Archivio per la categoria ‘Route 66’

Route 66. Il “Dust Bowl”

Pubblicato: novembre 25, 2016 in Route 66

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Una delle pagine più amare del grande libro della Route 66, è quella che racconta la grande migrazione verso il west negli anni 30 del secolo scorso.
La fuga di migliaia di persone dagli Stati Uniti centrali verso la California in cerca di un lavoro e di un futuro migliore.

John Steinbeck, che ha ambientato il suo romanzo “Furore” in quegli anni, ha raccontato la terribile condizione di vita di quella gente, descrivendo la fuga verso ovest della famiglia Joad.

Una fuga attraverso quella che lui per primo definì la “Mother Road”.

Per identificare quel terribile periodo si usa il termine Dust Bowl.

Ma cosa è stato il Dust Bowl?

Il Dust Bowl, (letteralmente “Ciotola di polvere”) identifica, negli anni 30, un periodo durato circa 10 anni, durante i quali il territorio delle grandi pianure fu colpito da una terribile siccità e da frequenti tempeste di polvere.

Gli stati principalmente coinvolti furono il Colorado, il Kansas, il Texas, l’Oklahoma ed il New Mexico.

A causa di una sbagliata applicazione delle regole base dell’agricoltura, della mancata rotazione nelle colture e dello sfruttamento estenuante del terreno, questo divenne talmente arido da trasformarsi in sabbia.

La domanda di grano era in forte crescita dopo la prima guerra mondiale e conseguentemente sempre più appezzamenti delle verdi praterie, solitamente dedicati al pascolo, venivano arati e coltivati a grano.

L’erba veniva sistematicamente sradicata e non vi erano più radici a trattenere quel terreno.

La siccità ed i forti venti che colpirono quelle zone generarono, con una frequenza impressionante, delle vere e proprie tempeste di sabbia.

Tutto veniva costantemente inghiottito dalla polvere e non c’era modo per sopravvivere se non abbandonare la propria casa e fuggire.

Non era più possibile mangiare, bere e perfino respirare in quelle condizioni.

Sono molti i video e le foto disponibili in rete che documentano la catastrofe ambientale di quegli anni.

Per avere un’idea di quello scenario apocalittico si può vedere l’inizio del film di fantascienza “Interstellar” del 2014, poiché il regista si è apertamente ispirato al Dust Bowl.

Ma ovviamente la situazione degli anni 30 fu terribilmente più drammatica.

La gente in fuga (gli Okies, termine dispregiativo con il quale questa gente veniva solitamente chiamata), con mezzi di fortuna e le poche cose che riusciva a portare con se, intraprendeva un viaggio di sofferenza e di dolore in direzione ovest lungo la Main Street of America.

Un viaggio lungo, estenuante, in condizioni atmosferiche spesso proibitive e con una US 66 ancora non del tutto confortevole.

Il loro sogno di rinascita passava attraverso quel lembo di asfalto e terra e gli atti di grande umanità del popolo che viveva lungo quell’autostrada.

Per loro, per quei disperati, la 66, era “la strada madre, la strada della fuga”.

Route 66. Mappa Oklahoma

Pubblicato: novembre 19, 2016 in Route 66
Il percorso della Route 66 in Oklahoma.
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Route 66. Mappa Kansas

Pubblicato: novembre 14, 2016 in Route 66
Il percorso della Route 66 in Kansas.
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Route 66. Mappa Missouri

Pubblicato: novembre 13, 2016 in Route 66
Il percorso della Route 66 in Missouri.
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Oggi la US Highway 66 compie 90 anni!

Luogo e data di nascita:
Springfield (Missouri), 30 Aprile 1926

Data di nascita ufficiale:
11 Novembre 1926

Nome di battesimo:
US66

Come avrebbero voluto chiamarmi:
US60, US62

I miei soprannomi:
The Main Street of America, The Great Diagonal Way, Will Rogers Highway ed anche Bloody 66. Ma per tutti io sono la sola ed unica Mother Road!

Stati che beneficiano del mio passaggio:
sono 8: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona, California

Città da cui parto:
Chicago (Illinois)

Città dove arrivo:
Inizialmente Los Angeles (California), successivamente hanno reclamato la mia presenza a Santa Monica (California)

Estensione del mio percorso:
E’ difficile da stabilire con certezza, sono molto irrequieta ed ho cambiato spesso percorso negli anni. Fidiamoci del Midpoint, 2.278 miglia (3.666 Km)

Caratteristiche:
Sinuosa, irrequieta, semplicemente irresistibile.

Età:
Non è educato chiedere l’età ad una signora, ma poiché ho accettato di dare la mia data di nascita, il calcolo è facile: oggi ne compio 90… e sono ben portati!

Auguri Mother Road!

Route 66. Mappa Illinois

Pubblicato: novembre 4, 2016 in Route 66
Il percorso della Route 66 in Illinois.
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locandina

Dopo la nascita della US Highway 66, Cyrus Avery, il padre della nuova autostrada, costituì un’associazione, la “US Highway 66 Association”, il cui scopo era di accelerare la sua pavimentazione e, contemporaneamente, di promuovere i viaggi attraverso il suo percorso.

Vennero finanziate importanti campagne pubblicitarie, utilizzando lo slogan “The Main Street of America”, ed organizzati diversi spettacoli nei paesi attraversati dalla neonata autostrada.

Furono tante le iniziative che l’associazione supportò per dare la spinta alla Mother Road e per convincere gli americani a superare la paura dei lunghi viaggi in automobile.

Tra queste iniziative, nel 1928, ce ne fu una decisamente bizzarra ed inusuale: una gara podistica.

Una gara che da Los Angeles, attraverso il percorso della US 66 fino a Chicago, avrebbe condotto i partecipanti a New York.

5.507Km, 65Km al giorno di media per 84 giorni,  attraverso il terribile deserto del Mojave, le montagne, il caldo torrido ed il freddo, seguendo un percorso prevalentemente sterrato e non certo confortevole.

Un’iniziativa stravagante che avrebbe avuto un’eco enorme, proprio quello di cui la nuova autostrada aveva bisogno.

Le piccole comunità lungo la US 66 sarebbero state avvolte dal clamore richiamato da un evento di tale portata.

Fu coinvolto nel progetto un famoso impresario sportivo dell’epoca, al quale fu demandato il compito di organizzare la corsa.

199 furono i partecipanti, ognuno dei quali pagò 25 dollari, più 100 come deposito, per rincorrere il sogno di afferrare i 25.000 dollari garantiti al vincitore.
Una cifra considerevole per quegli anni.

La prima “Transcontinental Foot Race”, più conosciuta come “The Bunion Derby”, la gara dei calli, partì il 4 marzo del 1928 dall’Ascot Speedway di Los Angeles.

Gli atleti provenivano da ogni parte del mondo, c’erano canadesi, europei, sudamericani, ma anche afro-americani e nativi americani.
C’erano professionisti, recordmen ma anche atleti improvvisati.
Alcuni dei partecipanti erano ricchi e molto noti all’epoca e la loro presenza serviva esclusivamente a scopo pubblicitario.

Prese parte alla gara anche un atleta italiano, di Trieste, Giusto Umek.

Fu un’impresa durissima per tutti, per via della distanza, per le condizioni climatiche, per la polvere che avvolgeva i partecipanti, per il fango, per la carente organizzazione che costringeva gli atleti a pernotti disumani in tende da campo e, per gli atleti di colore, anche per gli attacchi razziali di cui furono vittima in alcuni degli stati attraversati.

La corsa era strutturata in tappe giornaliere e ad ogni tappa venivano presi i tempi.

Durante la gara cominciò a farsi largo un giovane sconosciuto di origine Cherokee, Andrew Payne.

Un diciannovenne di Foyil in Oklahoma, trasferitosi in California in cerca di lavoro, un ragazzo che non si era mai cimentato in gare di questa portata.
Nonostante la fatica e gli acciacchi, Andy continuava di tappa in tappa a rimanere in testa alla gara, seguito da veri professionisti della corsa.

Quando gli atleti entrarono in Oklahoma, Andy fu scortato da automobili, bande musicali e persone festanti che celebravano il loro, fino ad allora, sconosciuto connazionale.

Tutti i giornali cominciarono ad interessarsi a questo giovane atleta che in una delle tappe fu anche accolto da Will Rogers, il famoso attore americano come lui di origine Cherokee e come lui dell’Oklahoma.

Nel frattempo la gara consumava la resistenza degli atleti, furono in molti ad abbandonare a causa della fatica e degli infortuni.

Il 26 maggio del 1928 la grande corsa si concluse al Madison Square Garden di New York con Andy vincitore.

Dei 199 atleti ne giunsero al traguardo solo 55, tra questi anche il nostro Giusto Umek che ottenne un onorevolissimo 5° posto.
I 25.000 dollari del primo premio furono utilizzati da Andy per tornare nel suo Oklahoma, per pagare il mutuo della fattoria di famiglia e per sposare la sua ragazza.

Una statua in onore di Andy Payne è oggi visitabile a Foyil in Oklahoma, suo paese di origine.

Il Bunion Derby fu forse l’evento più stravagante organizzato per pubblicizzare la nuova autostrada, non fu un successo dal punto di vista organizzativo, ma senza dubbio è passato alla storia per la portata dell’impresa sportiva e per aver segnato l’inizio della grande storia della US Highway 66.

Route 66. I tributi alla “Mother Road”

Pubblicato: ottobre 7, 2016 in Route 66
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Henning Motel, Newberry Springs (California), set del film “Bagdad Cafè” (foto Agosto 2016)

La Route 66 è stata una strada di successo, un’importante fonte di ispirazione per canzoni, libri e film.

Molti artisti hanno narrato le loro storie intrecciandole con quelle della vecchia autostrada.

“Get your kicks on Route 66”, di Bobby Troup, ad esempio, portata al successo da Nat King Cole, una vera e propria colonna sonora della Strada Madre.

Molti sono stati gli artisti che l’hanno riproposta adattandola al proprio stile, da Chuck Berry ai Rolling Stones fino ai Depeche Mode.

Anche il cinema ha pagato il suo tributo alla Strada madre.

“Cars”, il film di animazione della Pixar, un vero e proprio omaggio alla gente della Route 66.

Gran parte delle costruzioni della sua Radiator Springs trovano una reale collocazione lungo la Mother Road ed i personaggi stessi richiamano persone reali che vivono lungo la vecchia autostrada.

E “Bagdad Cafè” della metà degli anni 80 di Percy Adlon, interamente girato nel Sidewinder Cafè di Newbery Springs nel tratto desertico della Route 66 in California.

Un film stupendo che racconta l’amicizia tra due donne completamente diverse tra loro.

Successivamente, a questo piccolo locale nel deserto “tra Vegas ed il nulla”, è stato dato il nome utilizzato nel film, Bagdad Cafè appunto.

Oppure “The Hitcher – La lunga strada della paura”, girato, in alcune sue scene, nel Roy’s Cafè di Amboy in California.

Anche in letteratura si è spesso fatto uso della 66 per raccontare delle storie.

Jack Kerouac nel suo “On the road” fa percorrere al protagonista (che poi in realtà è lui stesso) tratti della 66, durante il suo peregrinare su e giù per gli Stati Uniti.

Ma l’opera più importante è senza dubbio “Furore” (“The grapes of wrath”) di John Steinbeck del 1939.

La Route 66 è stata, negli anni della grande depressione e del Dust Bowl, testimone di storie di ordinaria disperazione ma anche di straordinaria umanità.

Migliaia di “Okies” si riversarono sulla 66 con i loro mezzi di fortuna in direzione ovest, verso la California, alla ricerca di un futuro migliore.

“Furore” racconta la storia di una di queste famiglie, la famiglia Joad, che lascia la propria terra ed attraverso US 66 giunge in California dove si trova ad affrontare una realtà diversa da come l’avevano immaginata.

Una realtà fatta di discriminazione, di soprusi perpetrati dai proprietari terrieri nei confronti di quei disperati in fuga.

Steinbeck parla della 66 e la chiama “Strada Madre”, un nome che identificherà per sempre la vecchia Highway.

Dal romanzo (vincitore del premio Pulitzer), John Ford, il mitico regista di tanti western, ne ricava uno splendido ed amaro film, con uno straordinario Henry Fonda nel ruolo di Tom, il giovane ed irrequieto componente della famiglia Joad.

 Tra l’altro “The ghost of Tom Joad” è anche il nome di un album e di una canzone del “Boss”, Bruce Springsteen.

La Route 66 nell’immaginario collettivo è sempre stata sinonimo di libertà, di viaggi “On the Road” senza meta.

Ma l’irresistibile fascino della Route 66 è soprattutto nelle sue storie, raccontate dai paesi e dai vecchi motels.

Ed è bello fermarsi ad ascoltarle.

I film ed i video girati lungo la Mother Road:

TITOLO
VIDEOCLIP/FILM
ANNO
ATTORI/Regista
TRATTO INTERESSATO
Cars Film 2006 – Film di animazione
Furore Film 1940 John Ford (R) Oklahoma/California
1997: Fuga da New York Film 1980 John Carpenter (R) Chain of Rocks Bridge (Illinois/Missouri)
Bagdad Cafè Film 1987 Percy Adlon (R) Bagdad Cafè, Newberry Springs (CA)
The Hitcher Film 1986 Rutger Hauer Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Kalifornia Film 1993 Brad Pitt, David Duchovny Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Southbound Film 2015 Episodi Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Starman Film 1984 John Carpenter Meteor City Trading Post, Meteor City (AZ)
Forrest Gump Film 1994 Tom Hanks Twin Arrows Trading Post
Easy Rider Film 1969 Dennis Hopper, Peter Fonda, Jack Nicholson Trails Arch Bridge (CA, AZ),
Louie the Lumberjack (Flagstaff, AZ)
Universal Solidier Film 1992 Dolph Lundgren, Jean-Claude Van Damme Cool Springs (AZ)
Rain Man Film 1988 Dustin Hoffman, Tom Cruise Big 8$ Motel, El Reno (OK)
Kill Bill 2 Film 2004 Quentin Tarantino Emma Jean’s Holland Burger Cafè, Victorville (CA)
Wake (Beneath the dark) Film 2010 Chad Feehan (R) Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Road to Paloma Film 2014 Jason Momoa (R) Needles (CA)
Kingman (AZ)
Roy’s Cafè, Amboy (CA)
The Weatherman – L’uomo delle previsioni Film 2005 Nicholas Cage Lou Mitchel’s (Chicago, Illinois)
Wake up – Il risveglio Film 2019 Francesca Eastwood Skyliner Motel (Stroud, Oklahoma)
Natural Born Killer Film 1994 Oliver Stone (R) Gallup
Encounter Film 2021 Micheal Pearce (R) Roy’s Cafè, Amboy Crater, tratto desertico
Un’ultima risata Film 2019 Chevy Chase, Richard Dreyfuss – Tucumcari (NM) Del’s Restaurant, Roadrunner Motel ed altre location lungo la Tucumcari Blvd/Route 66
– Albuquerque (NM) (Monterey Non Smokers Motel)
Hell or High Water Film 2016 David Mackenzie (R) Tucumcari (NM)
Sunset Motel (Moriarty, NM)
Whiting Bros Gas Station (Moriarty, NM)
Route 66 Casino Hotel
(Albuquerque, NM)
Breaking Bad Serie televisiva 2008 – 2013 – Albuquerque (NM)
Zia Motor Lodge
De Anza Motor Lodge
Crossroads Motel
ed altre locations
This Is What It Feels Like Videoclip 2013 Armin van Buuren Bagdad Cafè (Newberry Springs), Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Hero Videoclip 2001 Enrique Iglesias Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Driving Videoclip 2018 Emma Lee Vari posti da Tulsa (OK) a Santa Monica
Spicifrin Boy Videoclip 2010 Zucchero Historic Seligman Sundries (Seligman, AZ)
The Lost Art Of Keeping A Secret Videoclip 2000 Queens Of The Stone Age Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Good Guys Videoclip 2020 Lany Roy’s Cafè, Amboy (CA)
Life is a highway Videoclip 2015 FM Hotel Melrose, Barstow Pharmacy (Barstow anno 1954 – CA) tratto da “Show ‘Em the Road 1954 Mobilgas Film”

Io sono la US Highway 66

Pubblicato: settembre 29, 2016 in Route 66

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Luogo e data di nascita:
Springfield (Missouri), 30 Aprile 1926

Data di nascita ufficiale:
11 Novembre 1926

Nome di battesimo:
US66

Come avrebbero voluto chiamarmi:
US60, US62

I miei soprannomi:
The Main Street of America, The Great Diagonal Way, Will Rogers Highway ed anche Bloody 66. Ma per tutti io sono la sola ed unica Mother Road!

Stati che beneficiano del mio passaggio:
sono 8: Illinois, Missouri, Kansas, Oklahoma, Texas, New Mexico, Arizona, California

Città da cui parto:
Chicago (Illinois)

Città dove arrivo:
Inizialmente Los Angeles (California), successivamente hanno reclamato la mia presenza a Santa Monica (California)

Estensione del mio percorso:
E’ difficile da stabilire con certezza, sono molto irrequieta ed ho cambiato spesso percorso negli anni. Fidiamoci del Midpoint, 2.278 miglia (3.666 Km)

Caratteristiche:
Sinuosa, irrequieta, semplicemente irresistibile.

Età:
Non è educato chiedere l’età ad una signora, ma poiché ho accettato di dare la mia data di nascita, il calcolo è facile: sono 90 e ben portati!

Data del pensionamento:
27 Giugno 1985. Ma una leggenda non va mai in pensione!

Ora non sono più semplicemente la US Highway 66, io sono storia:
sono la Historic Route 66!

Route 66. Il Roy’s Cafè (Amboy, CA)

Pubblicato: settembre 18, 2016 in Route 66

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Subito dopo la costituzione della US highway 66, per velocizzare la realizzazione dell’intero percorso da Chicago a Los Angeles, sono stati utilizzati alcuni tratti di strade storiche.

È il caso, ad esempio, dell’Ozark Trail Road, nei territori del Missouri, Oklahoma, Texas e New Mexico, della IL4 in Illinois o della National Old Trails Road dal New Mexico fino a Los Angeles attraverso il deserto del Mojave.

Erano strade sterrate e non adatte a lunghe percorrenze, così come del resto non lo erano le poche automobili circolanti in quel periodo.

Il treno era ancora il mezzo più veloce e sicuro per spostarsi.

Con la diffusione dell’automobile come mezzo di locomozione di massa e la conseguente definizione di un moderno piano di autostrade interstatali, gli USA hanno dato vita ad un nuovo modo di concepire i viaggi.
La Main Street of America, ha cominciato quindi ad organizzarsi per fornire ai viaggiatori tutto quello di cui avevano bisogno durante il viaggio.

Una strada più sicura e confortevole, grazie al completamento della pavimentazione dell’intero percorso, servizi di assistenza per le automobili ed anche per i viaggiatori.

La concentrazione di queste attività era diventata molto elevata in alcuni suoi tratti, mentre in altri la loro presenza rappresentava una vera e propria oasi.

È questo il caso del Roy’s Cafè di Amboy in California, un locale ed una piccola comunità situate nel tratto desertico della National Old Trail Road, una delle antenate della US Highway 66, inclusa nel suo percorso dopo il 1926.

La zona intorno ad Amboy, è stata, verso la fine del 1800, un’importante sede di estrazione del sale, attività questa che ha permesso la nascita della piccola comunità e, qualche anno più tardi, la realizzazione di una stazione ferroviaria.

Amboy è la prima delle Alphabet Towns, la serie di comunità, identificate con dei nomi in ordine alfabetico, che dal deserto del Mojave arrivavano fino al confine con l’Arizona (Amboy, Bolo, Cadiz, Danby, Essex ecc.).

Il crescente business derivante dall’aumento dei viaggiatori lungo quel tratto desertico, convinse un agente di polizia della zona, Roy Crowl, ad aprire ad Amboy un’attività commerciale.

Un’attività tra le più diffuse ed utili in quegli anni di pionierismo automobilistico: un officina meccanica ed una gas station.
Nel 1938 nasceva il Roy’s Garage che, assieme ad altre attività lungo la Main Street della piccola Amboy, ha permesso alla comunità di conoscere anni di discreta prosperità a dispetto della difficile collocazione geografica.

Siamo verso la fine degli anni 30, e quella era ancora un’America a conduzione familiare.

Pochi anni dopo, in società con quello che presto sarebbe diventato suo genero, Roy ha aggiunto alla stazione di servizio un Cafè ed un piccolo Motel.

Il Roy’s Garage si era quindi trasformato, assumendo il nome che ancora oggi identifica una delle icone più famose della Route 66: il Roy’s Motel and Cafè.

Qualche anno più tardi, nel 1958, è stata inoltre realizzata la sua famosa insegna, una delle più amate e fotografate dell’intero percorso della Strada Madre.

Gli affari per il Roy’s Cafè andavano a gonfie vele negli anni d’oro della Main Street of America ed il personale operante nella struttura arrivò a contare una settantina di persone circa.

Ma, come è accaduto un po’ ovunque lungo il percorso della Mother Road, il destino per quell’oasi nel deserto del Mojave era segnato.

Con l’apertura della Interstate 40, agli inizi degli anni 70, il traffico dei viaggiatori lungo quel tratto di Route 66 si interruppe repentinamente gettando Amboy nell’oblio.

Progressivamente le circa 700 persone che vivevano in quella piccola cittadina nel deserto, cominciarono ad abbandonarla al suo inevitabile destino.

Con la nuova e più veloce intestate nessuno aveva più l’interesse a percorrere quella striscia d’asfalto nel deserto.

Il Roy’s Cafe e la comunità di Amboy, entrambe di proprietà della famiglia di Roy, hanno subito, negli anni successivi all’apertura della I40, alcuni cambi di gestione.

Le principali attività del Roy’s Cafè erano ormai cessate ed i nuovi gestori hanno cercato di sfruttare l’appeal di quella che era ormai diventata una “sinistra” ghost town nel deserto, provando ad attirare gli investimenti del mondo dorato di Hollywood.

Ad Amboy, e nel Roy’s Cafè, sono stati realizzati dei film (The Hitcher – La lunga strada della paura), spot pubblicitari ed anche videoclip musicali (Enrique Iglesias – Hero).

Nel 2005 sia Amboy che il Roy’s Cafè, sono stati acquistati, per 425.000, dollari da un imprenditore proprietario di una famosa catena di fast food.

L’intento dell’imprenditore, tra l’altro anche proprietario del primo McDonald’s di San Bernardino in California, oggi un museo, era di riportare Amboy ai fasti di un tempo, riaprendo il Cafè ed il motel.

Ad oggi il solo Cafè e la stazione di servizio hanno ripreso regolarmente a funzionare ed Amboy conta in totale 4 abitanti, i gestori del locale.

Amboy è una ghost town, come tante altre lungo il percorso della Route 66; il mitico cafè, la stazione di servizio, l’ufficio postale (tutti funzionanti), la scuola e poco altro sono gli unici legami col passato ancora visibili ai viaggiatori.
Ma del Roy’s Cafè resta anche il suo irresistibile fascino, qualcosa che nessuno, neanche la modernità potrà mai usurpare.