle in cui preferisco andare, ma ormai qui mi sento a casa, la Route 66 virtualmente finisce poco più giù.
La targa di Will Rogers, il pontile con il cartello che dal 2009 segna la fine virtuale di un’highway che esiste solo nel cuore degli appassionati come me, l’ultimo negozio dedicato a Bob Waldmire alla fine del pontile.

Tutto questo è stato il mio breve pomeriggio a Santa Monica, mentre il telefono riceveva messaggi da amici che vedrò più avanti lungo la Strada.
Sono di nuovo qui, ed è stupendo.
Quello che per molti, ed anche per me in passato, è l’End of the trail, per me questa volta è l’inizio del mio quarto viaggio nel tempo.

 

 


Il video di oggi:

 

Route 66 2018 – Eastbound

Pubblicato: luglio 21, 2018 in Route 66

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Ripercorrerò interamente per la quarta volta la Route 66, la mia personale via di fuga dal caos quotidiano, il mio viaggio indietro nel tempo attraverso una strada che adoro.

Incontrerò vecchi amici, persone che hanno reso indimenticabili i miei precedenti viaggi ed altre persone con le quali ho incrociato virtualmente il mio cammino tramite i social media, e che certamente renderanno ancora più bella questa mia nuova avventura.

Voglio incontrare più gente possibile, voglio arricchire il mio bagaglio di conoscenza di questa strada e delle sue storie.

La percorrerò “Eastbound” questa volta, al contrario, partendo da Los Angeles e terminando a Chicago.

Immagino sarà strano vederla così.

Il percorso Westbound è quello che ha caratterizzato la storia di questa strada.

Andare ad ovest è sempre stata una necessità del popolo americano.

Dai primi tentativi di esplorare il selvaggio west, alla migrazione durante la Grande Depressione ed il Dust Bowl, alle agognate mete Californiane di vacanza nel periodo post bellico.

Viaggiare Eastbound sarà strano, anche il solo approccio al susseguirsi delle icone potrebbe disorientare.

Ma questa volta l’ho immaginata così, dopo che per 3 volte l’ho percorsa secondo tradizione.

Sarà, quindi, un viaggio incentrato sull’interazione con il popolo della Route 66, sul racconto di storie attraverso anche la realizzazione di piccoli video che posterò giornalmente e che, una volta a casa, rielaborerò in maniera strutturata.

E sarà ovviamente incentrato anche sulle foto, nonostante le migliaia che ho già fatto ci sono sempre nuove prospettive da esplorare.

Tornerò in posti che ho già visto e visiterò luoghi meno noti ma che hanno piccole e curiose storie da raccontare.

Questa è la pagina che riepiloga le singole tappe ciascuna delle quali sarà raccontata attraverso foto, video ed un breve riassunto.

Il mio viaggio nel tempo fra non molto partirà.

Devo solo aspettare ancora un altro po’.


 

 

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I “trailers”

 

 


 

GIORNO PARTENZA ARRIVO
1 ITALIA LOS ANGELES
2 LOS ANGELES LOS ANGELES
3 LOS ANGELES BARSTOW
4 BARSTOW KINGMAN
5 KINGMAN WILLIAMS
6 WILLIAMS WILLIAMS
7 WILLIAMS HOLBROOK
8 HOLBROOK GRANTS
9 GRANTS TUCUMCARI
10 TUCUMCARI AMARILLO
11 AMARILLO CHANDLER
12 CHANDLER CARTHAGE
13 CARTHAGE LEBANON
14 LEBANON CUBA
15 CUBA SPRINGFIELD (IL)
16 SPRINGFIELD (IL) CHICAGO
17 CHICAGO CHICAGO
18 CHICAGO ITALIA

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La Route 66 è un insieme di emozioni.

La Route 66 è passione, sogno, speranza, tenacia, ottimismo.

La Route 66 è il sorriso della gente che non ha mai mollato e che crede in un’alternativa più semplice alla sfrenata voglia di correre.

La gente, il popolo della Route 66 ha reso questa strada quello che è oggi: leggenda.

In tanti hanno contribuito a costruire e ad alimentare quel sogno, in tanti con le loro azioni hanno lasciato un segno non solo lungo il suo percorso, ma anche nei cuori di coloro che, come me, hanno avuto la fortuna di percorrerla.

Angel Delgadillo, Lillian Redman, Lucille Hamons, nomi che hanno scritto pagine straordinarie di questa bellissima storia.

Pagine colme di poesia, immagini di un tempo passato.

Pagine di straordinaria umanità, come quelle scritte dalla mamma di tutti i viaggiatori della US highway 66: Lucille Hamons, la Mother of the Mother Road.

Lucille Arthurs nacque il 13 Aprile del 1915 in una famiglia di contadini.

Subito dopo il diploma sposò Carl Hamons, un agricoltore dal quale ebbe 3 figli.

Lucille e Carl nel 1941 acquistarono una stazione di servizio nei pressi di Hydro in Oklahoma, la Provine Service Station, alla quale ben presto aggiunsero dei bungalows e cambiarono nome in Hamons’ Court.

L’Hamons’ Court era una tipica attività a conduzione familiare, come era d’uso in quegli anni lungo la gloriosa highway, e come tale ospitava, al piano superiore, anche la casa di Lucille e Carl.

Erano anni difficili nei quali il paese usciva dalla grande depressione e, soprattutto, in quella zona, dalle terribili conseguenze del Dust Bowl, gli introiti quindi non erano sufficienti alla famiglia per arrivare a fine mese.

Carl, per racimolare qualche soldo in più, acquistò un camion e cominciò l’attività di autotrasportatore, lasciando a Lucille l’onere di gestire da sola la stazione di servizio ed il piccolo motel.

La Route 66 in quegli anni era attraversata da migliaia di disperati in fuga verso la California, gente che scappava dalla propria terra resa arida dalle tempeste di sabbia che per quasi 10 anni devastarono quella zona, gente che in California sperava di trovare un lavoro per garantirsi un futuro diverso dal terribile presente che stava vivendo.

Lucille si prendeva cura di quei disperati, forniva loro assistenza, un pasto caldo, un tetto dove dormire, spesso gratis perché quella gente non aveva soldi per pagare.

A volte Lucille acquistava le loro macchine ormai in panne in modo che, con quei pochi soldi, potessero prendere il primo autobus in direzione ovest, verso la California.

L’Hamon’s Court somigliava più ad uno sfasciacarrozze che ad un motel per la quantità di vecchi rottami che giacevano li davanti.

Lucille non si risparmiava, come una mamma si prendeva cura di quella gente.

Con l’inizio della seconda guerra mondiale, il conseguente razionamento della benzina e le pesanti restrizioni introdotte nella vita degli americani per supportare le truppe al fronte, anche la sua situazione di Lucille cominciò a diventare difficile.

La gente che percorreva la vecchia highway a quei tempi non era sufficiente a garantirle una dignitosa sopravvivenza.

Ma nonostante tutto Lucille non lasciò la sua amata 66.

Con la fine del conflitto cominciarono gli anni del boom economico, del benessere, e la Route 66 divenne una strada frequentatissima dalle famiglie che la percorrevano per le proprie vacanze.

L’attività quindi riprese vigore e l’Hamons’ Court divenne una tappa immancabile per tutti i viaggiatori della della Route 66.

Tutto sembrava andare a gonfie vele fino a quando, nella metà degli anni 60, l’Interstate 40 cominciò ad affacciarsi nei pressi di Hydro.

Come accaduto da altre parti lungo la Route 66, non c’era una completa consapevolezza di cosa l’arrivo di queste nuove autostrade avrebbe comportato, ad Hydro tra l’altro, sarebbe passata a pochi metri dalla stazione di servizio di Lucille, parallela alla vecchia highway.

Non sembrava così pericolosa come poi si sarebbe rivelata.

Lucille cercò di ottenere un’uscita che conducesse i viaggiatori fuori da quella nuova autostrada e che permettesse loro di continuare a fermarsi nella sua stazione di servizio e nel suo motel, ma ogni suo sforzo fu vano.

Anzi, lo stato dell’Oklahoma fece costruire una recinzione ai lati della nuova autostrada, isolando di fatto la piccola attività di Lucille.

Furono anni difficili, l’avvento della interstate 40 stava ponendo fine non solo alla sua attività, ma anche al suo matrimonio con Carl dal quale alla fine divorziò.

Lucille non sapeva cosa fare, la tentazione di mollare era forte.

Non c’erano prospettive di sopravvivenza, nessuna possibilità di riuscire a raggranellare qualche soldo da un’attività che ormai era tagliata fuori da tutto.

Ma Lucille si sentiva una figlia di quella strada e non riusciva a vedersi lontana dalle sue radici, da quella vecchia highway lungo la quale aveva trascorso la sua intera vita.

Decise ancora una volta di restare.

Cambiò nome alla sua proprietà, da Hamon’s Court ad un più semplice e romantico Lucille’s.

Iniziò a vendere birra per poter sopravvivere e garantire gli studi ai propri figli.

Negli anni 80, la Route 66 cominciò a crescere in popolarità tra i viaggiatori alla ricerca della vera America e Lucille era una delle icone della vecchia highway sopravvissute al progresso.

Lucille e la sua piccola stazione di servizio divennero meta di appassionati il cui unico scopo era di incontrarla per una foto, per acquistare qualche souvenir o per un semplice autografo.

E fu proprio un autografo, apposto nel documento sbagliato, a crearle ulteriori problemi, più di quelli che già le erano stati causati dalla I40.

Verso la metà degli anni 80 l’ente americano preposto alla protezione dell’ambiente emanò nuove regole che prevedevano l’adeguamento delle cisterne di stoccaggio della benzina.

Lucille affittava le pompe di benzina da una famosa compagnia petrolifera americana, la quale avrebbe dovuto preoccuparsi di provvedere alla messa in regola dell’intera struttura entro i termini stabiliti dalla legge.

Ma un giorno, come un qualunque viaggiatore, un rappresentante di questa compagnia si recò in incognito da Lucille e le disse che avrebbe pagato un dollaro per un suo autografo.

Lucille, ormai 70enne, ingenuamente fece quell’autografo, e l’uomo le restituì una copia carbone del pezzo di carta da lei firmato facendole i complimenti per essere diventata proprietaria di quelle pompe di benzina.

Lucille, quindi, in qualità di proprietaria avrebbe dovuto farsi carico dell’adeguamento dell’impianto alla nuova normativa.

Fu uno shock terribile.

Un raggiro, una truffa che costringeva Lucille a farsi carico di una spesa enorme che non poteva sostenere, ma senza la quale era prevista la confisca dell’intera proprietà.

Lucille non resse allo shock e cominciò ad avere seri problemi di salute.

A causa di un infarto stette in ospedale per un mese tenendo chiusa la sua stazione di servizio.

Ma alla fine tornò, anche se il pensiero di perdere tutto quello per cui aveva vissuto e lottato era devastante.

Il termine ultimo imposto dalla legge era l’anno 1998.

Lucille prese contatti con la figlia alla quale non chiese soldi ma un’idea, un suggerimento per superare questo ennesimo insormontabile scoglio.

La figlia le suggerì di provare a scrivere un libro.

Un libro dove lei in prima persona raccontava la sua storia, la storia della sua vita lungo la leggendaria US Highway 66, la storia della Mother of the Mother Road.

Lucille seguì il consiglio e scrisse quel libro.

Il libro fu un successo che andò oltre le più rosee aspettative e con i soldi ricavati dalla sua vendita, un paio di settimane prima della scadenza di legge, riuscì a mettere a norma le cisterne.

Lucille passò gli ultimi anni della sua vita nella sua stazione di servizio, ai bordi di una strada che il progresso voleva abbandonata al suo destino.

La gente, i viaggiatori della Route 66 adoravano quella piccola costruzione in legno, adoravano Lucille, la sua storia ed il suo altruismo.

Giornali e Tv facevano tappa da lei per intervistarla, gente comune voleva conoscerla solo per abbracciarla, guardare negli occhi una donna che ha segnato in modo indelebile la storia di quella vecchia striscia d’asfalto e di cemento.

Lucille fu insignita dell’onoreficenza dell’Oklahoma Route 66 Hall Of Fame, come leggenda di una strada leggendaria.

Ad 85 anni, dopo 59 trascorsi lungo la US Highway 66, Lucille, la Mamma della Strada Madre, il 18 Agosto del 2000 lasciò per sempre la sua stazione di servizio.

Ma il suo ricordo, la sua bontà e la sua passione per quella strada permeano ancora quella piccola costruzione in legno ai bordi della Route 66.

Lucille è stata e resterà per sempre la mamma di tutti i viaggiatori della vecchia highway.

Lucille è morta nella sua casa, sulla Route 66, secondo la sua volontà, lei è sempre stata l’unica padrona di se stessa fino al suo ultimo respiro.

Ha gestito questo negozio dal 1941 fino al giorno della sua morte, 59 anni dopo.

Per anni Lucille ha aiutato la Mother Road a prendersi cura dei suoi viaggiatori, ma negli ultimi 5 anni sono stati i viaggiatori della Route 66 a prendersi cura della “Mother of the Mother Road”.

In memoria di Lucille Hamons, the Mother of the Mother Road.

Route 66. 66 giorni alla Route 66.

Pubblicato: giugno 9, 2018 in Route 66

66 giorni al nuovo viaggio lungo la 66.

Una nuova avventura, incontri con vecchi e nuovi amici, emozioni che si rinnovano.

Farò come al solito migliaia di foto, ma questa volta cercherò di concentrarmi un po’ di più sulla realizzazione di piccoli video reportage giornalieri, raccontando le storie che si nascondono dietro ogni curva dello splendido tracciato della Mother Road e coinvolgendo le persone che su quella strada vivono e lavorano.

Questo video è un modo per riassumere il passato ed introdurre il futuro.

Un teaser, un countdown alla mio quarto viaggio lungo l’intero percorso della US Highway 66.