Route 66. Il Rock Cafè (Stroud, Oklahoma)

Pubblicato: dicembre 1, 2015 in Route 66

DSC_4887

La US Highway 66 ha avuto un ruolo molto importante nello sviluppo di aree dalla natura tipicamente rurale come l’Oklahoma.
E questo in fondo era lo scopo di Cyrus Avery, il padre della Mother Road, colui che ha voluto fortemente che un’autostrada importante attraversasse il suo paese “adottivo”, l’Oklahoma appunto, e lo collegasse a due grandi città come Chicago e Los Angeles.
La US highway 66 racconta un’America semplice, così lontana dalle Corporations che avrebbero poi fagocitato tutto.
Fin dalla sua nascita molte attività, tipicamente a conduzione familiare, sorsero lungo il suo percorso: ristoranti, stazioni di servizio, motel.
Una di queste attività, un ristorante, fu costruito negli anni 30 del secolo scorso a Stroud (Oklahoma).
La leggenda narra che furono spesi 100 dollari per il terreno e 5 dollari per l’acquisto dei massi di pietra (utilizzati per la realizzazione del locale), avanzati da un’altra costruzione appena finita lungo la US 66.
La mano d’opera utilizzata per la costruzione era costituita da studenti in cerca di piccoli guadagni.
Il locale diventò noto come “Rock Cafè”, nome derivato ovviamente dalla natura della materia prima con cui fu costruito.
Il Rock cafè, come molti locali lungo la US 66, conobbe momenti luminosi, negli anni d’oro della Strada Madre, ed un inevitabile declino dopo lo smantellamento della gloriosa highway.
All’inizio degli anni 90 fu acquistato da Dawn Welch, una ragazza dell’Oklahoma che aveva trascorso diversi anni della propria vita lavorando a bordo delle navi da crociera.
Dopo aver navigato intorno al mondo, Dawn tornò sulla terra ferma, decisa ad intraprendere un’attività che le potesse permettere di seguire la sua più grande passione: la cucina.
Restò affascinata dalla piccola Stroud, dal Rock Cafè e dalla sua posizione lungo la strada più importante d’America; acquistò quindi il locale e lo ristrutturò con l’obiettivo di riportarlo ai fasti di un tempo.
Non è stato sempre semplice il cammino di Dawn e del suo Rock Cafè, fu anzi decisamente tormentato, ad immagine e somiglianza della strada su cui è costruito.
Ma come quella strada si è dimostrato immortale.
Nel 1999 il Rock Cafè fu seriamente danneggiato da un tornado che rase al suolo praticamente l’intera comunità di Stroud.
Grazie anche ad un finanziamento federale, ottenuto dopo il riconoscimento del Rock Cafè come luogo storico di interesse nazionale, il locale fu ristrutturato e, nonostante l’economia locale fosse seriamente provata dal tornado, il Rock Cafè riprese lentamente la sua attività.
Agli inizi degli anni 2000, in previsione di un film di animazione ambientato sulla Route 66, il personale della Pixar intraprese un viaggio lungo la vecchia autostrada, cercando spunti attraverso il colloquio con la gente e visitando i luoghi che hanno reso leggendaria la Strada Madre.
Una tappa a Stroud, presso il Rock Cafè, era d’obbligo.
Il regista del futuro “Cars”, nonché direttore creativo della Pixar, restò impressionato dal colloquio con Dawn, dal racconto della sua vita, dalla forte personalità di quella donna, dalla sua decisione, dalla sua concretezza, qualità che l’hanno portata a superare momenti di seria difficoltà.
Una personalità forte, scintillante, decisa, come una macchina sportiva.
Sally Carrera, la Porsche di “Cars”, si rifà a lei, è una sorta di omaggio che il mondo dei cartoni ha fatto a Dawn.
Una donna della Route 66.
Ma il destino qualche anno dopo ha ancora una volta messo a dura prova la forza di Dawn e del suo locale.
Nel 2008 un incendio distrusse completamente il Rock Cafè, del quale rimasero solo le mura perimetrali e nulla più.
Con la forza e la determinazione di sempre, Dawn riuscì, grazie anche ad un famoso restauratore americano, a ricostruire il suo Rock Cafè esattamente come è sempre stato, come la gente della US 66 lo ha conosciuto.
Un anno dopo la nuova riapertura del locale, Dawn Welch fu nominata “Donna dell’anno” nello stato dell’Oklahoma, un riconoscimento meritato per una donna che non si è mai arresa.
Ha scritto libri di cucina ed ha partecipato a show culinari in tv, una donna di successo che ha lottato contro molte avversità per ottenerlo.
Dawn Welch è diventata una delle voci più influenti della Route 66 ed il suo Rock Cafè è in assoluto uno dei locali storici più affascinanti della Mother Road.

Gary_p

Gary Turner ha fatto molti mestieri durante i suoi 70 anni di vita: il rivenditore di auto usate, il rapinatore di banche in un parco a tema, l’autotrasportatore.
Nacque in Missouri ma si trasferì presto in California dove trascorse gran parte della sua vita.
Tornato in Missouri ha continuato a svolgere diversi lavori, molti dei quali “on the road” su un camion fino a che, una volta andato in pensione, ha rilevato un terreno a Paris Springs (Missouri), dove ha ricostruito una replica fedele della Gay Parita Service Station, una stazione di servizio degli anni 30 che un tempo sorgeva in quel posto.
Gary passava le giornate nella sua stazione di servizio a disposizione dei viaggiatori, dei Roadies della Route 66.

Dava indicazioni, suggerimenti di ogni genere per non perdersi nulla di quanto di bello offre la Mother Road.
Attrazioni, scorci panoramici, posti dove mangiare, Gary era prodigo di consigli ed usava scriverli su un pezzo di carta.
Era una persona estremamente cordiale, chiacchierona, il tipico americano d’altri tempi con 1000 storie da raccontare; la Gay Parita Service Station, grazie alla cortesia di Gary, ha rappresentato per anni una tappa immancabile per ogni viaggiatore della Route 66.
“Friends for life” era il suo motto ed era scritto su una foto in bianco e nero che consegnava, con la sua firma, al viaggiatore.

La stazione di servizio era un insieme incredibile di oggetti storici che richiamavano un tempo in cui la US 66 era la strada più importante d’America.

La ricostruzione era minuziosa, con cura maniacale Gary aveva assemblato quel posto fuori dal tempo, dal nostro tempo.

Vecchie automobili, pompe di benzina, oggetti di ogni genere rendevano la stazione di servizio una sorta di museo della Route 66.
Gary, una vera e propria icona della Strada Madre, è mancato all’inizio del 2015; dopo un periodo di chiusura la Gay Parita Service Station è stata riaperta nel 2016 dalla figlia ed è oggi di nuovo visitabile.

Gary Turner resterà per sempre nel cuore di tutti gli amanti della Route 66 che hanno avuto la possibilità di incontrarlo.

Route 66. I suoi nicknames

Pubblicato: novembre 17, 2015 in Route 66

DSC_4825

Mother Road, The Great Diagonal Way, Main Street of America, Will Rogers Highway, e perfino Bloody 66.

Questi sono alcuni dei soprannomi che negli anni sono stati attribuiti alla US Highway 66.

La US 66 è “The Great Diagonal Way” per il suo avanzare in diagonale da Chicago ad Oklahoma City, a differenza di gran parte delle altre highway “est-ovest” che solitamente correvano dritte e parallele.

La US 66 è anche “The Main Street of America” ovvero il nome utilizzato da Cyrus Avery per la promozione dei viaggi sulla US 66 negli anni successivi alla sua costituzione.
Avery era un imprenditore nativo della Pennsylvania, trasferitosi successivamente a Tulsa in Oklahoma, ed è considerato il padre della US 66, colui che volle fortemente un’highway da Chicago a Los Angeles e colui che scelse il 66 come nome.
Costituì, dopo la nascita della US 66, un’associazione (la US Highway 66 Association) che inizialmente si occupava di seguire la pavimentazione completa della strada (pavimentazione terminata alla fine degli anni 30) e successivamente di promuovere i viaggi lungo di essa pubblicizzandola, appunto, come “The Main Street of America”.

La US 66 è la “Will Rogers Highway”, in onore di un attore e comico americano che molto viaggiò sulla 66, lungo la quale ha anche organizzato alcuni suoi spettacoli. Una targa in suo ricordo è presente a Santa Monica, tra la Ocean Ave. ed il Santa Monica Blvds.

E’ stata anche, in alcuni suoi tratti, la“Bloody 66”, a causa dei frequenti incidenti che si verificavano.
Con l’enorme aumento del traffico automobilistico negli anni 50, alcuni tratti della US 66 divennero estremamente pericolosi e densi di incidenti. Spesso i viaggiatori “ingaggiavano” piloti esperti per la paura di percorrere quei tratti di strada (ad esempio il tratto da Kingman a Oatman).

Ma il più importante, il più noto e forse il più caro al popolo della Route 66 è “Mother Road”, Strada Madre.

La US highway 66 è stata la strada che ha “condotto” verso la California migliaia di Okies, così venivano definiti, con disprezzo, coloro che fuggivano dalla miseria durante il dust bowl, le terribili tempeste di sabbia che colpirono negli anni 30 l’Oklahoma, il Kansas, il Texas e l’Arkansas.
La gente fuggiva dalla propria terra natia ed andava verso ovest alla ricerca di un futuro migliore e la US 66 si prendeva cura di loro.
Fu lo scrittore John Steinbeck ad attribuirgli quel soprannome, Strada Madre appunto.
Nel suo “Furore” (“The grapes of wrath”), il romanzo che raccontava questa grande e terribile migrazione, Steinbeck scriveva:

“La Route 66 è la principale strada migratoria.

La 66, lungo sentiero d’asfalto che attraversa la nazione, serpeggiando dolcemente su e giù per la carta, dal Mississippi a Bakersfield, attraverso le terre rosse e le terre grigie, inerpicandosi su per le montagne, superando valichi e planando nel deserto terribile e luminoso, e dopo il deserto di nuovo sulle montagne fino alle ricche valli della California.

La 66 è il sentiero di un popolo in fuga, di chi scappa dalla polvere e dal rattrappirsi delle campagne, dal tuono dei trattori e dal rattrappirsi delle proprietà, dalla lenta invasione del deserto verso nord, dai turbinosi venti che arrivano ululando dal Texas, dalle inondazioni che non portano ricchezza alla terra e la depredano di ogni ricchezza residua. Da tutto ciò la gente è in fuga, e si riversa sulla 66 dagli affluenti di strade secondarie, piste di carri e miseri sentieri di campagna.

La 66 è la strada madre, la strada della fuga.”

Route 66. La nascita della “Mother Road”

Pubblicato: novembre 11, 2015 in Route 66

DSC_4404

Agli inizi del 1900, con l’aumentare del numero di automobili circolanti, gli Stati Uniti d’America cominciarono a valutare la necessità di rivedere il proprio sistema autostradale con l’intento di renderlo più moderno ed efficiente.
Fino ad allora le strade erano poche, spesso sterrate e la loro realizzazione era prevalentemente curata da privati.

Il treno era ancora il mezzo più veloce e sicuro per spostarsi.

Attraverso una commissione, partecipata dai vari stati, si cominciò con la definizione degli standard e delle regole per la realizzazione di quelle che vennero definite le “Numbered highways”.
La prima regola, quindi, fu quella di utilizzare dei numeri (e non dei nomi come in passato) per identificare le nuove autostrade.
Un’altra di queste regole stabiliva che le Highways che andavano da nord a sud dovessero assumere numerazione dispari, mentre quelle che andavano da est ad ovest numerazione pari.
Le strade più importanti poi, tipicamente quelle che attraversavano gran parte del paese (transcontinental routes), dovevano terminare con il numero 1 o il 5 (quelle da nord a sud) e con il numero 0 (quelle da est ad ovest).
Inizialmente alla highway che avrebbe collegato Chicago a Los Angeles fu assegnato il numero 60.
Era una “forzatura”, poiché l’ordine di assegnazione delle numerazioni doveva essere progressivo da nord a sud, e la futura US60 sfuggiva a questa regola poiché un suo tratto si trovava a nord della 50, quindi prima di questa.
Inoltre, sebbene la Chicago Los Angeles attraversasse gran parte del paese, non si poteva definire tecnicamente una “transcontinental route”.

Il Kentucky si accorse di questa anomalia e pretese una correzione chiedendo l’assegnazione del numero 60 ad una autostrada che avrebbe collegato (in una fase iniziale) Newport News (Virginia) a Springfield (Missouri), una highway che avrebbe attraversato il suo territorio.
Ne nacque un fortissimo “braccio di ferro” tra i promotori dell’autostrada Chicago – Los Angeles (con in testa Cyrus Avery, un imprenditore originario della Pensylvana ma trasferitosi in giovane età a Tulsa in Oklahoma, noto come il “padre” della Route 66) ed il governatore del Kentucky che lamentava il fatto che nessuna highway con numerazione zero, quindi di grande importanza, attraversava il territorio dello stato che lui rappresentava.
Arrivò perfino a minacciare la commissione di lasciare l’US Highway System se il clima che lui riteneva discriminatorio nei confronti Kentucky, non fosse cessato.

la fase di stallo durò diverso tempo e ciascuno dei contendenti portava avanti le proprie ragioni.

In occasione di una delle riunioni tenute dalla commissione, si suggerì di assegnare il numero 60 alla highway che partiva da Newport News (quella che attraversava il Kentucky) ed il 62 alla Chicago – Los Angeles.

Avery (e gli altri promotori della Chicago – Los Angeles), rifiutò categoricamente giustificandosi anche con il fatto che Missouri ed Oklahoma avevano già fatto stampare le mappe ed i cartelli stradali con la dicitura US 60.

Dopo mesi densi di viaggi a Washington da parte del governatore del Kentucky e lettere durissime dei promotori della Chicago – Los Angeles, questi ultimi si accorsero della disponibilità del numero 66 e, visto che il 60 era ormai perduto, il 30 aprile del 1926, attraverso un telegramma inviato da Springfield (Missouri), chiesero alla commissione di poterlo utilizzare al posto del 62.

Il 66 era di facile memorizzazione, accattivante nella pronuncia, decisamente meglio del 62 che proprio non piaceva.

La proposta venne accettata e si chiusero i lavori della commissione.

Il nuovo sistema autostradale americano era pronto e, l’11 Novembre del 1926 fu costituita la strada che avrebbe collegato Chicago a Los Angeles, la US Highway 66.

Route 66. “End of the trail”

Pubblicato: novembre 4, 2015 in Route 66

end
Il punto di arrivo della US Highway 66 in California, ha subito negli anni diversi cambiamenti, per ragioni di opportunità ed a causa del progressivo smantellamento della Strada Madre.
A cavallo tra gli anni 20 e 30, quando la US 66 fu realizzata come parte del US Highway System, il suo punto di arrivo era ubicato nel centro di Los Angeles tra la 7th Street e la Broadway.
Dopo una decina d’anni, la fine della strada fu spostata a Santa Monica all’incrocio tra Lincoln ed Olympic Blvds.
In conseguenza della congestione di auto causata da questa nuova collocazione, si pensò di considerare come “End of the trail” l’incrocio tra la Ocean Ave. ed il Santa Monica Blvds, direttamente di fronte all’oceano, dove peraltro è presente una targa commemorativa di Will Rogers, un famoso attore ed umorista americano a cui la Strada Madre è dedicata (La Route 66 è anche nota come “Will Rogers Highway”).
Ma nella realtà la fine ufficiale della Mother Road, per anni, restò tra la Lincoln e la Olympic Blvds.
A partire dagli anni 60, man mano che nuovi tratti di interstate venivano inaugurati in California e con la conseguente dismissione di pezzi di US 66, il punto finale veniva progressivamente arretrato fino addirittura ad essere collocato in Arizona (Kingman).
Dopo la sua completa dismissione, nella metà degli anni 80, diverse associazioni sono sorte al fine di tutelare l’importanza storica della Strada Madre ed attraverso il loro lavoro alcuni stati hanno cominciato a riconoscere alla vecchia highway lo status di Scenic Byway o State Historic Route, strada di interesse storico; un nuovo crescente interesse era nato intorno alla Mother Road.
Questo interesse fece riemergere la questione legata alla fine della Route 66, che, anche se si trattava di una strada ormai smantellata, richiamava viaggiatori da tutto il mondo.
Per ragioni prevalentemente di opportunità economica, nel 2009 venne individuato il Santa Monica Pier come punto finale del percorso di quella che un tempo fu la US Highway 66 ed a sancire questa nuova collocazione fu inaugurato un cartello che ancora oggi è meta di non solo di coloro che intraprendono il viaggio lungo la Mother Road, ma anche dei turisti che visitano Santa Monica.

 

17504298_10211962602571167_7429725874848306601_o

Gli “End of the trail” a Los Angeles e Santa Monica

Broadway - 7th (1) copy

Il primo “End of the trail” della Route 66 (1926 – 1935), l’incrocio tra la 7th e la Broadway nel centro di Los Angeles

Broadway - 7th (2) copy

Il primo “End of the trail” della Route 66 (1926 – 1935), l’incrocio tra la 7th e la Broadway nel centro di Los Angeles

Lincoln - Olympic copy

Il secondo “End of the trail” (dal 1935 fino alla dismissione della Route 66), all’incrocio tra la Lincoln e la Olympic a Santa Monica

will rogers copy

La targa commemorativa di Will Rogers (l’attore americano a cui la Route 66 è dedicata) considerato come l’End of the trail ufficioso fino all’inaugurazione del cartello sul molo di Santa Monica. La targa si trova sulla Ocean a poca distanza dal Pier.

Route 66. Oatman (Arizona)

Pubblicato: novembre 1, 2015 in Route 66

La città di Oatman (Arizona) deve il suo nome ad Olive Oatman, una ragazza dell’Illinois rapita e ridotta in schiavitù da una tribù indiana verso la metà del 1800.
La ragazza fu successivamente adottata come figlia da un’altra tribù per poi essere liberata più o meno dove, negli anni successivi, fu costruita la città.
Oatman ha conosciuto anni di prosperità agli inizi del 1900 grazie alle numerose miniere d’oro scoperte nella zona che la resero uno dei più importanti centri di estrazione dell’oro del West.
Negli anni ’20 del secolo scorso fu quasi totalmente rasa al suolo da un incendio, ad eccezione dell’Oatman Hotel, una delle più vecchie costruzioni in mattoni della contea del Mojave.
La leggenda narra che L’Oatman Hotel sia stato il luogo che ha ospitato la luna di miele di Clark Gable e Carole Lombard dopo il loro matrimonio a Kingman; si narra inoltre che Clark Gable fosse solito recarsi ad Oatman per giocare a carte con i minatori.
Conseguentemente all’esaurimento delle vene aurifere (anni ’20), la città ha iniziato un lento declino.
E’ sopravvissuta grazie ai viaggiatori della Route 66 ma, dopo la realizzazione della Interstate 40, è diventata una ghost town.
Grazie al nuovo interesse turistico per la Route 66, Oatman sta vivendo oggi una seconda giovinezza.
Oatman è anche famosa per i muli che girano indisturbati e che probabilmente sono i discendenti di quelli che furono utilizzati per l’estrazione dell’oro.

My Photography – Sicilia

Pubblicato: ottobre 17, 2015 in Foto

https://francozefferi.wordpress.com/my-photography/italia-2/sicilia/

Sorgente: Sicilia

Route 66. Le “Alphabet Towns”

Pubblicato: ottobre 13, 2015 in Route 66

roy's

Lewis Kingman era un ingegnere civile che, verso la fine del 1800, aveva il compito di ispezionare diversi territori (dal New Mexico alla California attraverso il deserto del Mojave) sui quali sarebbe stata costruita una ferrovia.
Tra l’altro l’attuale cittadina di Kingman (Arizona) lungo la Route 66, prende il nome proprio da questo ingegnere.
Per una questione puramente pratica (semplificare il compito ai telegrafisti e per rendere facilmente memorizzabili quei posti), attribuì alle stazioni nel tratto adiacente al Mojave desert dei nomi in ordine alfabetico:
Amboy, Bolo, Cadiz, Danby, Essex, Fenner, Goffs, Homer, Ibis, Java.
Questi paesi sono noti con il nome di “Alphabet towns”.
Molti di questi paesi conobbero momenti di discreta ricchezza ed espansione demografica, grazie alla ferrovia ma anche grazie a quella che per un lungo periodo fu l’unica autostrada che attraversava il deserto: la Route 66.
Con l’apertura della I40, all’inizio degli anni 70, cominciò il loro rapido declino ed oggi questi piccoli paesi sono ridotti a ghost towns o poco più.
La foto è stata fatta al Roy’s Cafe ad Amboy sulla attuale National Trails Highway, ovvero la old Route 66.
Questo è uno dei tratti più belli, selvaggi ed emozionanti della Route 66.

Route 66. La Goffs Rd (California)

Pubblicato: ottobre 10, 2015 in Route 66

Goffs Rd

A seguito della sua dismissione, nella metà degli anni 80, la US 66 fu rimossa dall’Highway System americano e conseguentemente dalle cartine stradali.
Molti dei tratti rimasti in servizio, per ragioni legate principalmente alla nuova viabilità, furono rinominati.
In Missouri si può percorrere la 266, la 366 o la ZZ, da altre parti si percorre la BL (Business Loop) o la Frontage Road.
Queste sono alcune delle denominazioni attribuite oggi alla vecchia Highway 66.
Grazie principalmente all’interesse delle varie associazioni sorte dopo la sua dismissione, che hanno sollecitato gli stati attraversati a non disperdere il patrimonio storico rappresentato dalla Mother Road, alla US 66, in diversi tratti, è stato assegnato lo status di Scenic Byways o State Historic Route (percorsi storici di interesse nazionale).
Su questi tratti di strada si possono spesso incontrare cartelli e scritte sull’asfalto per ricordare al viaggiatore che, nonostante il cambio di nome, quella che sta percorrendo è la vecchia Route 66.
Uno dei tratti più caratteristici, desertici e selvaggi è oggi denominato Goffs Rd e si trova in California.
Inizia poco dopo l’incrocio con la US 95 (Harrowhead Junction) a nord ovest di Needles (California), costeggia in parte il Mojave Desert ed è uno dei tratti più belli dell’intera Route 66.

Route 66. The Ribbon Road

Pubblicato: ottobre 9, 2015 in Route 66

orizz

Quando fu avviato il piano autostradale americano (negli anni 20), l’Oklahoma, che era uno stato prevalentemente rurale e privo di strade che si potessero definire tali, attraverso aiuti federali, riuscì a migliorare la sua viabilità ed a realizzare anche un tratto di strada che collegava Miami ad Afton.
La leggenda narra che, per collegare queste due località, l’Oklahoma avesse i soldi per fare solo metà strada.
Quindi pensarono di farla per intero ma ad una sola corsia.
Nella realtà il traffico locale dell’epoca non giustificava la costruzione di una strada più larga e decisero quindi di realizzarla ad una sola corsia valutando l’opportunità di allargarla successivamente (cosa che peraltro non fecero).
Questo tratto di strada, per un breve periodo incluso nel percorso della US 66, è oggi chiamato “The ribbon road” o “Sidewalk road” ed è ancora percorribile in una piccola porzione.
E’ molto stretta, ha curve a gomito ed è oggi poco più che una strada di campagna, ma è molto bella ed è bello il paesaggio rurale che attraversa.
E’ un pezzo di storia della storica US Highway 66.