
Qualche foto scattata in occasione delle mie 5 volte a Chicago: Where the Mother Road begins.

























































Qualche foto scattata in occasione delle mie 5 volte a Chicago: Where the Mother Road begins.

























































Faro di Punta Palascia
Faraglioni di Sant’Andrea
Grotta della Poesia
Lecce
Gallipoli
Presicce
Santa Maria di Leuca
Specchia
Cava di Bauxite
Faro di Punta Palascia
Otranto
Ostuni

Civitacampomarano (CB)
Il Molise… non esiste.
Basta solo pronunciare il nome di questa splendida regione per sentire subito qualcuno che ti completa la frase in questo modo.
Lo fa per sentito dire, perché è diventato di moda parlare del Molise in questi termini.
Ci sono ashtags, citazioni più o meno reali, siti ed altro ancora che si prendono gioco della più piccola regione a statuto ordinario del nostro paese (la seconda più piccola dopo la Valle d’Aosta che però è a statuto speciale).
Ed invece il Molise esiste eccome, ed è bellissimo.
Vi ho trascorso 5 giorni nell’ottobre 2021 ed altri 4 agli inizi di maggio 2023.
Già dal primo approccio ne rimasi piacevolmente sorpreso, nonostante le corte e fredde giornate di ottobre.
Il Molise è selvaggio, è per viaggiatori che amano vivere il paesaggio senza intermediari.
Le strade sono strette, spesso impervie, ci si aspetta sempre che si allarghino in prossimità dei paesi, ed invece restano così fino alla fine.
Boschi, montagne, laghi, castelli, rocche, buon cibo e bella gente, è tutto li a portata di mano pronto ad essere vissuto.
Le sue bellezze non sono pubblicizzate, un po’ tutti i molisani lamentano per questo l’assenza della regione (in senso politico), e dal loro punto di vista hanno ragione.
Dal mio, un punto di vista puramente egoistico, è un bene perché puoi vivere quasi in solitudine tutto quello che questa splendida regione ha da offrire, senza code, senza urla, senza orde di turisti accalcati.
Tutto cambierà un giorno, me lo auguro per i molisani, perché la loro splendida regione merita attenzione da parte del turismo nazionale ed estero, ma so già che quando questo accadrà perderà ai miei occhi un po’ del suo fascino.
Per ora me la sono goduta così durante i mie due viaggi e sono certo che ne approfitterò ancora.
In occasione di una nostra sosta alla Grotta di San Michele Arcangelo a Sant’Angelo in Grotte siamo stati intervistati da una troupe di RAI 3 Molise e questo è il servizio mandato in onda il 12 Maggio:
Il turismo religioso in Molise (rainews.it)
In entrambe le occasioni ho soggiornato all’Agriturismo La Ginestra a Cercemaggiore, a pochi km da Campobasso, un luogo splendido, gestito benissimo e dove si mangia divinamente (qualche anno fa partecipò alla trasmissione 4 Ristoranti di Alessandro Borghese).
Un posto magico come magica è la regione in cui si trova.
Isernia
Basilica Minore dell’Addolorata di Castelpetroso
Lago di Castel San Vincenzo
Cascata del Volturno (Castel San Vincenzo)
Abbazia di San Vincenzo al Volturno (Castel San Vincenzo)
Roccamandolfi – Ponte Tibetano
Roccamandolfi – Il Castello
Cascate di Carpinone
Area Archeologica di Altilia-Saepinum
Civitacampomarano
Venafro
Castropignano – Castello d’Evoli
Santa Maria in Casalpiano
Termoli
Agnone
Pietrabbondante – Santuario Italico di Pietrabbondante
Santa Maria del Molise
Sant’Angelo in grotte – Grotta di San Michele Arcangelo

Castello di Aymavilles

Ristoranti:

La Valle d’Aosta è una piccola, meravigliosa regione, un connubio perfetto tra storia, bellezze naturali e buon cibo.
Vi ho trascorso 2 settimane cercando di assaporarne il gusto, diventarne parte per meglio comprenderla e formare il mio pensiero.
Nonostante sia piccola e con poco più di un ora si possono raggiungere le tappe più distanti, ci sono diverse cose che, per questioni di priorità o per mancanza di tempo, non sono riuscito a vedere.
Ma è mio solito concedere almeno un bis a tutto quello che faccio, e sicuramente ci tornerò.
La Valle d’Aosta è terra di castelli, ce ne sono un’infinità, ognuno con le sue caratteristiche e con la sua storia, ma quasi tutti accomunati da un filo conduttore: la famiglia Challant.
Gli Challant erano dei vassali dei Savoia a cui fu concessa la gestione delle proprietà della Vallée ed il titolo nobiliare di visconti di Aosta.
E’ stata la famiglia più potente della regione nel periodo che va dal medio evo al rinascimento.
La storia degli Challant porta, come detto, alla famiglia reale a cui alcuni dei castelli visitati sono appartenuti (Castel Savoia di Gressonney ad esempio, o la tenuta di caccia di Sarre).
Molti dei castelli sono di origine medievale, alcuni splendidamente ristrutturati, altri in rovina, altri trasformati in “contenitori”, ovvero in musei che espongono cose che spesso con il castello ospitante c’entrano poco.
Ne ho visitati 11, alcuni di questi mi hanno davvero entusiasmato, come ad esempio il castello di Issogne, il castello di Fenis (dalle forme spettacolari) o il Castel Savoia a Gressonney.
E poi la natura: i laghi, i monti e tra questi la montagna per antonomasia: il Monte Bianco.
E’ stata senza dubbio l’escursione più bella, quella più emozionante e coinvolgente.
Il Monte Bianco ti sovrasta, ti manipola, ti fa sentire “piccolo”.
E poi l’escursione nella pancia del Monte Rosa, attraverso la miniera d’oro di Brusson, e la passeggiata sul colle del Gran San Bernardo sono tra le mie tappe preferite della vacanza.
La Valle d’Aosta è una piccola, splendida regione che resta nel cuore.
La natura ed i paesaggi
Chamois
La Valle d’Aosta, come detto, non è solo terra di castelli, è terra di bellezze paesaggistiche, come Chamois, un bellissimo comune posto a 1.800 metri di altitudine raggiungibile solo attraverso la funivia.
Si passeggia in assoluta tranquillità nel piccolo comune, senza l’assillo delle macchine e del frastuono tipico della città.
E’ possibile salire ancora fino al lago di Lod (in seggiovia o a piedi) o anche più su.
Lod è un piccolo lago di montagna dal quale probabilmente d’inverno prelevano l’acqua per i cannoni da neve.
Passeggiarci intorno è rilassante.
In molti approfittano delle aree attrezzate per il picnic per cuocere della carne, noi, non attrezzati per questa evenienza, abbiamo approfittato di una delle baite del posto per dare avvio alla nostra esperienza culinaria, cominciando dalla polenta concia con i funghi.
Gouffres Des Bousserailles
La Vallèe è anche terra di canyons o orridi, come il piccolo ma bellissimo Gouffres Des Bousserailles, con l’ottimo ristorante adiacente.
Il ristorante gestisce, attraverso la vendita dei biglietti, gli accessi all’orrido.
Il percorso lungo l’orrido è molto breve, la visita è quindi veloce, ma ne vale davvero la pena.
La violenza delle acque del torrente Marmore è affascinante da vedere e da fotografare.
E se l’orario lo consente una sosta al ristorante Antica trattoria Lo Gurfo (che come detto gestisce anche gli accessi all’orrido) è consigliabile per rilassarsi all’aperto e per gustare le prelibatezze locali.
Lago Blu
Il piccolo Lago Blu si incontra dopo l’orrido nel percorso verso Cervinia.
Un piccolissimo lago dai mille colori incastonato tra le montagne; un’altra opportunità per godersi le bellezze naturali di questa splendida regione.
Orrido di Pre-Saint-Didier
Restando nella sfera dei cosiddetti “orridi”, un altro che vale la pena visitare è quello di Pre-Saint-Didier, non molto lontano da Courmayeur, con la sua passerella panoramica affacciata sul canyon di fronte al Monte Bianco.
In basso, sotto la passerella panoramica, è collocato un vecchio ponte sulla Dora di Verney. Lo scorrere violento delle acque sotto al vecchio ponte sono un richiamo forte per scattare qualche foto; lo scorcio è infatti estremamente suggestivo.
Etroubles ed il Colle del Gran San Bernardo
La natura è uno degli aspetti caratteristici della Valle d’Aosta: un piccolo fazzoletto di terra incastonato tra le montagne.
Le temperature in questo periodo dell’anno sono generalmente più clementi rispetto a dove vivo, anche se quest’anno, soprattutto nella seconda settimana, si sono alzate anche li.
Al confine con la Svizzera, al Colle del Gran San Bernardo, il clima era molto fresco.
Le montagne ed il piccolo, bellissimo lago, erano un irresistibile invito a salire in cima.
Tuttavia, prima di arrivare in vetta, mi sono concesso una sosta nello splendido borgo di Etroubles; una passeggiata rigenerante in mezzo alle sue case storiche con degli scorci davvero suggestivi.
La strada che sale fino al colle è uno spettacolo per gli occhi; sono state assidue le mie fermate prima di arrivare in cima, per catturare con la fotocamera la bellezza che circonda questa striscia di asfalto, sia in alto verso la cima che in basso verso valle.
Ed una volta in cima, ad oltre 2.400 metri, ci si abbandona a brevi ma intense camminate intorno al lago, verso la parte dove trova posto la statua del santo o attraverso gli innumerevoli sentieri di varie difficoltà.
C’è molto da vedere lassù, e c’è qualcuno che ne ha massicciamente approfittato:
La zona ha anche una rilevanza storica oltre che paesaggistica e di transito per dirigersi in Svizzera: Napoleone passò di qui nella seconda campagna d’Italia del 1800.
Tuttavia, arrivato lassù, è la bellezza del paesaggio a prendere possesso degli occhi; la vista è splendida ovunque si intenda volgere lo sguardo.
Miniera d’oro Chamousira
Il Monte Rosa non è solo una montagna tra le più amate ed il soggetto principe di panorami mozzafiato.
Il Monte Rosa è stato, e lo è ancora, pieno di ricchezza.
Oro e Quarzo soprattutto, ma anche altri minerali giacciono nelle sue viscere.
Una delle escursioni più belle mi ha condotto al suo interno, attraverso la Miniera d’oro Chamousira a Brusson.
La grande passione della guida, la sua perizia nel raccontarci ogni dettaglio delle epiche estrazioni aurifere insieme e quello che direttamente la miniera ci proponeva, hanno reso l’escursione bella ed interessante.
Dopo qualche breve ma appassionato ragguaglio sulla grande quantità d’oro custodita all’inizio del secolo (ma in parte ancora presente), si è partiti per il percorso all’interno della montagna attraverso uno dei tunnel (il numero 7) scavati dai minatori per estrarre oro e quarzo.
La temperatura era gelida, amplificata da un vento che spirava lungo tutta la galleria.
Ogni tanto si approfittava di piccole insenature per ascoltare i racconti della guida e per osservare la roccia che spesso lasciava trasparire estese venature di quarzo.
È stata una bellissima escursione, splendidamente raccontata.
Chemp villaggio d’arte
Uno dei giorni della mia permanenza in valle, la mattina presto, mi sono diretto verso un posto surreale, una bomboniera, un distacco dalla realtà: Chemp villaggio d’arte.
Chemp è una sorta di museo a cielo aperto, un villaggio disabitato immerso nel bosco con abitazioni risalenti al XIX secolo ornate da sculture in legno, bronzo, marmo ed altri materiali, realizzate da un artista della zona con l’intento di far rinascere il vecchio borgo.
L’atmosfera che si respira è straordinaria; passeggiare tra le vecchie abitazioni è come immergersi in una fiaba.
Il silenzio, lo scricchiolio della terra sotto i miei piedi e le bellissime ed evocative sculture che si incontrano passeggiando per le vie della piccola Chemp sono ricordi che porterò dentro di me e tirerò fuori ogni qual volta lo stress della città sta per prendere il sopravvento.
Chemp è un posto magico, la magia di attimi e luoghi che non esistono più ma dei quali se ne sente profondamente il bisogno.
Fontainemore
Quello stesso giorno, lasciata a malincuore Chemp, prima di andare verso Gressonney per visitare lo splendido Castel Savoia, ho fatto una tappa a Fontainemore (dove peraltro ho consumato il pranzo più buono del viaggio).
Lo scorcio del vecchio ponte sul torrente Lys con il campanile della chiesa di Sant’Antonio Abate è una cartolina perfetta che rappresenta la bellezza di questa parte della Valle.
Il Monte Bianco
La Valle d’Aosta non è solo terra di castelli, è ovviamente anche terra di montagne e la montagna per antonomasia del nostro paese è lui, il Monte Bianco.
E’ stata senza dubbio l’escursione più attesa e quella che ha mi ha regalato le emozioni più intense.
Per quanto si possano essere viste foto su internet non si è mai preparati alla vista di una così straordinaria bellezza.
Per raggiungere la vetta, da Courmayeur, occorre utilizzare la funivia Skyway, un’avveniristica costruzione che in circa 15 minuti, in 2 tappe, ti porta a Punta Helbronner a 3.462 m, proprio di fronte alla cima del Monte Bianco.
Occorre prenotarla prima online, e così ho fatto una volta accertatomi che la giornata sarebbe stata buona, senza precipitazioni.
55 Euro per salire in cima dove, di norma, si può stare un’ora e mezza per poi scendere.
Il vincolo non è valido nel caso si decida di pranzare a Helbronner o di utilizzare la funivia panoramica che porta nel versante francese del massiccio, a Chamonix.
Io ho fatto entrambe.
Arrivato a Courmayeur, alla base della Skyway, la partenza era prevista per le 9,15, ma alle 9,00 sono partito per la vetta.
La cabina è circolare e nel tragitto ruota su se stessa per permettere ai viaggiatori di godere dell’intero panorama che circonda la funivia.
Si scende alla tappa intermedia di Pavillion a 2.173 m per poi proseguire verso Helbronner.
Una volta in cima mi sono precipitato ad acquistare il biglietto della funivia panoramica francese che conduceva al loro versante (costo 38 Euro a persona).
Il viaggio dura circa mezz’ora, complice le numerose fermate per permettere di godere di uno spettacolo meraviglioso.
Durante il viaggio si è come in preda alla spasmodica voglia di fotografare qualsiasi cosa, ogni singolo sperone di roccia, ogni singolo fiocco di neve.
La funivia stessa è particolarmente suggestiva.
Arrivati nella parte francese del massiccio, attraverso le numerose terrazze disponibili, si può godere di un panorama splendido.
L’altezza da queste parti è di 3.842m.
Si fa fatica a salire le scale, si ha il fiatone solo per percorrere brevi tratti.
L’aria rarefatta svolge il suo compito egregiamente, soprattutto su chi, come me, non è abituato a queste altitudini.
Ma ne vale davvero la pena.
Raramente ho assistito a spettacoli naturali così intensi e coinvolgenti.
Non sono un montanaro, sono uno sciatore ed amo la neve e la montagna, e qui mi sentivo come a casa.
Alle 13 avevo l’appuntamento a Helbronner per il pranzo al Bistrot Panoramic, anche questo prenotato e pagato online ad eccezione delle bevande da pagare in loco.
Il pranzo onestamente non è stato niente di particolarmente memorabile, ma il punto di forza è dove si è pranzato: immersi in uno scenario meraviglioso.
Nel pomeriggio un po’ di tempo l’ho trascorso a Pavillion, la tappa intermedia dello Skyway, passeggiando tra il giardino botanico.
Ed infine il ritorno a casa.
E’ stata una giornata meravigliosa, trascorsa senza fiato, per l’altitudine ma soprattutto per la bellezza del Monte Bianco.
LA STORIA
Pont-Saint-Martin
La Valle d’Aosta è storia.
Da Aosta, con i resti della civiltà romana, a tanti altri paesi della Vallèe.
Un bellissimo esempio è il ponte romano di Pont-Saint-Martin, risalente al 1° secolo avanti Cristo, e la Strada Romana delle Gallie, realizzata per collegare Roma alla Valle del Rodano, della quale un breve ma suggestivo tratto lo si trova all’ingresso del paese.
Pont D’Ael
In direzione Courmayeur, nei pressi di Aymavilles, si trova un’altra bellissima testimonianza della presenza dei romani.
Siamo a Pont d’Ael, o Pondel, un piccolissimo borgo che custodisce un’opera tanto imponente quanto preziosa: un ponte-acquedotto romano.
Risale al 3° secolo avanti Cristo e fu edificato da un privato cittadino, Caius Avillius Caimus, originario dell’allora Patavium (Padova).
E’ una costruzione con le funzioni di ponte e di acquedotto, lunga più di 50 metri ed alta più o meno altrettanto, la cui sommità è attraversabile a piedi e lo stesso è possibile per la sua parte interna.
E’ una visita abbastanza veloce, ma da fare assolutamente, accompagnandola, come ho fatto io, con la visita al vicino castello di Aymavilles.
Aosta
Parlando di storia, il fulcro della Vallèe è ovviamente il suo capoluogo: Aosta, Augusta Praetoria Salassorum come fu chiamata dai romani.
Fondata dai romani nel 25 Avanti Cristo, Aosta è al centro della regione ed espone al viaggiatore resti bellissimi del suo passato.
Il teatro, Porta Praetoria, l’Arco d’Augusto, lo splendido e suggestivo Criptoportico Forense sono solo alcuni, i più famosi, punti di interesse di questa splendida città.
Molti di questi luoghi sono altresì noti agli appassionati della finction “Rocco Schiavone”, ambientata proprio ad Aosta tra gli scorci di questa bellissima città.
Un’estesa area pedonale si snoda lungo via di Porta Praetoria e permette di godere del clima fresco e di un’atmosfera assolutamente rilassante, immersi nei piccoli, caratteristici negozi.
Ho visitato Aosta le due domeniche del mio soggiorno, prima e dopo ferragosto, e nonostante nella prima occasione ci fosse tanta gente non c’era il caos che ci si potrebbe aspettare in periodi come questo.
È stata davvero una bella sensazione passeggiare tra i resti di qualcosa, che da romano, mi faceva sentire a casa, come ad esempio una replica della lupa capitolina, eretta negli anni 30 davanti alla Casa Littoria (oggi Assessorato alle Attività produttive).
Lo scorso anno ne vidi un’altra simile ad Aquileia.
E come fu per Aquileia lo scorso anno, anche Aosta è apparsa ai miei occhi come una piccola Roma.
I CASTELLI
Ma la Valle d’Aosta, dicevo, è soprattutto terra di castelli, ce ne sono un’infinità.
Bellissimi, austeri, imponenti, dominano le splendide vallate della regione.
Ne ho visitati 11 più Bard che in realtà è stato un forte, e quindi:
Castello di Verres
E’ stato il primo castello che ho visitato, si trova a Verres a pochi km da dove risiedevo.
La sua forma inconsueta, praticamente un cubo di 30 metri di lato, domina la zona.
Era una fortezza la cui forma attuale risale alla fine del 1300.
È accessibile tramite visita guidata, come peraltro quasi tutti i castelli che ho visitato, ed è la forma di visita da preferire perché si colgono aspetti della loro storia che alla sola vista non si apprezzerebbero.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/verres/castello-di-verres/864
Castello di Graines
C’è una sorta di anello stradale che unisce i paesi di Verres, Brusson e Saint Vincent.
La strada è ovviamente di montagna, a tratti è piuttosto ripida ma bella da percorrere.
Lungo questa strada si incontra il Castello di Graines che, a differenza di quello di Verres visitato poche ore prima, è accessibile liberamente senza pagare un biglietto ma del quale restano solo le rovine.
E’ tuttavia suggestivo, per la vista del territorio circostante, della cittadina di Brusson (la città delle 8 montagne) e per le foto che se ne possono ricavare.
Il castello risale a circa il 1200, periodo intorno al quale gli Challant ne vennero in possesso.
Non resta molto quindi, ma spesso i castelli in queste condizioni mi affascinano ancor di più dei castelli la cui ristrutturazione può in alcuni casi averne snaturato l’essenza.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/brusson/castello-di-graines/867
Castello di Fenis
Il Castello di Fenis è uno spettacolo dal punto di vista architettonico.
E’ il castello per definizione.
L’ho visitato nello stesso giorno di Verres e Graines, tramite una visita guidata partita alle 18,30.
La sua sagoma è imponente e la sua configurazione attuale è frutto di diversi lavori che hanno avuto luogo in periodi diversi.
E’ stata una sede di rappresentanza degli Challant, un modo molto forte per mostrare agli ospiti del castello la ricchezza e la potenza della famiglia.
E’ senza dubbio uno dei castelli più belli tra quelli visitati.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/fenis/castello-di-fenis/979
Castel Savoia
Castel Savoia nei pressi di Grennonney Saint Jean è esteticamente uno dei castelli più belli che ho visitato.
E’ di realizzazione piuttosto recente, la sua costruzione, durata 5 anni, si è conclusa nel 1904.
Fu realizzato per volere della Regina Elisabetta di Savoia che nel castello ha trascorso le sue estati scalando perfino il Monte Rosa.
In una delle stanze sono raccolte diverse foto che ritraggono la regina in scene di vita quotidiana ed anche all’atto della citata escursione sul monte Rosa.
Il castello è pomposo, ricco, con soluzioni tecniche innovative per l’epoca ed affaccia sul Monte Rosa.
In alcune delle stanze più frequentate dalla regina se ne può percepire la presenza godendo della splendida atmosfera che questa costruzione regala.
E’ senza dubbio uno dei castelli più belli che ho visto, probabilmente quello che mi ha coinvolto di più assieme a quello di Issogne, proprio grazie ai richiami alla vita privata della regina che ha dato un’impronta importante alla struttura.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/gressoney-saint-jean/castello-savoia/873
Castello di Cly
Il Castello di Cly, appartenente al ramo Cly della famiglia degli Challant, nonostante sia in rovina è visitabile solo con la guida.
Ma la presenza della guida è comunque importante poichè si riesce a cogliere il senso di quel che resta immaginando la sua antica struttura.
I racconti delle guide sono sempre interessanti, soprattutto in contesti come questo.
Il castello è uno dei più antichi della Valle d’Aosta e la vallata su cui affaccia, dove scorre la Dora Baltea, permette di godere di una splendida vista; da qui è anche visibile il castello di Ussel.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/saint-denis/castello-di-cly/1220
Castello di Issogne
Assieme al Castel Savoia quello di Issogne è il castello che mi è piaciuto di più.
Non era un castello in senso stretto, non aveva protezioni tipiche dei manieri medievali, ciò era dovuto al fatto che la struttura era fondamentalmente adibita ad abitazione (la struttura, nel 1500, fu donata dal priore di Sant’Orso Giorgio di Challant a sua cugina).
Feste, ospiti e mondanità erano di casa qui nel castello, nel quale lo sfarzo ostentato era un chiaro biglietto da visita della ricchezza degli Challant.
Una cosa, tra le tante mi ha incuriosito, gli ospiti potevano scrivere commenti sui muri, dichiarazioni d’amore, commenti sul periodo storico, sull’ospitalità della famiglia ed in genere su tutto quello che volevano.
Una sorta di Facebook ante litteram con tanto di “like” (sotto alcuni dipinti è ancora leggibile il commento di apprezzamento degli ospiti).
Tutti i commenti sono tutt’ora chiaramente visibili sulle mura delle stanze del castello, ad eccezione di quelli particolarmente negativi o imbarazzanti nei confronti della famiglia ospitante la quale, come un provetto amministratore di un gruppo, ha provveduto prontamente a cancellare ma dei quali resta ancora visibile la raschiatura della cancellazione.
Tutto questo è come una sorta di tramite tra il nostro tempo e quello in cui la struttura era viva.
Scritte in latino, in francese antico, in italiano rapiscono i pensieri e ci proiettano nel passato.
La visita è stata tra le più appassionanti anche grazie alla guida che, con un contagioso entusiasmo, l’ha resa tale.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/issogne/castello-di-issogne/980
Castello di Aymavilles
Il Castello di Aymavilles esteticamente è bellissimo.
Domina una vasta vallata e la sua sagoma è visibile da diversi altri castelli della zona: da Saint Pierre, da Sarriod de La Tour.
Del resto i castelli, per questioni propriamente di difesa, erano tra di loro visibili.
Ma al di la delle questioni tecniche, il castello di Aymavilles è davvero molto bello.
E’ stato anch’esso realizzato in più fasi, come ad esempio le 4 bellissime torri poste agli angoli della struttura principale.
La datazione più vecchia rilevata dai documenti del castello è di circa il 1200.
Purtroppo all’interno ci sono pochi richiami alla sua estetica dell’epoca poichè è quasi interamente adibito a museo.
Ma questa mancanza non inficia affatto il fascino barocco/medievale che lo splendido castello diffonde in tutta la vallata che domina con eleganza.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/aymavilles/castello-di-aymavilles/851
Castello di Saint-Pierre
Anche il castello di Saint-Pierre, come quello di Aymavilles, è utilizzato per scopi museali, ospita infatti il museo di scienze naturali.
La struttura, affacciata sulla valle della Dora di fronte al castello di Aymavilles, risale a circa il 1100; è uno dei castelli più antichi della Vallèe.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/saint-pierre/castello-di-saint-pierre/1133
Castello Sarriod de La Tour
Sempre a Saint-Pierre, al di sotto dell’omonimo castello, si può visitare il Castello di Sarriod de la Tour appartenuto alla famiglia nobile Sarriod.
Non è bellissimo, è stato recentemente rimodulato attraverso un restauro, e si visita abbastanza velocemente.
Ci sono tuttavia degli spunti molto interessanti riguardo all’uso del castello, prevalentemente di rappresentanza, ed alla storia dell’epoca.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/saint-pierre/castello-sarriod-de-la-tour/901
Castello di Sarre
Sarre è immersa nella riserva di caccia dei Savoia e l’omonimo castello, acquistato dalla famiglia reale nella seconda metà del 1800, era la collocazione perfetta per soggiornare durante le battute di caccia del Re Vittorio Emanuele II.
Anche il figlio, Umberto I, era appassionato di caccia ed ha frequentemente utilizzato il castello anche se la consorte, la regina Margherita di Savoia non lo ha mai particolarmente amato preferendogli Castel Savoia a Gressonney.
Gli interni sono sfarzosi e pieni di trofei di caccia, distribuiti in sale apposite e lungo i corridoi.
E’ una struttura molto bella che affascina per quello che è stata nei suoi anni di utilizzo e per la sua imponenza.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/sarre/castello-reale-di-sarre/1131
Castello di Introd
Il castello di Introd è appartenuto alla famiglia Sarriod ed è accessibile tramite visita guidata.
Il castello, di cui al momento è visitabile solo il piano terra e la torre, ed il giardino circostante sono davvero molto belli.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/introd/castello-di-introd/895
Forte di Bard.
Il Forte di Bard non è propriamente un castello, è stata una fortezza.
Una fortezza inespugnabile che solo Napoleone riuscì a vincere ordinando in seguito di abbatterla.
La posizione e la forma della struttura sono sicuramente affascinanti, anche se, come peraltro già raccontato per altre location, della fortezza all’interno si racconta poco perché è utilizzata come sede di mostre.
Ci sono solo 2 visite guidate a settimana, altrimenti lo si può girare liberamente scegliendo, compreso nel prezzo del biglietto, due esposizioni da vedere.
Io ho scelto le prigioni ed una mostra fotografica.
Nel 2015 il forte è stato utilizzato come location per il film “Avengers”; alcune statue dei supereroi protagonisti del film sono disponibili all’interno della struttura.
https://www.lovevda.it/it/banca-dati/8/castelli-e-torri/bard/forte-di-bard/988

Il virus ci ha proiettato in una realtà sconosciuta, imprevista ed imprevedibile, una realtà nella quale il regolare scorrere del tempo è stato bruscamente sostituito dalla paura e dalla reclusione.
Ci siamo dovuti inventare una nuova quotidianità.
Prendendo spunto dal titolo di alcuni libri che possiedo, ho cercato, attraverso la fotografia, di dar voce ai miei pensieri alimentati giornalmente dalle notizie confuse che entravano in casa attraverso i media.
Ne è uscita una raccolta di immagini che rappresentano il mio stato d’animo durante i giorni del virus.
Dal 21 Marzo al 4 Maggio

21/3/2020 – Libro: “Non è un gioco” – Didascalia: “Tutto questo… non è un gioco“

22/3/2020 – Libro: “La metà oscura” – Didascalia: “Ci dicono che casa siamo al sicuro… ma ne siamo davvero convinti?“

23/3/2020 – Libro: “Cose preziose” – Didascalia: “I ricordi lo sono…“

24/3/2020 – Libro: “Ossessione” – Didascalia: “Ordinarie ossessioni”

25/3/2020 – Libro: “Contagio” – Didascalia: “siamo soli… temiamo il contagio“

26/3/2020 – Libro: “Incubi e deliri” – Didascalia: “…Con gli occhi fissi su una linea“

27/3/2020 – Libro: “Cattive compagnie” – Didascalia: “Frequentiamo cattive compagnie nei giorni del virus… Siamo insieme alla nostra solitudine.“

28/3/2020 – Libro: “La lista” – Didascalia: “Perfino la spesa è rischiosa nei giorni del virus“

28/3/2020 – Libro: “Risveglio” – Didascalia: “Una fila continua di croci scandisce il monotono scorrere del tempo“

29/3/2020 – Libro: “Angel” – Didascalia: “Non sono mai stato davvero solo… neanche nei giorni del virus“

30/3/2020 – Libro: “Là fuori, nel buio” – Didascalia: “Il tempo si è fermato… non c’è più nessuno là fuori, nel buio“

31/3/2020 – Libro: “Dopo” – Didascalia: “Cosa succederà… dopo?“

1/4/2020 – Libro: “Si salvi chi può” – Didascalia: “Ci si può fidare di loro?“

2/4/2020 – Libro: “Sulla strada” – Didascalia: “Sulla strada… accompagnato dall’assordante rumore del silenzio“

3/4/2020 – Libro: “Daddy” – Didascalia: “Buon compleanno papà“

4/4/2020 – Libro: “Il cattivo fratello” – Didascalia: “Nei giorni del virus la solidarietà spesso ci sembra un concetto vuoto“

5/4/2020 – Libro: “Il volto della paura” – Didascalia: “Si può aver paura di qualcosa che non vediamo?“

5/4/2020 – Libro: “Pochi inutili nascondigli” – Didascalia: “La normalità è un ricordo nascosto in posti remoti della nostra memoria. Ma inevitabilmente qualcosa riaffiora“

6/4/2020 – Libro: “Primavera” – Didascalia: “Che fretta c’era?“

7/4/2020 – Libro: “Un gioco da ragazzi” – Didascalia: “Fare i forti con i deboli è un gioco da ragazzi. Ma la posta in gioco è alta ed il virus è democratico.“

8/4/2020 – Libro: “Abbandono” – Didascalia: “Prove tecniche di disgregazione…“

9/4/2020 – Libri: “Non ti addormentare”, “Storie da leggere con la luce accesa” – Didascalia: “Verranno scritte storie che ci vedranno protagonisti e spettatori… Conviene in ogni caso restare svegli“

10/4/2020 – Libro: “Stagioni diverse” – Didascalia: “Non ci sono più le… stagioni“

11/4/2020 – Libro: “L’ospite” – Didascalia: “Manteniamo le distanze… nei giorni del virus“

12/4/2020 – Libro: “L’uomo enciclopedico” – Didascalia: “Trascorrere il tempo nei giorni del virus“

13/4/2020 – Libro: “Una voglia matta” – Didascalia: “Cresce il peso della reclusione e con lui la voglia di respirare il profumo della primavera“

14/4/2020 – Libro: “Sogni a occhi aperti” – Didascalia: “Sognare è l’unico modo per fuggire“

15/4/2020 – Libro: “Dita che parlano” – Didascalia: “Parlare nei giorni del virus… senza emettere suoni“

16/4/2020 – Libro: “Il giorno è andato” – Didascalia: “…Ed è stato come il precedente“

17/4/2020 – Libro: “Essere digitali” – Didascalia: “Tornare analogici… nei giorni del virus“

18/4/2020 – Libro: “Falsa memoria” – Didascalia: “C’è mai stata una vita fuori di qui?“

19/4/2020 – Libro: “Se mi tocchi ho un brivido” – Didascalia: “Paure… nei giorni del virus“

20/4/2020 – Libro: “La finestra nel tempo” – Didascalia: “Uno sguardo a ciò che è stato…“

21/4/2020 – Libri: “Mezzanotte”, “4 dopo mezzanotte”, “Insomnia” – Didascalia: “Giorno e notte sono complici del tempo che non passa mai “

22/4/2020 – Libro: “Ultime notizie” – Didascalia: “Fiumi di parole…“

23/4/2020 – Libro: “L’acchiappasogni” – Didascalia: “Liberaci dal male…“

24/4/2020 – Libro: “Emergenza” – Didascalia: “Differenti ere geologiche“

25/4/2020 – Libro: “Libera parola” – Didascalia: “Si potrà ancora dissentire?“

26/4/2020 – Libro: “Muto” – Didascalia: “Quando le parole non servono“

27/4/2020 – Libro: “La tempesta del secolo” – Didascalia: “Inutili protezioni“

28/4/2020 – Libro: “Nuovi racconti inediti per un millennio da brivido” – Didascalia: “Ridondanze…“

29/4/2020 – Libro: “Una scelta difficile” – Didascalia: “Uscire di casa… nei giorni del virus“

30/4/2020 – Libro: “Il viaggiatore” – Didascalia: “Torneremo a viaggiare! Torneremo a viaggiare?“

1/5/2020 – Libro: “La prova” – Didascalia: “Che vita troveremo là fuori?“

2/5/2020 – Libro: “A volte ritornano” – Didascalia: “Il virus non è andato via, resterà in mezzo a noi finchè gli permetteremo di sopravvivere“

3/5/2020 – Libro: “L’ultimo giorno” – Didascalia: “Manca poco… per tornare ad una normalità che non c’è“

4/5/2020 – Libro: “L’amico ritrovato” – Didascalia: “Saranno bastati due mesi per riconciliarsi con se stessi?”