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Il Molise

Pubblicato: gennaio 3, 2024 in Foto, Viaggi
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Civitacampomarano (CB)


Il Molise… non esiste.

Basta solo pronunciare il nome di questa splendida regione per sentire subito qualcuno che ti completa la frase in questo modo.

Lo fa per sentito dire, perché è diventato di moda parlare del Molise in questi termini.

Ci sono ashtags, citazioni più o meno reali, siti ed altro ancora che si prendono gioco della più piccola regione a statuto ordinario del nostro paese (la seconda più piccola dopo la Valle d’Aosta che però è a statuto speciale).

Ed invece il Molise esiste eccome, ed è bellissimo.

Vi ho trascorso 5 giorni nell’ottobre 2021 ed altri 4 agli inizi di maggio 2023.

Già dal primo approccio ne rimasi piacevolmente sorpreso, nonostante le corte e fredde giornate di ottobre.

Il Molise è selvaggio, è per viaggiatori che amano vivere il paesaggio senza intermediari.

Le strade sono strette, spesso impervie, ci si aspetta sempre che si allarghino in prossimità dei paesi, ed invece restano così fino alla fine.

Boschi, montagne, laghi, castelli, rocche, buon cibo e bella gente, è tutto li a portata di mano pronto ad essere vissuto.

Le sue bellezze non sono pubblicizzate, un po’ tutti i molisani lamentano per questo l’assenza della regione (in senso politico), e dal loro punto di vista hanno ragione.

Dal mio, un punto di vista puramente egoistico, è un bene perché puoi vivere quasi in solitudine tutto quello che questa splendida regione ha da offrire, senza code, senza urla, senza orde di turisti accalcati.

Tutto cambierà un giorno, me lo auguro per i molisani, perché la loro splendida regione merita attenzione da parte del turismo nazionale ed estero, ma so già che quando questo accadrà perderà ai miei occhi un po’ del suo fascino.

Per ora me la sono goduta così durante i mie due viaggi e sono certo che ne approfitterò ancora.

In occasione di una nostra sosta alla Grotta di San Michele Arcangelo a Sant’Angelo in Grotte siamo stati intervistati da una troupe di RAI 3 Molise e questo è il servizio mandato in onda il 12 Maggio:

Il turismo religioso in Molise (rainews.it)

In entrambe le occasioni ho soggiornato all’Agriturismo La Ginestra a Cercemaggiore, a pochi km da Campobasso, un luogo splendido, gestito benissimo e dove si mangia divinamente (qualche anno fa partecipò alla trasmissione 4 Ristoranti di Alessandro Borghese).

Un posto magico come magica è la regione in cui si trova.




















Valle d’Aosta 2023

Pubblicato: dicembre 10, 2023 in Foto, Viaggi
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Castello di Aymavilles


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Ristoranti:

Ristoranti



La Valle d’Aosta è una piccola, meravigliosa regione, un connubio perfetto tra storia, bellezze naturali e buon cibo.

Vi ho trascorso 2 settimane cercando di assaporarne il gusto, diventarne parte per meglio comprenderla e formare il mio pensiero.

Nonostante sia piccola e con poco più di un ora si possono raggiungere le tappe più distanti, ci sono diverse cose che, per questioni di priorità o per mancanza di tempo, non sono riuscito a vedere.

Ma è mio solito concedere almeno un bis a tutto quello che faccio, e sicuramente ci tornerò.

La Valle d’Aosta è terra di castelli, ce ne sono un’infinità, ognuno con le sue caratteristiche e con la sua storia, ma quasi tutti accomunati da un filo conduttore: la famiglia Challant.

Gli Challant  erano dei vassali dei Savoia a cui fu concessa la gestione delle proprietà della Vallée ed il titolo nobiliare di visconti di Aosta.

E’ stata la famiglia più potente della regione nel periodo che va dal medio evo al rinascimento.

La storia degli Challant porta, come detto, alla famiglia reale a cui alcuni dei castelli visitati sono appartenuti (Castel Savoia di Gressonney ad esempio, o la tenuta di caccia di Sarre).

Molti dei castelli sono di origine medievale, alcuni splendidamente ristrutturati, altri in rovina, altri trasformati in “contenitori”, ovvero in musei che espongono cose che spesso con il castello ospitante c’entrano poco.

Ne ho visitati 11, alcuni di questi mi hanno davvero entusiasmato, come ad esempio il castello di Issogne, il castello di Fenis (dalle forme spettacolari) o il Castel Savoia a Gressonney.

E poi la natura: i laghi, i monti e tra questi la montagna per antonomasia: il Monte Bianco.

E’ stata senza dubbio l’escursione più bella, quella più emozionante e coinvolgente.

Il Monte Bianco ti sovrasta, ti manipola, ti fa sentire “piccolo”.

E poi l’escursione nella pancia del Monte Rosa, attraverso la miniera d’oro di Brusson, e la passeggiata sul colle del Gran San Bernardo sono tra le mie tappe preferite della vacanza.

La Valle d’Aosta è una piccola, splendida regione che resta nel cuore.


La natura ed i paesaggi

Chamois

La Valle d’Aosta, come detto, non è solo terra di castelli, è terra di bellezze paesaggistiche, come Chamois, un bellissimo comune posto a 1.800 metri di altitudine raggiungibile solo attraverso la funivia.

Si passeggia in assoluta tranquillità nel piccolo comune, senza l’assillo delle macchine e del frastuono tipico della città.

E’ possibile salire ancora fino al lago di Lod (in seggiovia o a piedi) o anche più su.

Lod è un piccolo lago di montagna dal quale probabilmente d’inverno prelevano l’acqua per i cannoni da neve.

Passeggiarci intorno è rilassante.

In molti approfittano delle aree attrezzate per il picnic per cuocere della carne, noi, non attrezzati per questa evenienza, abbiamo approfittato di una delle baite del posto per dare avvio alla nostra esperienza culinaria, cominciando dalla polenta concia con i funghi.


Gouffres Des Bousserailles

La Vallèe è anche terra di canyons o orridi, come il piccolo ma bellissimo Gouffres Des Bousserailles, con l’ottimo ristorante adiacente.

Il ristorante gestisce, attraverso la vendita dei biglietti, gli accessi all’orrido.

Il percorso lungo l’orrido è molto breve, la visita è quindi veloce, ma ne vale davvero la pena.

La violenza delle acque del torrente Marmore è affascinante da vedere e da fotografare.

E se l’orario lo consente una sosta al ristorante Antica trattoria Lo Gurfo (che come detto gestisce anche gli accessi all’orrido) è consigliabile per rilassarsi all’aperto e per gustare le prelibatezze locali.


Lago Blu

Il piccolo Lago Blu si incontra dopo l’orrido nel percorso verso Cervinia.

Un piccolissimo lago dai mille colori incastonato tra le montagne; un’altra opportunità per godersi le bellezze naturali di questa splendida regione.


Orrido di Pre-Saint-Didier

Restando nella sfera dei cosiddetti “orridi”, un altro che vale la pena visitare è quello di Pre-Saint-Didier, non molto lontano da Courmayeur, con la sua passerella panoramica affacciata sul canyon di fronte al Monte Bianco.

In basso, sotto la passerella panoramica, è collocato un vecchio ponte sulla Dora di Verney. Lo scorrere violento delle acque sotto al vecchio ponte sono un richiamo forte per scattare qualche foto; lo scorcio è infatti estremamente suggestivo.


Etroubles ed il Colle del Gran San Bernardo

La natura è uno degli aspetti caratteristici della Valle d’Aosta: un piccolo fazzoletto di terra incastonato tra le montagne.

Le temperature in questo periodo dell’anno sono generalmente più clementi rispetto a dove vivo, anche se quest’anno, soprattutto nella seconda settimana, si sono alzate anche li.

Al confine con la Svizzera, al Colle del Gran San Bernardo, il clima era molto fresco.

Le montagne ed il piccolo, bellissimo lago, erano un irresistibile invito a salire in cima.

Tuttavia, prima di arrivare in vetta, mi sono concesso una sosta nello splendido borgo di Etroubles; una passeggiata rigenerante in mezzo alle sue case storiche con degli scorci davvero suggestivi.

La strada che sale fino al colle è uno spettacolo per gli occhi; sono state assidue le mie fermate prima di arrivare in cima, per catturare con la fotocamera la bellezza che circonda questa striscia di asfalto, sia in alto verso la cima che in basso verso valle.

Ed una volta in cima, ad oltre 2.400 metri, ci si abbandona a brevi ma intense camminate intorno al lago, verso la parte dove trova posto la statua del santo o attraverso gli innumerevoli sentieri di varie difficoltà.

C’è molto da vedere lassù, e c’è qualcuno che ne ha massicciamente approfittato:

La zona ha anche una rilevanza storica oltre che paesaggistica e di transito per dirigersi in Svizzera: Napoleone passò di qui nella seconda campagna d’Italia del 1800.

Tuttavia, arrivato lassù, è la bellezza del paesaggio a prendere possesso degli occhi; la vista è splendida ovunque si intenda volgere lo sguardo.


Miniera d’oro Chamousira

Il Monte Rosa non è solo una montagna tra le più amate ed il soggetto principe di panorami mozzafiato.

Il Monte Rosa è stato, e lo è ancora, pieno di ricchezza.

Oro e Quarzo soprattutto, ma anche altri minerali giacciono nelle sue viscere.

Una delle escursioni più belle mi ha condotto al suo interno, attraverso la Miniera d’oro Chamousira a Brusson.

La grande passione della guida, la sua perizia nel raccontarci ogni dettaglio delle epiche estrazioni aurifere insieme e quello che direttamente la miniera ci proponeva, hanno reso l’escursione bella ed interessante.

Dopo qualche breve ma appassionato ragguaglio sulla grande quantità d’oro custodita all’inizio del secolo (ma in parte ancora presente), si è partiti per il percorso all’interno della montagna attraverso uno dei tunnel (il numero 7) scavati dai minatori per estrarre oro e quarzo.

La temperatura era gelida, amplificata da un vento che spirava lungo tutta la galleria.

Ogni tanto si approfittava di piccole insenature per ascoltare i racconti della guida e per osservare la roccia che spesso lasciava trasparire estese venature di quarzo.

È stata una bellissima escursione, splendidamente raccontata.


Chemp villaggio d’arte

Uno dei giorni della mia permanenza in valle, la mattina presto, mi sono diretto verso un posto surreale, una bomboniera, un distacco dalla realtà: Chemp villaggio d’arte.

Chemp è una sorta di museo a cielo aperto, un villaggio disabitato immerso nel bosco con abitazioni risalenti al XIX secolo ornate da sculture in legno, bronzo, marmo ed altri materiali, realizzate da un artista della zona con l’intento di far rinascere il vecchio borgo.

L’atmosfera che si respira è straordinaria; passeggiare tra le vecchie abitazioni è come immergersi in una fiaba.

Il silenzio, lo scricchiolio della terra sotto i miei piedi e le bellissime ed evocative sculture che si incontrano passeggiando per le vie della piccola Chemp sono ricordi che porterò dentro di me e tirerò fuori ogni qual volta lo stress della città sta per prendere il sopravvento.

Chemp è un posto magico, la magia di attimi e luoghi che non esistono più ma dei quali se ne sente profondamente il bisogno.


Fontainemore

Quello stesso giorno, lasciata a malincuore Chemp, prima di andare verso Gressonney per visitare lo splendido Castel Savoia, ho fatto una tappa a Fontainemore (dove peraltro ho consumato il pranzo più buono del viaggio).

Lo scorcio del vecchio ponte sul torrente Lys con il campanile della chiesa di Sant’Antonio Abate è una cartolina perfetta che rappresenta la bellezza di questa parte della Valle.


Il Monte Bianco

La Valle d’Aosta non è solo terra di castelli, è ovviamente anche terra di montagne e la montagna per antonomasia del nostro paese è lui, il Monte Bianco.

E’ stata senza dubbio l’escursione più attesa e quella che ha mi ha regalato le emozioni più intense.

Per quanto si possano essere viste foto su internet non si è mai preparati alla vista di una così straordinaria bellezza.

Per raggiungere la vetta, da Courmayeur, occorre utilizzare la funivia Skyway, un’avveniristica costruzione che in circa 15 minuti, in 2 tappe, ti porta a Punta Helbronner a 3.462 m, proprio di fronte alla cima del Monte Bianco.

Occorre prenotarla prima online, e così ho fatto una volta accertatomi che la giornata sarebbe stata buona, senza precipitazioni.

55 Euro per salire in cima dove, di norma, si può stare un’ora e mezza per poi scendere.

Il vincolo non è valido nel caso si decida di pranzare a Helbronner o di utilizzare la funivia panoramica che porta nel versante francese del massiccio, a Chamonix.

Io ho fatto entrambe.

Arrivato a Courmayeur, alla base della Skyway, la partenza era prevista per le 9,15, ma alle 9,00 sono partito per la vetta.

La cabina è circolare e nel tragitto ruota su se stessa per permettere ai viaggiatori di godere dell’intero panorama che circonda la funivia.

Si scende alla tappa intermedia di Pavillion a 2.173 m per poi proseguire verso Helbronner.

Una volta in cima mi sono precipitato ad acquistare il biglietto della funivia panoramica francese che conduceva al loro versante (costo 38 Euro a persona).

Il viaggio dura circa mezz’ora, complice le numerose fermate per permettere di godere di uno spettacolo meraviglioso.

Durante il viaggio si è come in preda alla spasmodica voglia di fotografare qualsiasi cosa, ogni singolo sperone di roccia, ogni singolo fiocco di neve.

La funivia stessa è particolarmente suggestiva.

Arrivati nella parte francese del massiccio, attraverso le numerose terrazze disponibili, si può godere di un panorama splendido.

L’altezza da queste parti è di 3.842m.

Si fa fatica a salire le scale, si ha il fiatone solo per percorrere brevi tratti.

L’aria rarefatta svolge il suo compito egregiamente, soprattutto su chi, come me, non è abituato a queste altitudini.

Ma ne vale davvero la pena.

Raramente ho assistito a spettacoli naturali così intensi e coinvolgenti.

Non sono un montanaro, sono uno sciatore ed amo la neve e la montagna, e qui mi sentivo come a casa.

Alle 13 avevo l’appuntamento a Helbronner per il pranzo al Bistrot Panoramic, anche questo prenotato e pagato online ad eccezione delle bevande da pagare in loco.

Il pranzo onestamente non è stato niente di particolarmente memorabile, ma il punto di forza è dove si è pranzato: immersi in uno scenario meraviglioso.

Nel pomeriggio un po’ di tempo l’ho trascorso a Pavillion, la tappa intermedia dello Skyway, passeggiando tra il giardino botanico.

Ed infine il ritorno a casa.

E’ stata una giornata meravigliosa, trascorsa senza fiato, per l’altitudine ma soprattutto per la bellezza del Monte Bianco.


LA STORIA

Pont-Saint-Martin

La Valle d’Aosta è storia.

Da Aosta, con i resti della civiltà romana, a tanti altri paesi della Vallèe.

Un bellissimo esempio è il ponte romano di Pont-Saint-Martin, risalente al 1° secolo avanti Cristo, e la Strada Romana delle Gallie, realizzata per collegare Roma alla Valle del Rodano, della quale un breve ma suggestivo tratto lo si trova all’ingresso del paese.


Pont D’Ael

In direzione Courmayeur, nei pressi di Aymavilles, si trova un’altra bellissima testimonianza della presenza dei romani.

Siamo a Pont d’Ael, o Pondel, un piccolissimo borgo che custodisce un’opera tanto imponente quanto preziosa: un ponte-acquedotto romano.

Risale al 3° secolo avanti Cristo e fu edificato da un privato cittadino, Caius Avillius Caimus, originario dell’allora Patavium (Padova).

E’ una costruzione con le funzioni di ponte e di acquedotto, lunga più di 50 metri ed alta più o meno altrettanto, la cui sommità è attraversabile a piedi e lo stesso è possibile per la sua parte interna.

E’ una visita abbastanza veloce, ma da fare assolutamente, accompagnandola, come ho fatto io, con la visita al vicino castello di Aymavilles.


Aosta

Parlando di storia, il fulcro della Vallèe è ovviamente il suo capoluogo: Aosta, Augusta Praetoria Salassorum come fu chiamata dai romani.

Fondata dai romani nel 25 Avanti Cristo, Aosta è al centro della regione ed espone al viaggiatore resti bellissimi del suo passato.

Il teatro, Porta Praetoria, l’Arco d’Augusto, lo splendido e suggestivo Criptoportico Forense sono solo alcuni, i più famosi, punti di interesse di questa splendida città.

Molti di questi luoghi sono altresì noti agli appassionati della finction “Rocco Schiavone”, ambientata proprio ad Aosta tra gli scorci di questa bellissima città.

Un’estesa area pedonale si snoda lungo via di Porta Praetoria e permette di godere del clima fresco e di un’atmosfera assolutamente rilassante, immersi nei piccoli, caratteristici negozi.

Ho visitato Aosta le due domeniche del mio soggiorno, prima e dopo ferragosto, e nonostante nella prima occasione ci fosse tanta gente non c’era il caos che ci si potrebbe aspettare in periodi come questo.

È stata davvero una bella sensazione passeggiare tra i resti di qualcosa, che da romano, mi faceva sentire a casa, come ad esempio una replica della lupa capitolina, eretta negli anni 30 davanti alla Casa Littoria (oggi Assessorato alle Attività produttive).

Lo scorso anno ne vidi un’altra simile ad Aquileia.

E come fu per Aquileia lo scorso anno, anche Aosta è apparsa ai miei occhi come una piccola Roma.


I CASTELLI

Ma la Valle d’Aosta, dicevo, è soprattutto terra di castelli, ce ne sono un’infinità.

Bellissimi, austeri, imponenti, dominano le splendide vallate della regione.

Ne ho visitati 11 più Bard che in realtà è stato un forte, e quindi:

  1. Castello di Verres
  2. Castello di Graines
  3. Castello di Fenis
  4. Castello di Savoia
  5. Castello di Cly
  6. Castello di Issogne
  7. Castello di Aymavilles
  8. Castello di Saint-Pierre
  9. Castello Sarriod de La Tour
  10. Castello di Sarre
  11. Castello di Introd
  12. Forte di Bard.

Castello di Verres

E’ stato il primo castello che ho visitato, si trova a Verres a pochi km da dove risiedevo.

La sua forma inconsueta, praticamente un cubo di 30 metri di lato, domina la zona.

Era una fortezza la cui forma attuale risale alla fine del 1300.

È accessibile tramite visita guidata, come peraltro quasi tutti i castelli che ho visitato, ed è la forma di visita da preferire perché si colgono aspetti della loro storia che alla sola vista non si apprezzerebbero.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/verres/castello-di-verres/864


Castello di Graines

C’è una sorta di anello stradale che unisce i paesi di Verres, Brusson e Saint Vincent.

La strada è ovviamente di montagna, a tratti è piuttosto ripida ma bella da percorrere.

Lungo questa strada si incontra il Castello di Graines che, a differenza di quello di Verres visitato poche ore prima, è accessibile liberamente senza pagare un biglietto ma del quale restano solo le rovine.

E’ tuttavia suggestivo, per la vista del territorio circostante, della cittadina di Brusson (la città delle 8 montagne) e per le foto che se ne possono ricavare.

Il castello risale a circa il 1200, periodo intorno al quale gli Challant ne vennero in possesso.

Non resta molto quindi, ma spesso i castelli in queste condizioni mi affascinano ancor di più dei castelli la cui ristrutturazione può in alcuni casi averne snaturato l’essenza.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/brusson/castello-di-graines/867


Castello di Fenis

Il Castello di Fenis è uno spettacolo dal punto di vista architettonico.

E’ il castello per definizione.

L’ho visitato nello stesso giorno di Verres e Graines, tramite una visita guidata partita alle 18,30.

La sua sagoma è imponente e la sua configurazione attuale è frutto di diversi lavori che hanno avuto luogo in periodi diversi.

E’ stata una sede di rappresentanza degli Challant, un modo molto forte per mostrare agli ospiti del castello la ricchezza e la potenza della famiglia.

E’ senza dubbio uno dei castelli più belli tra quelli visitati.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/fenis/castello-di-fenis/979


Castel Savoia

Castel Savoia nei pressi di Grennonney Saint Jean è esteticamente uno dei castelli più belli che ho visitato.

E’ di realizzazione piuttosto recente, la sua costruzione, durata 5 anni, si è conclusa nel 1904.

Fu realizzato per volere della Regina Elisabetta di Savoia che nel castello ha trascorso le sue estati scalando perfino il Monte Rosa.

In una delle stanze sono raccolte diverse foto che ritraggono la regina in scene di vita quotidiana ed anche all’atto della citata escursione sul monte Rosa.

Il castello è pomposo, ricco, con soluzioni tecniche innovative per l’epoca ed affaccia sul Monte Rosa.

In alcune delle stanze più frequentate dalla regina se ne può percepire la presenza godendo della splendida atmosfera che questa costruzione regala.

E’ senza dubbio uno dei castelli più belli che ho visto, probabilmente quello che mi ha coinvolto di più assieme a quello di Issogne, proprio grazie ai richiami alla vita privata della regina che ha dato un’impronta importante alla struttura.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/gressoney-saint-jean/castello-savoia/873


Castello di Cly

Il Castello di Cly, appartenente al ramo Cly della famiglia degli Challant, nonostante sia in rovina è visitabile solo con la guida.

Ma la presenza della guida è comunque importante poichè si riesce a cogliere il senso di quel che resta immaginando la sua antica struttura.

I racconti delle guide sono sempre interessanti, soprattutto in contesti come questo.

Il castello è uno dei più antichi della Valle d’Aosta e la vallata su cui affaccia, dove scorre la Dora Baltea, permette di godere di una splendida vista; da qui è anche visibile il castello di Ussel.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/saint-denis/castello-di-cly/1220


Castello di Issogne

Assieme al Castel Savoia quello di Issogne è il castello che mi è piaciuto di più.

Non era un castello in senso stretto, non aveva protezioni tipiche dei manieri medievali, ciò era dovuto al fatto che la struttura era fondamentalmente adibita ad abitazione (la struttura, nel 1500, fu donata dal priore di Sant’Orso Giorgio di Challant a sua cugina).

Feste, ospiti e mondanità erano di casa qui nel castello, nel quale lo sfarzo ostentato era un chiaro biglietto da visita della ricchezza degli Challant.

Una cosa, tra le tante mi ha incuriosito, gli ospiti potevano scrivere commenti sui muri, dichiarazioni d’amore, commenti sul periodo storico, sull’ospitalità della famiglia ed in genere su tutto quello che volevano.

Una sorta di Facebook ante litteram con tanto di “like” (sotto alcuni dipinti è ancora leggibile il commento di apprezzamento degli ospiti).

Tutti i commenti sono tutt’ora chiaramente visibili sulle mura delle stanze del castello, ad eccezione di quelli particolarmente negativi o imbarazzanti nei confronti della famiglia ospitante la quale, come un provetto amministratore di un gruppo, ha provveduto prontamente a cancellare ma dei quali resta ancora visibile la raschiatura della cancellazione.

Tutto questo è come una sorta di tramite tra il nostro tempo e quello in cui la struttura era viva.

Scritte in latino, in francese antico, in italiano rapiscono i pensieri e ci proiettano nel passato.

La visita è stata tra le più appassionanti anche grazie alla guida che, con un contagioso entusiasmo, l’ha resa tale.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/issogne/castello-di-issogne/980


Castello di Aymavilles

Il Castello di Aymavilles esteticamente è bellissimo.

Domina una vasta vallata e la sua sagoma è visibile da diversi altri castelli della zona: da Saint Pierre, da Sarriod de La Tour.

Del resto i castelli, per questioni propriamente di difesa, erano tra di loro visibili.

Ma al di la delle questioni tecniche, il castello di Aymavilles è davvero molto bello.

E’ stato anch’esso realizzato in più fasi, come ad esempio le 4 bellissime torri poste agli angoli della struttura principale.

La datazione più vecchia rilevata dai documenti del castello è di circa il 1200.

Purtroppo all’interno ci sono pochi richiami alla sua estetica dell’epoca poichè è quasi interamente adibito a museo.

Ma questa mancanza non inficia affatto il fascino barocco/medievale che lo splendido castello diffonde in tutta la vallata che domina con eleganza.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/aymavilles/castello-di-aymavilles/851


Castello di Saint-Pierre

Anche il castello di Saint-Pierre, come quello di Aymavilles, è utilizzato per scopi museali, ospita infatti il museo di scienze naturali.

La struttura, affacciata sulla valle della Dora di fronte al castello di Aymavilles, risale a circa il 1100; è uno dei castelli più antichi della Vallèe.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/saint-pierre/castello-di-saint-pierre/1133


Castello Sarriod de La Tour

Sempre a Saint-Pierre, al di sotto dell’omonimo castello, si può visitare il Castello di Sarriod de la Tour appartenuto alla famiglia nobile Sarriod.

Non è bellissimo, è stato recentemente rimodulato attraverso un restauro, e si visita abbastanza velocemente.

Ci sono tuttavia degli spunti molto interessanti riguardo all’uso del castello, prevalentemente di rappresentanza, ed alla storia dell’epoca.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/saint-pierre/castello-sarriod-de-la-tour/901


Castello di Sarre

Sarre è immersa nella riserva di caccia dei Savoia e l’omonimo castello, acquistato dalla famiglia reale nella seconda metà del 1800, era la collocazione perfetta per soggiornare durante le battute di caccia del Re Vittorio Emanuele II.

Anche il figlio, Umberto I, era appassionato di caccia ed ha frequentemente utilizzato il castello anche se la consorte, la regina Margherita di Savoia non lo ha mai particolarmente amato preferendogli Castel Savoia a Gressonney.

Gli interni sono sfarzosi e pieni di trofei di caccia, distribuiti in sale apposite e lungo i corridoi.

E’ una struttura molto bella che affascina per quello che è stata nei suoi anni di utilizzo e per la sua imponenza.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/sarre/castello-reale-di-sarre/1131


Castello di Introd

Il castello di Introd è appartenuto alla famiglia Sarriod ed è accessibile tramite visita guidata.

Il castello, di cui al momento è visitabile solo il piano terra e la torre, ed il giardino circostante sono davvero molto belli.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/introd/castello-di-introd/895


Forte di Bard.

Il Forte di Bard non è propriamente un castello, è stata una fortezza.

Una fortezza inespugnabile che solo Napoleone riuscì a vincere ordinando in seguito di abbatterla.

La posizione e la forma della struttura sono sicuramente affascinanti, anche se, come peraltro già raccontato per altre location, della fortezza all’interno si racconta poco perché è utilizzata come sede di mostre.

Ci sono solo 2 visite guidate a settimana, altrimenti lo si può girare liberamente scegliendo, compreso nel prezzo del biglietto, due esposizioni da vedere.

Io ho scelto le prigioni ed una mostra fotografica.

Nel 2015 il forte è stato utilizzato come location per il film “Avengers”; alcune statue dei supereroi protagonisti del film sono disponibili all’interno della struttura.

https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/bard/forte-di-bard/988


Vajont, 9 ottobre 1963, ore 22:39

Pubblicato: ottobre 9, 2023 in Viaggi

“Ogni tanto qualcuno mi chiede se ho perdonato.
No. Non ho perdonato.
Non potrò mai perdonare gli uomini che hanno consentito tutto questo.”
Tratto dal film “Vajont – La diga del disonore” di Renzo Martinelli (2001)
Lo skyline di Atlanta dal Jackson Street Bridge

Ogni mio viaggio è caratterizzato da tantissime foto; del resto fare foto è il mio lavoro.

Ed una volta a casa realizzo e stampo un fotolibro che contiene quelle che mi sono piaciute di più.

Del viaggio negli USA del 2019, il mio undicesimo, non lo avevo ancora fatto.

E’ stato uno dei viaggi più belli, insieme a quello dell’anno precedente quando avevo percorso la Route 66 “al contrario” (da LA a Chicago).

Nel 2019 ho viaggiato nel sud degli USA, partendo da Atlanta, verso Nashville, Memphis, New Orleans, Houston, San Antonio e poi l’immancabile Route 66, che ancora una volta, come l’anno prima, ho percorso “al contrario” (Eastbound), da Tucumcari a Chicago.

E’ stata la mia sesta volta a Tucumcari (ed al Blue Swallow Motel) e la quinta lungo il tratto est della Mother Road.

Ho rivisto tanti amici, ho salutato Nancy e Kevin del Blue Swallow (il motel sarebbe stato venduto l’anno successivo), che mi hanno riempito di regali tra i quali la notte alla Lillian Redman Suite, la stanza più bella del motel, quella dedicata alla sua storica proprietaria.

E’ stato un viaggio meraviglioso del quale mi restano bellissimi ricordi, tante foto e l’immancabile fotolibro.

Questa è la pagina con il diario di quel viaggio:

Questa è la pagina con il resoconto una volta a casa con i video girati lungo il percorso:

E questo è il fotolibro:


Friuli Venezia Giulia (2021 – 2022)

Pubblicato: dicembre 26, 2022 in Viaggi

Santuario del Monte Lussari

La pandemia mi ha fatto (ri)scoprire l’Italia.
Ho sempre pensato che il mio paese, avendocelo intorno, avrei potuto visitarlo più avanti, quando la voglia di andare lontano sarebbe inevitabilmente venuta meno lasciando spazio a vacanze più comode, meno impegnative di quelle che sono abituato a fare.

Ho trascorso il decennio scorso viaggiando ogni anno negli USA, prevalentemente lungo la “mia” Route 66, con alcune deviazioni in Norvegia.

Viaggi non propriamente rilassanti, ma senz’altro entusiasmanti.

Questi ultimi due anni vissuti tra la paura del virus e le restrizioni introdotte dai vari paesi a tutela della salute pubblica, hanno accelerato il processo di rivalutazione del “mio” territorio.

Il Molise, la Toscana, la Liguria e, soprattutto, il Friuli sono state le mete che in questi 2 anni sono assurte al ruolo di protagoniste delle mie vacanze.
Il Friuli in particolare.
Avevo programmato questa vacanza nel 2020, pochi mesi dopo la fine del lockdown, ma ancora in piena emergenza, ma per varie ragioni dovetti rinunciare.
L’ho riprogrammato nel 2021, ancora con il blocco dei viaggi in alcuni paesi stranieri e con poca voglia di rischiare, ma è stato un viaggio “zoppo” nel senso letterale del termine: ho girato con le stampelle a causa di una frattura ad un piede subita pochi giorni prima di partire.
In quell’occasione pensai sarebbe stato meglio lasciar stare, ma alla fine partii lo stesso e nonostante le stampelle rimasi piacevolmente sorpreso da quello che riuscii a vedere.
Avevo con me Tigra, la mia  dolcissima gattina presa nel 2020, che con i suoi modi sghembi mi alleggerì non poco la fatica degli spostamenti, una deambulazione a cui non ero ovviamente abituato.

Ma, come detto, rimasi piacevolmente sorpreso al punto che anche quest’anno, ho pensato di tornarci, sempre con la mia Tigra, e sempre come sede la “Locanda al Grop” a Tavagnacco (Udine), una location davvero molto bella.
Devo ammettere che il Friuli mi è entrato nel cuore.
Fresco, rigoglioso, ricco di storia, tranquillo, rilassante, pieno di belle cose e di bella gente.

E questa volta nulla mi ha impedito di godere appieno delle sue bellezze.


Il Vajont. (2021 e 2022)
Diga del Vajont

“Ogni tanto qualcuno mi chiede se ho perdonato. No. Non ho perdonato. Non potrò mai perdonare gli uomini che hanno consentito tutto questo.”

Tratto dal film “Vajont – La diga del disonore” di Renzo Martinelli (2001)


E’ stata l’ultima tappa del viaggio del 2021 e la prima di quest’anno.

Vajont è la storia di un disastro annunciato, uno dei tanti che troppo spesso accadono nel nostro paese.

Nei pressi del comune di Erto-Casso (due piccoli paesi nella Valcellina uniti in un unico comune) nel 1957 cominciano i lavori per la costruzione di una diga (all’epoca la diga a doppio arco più alta del mondo), il cui fine era di realizzare un bacino idrico per la produzione di energia elettrica.

La diga del Vajont è un gioiello di ingegneria civile, ma realizzata nel posto sbagliato.

La montagna, il monte Toc, era di roccia friabile e presentava quelle che venivano definite come paleofrane, delle frane, risalenti a tempi remoti.

Non era affatto un sito stabile e sicuro dove realizzare un’opera di quelle proporzioni.

Siamo nella valle del torrente Vajont, un corso d’acqua che si unisce al Piave.

Alle 22:39 del 9 ottobre del 1963  una parte del monte Toc viene giù e riempie l’invaso creando un’onda d’acqua enorme.

Circa 260 milioni di m³ di roccia (un volume più che doppio rispetto a quello dell’acqua contenuta nell’invaso) franarono, alla velocità oltre 100 km/h, nel lago creato dalla diga.

Una parte dell’acqua colpì i paesi di Erto e Casso mentre l’onda più grande, alta oltre 250 metri al di sopra della diga, la scavalcò dirigendosi a valle radendo al suolo i paesi di Longarone, Pirago, Faè, Villanova, Rivalta ed altre frazioni limitrofe.

Circa 2000 persone persero la vita (tra cui oltre 400 bambini sotto i 15 anni), uccise dalla fame di danaro di chi ha costruito quella diga in una zona inadatta ad ospitare un bacino idrico e di chi avrebbe dovuto controllare ma non lo ha fatto.

Ammetto che, come molti peraltro, prima di partire per il Friuli lo scorso anno sapevo ben poco di questo immane disastro, e quel poco era anche molto confuso.

Non si è mai parlato abbastanza del Vajont, ed i motivi si possono benissimo intuire: lo stato e la politica hanno avuto forti responsabilità sull’accaduto e di fatto nessuno ha pagato per quello che è successo.

In questi due anni mi sono documentato guardando tutto ciò che è possibile trovare su youtube: documentari, testimonianze dei pochi sopravvissuti, ricostruzioni postume.

Su tutti c’è lo splendido monologo di Marco Paolini, un video di oltre 2 ore durante le quali viene raccontata la storia del disastro.

Un video trasmesso dalla Rai nel 1997.

https://archive.org/details/Marco.Paolini..Vajont.9.ottobre.1963..1997..MP3.192.ITA.XviD4.576×460.DVDRip..Mukka

Paolini qui è magistrale, magnetico, sarcastico, feroce.

Nel monologo viene citato un libro da cui Paolini ha preso spunto per il suo monologo, un libro che ho letto avidamente lo scorso anno: “Sulla pelle viva – Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont” di Tina Merlin, una giornalista dell’Unità che da sempre si era battuta per la tutela della valle e dei suoi abitanti scagliandosi contro i poteri forti della società idroelettrica costruttrice della diga (la SADE) e lo stato connivente.

Lo scorso anno ho potuto visitare solo la sommità della diga ed il piccolo paese di Erto.

Quest’anno, libero da limitazioni fisiche, sono sceso fin sotto la diga, ho visitato il paese di Casso, il museo di Longarone ed il cimitero monumentale di Fortogna a pochi km da Longarone.

E’ stato tutto estremamente toccante.

Ci tenevo a completare il mio percorso attraverso i ricordi, la mia personale “diretta sulla memoria” come Paolini ha chiamato il suo monologo, ed alla fine ci sono riuscito e ne sono felice.



Museo del Monte San Michele (2022)
Museo del Monte San Michele

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata

Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede

La morte
si sconta
vivendo

Giuseppe Ungaretti, “Sono una creatura”

Il Friuli Venezia Giulia è il racconto della prima guerra mondiale, la grande guerra.

Ogni suo angolo narra le gesta degli eroici soldati che la combatterono, e tra questi Giuseppe Ungaretti, i cui scritti sono spesso riportati nel museo del Monte San Michele.

E’ stata una visita tra le più belle ed emozionanti del viaggio di quest’anno.

Il cielo plumbeo, messaggero di una pioggia imminente, contribuiva a rendere evocativo il mio peregrinare tra i sassi e le trincee di questo posto.

Si parte con l’analisi geo politica dell’Europa di quel periodo attraverso degli schermi interattivi per poi proseguire con una sorta di “cinema dinamico”, un metaverso ante litteram.

Ci si siede su una sedia con delle rotelle, si indossa un visore e ci si immerge per 20 minuti negli scenari di guerra.

Si è circondati da scene ricostruite meravigliosamente.

Ovunque ci si giri con la testa e con il corpo si vedono situazioni che si evolvono intorno a noi.

20 minuti amari ma estremamente emozionanti.

E poi la visita alla galleria cannoniera, un lungo cunicolo sotterraneo utilizzato dalla terza armata dell’esercito italiano. Un’altra gemma, un luogo che lascia nel cuore amarezza (soprattutto perché in questi giorni la guerra è tornata, purtroppo, d’attualità), ma senza dubbio uno dei posti più belli che ho visitato quest’anno.



Pesariis (2022)
Pesariis

“Ogni “tic-tac” è un secondo della vita che passa, fugge e non si ripete. E in essa c’è tanta intensità e interesse che il problema è solo saperla vivere.”

Frida Kahlo

Pesariis è una piccola frazione di Prato Carnico nella Carnia.

È il paese degli orologi.

Se ne incontrano diversi camminando tra le vie del bellissimo paese.

Una delle aziende più importanti della tecnologia italiana legata al tempo, la Solari di Udine, nasce qui a Pesariis nel 1700.

Nel piccolo ma graziosissimo museo degli orologi se ne possono osservare diversi valutandone l’evoluzione negli anni.

Pesariis è affascinante, un posto dove il tempo non si è fermato, ma è scandito dai suoi bellissimi orologi sparsi un po’ ovunque sulle mura delle case.



Venzone (2022)
Venzone

“Ai gatti riesce senza fatica ciò che resta negato all’uomo: attraversare la vita senza far rumore.”

Ernest Hemingway

Amo i gatti.

Li ho sempre amati ma da quando la mia piccola Tigra è con me li amo ancora di più.

Sono eleganti, indipendenti, amano proteggere i loro spazi, intesi come momenti da trascorrere in solitudine, nascondono con innata maestria le proprie debolezze e fingono di ignorare i propri errori non permettendo a nessuno di approfittarne.

Una delle immagini più belle che ho di Venzone è quella di un gatto anziano, quasi cieco, dal pelo non proprio lucidissimo che attraversava la strada con fierezza nonostante trasparisse una comunque ben celata incertezza dovuta all’età.

Non so se fosse un gatto o una gatta, era rosso quindi potrebbe essere maschio, ma aveva un’orecchia tagliata come di solito, almeno qui a Roma, si usa fare con le gatte dopo la sterilizzazione.

A me piace immaginarla femmina e, come una bellissima ed anziana signora conscia delle tante primavere trascorse, si muoveva mostrando con orgoglio le cicatrici che il tempo le aveva lasciato.

Camminava con altera eleganza, incurante degli sguardi ammirati della gente, perché dentro di se sapeva di meritare solo ammirazione e rispetto.

Era tanta la gente, me compreso, che si era fermata ad osservarla mentre attraversava la vecchia via di Venzone in direzione delle sue rovine.

E li davanti si è fermata ad osservarle.

Chissà quanti bei ricordi le saranno tornati in mente, chissà quanti amori quelle rovine le avranno ricordato.

Sono stati 10 bellissimi minuti quelli trascorsi assieme a lei.

Venzone è bellissima, è uno dei borghi più belli d’Italia, protetta oltre che dalle sue splendide mura anche dalle montagne che la cingono.

Percorrendo le sue vie ci si immerge nella sua storia.

Il terremoto del ‘76 l’ha fortemente minata, ma è riuscita a risorgere mostrando a tutti il suo fascino.

Esattamente come quella splendida gatta che attraversava la sua via.

http://www.venzoneturismo.it/it/venzone/



Cippo dei tre confini (2022)
Cippo dei tre confini

“Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza, della religione o della classe alla quale appartengono. Gli uomini imparano a odiare, e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio.”

Nelson Mandela

Il cippo dei tre confini è il punto di incontro di 3 popoli: gli italiani, gli austriaci e gli sloveni.

Si trova in cima al monte Forno e si può raggiungere in vari modi: in bici a piedi o più comodamente in seggiovia dal lato austriaco.

Ed è quello che ho fatto io.

Il punto di partenza della seggiovia Dreiländereck è nel paese di Arnoldstein, poco dopo il confine con l’Italia.

È senza’altro un modo comodo per arrivarci, ma non essendo ne un ciclista ne un camminatore, è stata la modalità che ho preferito.

Una volta scesi dalla seggiovia bisogna salire ancora, questa volta a piedi, per circa una ventina di minuti su un pendio che conduce al cippo su cui sono riportate le iscrizioni che indicano, appunto, gli stati che lo lambiscono.

Da anni qui si celebra la festa dell’amicizia, un importante attestato di vicinanza tra i popoli che oggigiorno assume ancora più rilevanza.

Il clima lassù è splendido, era una bellissima giornata di sole con un vento fresco che accarezzava il viso.

Ed il colpo d’occhio regalava attimi di impagabile armonia.

L’affascinante panorama alpino la fa da padrone anche nel pomeriggio, lungo la splendida Villacher Alpenstrasse, una strada (a pagamento) di circa 16 Km che si arrampica oltre i 1000 metri di altitudine. Una splendida, rilassante giornata lungo il lato austriaco delle Alpi.



Monte Lussari (2021 e 2022)
Monte Lussari

“I Monti sono maestri muti e fanno discepoli silenziosi.”

Johann Wolfgang von Goethe

E’ stata una delle poche uscite “ardite” che riuscii a fare lo scorso anno con le stampelle, e ne valse la pena.

Lo spettacolo che propone il santuario del monte Lussari appena sceso dalla funivia è di quelli che ti stordisce.

La sua bellezza ti confonde, ti lascia senza parole, ti fa pensare come mai non si è pensato prima di venire da queste parti.

E quest’anno, libero da impedimenti, ci sono tornato.

Amo i miei riti, ne costruisco ovunque, mi fanno sentire a casa.

Ed anche stavolta ho pranzato nella stessa baita dello scorso anno, stesso primo, stesso mezzo litro di Friulano.

E poi in giro per i sentieri prima di scendere di nuovo a valle.

Rispetto all’anno passato sono in corso dei lavori per la sistemazione delle piccole strade che dalla valle portano in cima.

Viene steso del cemento, pare per permettere l’arrivo del giro d’Italia di ciclismo del 2023 (una delle tappe terminerà proprio al santuario del monte Lussari).

Non mi piace gran che come idea, un luogo splendido andrebbe preservato e se si vuole pubblicizzarlo di più si potrebbero trovare altri modi meno invasivi. Sono felice di esserci tornato, al Monte Lussari tornerei sempre è uno di quei posti che non mi stanca mai.



Grotte di Pradis (2022)
Grotte di Pradis

La mia anima non può trovare nessuna scala per il Paradiso che non sia la bellezza della Terra.

Michelangelo Buonarroti

La strada per arrivarci è spesso tortuosa, stretta, asseconda i saliscendi delle montagne senza alterarne la fisionomia.

Ma una volta arrivati, ti accorgi che ne è valsa davvero la pena: le Grotte di Pradis sono uno spettacolo.

Un meraviglioso canyon scavato dall’acqua del torrente Cosa nella roccia carsica.

Si paga un economicissimo biglietto d’ingresso, solo 4,50€… così poco per così tanto.

Mi tornano in mente i soldi buttati per vedere assurdità in paesi lontani, accozzaglie di inutili rottami senza senso per i quali ho pagato molto di più.

Si trascorrono un paio di piacevoli ore all’interno del parco, entrando nelle grotte naturali facendosi circondare dalla luce che timida trapela dalle fessure della roccia.

Le Grotte di Pradis sono davvero un posto bellissimo.

http://grottedipradis.it/

Dopo le grotte di Pradis sono tornato a valle sempre attraverso la tortuosa strada che mi aveva portato in cima.

La destinazione era il piccolo lago di Cornino, una minuscola pozza d’acqua dalle mille sfumature di blu.

Si passeggia a piedi intorno al lago a caccia delle gradazioni più belle.

http://www.riservacornino.it/

Ed infine di nuovo i gatti con una fermata al pub “Di cane in gatto” a Martignacco, insieme a 4 piccoli scalmanati micetti uno dei quali, attratto dalla mia pizza, ha fatto di tutto per portarmela via al punto da rovesciare il bicchiere di Coca Cola che avevo sul tavolo.

Bellissimo locale e bellissimi loro.

https://www.facebook.com/dicaneingattocatcafe/



Sacrario militare di Redipuglia (2021)
Sacrario militare di Redipuglia

“Non è rimasto
che qualche
brandello di muro
Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto
Ma nel cuore
nessuna croce manca
È il mio cuore
il paese più straziato”

Giuseppe Ungaretti, San Martino del Carso

Questa è stata una delle tappe dello scorso anno.

Fortemente voluta e, nonostante le stampelle, visitata fino alla sommità del Sacrario.

Quando partii per il Friuli il sacrario era ancora chiuso per il covid e non si sapeva se e quando avrebbe riaperto.

Una volta in vacanza ricevetti un messaggio dai gestori della pagina Facebook del sacrario, ai quali chiesi notizie prima di partire, che mi informavano che avrebbero riaperto.

Troppi ricordi mi legano a Redipuglia.

Non ho parenti che hanno combattuto o che in qualche modo erano legati a quel posto.

Ma Redipuglia mi ricorda mio padre.

Mi ricorda un viaggio che facemmo nel 1976, quando non avevo neanche 10 anni ed ascoltavo i suoi racconti.

Era appassionato di storia, e mi parlava di quei posti e della prima guerra mondiale (lui che da bambino aveva vissuto la seconda).

Ho negli occhi il ricordo di noi due che camminavamo tra i gradoni mentre lo ascoltavo parlare di quella guerra.

Ho ripetuto da solo lo stesso cammino immerso nei ricordi.

Mi sono “arrampicato” con un po’ di fatica fino alla sommità, ricevendo ogni tanto i complimenti della gente che incrociavo.

Tra le tombe dei soldati e degli ufficiali ce n’è una di una donna, una crocerossina: Margherita Kaiser Parodi.

L’unica donna tumulata nel sacrario militare.

Una ragazza che ha speso la sua vita per prendersi cura dei soldati feriti e che, nonostante fosse stata colpita dall’influenza spagnola proprio nell’esercizio delle sue funzioni, rimase al suo posto fino all’ultimo, perdendo la vita a soli 21 anni.

Una giovane vita vita donata al prossimo.

https://sacrarioredipuglia.it/index.html



Aquileia (2022)
Aquileia

“Casa è dove si trova il cuore”

Plinio il Vecchio

Si respira aria di casa ad Aquileia.

Le rovine romane mi riportano ad immagini che conosco bene.

Per questa vacanza sono riuscito a bilanciare i giorni da dedicare ai siti in montagna e quelli più vicini alla costa.

C’era spesso la minaccia della pioggia in montagna, tranne che 4 giorni centrali del mio soggiorno, e ne ho approfittato per andarci.

Ad Aquileia non ha mai piovuto quindi era una sorta di jolly.

Aquileia è splendida, sontuosa con i suoi reperti archeologici e la sua bellissima cattedrale.

Ho trascorso diverso tempo proprio alla cattedrale salendo sul campanile attraverso lo strettissimo passaggio che in tempi non ancora post covid non era proprio il massimo, soprattutto perché salire con la mascherina ha rappresentato un esercizio di apnea molto complesso.

Ma una volta in cima, si gode di un bellissimo panorama.

Passeggiare ad Aquileia è rilassante, la temperatura è piacevole seppur più alta dei luoghi di montagna visitati nei giorni precedenti. Uno splendido tuffo in scenari che in fondo un po’ mi appartengono.



Foibe di Basovizza (2022)
Foibe di Basovizza

“Homo homini lupus”

Plauto

La storia delle Foibe è terribile, una delle pagine più orribili della civiltà umana.

Cavità naturali o realizzate a scopi minerari diventate testimoni di un sorta di pulizia etnica compiuta dai partigiani jugoslavi ai danni di soldati, civili e prigionieri italiani (ed anche tedeschi), atti di deliberata ferocia, azioni che solo gli esseri umani sono in grado di compiere.

Il tutto, molto spesso, a guerra finita.

Ho aggiunto in extremis questa tappa e sono contento di averlo fatto.

Le iscrizioni sulle pietre lasciano senza fiato e la rabbia spesso si sostituisce alla commozione.

Un posto che merita una visita, un piccolo omaggio a chi ha perso la vita a causa della ferocia dell’uomo.

https://www.foibadibasovizza.it/



Sacile (2022)
Sacile

“Io non ho cominciato a scrivere versi con Le Ceneri di Gramsci, ho cominciato molto prima ed esattamente nel 1929 a Sacile, quando avevo sette anni appena compiuti, e frequentavo la seconda elementare.”

Pier Paolo Pasolini.

Sacile, il giardino della Serenissima come viene con orgoglio definito, ha ospitato l’infanzia di Pasolini, il poeta infatti arrivò quì al seguito del padre, ufficiale dell’esercito.

Sacile è una piccola Venezia, attraversata dal fiume Livenza che ne esalta quelle caratteristiche che, con le dovute proporzioni, la rendono vicina, sia dal punto architettonico delle facciate dei palazzi che visivo, proprio alla Serenissima.

Faceva caldo quel giorno, ma i suoi bellissimi portici offrivano riparo dal sole oltre che un’affascinante prospettiva per le mie foto.

All’ufficio del turismo abbiamo preso una cartina ed abbiamo trascorso una mezz’ora con la signora che lo gestisce, che con entusiasmo e dovizia di particolari ci ha raccontato di Sacile, dei suoi luoghi più rappresentativi e del Regazzoni, un uomo dalle mille risorse.

Un affascinante spaccato della storia di un paese davvero molto bello raccontato con rara passione.

http://www.visitsacile.it/



Lago di Barcis (2021)
Lago di Barcis

“I colori, come i lineamenti, seguono i cambiamenti delle emozioni.”

Pablo Picasso

I laghi del Friuli hanno mille colori, colori che inebriano ed affascinano.

E’ stata la mia prima uscita del 2021.

E nonostante la mia scarsissima perizia nel muovermi con le stampelle, gli splendidi colori del lago erano un invito troppo forte per rinunciare. Un posto suggestivo che ho riattraversato velocemente anche quest’anno mentre ero diretto alla diga del Vajont.



Trieste e Miramare (2021)
Trieste, piazza Unità d’Italia

“O Miramare, contro i tuoi graniti
grige dal torvo pelago salendo
con un rimbrotto d’anime crucciose
battono l’onde.”

Giosuè Carducci, Miramar.

Ancora 2021.

Faceva caldo, non come quest’anno ma si faceva comunque sentire.

Il castello è stupendo, collocato in un lembo di terra che si proietta sul mare.

C’ero stato da bambino con i miei e qualche ricordo mi era rimasto.

I giardini, il mare, il castello stesso invitano a consumare byte sulla scheda della fotocamera.

Ho faticato un po’ quella volta ma, come sempre da queste parti, ne è valsa davvero la pena.



Fagagna e San Daniele del Friuli (2022)
Fagagna

“Il Friuli è un piccolo compendio dell’universo, alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì.”

Ippolito Nievo

L’ultimo giorno del mio secondo viaggio in Friuli l’ho trascorso tra Fagagna e San Daniele.

A Fagagna sono arrivato la mattina presto, mi sono “arrampicato” fino alle rovine del suo castello medievale e li mi sono seduto assorto nei miei ricordi di questa vacanza che stava per terminare.

La vista è bellissima ed il silenzio invitava a godersi quei pochi attimi che mi separavano dalla partenza per casa.

Ho trascorso un’ora circa li al castello e nel vecchio borgo prima di andare a San Daniele.

San Daniele è una località turistica, famosa per il suo ottimo prosciutto.

Non mi ha entusiasmato come ad esempio Pesariis, ma merita comunque una visita e l’assaggio del buonissimo prodotto che l’ha resa famosa.



Termina qui il mio secondo viaggio in Friuli, una regione che, come dicevo all’inizio, mi è entrata nel cuore.

È lontana dal caotico turismo di massa, ed è un bene perché tutto è rimasto genuino.

Trovo molte similitudini con il Molise, un territorio che ho avvicinato di recente, entrambi custodiscono tesori di inestimabile bellezza, ma sembra che la gente non abbia molta voglia di farlo sapere.

La consapevolezza della propria bellezza pare sia sufficiente e non si senta la necessità di sbandierarla.

Quest’anno è stata la mia seconda volta da queste parti e non credo sarà l’ultima.

Vajont, 9 ottobre 1963, ore 22:39

Pubblicato: ottobre 9, 2022 in Viaggi
“Ogni tanto qualcuno mi chiede se ho perdonato.
No. Non ho perdonato.
Non potrò mai perdonare gli uomini che hanno consentito tutto questo.”
Tratto dal film “Vajont – La diga del disonore” di Renzo Martinelli (2001)