Route 66 2018. Chicago

Pubblicato: agosto 29, 2018 in Route 66

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“Quando rimossero lo scudetto della Route 66 che segnava il termine est della Mother Road c’era la tipica atmosfera invernale di Chicago: freddo intenso ed umidità.
Quel giorno, il 17 gennaio del 1977, la Mother Road era entrata da meno di due settimane nel suo cinquantunesimo anno. Ma non c’erano feste che celebrassero il suo anniversario. Non si stappò champagne ne’ ci furono discorsi.
Ci furono solo poche maledette lacrime.”
Michael Wallis, scrittore


Il viaggio lungo la US Highway 66 si è quindi concluso.

Sono ancora frastornato dall’interruzione dei rituali che accompagnano giornalmente un viaggio come questo.

Ogni giorno un nuovo motel, ogni giorno tanta gente da incontrare, ogni giorno una nuova splendida avventura.

Oggi niente di tutto questo.

La gente.

Ogni volta che percorro la Route 66 aumentano le persone che incontro e con cui resto in contatto.

Quest’anno è stato bellissimo.

La gente del posto mi seguiva giornalmente, sapeva dov’ero e mi accoglieva sempre con entusiasmo quando arrivavo al loro negozio o mi fermavo a vedere una delle icone lungo la Mother Road.

Mi hanno fatto regali, upgrades di stanze senza sovrapprezzo, ho ricevuto abbracci, ho anche provato tristezza per situazioni che il destino, purtroppo, sta rendendo complicate.

Sentirsi uno di famiglia.

Ecco, è questa la sensazione che ho percepito.

“The italian photographer”, uno di loro, uno che ama il loro mondo e loro ne sono felici.

Ho scattato un’infinità di foto con loro che alla fine mi riporterò dietro il prossimo anno.

Viaggiare lungo la Route 66 chiusi in macchina, a cavallo di una moto, a piedi o in bicicletta senza interagire con la gente che vive della Route 66 è inutile.

Ci sono altri posti dove viaggiare in questo modo.

Non sulla Route 66.

Sulla Route devi fermarti a parlare con la gente, di continuo.

Devi costantemente rivedere la tua tabella di marcia, perché ti attardi a parlare con un amico che aspettava di vederti per raccontarti cosa è successo durante quest’anno in cui sei stato assente.

La Route 66 è questo e nient’altro.

E poi gli amici di Facebook.

Ne abbiamo incontrati tantissimi ed ogni volta è stata una bellissima esperienza.

Comincerò ad elaborare le differenze tra le due direzioni di percorrenza una volta a casa, ma a caldo non ce ne sono molte.

Tecnicamente praticamente nessuna, se non che gran parte delle attrazioni si trovano sulla corsia opposta e che quindi devi andare dall’altra parte o proseguire e fare inversione.

Del resto la migrazione, sia forzata che di piacere, degli americani è sempre stata verso ovest e quindi era da quel lato che si poteva fare business.

Di contro percorrendo la Route 66 Eastbound mi sono risparmiato il pagamento del drop off per l’auto, quasi sistematico nel percorso verso Los Angeles.

Per il resto ci sono fattori emozionali, a favore dell’uno e dell’altro.

Arrivare a Santa Monica è spettacolare, è come la fine di un film.

Visiti tutte gli “End of the trails”, trascorri il pomeriggio sul molo attendendo il tramonto.

Ma quando arrivi non ne puoi più ed il cartello sul pier è una sorta di liberazione.

Non ne puoi più del traffico per entrare a Los Angeles, non ne puoi più di quel lunghissimo rettilineo che da San Bernardino sembra non finire più.

Arrivi stanco.

Dopo Barstow non c’è gran che e quindi da qui il viaggio si può considerare finito.

Arrivare a Chicago è più anonimo.

C’è un semplice cartello “END”, una semplice indicazione che la strada finisce li.

Come si usava fare un tempo, quando la Route 66 non immaginava di diventare leggenda.

I due terminali secondo me sono anche lo specchio delle due aree dell’America.

L’est è più sobrio, l’ovest è più “americano”.

Anche l’arrivo ad est, sulla Jackson Blvd, è una pura convenzione così come il “Begin” e l’End of the Trail a Santa Monica.

Un modo per dirti che è finita.

La fine (e l’inizio) veri a Chicago si trovavano sulla Jackson Dr. All’incrocio con la Lake Shore Dr.

Ma mentre in California tutti gli “end of the trails” della Route 66 sono contraddistinti con dei cartelli, qui ad est, nel punto storico, non c’è nulla.

Si sono limitati a posizionare i cartelli “Begin”, sulla Adams Str., e l’”END” sulla Jackson Blvd.

Ma tecnicismi a parte, arrivare a Chicago è anche meno liberatorio, non sei stanco.

Non hai tempo per annoiarti come sulla interminabile Foothill Blvd in California.

Il tratto da Springfield a Chicago è pieno di cimeli da vedere.

E sono cimeli bellissimi.

Non hai tempo per lasciarti andare alla nostalgia o per non vedere l’ora di arrivare.

Ma insomma, Eastbound o Westbound poco importa.

E’ importante percorrerla godendo delle cose che offre e dell’affetto della gente.

Il mio ultimo giorno qui si sta per concludere.

Chicago è stata caldissima e molto umida, il che contrasta con la citazione che ho scelto per oggi.

Adoro quella citazione.

Ho pranzato nello storico Lou Mitchell’s, perché un viaggio sulla Route 66 che si rispetti deve cominciare con una colazione in quel locale, e per me che l’ho percorsa al contrario, deve finire li con un bel pranzo.

Lasciare la Route 66 per me è sempre complicato, e ad ogni viaggio lo è sempre di più.

 

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