Route 66 2017 LIVE.———-DAY 1

Pubblicato: Maggio 6, 2017 in Route 66

Chicago

 

Oggi è partito il mio nuovo viaggio nel tempo lungo la Route 66, il terzo.
Come di consueto, in un viaggio westbound, il «Begin» è a Chicago.
Non mi fermerò molto nella Windy City questa volta, solo due passi oggi nel pomeriggio.
Da domattina sarò in viaggio sulla Mother Road, lungo la quale mi aspettano già degli incontri con persone che ho conosciuto tramite Facebook.
C’è un festival della Route 66 in questi giorni in alcuni paesi dell’Illinois ed è un’occasione per vedere un po’ di persone.
L’incontro con la gente è uno degli aspetti più belli di un viaggio lungo la Mother Road.

 

Route 66. Bob Waldmire

Pubblicato: aprile 24, 2017 in Route 66

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E’ difficile descrivere i motivi che rendono affascinante un viaggio lungo la Route 66.

E’ un viaggio nel tempo, ma non solo.

E’ un viaggio attraverso un’America che non esiste più, ma non solo.

E’ un libro che racconta una storia straordinaria che coinvolge il viaggiatore man mano che si sposta verso ovest.

Ma non solo.

Un viaggio lungo la strada più famosa del mondo è un totale distacco dalla realtà quotidiana, una costante, continua ed inarrestabile immersione in un universo colorato, arrivato ai giorni nostri dal passato, un microcosmo popolato da gente che sa coinvolgere il curioso viaggiatore con le proprie storie.

Il contatto umano è uno straordinario valore aggiunto; è la gente, il popolo della Route 66 che rende unico questo viaggio.

Sono tantissimi gli esempi di infinita umanità che giungono a noi dai tempi in cui la Strada Madre era la Main Street of America, esempi di gente comune che è entrata nel cuore del popolo della Route 66, ma anche dell’occasionale viaggiatore che si appassiona alle storie della vecchia Highway.

Tra le tantissime personalità che hanno scritto la storia di questa strada, un posto di rilievo è occupato da un artista tra i più amati dal popolo della Route 66:
Robert Waldmire.

Bob nacque a St. Louis in Missouri nel 1945 ma la sua famiglia si stabilì presto a Springfield in Illinois; il padre, un ex militare dell’esercito americano,  inventò l’hotdog su bastoncino, il Cozy Dog, ed a Springfield, lungo la Route 66, aprì un ristorante, il Cozy Dog Drive In, dal nome di questa sua stravagante intuizione.

Bob fu un disegnatore ed un cartografo straordinario, fin da bambino amava rappresentare piccole cose attraverso i suoi disegni.

Una delle sue prime opere, ai tempi dell’università, fu un disegno della sua città, Springfield, vista dall’alto con il dettaglio dei posti caratteristici (“the bird eye view”, uno degli elementi distintivi dei disegni di Bob).

I commercianti della città, venuti a conoscenza del progetto, pagarono Bob per inserire nel disegno il loro negozio in modo da poterne pubblicizzare la posizione.

Fu allora che Bob capì che da questa sua innata capacità di rappresentare la realtà attraverso il disegno poteva trarne profitto, capì che poteva vivere di questa sua passione.

Iniziò quindi a disegnare città ed interi stati visti dal suo “bird eye” ed a proporre la stessa idea ai commercianti.

Bob era uno spirito libero, iniziò a viaggiare, spostandosi durante l’inverno in Arizona per poi tornare in estate in Illinois, percorrendo continuamente la Main Street of America.

Acquistò un minivan Volkswagen del 72 per i suoi spostamenti e lungo la Route 66 strinse tantissime amicizie diventando ben presto una persona molto amata dalla gente della vecchia highway.

E durante i viaggi disegnava i luoghi della Mother Road, i suoi paesi, i suoi locali storici, le vecchie stazioni di servizio ormai sull’orlo della chiusura ed i ristoranti in difficoltà.

Disegnava la vita di posti in agonia che lentamente si apprestavano a scomparire a causa dell’apertura delle Interstates, i moderni mostri che stavano pian piano annientando il vecchio sogno americano raccontato dalla Strada Madre.

Il suo disegno aveva quindi anche una missione, quella di aiutare il popolo della Route 66 nel salvataggio di quei paesi della Mother Road che il progresso stava pian piano distruggendo.

La sua ostilità nei confronti del progresso feroce, della mancanza di rispetto per la natura, per gli animali e per il territorio, cominciò a diventare sempre più evidente nei suoi disegni, accompagnati da frasi che spesso urtavano le coscienze dei responsabili di tali azioni.

Bob era un vegetariano e viveva di quello che riusciva a produrre.

Non accettava il fatto che tutto potesse essere sacrificato nel nome di un progresso che non si poteva definire tale.

Uno dei suoi mezzi di trasporto, uno scuolabus, era diventato la sua casa; lo aveva completamente modificato attrezzandolo con tutto ciò di cui aveva bisogno per essere autosufficiente, compresi dei pannelli solari attraverso i quali produceva energia e calore.

Nel 1992 acquistò in Arizona un general store ormai chiuso, il Northside Grocery, su un tratto di Route 66 dimenticato da tutti con l’apertura della Interstate 40, un locale diventato famoso in tutto il mondo con il nome di Hackberry General Store.

Il locale fu trasformato da Bob in un gift shop ed in un tourist information incentrato sulla Route 66, la sua strada e la sua casa.

Nella realizzazione di “Cars”, la Pixar ha attinto a piene mani nella storia della Route 66, poichè il cartone era ambientato in una cittadina di fantasia lungo la Mother Road; Fillmore, il van hippie, uno dei personaggi più simpatici, è un chiaro tributo a Bob.

In realtà lo staff della Pixar avrebbe voluto chiamare Waldmire quel simpatico van, ma Bob non concesse l’autorizzazione a causa degli accordi commerciali che la Pixar aveva con la McDonald’s e lui, vegetariano, non poteva accettare di associare il suo nome alla catena di fast food.

Bob è morto nel 2009 a 64 anni, ma ha lasciato tracce della sua opera lungo l’intero percorso della Route 66 e splendidi, indelebili ricordi nel cuore del popolo della Mother Road.

Molti suoi disegni, con i luoghi della Route 66, sono diventati cartoline e si possono trovare un po’ ovunque lungo la Mother Road.

Il minivan e lo scuolabus utilizzati da Bob sono oggi visitabili nel “Route 66 Association Hall of Fame & Museum” di Pontiac in Illinois.

Bob Waldmire ha incarnato quel senso di libertà che spesso viene associato alla Route 66, una strada, la sua casa, che lo ha profondamente amato e che lui, attraverso la sua opera, ha certamente contribuito a rilanciare in un momento in cui tutti sembravano essersene dimenticati.

Bob è stato senza dubbio uno dei figli della Mother Road più amati dal popolo della US Highway 66.

Route 66. Angel Delgadillo

Pubblicato: aprile 19, 2017 in Route 66

Oggi Angel Valadez Delgadillo, “The Guardian Angel of Route 66”, compie 90 anni.

Una vera e propria leggenda vivente della Mother Road.

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La US Highway 66 è probabilmente la strada più famosa del mondo. Un “lungo sentiero d’asfalto” che attraversa quasi per intero gli Stati Uniti d’America e che di questo paese racconta u…

Sorgente: Route 66. Angel Delgadillo

Route 66. I miei itinerari di viaggio

Pubblicato: aprile 17, 2017 in Route 66

La Route 66 non è mai la stessa, solo il suo irresistibile fascino rimane immutato ogni volta che la si percorre.

E’ come una vecchia amica ed ogni volta che la incontri ha mille storie da raccontarti, mille sorrisi da regalarti.

La Strada, la sua gente, la sua storia, sono un richiamo irresistibile.

Questi sono gli itinerari dei miei 4 viaggi lungo l’intero percorso della Route 66.

Il primo del 2014, il secondo, diviso in due anni (est nel 2015, ovest nel 2016) ed il terzo di Maggio 2017 ed il quarto di Agosto 2018.

 2014
 2015/2016
 2017
 2014_ICO  copertina itinerario mix_ICO  copertina_itinerario_ICO

 2018
2019
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Sono quasi pronto per percorrere di nuovo la US Highway 66, sarà il mio terzo viaggio lungo l’intero percorso della Mother Road.

Incontrerò vecchi amici e ne conoscerò di nuovi, vedrò ancora i motels, i diners, le vecchie automobili, respirerò ancora l’irresistibile atmosfera del vecchio mondo americano raccontato dalla Main Street of America.

Un viaggio lungo la Route 66 è un viaggio nel tempo; la mia personale “DeLorean” è pronta, partirà il 5 maggio 2017.

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Route 66. News percorribilità

Pubblicato: marzo 25, 2017 in Route 66 news

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1. CARTHAGE (MISSOURI)
Un breve tratto di Route 66 che conduce a Carthage in Missouri è chiuso per lavori fino a settembre 2017. Localmente sono comunque stati piazzati dei cartelli che indicano ai viaggiatori della Route 66 il percorso da seguire per riprendere la Mother Road dopo l’interruzione.
Il tratto interessato è il seguente:

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2. NATIONAL TRAILS HWY, ROUTE 66 (CALIFORNIA)

Il tratto nel Mojave Desert tra la Bolo Rd. e la Cadiz Rd., un tratto di poco più di 8 km, è chiuso fino a settembre 2017 per la sostituzione di due ponti. E’ il tratto di strada che conduce ad Amboy ed al suo Roy’s Cafe. Per arrivare ad Amboy provenendo da Goffs, quindi da est, sarà necessario prendere la I40 ed uscire sulla Kelbaker Rd.,  da li si proseguirà verso sud, si intercetterà di nuovo la National Trails Hwy (La Route 66) e si arriverà ad Amboy; da qui si potrà proseguire verso Ludlow e Barstow.
Il tratto è interessato è il seguente:

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3. CAJON BLVD (CALIFORNIA)

E’ stato invece riaperto al traffico, dopo anni di lavori, il Cajon Blvd in California. Prima della sua chiusura si era costretti a prendere, per un breve tratto, la I15 e la I215 per poi uscire di nuovo sul Cajon Blvd (la vecchia Route 66).
Il tratto interessato è il seguente:

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Il tratto del Gasconade Bridge in Missouri resta ancora chiuso.

Route 66. Quale automobile?

Pubblicato: marzo 11, 2017 in Route 66

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Si può percorrere la Route 66 come si vuole, in moto, in bicicletta, alcuni l’hanno fatta a piedi.

Gli Okies, coloro che fuggivano dalle devastazioni del Dust Bowl negli anni 30, la percorrevano con mezzi di fortuna, nella speranza di arrivare indenni in California, la terra della rinascita.

L’automobile è tuttavia il mezzo più popolare, fu proprio l’incremento del numero di automobili circolanti a dare l’impulso, nel 1926,  al progetto delle nuove “Numbered Highways“, di cui la US Highway 66 è senz’altro la figlia più famosa.
Tra le automobili la Corvette è la macchina per eccellenza, l’emblema della Route 66 (un’iconica Corvette rossa ha fatto per anni mostra di se all’Hackberry General Store); ciò è probabilmente dovuto ad una serie televisiva molto popolare negli USA degli 60: “Route 66”.
Nella serie due ragazzi viaggiavano lungo la Mother Road a bordo, appunto, di una Corvette.

Non entro nel merito delle moto perché non sono un motociclista, restando nell’ambito automobilistico spesso ci si chiede quale sia l’automobile più adatta per un viaggio lungo la Route 66.

E’ meglio una berlina, un SUV o una muscle car come la Mustang?

Sulla base della mia personale esperienza, ritengo sia da preferire un SUV.

Lo preferisco perché nei tratti sterrati offre più sicurezza, sebbene questi tratti non siano tenuti male ed alcuni li abbia anche percorsi con una berlina.

In condizioni meteorologiche incerte è comunque consigliabile evitare i tratti sterrati, con o senza SUV, il rischio di flash flood è sempre presente e quei tratti sono davvero troppo isolati per essere percorsi in sicurezza se piove.

E’ preferibile un SUV anche perché, con la pioggia, alcuni tratti di Route 66 tendono ad allagarsi.

Magari sono pozze d’acqua un po’ più estese, ma entrarci dentro con una berlina o una muscle car non è sicurissimo.

In uno dei miei viaggi sulla Route 66 trovai un tratto di strada in Texas completamente allagato.
Erano pochi metri, ma ricordo di essermi fermato in attesa che qualcun altro passasse prima di me.
Ero con una berlina (una Toyota Auris), una macchina troppo bassa che non mi dava sufficiente sicurezza.
Aspettai una ventina di minuti (non tutti i tratti di Route 66 sono trafficati) prima che una macchina passasse in quel tratto, dopodiché passai anche io.

Con un SUV probabilmente sarei passato senza aspettare.

Certo viaggiare su una Mustang con il tetto abbassato da un senso di libertà assoluto, ma non tutti gli stati sono come la California e freddo e pioggia si incontrano spesso nel tratto ad est del midpoint.

Un SUV secondo me è da preferire per sicurezza e spazio a disposizione.

Il costo per il noleggio varia in funzione del periodo nel quale si intende percorrere la Route 66 ed ovviamente dei giorni di utilizzo della macchina.
Un midsize SUV per una ventina di giorni ad agosto può costare intorno a 1000 Euro.

Quello che fa lievitare il costo finale del noleggio è la tassa di sola andata o Drop Off, ovvero la riconsegna del veicolo in uno stato diverso da quello nel quale lo si è ritirato.
I costi del drop Off variano in funzione della compagnia di noleggio e si pagano al banco.

Tuttavia, fortunatamente, non tutte le compagnie applicano il Drop Off, sia viaggiando eastbound che westbound.

Di solito nei siti di prenotazione noleggio auto (tipo Rentalcars), oltre quelli della specifica compagnia, sono presenti informazioni relative al Drop Off.

USA 2016

Pubblicato: marzo 4, 2017 in Foto

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Sorgente: USA 2016

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Two Guns Trading Post (Arizona)

Storia e leggenda si rincorrono spesso lungo i 3600 Km della US Highway 66.

Luoghi romantici, luoghi bizzarri, spesso oggetto di leggende che ne accrescono la vena romantica o ne restituiscono un’immagine sinistra.

Quest’ultimo è il caso del Two Guns Trading Post, un luogo maledetto.

Di Route 66 in questa parte di Arizona, ad est di Flagstaff, ce n’è poca, è la Interstate 40 a dominare la scena.

All’uscita 230 della I40 si arriva davanti ai resti del trading post.

Il posto è tuttavia raggiungibile anche attraverso un tratto sterrato della vecchia highway, nei pressi del Canyon Diablo.

La storia del Two Guns Trading Post è principalmente legata ad una figura controversa, un tal Harry Miller, un veterano della guerra ispano-americana che, negli anni 20, affittò per dieci anni la proprietà.

Miller, che millantava origini Apache, diede il nome “Two Guns” a quella proprietà e la trasformò in un trading post eccentrico, accentuandone alcuni aspetti che già di loro lo rendevano sinistro.

Costruì una sorta di zoo con gabbie nelle quali teneva diversi animali selvatici della zona e, dopo aver trovato una quarantina di corpi di indiani Apache in una grotta adiacente al suo locale, riadattò quella grotta rendendola visitabile al pubblico.
Una sorta di tour degli orrori.

Miller arrivò perfino a mettere in vendita i teschi degli indiani che trovarono la morte in quella caverna.

Era un posto che, nonostante tutto, cominciava a riscuotere un discreto successo.

La leggenda narra che il trading post, durante la gestione Miller, fu colpito da una sorta di maledizione.
Dopo aver ucciso a sangue freddo il proprietario del terreno durante un litigio, ed essere stato stranamente assolto, Miller fu successivamente morso da un mostro di Gila ed un paio di volte fu attaccato violentemente da un puma che teneva nel suo zoo, rendendolo invalido.

Una notte, inoltre, alcuni ospiti rubarono tutto il possibile dal trading post.

La maledizione si completò con lo spostamento del percorso della Route 66 nella parte opposta del canyon rispetto a quella su cui sorgeva il trading post.

Al termine del periodo concordato, il Two Guns tornò alla legittima proprietaria che negli anni seguenti lo vendette.

Il Two Guns è stato un trading post, una gas station ed anche un motel.

Il posto ha avuto, negli anni, alterne fortune fino a che, agli inizi degli anni 70, un incendio lo distrusse completamente.

E’ un luogo sinistro il Two Guns Trading Post, mette i brividi anche senza conoscerne la storia.


Un tratto della Route 66, da Fenner fino a Chambless in California, lungo il tratto desertico della Route 66 (oggi denominato National Trails Hwy) viene temporaneamente chiuso per la sostituzione di due ponti.
La riapertura è prevista per la metà del prossimo mese di Settembre.
Coloro che percorreranno la Route 66 dovranno quindi lasciare la Mother Road all’altezza di Fenner, prendere la Interstate 40 in direzione ovest fino all’uscita 78.
Da qui, per tornare sulla Route 66, sarà necessario prendere la Kelbaker Road in direzione sud verso Amboy.
Nel tratto di strada chiuso ci sono, tra le altre cose, il Cadiz Summit, i resti di una vecchia stazione di servizio, una delle icone più fotografate dai roadies della Route 66, il Roadrunner Retreat, i resti di un vecchio ristorante.
E’ un tratto molto bello, “violento”, dove la Route 66 regala sensazioni di libertà uniche.
Relativamente al tratto del Mojave desert non dovrebbero esserci restrizioni nel percorso da Amboy fino a Barstow passando per Ludlow e Newberry Springs.
I ponti sono l’anello debole della Route 66, le costruzioni che più risentono del peso degli anni.
Questo tratto di strada fu chiuso anche nella seconda metà del 2014 a causa di un flash floading che distrusse diversi ponti per poi essere riaperto all’inizio del 2016 (è un tratto desertico dove gli eventi atmosferici sono molto violenti).