Deep South & Route 66. Memphis

Pubblicato: settembre 29, 2019 in USA

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Tratto Nashville – Memphis
Data 18 Agosto 2019
Hotel Motel 6 Memphis Downtown
Km Percorsi 399,8

E’ stata una nuova giornata di viaggio che mi avrebbe condotto a Memphis.

Dovevo fare presto perché nel pomeriggio, alle 15, era previsto l’ingresso a Graceland, la villa di Elvis.

Ho prenotato la visita prima di partire per evitare che, una volta li, avessi dovuto accontentarmi di un orario che poteva non andarmi bene.

Per raggiungere Memphis si doveva prevalentemente percorrere la I40, la stessa odiata I40 responsabile della “morte” della Route 66 e che oggi corre spesso parallela alla vecchia highway nella sua parte centro occidentale.

La parte est della I40 non è molto diversa da quella che affianca la Route 66, come non è diversa dalle altre alienanti interstates.

Ma questa volta il viaggio on the road non era importante, la strada, come detto, era un semplice tramite verso Memphis.

Sono arrivato in città, come previsto, abbastanza presto e quindi ne ho approfittato per anticipare la visita ad un altro monumento mondiale della musica: il Sun Studio.

Vedere la sagoma della chitarra agganciata alla facciata è stato emozionante, è come quando incontri una persona che ammiri e che prima di allora hai visto solo in fotografia.

Entrare nel locale è come entrare in un tempio.

Li dentro sono passati gli artisti più importanti della scena musicale mondiale, musicisti che hanno influenzato un’infinità di bands dai generi più svariati.

Dopo aver acquistato il biglietto per visitare l’interno degli studios, nell’attesa che il tour partisse, ho trascorso un po’ di tempo girovagando per un piccolo spazio pieno di vecchie foto e vecchi dischi.

Ho acquistato un 45 giri di Johnny Cash.

Ovviamente.

Il tour nel piccolo Sun Studio è stato emozionante, arricchito dai racconti della guida sulle origini del locale, su Sam Phillips e su quei giovani ragazzi che saranno diventati, da li a poco, delle leggende.

Johnny Cash, Carl Perkins, Jerry Lee Lewis e soprattutto The King: Elvis Presley.

La leggenda permea ogni angolo del Sun Studio, ciascuno dei numerosi oggetti che lo popolano, se potesse, sarebbe in grado di raccontare storie incredibili sui personaggi che lo hanno frequentato.

E’ stata una bellissima esperienza.

Usciti dal Sun Studio era ora di visitare un altro posto leggendario: la Graceland di Elvis.

Visitare Graceland è stato emozionante e commovente.

E’ stato commovente perché ha messo in luce più l’aspetto intimo del “Re” che le bizze di un giovane e idolatrato artista che segnerà per sempre la storia della musica.

Gli arredi, la stanza dei genitori ai quali aveva promesso una bella casa una volta diventato famoso, ed il tempo dedicato agli amici sono gli aspetti che più mi hanno colpito.

Mi aspettavo una residenza più eccentrica, in linea con il personaggio pubblico, ed invece sono stato piacevolmente sorpreso.

E poi le testimonianze dell’intero mondo della musica che, ovviamente, ha visto in Elvis una essenziale fonte di ispirazione per le proprie opere.

Da Johnny Cash, incantato dal suo modo di suonare la chitarra, al mondo metal dei Kiss e dei Def Leppard.

Tutti, nonostante siano comunque diventate delle star nel proprio genere, hanno sognato di essere lui, il “Re”.

All’interno della villa è vietato girare video e le foto sono possibili solo senza flash.

Era l’ultimo tour quello che avevo prenotato e quindi sono uscito con la struttura praticamente vuota.

La sera si è chiusa con una rilassante passeggiata lungo il Big River Crossing, il ponte pedonale sul Mississippi che collega il Tennessee all’Arkansas, e con due passi lungo la strada più famosa di Memphis: la luminosa Beale Street.



Le “dirette” video

Il Sun Studio

Graceland

Deep South & Route 66. Nashville

Pubblicato: settembre 28, 2019 in USA

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Tratto Nashville
Data 17 Agosto 2019
Hotel Days Inn by Wyndham Joelton/Nashville
Km Percorsi 113

 

Un viaggio attraverso il sud degli Stati Uniti, se lo si affronta con la conoscenza dei posti che si visiteranno, è terribilmente appassionante.

Non è il classico giro naturalistico nei parchi del west per il quale la preparazione è tutto sommato inutile.

In quel caso non c’è bisogno di documentarsi o di qualcuno che ti convinca che quello che vedrai è bello.

Documentarsi prima di partire per un viaggio come questo è importante, perchè i luoghi attraversati sono carichi di storie delle quali, alla fine, non potrai non innamorarti.

Mentre ero alla ricerca di informazioni, mi sono reso conto di essermi inconsapevolmente innamorato di Johnny Cash.

Già prima di partire, mentre ero alla ricerca  informazioni, mi ero reso conto di essermi inconsapevolmente innamorato di Johnny Cash.

Le mie passioni musicali sono un po’ diverse e nonostante sapessi chi fosse “The man in black” non ne avevo mai approfondito la storia e le canzoni.

Johnny Cash è stato unico, così sfacciatamente sopra le righe, ha vissuto una vita al massimo, ha sfornato canzoni potenti ed ha incontrato l’amore della sua vita con il quale è rimasto legato fino alla fine.

Un insieme di eventi straordinariamente coinvolgente.

La giornata è cominciata con un una deviazione verso Hendersonville, la città dove Johnny Cash viveva e dove oggi, assieme alla sua amata June, è sepolto.

Avevo preso le coordinate GPS della tomba in modo da non perdere troppo tempo nella ricerca, ed arrivato li davanti l’emozione è stata forte.

E’ stato un impatto potente che ha anche avviato molte riflessioni.

Da Hendersonville mi sono infine diretto a Nashville, una città molto legata a Johnny Cash ed al Country in generale.

Non a caso, tra le altre cose, c’è la Country Music Hall of Fame, dove ho trascorso parecchio tempo visitando i cimeli di un genere musicale che in passato non mi aveva coinvolto più di tanto.

Il biglietto costa circa 26 dollari a persona; non sarà alla fine un viaggio economico, ma posti come questo non si possono non vedere; ne vale davvero la pena.

Nashville è la città della musica e lo manifesta continuamente, senza interruzioni.

Passeggiando nel centro sembrava di essere parte di un enorme carnevale.

In tutti i locali della Broadway c’erano bands che suonavano dal vivo proiettando in strada il loro sound potente, mentre improbabili carrette, adibite al trasporto di persone dedite al consumo di birra, giravano per la città facendo ancora più rumore.

E’ difficile non restare coinvolti in tanta goliardia.

La giornata si è chiusa con la visita al Partenone di Nashville, un tributo, a grandezza naturale, al tempio dell’acropoli di Atene.

Ho lasciato Nashville per tornare in motel verso sera, e mentre mi allontanavo con la macchina la musica si dissolveva lentamente lasciando dietro di me gli echi della sua gioia.



 

Le “dirette” video

Johnny Cash

 

Nashville (Tennessee)

 

Deep South & Route 66. Atlanta – Nashville

Pubblicato: settembre 22, 2019 in USA

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Tratto Atlanta – Nashville
Data 16 Agosto 2019
Hotel Days Inn by Wyndham Joelton/Nashville
Km Percorsi 482,2

Il 16 Agosto è partito l’on the road vero e proprio.

Il consueto viaggio itinerante, vissuto prevalentemente “sulla strada”, come solitamente faccio negli USA.

Negli ultimi anni ho sempre percorso la Route 66, che è il viaggio on the road per antonomasia, ma anche questa volta, nonostante fossi distante dalla Mother Road, non vedevo l’ora di cominciare a fare sul serio.

Anche se il primo approccio non è dei più belli, visto che gran parte di questo spostamento, che mi avrebbe condotto a Nashville, lo  avrei percorso sulla Interstate 75.

Percorrere le interstates è alienante.

Si viaggia incastrati nella propria corsia a velocità costante, con il cruise control impostato, le gambe incrociate ed una Redbull per tenersi svegli.

La Route 66 è tutta un’altra storia.

Ma ci arriverò anche quest’anno.

La prima tappa è stata l’Old Car City USA di White, sempre in Georgia, una classica bizzarria americana.

Si autoproclama il più grande sfasciacarrozze del mondo, e probabilmente lo è.

Ci vogliono diverse ore per visitarlo tutto; l’aspetto che lo rende unico, è la simbiosi che c’è tra le carcasse delle vecchie automobili e la natura circostante.

Una sorta di bosco di alberi e lamiere senza soluzione di continuità.

Per entrare si paga, ed anche parecchio (25 dollari a persona) e la cosa un po’ mi ha infastidito perché subito ho pensato che cose di questo tipo sulla Route 66 le trovi gratis.

Ma in fondo questo è un posto molto diverso da quelli che si incontrano sulla Mother Road, è un enorme insieme di rottami e vegetazione (il terreno è grande circa 14 ettari) che custodisce anche carcasse di automobili appartenute a personaggi famosi dello spettacolo americano (Elvis e Johnny Cash tanto per citane un paio) e quindi il pagamento di un biglietto ad un costo abbastanza alto ci può stare.

Quando non mi trovo lungo la Route 66 mi capita spesso di fare paragoni e mi rendo conto che altrettanto spesso sono improbabili perché la Mother Road è unica.

Passo un po’ di tempo li dentro, passeggiando per quelle strade sterrate facendo attenzione agli incroci, cercando punti di riferimento per riuscire a tornare indietro senza perdermi.

È una sorta di enorme labirinto senza molte indicazioni se non alcuni vecchi cartelli che fanno da perfetto complemento a quello scenario surreale.

La tappa successiva è stata la Jack Daniel’s Distillery di Lynchburg in Tennessee.

Un bel posto dove trascorrere un po’ di tempo.

Jack Daniel’s è un’icona, uno dei marchi americani più popolari e visitare la distilleria è stata una piacevole esperienza.

Non sono mai stato un bevitore di whiskey ma il suo nome leggendario lo ricordo spesso associato a bands Heavy Metal che ascoltavo (ed ascolto ancora) da bambino.

Purtroppo all’interno, come in diversi altri “musei”, non è possibile fare foto e video, ed io non ho contravvenuto a questa regola.

Le regole vanno sempre rispettate.

Abbiamo visitato le stanze che custodiscono le botti dove il distillato viene stoccato, i locali dove viene filtrato fino all’imbottigliamento che viene fatto con il determinante contributo dell’uomo.

I tappi, la scelta delle bottiglie, il controllo qualità insomma, ma anche molto altro, sono ancora fatti da esseri umani e non da macchine.

Non sono spesso mestieri qualificanti, ma vedere che nel paese della tecnologia si usi ancora l’uomo fa piacere.

Ho riflettuto molto su questo aspetto mentre ero li, anche nel visitare la piccola ma piacevole Lynchburg.

Gli USA sono un paese sconfinato, un continente, ma la gente pian piano si sta concentrando nelle metropoli lasciando che i paesi diventino delle ghost towns.

Gli USA sono pieni di ghost towns reali e di ghost towns in prospettiva.

E’ banale, ma se si continua ad accentrare qualsiasi genere di business nelle grandi città, le piccole comunità si avvieranno ad un inarrestabile declino, fino a a scomparire.

Ben vengano quindi le Jack Daniel’s.

Tornando alla visita della distilleria, avendo scelto quella con la degustazione, alla fine del giro siamo stati introdotti nella sala adibita, appunto, all’assaggio dei diversi distillati prodotti dalla casa.

Erano 5 diversi tipi di whiskey, dal classico Old N°7 al Tennessee Fire alla cannella.

Un ottimo modo per concludere il tour e, per gli inesperti come me, per assaggiare i prodotti di questo marchio leggendario.



Le “dirette” video

WHITE – Old Car City USA

 

LYNCHBURG – Jack Daniel’s Distillery

Deep South & Route 66. Atlanta

Pubblicato: settembre 21, 2019 in USA

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Tratto Atlanta
Data 13 – 14 – 15 Agosto 2019
Hotel Relaxing, Comfortable, Private Bedroom
Km Percorsi 316,6

Atlanta è una città che si fa piacere.

La prima sensazione che abbiamo avuto è quella dell’organizzazione.

E’ una sensazione che abbiamo avuto fin dal nostro arrivo in aeroporto: le rapide procedure di immigration, i nostri 2 bagagli che erano già fuori dal nastro, uno di fianco all’altro.

Nonostante l’aeroporto fosse enorme, non c’era caos.

Il centro della città non è molto grande, tutto è molto ordinato, e le principali attrazioni si trovano tra loro abbastanza vicine.

La CNN, l’Olympic Park, World of Coca Cola ed il Martin Luther King National Historical Park, sono quelle più popolari.

Passeggiare la mattina in centro è rigenerante.

Lo è perché non c’è caos, in verità neanche più tardi lo si trova come in altre città americane, e perché la temperatura, nota dolente ad agosto, è molto più clemente.

Abbiamo trascorso 2 giorni pieni ad Atlanta ed oltre ai posti citati ci siamo messi alla ricerca delle locations di The Walking Dead.

Una simpatica ed avvincente “caccia al tesoro” che ci ha portato anche a più di 100km dalla capitale della Georgia.

A circa 60 km da Atlanta c’è Senoia, la piccola comunità dove la serie è principalmente girata e dove si trovano gli studios.

Gli studios erano chiusi al pubblico perché stanno girando la decima stagione, ma tutto intorno alla piccola comunità è un brulicare di luoghi utilizzati nella serie.

L’appartamento dove risiedevamo si trovava ad una decina di km dal centro di Atlanta, in una villetta immersa nel verde.

Davvero un bel posto dove stare.

Insomma, Atlanta ci è piaciuta.



Le “dirette” video

ATLANTA – Le locations di “The Walking Dead” – Parte 1

 

ATLANTA – Le locations di “The Walking Dead” – Parte 2

 

ATLANTA – World of Coca Cola

 

ATLANTA – CNN

 

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Tra gli emblemi più rappresentativi della US Highway 66 un posto di rilievo lo hanno i motels storici e tra questi il Blue Swallow è senza dubbio il più famoso.

Ho dormito 6 volte consecutive al Blue Swallow, il mio motel preferito della vecchia highway.

Lo è per la sua storia, per Miss Lillian Redman, la storica proprietaria il cui altruismo ha superato i confini del tempo.

Lo è per il suo aspetto così terribilmente romantico, esattamente come la strada che lo ospita.

E lo è per merito di Nancy e Kevin Mueller, i proprietari, due persone straordinarie che non solo hanno riportato il motel ai fasti del passato, ma accolgono ogni viaggiatore con il calore tipico degli anni in cui la Route 66 era la “Main Street of America”.

Questa volta Nancy e Kevin mi hanno voluto regalare la Lillian Redman Suite, la stanza più grande e più bella dedicata, appunto, alla indimenticata Miss Lillian.

Viaggiare più volte lungo la Route 66, mi ha permesso di approfondire le sue meravigliose storie ma soprattutto mi ha permesso di stringere bellissime amicizie, come quella con Nancy e Kevin.

In questo video forniamo qualche dettaglio storico dello splendido motel.


La Brandon Hall Plantation (Natchez, MS)

Pubblicato: settembre 6, 2019 in USA
Le “dirette” video On the Road: La Brandon Hall Plantation (Natchez, Mississippi)

Brandon Hall Plantation


Ad Agosto 2019 ho trascorso una notte in una splendida villa in una piantagione di Natchez in Mississippi: La Brandon Hall Plantation.

L’atmosfera era straordinaria e la villa, risalente alla metà dell’800, era di una bellezza mozzafiato.

Questo è il video girato in quell’occasione con delle brevi indicazioni storiche.


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Ci si interroga spesso sul futuro della Route 66.

Come diventerà fra 10, 20 anni?

Esisterà ancora?

Ci saranno abbastanza fondi per conservarne un po’ di più del semplice ricordo?

La Route 66 è una strada storica lunghissima e per questo difficile da mantenere.

Ogni anno vengono destinati dei fondi federali dedicati alla conservazione dei cimeli della Route 66, scegliendoli tra un lotto di candidati.

Ma molto viene fatto con le donazioni private, con le raccolte fondi che gli appassionati della Route 66 avviano con discreta frequenza.

Tuttavia questi sforzi potrebbero non bastare.

Come sarà quindi il futuro della Route 66?

Personalmente, conoscendo un po’ la propensione degli americani al business, sono sempre stato dell’idea che nel momento in cui si fossero accorti dell’enorme potenziale della Route 66, l’avrebbero trasformata in un lungo parco giochi facendole perdere un po’ del suo fascino.

Ultimamente tuttavia, si sta silenziosamente facendo strada un nuovo pericoloso fenomeno, che un po’ con la propensione al business c’entra.

E’ un fenomeno che, a mio parere, se non tempestivamente arginato può determinare la fine della Route 66, almeno di come oggi la conosciamo.

Mentre ero in viaggio lungo la Mother Road ho assistito ad un veemente dibattito su Facebook, un dibattito del quale in prima battuta non ne ho colto le ragioni.

Il giorno dopo, a colazione la mia amica Penny mi ha chiarito gli scenari che hanno portato a quella discussione.

In sintesi, sembra che ci sia un largo attacco alle insegne storiche della Route 66, per ora pare solo in New Mexico, ma nulla esclude che il fenomeno possa estendersi.

Si tratta dell’acquisizione, da parte di privati, di quegli splendidi cimeli che si incontrano lungo la Strada per realizzare dei musei dedicati alla Mother Road.

Si profila quindi come un pericoloso fenomeno che avrebbe la conseguenza di cancellare per sempre il  passato della US Highway 66.

Le insegne sono tra gli emblemi della Route 66, tra cimeli che più di altri ci raccontano cosa è stata la Mother Road.

Sono quindi preziose, non si possono sradicare dal loro contesto naturale per essere relegate all’interno di un asettico museo.

Già alcune delle insegne più belle sono state acquistate e quindi rimosse dalla loro sede; alcune le conosco molto bene avendole fotografate decine di volte.

Qualora non si ponesse fine a questo fenomeno, il destino della Route 66 lo vedo segnato.

Che senso avrebbe percorrere una strada “nuda”?

Percorrere la Route 66 senza le sue insegne non potrà mai essere la stessa cosa.

Magari molti non se ne accorgeranno, i più distratti o i “turisti” della Route 66, ma per gli appassionati tutto ciò è devastante.

Fortunatamente il popolo della Route 66 si sta massicciamente mobilitando per richiamare l’attenzione di tutti, nel tentativo di arginare questo pericoloso fenomeno.

Spero riescano nel loro intento e fermino questo assurdo “disboscamento” della Route 66, prima che muoia per la seconda volta.

p.s.: l’insegna in foto, quella del Grants Cafè di Grants in New Mexico, è stata recentemente vittima di questo assurdo fenomeno.

Immagine copertina vacanza - CANVAS_2Il diario di viaggio giornaliero Deep South & Route 66

Citazione  —  Pubblicato: settembre 4, 2019 in Uncategorized

17 - Chicago - Italia


2 Settembre 2019. Deep South & Route 66: “Chicago – Italia”

Il diario di viaggio si chiude qui, da casa.
E’ un primo bilancio a caldo, con il jetlag in costante agguato.
È stato un bellissimo viaggio, molto articolato, che ha spaziato dai diritti civili, difesi fino all’estremo sacrificio da Martin Luther King, alla schiavitù vista dal lato opulento dei padroni e da quello silenzioso degli schiavi.
Ed è incredibile come il canovaccio sia sempre lo stesso, nei secoli dei secoli.
Non far sapere la reale condizione degli schiavi ed anzi diffondere notizie sulla loro felicità permetteva, a chi beneficiava della loro manodopera, di perseverare.
Le piantagioni quindi, splendide nello sgargiante vestito dei signori, squallide ed amare quando il vestito era quello degli schiavi.
E poi la villa dell’800 dove abbiamo dormito.
Così bella da lasciare senza fiato.
La colazione servita insieme agli altri ospiti, il manager prodigo di consigli ed ammirato dal nostro paese di provenienza.
La stupenda palude di New Orleans, un luogo selvaggio, popolato da animali selvatici ed insetti pericolosi.
New Orleans stessa, bella come non mi aspettavo, ma calda ed umida oltre le mie aspettative.
La musica di Nashville, Memphis e New Orleans, così lontana dai miei gusti ma che questo viaggio l’ha fatta sentire un po’ mia.
Elvis e la sua Graceland mi hanno commosso, restituendomi l’immagine di un re umano, molto più di quello che potevo immaginare.
La potente, enorme influenza che ha avuto sulla musica, anche e soprattutto sulla “mia”, e sul costume del mondo intero hanno ovviamente oscurato un affascinante e commovente lato umano.
Ed anche Johnny Cash, che conoscevo solo di nome, ma che grazie a questo viaggio ho scoperto di amare (prima di partire avevo visto “Walk the line”, il film, e l’ho rivisto molto più consapevolmente sul volo di ritorno).
Ho anche acquistato un suo 45 giri al Sun Studio di Memphis, altra tappa bellissima.
E poi la NASA di Houston, il sogno di ogni bambino.
Vedere cosa l’uomo è in grado di fare quando le condizioni in cui deve operare sono essenziali e non lasciano spazio alla ridondanza, fa riflettere.
La storia del Texas con Alamo a San Antonio, l’orgoglio di ogni texano arriva da li.
E poi lei, la “mia” Route 66.
Di lei non parlerò, perché sarei di parte e finirei per ripetermi.
Voglio tuttavia parlare ancora della sua gente, del popolo della Route 66, raccontando cosa ha fatto, ancora una volta, per noi.
Ho preso ancora di più la consapevolezza che dopo 5 volte che l’ho percorsa (4 interamente più la parte est di quest’anno) e le tante foto che posto continuamente nei tanti gruppi di Facebook, non posso più passare inosservato.
Sono seguito e coccolato ed è una splendida sensazione.
Viaggiare ed essere atteso, viaggiare verso il sorriso e la disponibilità di un amico.
Il popolo della Route è fantastico.
Al Blue Swallow Kevin e Nancy mi hanno regalato la Lillian Redman Suite, un sogno per me che adoro quel motel e Miss Lillian.
E poi ancora una targa del loro motel in regalo dopo che hanno saputo di un mio imminente progetto.
Al Western Motel di Shamrock il titolare, al telefono, mi ha informato di avermi riservato la stanza proprio davanti al loro monumento: l’U-DROP INN.
O al Desert Hills di Tulsa dove al check out il titolare mi ha regalato un cuscino con lo splendido neon serigrafato sopra.
E Penny, una mia amica di Facebook che ho incontrato per la prima volta che mi ha invitato a colazione in uno dei diners più belli della zona, un posto da veri roadies, vietandomi, la prossima volta che sarò li, di prenotare motels, perché mi ospiterà a casa sua, a Springfield (Il).
La sua amica, che realizza splendide magliette della Route 66, ne ha regalata una a me ed una a mia moglie.
Tutto ciò lascia senza parole.
Tutto ciò accresce il mio amore per quella strada e per la sua gente.
No, della Route 66 in questa conclusione del diario non ne voglio parlare.
Non ce n’è bisogno.
Preferisco lasciare la scena a loro, alla gente della Mother Road.
Nessuno la saprebbe descrivere meglio.

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Linda della Blue Whale

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Connie del Wagon Wheel Motel

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Con Penny ed il proprietario del Motorheads Grill

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Il mitico John Hargrove di Arcadia

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Con Holly e Tully del Launching Pad Drive In

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Con Nancy e Kevin del Blue Swallow Motel di Tucumcari (NM)

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Marie e Penny

 

16 - Carlinville - Chicago


1 Settembre 2019. Route 66: “Carlinville – Chicago”

Il tempo lungo la Route 66 non basta mai, le giornate sembrano volare via.

Dopo colazione ho lasciato la splendida Carlinville in direzione est, per l’ultimo intenso tratto della Mother Road.
Subito la Turkey Tracks di Nillwood, lungo lo splendido tratto pre 1930, e soprattutto lei: la Auburn Brick Road, la bellissima strada in mattoni rossi.
Ma c’era un appuntamento a cui, questa volta, non potevo mancare ed era con Penny una spledida persona della Route 66 con la quale mi sarei già dovuto incontrare lo scorso anno ma, per via del poco tempo a disposizione, il giorno nel quale percorsi questo tratto l’incontro saltò.
L’appuntamento era per stamattina in un diner di recente costruzione ma dalle straordinarie ambizioni: il Motorheads di Springfield.
Un diner molto bello, grande, in continua evoluzione e dove si mangia bene.
C’è anche un museo che raccoglie tanti cimeli della Route accanto al locale.

Incontrarsi di persona dopo essersi conosciuti su Facebook è sempre emozionante. Sembra di conoscersi da anni anche se non ci si è mai incontrati.
Abbiamo trascorso una piacevole ora mangiando e chiacchierando della Route e della sua gente.
Avrei potuto stare di più, ma la strada da percorrere era tanta ed il tempo, come sempre, sulla Route non basta mai.
Abbiamo ripreso il viaggio incrociando le bellissime icone che questo tratto della vecchia highway custodisce.
L’Illinois a mio parere ha le più belle stazioni di servizio della Route 66, e rivederle, anche se per la quinta volta, è davvero sempre una gioia per gli occhi e per il cuore.
E poi ancora il Gemini Giant, uno dei più famosi muffler men della Route 66, con il suo Launching Pad Drive In riaperto da poco come diner.
Anche qui la splendida magia dell’incontro dopo l’amicizia virtuale di Facebook si è ripetuta.
Holly la proprietaria del locale, assieme al compagno, è da un po’ tra le mie amicizie di Facebook ma non ci eravamo mai incontrati prima.
Vedendomi girovagare nell’area dedicata al gift shop, si è avvicinata chiedendomi di dove fossi, ed è allora che le detto chi ero e se si ricordava di me.
È stato un altro bell’incontro.
E poi… E poi ho salutato ancora una volta la “mia” Route 66, il viaggio è giunto al termine.
Ma ormai so che è solo un arrivederci.
Non riesco a stare lontano per troppo tempo da questa strada e dalla sua gente.