Route 66 IV. “Eastbound” – 24 Agosto 2018

Pubblicato: dicembre 19, 2018 in Route 66

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Tratto Carthage – Lebanon
Data 24/08/2018
Hotel Munger Moss Motel
Costo 71,44$
Km Percorsi 214

Ero quindi entrato nel “mio” Missouri, nel pieno della parte est della Route 66, la mia preferita, anche se questa volta, un po’ per la diversa successione degli stati e per il turbine di emozioni che mi aveva coinvolto, l’ovest si stava facendo largo nel mio cuore e le mie radicate convinzioni cominciavano a vacillare.

La giornata è cominciata presto nonostante Carthage non sia propriamente una piccola comunità ed il traffico sostenuto e rumoroso non contribuiva a renderla particolarmente accattivante.

Ciononostante mi sono svegliato presto perché il motel è splendido, ed il suo fascino così terribilmente retrò mi ha spinto fuori dalla stanza per immortalarlo all’alba.

Ci siamo incontrati con una coppia di ragazzi di Facebook ai quali avevo dato qualche suggerimento, e con i quali abbiamo consumato un’ottima colazione all’Iggy’s Diner.

E poi quattro chiacchiere con la signora del motel; è stata estremamente cordiale fin dalla prenotazione, avvenuta senza aver anticipato nulla, ne’ soldi ne’ carta di credito, solo un paio di mail.

Sentendo che era la quarta volta che percorrevo la Route 66 mi ha anche fatto la tessera fedeltà con i timbri da apporre ogni volta che dormirò li.

Carthage non è proprio dietro l’angolo, ma ormai da quelle parti sono di casa e quindi mai dire mai.

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La prima tappa era un posto leggermente fuori dal percorso della Route 66, ma soprattutto fuori dal tempo: Red Oak II.

Red Oak II è il sogno di Lowell Davis, un anziano signore, un artista, che è vissuto in una piccola comunità del Missouri, Red Oak appunto, e dopo averla lasciata per tanti anni è tornato ed ha scoperto che nel frattempo era diventata una ghost town.

Lowell non ha accettato la triste fine della sua comunità ed ha cominciato ad acquistare tutti gli immobili del suo vecchio paese spostandoli a poche miglia di distanza dalla loro sede originale creando una nuova Red Oak, la sua Red Oak II.

È un posto pazzesco, una ghost town che in realtà tale non è, potrebbe essere la location di un film, una fuga dalla realtà, potrebbe essere di tutto.

C’è la chiesa, due stazioni di servizio, diverse case, tutto è estremamente curato.

Abbiamo trascorso l’intera mattinata a Red Oak II, scattando foto e sbirciando all’interno delle abitazioni.

Prima di riprendere il viaggio abbiamo incontrato l’autore di quel sogno, Lowell Davis, con il quale abbiamo trascorso un po’ di tempo ascoltando i suoi racconti.

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Salutato Lowell abbiamo nuovamente ripercorso a piedi la strada all’interno di Red Oak II, alla ricerca di nuovi spunti e di nuove emozioni.

È sicuramente uno dei posti più affascinanti tra quelli che si incontrano lungo la Route 66.

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Ma il Missouri è denso di luoghi affascinanti, come la Gay Parita Gas Station di Gary Turner, uno dei personaggi più amati dal popolo della Route 66.

La Gay Parita, una replica della originale stazione di servizio degli anni 30 che si trovava in quel posto, dopo la scomparsa di Gary nel 2015 ed un periodo di chiusura, è stata rilevata dalla figlia e dal genero, Barbara e George, che con altrettanta passione la gestiscono e ne curano ogni dettaglio.

Stavano lavorando alacremente quando siamo arrivati li e ci hanno raggiunto dopo un po’ per bere qualcosa insieme.

Avevo già incontrato George lo scorso anno ma non avevo ancora incontrato Barbara.

Le ho raccontato del mio incontro con suo padre nel 2014, i consigli che mi aveva dato insieme ad una stampa in bianco e nero con la sua firma e la sua dedica, ed un pezzo di carta dove Gary scarabocchiò un po’ di indicazioni su cosa avrei dovuto vedere da li in avanti.

Era sinceramente emozionata nel sentire il mio racconto, nonostante probabilmente sarò stato uno dei tantissimi viaggiatori che le avevano parlato bene di suo padre.

Ci siamo intrattenuti un po’ con loro prima di riprendere il viaggio verso est.

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La tappa di giornata era un altro motel storico che amo particolarmente:

il Munger Moss di Lebanon.

L’arrivo al motel e l’incontro con Ramona sono stati emozionanti.

Racconto sempre l’esperienza dello scorso anno, quando prima di lasciare il motel, Ramona mi abbracciò e si raccomandò di prestare attenzione durante il viaggio perché avrei dovuto percorrere parecchia strada molta della quale non in perfette condizioni.

Una cosa che avrebbe fatto mia madre.

Questa volta è stata ancora più toccante.

C’era un altro cliente prima di me nella lobby e dopo aver terminato le procedure di registrazione, Ramona ha alzato lo sguardo complimentandosi con me per la maglietta (indossavo quella del suo motel).

Non mi aveva ancora riconosciuto.

Appena ha realizzato chi fossi è uscita dal bancone e mi ha abbracciato forte scoppiando a piangere.

Mi ha sussurrato che aveva da poco saputo che a Bob, suo marito, avevano diagnosticato una brutta malattia e che lei era terrorizzata per la piega che gli eventi avrebbero potuto prendere.

Era una Ramona impaurita e stanca quella che avevo davanti a me.

Ci ha regalato la stanza più bella del motel, una stanza adorabile come lei.

Poco dopo aver posato i bagagli sono tornato nella lobby per portarle un po’ di foto che avevamo scattato insieme l’anno prima ed altre che avevo fatto al suo motel in occasione di un’alba meravigliosa.

E’ stata felicissima.

Mi ha regalato adesivi, spille ed altri piccoli gadgets del motel.

Mi ha raccontato la sua storia, il modo in cui accidentalmente ha deciso di acquistare il Munger Moss nel 1971 e mi ha confessato che forse stava arrivando il momento di lasciare.

Mi ha raccontato tanti dettagli della sua vita li al Munger Moss, e la sua speranza di restare nel cuore degli appassionati della Route 66, così come lo sono Lillian Redman (la storica proprietaria del Blue Swallow di Tucumcari) e Lucille Hamons di Hydro.

E’ stato un privilegio ascoltarla.

Ho tante foto del Munger Moss all’alba, lo scorso anno è stata magnifica, stavolta aspettavo la sera per immortalare la sua splendida insegna al tramonto.

Il neon acceso è uno straordinario tuffo nel passato, un portale attraverso cui si entra in contatto con la storia della Route 66.

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Le emozioni vissute lungo la Route 66 non si possono dimenticare.

Ancora oggi, a distanza di qualche mese dal viaggio, riguardo quelle foto e comincio a ricordare i dettagli delle mie giornate lungo la Mother Road, i dialoghi, gli abbracci le risate.

Ricordo tutto con dovizia di particolari.

La Route 66 ti entra nel cuore.


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