Route 66. Cars… on Route 66

Pubblicato: Maggio 1, 2016 in Route 66

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Il modo di concepire le vacanze negli Stati Uniti d’America è profondamente cambiato con il passare del tempo.

Oggi tutto corre veloce, le strade si percorrono per raggiungere una destinazione nel più breve tempo possibile, incuranti di quello che si attraversa; un tempo, invece, la meta del viaggio era la strada stessa.

La strada era attrezzata per soddisfare tutte le necessità, con l’intenzione di far sentire i viaggiatori come a casa propria.

Per anni, la US Highway 66 è stata il simbolo di questo particolare modo di concepire la vacanza: la strada come “destinazione” del viaggio.

A John Lasseter, il boss della Pixar, viene l’idea di organizzare un viaggio come si faceva una volta, come i suoi genitori erano soliti fare durante la sua fanciullezza.
un modo per riscoprire i valori del passato.

Preso dal frenetico mondo dello show business e dai successi delle sue opere, rischia di tralasciare quegli aspetti più elementari che fanno di un uomo una persona felice: la famiglia.

Con il suo camper prende quindi la famiglia e percorre la Mother Road.

Rimane affascinato dal percorso, dai paesaggi, dai vecchi locali, dalle storie e soprattutto dal calore della gente.

Pensa che quel viaggio, unito alla sua passione per le corse automobilistiche, possa essere un ottimo spunto per raccontare una storia nel modo a lui più congeniale: un film di animazione.

Con il suo staff viaggia di nuovo lungo la vecchia Highway, alla ricerca di informazioni, incontrando la gente della Route 66 e lasciandosi coinvolgere dal loro entusiasmo.

Nasce “Cars”, un film di successo che racconta di una moderna macchina da corsa che, nel suo viaggio verso la California per partecipare alla gara della vita, si perde nei meandri di una vecchia cittadina in mezzo al nulla, lungo la Route 66.
Una cittadina abitata da gente semplice che sembra “andare a 3 cilindri”, ma di gran cuore e dalla cordialità unica.

Sembra un salto indietro nel tempo per la giovane automobile da corsa, abituata ai riflettori, al palcoscenico, al clamore.

Incontra Sally, una Porsche, e non si capacita di come una macchina del suo calibro possa aver scelto di vivere li.

Alla fine della storia la giovane macchina da corsa ne esce migliorata.

il contatto con quei curiosi figuri a “3 cilindri” la cambia per sempre; le fa conoscere il valore dell’amicizia e della reciproca assistenza, valori che a lei, ed ai tempi che stava vivendo, sono quasi del tutto sconosciuti.

Cars è uno straordinario tributo al popolo della Route 66 e ad una strada che ha segnato un’epoca.

Guardandolo ne esce intatto il feeling che si percepisce percorrendola, il suo fascino ma anche lo scoramento della gente per essere stata abbandonata, sostituita da qualcosa di più moderno ma il cui fine appare incomprensibile: il sacrificio di intere comunità per risparmiare solo 10 minuti di viaggio.

La Route 66 era nata per unire quello che le moderne interstate hanno successivamente diviso.

Molti sono gli spunti che Cars ha preso da quel “paese lungo 4000 Km”.

Gli slogan, “100% refrigerated air” del Blue Swallow Motel di Tucumcari, il cartello “Here it is” del Jack Rabbit Trading Post a Joseph City in Arizona.

Molti posti riadattati richiamano reali costruzioni presenti lungo la Mother Road, come la Casa della Body Art di Ramon, che nella realtà è il U-Drop Inn di Shamrock in Texas o Il Cozy Cone Motel che è la trasposizione animata del Wigwam Motel di Holbrook (Arizona).

E ancora il Wheel Well Motel ovvero il Wagon Wheel Motel di Cuba (Missouri).

I personaggi stessi derivano dalla fantastica gente della Route 66.

Sally Carrera, la Porsche, il cui carattere deciso e forte è mutuato da Dawn Welch, la straordinaria proprietaria del Rock Cafe di Stroud (Oklahoma).

E poi Fillmore il piccolo van, ovvero il vecchio pulmino Volkswagen di Bob Waldmire, un’artista hippy che ha trascorso gran parte della sua vita sulla Route 66, che è anche stato il proprietario dell’Hackberry General Store in Arizona e la cui famiglia possiede il Cozy Dog Drive Inn a Springfield in Illinois (Il pulmino di Waldmire è ancora visibile nel museo di Pontiac in Illinois).

E Cricchetto, lo “svalvolato” carro attrezzi che ha la sua casa nel Cars On the Route a Galena in Kansas.

Ma tanti altri ancora sono i riferimenti presi come spunto per il cartone; Radiator Springs, la cittadina di Cars, è un insieme di icone della Route 66.

Cars ha significato molto per il popolo della Mother Road.

Il mondo, che sembrava averli dimenticati, ha improvvisamente acceso i riflettori su di loro, ha fornito loro un palcoscenico straordinario sul quale hanno avuto la possibilità di mostrare la differenza che intercorre tra il presente, freddo e consumistico, ed un glorioso passato fatto di cose semplici, di valori che sembrano ormai fuori moda.

La lotta è impari, non si può fermare il progresso, ma, come è accaduto a Saetta McQueen, la giovane macchina di Cars, la Route 66 ti costringe a rallentare, permettendoti di godere del paesaggio e di riscoprire i rapporti umani.

E come ha detto Saetta nel film, “E’ bello rallentare un po’ ogni tanto”.

Route 66. Santa Fe Loop

Pubblicato: aprile 20, 2016 in Route 66

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La US Highway 66 ha subito diverse variazioni di percorso durante il suo onorato servizio.

Variazioni spesso dettate dalla necessità di rendere la Main Street of America più sicura ed al passo con il crescente numero di veicoli circolanti.
I tratti più impervi e pericolosi sono spesso stati oggetto di adeguamenti ed ampliamenti di carreggiata; altrettanto spesso i vecchi percorsi che la US 66 aveva ereditato dalle strade storiche in uso prima delle Numbered Highways, venivano abbandonati e sostituiti da tratti di strada completamente nuovi.

I segni di questa evoluzione sono ancora oggi a disposizione del viaggiatore e rappresentano una sorta di monumento da omaggiare quando si intraprende un viaggio lungo la vecchia autostrada.

La Auburn Brick Road, la Ribbon Road, il tratto tra Glenrio e San Jon, sono alcuni esempi di questa evoluzione, tratti abbandonati sostituiti da nuovi tracciati più sicuri e veloci.

Anche in New Mexico, nel “triangolo” Santa Rosa, Santa Fe e Albuquerque, si trovano tracce di questa evoluzione: la vecchia highway si divide infatti in  PRE e POST 1937 alignments, una sorta di anello che unisce le tre città.

Il tratto più vecchio, da Santa Rosa a Santa Fe e poi verso Albuquerque, ha fatto parte del percorso della US 66 fino alla fine degli anni 30, il secondo, più rapido, che congiunge Santa Rosa direttamente ad Albuquerque, ha accompagnato i viaggiatori fino alla metà degli anni 80, quando la vecchia autostrada abdicò in favore delle moderne interstates.

In questo caso però il cambio di tracciato non sembrerebbe stato dettato da nobili ragioni come il fornire un percorso più confortevole ai viaggiatori, ma sarebbe frutto di una vendetta.
La leggenda racconta che Il governatore dello stato del New Mexico dopo aver perso le elezioni per il rinnovo della carica, verso la fine degli anni 20,  addossò tutta la responsabilità per la sua sconfitta agli uomini politici di Santa Fe.

Per vendetta, prima che il nuovo governatore potesse insediarsi, commissionò la realizzazione di un nuovo tratto di strada che da Santa Rosa arrivava direttamente ad Albuquerque, con il chiaro obiettivo di isolare la capitale dello stato ed i suoi affari dal resto del paese.
Gli operai lavorarono giorno e notte, nei weekend e nei giorni festivi, sfidando la neve ed i freddi giorni invernali pur di terminare in fretta il nuovo tratto strada.
La vendetta si compì!
I lavori terminarono in pochissimo tempo senza che il nuovo governatore potesse interromperne l’avanzamento.
Sebbene fosse un tratto sterrato, come del resto molti altri in quegli anni, era molto più breve e sicuro di quello che raggiungeva Santa Fe e permetteva ai viaggiatori di risparmiare parecchie miglia e qualche ora di viaggio.
Ma soprattutto tagliava fuori la città di Santa Fe dal business che anche grazie alla vecchia autostrada forniva prosperità alla capitale dello stato.
Dopo una decina d’anni questo nuovo percorso, interamente pavimentato, entrò a far parte della US Highway 66.

Non è certo che le cose siano andate esattamente come le racconta la leggenda, verosimilmente anche questa variante è stata concepita per migliorare la viabilità e per accorciare i tempi di percorrenza bypassando un tratto tortuoso.
Ma storia e leggenda si inseguono spesso lungo il percorso della US Highway 66 e anche questo è uno degli aspetti che rendono unico ed affascinante il viaggio attraverso quel “lungo sentiero d’asfalto”.

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La US Highway 66 non ha da offrire al viaggiatore paesaggi mozzafiato.

La US Highway 66 al viaggiatore offre il fascino di un passato glorioso, un’infinità di storie nascoste in ogni curva, ma soprattutto al viaggiatore offre la cordialità della sua gente: il popolo della Route 66.

In un angolo di Oklahoma ad Arcadia, sulla 66, un meccanico in pensione ha costruito il suo piccolo rifugio.
Non ha mai percorso per intero la vecchia autostrada, ma la sua immaginazione e la sua creatività lo hanno aiutato a replicarne un’infinità di icone, divenendone lui stesso un’icona.

Nella sua proprietà, John Hargrove, trascorre le giornate tenendo vivo il ricordo degli anni d’oro della 66, pagando il suo personale tributo alla Strada Madre.
Le twin arrows, una Volkswagen piantata per terra, una piccola blue whale di fronte ad uno stagno.

E poi un diner, un drive in e tanto altro ancora.

Ho incrociato accidentalmente la proprietà di John in occasione del mio viaggio sulla Route 66 nel 2014.

Attratto da alcuni piccoli oggetti che richiamavano icone della mother road, mi sono fermato per capire cosa fosse quel posto.
Vedendomi intento a scrutare la sua proprietà, John ha richiamato la mia attenzione invitandomi  ad entrare.
Stava restaurando un’automobile del ’36 mentre ascoltava una stazione radio che trasmetteva rock anni ’70.
I Led Zeppelin guidarono il mio “viaggio” attraverso il mondo di John.
Mentre  visitavo e fotografavo la sua casa, mi raccontava dei suoi viaggi sulla 66, attraverso l’Oklahoma, a bordo delle splendide automobili d’epoca da lui restaurate.
Ci siamo infine salutati non prima però di esserci scattati una foto insieme.
L’anno successivo (2015), ho ripercorso ancora quel tratto di Route 66 e, deciso ad incontrare di nuovo John, ho portato con me due copie stampate di quella foto.

Il giorno del nuovo incontro ero emozionato nell’immaginare la sua reazione.
E’ stata una giornata intensa quella dell’incontro, una giornata come se ne vivono solo sulla Route 66.
incontri con altri viaggiatori, condivisione di esperienze e tante altre sorprese; ma il mio obiettivo era arrivare da John.
erano quasi le 20 e cominciavo a pensare di non farcela.
Ed invece era ancora aperto.

John vive li, ma la sua proprietà non è aperta tutto il giorno ai viaggiatori.

Stava chiacchierando con dei roadies spagnoli, quando, vedendomi girovagare per il suo garage, si rivolse a me per chiedermi da dove venissi.

A quel punto ho allungato la mano con la foto dicendogli che ero già passato di li l’anno prima anche se certamente lui non poteva ricordarselo.

Quando ha visto la foto si è percepita forte la sua emozione.
L’ha mostrata incredulo anche ai rodies spagnoli.

Gli ho chiesto di farmi una dedica su una delle 2 copie e la stessa cosa ho fatto io per quella che ho lasciato a lui.
Ancora una volta mi ha mostrato il suo mondo, le sue preziose automobili, e, prima dei saluti, ci siamo scattati un’altra foto insieme che, ne sono certo, prima o poi gli porterò.

John Hargrove è una delle persone più attive in Oklahoma nel recupero e nella diffusione della storia della US Highway 66, ed una sua foto è presente nel museo della Mother Road a Clinton (OK).

John è un appassionato della Route 66 e delle sue storie che ama raccontare attraverso le sue opere.

John Hargrove è una persona straordinaria, un uomo della Route 66.


Aggiornamento 2019.

Ad agosto del 2019 in occasione del mio 5° viaggio lungo la parte est della Route 66 ho di nuovo incontrato John.

Dopo 2 volte che non ero riuscito a trovarlo, questa volta era li insieme al suo fido cane Sheba intento a restaurare una vecchia auto.

Gli ho consegnato altre foto scattate insieme le volte precedenti, mi ha illustrato le sue ultime opere ed abbiamo insieme cercato nei suoi guest books le mie dediche delle volte precedenti.

Un ennesimo, splendido incontro con una bellissima persona della Route 66.

My Photography – Varie

Pubblicato: aprile 5, 2016 in Foto

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Sorgente: My Photography – Varie

Route 66. Tucumcari (New Mexico)

Pubblicato: marzo 23, 2016 in Route 66

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If you travel Route 66, sooner or later you’ll spend the night in Tucumcari”.

Tucumcari è una città leggendaria.
Situata in New Mexico di fronte alla Tucumcari Mountain (una piccola mesa), è nata agli inizi del 900 come accampamento adiacente ad una ferrovia, ma sono molte le leggende che collocano la sua origine, e quella del suo nome curioso,  molto prima di quanto la storia ufficiale racconti, quando quello era il territorio degli indiani Apache e Comanche.
Una di queste leggende narra di un capo Apache, ormai vecchio e debole, che per paura del destino del suo popolo una volta morto, organizza un duello tra i due più giovani ed aitanti guerrieri della tribù, peraltro tra loro acerrimi nemici: Tonopah and Tocom.
Entrambi, inoltre, si contendevano l’amore della giovane figlia del capo indiano, la bella Kari (segretamente innamorata di Tocom contro il volere del padre).
Colui che avesse vinto il duello avrebbe sposato Kari e sarebbe diventato il capo della tribù.
Tonopah uccise Tocom con un colpo di pugnale al cuore e Kari, nascosta per vedere il duello, uscì di corsa tolse il coltello dalle mani di Tonopah lo uccise e subito dopo si tolse la vita.
Il vecchio capo distrutto dal dolore per quello che aveva appena visto, tolse il coltello dal petto della figlia e si uccise gridando insieme i nomi di Tokom e Kari.

Più verosimilmente quel nome misterioso deriva dalla parola Comanche Tukamukaru, il cui significato era imboscata; la piccola mesa era uno straordinario posto di vedetta e si prestava, appunto, per tendere agguati.

Agli inizi del 900 quel villaggio accanto alla ferrovia era un posto da duri, da gente con la pistola facile, al punto da diventare noto come Six-Shooter Siding.
Saloon, bordelli  e sale da gioco erano un irresistibile richiamo per i fuorilegge della zona.

A molti di noi italiani, appassionati dei film dell’immenso Sergio Leone, Tucumcari ricorda il colonnello Douglas Mortimer , in “Per qualche dollaro in più” (curiosamente Douglas è stato anche il primo nome attribuito a quel villaggio accanto alla ferrovia).
Lee Van Cleef (il colonnello Mortimer), in treno chiedeva al controllore quanto mancasse a Tucumcari e quando gli fu fatto notare che quella non sarebbe stata una tappa prevista, esclamò con voce stentorea:
Questo treno ferma a Tucumcari!

La ferrovia portò benessere e prosperità alla piccola Tucumcari, che limò nel tempo le sue spigolosità,  ma ancor più importante, per quel villaggio accanto alla ferrovia, fu un’autostrada: la US Highway 66.
Lo sviluppo di Tucumcari grazie a quel “lungo sentiero d’asfalto” fu notevole: diners,  stazioni di servizio, motels.
Una concentrazione di attività commerciali legate al viaggio come non ce n’era da nessun’altra parte lungo la Strada Madre.
Si calcola che negli anni ‘50 fossero operativi circa 50 Motels per un totale di 2000 camere, una sessantina di stazioni di servizio e che mediamente la cittadina fosse attraversata da circa 8000 automobili al giorno.
Tucumcari era senza alcun dubbio uno dei paesi più rappresentativi della Strada Madre.
Ancora oggi sono pochi i posti che, della vecchia autostrada, riescono a raccontarne la storia così bene come Tucumcari.
La realizzazione della Interstate 40 ha avuto effetti devastanti per l’economia e per la sopravvivenza stessa di Tucumcari; il suo destino, indissolubilmente legato a quello della Mother Road, fu segnato.

Oggi Tucumcari è una città dove il tempo sembra essersi fermato.
I Motels e le stazioni di servizio abbandonate cingono la gloriosa autostrada, con le loro insegne, i loro neon, i loro slogan fuori moda ma così terribilmente affascinanti.
Tucumcari è il simbolo della resistenza contro l’inevitabile incedere del tempo, contro la modernità che ha posto fine ad un’America semplice, un’America a conduzione familiare, è il luogo simbolo della Route 66, del suo declino e della sua rinascita; una città ed una strada che non muoiono mai.

Tucumcari è di gran lunga la mia città preferita tra quelle attraversate dalla US Highway 66.

Route 66. Il Blue Swallow Motel

Pubblicato: febbraio 2, 2016 in Route 66

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Gli anni 50 e 60 sono stati gli anni d’oro della US Highway 66.
Migliaia erano i viaggiatori che ogni giorno percorrevano “La strada principale d’America”, per lavoro o per svago.
Era un’America semplice quella di quegli anni, un’America “a conduzione familiare”.
Diners, stazioni di servizio, motels, le insegne al neon cingevano i paesi attraversati da “quella striscia d’asfalto”.
I neon erano l’emblema di quegli anni e di quella strada.

Alla fine degli anni 50, nel colorato mondo della US Highway 66, ha fatto la sua comparsa il neon di un motel dal nome romantico: La Rondine Blu
Siamo a Tucumcari, New Mexico, e quel motel ed il suo neon sono destinati a diventare parte della leggenda della strada su cui si trovano.
Nato alla fine degli anni 30 come Blue Swallow Court and Cafe, fu acquistato da un facoltoso proprietario di un ranch al quale seguì , negli anni 50, il manager di un altro motel di Tucumcari che lo acquistò come regalo di nozze per la sua futura moglie, Lilliam.
Lilliam Redman, nata l’11 Novembre come la Mother Road, per circa 40 anni, di cui quasi la metà da sola, ha gestito il Blue Swallow Motel, diventando una vera e propria icona della US Highway 66.
A loro, Floyd e Lillian Redman, si deve la realizzazione della famosa insegna ad arco dove, con orgoglio, si pubblicizzava la presenza nelle camere di aria condizionata a refrigerazione (100% Refrigerated Air).
Ancora oggi quello slogan campeggia con fierezza sul neon.
E’ diventato, negli anni, uno slogan famoso sulla US Highway 66, ed è anche possibile individuarlo nei meandri delle costruzioni di Radiator Springs, la cittadina del film di animazione “Cars” della Pixar.
La passione profusa dai Redman nella gestione del motel li ha resi leggendari.
Il legame con la vecchia autostrada e con i suoi viaggiatori era così forte al punto da portarli ad offrire spesso ospitalità accettando anche effetti personali da coloro che non avevano soldi per pagare.
Lilliam, rimasta vedova agli inizi degli anni 70, ha continuato a gestire da sola il motel fino al 1998, un anno prima della sua morte.
La cura che Miss Lillian (così era conosciuta) metteva nella gestione del suo Motel e nell’accoglienza dei viaggiatori era unica.

Viveva in simbiosi con i suoi ospiti:
I end up traveling the highway in my heart with whoever stops here for the night“, raccontava Miss Lillian.

In ogni camera era, ed è tutt’oggi, presente una stampa con una sorta di preghiera, di augurio che lei faceva ad ogni ospite del suo Motel:

Greetings Traveler:
In ancient times, there was a prayer for “The Stranger Within our Gates.” Because this motel is a human institution to serve people, and not solely a money making organization, we hope that God will grant you peace and rest while you are under our roof.
May this room and motel be your “second” home. May those you love be near you in thoughts and dreams. Even though we may not get to know you, we hope that you will be as comfortable and happy as if you were in your own house.
May the business that brought you this way prosper. May every call you make and every message you receive add to your joy. When you leave, may your journey be safe.
We are all travelers. From “birth till death,” we travel between the eternities. May these days be pleasant for you, profitable for society, helpful for those you meet, and a joy to those you know and love best.
Sincerely yours,
Lillian Redman

Nel 1998 Miss Lilliam, ormai alla soglia dei 90 anni, vendette il suo Blue Swallow, ma, nonostante non fosse più la proprietaria, era comunque solita recarsi spesso li davanti per incontrare i viaggiatori.
Tra le stanze oggi disponibili nel Motel, la più bella è dedicata a lei, la Lilliam Redman Suite.

Negli anni 50 il Blue Swallow fu considerato, dalle agenzie dell’epoca, uno dei motel più popolari del New Mexico e negli anni 90 è stato inserito nel registro nazionale dei luoghi storici.

Dal 2011 il Blue Swallow Motel è gestito con instancabile dedizione da Kevin e Nancy Mueller; l’amore che i Mueller mettono nella gestione del motel, unita all’attenzione per i dettagli ed alla straordinaria cordialità con i viaggiatori, ha permesso loro di riportare il motel ai fasti di un tempo mantenendo intatto il suo fascino.

Tutto nel Blue Swallow Motel è così tipicamente anni 50: Una Pontiac del 51 sotto l’insegna, la lobby, i ricami sulle tende, le camere estremamente curate con l’eleganza tipica degli anni d’oro della US 66, la corte davanti alle stanze dove gli ospiti si ritrovano per scambiare le proprie esperienze di viaggio.
Negli ultimi anni è sempre risultato tra i migliori motel del New Mexico ed è tappa immancabile dei viaggiatori della Mother Road anche solo per qualche scatto fotografico.

Nonostante le alterne fortune legate al destino della “Main street of America”, Tucumcari e la sua Rondine Blu hanno resistito, ed oggi stanno vivendo una seconda giovinezza grazie all’interesse dei viaggiatori di tutto il mondo verso la vecchia highway.

E’ un motel terribilmente romantico, come romantica è la vecchia autostrada su cui si trova.


Aggiornamento 2020:

Il 22 Luglio 2020 si è compiuto il passaggio di consegne tra Nancy e Kevin Mueller ed i nuovi proprietari, Rob e Dawn Federico originari dell’Illinois.

Di seguito alcune mie riflessioni.

 

 

 

Route 66. Totem Pole Park

Pubblicato: gennaio 6, 2016 in Route 66

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Ed Galloway è stato un artista autodidatta.
Aveva sviluppato le sue capacità fin dall’infanzia quando era solito realizzare piccoli oggetti lavorando il legno.
Dopo aver trascorso il servizio militare in estremo oriente agli inizi del 900, Ed tornò nel suo Missouri e riprese la sua grande passione per la lavorazione del legno; era solito partire dai tronchi dai quali creava insolite figure, oggetti di ogni genere e perfino violini.
Spostatosi successivamente in Oklahoma, Ed ha per diversi anni, insegnato in un orfanatrofio nei pressi di Tulsa dove, oltre a seguire i suoi alunni, si preoccupava anche della realizzazione degli elementi di arredo per l’istituto.

Una volta in pensione ha continuato ad esprimere la sua creatività a Foyil in Oklahoma in un terreno di sua proprietà.

All’interno della sua proprietà, Ed realizzò diverse opere in cemento armato e mattoni le cui decorazioni richiamano quelle tipiche della cultura dei nativi americani.
Impiegò 11 anni per realizzare quello che viene comunemente chiamato “Totem Pole”, un’opera alta poco meno di 30 metri che domina e che oggi da il nome al piccolo parco entro cui è collocata, il “Totem Pole Park” appunto,  il vecchio terreno di Ed.
Nel parco sono presenti diversi altri piccoli totem, un tavolino di pietra per il picnic, il barbecue, sedie con decorazioni di animali, un gift shop ed un piccolo museo con esposti violini ed altri oggetti in legno realizzati da Ed.

Sebbene le opere realizzate nel parco sembrerebbero un chiaro tributo ai nativi americani,  Ed prima di morire sconfessò questa evidenza dichiarando che le aveva fatte solo per impegnare il suo tempo libero di pensionato e perché pensava che le sue opere potessero essere utili a scopo didattico per i giovani.

Il parco e le opere in esso contenute, sono state ristrutturate diversi anni dopo la morte di Ed e sono oggi visitabili gratuitamente.
Non è un’attrazione strettamente legata alla Route 66, ma negli anni, vista la sua collocazione non molto distante dal percorso della Mother Road, è diventata una delle tappe obbligate dei viaggiatori della vecchia autostrada.

Il parco si trova a Foyil in Oklahoma, poche miglia fuori il percorso della Route 66 in direzione di Tulsa.

U.S.A. 2015, Route 66 and more

Pubblicato: dicembre 14, 2015 in Route 66

Visita l’articolo per saperne di più.

Sorgente: U.S.A. 2015, Route 66 and more

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La mia Route 66 (Video)

Pubblicato: dicembre 14, 2015 in Route 66

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Le storie della ROUTE 66

Pubblicato: dicembre 3, 2015 in Route 66

Sorgente: Le storie della ROUTE 66

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La Route 66 racconta un’infinità di storie, storie di un’America semplice, lontana dal clamore, dal rumore assordante delle grandi città.
Piccole grandi storie di una strada leggendaria.

(Clicca sull’immagine per conoscerle)